In difesa delle balene e del Santuario Antartico
Vi siete mai posti il problema: ma è giusto difendere le balene? E' giusto lottare per le balene? E' giusto amare le balene? Io credo che se potessi sentire le risposte della gente, la maggior parte mi direbbe che non ci ha mai pensato perché, normalmente, tutti noi pensiamo più agli animali vicini a noi.
Un esempio concreto su questa tesi si lega bene ai delfini. I delfinari, infatti, in passato hanno fatto conoscere a molte persone animali molto lontani da noi quali i delfini. Così abbiamo imparato a conoscerli e ad amarli e oggi li rispettiamo di più. Per questo credo che oggi i delfinari, così come sono diventati, siano ormai anacronistici.
Ma torniamo alle balene. Per quasi tutti noi è davvero difficile poterle vedere dal vivo ma, credetemi, io che ho potuto osservarle nuotare libere sott'acqua o addirittura dalla riva, come accade nella penisola Valdes in Patagonia, vi posso dire che è uno spettacolo unico, un'esperienza indimenticabile che ti segna per tutta la vita.
C'è invece chi le caccia per mangiarle.
Noi, allora, dobbiamo lanciare un allarme, un grido d'aiuto con l'uomo portavoce di questi animali che non possono gridare la propria indignazione.
Dal 19 e 22 luglio si terrà a Sorrento la riunione annuale della Commissione Internazionale delle balene. Sarà un convegno nel quale verranno prese decisioni importantissime per il futuro di questi splendidi animali. All'ordine del giorno, infatti, c'è la richiesta di revisione del Santuario Antartico dove attualmente non si può cacciare; anche se i giapponesi non rispettano il divieto e cacciano le balene per cosiddetti "scopi scientifici".
Per questo è importante esserci. A Sorrento si dovrà lottare perché, se il santuario dovesse essere eliminato, si aprirebbe alla caccia una grande zona del mondo dove le balene si nutrono e si riproducono. In caso contrario, l'estinzione delle balene non sarà più un'utopia.
Al momento per l'apertura alla caccia nel santuario spingono il Giappone, la Norvegia e l'Islanda. Ed è assurdo che pochi paesi riescano ad avere un ruolo così importante rispetto alla voce di tutti gli altri stati del mondo.
Una tendenza, questa, che deve essere necessariamente invertita dai 48 dei 52 paesi che parteciperanno alla Commissione di Sorrento. C'è soltanto una cosa da chiedere a gran voce a tutti, cioè il definitivo stop alla caccia alle balene anche perché le leggi attuali sono state sempre facilmente aggirare da Norvegia, Giappone e Islanda.
Fino ad oggi Greenpeace è quella che ha fatto di più per promuovere la difesa delle balene e per far conoscere al mondo come i cacciatori trattino le balene. I loro attivisti hanno rischiato più volte la vita.
Ma va anche detto che, nonostante si sia parlato spesso e volentieri di questa tragedia, la strada fatta non è molta. Immaginate, infatti, quanto sia difficile andare a controllare in mezzo all'oceano cosa si comporta l'equipaggio di una baleniera.
La strada, dunque, è in salita e ricca di provocazioni. Come, l'ultima in ordine di tempo, quella della Norvegia (l'unico paese che caccia ufficialmente a scopi commerciali) che ha comunicato proprio in questi giorni quanto segue: il suo periodo di apertura della caccia coinciderà proprio con la riunione internazionale di Sorrento. Il messaggio è chiaro: "noi ce ne freghiamo di quello che andrete a decidere!".
Ogni commento è superfluo! Mi domando ancora una volta: non sarebbe più conveniente investire nel whalewatching (l'osservazione dal vivo delle balene) con milioni di persone che partono da tutto il mondo per andare ad osservare le balene?
Da sempre dico che, così come per tutti gli altri animali, anche da un punto di vista prettamente commerciale, vale di più una balena viva che una balena morta perché il whalewatching è davvero un grande businnes.
In questa occasione voglio chiedere agli italiani di non dimenticare le balene ma di pensarci sempre e soprattutto quest'anno quando, in un momento così importante, la Commissione Internazionale si riunisce in Italia, cioè a casa nostra. Quindi non giriamoci dall'altra parte!
Licia Colò









L'iniziativa della creazione di un corredoio biologico marino nel Pacifico Centrale Orientale della America, annunciata alla Conferenza per lo Sviluppo Sostenibile di Jonnanesburg, Sudafrica, nel 2002, sta per essere realizzato quest’ anno grazie alla collaborazione di vari paesi del Centro e del Sud America.
protezione dei cetacei e dell'ambiente marino: riconoscere i segnali tipici di ciascuna specie consente infatti l’identificazione specifica e in alcuni casi lo studio e il censimento degli animali anche a grande distanza, di notte e con cattive condizioni meteorologiche.
Il "canto" si può udire fino a molti chilometri di distanza. Da studi recenti pare che ogni gruppo di megattere abbia i suoi "motivi", che normalmente sono usati dai maschi durante il rito di corteggiamento, e che in caso di contatti con altri gruppi ci siano evoluzioni, scambi e "plagio" di questi canti. A differenza di altre specie di balene le tonalità sono molto complesse e musicali e veramente affascinanti, tanto che una registrazione dei canti delle megattere fu inserita nel "disco d'oro" portato nella missione spaziale "Voyager". Come nelle canzoni umane, ogni canto contiene sillabe e frasi ritmiche che compongono un tema ben preciso e riconoscibile. Grazie alle numerose registrazioni effettuate dagli studiosi, sono stati fatti passi enormi nello studio delle abitudini e negli spostamenti dei vari gruppi di megattere in ogni parte del mondo. Questo è stato possibile anche perchè sono le uniche balene che stazionano in zone molto vicine alle coste, abitudine che purtroppo è stata da loro pagata cara.