lunedì, maggio 19, 2008
Ue, nasce la "Giornata dei mari e degli oceani europei"
19 maggio 2008
L’Unione europea ha istituito la “Giornata europea dei mari e degli oceani” che inizierà proprio domani 20 maggio e che sarà così celebrata ogni anno, inaugurata dalla cerimonia ufficiale che si terrà a Strasburgo, dove il presidente della Commissione José Manuel Barroso, il presidente del Consiglio Janez Janša e il presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Pöttering firmeranno una dichiarazione tripartita congiunta.
La giornata dei mari porta inevitabilmente a pensare che possa entrare a far parte di quella più ampia visione che Monsieur Sarkozy sta cercando di imporre al Mediterraneo e agli stati che vi si affacciano. La presidenza francese del prossimo luglio, potrebbe così, dare impronte maggiormente attuative ai comparti dell’agricoltura e della pesca, per un rilancio da protagonista dell’Ue nel settore agroalimentare.
Secondo la Ue la giornata dedicata al mare e agli oceani europei era necessaria, poiché gran parte dell’Europa basa la crescita e il sostentamento proprio sulle coste. L’obiettivo è incoraggiare una migliore valorizzazione delle zone costiere, dei mari e degli oceani da parte di tutti i cittadini e gli operatori interessati. “La scelta di un giorno in cui ricordare ogni anno l’importanza dei mari e degli oceani è un modo per promuovere il benessere di tutti gli europei in questa epoca di globalizzazione”, ha dichiarato Joe Borg, commissario responsabile per la pesca e gli affari marittimi, che ha poi aggiunto: “Si tratta di un’idea che ha riscosso un ampio sostegno durante la fase di consultazione sulla nuova politica marittima integrata”.
Un radar salverà i cetacei
I monitor di una nave che entra nel Santuario dei Cetacei potrebbero arrivare segnalare la presenzqa di balenottere o capodogli per evitare disagi e collisioni. Un progetto sperimentale, unico al mondo, curato dalle Università di Genova, Torino e Montpellier
Allo stesso modo di un avviso di burrasca, sui monitor della plancia di comando di una nave che entra nel Santuario dei Cetacei potrebbe arrivare un allerta per la presenza di un gruppo di balenottere o di capodogli, e il comandante del traghetto o della petroliera potrà pianificare o modificare la rotta evitando disagi e soprattutto collisioni. Il progetto, unico al mondo, curato dalle Università di Genova, Torino e Montpellier, ancora in fase sperimentale, si basa su dati rilevati con sensori in mare e dal cielo intrecciati con modelli sul funzionamento dell'ecosistema e, a regime, potrà fornire previsioni anche giornaliere sulla presenza e sullo spostamento dei cetacei in aree predeterminate.
Illustrato da Maurizio Wurtz, del dipartimento biologia dell' ateneo genovese, il sistema è una delle proposte emerse a un convegno di Legambiente per rispondere a un problema cruciale: conciliare lo sviluppo dei traffici marittimi e il santuario dei mammiferi marini, primo esempio al mondo di riserva protetta d'altura, ideata da Francia, Italia e Principato di Monaco con un trattato che stabilisce i confini tra Costa Azzura, Sardegna, Arcipelago Toscano e Liguria, per una superficie complessiva di oltre 8 milioni di ettari. Lo spazio mediterraneo, ha ricordato Sebastiano Venneri, di Legambiente, è un'area molto antropizzata e con un intenso traffico marittimo, solcata ogni giorno da 2.000 traghetti, 1500 cargo e 2.000 navi commerciali di cui 300 navi cisterna.
Sotto la superficie si concentra una biodiversità molto importante per varietà e quantità. I cetacei si concentrano soprattutto nel Mar Ligure, dove l'habitat è ideale per alcuni di loro, che divorano anche una tonnellata di gamberetti al giorno. "La loro salute attualmente é buona come la nostra" sintetizza Maurizio Wurtz: "loro sono un po' più sensibili e diversamente da noi non hanno strumenti tecnologici per difendersi, ma nel complesso le nostre esistenze si equivalgono, i vari inquinamenti ci colpiscono allo stesso modo".
Tutti i soggetti coinvolti cercano di migliorare la situazione: "finalmente si lavora in modo coordinato - spiega Francesco Nerli, presidente di Assoporti - e ognuno fa la sua parte. I porti, ad esempio studiano l'uso di energie alternative per alimentare le navi attraccate in banchina". L'industria studia vernici speciali meno inquinanti. Contro l'inquinamento acustico provocato dai motori e per ridurre le collisioni con le navi (10 documentate nel Santuario con 5 balenottere morte nel 2005), nasce l'idea del sistema di rilevamento.
"La rete di raccolta dati - spiega Wurz - comprende sensori fissi e in movimento e si avvale anche di un aereo autonomo messo a punto dal dipartimento di aeronautica spaziale di Torino, che stazionerà a 18.000 metri". Un gommone d'altura con 12 ricercatori da tempo immagazzina dati per implementare modelli sul funzionamento dell'ecosistema del Santuario. "Intrecciando le informazioni e le tecnologie - spiega Wurz - possiamo fare un modello preciso e fornire agli utenti previsioni anche di 24 ore sulla presenza di balenottere e capodogli".
Il risultato del progetto, che attende finanziamenti Ue sarà a disposizione dei gestori del Santuario, di autorità portuali, amministrazioni locali e compagnie di navigazione. "Se l' industria tecnologica e l' armamento colgono la sfida e trovano ulteriori risorse - ha spiegato Wurtz - avremo uno strumento unico, molto sofisticato, che oltre a ridurre l' impatto sui cetacei e su un ecostistema delicato come il nostro avrà ricadute anche sulla ricerca".
15 maggio 2008
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AUSTRALIA, INIZIA MIGRAZIONE BALENE VERSO NORD E WHALE WATCH
Inaugurata la stagione
19 maggio 2008 - E' iniziata presto quest'anno in Australia, grazie alla ricrescita della popolazione, la migrazione invernale delle balene dai mari antartici verso nord, diretta alle acque piu' calde al largo del Queensland. Ed e' stata aperta in anticipo la stagione del 'whale watching', la loro osservazione dai battelli e dai punti panoramici lungo le coste occidentale e orientale del continente, divenuta un'industria turistica multimilionaria.
Ha inaugurato ufficialmente la stagione il ministro del Nuovo Galles del sud per il cambiamento climatico, Verity Firth.
Gli avvistamenti di balene lungo la costa sono quasi decuplicati nell'ultimo decennio, grazie specialmente al declino della caccia, ha spiegato il ministro. Secondo cifre compilate in uno studio continuato della migrazione a capo Solander, a sud di Sydney, tra maggio e luglio della scorso anno sono state avvistate 1295 balene, contro appena 197 nel 1997.
Le acque a sud e a nord di Sydney sono la destinazione perfetta per questi magnifici animali, ha detto Firth ai giornalisti. ''La nostra costa offre aree protette. Significa che le balene che migrano verso nord possono riposarsi, accoppiarsi e figliare sempre restando protette'', ha aggiunto Solo a Sydney, si sono dedicate al 'whale watching' lo scorso anno circa 35 mila persone, e su scala nazionale il giro d'affari turistico e' stato pari a 180 milioni di euro. Il ministro ha richiamato l'attenzione degli operatori turistici sulle severe norme di approccio ai cetacei. ''Gli ispettori governativi - ha ricordato - talvolta so mescolano ai turisti, per osservarne il rispetto''. E le penalita' per chi si avvicina troppo con la barca ai cetacei arrivano a due anni di detenzione e una multa pari a 88 mila euro.
(ANSA)
domenica, maggio 18, 2008
Contrabbando di carne di balena
Secondo le informazioni raccolte da Greenpeace, i membri dell'equipaggio della Nishin Maru si spartiscono i pezzi migliori di carne, li sbarcano nel loro bagaglio personale e li rivendono ai trafficanti di carne di balena. Anche gli ufficiali delle navi, il personale della Kyodo Senpaku, (la compagnia che controlla le operazioni della flotta baleniera giapponese) e l'ICR (Istituto di Ricerca sui Cetacei che gestisce la "ricerca scientifica") sapevano di questi traffici che durano da decenni.
Dopo l'arrivo della Nishin Maru a Tokyo, lo scorso 15 aprile, Greenpeace ha documentato che carne di balena veniva caricata su un camion speciale, alla presenza degli ufficiali della Kyodo Senpaku e dell'equipaggio, e ne ha seguito il percorso fino a un deposito. Una delle casse è stata intercettata dagli attivisti per verificarne il contenuto fraudolento. La bolla di consegna indicava come contenuto "cartone" ma in realtà la cassa conteneva 23,5 kg di carne di balena salata di "prima scelta", per un valore di circa 2.000 euro.
Gli informatori di Greenpeace affermano che ogni anno una ventina di membri dell'equipaggio portano via fino a 20 casse ciascuno. Ulteriori indagini in bar e ristoranti in varie località del Giappone hanno confermato che questi negozi erano in attesa di una consegna imminente di carne di balena. Ma l'ICR e il Ministero della Pesca giapponese metteranno in vendita la carne di balena solo alla fine di giugno.
La "ricerca scientifica", che fa da copertura alla caccia baleniera giapponese, è piena di scandali ed è avversata dalla maggior parte dei Paesi. Quest'ultima vergogna denunciata da Greenpeace fa affiorare dubbi su chi ci guadagna davvero da un programma di caccia che è inutile dal punto di vista scientifico ed è economicamente insostenibile.
Gli informatori di Greenpeace parlano anche di tonnellate di carne di balena rigettate in mare perché in eccesso rispetto alla capacità operativa della Nishin Maru, noduli cancerosi rimossi da parti di carne comunque immesse in commercio e condizioni di lavoro proibitive causate dall'aumento delle quote di caccia.
sabato, maggio 17, 2008
A cura della Necton Marine Research Society
16 maggio 2008 - Sei Mobula mobular, piu' conosciuta con il nome di manta, uno dei piu' grandi pesci pelagici, sono stati avvistati a circa 5 miglia a sud dall'isola di Lampedusa. L'avvistamento e' stato effettuato dai ricercatori della Necton Marine Research Society durante una uscita di monitoraggio nell'ambito del Lampedusa Marine Mammals Workshop.
La manta - si legge in un comunicato - il cui avvistamento non e' cosi' semplice nonostante sia presente in tutto il bacino del Mediterraneo, si puo' riconoscere grazie alla presenza delle 2 pinne cefaliche, simili a corna, che le hanno conferito anche il nome di ''Diavolo di Mare''.
Il corpo ha forma discoidale; le pinne pettorali, molto larghe, sembrano delle ali e danno l'impressione che l'animale voli nell'acqua. L'apertura alare puo' addirittura raggiungere fino a 5 metri, con un peso complessivo di circa 1 tonnellata.
La manta si nutre principalmente di zooplancton anche se sono stati osservati casi di predazione sui piccoli pelagici. Le sue caratteristiche alimentari consentono di trovarla spesso in associazione con la balenottera comune, la stenella, il pescespada ed altre specie. Gli esemplari avvistati al largo dell'isola di Lampedusa, informano gli esperti, erano tutti individui adulti; il piu' grande presentava un'apertura alare di circa 3,5 metri. Il gruppo presentava un nuoto di superficie con le pinne pettorali che a volte fuoriuscivano dall'acqua. La presenza degli animali nell'area in questo periodo puo' essere collegata alle particolari condizioni oceanografiche che si verificano periodicamente nelle acque dell'Arcipelago delle Pelagie e che determinano nello stesso periodo il passaggio della balenottera comune.
Sono specie a basso potenziale riproduttivo e spesso soggette a catture accidentali da parte di palangari per la pesca del pesce spada: motivi per cui la manta e' stata inclusa nell'allegato II del Protocollo sulle Aree Specialmente Protette e sulla Conservazione della Biodiversita' della Convenzione di Barcellona.
(ANSA)
venerdì, maggio 16, 2008
MARE, ANCORA IN USO RETI ILLEGALI KILLER
15 maggio 2008 - Le chiamano ''mura della morte'' e ogni anno uccidono nel Mar Mediterraneo piu' di 15.000 delfini e stelle marine, oltre 35.000 squali e pesci volpe e piu' di 10mila cetacei, tartarughe marine e capodogli. Sono le reti derivanti, comunemente dette spadare, vietate dalla Ue ma ancora largamente utilizzate dai pescatori delle due sponde, soprattutto italiani, francesi e marocchini, con pesanti conseguenze sulla biodiversita'. A ribadire l'allarme e a tracciare il triste bilancio e' Oceana, l'associazione spagnola che, dopo aver monitorato le pesca nel Mar Mediterraneo, oggi ha fatto sapere alle autorita' di Bruxelles che le attivita' illecite sono ancora la regola e purtroppo risultano in aumento.
L'Italia ha la maglia nera di questa pesca vietata, nonostante abbia ricevuto ''considerevoli sovvenzioni'', secondo Oceana, per riconvertire i pescherecci dichiarati illegali. Dai dati dell'associazione, risultano oltre 137 le imbarcazioni italiane che ancora utilizzano le reti derivanti, ignorando i 900.000 euro ricevuti per la riconversione. Quelle francesi individuate da Oceana negli ultimi tre anni sono invece 105.
E' pesante il bilancio di un anno di pesca con le reti vietate, spiega l'associazione, che secondo Oceana costituiscono la causa principale della scomparsa dei cetacei. In particolare, la pesca illegale e quella non dichiarata, effettuata regolarmente da oltre 500 imbarcazioni, ha messo a rischio di estinzione diverse specie come lo squalo elefante e il diavolo di mare.
Le reti illegali utilizzate in Italia e colpite dal divieto comunitario sono di due tipi: le spadare (con un'apertura di maglia che oscilla tra i 340 e i 460 mm) con cui si cattura il pesce spada e le ''ferrettare'' (con un'apertura di maglia tra gli 80 e i 160 mm) che vengono utilizzate per le specie appartenenti alla famiglia degli Scombridae, come le sarde.
Le reti possono essere lunghe diversi chilometri, vengono appese a delle boe e poi lasciate galleggiare a profondita' diverse, in modo da catturare il piu' alto numero di pesci possibile.
La pesca del pescespada fatta dall'Italia con reti derivanti e' considerata una delle piu' importanti del Mediterraneo, sia per il numero di imbarcazioni impiegate che per il volume delle catture. La zona sud del mar Tirreno, insieme con il mare di Alboran, e' l'area dove si svolge il grosso dell'attivita' della flotta italiana e anche quella dove le reti illegali, secondo Oceana, fanno i danni maggiori.
Il problema, spiegano gli esperti dell'associazione, e' che manca il controllo ai piani di riconversione e un sistema di scambio di dati a livello di capitanerie di porto. Per cercare di contrastare il fenomeno, la ricetta di Oceana prevede diverse misure: piu' controlli nei porti, sanzioni per i pescherecci non a norma (con ritiro delle licenze e rimborso dei contributi percepiti per la riconversione) e divieto di importazione dal Marocco di pesce spada catturato con reti illegali.
Chiara De Felice
(ANSAmed)
giovedì, maggio 15, 2008
Come muoiono i delfini nei delfinari
Un delfino morto negli USA pochi giorni fa ci fa ricordare i continui maltrattamenti nei delfinari.

Non si tratta purtroppo di un caso isolato perché le condizioni di detenzione, gli addestramenti, i trasporti da un centro all'altro...
sono causa di morte precoce per un gran numero di questi splendidi animali tenuti prigionieri.
Ma non "solo" di morte si tratta, ma anche di sofferenza continua per la cattività.
Circhi e zoo per animali marini
I delfinari o parchi acquatici, nella sostanza, sono null'altro che circhi per animali marini, che fingono di avere però più alte finalità. Secondo la legge italiana (DM 6/12/2001, n.469) la detenzione dei delfini è permessa solamente se vengono garantiti programmi di educazione, ricerca e riproduzione.
Su quale tipo di "educazione" possa derivare dall'esibizione di animali imprigionati e costretti a ridicoli esercizi non vale la pena di spendere parole. Una breve visita su alcuni di questi siti bene evidenzia poi lo spessore - nullo - di questi studi. Dall'entrata in vigore della convenzione CITES (1973) è vietata la commercializzazione di animali catturati in natura, ma sempre con delle eccezioni.
In Italia ci sono 6 impianti di questo genere, e in tutto il mondo almeno 170, quindi significa che migliaia di animali, da tutti ritenuti intelligentissimi, vengono sfruttati per spettacolini stupidi, nuoto con i delfini, pet-therapy di vario genere (ad esempio contro la depressione). Questo genere di pet-therapy è assolutamente ingiustificabile: per un supposto vantaggio per i pazienti, si condannano alla cattività e alla morte esseri sensibili e intelligenti, e questo non è ammissibile.
Qualche dato sul "benessere animale" di cui questi splendidi mammiferi acquatici godono nelle vasche dei delfinari: nelle vasche delle loro prigioni hanno a disposizione 80 metri quadri ciascuno, sempre che le norme CITES siano rispettare, per animali di 3-4 metri di lunghezza.
Maltrattamento e morte nei delfinari
In natura un delfino vive intorno ai 45 anni, mentre la metà dei delfini catturati in mare muoiono entro 2 anni e la restante parte non sopravvive oltre i 5 a causa di varie malattie strettamente correlate con la vita in vasca [2].
Ma vi sono anche molti casi di autolesionismo e aggressività contro i compagni e contro gli addestratori.
E' interessante riportare alcune osservazioni tratte una perizia per un processo per maltrattamento, relativa alla morte di un delfino a Gardaland [3]. Lì vennero riscontrati l'utilizzo dello stimolo della fame come tecnica di condizionamento per lo spettacolo, il degrado delle strutture, varie inosservanze delle norme tra cui il livello di cloro che causava disturbi alla vista degli animali, l'assenza di un responsabile sanitario reperibile, l'isolamento come "punizione", ecc.
Naturalmente si tratta di un caso isolato perché gli addestratori e i proprietari di queste strutture sono sempre rispettosissimi e attenti al benessere dei loro animali... come no! E' bello crederci...
Qualcuno si ricorderà di Flipper: il delfino protagonista di una fortunata serie televisiva degli anni '60. Ebbene ... "Flipper e' morto suicida tra le mie braccia. Uso questa parola con trepidazione, ma non conosco un'altra parola che descriva l'asfissia auto-indotta... Flipper mi ha guardato negli occhi e ha smesso di respirare". Lo ha dichiarato Ric O'Barry, il suo addestratore che in seguito a questa morte e' diventato un attivista di fama mondiale per gli animali, e si batte contro i delfinari.
Non date soldi a chi imprigiona gli animali
Le conclusioni sono semplici: questi maltrattamenti e morti potranno aver fine solo quando più nessuno comprerà il biglietto in delfinari, circhi acquatici, acquari. Dando soldi a queste strutture, si contribuisce a far soffrire e uccidere animali: scegliamo di non farlo, il nostro divertimento momentaneo non vale la vita di questi animali.
Fonti
[1] The National Ledger, New Video: Shocking SeaWorld Dolphin Collision Kills 'Sharky', 4 maggio 2008
http://www.nationalledger.com/artman/publish/article_272620368.shtml
[2] Is it cool to see dolphins at the zoo?
http://www.inkokomo.com/dolphin/captivity.html
[3] Verbale di consulenza tecnica in relazione alla morte del delfino "Violetta"
http://www.disciara.net/downloads/NotarbartolodiSciara_2000.pdf
Uno studio ventennale della NOAA
"È interessante notare che i pesticidi, come il DDT, e i composti chimici industriali hanno mostrato una significativa tendenza alla diminuzione, ma che questa tendenza non c'è per i metalli", ha dichiarato Gunnar Lauenstein. "Le preoccupazioni nascono da quei contaminanti che continuano a essere su livelli problematici, fra cui quelli legati alla filiera del petrolio e alle attività nautiche."
In particolare, il rapporto - che è stato redatto sulla base dei dati ottenuti valutando l'assorbimento degli inquinanti da parte dei molluschi marini - ha documentato una tendenza generale alla diminuzione della presenza di DDT e di PCB. Anche la regione dell'estuario del fiume Hudson, una delle più critiche, ha mostrato una drastica diminuzione dei livelli nell'80 per cento dei siti monitorati. Si sono ridotte anche le quantità di Tibutyl Tin e di altre sostanze affini utilizzate per ridurre la proliferazione degli organismi sulle chiglie delle navi, di cui è noto il grave effetto negativo su tutti gli organismi marini.
Per contro continua a destare un forte allarme la contaminazione legata agli inquinanti di origine petrolifera, che permane alta e raggiunge punte particolarmente elevate, anche a distanza di anni, in vaste aree circostanti ai punti in cui si sono verificati sversamenti di greggio.
Infine, ha fatto la sua comparsa un nuovo tipo di contaminati, i ritardanti di fiamma, come il PBDE (etere di difenile polibromurato) e i PBB (bifenili polibromurati), i cui effetti sugli ecosistemi marini e sulla salute umana sono ancora sotto esame. (gg)
(13 maggio 2008)
Le Scienze
mercoledì, maggio 14, 2008
Trieste, sequestrata discarica abusiva in mare
13 maggio 2008 - I sommozzatori della Guardia di Finanza di Trieste, quando hanno effettuato le prime ispezioni, si sono trovati davanti ad un disastro ambientale: sul fondo marino migliaia di metri cubi di detriti che hanno formato “colline artificiali” composte da rifiuti di ogni genere. Hanno documentato tutto con riprese video e foto e dopo mesi di appostamenti e di verifiche, stamane, i militari del Gico ( gruppo investigativo criminalità organizzata) della Guardia di Finanza hanno sequestrato una discarica abusiva per rifiuti speciali a Trieste nella zona “scalo legnami”, denunciando 12 persone a piede libero.Riferisce Reuters:
“le condotte delittuose avevano la finalità di assicurare consistenti guadagni per l’attività d’impresa creando le condizioni per presentare sleali offerte concorrenziali rispetto a quelle di mercato”.
La discarica è grande quanto 4 campi di calcio e ha stoccati 4000 metri cubi di rifiuti speciali; sequestrata anche l’azienda che la gestiva, autocarri e scavatrici. Tra l’altro, secondo i primi accertamenti dei militari, l’azienda oltre ad inquinare evadeva anche l’ecotassa sebbene possedesse tutte le autorizzazioni necessarie per recuperare e riciclare rifiuti pericolosi presso una zona determinata e per profitto usava il medesimo spazio per smaltire rifiuti non autorizzati e senza seguire le procedure necessarie.
Via | Alice News
Foto | wikipedia
Barcellona, l'acqua arriva via mare
Un "ponte navale" per portare acqua alla capitale della catalogna colpita da mesi di forte siccità. La Sichem Defender, con a bordo 19.000 metri cubi prelevati a Tarragona, ha portato il primo carico di acqua potabile dei prossimi tre mesi
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È operativo da ieri il 'ponte navale' inventato dal governo regionale di Barcellona per portare acqua alla capitale della catalogna, colpita da mesi di forte siccità. La 'Sichem Defender', con a bordo 19.000 metri cubici del prezioso liquido prelevati 80 km più a sud, a Tarragona, è entrata nel porto di Barcellona portando in realtà solo la prima goccia del vero e proprio fiume di acqua potabile che giungerà nei prossimi tre mesi via mare. Sei navi faranno la spola praticamente ogni giorno non solo con Tarragona ma anche con Marsiglia e con la Provenza, in Francia: in tutto sono previsti 63 viaggi mensili.
Nelle cisterne di Barcellona arriveranno così ogni mese 1,66 milioni di metri cubici d'acqua, equivalenti al 6% del consumo dei 5,5 milioni di abitanti della sua zona metropolitana. Il 'ponte navale' costerà 22 milioni di euro al mese. Il contratto con i fornitori è per ora di tre mesi. Ma sarà rinnovato in caso di necessità, in modo da consentire alla Catalogna, invasa dai turisti in luglio e agosto, di passare l'estate. Poi dovrebbe aprirsi il rubinetto del 'travaso' deciso dal governo spagnolo del premier socialista José Luis Zapatero per fare arrivare l'acqua dal fiume Ebro, sempre dall'area di Tarragona, attraverso una tubatura in corso di costruzione lungo l'autostrada fra le due città.
Costo: 180 milioni di euro. La decisione di Madrid, presa a fine aprile, di consentire il 'salasso' dell'Ebro per Barcellona ha innescato reazioni irritate delle regioni limitrofe della Catalogna (a guida socialista), come Aragona o Valencia (governate dal Partido Popular), a loro volta in caccia di acqua, che hanno denunciato favoritismi politici ed hanno chiesto anche loro dei travasi. La situazione della Catalogna intanto è leggermente migliorata negli ultimi giorni, grazie alle forti piogge dell' inizio di maggio.
Il livello dei bacini di riserva - sceso in alcune zone al 15%, un livello potenzialmente a rischio per l'approvvigionamento umano - è risalito fino al 27,86 della loro capacità. Se la situazione si stabilizzerà nelle prossime settimane il 'govern' potrebbe revocare, almeno momentaneamente, parte delle restrizioni imposte nei mesi scorsi sull'uso dell'acqua per giardini, piscine, lavaggio auto. Il timore però é che in autunno la siccità registri un nuovo giro di vite, che potrebbe portare a dei razionamenti.
14 maggio 2008
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martedì, maggio 13, 2008
A bordo della "Alliance"
12 maggio 2008 - Il Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali (Cibra) dell'Università di Pavia collabora dal 1989 con il Nato Underwater Research Center (Nurc), IL Centro per la ricerca sottomarina dell'Alleanza Atlantica che ha sede a La Spezia e ha ora firmato con esso un progetto di collaborazione quinquennale per la condivisione delle esperienze e delle risorse tecniche e logistiche. Attraverso l'accordo il Cibra parteciperà con le proprie risorse alle future crociere di ricerca "Sirena" a bordo della nave oceanografica "Alliance", dal 1999 usata anche per ricerche sui mammiferi marini e appositamente progettata per essere silenziosa al massimo. Dalla metà di questo mese e fino a metà giugno parteciperà, in particolare, a "Sirena 08" che si svolgerà nel Mare di Alboran - la porzione più occidentale del Mar Mediterraneo, compresa fra la Spagna a nord ed il Marocco a sud e delimitata dallo stretto di Gibilterra a ovest, che connette il Mediterraneo all'Oceano Atlantico - con lo scopo di effettuare un survey visuale e acustico per studiare la presenza e distribuzione di cetacei e successivamente per applicare sofisticati sensori multifunzionali sul dorso di una specie particolare, lo zifio (ziphius cavirostris), capace di immergersi a 2000 metri di profondità. I sensori, chiamati D-tag, sviluppati da Woods Hole Oceanographic Institution (Whoi), verranno applicati in modo incruento con morbide ventose che si staccano dopo un predeterminato numero di ore per poi galleggiare in superficie trasmettendo un segnale radio. Dopo essere stati recuperati, operazione che può richiedere molte ore di ricerca con tecniche di radio-tracking, vengono scaricati i dati registrati; molti gigabytes di dati che descrivono il comportamento dell'animale in immersione: profondità, velocità, orientamento e accelerazione in 3D, suoni ricevuti e suoni emessi.
Durante la crociera verranno sperimentati tre differenti sistemi di rilevazione acustica, uno dei quali sviluppato dal Cibra, con i quali, oltre a riconoscere la presenza di diverse specie di cetacei: si spera così di riconoscere e localizzare gli zifi per poi poterli avvicinare per applicare i D-tag. Verrà anche sperimentato un nuovo sistema integrato di gestione e visualizzazione degli avvistamenti e dei contatti acustici per il quale il Cibra sviluppa la parte di rilevamento e analisi dei suoni. Nell'ambito di questa collaborazione e degli sviluppi che ne conseguiranno, è auspicabile la nascita di nuove collaborazioni all'interno dell'Università di Pavia per potenziare un'area di ricerca che apre prospettive di ricerca e di sviluppo tecnologico estremamente interessanti e promettenti. Dal 1989 il Cibra ha partecipato a numerose crociere di ricerca organizzate dal Nurc contribuendo con i propri collaboratori e strumenti alla parte acustica delle ricerche sui mammiferi marini (Marine Mammal Risk Mitigation Program). Il Cibra collabora anche al perfezionamento delle linee guida per la protezione dei mammiferi marini da sonar e altre sorgenti acustiche di alta potenza (in relazione all'uso di air-guns per uso civile collabora anche con la Columbia University e il Lamont-doherty Earth Observatory) e allo sviluppo di nuovi strumenti di rilevamento acustico e di analisi.
Informazioni sulle crociere di ricerca e sulle attività del Nurc sono disponibili sul sito web http://solmar.nurc.nato.int; le attività del Cibra sono illustrate nel sito www.unipv.it/cibra
Ocean Indigo










