Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


giovedì, novembre 26, 2009, 09:17
RARA COLONIA DI CORALLO 'ALBINO' SCOPERTA IN CALABRIA
Notizia diffusa da un fotografo


26 novembre 2009 - Una rara colonia della variante bianca del Corallo rosso (Corallium rubrum) è stata scoperta nelle acque tra Palmi e Bagnara Calabra, nel reggino. A darne notizia è il fotografo Roberto Sesso che, su indicazione di alcuni subacquei della zona, ha realizzato una serie di immagini che documentano la scoperta scientifica.
Alcuni esemplari della specie sono stati individuati dai tre subacquei del Centro immersioni Costa Viola di Palmi nei pressi di Capo Barbi, sotto uno sperone di roccia del monte Sant'Elia. Finora erano state poche e frammentate le notizie circa la presenza nel Mediterraneo e in altri mari di questa sorta di variante "albina" del più diffuso corallo rosso che, viceversa, è rintracciabile in diverse località del bacino mediterraneo.
La specie appartenente alla classe degli antozoi e alla famiglia dei corallidi e all'ordine dei gorgonacei, è presente a profondità non inferiori ai 100 metri e dove la temperatura delle acque è più bassa.
La Calabria si conferma miniera di scoperte scientifiche nel settore. Nei mesi scorsi, nell'ambito di un progetto di monitoraggio della biodiversità marina, erano state scoperte 30.000 colonie di corallo nero. Secondo gli esperti la più grande foresta di corallo nero al mondo.

(ANSA)
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mercoledì, novembre 25, 2009, 11:02

Eau de Paris: a Parigi la gestione dell'acqua torna a essere pubblica

25 novembre 2009

parigi torna a gestire con la municipalizzata Eau de Paris le acque cittadine Sul blog di Alessio Ciacci, assessore all’ambiente del comune di Capannori leggo che dal 1° gennaio 2010 a Parigi la gestione delle acque, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata tornerà a essere pubblica. In Italia, al contrario è appena stato approvato un decreto che ne privatizza la gestione.

Ma torniamo alla decisione parigina annunciata lo scorso maggio dal primo cittadino Bertrand Delanoë che comunicò di non voler rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione dell’acqua alle multinazionali Veolia e Suez, che scadranno il 31 dicembre. Il servizio sarà gestito dal 1° gennaio 2010 da una società pubblica l’Eau de Paris che già dal sito informa su tutte le iniziative inerenti la diffusione dell’uso dell’acqua di rubinetto.
Il ritorno alla gestione municipalizzata farà risparmiare alla Mairie circa 30 milioni di euro l’anno e che porteranno il prezzo dell’acqua, per metro cubo, a 2,77 euro fino al 2014.

Scrive Alessio Ciacci:

La decisione del Comune di Parigi si iscrive nel movimento di ri-municipalizzazione dell’acqua in Francia e nella più ampia battaglia mondiale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e per la ri-pubblicizzazione dei servizi idrici. La Francia a suo tempo fu all’avanguardia nella corsa alla privatizzazione: il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque parigine venne deciso sin dal 1984 da Jaques Chirac (all’epoca sindaco di Parigi-n.d.a.) e diventò effettivo a partire dal 1° gennaio 1985, per una durata di 25 anni. La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP (diventata poi SEM-Eau de Paris) di cui facevano parte il Comune di Parigi, con una quota del 72%, Veolia e Suez, ciascuna col 14%. Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. E a chi venne affidato il servizio di distribuzione delle acque (insieme alla conseguente rendicontazione, tariffazione e fatturazione)? Al GIE, una società privata costituita da Veolia e Suez, che si divisero equamente la capitale: Veolia-Compagnie des Eaux de Paris sulla rive droite e Suez-Eau et Force-Parisienne des Eaux sulla rive gauche. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.

Tra le cittàà francesi che hanno deciso per la gestione pubblica delle acque anche Grenoble, dal 2001 e Cherbourg dal 2005, mentre Tolosa, Lione e l’Ile de France con altre 40 comunità intendono rinegoziare i contratti con le multinazionali e nel caso non vi sia un risultato soddisfacente potrebbero passare alla gestione pubblica.

Foto | Eau de Paris

www.ecoblog.it

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mercoledì, novembre 25, 2009, 10:59
Renzo Piano firma nuova prigione per delfini, con soldi pubblici

Genova, 25 novembre 2009 - L'acquario di Genova si regala una nuova vasca dei delfini, che sarà cinque volte più grande di quella attuale. L'opera, firmata da Renzo Piano, costerà 28 milioni di euro e sarà pronta nella primavera del 2012.
Al progetto hanno collaborato la società di gestione dell'acquario Costa Edutainment, che investirà 14,9 milioni, e Porto Antico spa e Comune di Genova, che copriranno il resto dei costi.
Ariel Dello Strologo e Giuseppe Costa, presidenti di Porto Antico e Costa Edutainment, hanno firmato questa mattina all'acquario l'accordo che porterà alla presentazione del bando d'appalto all'inizio del 2010.
La nuova vasca ospiterà quattro o cinque delfini e prevede dei tunnel che permetteranno di osservare gli animali dal basso. Amplierà la superficie visitabile del 50% e per realizzarla verrà spostata in avanti la Nave Italia.
"E' una tappa fondamentale - ha spiegato Dello Strologo - di un progetto di restyling di tutta l'area che stiamo discutendo con Renzo Piano. L'hanno prossimo infatti il Porto Antico compie 18 anni e vogliamo festeggiare presentando una serie di nuovi progetti".

(ANSA)
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martedì, novembre 24, 2009, 11:02
Partono baleniere giapponesi, Australia contesta

23 novembre 2009 - Sydney. Profondo disappunto dell'Australia per la partenza anche quest'anno delle baleniere giapponesi per i mari antartici, con l'obiettivo in questa estate australe di uccidere e macellare 900 balene a fini scientifici.
Quattro baleniere sono salpate ieri per un viaggio di cinque mesi, con una quota di 850 balene dal rostro e 50 balene azzurre, per iniziare la caccia a meta dicembre.
"Il Giappone manca un'altra occasione di scambiare gli arpioni con la scienza", ha detto il ministro dell'Ambiente Peter Garrett, che ha rinnovato a Tokyo l'invito ad unirsi al programma scientifico non letale sui grandi cetacei promosso dall'Australia. "Il nostro governo ha sostenuto più volte che non e necessario uccidere le balene per studiarle", ha detto Garrett ed è "impegnato in uno sforzo senza precedenti compresa la nomina di un inviato speciale", per persuadere Tokyo a fermare l'uccisione delle balene. Sidney, inoltre, raccoglie documentazioni per un possibile ricorso alla Corte internazionale di giustizia.
Gli ambientalisti di Sea Shepherd, che nelle stagioni passate hanno ostacolato la caccia con azioni di disturbo, anche interponendosi con i gommoni fra gli arpioni e i cetacei, si preparano a mandare due navi a inseguire le baleniere.

(ANSA)
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lunedì, novembre 23, 2009, 14:25

L'Antartico perde ghiaccio anche a est

PARIGI, 23 novembre 2009 - La calotta di ghiaccio della parte orientale del continente Antartico non e' piu' risparmiata dallo scioglimento che gia' ha attaccato la parte ovest del continente. Lo sostiene uno studio apparso sulla rivista specializzata 'Nature Geoscience'. Le calotte ai poli trattengono, sotto forma di ghiaccio, enormi quantita' di acqua. La fusione totale dello strato di ghiaccio della Groenlandia, a esempio, porterebbe a un innalzamento del livello dei mari di circa sette metri, e la scomparsa della calotta antartica a un innalzamento di 70 metri. ''I nostri risultati mostrano che la calotta di ghiaccio nella parte occidentale del continente antartico perde ghiaccio a un ritmo accelerato rispetto al 2005 o al 2006, mentre l'est del continente mostra segni che vanno nella stessa direzione per lo stesso periodo'', e' scritto nello studio. ''Questi cambiamenti sono attribuibili a un accrescimento della perdita di ghiaccio nelle regioni costiere dell'est del continente antartico'', precisano gli autori. Prima di arrivare a questo risultato, che implica un innalzamento piu' rapido del previsto del livello dei mari in un avvenire prossimo, i ricercatori, guidati da Janli Chen, dell'Universita' del Texas a Austin(Usa), hanno analizzato sette anni di dati trasmessi dai due satelliti 'Grace' tra l'aprile 2002 e l'aprile 2009. Per l'ovest dell'Antartico la perdita di ghiaccio e' valutata in 132 gigatonnellate per anno, con un margine in piu' o in meno di 26 gigatonnellate. Per la parte orientale del continente la perdita e' di circa 57 gigatonnellate per anno, con tuttavia un margine di incertezza piu' elevato, piu' o meno 52 gigatonnellate. Finora la parte orientale era considerata dagli studiosi in equilibrio, quando non addirittura in leggero aumento. ''L'Antartico potra' ben presto contribuire in maniera significativa all'innalzamento del livello dei mari'', avvertono gli autori dello studio. Secondo un altro studio, pubblicato la settimana scorsa su 'Nature', le temperature in Antartide avevano superato di 6 gradi i livelli attuali durante l'ultimo periodo interglaciale, 128 mila anni fa, ossia 3 gradi di piu' di quanto stimato in precedenti studi. La fusione parziale delle calotte polari aveva allora portato a un innalzamento del livello dei mari, superiore dai 4 ai sei metri rispetto al livello attuale.

(ANSA)

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lunedì, novembre 23, 2009, 10:17
Tra gli animali più rari, il Jumbo Dumbo e il pesce «coda di ratto»
Ecco le più strane creature degli abissi

Il censimento degli oceani condotto da un gruppo di studiosi di tutto il mondo. Registrate 17.650 specie

Un esemplare di  Dumbo, un insolito polpo che vive tra i 1.000 e i 3 mila metri di profondità  (Reuters)
Un esemplare di Dumbo, un insolito polpo che vive tra i 1.000 e i 3 mila metri di profondità (Reuters)
ROMA - C'è anche Jumbo Dumbo, un insolito essere con le pinne come le orecchie dell'elefantino della Disney, tra gli strambi animali che popolano i bui abissi dei fondali oceanici dove la luce non penetra e il cibo scarseggia: Jumbo Dumbo è una delle specie scoperte nel censimento degli abissi, in cui sono state riconosciute oltre 17 mila specie viventi, benchè sia un posto così buio e inospitale.

IL SUPER TEAM - A condurre il censimento sono stati gli scienziati del Census of Marine Lifeche completeranno il lavoro di scandagliamento delle acque, dalla superficie al fondale, entro fine 2010 per un totale di 210 spedizioni in ogni angolo degli oceani. Il Census of Marine Life, composto da un maxi-team di 344 ricercatori di 34 nazioni diverse, ha censito 17.650 specie viventi al di sotto dei 200 metri dove la luce del sole non filtra più e gli animali sono al buio, 5722 sotto i mille metri.

Un cetriolo di mare trasparente, l'Enypniastes, in una foto scattata nel Golfo del Messico (Reuters)
Un cetriolo di mare trasparente, l'Enypniastes, in una foto scattata nel Golfo del Messico (Reuters)
I «SIGNORI» DEGLI ABISSI -
Jumbo Dumbo e i suoi «amici» con le pinne-orecchie (in tutto sono nove le specie di Dumbo) vivono tra 1000 e 3000 metri di profondità e sono specie di polpi con due pinne laterali. Jumbo Dumbo è lungo qualcosa come due metri e pesa sei chili. Non meno strano è il pesce «coda di ratto» (Coryphaenoides brevibarbis) che vive tra 1700 e 4300 metri di profondità ed è un pesce bizzarro e allungato la cui età si può calcolare contando gli anelli di crescita nelle ossa dell'orecchio (otoliti), come si fa coi tronchi per datare gli alberi.

DAI CORALLI AI «CETRIOLI» - Un po' più su, intorno ai 1000 metri, troviamo coralli, cetrioli di mare, stelle, e una varietà incredibile di specie. Fanno notare la loro presenza anche strani vermetti (Lamellibrachia) che si cibano di petrolio in decomposizione e poi pesci che mangiano le carcasse di balene e altri abitanti dei mari. L'elenco è davvero infinito e più si va in profondità più gli animali sono diversificati e strambi, avendo ciascuno adottato una sua personale soluzione alla scarsità di cibo dell'habitat dove sono nati.


22 novembre 2009
www.corriere.it
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sabato, novembre 21, 2009, 19:29
Occhio alla medusa!

21 Novembre 2009 - Il fenomeno dell’invasione delle meduse che si sta verificando sempre più spesso negli ultimi anni a causa soprattutto del riscaldamento dell’acqua marina e della diminuzione delle specie ittiche competitrici continuerà anche nei prossimi anni.
Per avere un quadro dettagliato della situazione meduse lungo le nostre coste l’Università del Salento ha dato vita ad un progetto di monitoraggio dal titolo Occhio alla Medusa. Il progetto iniziato nella scorsa stagione balneare chiedeva a vacanzieri e stabilimenti balneari di segnalare tramite e-mail il tipo di medusa osservata, il luogo del’avvistamento, se era sola o in gruppo, e in quest’ultimo caso la distanza che c’era tra gli esemplari per capirne la densità. Per orizzontarsi fra le diverse specie di meduse è stato messo a punto un manifesto con i disegni di diversi tipi di meduse.
Durante il periodo di osservazione, da giugno a settembre, sono arrivate centinaia di importanti segnalazioni molte delle quali riguardavano la presenza della temibile Mnemiopsis leidiy, specie aliena arrivata dal Mar nero con le acque di zavorra delle navi.Il prossimo anno il progetto verrà esteso all’intero Mediterraneo.

www.mareinitaly.it
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sabato, novembre 21, 2009, 19:28
SOS dall'oceano

Una singolare protesta contro l'acidificazione degli oceani nelle acque dell'Alaska.

21 novembre 2009 - Se il mare potesse parlare di certo non ci ringrazierebbe. Anzi molto probabilmente, protesterebbe per il crescente livello d’inquinamento che è costretto a subire. Per questo molti pescatori e ambientalisti statunitensi lo scorso settembre si sono radunati nelle acque della città di Homer, in Alaska, formando con le loro imbarcazioni la scritta "Sos acid ocean" (nella foto, la "O" di Sos). Le acque marine starebbero infatti subendo un'alterazione del livello di acidità, dovuta all'anidride carbonica che non inquina solo l'aria ma si scioglie anche nel mare, acidità che danneggia la fauna marina e di conseguenza il mercato ittico.

www.focus.it
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venerdì, novembre 20, 2009, 09:39
C'È L'ACCORDO PER LA RIDUZIONE DELLA PESCA DEL TONNO NELL'OCEANO ATLANTICO
Primo risultato del vertice in Brasile

19 novembre 2009 - Le nazioni che praticano la pesca hanno concordato una riduzione di circa un terzo della quota di prelievo in Atlantico di tonno pinna blu, apprezzato soprattutto dagli amanti del sushi, il cui numero è stato decimato dalla pesca commerciale.
La decisione è stata criticata come inadeguata dai gruppi ambientalisti, che avevano chiesto alla International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (Iccat), di stabilire una quota zero di prelievi e di inserire la specie tra quelle minacciate.
L'Iccat, un organismo intergovernativo di 48 nazioni, che secondo gli ambientalisti ha decisamente fallito nella missione di protezione del pinna blu, ha deciso che la quota di prelievo per il prossimo anno sarà di 13.500 tonnellate, rispetto alle 19.950.
"Penso che sia un risultato ed in piena linea con le raccomandazioni scientifiche", ha detto a Reuters il presidente di Iccat Fabio Hazin, dopo un meeting di una settimana a Recife, nel nordest del Brasile. Ha anche aggiunto che la riduzione ed ulteriori misure concordate ieri, compresa una riduzione della stagione di pesca ad un mese ed un piano di recupero danno il 60% di possibilità che la popolazione di tonni pinna blu recupererà nel giro di 15 anni.
Gli scienziati di Iccat avevano affermato il mese scorso che le catture di tonni pinna blu devono scendere sotto le 15.000 tonnellate l'anno per stabilizzare il numero e consentire l'inizio di un recupero che un giorno permetterà un livello di catture sostenibile a circa 50.000 tonnellate l'anno. Secondo gli ambientalisti, c'è bisogno di una quota di 8.000 tonnellate per avere il 50% di possibilità di una nuova crescita del vo0lume complessivo.
"E' troppo poco e troppo tardi", afferma Susan Lieberman, direttore di strategia internazionale del Pew Environment Group con sede a Washington. "E' una diminuzione e questo va bene, ma non permetterà alla specie di recuperare".
Nazioni dell'Unione Europea che praticano la pesca, come Spagna, Italia, Francia, Cipro, Grecia e Malta si sono decisamente opposte a tagli più pesanti delle quote.

(Reuters)
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giovedì, novembre 19, 2009, 09:23
ALIANTE SOTTOMARINO HA ASCOLTATO CANTO BALENE
Studio finanziato dall'Ufficio statunitense per la sicurezza navale.

19 novembre 2009 - E' appena terminata la missione del primo aliante sottomarino che, munito di dispositivi acustici, ha 'origliato' per circa 20 giorni il canto delle balene. Il progetto, finanziato con 1,5 milioni di dollari dall'Ufficio statunitense per la sicurezza navale, è stato condotto a partire dal 27 ottobre scorso dall'università dell'Oregon.
E' stata la più accurata documentazione sul canto delle balene mai raccolta finora. I dati sono stati registrati nel corso di 60 immersioni, ognuna della durata di 6 ore.
Le balene, spiegano i ricercatori, vocalizzano per comunicare e per cercare cibo, mentre usano l'ecolocazione anche per navigare. Tuttavia i dispositivi acustici di superficie normalmente non possono registrare i loro suoni. Ha invece potuto farlo l'aliante, spingendosi fino alla profondità di 1.000 metri. Spostandosi in modo autonomo grazie a un computer di bordo, l'aliante si è spostato lungo un itinerario predefinito alla velocità di circa 0,25 metri al secondo. Mezzi di questo tipo vengono normalmente utilizzati per registrati dati oceanografici relativi a temperature e correnti. Questa volta grazie all'aliante ha raccolto informazioni pari a 5.000 miliardi di byte (mezzo terabyte), la maggior parte dei quali riguarda probabilmente le balene dal becco, che sembrano essere particolarmente sensibili ai suoni prodotti dall'uomo.

(ANSA)
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mercoledì, novembre 18, 2009, 14:24

In Norvegia sarà inaugurata la prima centrale a osmosi del mondo

18 novembre 2009

Goccia d'acquaPiù volte abbiamo parlato dei Paesi nordici come pionieri di nuove soluzioni nel campo dello sviluppo sostenibile, ed una volta tanto non ci si smentisce. Questa volta la novità arriva dalla Norvegia dove il 25 Novembre prossimo verrà inaugurata la prima centrale al mondo (della cui messa a punto parlammo tempo fa su Ecoblog) alimentata grazie al meccanismo dell’osmosi. Andiamo a vedere cos’è l’osmosi ed il funzionamento dell’impianto.

Il principio, in sostanza, è basato sul fatto che quando l’acqua salata e l’acqua dolce vengono divise da una sottile membrana semi-permeabile si crea un flusso d’acqua dolce verso quella salata. In questo modo è possibile creare una differenza di pressione tra i due contenitori, divisi dalla membrana, che può raggiungere 12 bar. Nell’impianto norvegese si sta cercando di sfruttare questa differenza di pressione per produrre energia elettrica.

Il sistema, qualora dovesse avere un buon riscontro in questo impianto pilota, si proporrebbe come una soluzione energetica alternativa con un potenziale enorme visto che le disponibilità di acqua dolce in Norvegia sono immense. Trionfalismi ed eccessi di ottimismo a parte, si tratta comunque di una soluzione da seguire con attenzione.

L’impianto infatti verrà inaugurato a giorni, anche se dovrebbe entrare a regime non prima di 4/5 anni. Gli intenti sono quelli di arrivare nel 2015 a mettere a punto una centrale da 25 MW, per intenderci quanto una potenza installata pari a circa quindici pale eoliche. Obiettivo troppo ambizioso? Chissà.

Capitolo costi. Per il momento l’azienda promotrice (la Statkraft) non li rivela, tuttavia è certo che, data la novità assoluta della tecnologia, siano totalmente fuori mercato.

Via | Power-technology.com
Foto | Flickr

www.ecoblog.it

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martedì, novembre 17, 2009, 21:08
lo ha annunciato il ministro elio vito
Acqua privatizzata, dl blindato in Aula
Scatta la mobilitazione ambientalista
Posta la fiducia alla Camera sul decreto salva-infrazioni. L'opposizione insorge: «Parlamento umiliato»

(Ansa)
MILANO - L'Italia dei Valori prepara la sua battaglia e il WWF parla di «legge pasticcio da stralciare». Intanto il governo ha deciso: alla Camera porrà la questione di fiducia sul decreto Ronchi, il cosiddetto dl «salva infrazioni» per l'attuazione di obblighi comunitari, già approvato dal Senato, che contiene anche la contestata norma sulla riforma dei servizi pubblici compresa la liberalizzazione dell'acqua. Il decreto deve essere convertito in legge entro il 24 novembre, pena la decadenza.

LA NORMA CONTESTATA - Con l'articolo 15 del decreto arriva la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Le gare ad evidenza pubblica diventano la regola per l'affidamento dei servizi (ad eccezione della distribuzione dell'energia elettrica, del trasporto ferroviario regionale e delle farmacie comunali e compresa l'acqua che, però, rimane bene pubblico) da parte delle amministrazioni. Le gestioni frutto di un affidamento «in house» cessano alla data del 31 dicembre 2010. Le società partecipate possono mantenere contratti stipulati senza gara formale fino alla scadenza nel caso in cui le amministrazioni cedano loro almeno il 40% del capitale. Diverso il discorso per quanto riguarda le società quotate che hanno tre anni in più per adeguarsi a patto che abbiano almeno il 40% di quota di partecipazione pubblica al 30 giugno 2013, quota che scende al 30% al 2015. L'opposizione insorge contro la decisione del governo di porre la fiducia (che sarà votatat mercoledì pomeriggio), temendo che l'affidamento ai privati del servizio idrico (pur mantenendo pubblica la proprietà della rete), possa portare ad un incremento delle tariffe.

«FIDUCIA INUTILE» - Le opposizioni parlano di «Parlamentano umiliato». «Si sarebbe arrivati subito ad un voto unanime su questo provvedimento se il governo avesse stralciato dal decreto l'articolo sui servizi pubblici locali che non ha il coraggio di discutere né di spiegare alla gente» ha detto a Montecitorio Marina Sereni del Pd. «Questa fiducia - ha aggiunto - non è certo motivata dall'ostruzionismo dell'opposizione ma dalla mancanza di fiducia del governo rispetto ai propri deputati». Durissimo anche il dipietrista Massimo Donadi: «Siete una maggioranza appecoronata felice di non lavorare per un giorno». E Michele Vietti dell'Udc ha ribadito che l'aspetto "tempo", denunciato dal ministro Vito come alla base della fiducia a Montecitorio sul decreto, è causato dal fatto che il testo sia stato per troppo all'esame del Senato. «Di fronte agli attacchi contro l'ambiente e contro il patrimonio di tutti è necessaria una forte mobilitazione popolare - ha dichiarato il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli -. Come Verdi inizieremo una raccolta di firme per i referendum per dire NO all'acqua privata e Sì a quella come bene comune e per dire No al nucleare e Sì al solare».

LEGA INSODDISFATTA - Anche la Lega non nasconde la sua insoddisfazione per le norme sull'acqua previste dal decreto Ronchi. Secondo il vicecapogruppo del Carroccio alla Camera, Marco Reguzzoni, «la fiducia impedisce di migliorare ulteriormente il testo. Presenteremo dunque - ha annunciato il leghista - un ordine del giorno e lavoreremo con il governo per renderlo più aderente alle aspettative degli amministratori locali del Nord». «Il testo che è arrivato dal Senato è migliorativo rispetto a quello originario, però la Lega sull'articolo 15 (quello sui servizi pubblici locali, ndr.) avrebbe voluto migliorarlo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell'acqua pubblica» ha aggiunto Reguzzoni.

I DATI DI FEDERUTILITY - Secondo i dai dati forniti da Federutility e contenuti nel Blue Book 2009, sintesi della situazione dei servizi idrici nel Paese, l'Italia ha le tariffe dell'acqua tra le più basse del mondo. Il nodo di un possibile rialzo delle tariffe è fra le questioni sollevate da quanti si dichiarano contrari alle norme sulla privatizzazione dell'acqua contenute nel dl Ronchi, sui cui è stata posta la fiducia. Quest'anno la tariffa media - fa sapere Federutility, che riunisce 550 aziende italiane dell'acqua ed elettricità - è risultata pari a 1,29 euro al metro cubo. Una famiglia di tre componenti, residente a Roma, paga un importo complessivo di 177 euro per un consumo medio annuo di 200 mc di acqua. A Tokyo per la stessa quantità si paga il corrispettivo di circa 280 euro, a San Francisco poco più di 400; 430 euro a Helsinki, 560 a Bruxelles, 740 euro a Parigi, 800 a Zurigo e poco meno di 970 euro a Berlino.

17 novembre 2009

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martedì, novembre 17, 2009, 11:01
Ambiente
Tonno, pesca dimezzata
L’Italia vota contro
Accordo per ridurre le catture. Gli ambientalisti: non basta

BRUXELLES — Marcò le rot­te dei Fenici che ne seguivano le migrazioni, segnò e ancora segna i vagabondaggi dei pira­ti del Corno d’Africa, che inse­guendo le sue pinne hanno fi­nito per trovare prede più ric­che, quelle delle navi occiden­tali. E ora, dopo millenni di av­venture — dalle botti dei sara­ceni ai piattini di sushi — il tonno rosso torna a far parla­re di sé il mondo o almeno i pescatori e i politici di mezzo mondo: ieri l’Iccat, l’organizza­zione internazionale che ne ge­stisce la pesca e riunisce 48 Pa­esi, ha deciso di ridurre di un oltre un terzo le quote di «cat­ture » consentite nell’Atlanti­co e nel Mediterraneo. Lo ha fatto dopo un lungo negoziato con la Commissione europea, a Recife in Brasile.

Giustifica­zione ufficiale della misura: il gran pesce tanto appetito è in rapido calo, da molti anni, e va salvaguardato. Risultato pratico di quella decisione: nel 2010, ridotte del 40% le prede consentite, nell’Atlanti­co e nel Mediterraneo si passe­rà dalle attuali 22.000 alle 13.500 «catture». Inoltre la sta­gione di pesca sarà anch’essa ridotta, durerà un solo mese, dal 15 maggio al 15 giugno, e a nessuno saranno consentite proroghe giustificate dal mal­tempo. Infine, i Paesi iscritti al­l’Iccat si sono impegnati a di­mezzare la capacità delle loro flotte. E secondo la Commis­sione europea, anche a so­spendere del tutto la pesca se fra uno o due anni gli scienzia­ti confermeranno che il sapo­roso pinnuto è davvero minac­ciato di estinzione. Cosa che molti ambientalisti credono già oggi fermamente: e infatti protestano, giudicando del tutto insufficienti le misure appena decise. Loro chiedeva­no che si scendesse almeno a 8.000 catture, per garantire la ricostituzione dei branchi più decimati. «E invece il taglio deciso è troppo timido e giun­ge troppo tardi — parole di Su­san Lieberman, del gruppo americano Pew Environment Group — le prede calano ed è un bene, però questo non farà sì che la specie si riprenda».

Sul fronte opposto, prote­stano altrettanto vivacemente coloro per i quali il tonno è sal­vadanaio, lavoro e vita, cioè i pescatori. Cordoglio e rabbia al mercato del pesce di Tokyo, come a quello di Marsiglia. In un parola, la decisione di Reci­fe minaccia di scontentare tut­ti. E l’Italia, anche per ragioni geografiche, sta esattamente nel mezzo della bufera. «Sul tonno rosso — spiega il mini­stro dell'Agricoltura e della pe­sca, Luca Zaia — abbiamo chiesto più volte all’Unione Europea di dimostrare che ef­fettivamente l’Italia è al di so­pra delle sue capacità di cac­cia. Non ci risulta che ciò sia accaduto. Noi riteniamo, con la dovuta prudenza, che si pos­sa dar luogo alla caccia a que­sto pesce pregiato, pur consa­pevoli che vi devono essere li­miti, che continueremo a ri­spettare ». E aggiunge: «A pro­posito di pesca illegale, la Guardia costiera italiana fa il suo dovere. Più che l’esporta­zione, ci preoccupa l’importa­zione illegale del pesce ai dan­ni della nostra marineria...». Per la Federpesca si tratta inve­ce «di un ulteriore duro colpo all'economia ittica italiana in­ferto sulla base di motivazioni insufficienti e contradditto­rie », mentre per Gilberto Fer­rari della Federcoopesca que­sta è «una decisione illogica che colpisce al cuore l’econo­mia del comparto tonniero ita­liano e un giro d'affari da 100 milioni di euro». Coloro che hanno preso la decisione sembrano però non avere dubbi: «È un importan­te risultato — ha detto il presi­dente dell’Iccat, Fabio Hazin — ed è in piena conformità con il parere degli scienziati. Grazie alle riduzioni delle quo­te, vi sarà un 60 per cento di probabilità che i grandi ban­chi di tonno si ricostituiscano nel giro di 15 anni». I Fenici, almeno loro, forse avrebbero applaudito.

Luigi Offeddu
loffeddu@rcs.it
17 novembre 2009
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martedì, novembre 17, 2009, 10:25
Federcoopesca contro limitazioni a catture tonni rossi

Recife, 17 novembre 2009 - "Una decisione illogica che colpisce al cuore l'economia del comparto tonniero italiano e un giro d'affari da 100 milioni di euro". Commenta così da Recife in Brasile, Gilberto Ferrari direttore Federcoopesca- Confcooperative, le decisione assunte dall'Iccat, la commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi, di tagliare del 39% la quota di tonno rosso del 2009, del 32% rispetto a quanto la stessa commissione aveva deciso a Marrakech nel 2008 e del 47% rispetto a quanto aveva deciso per il 2010 nel 2006. "Tagli - prosegue Ferrari - che vanno a pesare su un settore già ridimensionato nel corso degli ultimi anni, praticamente dimezzata nell'ultimo anno".
La flotta che in Italia pratica questo tipo di pesca è composta da circa 25 imbarcazioni, ognuna delle quali potrà pescare meno di 70 mila tonnellate nel corso della campagna 2010. Meno prodotto da catturare, ma costi di gestione che restano sempre molto elevati. "La strada intrapresa in Brasile mette davvero in ginocchio gli operatori - conclude Ferrari che ringrazia il sottosegretario alla pesca del Mipaaf Antonio Buonfiglio e l'amministrazione - per aver difeso con vigore la categoria e per l'opposizione all'ennesima cronaca di una morte annunciata, quella della pesca al tonno rosso".

(ANSA)
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