venerdì, aprile 30, 2004

GRAMPO (Grampus griseus)

Lunghezza max: 4 metri
Colorazione: Grigio striato con graffi più chiari irregolari.
Testa: arrotondata, priva di rostro; la fronte leggermente sporgente si inclina nettamente verso la bocca.
Pinna dorsale: grande e prominente, alta fino a 50cm e falcata.
Cibo: pesci e seppie

Il grampo è inconfondibile: il copro grigio chiaro alla nascita, poi sempre più scuro con il passare del tempo, si ricopre via via di evidenti graffiature bianche, probabilmente permanenti, che disegnano un inestricabile graffito. Nella zona protetta dal Santuario ligure, i ricercatori dell'istituto Tethys ne hanno fotoidentificati, negli ultimi 8 anni, oltre un centinaio. I risultati di queste indagini, insieme a quelle genetiche tutt'ora in corso, contribuiranno a far luce sulla socio-ecologia di questi misteriosi animali. In Mediterraneo è diffuso ovunque, ma è più frequente nel bacino occidentale. È una specie di ampia distribuzione, che preferisce le acque pelagiche a quelle costiere.

Comportamento
Molto giocherellone, non e' raro vederlo saltare completamente fuori dall'acqua (se giovane), o per meta', colpendo poi l'acqua con un lato della testa (i più anziani); a volte emerge in verticale mantenendo le pinne pettorali fuori dall'acqua, come per dare un'occhiata in giro,oppure  può colpire l'acqua con la coda o con le pinne pettorali, o fare surf sulle onde. A volte nuota a prua delle imbarcazioni, più spesso nuota lungo il fianco o nella loro scia. S'immerge generalmente per 1 o 2 minuti per poi eseguire una dozzina di ispirazioni a un intervallo di 15-20 secondi. Può rimanere in immersione per più di 30 minuti. Qualche volta nuota molto velocemente facendo di tanto in tanto salti lunghi e bassi. Per cacciare i gruppi a volte si dispongono lungo una linea. Alcuni gruppi sono molto timidi, mentre altri si lasciano avvicinare.

http://www.centroricercacetacei.org/bal.htm

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categoria:etologia dei cetacei
martedì, aprile 27, 2004

ZIFIO (Ziphius cavirostris)

Lunghezza max: cca 7m
Colorazione: Marroncino, bruno, grigio. Il colore varia in relazione all'area e all'età. I più anziani possono essere totalmente bianchi ed essere confusi con i beluga o i grampi, per la presenza di cicatrici.
Testa: "a becco d'oca". Lo sfiatatoio è situato davanti una piega cutanea.
Pinna dorsale: molto posteriore; solitamente piccola e falcata, ma molto variabile.
Particolarità: due piccoli denti all'estremità della mascella inferiore, mentre le femmine ne sono del tutto prive; linea della bocca corta e girata verso l'alto; da solo o in piccoli gruppi.

I più inesperti potrebbero definirlo come un grosso, lento delfino. In effetti, lo zifio, lungo circa sei metri e pesante tre tonnellate è un cetaceo odontocete di cui si sa molto poco, a partire dalle sue abitudini alimentari e dalla organizzazione sociale. Pare, dall'analisi dei contenuti stomacali di esemplari spiaggiati, che nei nostri mari gli zifi si nutrano prevalentemente di calamari, a differenza di quanto avviene nel resto del mondo. In Mediterranei o zifio è stato osservato sia nel bacino orientale che in quello occidentale. Alcuni generi della specie non sono mai stati osservati vivi in natura, questo perché sono animali che trascorrono gran parte del loro tempo in acque assai profonde e compiono immersioni lunghe.

Comportamento
Normalmente evita le imbarcazioni, ma può essere occasionalmente curioso e avvicinabile. E' stato osservato il breaching: il corpo si alza verticalmente al di sopra dell'acqua per poi ricadere goffamente all'indietro.
il soffio è diretto leggermente in avanti e a sinistra, ma è basso e poco cospicuo; può essere visibile immediatamente dopo una lunga immersione. Le immersioni durano generalmente dai 20 ai 40 minuti, possibilmente con 2-3 soffi, distanziati di 10 o 20 secondi. Gli individui sembrano rollare nell'acqua e, quando nuotano veloci, possono mostrare il capo. Prima di un'immersione profonda inarca molto il dorso e può alzare la pinna caudale al di fuori dell'acqua. Viene trovato spiaggiato piu' spesso di altri zifidi.

http://www.deiva.net/zifio.htm

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martedì, aprile 27, 2004

DELFINO COMUNE (Delphinus Delphis)


Lunghezza max: cca 2m
Colorazione: Dorso da grigio scuro a nero scuro, fianchi delimitati da una zona scura e una chiara (inizio della colorazione del ventre, che forma una punta verso il basso in linea con la pinna dorsale. Tipo clessidra colorata sui fianchi.
Testa: con colorazione complessa e rostro prominente, con a volte punta bianca. Piega netta tra il rostro e la fronte leggermente obliqua.
Pinna dorsale: alta con estremità appuntite e margine concavo.

Cibo: pesci e seppie
Photo : Chris JohnsonUn tempo compagno abituale dei naviganti del Mediterraneo, citato da poeti e cronisti dell'antichità, il delfino comune è invece ora molto raro. Suoi ultimi capisaldi il mare di Alboran, lo stretto di Gibilterra e la Grecia Ionica. E' un bel delfino, dal dorso grigio scuro, dal torace color crema o ocra e con un peduncolo caudale di un grigio più chiaro; il ventre è bianco. In Mediterraneo è stato spesso avvistato insieme con le stenelle e i tursiopi.

Comportamento
Si ritrova spesso in grossi gruppi attivi: salti e spruzzi possono essere visti da una considerevole distanza. Numerosi membri del gruppo spesso salgono in superficie insieme. Le dimensioni del gruppo variano, spesso a seconda della stagione e del momento della giornata. Se spaventati si raggruppano.
E' un veloce nuotatore e un energico acrobata. Lo si vede spesso saltare fuori dall'acqua mentre nuota a gran velocità (porpoising), colpisce l'acqua con il mento, le pinne pettorali o la coda (lobtailing), nuota a prua ed a volte salta così in alto da uscire completamente dall'acqua -quasi in verticale- ricadendo con spettacolari capriole (breaching). E' u buon vocalizzatore: a volte i suoi fischi acuti possono essere uditi al di sopra della superficie. Le immersioni possono durare fino a 10 minuti o più, ma generalmente durano da 10 secondi a 2 minuti. Può riunirsi con altri delfini in buone aree di alimentazione.

http://www.deiva.net/delfinocomune.htm

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lunedì, aprile 26, 2004

I DELFINI DEL SUD MANGIANO MEGLIO

I delfini dei nostri mari meridionali “mangiano” più sano di quelli del Mar Ligure. E si sa anche di quanto: dalle tre alle cinque volte. Il dato discende dai livelli dei contaminanti trovati nei tessuti dei delfini analizzati al termine di tre campagne condotte dall’Icram (Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare) nel corso degli ultimi 11 mesi. I ricercatori hanno setacciato un’area di 20 mila chilometri quadrati, percorrendo oltre 1500 chilometri, secondo una rotta prestabilita. In totale sono stati avvistati 40 gruppi di stenelle, 5 di tursiopi e soltanto uno di delfino comune.

Le acque indagate dai ricercatori dell’ICRAM nella zona compresa tra Capo Vaticano, le isole Eolie e Cefalù, sono frequentate da qualche migliaio di stenelle: la densità ottenuta da questa nuova stima nell’area suddetta risulta dimezzata rispetto a quella stimata, solo 11 anni fa, nella zona del Mar Ligure.

In riferimento ai livelli di inquinanti nei tessuti dei delfini risultati inferiori al Sud, i ricercatori osservano che i dati potrebbero in realtà non essere motivati da un migliore stato di salute, quanto dalla minore età delle popolazioni a causa di catture accidentali da parte di reti pelagiche illegali che assottigliano i gruppi.

http://www.icram.org/comunicati.htm

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lunedì, aprile 26, 2004

MOLTO RUMORE PER I CETACEI

Low Frequency Active Sonar e altre forme di inquinamento acustico minacciano il mare e i suoi abitanti

Non c’è alcun dubbio che l’immissione in mare di rumore da parte dell’uomo — una forma riconosciuta d’inquinamento - vada annoverata tra le minacce, presenti o potenziali, che insidiano tanto la sopravvivenza quanto la capacità dei cetacei di vivere nel loro ambiente in maniera decorosa. Questa considerazione è tanto più vera nella precarietà generalizzata del Mediterraneo, mare chiuso, fortemente trafficato, inquinato, costantemente a rischio per via delle merci pericolose che vi vengono trasportate via nave, e dove attività di pesca troppo spesso insostenibili se non addirittura illegali sottraggono alimento ai cetacei, quando addirittura non costituiscono per gli stessi un pericolo diretto. Suoni molto intensi possono arrivare addirittura a causare lesioni fisiche nei cetacei, ma anche a livelli più bassi ne possono perturbare il comportamento e impedire loro di avvertire segnali importanti per la loro esistenza. Oggi si ritiene che la soglia di rischio di lesione da esposizione al suono si collochi per i cetacei a un valore di 180 dB (*); purtroppo non siamo in grado di essere altrettanto precisi per quanto concerne il rischio di turbative del comportamento.

Ciò considerato, è facile intuire la preoccupazione per il futuro dei cetacei destata dalla notizia che le marine militari occidentali hanno adottato o sono in procinto di adottare un sistema di sonar a bassa frequenza (LFAS = Low Frequency Active Sonar), particolarmente efficace nell’individuazione dei sommergibili, costituito, nella sua configurazione più utilizzata, da una serie di trasduttori in grado di emettere, ciascuno, suoni di intensità superiori ai 200 dB. In condizioni medie tale sistema potrebbe essere "lesivo" (cioè con intensità pari o superiori ai 180 dB) entro un raggio di circa un km. É molto probabile che se - come pare - il LFAS funziona, verrà adottato da un numero crescente di marine militari causando in tal modo un preoccupante innalzamento dei livelli di rumore nel mare, particolarmente nelle basse frequenze che sono anche le più pericolose. L’ambiente sommerso finirebbe così per diventare ancora meno vivibile di quanto già sia per la fauna marina. Sbaglierebbe tuttavia chi volesse addebitare unicamente alle marine militari la responsabilità di immettere in mare rumore nocivo per l’ambiente e pericoloso per la sopravvivenza dei cetacei. Esistono molte altre fonti sonore altrettanto importanti di quelle militari per intensità e banda di frequenza, ma molto di più in considerazione della loro frequentissima, routinaria utilizzazione. Per esempio, sempre nell’ambito delle basse frequenze (per intenderci, al disotto dei 1000 Hz), il rumore prodotto dalle eliche delle grandi navi può superare (nel caso delle superpetroliere) i 200 dB, i traghetti veloci i 180 dB, le draghe i 175 dB, i sonar dei pescherecci i 170 dB, mentre i survey geofisici commissionati dalle compagnie petrolifere ed effettuati a mezzo di esplosivo oppure di dispositivi ad aria compressa ("airgun") potrebbero, a quanto pare, addirittura sfiorare i 210 dB. Il tutto senza la minima regolamentazione o attenzione verso l’eventuale vicinanza di cetacei, o l’esercizio delle operazioni in aree protette o sensibili.

Pertanto, di fronte a uno scenario così poco edificante e incoraggiante, il cittadino che decidesse di scegliere la via della protesta sulla base della propria coscienza e sensibilità ambienta-lista dovrebbe, a mio modo di vedere, fare attenzione a mantenere una posizione equilibrata, includendo nel proprio mirino tutti gli elementi causa di disturbo, senza dimenticare quelli più strettamente collegati agli interessi economici, che oggi per ragioni di carattere geopolitico godono di poteri ben più forti dei militari.

Ben diverso, al contrario, dovrebbe essere l’atteggiamento del ricercatore, il quale dovrebbe secondo me sentire il dovere di contribuire con la propria professionalità alla soluzione del problema, nei limiti delle umane possibilità - e senza che una simile posizione costruttiva debba necessariamente comportare la passiva accettazione dello stato di fatto.

Se Cartesio vivesse oggi, forse potrebbe aggiungere al suo celebre aforisma il corollario: "Sum, ergo inquino". Tutti consumiamo in qualche maniera, e per il solo fatto di esistere e di far parte di questa nostra società, inquiniamo. Tra le soluzioni praticabili del globale problema, la via dei miglioramenti scientifici e tecnologici è senz’altro la più congeniale a chi appartiene al mondo della ricerca; dobbiamo pertanto sforzarci di individuare soluzioni di questo genere che ci consentano di perfezionare l’imperativo di inquinare di meno.

Per quanto più da vicino riguarda il problema dell’inquinamento marino da rumore, dobbiamo riconoscere che, tra tutti i grandi inquinatori, le marine militari costituiscono ad oggi l’unico soggetto che si è dichiarato disponibile al dialogo, a elaborare e a mettere in atto procedure mitigati-ve quando possibile, e a investire risorse spesso rilevanti coinvolgendo ricercatori civili nell’impresa di capire meglio i fenomeni coinvolti. Dal punto di vista delle conoscenze, infatti, rimane un lungo cammino da percorrere. Siamo ancora totalmente all’oscuro di quali meccanismi fisiologici e comportamentali siano alla base delle reazioni al rumore dei cetacei, in particolar modo di quelle specie che effettuano immersioni a mirabolanti profondità e che in tali circostanze potrebbero essere particolarmente vulnerabili a stimoli e sollecitazioni acustiche inusitate.

Occorre attuare sperimentazioni in mare accuratamente progettate e controllate, utilizzando le più avanzate tecnologie oggi disponibili, selezionando accuratamente i soggetti sperimentali e osservandone in dettaglio il comportamento prima, durante e dopo l’esposizione ai suoni sperimentali, che soprattutto all’inizio della sperimen-tazione devono avere intensità estremamente ridotta per lasciarci capire quali livelli sono davvero sicuri. Un’altra strada tecnologica molto promettente consiste nello sviluppo di sonar a bassa potenza (inferiore cioè a 180 dB) con cui avvertire la presenza dei cetacei in prossimità delle navi. Simili sonar potrebbero essere preziosi sia sotto il profilo della prevenzione - pensiamo, per esempio, ad applicazioni civili soprattutto nel campo del problema delle collisioni tra cetacei e navi sempre più veloci — sia per consentire il monitoraggio del comportamento in condizioni sperimentali.

Per concludere, un accorato avvertimento, rivolto a tutti ma soprattutto ai colleghi del mondo della ricerca. Il mondo ambientalista è un mondo alquanto eterogeneo, dove elementi dotati di alta statura etica e mossi da altruistiche e condivisi-bili convinzioni si trovano frammisti a elementi cinici e spregiudicati il cui unico obiettivo è quello dell’autopromozione e dell’autosostentamen-to. A complicare le cose, tra i due estremi si colloca una folta compagine di figure intermedie, che un po’ ci credono e un po’ ci marciano. L’acustica subacquea è un campo difficile e per nulla intuitivo, che occorre conoscere a fondo non solo per evitare di fare affermazioni insensate, ma anche per valutare la sensatezza delle affermazioni udite. Chi per esempio sente affermare che suoni di 120-160 dB "uccidono" i cetacei, molto probabilmente può non sapere che tali livelli sono invece del tutto innocui, e comparabili al rumore prodotto da un motore fuoribordo che passa a una distanza compresa tra i dieci e i cento metri. In questo complesso scenario è facile cadere nell’equivoco e nella rappresentazione travisata della realtà, sotto la spinta di una emotività troppo facilmente vendibile. Difficile immaginare come un simile atteggiamento possa giovare al nostro obiettivo ultimo, che è quello di contribuire a garantire ai cetacei la miglior possibile esistenza.

Giuseppe Notarbartolo di Sciara

Presidente ICRAM

(*) Tutti i valori di dB (decibel) si intendono riferiti a 1µPa a 1 m di distanza dalla fonte.

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domenica, aprile 25, 2004

I giganti del mare

Avete mai telefonato a una balena? Andate a Kaikoura, sulla costa orientale della Nuova Zelanda, e proverete che cosa vuol dire. Qui si organizzano viaggi e spedizioni in mare aperto per osservare le balene. L'idrofono, uno strumento che trasforma le onde ultrasoniche che viaggiano attraverso l'acqua in oscillazioni elettriche, è uno dei modi più aggiornati di dare la caccia (in senso figurato) ai cetacei. Le balene sono guidate dall'udito, anziché dalla vista. Se incontrano un oggetto (scoglio, creatura marina o imbarcazione), il suono rimbalza dall'oggetto alla balena come una specie di alfabeto Morse, descrivendone le dimensioni e la distanza. Perciò l'idrofono è un modo di origliare, di inserirsi nella comunicazione di questi cetacei. Se c'è una balena, si sente un ticchettio, come un principiante che impara a scrivere a macchina. Se c'è un gruppo di balene, il rumore è quello di un ufficio pieno di dattilografe. Ma spesso, per identificarle, basta aspettare di scorgere il loro famoso zampillo. L'imbarcazione usata in Nuova Zelanda nelle vacanze di osservazione delle balene (whale watching) è strana: è come una lancia di gomma ma più grossa, ed è costruita non solo per la velocità ma anche per la stabilità, di modo che né una balena piena di vitalità né un fotografo altrettanto entusiasta la possano ribaltare. La lancia esce dal porto. L'acqua è calma. Ogni volta che la barca colpisce un'onda, si ode un tonfo secco. È ben solida. Se c'è un minimo segno di brutto tempo, le imbarcazioni rimangono in porto: le balene non si potrebbero comunque avvistare, se il mare è increspato. Si sta a Kaikoura, a visitare il Museo o le colonie di foche, o a fare passeggiate. I periodi più adatti per vedere le balene vanno da maggio alla fine di luglio, e da novembre a febbraio. Kaikoura è uno dei migliori luoghi del mondo a questo scopo, perché le acque qui sono profonde più di 1000 metri, ideali per i cetacei. Una donna che ha viaggiato molto nella regione del Pacifico meridionale e ha partecipato a una di queste spedizioni per l'avvistamento delle balene, Judith Doyle, ci racconta l'esperienza: "Ci fermiamo un paio di volte a "telefonare", finché sentiamo dei ticchettii distanti. Continuiamo a inoltrarci nel mare aperto, ogni tanto controllando l'idrofono per assicurarci che i ticchettii stanno diventando più forti. Alla fine, qualcuno grida eccitato: "Ecco lo zampillo!". Riduciamo la velocità e ci dirigiamo, piano piano, verso il getto d'acqua, segno che la balena è salita in superficie a respirare. Il prossimo zampillo è molto più vicino, e a quello successivo ci separa dalla balena la lunghezza di un campo da tennis. La balena si innalza, con l'acqua che le ricade sui fianchi massicci (un po' come un sottomarino che esce dall'acqua), si tuffa, riemerge con un altro zampillo, poi con un incredibile battito di coda se ne va. "Dopo po' vediamo un altro getto, e due altri non lontani. Stavolta la balena ci consente di andarle quasi di lato. È lunga circa 14 metri, più della nostra barca, e possiamo vedere lo sfiatatoio, l'apertura sul capo dei cetacei per rigettare l'acqua che s'introduce con gli alimenti. Gli operatori delle escursioni riconoscono le balene. Questa si chiama Patches". Kaikoura un tempo viveva di caccia alle balene, come si può vedere dalle vecchie foto esposte nel Museo cittadino. Adesso, i "predatori" sono visitatori a caccia di foto. In cerca di Moby Dick Le vacanze alla scoperta delle balene si possono effettuare in diverse parti del globo. Dall'emisfero australe risaliamo a quello boreale, dal Pacifico meridionale trasferiamoci all'Atlantico settentrionale. Un viaggio di 8 giorni parte da St. John, porto dell'isola di Terranova, al largo della costa nord-orientale del Canada. La città è sconosciuta ai più, ma questa vacanza è unica al mondo dal punto di vista naturalistico: durante la piccola crociera c'è la possibilità di fotografare addirittura 25 specie diverse di balene. Tornando in prossimità del Polo Sud, un'altra esplorazione ha per oggetto la balena della Patagonia, in Argentina, di cui purtroppo rimangono solo 3000 individui, a causa della caccia spietata. L'osservazione delle balene nella penisola Valdes, a due ore di macchina dal centro di Trelew, è probabilmente la maggiore, se non l'unica, industria della zona. Eccone una testimonianza oculare: "A Puerto Piràmides, da dove partono le imbarcazioni, abbiamo dovuto aspettare che il vento smettesse di soffiare. Quando finalmente ci siamo imbarcati, imbottiti in voluminosi impermeabili e avvolti nelle più ingombranti cinture di salvataggio che siano mai state fabbricate, ci siamo sentiti come se stessimo per andare in cerca di Moby Dick. "Un paio di balene era stato avvistato nei pressi della alla costa, a 30 minuti di distanza. Falciando le onde con allarmanti schiocchi d'acqua sullo scafo, siamo finalmente scivolati in una baia protetta. Il barcaiolo ha indicato due sagome grigie in lontananza. "Nei negozi di souvenir della Patagonia si vendono cartoline delle balene che guizzano fuori dall'oceano in modo spettacolare. Ma le balene di fronte a noi non erano nell'umore di fare salti. Se ne stavano semplicemente nell'acqua, sollevando di tanto in tanto la testa per fissare la nostra barca con occhio sospettoso. "Man mano che ci avvicinavamo, mi sono reso conto con un certo disagio che erano molto ma molto più grandi della nostra barca. Se avessero improvvisamente avuto voglia di saltare, saremmo tutti caduti in acqua. "La più coraggiosa delle due balene si è accostata. Ha alzato la testa mostrando uno sfiatatoio incrostato di cirripedi, piccoli crostacei marini. Mentre lo osservavamo, ha mandato fuori una enorme spruzzata che odorava di gamberi. "Per un'ora abbiamo volteggiato intorno alle balene e le balene intorno a noi, finché non ha cominciato a girare a tutti la testa".

Enza Ferreri - http://www.lintonj.freeserve.co.uk/balene.html

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domenica, aprile 25, 2004

Stenella - Spinner Dolphin

Stenella - Spinner Dolphin (Stenella longirostris), fotografata da Roberto Sozzani

Mar Rosso: Queste stenelle sono state fotografate da Roberto Sozzani a Sha'ab Samadai (Egitto), un reef raggiungibile comodamente da Marsa Alam in circa 40 minuti di barca. Questo reef, che offre anche interessanti immersioni, viene visitato regolarmente dalle crociere che partono da Marsa Alam, organizzate dalla Compagnia del Mar Rosso, cui potete rivolgervi per avere maggiori informazioni.
Il momento migliore per l'incontro ravvicinato con questi delfini stanziali è verso le 10 del mattino, quando il branco rientra nella laguna del reef, dopo una notte di caccia passata in mare aperto. A quest'ora la luce è ottimale e illumina la sabbia bianca del fondale, in molti punti non più profondo di 5 o 6 metri. I delfini nuotano pigramente in gruppo, mentre alcuni individui giocano fra di loro o si corteggiano. Bisogna entrare in acqua senza bombole, per non disturbarli con il rumore delle bolle, e muoversi con cautela. E' meglio non nuotare subito verso i delfini, ma restare fermi per un po', aspettando che si abituino alla nostra presenza. Dopo pochi minuti, saranno loro ad avvicinarsi curiosi. E' un momento molto emozionante, difficile da descrivere. Trovarsi faccia a faccia con un delfino che ti guarda e sembra sorridere a meno di un metro, è il sogno di molti.
A volte può capitare che di colpo il branco si allontani. In questi casi è inutile cercare di inseguirlo. Meglio aspettare pazienti che ritorni, oppure uscire dall'acqua, aspettare qualche minuto, e farsi portare poco distanti dal punto in cui il branco si è spostato.
Una raccomandazione: questi delfini non amano essere toccati o accarezzati. La loro reazione è imprevedibile. Meglio non allungare le braccia verso di loro. Inoltre hanno zone molto sensibili con organi delicati. Bisogna conoscere bene in quali punti possono essere accarezzati, senza crear loro dei problemi.

da Roberto Sozzani -
http://digilander.libero.it/scubabob/index.html

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categoria:etologia dei cetacei
domenica, aprile 25, 2004

photo by Charles Maxwell: Shark Photographer - National Geographic Society

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domenica, aprile 25, 2004

Stenella striata (Stenella coeruleoalba)

E' un Cetaceo appartenente al sottordine degli Odontoceti. Le sue dimensioni
E' un delfino di piccole dimensioni, lungo circa 2 metri e di peso intorno ai 100 kg.
Colorazione: Presenta due strisce sui fianchi di colore chiaro. Dorso scuro, ventre bianco.
Testa: Fronte leggermente inclinata; macchia nera intorno a ciascun occhio; piega netta tra fronte e rostro; rostro scuro e prominente.
Pinna dorsale: scura e molto falcata. Le popolazioni mediterranee sono caratterizzate da dimensioni inferiori rispetto alle stenelle rinvenute in altre parti del mondo. Dalle nostre parti la lunghezza media dell'adulto è di circa due metri, con un peso che va dagli 80 ai 120 kg. Il maschio è leggermente più grande della femmina. La colorazione è inconfondibile e permette di distinguere immediatamente questa specie. Poco si sa del comportamento delle popolazioni mediterranee, ma i risultati delle analisi genetiche, attualmente condotte dall'Istituto Tethys e dall'Università di Durham (Inghilterra), stanno indagando su alcuni misteri della loro struttura sociale. In Mediterraneo è probabilmente il delfinide più abbondante e diffuso nella zona occidentale.

Ciclo riproduttivo
La gestazione della stenella striata dura 12-13 mesi, e le nascite in Mediterraneo avvengono a fine estate o autunno.

Cosa mangia e chi mangia la Stenella striata
Si nutre di cefalopodi, pesci ossei e crostacei macroplantonici. In Mediterraneo i cefalopodi sono l'alimento base di questo cetaceo. Viene predato dalle orche e talvolta dagli squali oceanici.

Quanto vive
Questa specie raggiunge i 30 anni di età con una punta massima di 57 anni.
Predilige le acque pelagiche profonde, vive sia in acque tropicali che temperato-fredde. Si tratta di una specie cosmopolita. In Mediterraneo si distribuisce in particolare nella porzione occidentale e centrale. Si ritiene che la stenella striata abbia sostituito il delfino comune nel ruolo di delfinide pelagico più abbondante del Mediterraneo.

Comportamento
Attiva e molto visibile. Salta fino a 7 metri di altezza ed è capace di sorprendenti acrobazie, tra cui capriole all'indietro, rotazioni sulla coda e lunghi salti mentre nuota ad alta velocità, ma sottosopra!!! Quando nuota velocemente, più di un terzo degli individui del gruppo salta al di sopra della superficie dell'acqua. Le immersioni durano generalmente da 5 a 10 minuti. Per alimentarsi possono immergersi fino a 200 metri di profondità. Nuotano a prua in alcune aree (soprattutto in Atlantico e in Mediterraneo), ma raramente si avvicinano ad imbarcazioni in altre zone. Nell'Atlantico e nel Mediterraneo tendono a formare gruppi più piccoli (meno di 100 individui). E' spesso associata al delfino comune e, nel Pacifico tropicale, al tonno pinna gialla. Negli ultimi anni si sono verificati numerosi spiaggiamenti di massa.
 

http://www.deiva.net/stenella.htm

 
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domenica, aprile 25, 2004

BALENOTTERA MINORE (Balenoptera acutorostrata)

È la più piccola della famiglia: misura dai 7 ai 10m, persino i suoi fanoni sono i più corti: misurano solo 20 cm.
Famiglia: Balenopteridae
Dimensioni: 7-10m
testa: appiattita
Lo sfiatatoio e la pinna dorsale si vedono insieme
Il soffio è di circa 2 -3m
Possiede bande bianche sulle pinne pettorali
Cibo: krill piccoli pesci
Si trova in gruppi poco numersi: 1- 3 individui per gruppo.

CARATTERISTICHE
La più piccola della famiglia viene avvistata piuttosto raramente nel Mediterraneo, dove è presente solo nel settore occidentale.
Dopo 5-8 soffi a intervalli di un minuto compie un'immersione che dura circa 8 minuti, ma il suo soffio non è ben visibile.
Sembra essere un animale piuttosto solitario, con gruppi di massimo tre individui, tuttavia è piuttosto curiosa e spesso si avvicina alle imbarcazioni compiendo spy hopping e breaching.
Pare che il numero di individui sia ridotto a circa 500.000 unità in tutto il mondo, la balenottera minore è infatti un misticeto ancora oggi cacciato per fini commerciali in alcuni paesi.

http://www.centroricercacetacei.org/bal.htm

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sabato, aprile 24, 2004

Occorrono 100.000 firme per fermare la caccia selvaggia:

aiutiamo la LIPU, salviamo la natura!

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sabato, aprile 24, 2004

COME COMPORTARSI IN CASO DI AVVISTAMENTO

Avvistare un cetaceo è sicuramente un'esperienza emozionante che può farci passare da un atteggiamento di "indifferenza" ad una maggiore consapevolezza dell'importanza della tutela di questi animali e dell'ambiente i cui vivono. La conoscenza e il rispetto di questi animali e del loro ambiente passa, quindi, anche attraverso la loro osservazione. Non dobbiamo però dimenticare che i cetacei sono specie protette. Quando ci si trova nelle loro vicinanze, è necessario comportarsi in modo da limitare al minimo il disturbo che può essere loro arrecato dalla propria presenza. Un approccio rispettoso della loro libertà e della loro natura di animali selvatici permetterà di godere della loro presenza e di non assistere ad una fuga scomposta: se si evitano inseguimenti o altre manovre di disturbo e se si dà loro il tempo di incuriosirsi ed eventualmente avvicinarsi spontaneamente potremmo godere di un'esperienza certamente più gratificante.

E' pertanto importante evitare di:

  • attraversare la loro rotta;

  • variare bruscamente il regime dei motori o la rotta: ciò potrebbe confonderli o disorientarli soprattutto quando i cetacei mostrano la tendenza ad avvicinarsi;

  • tentare di inseguirli ad oltranza o dirigere l'imbarcazione direttamente su di loro;

  • urlare o fischiare o emettere altri rumori forti;

  • avvicinare cetacei con i piccoli;

  • tentare di toccarli, immergersi, o nuotare con loro;

  • entrare nella zona di osservazione con un'altra imbarcazione: non dovrebbe esserci mai più di una imbarcazione nel raggio di 100 metri dai cetacei o non più di 3 imbarcazioni nel raggio di 200 metri.

http://www.deiva.net/comportamento.htm

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