lunedì, maggio 31, 2004

In difesa delle balene e del Santuario Antartico

Vi siete mai posti il problema: ma è giusto difendere le balene? E' giusto lottare per le balene? E' giusto amare le balene? Io credo che se potessi sentire le risposte della gente, la maggior parte mi direbbe che non ci ha mai pensato perché, normalmente, tutti noi pensiamo più agli animali vicini a noi.

Un esempio concreto su questa tesi si lega bene ai delfini. I delfinari, infatti, in passato hanno fatto conoscere a molte persone animali molto lontani da noi quali i delfini. Così abbiamo imparato a conoscerli e ad amarli e oggi li rispettiamo di più. Per questo credo che oggi i delfinari, così come sono diventati, siano ormai anacronistici.

Ma torniamo alle balene. Per quasi tutti noi è davvero difficile poterle vedere dal vivo ma, credetemi, io che ho potuto osservarle nuotare libere sott'acqua o addirittura dalla riva, come accade nella penisola Valdes in Patagonia, vi posso dire che è uno spettacolo unico, un'esperienza indimenticabile che ti segna per tutta la vita.

C'è invece chi le caccia per mangiarle.
Noi, allora, dobbiamo lanciare un allarme, un grido d'aiuto con l'uomo portavoce di questi animali che non possono gridare la propria indignazione.

Dal 19 e 22 luglio si terrà a Sorrento la riunione annuale della Commissione Internazionale delle balene. Sarà un convegno nel quale verranno prese decisioni importantissime per il futuro di questi splendidi animali. All'ordine del giorno, infatti, c'è la richiesta di revisione del Santuario Antartico dove attualmente non si può cacciare; anche se i giapponesi non rispettano il divieto e cacciano le balene per cosiddetti "scopi scientifici".
Per questo è importante esserci. A Sorrento si dovrà lottare perché, se il santuario dovesse essere eliminato, si aprirebbe alla caccia una grande zona del mondo dove le balene si nutrono e si riproducono. In caso contrario, l'estinzione delle balene non sarà più un'utopia.

Al momento per l'apertura alla caccia nel santuario spingono il Giappone, la Norvegia e l'Islanda. Ed è assurdo che pochi paesi riescano ad avere un ruolo così importante rispetto alla voce di tutti gli altri stati del mondo.
Una tendenza, questa, che deve essere necessariamente invertita dai 48 dei 52 paesi che parteciperanno alla Commissione di Sorrento. C'è soltanto una cosa da chiedere a gran voce a tutti, cioè il definitivo stop alla caccia alle balene anche perché le leggi attuali sono state sempre facilmente aggirare da Norvegia, Giappone e Islanda.
Fino ad oggi Greenpeace è quella che ha fatto di più per promuovere la difesa delle balene e per far conoscere al mondo come i cacciatori trattino le balene. I loro attivisti hanno rischiato più volte la vita.
Ma va anche detto che, nonostante si sia parlato spesso e volentieri di questa tragedia, la strada fatta non è molta. Immaginate, infatti, quanto sia difficile andare a controllare in mezzo all'oceano cosa si comporta l'equipaggio di una baleniera.

La strada, dunque, è in salita e ricca di provocazioni. Come, l'ultima in ordine di tempo, quella della Norvegia (l'unico paese che caccia ufficialmente a scopi commerciali) che ha comunicato proprio in questi giorni quanto segue: il suo periodo di apertura della caccia coinciderà proprio con la riunione internazionale di Sorrento. Il messaggio è chiaro: "noi ce ne freghiamo di quello che andrete a decidere!".
Ogni commento è superfluo! Mi domando ancora una volta: non sarebbe più conveniente investire nel whalewatching (l'osservazione dal vivo delle balene) con milioni di persone che partono da tutto il mondo per andare ad osservare le balene?

Da sempre dico che, così come per tutti gli altri animali, anche da un punto di vista prettamente commerciale, vale di più una balena viva che una balena morta perché il whalewatching è davvero un grande businnes.

In questa occasione voglio chiedere agli italiani di non dimenticare le balene ma di pensarci sempre e soprattutto quest'anno quando, in un momento così importante, la Commissione Internazionale si riunisce in Italia, cioè a casa nostra. Quindi non giriamoci dall'altra parte!
 
Licia Colò

http://liciacolo.blog.tiscali.it/

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domenica, maggio 30, 2004

Notizie sui Cetacei... che l'Islanda, La Norvegia e il Giappone intendono continuare a massacrare. 

La balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) è il più grande animale mai vissuto sul globo terracqueo. Pesa più di 30 elefanti, di 3 dei più grossi dinosauri mai esistiti, o di 2000 persone. Il suo cuore pesa 550 kg, il fegato una tonnellata, la lingua 350 kg. Questa balenottera può essere lunga più di 30 metri (tre vagoni ferroviari) e pesare più di 150 tonnellate. La più grande nota, catturata nel 1926, misurava m 33,30; la più pesante, uccisa nel 1924, si dice raggiungesse le 200 tonnellate. Preferita dalle flotte baleniere della prima metà del secolo, la balenottera azzurra è stata quasi sterminata, tanto da essere stata posta sotto protezione fin dal 1961. La sua consistenza può essere oggi di meno di 2500 esemplari, massimo 5.000, mentre prima che iniziasse la caccia intensiva ve ne erano circa 250.000.

La balenottera comune (Balaenoptera physalus) è per grandezza il secondo animale: può raggiungere i 27 metri e pesare 50-90 tonnellate (nel Mediterraneo di solito non supera i 20 m). È una delle balene più veloci e può superare i 20 nodi, tanto che è stata chiamata il "levriero del mare".

La megattera (Megaptera novaeangeliae) prende il nome dalle lunghe pinne pettorali, quasi 1/3 del corpo (dal greco mega, grande, e pteron, ali). È lunga 15-16 m, ed è la più acrobatica delle balenottere. Spesso salta fuori dall'acqua e ricade fra enormi spruzzi. Ma la più notevole caratteristica è il suo canto: un insieme affascinante di grugniti, grida, lamenti e mugolii combinati in sequenze ripetute che possono durare 30 minuti e più. Ne restano circa 20.000.

Il capodoglio (Physeter macrocephalus) non è una balena, perché ha i denti e appartiene agli Odontoceti come i delfini. Il maschio può superare i 20 m e arrivare a 60 tonnellate, le femmine sono poco più della metà (nel Mediterraneo non supera i 18 m). È forse il grosso cetaceo più noto: Moby Dick era un capodoglio. Cacciato intensamente nei secoli XVIII, XIX, e XX è ora protetto quasi ovunque. È riconoscibile dall'enorme testa e dai grossi denti bianchi (40-60, solo nella mandibola). Si può immergere più a fondo di qualsiasi altro mammifero marino, fino a oltre 3.000 m e fino a 3 ore e più alla ricerca del suo preferito, i calamari giganti che vivono in fondo all'oceano. Il capodoglio caccia con un sistema simile al sonar, detto ecolocazione producendo suoni che colpiscono la preda e tornano al cetaceo per guidarlo su di essa. Nel suo capo si trova un'enorme quantità (da 1 a 5 tonnellate di una sostanza cerosa e trasparente detta spermaceti, usata in cosmetica e come lubrificante. Altra sostanza ricercata è l'ambra grigia, concrezione che si rinviene nell'intestino, originata da resti di cefalopodi ingeriti. Un capodoglio può avere fino a 60 kg di ambra, usata in profumeria come fissativo.

La balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata) 8-10 m e fino a 9 tonnellate è la più piccola, ed è ancora abbastanza numerosa (da 600.000 a 1.200.000). Per questo è ancora cacciata da giapponesi, norvegesi (e islandesi) che, approfittando di una discussa norma nel regolamento della IWC ne catturano alcune centinaia all'anno per pretesi scopi di ricerca.

altre notizie si possono leggere qui: http://www.maremarinai.it/ambiente/acqua.htm

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categoria:etologia dei cetacei
sabato, maggio 29, 2004

A proposito del fluoro...

Nell’acqua di rubinetto la sua presenza è limitata a 1,50 milligrammi per litro, mentre nell’acqua in bottiglia tale limite non esiste!
Detto questo è necessario sapere che vi sono numerosi studi medici che mettono in luce gli effetti negativi del fluoro a livello organico e sul comportamento.
Partiamo dalla d.ssa Mullenix (PhD alla Harvard University), le cui ricerche hanno dimostrato come dosi somministrate ai topi prima della nascita davano luogo a marcata iperattività nella prole, mentre la somministrazione dopo la nascita determinava quella che la Dr. Mullenix chiama «sindrome da teledipendente» - un malessere o assenza di iniziativa ed attività.[12] Siamo assolutamente convinti dell’inutilità e crudeltà dei test sugli animali, ma questo aumento di iperattività riscontrata a causa del fluoro, non può essere associato anche all’aumento della ADHD (Sindrome da iperattività con o senza deficit di attenzione) nei bambini?
Cosa dire poi della sindrome definita del «teledipendente»? Assomiglia molto, e non per via del nome, alla totale assenza con mancanza di reazione dei bambini davanti alla televisione!
Alla Florida International University invece, i ricercatori Rotton, Tikovsky e Feldman, hanno riscontrato che «...piccole quantità (0.45 p.p.m.) di soluzione di fluoruro di sodio...danneggiano le caratteristiche sensomotorie della visione» con il conseguente abbassamento nei tempi delle reazioni mentali e fisiche (J.A.P., voI. 67:2).
Per problemi di spazio, citiamo un ultima ricerca, questa volte eseguita in Cina
[13] sull’intelligenza di 907 bambini tra gli 8 e i 13 anni. L’indagine dimostra inequivocabilmente che il quoziente di intelligenza dei bambini che vivono in aree con alta presenza di fluorosi[14] è più basso statisticamente di quello riscontrato sempre nei bambini in zone a bassa presenza di fluorosi. In pratica, i bambini più a contatto con il fluoro nell’ambiente, riducono il proprio quoziente intellettivo!
Il fluoro in definitiva ha un’azione diretta sullo sviluppo di una zona molto particolare del cervello: l’ippocampo. Quest’ultimo assieme all’amigdala fanno parte del sistema limbico e svolgono la funzione di regolazione e formazione della memoria e delle emozioni.
Il fluoro quindi va ad interagire nella zona che gestisce e regola la memoria e le emozioni! In particolare l’amigdala, strettamente interconnessa all’ippocampo, gioca un ruolo fondamentale nell’acquisizione della paura condizionata che nasce anche quando lo stimolo scatenante non è presente! Ricordando che le emozioni rappresentano una risposta organica a situazioni importanti per l’uomo come rabbia e paura: quali conseguenze potrà mai avere sul comportamento umano questa sostanza che troviamo un po’ dappertutto: acqua, dentifrici, caramelle, gomme da masticare, farmaci, spray, ecc.

http://www.disinformazione.it/processodepuratori.htm








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venerdì, maggio 28, 2004

ACQUA...

L'acqua che beviamo dovrebbe essere questa:

Ossigeno (O2) + Idrogeno (H2) = H2O

- Sali disciolti (bicarbonato, solfati, cloruri): Calcio (Ca), Magnesio (Mg), Sodio (Na), Potassio (K), Ferro (Fe), Stronzio (Sr), Silice (SiO2), Manganese (Mn), Alluminio (Al), etc...

- Gas disciolti: Ossigeno (O2), Anidride Carbonica (CO2), Azoto (Nc) e gas rari.

- pH (concentrazione ione idrogeno - acidità dell'acqua) deve essere sempre tra i valori di 7 / 8 (cioè neutra o leggermente alcolica).

- La composizione chimica dell'acqua è ovviamente legata al tipo di roccia che l'acqua stessa attraversa ed è a contatto nella falda.

L'acqua deve essere inoltre: insapore, inodore, incolore.

Conducibilità elettrica caratteristica: dipende dal contenuto di sali disciolti in essa.

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mercoledì, maggio 26, 2004

Troppo rumore

Studi scientifici attestano il collegamento tra il rumore prodotto dai sonar e le morti di cetacei marini. Quando balene, delfini o altri mammiferi marini si arenano sulle spiagge è possibile che stiano fuggendo dal rumore.

Secondo due ricerche la causa indiretta della morte di decine di balene, delfini e altri cetacei spiaggiati potrebbe essere l'esposizione a determinati tipi di sonar usati durante le manovre militari.

La prima è apparsa sulla rivista Nature. Un gruppo di studiosi, guidati da Paul Jepson dell'Institute of Zoology di Londra, ha collegato la morte di 14 balene, avvenuta lo scorso anno presso le isole Canarie, alle esercitazioni navali della marina militare spagnola. Il rumore prodotto dai sonar avrebbe spaventato gli animali che sarebbero tornati a galla troppo velocemente, rendendoli vulnerabili all'embolia. Il fenomeno si verifica quando una persona immersa risale alla superficie troppo velocemente. Lo sbalzo di pressione troppo rapido provoca la formazione di bollicine di ossigeno nel sangue che possono scoppiare provocando lesioni letali. Secondo i ricercatori, la stessa patologia potrebbe colpire anche i cetacei.

La seconda è la
relazione del biologo statunitense Kenneth Balcomb che ha stabilito che gli animali si sono arenati a causa del disturbo provocato da trasmissioni radar provenienti dalle navi militari che si esercitavano nei dintorni. L'allarme è stato lanciato da Kenneth Balcomb, capo del Center for Whale Research a Friday Harbor, che con l'aiuto di volontari dell'Earthwatch Institute di Boston, ha dovuto soccorrere circa sedici esemplari di balene e un delfino. Al momento dell'autopsia i biologi hanno trovato tracce di emorragie intorno alle ossa del sistema cerebrale e uditivo. Secondo Balcomb sia le frequenze medie che quelle basse possono provocare effetti di risonanza nelle cavità piene d'aria delle balene.

Questa ricerca ha rafforzato la posizione degli scienziati che si oppongono alle proposte di legge che giacciono presso il parlamento nord americano e che mirano a rendere più semplice l'ottenimento dei permessi per fare esperimenti rumorosi negli oceani e ad esentare la marina militare Usa dalla regolamentazione del Marine Mammal Protection Act (Mmpa) del 1972.

Ricordiamo che lo strumento incriminato è un sonar attivo: uno strumento che diversamente dal sonar passivo, che "ascoltava" i rumori di una nave o di un sub per localizzarlo, emette una massiccia serie di onde sonore per lo stesso scopo.
Per l'uomo, un suono di 85 dB causa un danno permanente all'orecchio e un suono di 125 dB causa dolori.

Tomaso Scotti - http://www.lifegate.it/












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martedì, maggio 25, 2004

Perché le balene sono a rischio estinzione?

I cambiamenti climatici, l'assottigliarsi della fascia d'ozono, l'inquinamento chimico ed acustico e la scarsità di cibo dovuto alla pesca eccessiva, sono minacce che l'uomo ha posto sul futuro delle balene.

I cetacei data la loro longevità (anche 200 anni) e la bassa attività riproduttiva sono altamente soggetti ai mutamenti dell'ambiente indotti da questi cambiamenti climatici.

Cause che contribuiscono alla minaccia di estinzione delle balene:

  • Il buco dell'ozono sopra l'Antartico, dove si alimenta la maggior parte delle balene:
    l'aumento dell'esposizione ai raggi UV, può alterare la distribuzione, la quantità, la densità o le condizioni di molte specie preda, quali il krill, riducendo così la quantità di cibo a disposizione di questi mammiferi.
    L'esposizione prolungata ai raggi UV è responsabile dell'insorgere di diverse patologie fra cui il cancro o danni genetici a numerosi organismi.

  • Le sostanze tossiche rilasciate nell'ambiente:
    molte di queste sostanze persistono nell'ambiente e vengono accumulate nei tessuti adiposi entrando così nella catena alimentare.
    Alti livelli di
    POPs sono stati riscontrati nei cetacei. Nelle balenottere minori cacciate dalla Norvegia e destinate all'esportazione in Giappone, è stata riscontrata la presenza di POPs ed altri composti in concentrazioni superiori ai limiti imposti dalle leggi nipponiche.

  • L'inquinamento acustico:
    i rumori possono interferire o mascherare i suoni prodotti dai cetacei alterandone il naturale comportamento, possono causare cambiamenti compartamentali e fisiologici, possono inoltre causare danni all'udito.

  • La pesca eccessiva:
    molti cetacei rimangono imprigionati e muoiono nelle reti da pesca.

  • Le difficoltà nella riproduzione:
    dovute all'eccessiva pressione esercitata dall'uomo sull'ambiente marino. Inoltre le balene hanno un tasso riproduttivo molto basso: dopo un lungo periodo di gestazione mettono al mondo un solo piccolo che rimane accanto alla madre fino a tre anni.

Inoltre la rapidità delle mutazioni ambientali è ben diversa da quella legata a fattori naturali a cui le balene sono sempre sopravvissute. Il degrado oggi procede molto più velocemente ed esse non riescono ad adattarsi.

Tomaso Scotti
http://www.lifegate.it/lg/ambiente.nsf

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categoria:etologia dei cetacei
martedì, maggio 25, 2004

Tursiops truncatus

Banderas Bay, JAL (IV, 2003) - http://www.vivanatura.org/

In occasione dell'annuale riunione dell'Iwc in Italia, a Sorrento dal 19 al 22 luglio, la necessità che la moratoria sulla caccia alle balene sia rispettata e che la priorità si sposti dalla caccia alla protezione delle balene.

Nonostante una moratoria internazionale sancita dalla International Whaling Commission (Iwc), entrata in vigore nel 1986 a fronte dell'evidente impossibilità di cacciare le balene senza provocare una diminuzione della loro numerosità fino a comprometterne intere popolazioni, e il dissenso internazionale, Giappone, Norvegia e Islanda cacciano le balene per scopi commerciali, spacciandola come "ricerca scientifica", nonostante l'organismo per cui la 'ricerca' viene condotta, cioè l'Iwc, non abbia necessità dei dati e abbia chiesto che il programma venga concluso.

Con l'affermazione che le balene impoveriscono gli stock ittici mangiando tantissimo pesce, le nazioni baleniere: Giappone, Norvegia e Islanda continuano a premere per l'annullamento della moratoria per il ripristino della caccia su larga scala. Lo stesso tipo di caccia, commerciale, che nel secolo scorso ha portato le balene sull'orlo dell'estinzione.

La causa reale del declino del pescato va cercata nel sovrasfruttamento della pesca, non nella fame delle balene, molte delle quali sono oramai specie a rischio di estinzione.

Ed è a rischio non solo il futuro delle balene, ma quello dell'ecosistema marino in generale.

A settembre del 2003 il tour in Islanda della nave di Greenpeace, la "Rainbow Warrior", ha dimostrato al governo dell'isola il vantaggio economico e ambientale del turismo, il conosciuto "whale watching", rispetto alla caccia alle balene.
La sola Repubblica Dominicana, ad esempio, ricava 5,2 milioni di dollari dal turismo ecologico, un settore che si è fortemente sviluppato grazie alla creazione del santuario (riserva naturale) delle megattere (Silver Bank Humpback Whale Marine Sanctuary).

http://www.lifegate.it

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domenica, maggio 23, 2004

Un Corridoio Marino nel Pacifico Americano

L'iniziativa della creazione di un corredoio biologico marino nel Pacifico Centrale Orientale della America, annunciata alla Conferenza per lo Sviluppo Sostenibile di Jonnanesburg, Sudafrica, nel 2002, sta per essere realizzato quest’ anno grazie alla collaborazione di vari paesi del Centro e del Sud America.

di Katiana Murillo Aguilar (giornalista e ambientalista costaricense)

Il Costa Rica é un paese della America Centrale che nonostante rappresenti solo il 0,03% del territorio del mondo, ha il 4% della biodiversitá del pianeta. Un esempio di questa ricchezza naturale é l’Isola del Coco, un parco nazionale di 46.6 kilometri cuadrati e 12 miglia nautiche creato in 1978, dichiarato dalla UNESCO Patrimonio della umanità nel 1977, e zona umida d’importanza internazionale alla conferenza di Ramsar nel 1998. Caratterizzato per un alto endemismo, con circa 100 specie di flora e fauna, é una delle isole che formano parte del Corredoio Marino del Pacifico Centrale Orientale.

Questa iniziativa, spinta dai governi del Colombia, Ecuador, Panamá e Costa Rica, attraverso i ministeri dell’Ambiente, consiste in un anello sottomarino di vari kilometri di lunghezza e piú di 200 kilometri di ampiezza, fra Costa Rica ed Ecuador. É composto da cinque archipielagi: Galapagos in Ecuador; Coco in Costa Rica; Malpelo e Gorgona in Colombia; e Coiba in Panamá. Include cinque parchi nazionali e due aree dichiarate Patrimonio della Umanitá (Coco e Galápagos).

Il progetto é appoggiato anche dalle organizzazioni ambientaliste come Conservazione Internacionale, MarViva, Amigos de la Isla del Coco (Amici dell’Isola del Coco), l’organizacione delle Nazioni Unite per la Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) e il Programa delle Nazioni Unite per il Ambiente (PNUMA).

Grazie all’iniziativa del Costa Rica, che ha la Presidenza Protempore del Comité Regionale Ministerale del Corredoio, si e creata una rete fra tutti i paisi della regione. Uno dei principali benefici potrà essere il coordinamento degli interventi per la protezione di specie in pericolo di estinzione come le tartarugue marine, che si spostono lungo il corredoio.

La tartaruga Baula (Dermochelys coriacea), la piú grande del mondo, é una viaggiatrice molto comune del corredoio. Grazie agli studi di telemetria, si sa che esiste una rotta di migrazione principalmente per la ricerca di cibo, che si estende dalle coste del Pacifico Mexicano o costarricense, dove depone le uova, fino al Nord di Chile.

Altre especie di tartaruge marine che utilizzano il corredoio marino sono la Lora (Lepidochelys olivacea), la Verde (Chelonia mydas agazzi) e quella chiamata Cabezona (Caretta caretta). Usano questa via acquatica anche diverse especie di pesci e cetaci come lo squalo martello (Sphyrna lewini) e la balena gibbosa (Megaptera novaeangliae).

Altra importante caratteristica di questo "corredoio marino" è determinata dalla presenza di cordillere sottomarine, vere e proprie montagne e fondali marini che oscillano fra i 200 ed i 700 metri di profonditá. Sono posti di un alto endemismo, come hanno da tempo evidenziato le ricerche del biólogo Ricardo Soto, de la Fundazione AVINA, ONG che appoggia l’iniziativa.

http://www.gev.bologna.it/costarica/corridoio_marino.htm

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domenica, maggio 23, 2004

foto di Mikeswiet

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sabato, maggio 22, 2004

La comunicazione acustica

Nei Cetacei la comunicazione acustica ha acquisito un ruolo privilegiato rispetto ad altre forme di comunicazione; l’acqua infatti, più densa dell’aria, trasmette molto bene il suono e poco efficacemente la luce. La vista è dunque limitata a poche decine di metri, mentre i suoni possono viaggiare anche per centinaia di chilometri. Gli organi per la ricezione e la produzione dei suoni si sono evoluti e diversificati con l’acquisizione della funzione di ecolocalizzazione (biosonar) che è tipica degli Odontoceti e sembra non presente nei Misticeti.

La produzione di suoni è molto varia, sia per l’ecolocalizzazione, con frequenze anche superiori a 150 kHz nei piccoli Odontoceti, che per i segnali di comunicazione che sono a frequenze più basse, generalmente inferiori a 25 kHz negli Odontoceti (delfini, orche, capodoglio) e a 5 kHz nei Misticeti (balene e balenottere).

I fischi modulati dei delfini, come la stenella, molto comune in Mediterraneo, sono rilevabili entro 1-2 km mentre il raggio d’azione dei segnali di ecolocalizzazione è limitato a poche centinaia di metri. Il capodoglio, l’odontoceto di maggiori dimensioni, presente in Mediterraneo, ma difficilmente osservabile, è un animale emblematico per le ricerche di bioacustica. Si sa infatti ben poco del comportamento e della consistenza numerica nei nostri mari; si tratta comunque di un animale sempre più raro a causa delle attività umane, tra le quali la pesca al tonno e al pesce spada con reti derivanti entro le quali spesso si impiglia e trova la morte.

Il capodoglio compie lunghe immersioni, generalmente di 40 - 50 minuti, e riemerge, appena visibile, tradito solo dal caratteristico soffio inclinato in avanti. Ma in immersione emette particolari segnali impulsivi, denominati clicks, con frequenze (30Hz – 30kHz) che coprono e superano la banda udibile. Dotati di elevata intensità e ripetuti in lunghe sequenze, possono essere captati anche a più di 15 km. Prima che la bioacustica ne rivelasse il mistero, i ticchettii e gli schiocchi rilevati dai sonar militari si riteneva fossero prodotti da un fantomatico “pesce falegname”.

Le distanze di propagazione dei segnali a bassa frequenza dei Misticeti sono invece maggiori, nell'ordine delle decine di km ma anche superiori a 100 km per i melodiosi canti della megattera (Megaptera novaeangliae).

La balenottera comune è l’unico misticeto costantemente presente in Mediterraneo: emette segnali a bassissima frequenza, circa 20-40 Hz, che si propagano per decine di chilometri.

Le tecniche di ricerca

Gli studi sugli animali in libertà sono certamente i più affascinanti: in superficie si osservano e descrivono i comportamenti, con la foto-identificazione si catalogano gli individui per riconoscerli quando li si incontrano di nuovo, con gli idrofoni si ascoltano e si registrano le loro voci. La bioacustica è la disciplina che studia le voci degli animali; essa ha un ruolo importante per lo  studio e la Grampoprotezione dei cetacei e dell'ambiente marino: riconoscere i segnali tipici di ciascuna specie consente infatti l’identificazione specifica e in alcuni casi lo studio e il censimento degli animali anche a grande distanza, di notte e con cattive condizioni meteorologiche.

La bioacustica marina studia anche il problema del rumore nell'ambiente marino. Il rumore e le vibrazioni prodotte in mare dalle attività umane, che possiamo definire “inquinamento acustico”, possono interferire in vario modo con la vita animale. Possono limitare la capacità degli animali di comunicare, di chiamarsi e di riconoscersi, ad esempio, nel periodo riproduttivo, ma anche di segnalare situazioni di pericolo o di individuare ostacoli tramite il biosonar. Il rumore può quindi produrre alterazioni del comportamento, diminuire la capacità riproduttiva o indurre l’allontanamento da determinate aree, con gravi implicazioni ecologiche. Approfondire questi aspetti ha una grande importanza nella formulazione di nuove norme per la navigazione e per le attività potenzialmente dannose soprattutto nelle aree tutelate quali Parchi e Riserve marine.

Il Centro Interdisciplinare di Bioacustica dell’Università di Pavia, che da molti anni si occupa di bioacustica marina, ha allestito un sito Web all’indirizzo http://www.unipv.it/cibra/welcome.html dove è possibile ascoltare i suoni dei Cetacei del Mediterraneo.

Gianni Pavan

http://cibra.unipv.it/WEBMUSEOPV/ricerca.htm

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categoria:etologia dei cetacei
sabato, maggio 22, 2004

Curiosità

E' appena partito un progetto americano promosso da alcune case discografiche californiane in collegamento con le associazioni ecologiste legate alle balene: per sviluppare la possibilita' di "approccio" con le megattere stanno arrivando a Tonga periodicamente gruppi e cantanti pop/rock che, su battelli appositamente attrezzati, eseguono e diffondono le loro musiche in acqua.

Il primo esperimento e' stato fatto nell'ottobre 2000 col gruppo rock dei Metallica, che per una settimana a bordo della MV Oleanda hanno diffuso le loro musiche "underwater", sembra con buoni risultati di approccio e "risposta" da parte delle balene. Pare che al progetto abbiano aderito Sting e altre rock star.

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sabato, maggio 22, 2004

Il canto delle megattere

Le megattere comunicano per mezzo di suoni a bassa frequenza. Questi sono molto caratteristici poichè son organizzati in canti altamente strutturati e complessi.
Ogni canto è costituito da un minimo di due a un massimo di nove temi diversi che si susseguono in un ordine preciso. Ogni canto puo durare da pochi minuti a un'ora e mezzo.
In qualsiasi bacino oceanico le popolazioni di megattere intonano lo stesso canto. Con il trascorrere del tempo il canto si modifica gradualmente e tutte le megattere, in tutto il mondo, seguono contemporaneamente questo mutamento.
I canti vegono utilizzati dai maschi durante la stagione riproduttiva, e son richiami molto efficaci, poichè posson esser uditi da una megattera anche a migliaia di km di distanza.

Il "canto" si può udire fino a molti chilometri di distanza. Da studi recenti pare che ogni gruppo di megattere abbia i suoi "motivi", che normalmente sono usati dai maschi durante il rito di corteggiamento, e che in caso di contatti con altri gruppi ci siano evoluzioni, scambi e "plagio" di questi canti. A differenza di altre specie di balene le tonalità sono molto complesse e musicali e veramente affascinanti, tanto che una registrazione dei canti delle megattere fu inserita nel "disco d'oro" portato nella missione spaziale "Voyager". Come nelle canzoni umane, ogni canto contiene sillabe e frasi ritmiche che compongono un tema ben preciso e riconoscibile. Grazie alle numerose registrazioni effettuate dagli studiosi, sono stati fatti passi enormi nello studio delle abitudini e negli spostamenti dei vari gruppi di megattere in ogni parte del mondo. Questo è stato possibile anche perchè sono le uniche balene che stazionano in zone molto vicine alle coste, abitudine che purtroppo è stata da loro pagata cara. 

http://www.animalinelmondo.com - http://www.tongaturismo.info/whale.htm

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categoria:etologia dei cetacei