mercoledì, giugno 30, 2004

In missione per salvare le balene

Diecimila balene sono un patrimonio inestimabile e vanno protette. A qualsiasi costo. Per questo, dopo aver chiesto e ottenuto un finanziamento di tremila dollari, un gruppo internazionale di ricercatori è partito alla volta dell'Oceano Pacifico per studiarne i comportamenti ed evitare in tutti i modi i rischi di estinzione.
La spedizione, capeggiata dallo scienziato Jay Barlow e a cui partecipano studiosi e volontari provenienti da varie parti del mondo, rientra in un vasto programma internazionale per la protezione e lo studio della specie a rischio di estinzione. Un programma ambizioso che avrà come oggetto lo studio delle balene del Nord del Pacifico che verranno analizzate con delle particolari sonde sottomarine per poterne catturare i suoni anche quando sono sott'acqua.
Fino a qualche tempo fa i biologi marini credevano che la popolazione delle balene del Nord del Pacifico, decimata negli ultimi dieci anni, non contasse piu' di 2.000 esemplari, scampati miracolosamente al commercio di olio, cibo e fertilizzanti. Gli esperti, adesso un più ottimisti, sostengono invece che gli esemplari ancora presenti nella zona siano appunto piu' di 10 mila, con una percentuale di crescita che oscilla tra il 6 e l'8% l'anno.

Anche se la specie è protetta dalla Commissione Baleniera internazionale, il rischio di estinzione continua ad essere particolarmente sentito dagli studiosi. Il bilancio degli ultimi cento anni è in questo senso poco incoraggiante. Basti pensare che tra il 1925, anno di introduzione della prima nave per l'uccisione e il trattamento delle balene, e il 1975, si stima siano stati uccisi in totale piu' di 1,5 milioni di cetacei. E in Giappone, come in altri Paesi la caccia, seppur per finalità scientifiche, è ancora aperta.

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martedì, giugno 29, 2004
OLTREMARE A RICCIONE: DELFINI COME ROBOT
Inaugurata la nuova struttura di detenzione-spettacolo, Lav denuncia
 
28 giugno 2004 - I delfini prigionieri non sono prerogativa dei soli Vip e così, domani, il delfinario-circo di Oltremare (Riccione) inaugura la nuova attività commerciale anche per le tasche dei comuni mortali, dopo la pre-apertura di alcuni giorni fa per sole persone importanti. Attori condizionati come robot saranno i delfini della Narvalo s.r.l, la più grande società specializzata in giochi da circo con delfini ed affitto di cetacei in giro per l'Italia, persino partorienti.
La LAV non può che esprimere la più ferma condanna per un'attività che è a tutti gli effetti un'iniziativa commerciale ma che ha di bisogno di presentare un'attività scientifica per giustificare la detenzione dei delfini, i quali sarebbero specie protetta secondo la teorica legge.
"Alcuni mesi addietro avevo avuto segnalazione - ha dichiarato Giovanni Guadagna, responsabile LAV settore Zoo e Acquari - che i delfini precedentemente detenuti nei delfinari di Cattolica e Riccione, erano stati trasportati in pieno inverno nella struttura di Oltremare con i rumorosi cantieri ancora aperti. Gli animali si sarebbero perciò mal adattati al nuovo ambiente, sacrificati alla superiore esigenza di aprire il nuovo delfinario a giugno. Il forzato adattamento sarebbe stato ottenuto con un'incredibile deprogrammazione delle abitudini degli animali, obbligati ad accettare un ambiente estraneo e potenzialmente pericoloso".
Incredibilmente è seguita nei giorni scorsi una dichiarazione di Leandro Stanzani, patron del delfinario, che ha riferito circa le "attenzioni" che gli addestratori hanno riservato questo inverno ai delfini, per abituarli al nuovo ambiente. Afferma Leandro Stanzani:
"Una particolare cura richiede il fatto di abituare i delfini ospiti ai rumori del cantiere ancora aperto e per fare questo gli addestratori fanno in modo di associare un rumore fastidioso ad una ricompensa, che può essere una carezza o un pesce, in modo che i delfini possano abituarsi pian piano agli elementi di disturbo collegandoli a qualcosa di positivo e non pericoloso".
"Si devono inoltre considerare i ritmi ossessivi degli addestramenti e degli spettacoli
- continua Giovanni Guadagna della LAV - A Riccione, ad esempio, la giornata inizia, dopo la pulizia della vasca, già alle otto del mattino. Il primo dei cinque allenamenti quotidiani avviene intorno alle 10:30. Dura circa mezz'ora, cadenzato da tre quarti d'ora di pausa e lancio di pesce scongelato. Ci sono poi gli spettacoli, fino a cinque al giorno. Ci chiediamo - conclude Guadagna - quale utilità scientifica, dentro una struttura commerciale dai ritmi così innaturali e frenetici, vi può essere con animali condizionati alla cattività tanto quanto un topo costretto in un laboratorio pronto per essere vivisezionato".
I Delfinari sono l'antitesi dell'amore per il mare, privato dei suoi abitanti imprigionati in quello che è un circo commerciale non a caso aperto nel più grande "divertimentificio" d'Italia. In natura un delfino può vivere oltre cinquant'anni. La vita media di un animale prigioniero in un delfinario è molto inferiore. Per sapere quanti delfini ha posseduto la Narvalo s.r.l. e chi l'ha preceduta a Riccione, le cause della loro morte ed analoga statistica per tutti i delfinari italiani, nelle prossime ore si potrà consultare il reportage pubblicato nelle pagine dedicate ad acquari e zoo, sul sito
www.infolav.org






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lunedì, giugno 28, 2004
Dove riposano le balene
 
Quale logica spinga le balene a seguire le loro rotte migratorie, è un mistero che ancora gli scienziati non riescono a spiegare, come molte altre abitudini di questi colossi del mare. Ma un'equipe di ricercatori australiani è riuscita a svelare la ragione che porta i cetacei a frequentare spesso i porti del Continente Nuovissimo. Per molto tempo si è creduto che le balene andassero nei porti australiani (in particolare quello di Sydney) per motivi alimentari o per semplice curiosità.
Lo studio del team australiano del National Parks And Wildilife Coast (svoltosi con decine di osservazioni nell'arco di due anni) ha accertato che i cetacei prediligono le acque calme e senza corrente dei porti australiani per fare una sosta lungo l'itinerario che dall'Antartide porta le balene fino alla regione del Queensland. Nel mezzo, una sosta un quella strana oasi di pace che è uno dei porti costruiti dagli esseri umani.
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domenica, giugno 27, 2004

Un oceano di plastica
un milione di uccelli marini e oltre 100 mila tartarughe muoiono ogni anno a causa dei rifiuti non biodegradabili lasciati in mare

A quei pochi fortunati bagnanti che ancora non se ne erano accorti di persona, lo ha ricordato la Giornata Mondiale dell’Ambiente, celebrata lo scorso 5 giugno: lo stato di salute dei nostri mari non è dei migliori. Per il 2004, infatti, il World Environmental Day (Wed), istituito dall’Onu nel 1972, ha deciso di focalizzare la sua attenzione sul problema dell’inquinamento delle acque. Una giornata per pensare al “sesto continente”, promuovere l’avvio di buone pratiche nei confronti di questo ecosistema, stimolare la ricerca sugli oceani e i suoi abitanti.

D’altra parte, che ci fosse da preoccuparsi lo aveva già annunciato un articolo pubblicato poche settimane fa su “Science”. Lungo le spiagge e nelle acque che circondano la Gran Bretagna, sono stati ritrovati numerosi composti di fibre artificiali o polimeri come acrilico, poliestere e nylon. Quel che è peggio, queste sostanze sono state rinvenute persino nel plancton, i microrganismi che sono alla base della catena alimentare marina. Una squadra di ricercatori inglesi dell’Università di Plymouth ha raccolto campioni in 17 luoghi diversi. Trovando grandi percentuali di plastiche e fibre artificiali non soltanto nelle acque, ma anche nelle arenicole (i comuni vermi rossi che si trovano sulla sabbia) e nei cirripedi, una varietà di minuscoli crostacei marini.

Ma è allarmante anche il rapporto delle Nazioni Unite presentato proprio in occasione del Wed: più di un milione di uccelli marini e oltre 100 mila tartarughe muoiono ogni anno a causa dei rifiuti non biodegradabili lasciati in mare. Intere bottiglie, pezzi di polistirolo e sacchetti della spesa sono stati trovati negli stomaci di leoni marini, delfini, tartarughe. E pezzi di plastica sono stati trovati anche in esemplari di procellaria artica, una varietà di gabbiano. Pur non essendo dunque un inquinante “diretto”, nel senso che non rilascia sostanze tossiche, la plastica ha ugualmente un forte impatto ambientale proprio perché, non essendo biodegradabile, entra nella catena alimentare quando viene ingerita da uccelli o pesci di grossa taglia.

In generale, dagli anni Sessanta a oggi, la percentuale di spazzatura di plastica nei mari e negli oceani è più che triplicata. “Da una parte abbiamo i rifiuti lasciati dagli esseri umani lungo le spiagge e che poi vengono trascinati dalle correnti, dall’altra il fenomeno della risalita delle acque profonde”, spiega Antonio Pusceddu, docente di Ecologia presso l’Università delle Marche e da tempo studioso della cosiddetta “beach litter”, la spazzatura di spiaggia. “La plastica è un residuo inerte che in oceano diventa un substrato duro, cosa che permette in tempi rapidi la colonizzazione da parte di organismi incrostanti, dai batteri alle spugne e coralli”. La plastica come fonte di biodiversità? Dobbiamo insomma rivalutare la funzione dei rifiuti in mare? “A questo proposito”, continua Pusceddu, “ci sono numerose tesi. In generale bisogna dire che la plastica permette l’installarsi in un ecosistema di specie invasive che fino a quel momento non ne avevano le condizioni. Possiamo dire dunque che più che creare una biodiversità, la sposta”. I detriti di plastica libera, fluttuante, possono inoltre diventare trasportatori di specie per migliaia di chilometri. Si conoscono per esempio varietà biologiche che si sono spostate attraverso dall’Artico all’Atlantico proprio utilizzando questo nuovo vettore. “Possiamo affermare che la spazzatura umana duplica la possibilità di mobilità delle diversità ambientali”, aggiunge l’ecologo.

Nei prossimi mesi sono tante le iniziative destinate ad approfondire lo studio degli ecosistemi marini. A fine luglio si terrà a Genova il simposio europeo di biologia marina, MBES, che ogni due anni focalizza l’attenzione sulle biodiversità negli oceani e nel Mediterraneo. Benché non si abbiano dati aggiornati su quello che gli esperti definiscono “un piccolo oceano caldo”, il mare nostrum merita un’attenzione particolare per le sue caratteristiche svantaggiose: da una parte la sovrappopolazione delle sue coste, dall’altra lo sbocco di fiumi come il Po e il Reno che riversano in mare una enorme quantità di rifiuti e detriti. “Il fatto di essere semichiuso e particolarmente caldo anche ad alte profondità fa sì che si creino zone di accumulo che portano all’estinzione di specie”, spiega ancora Pusceddu. Come affrontare il problema? “La ricerca si sta spostando in questo momento sui microrganismi e batteri capaci di degradare qualsiasi tipo di organismo, compresi, in alcuni casi, gli idrocarburi”. Batteri in grado di rendere meno pericoloso il petrolio, nuovi spazzini dei mari.

Carla Frogheri

da: www.galileonet.it


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sabato, giugno 26, 2004
MIGALOO PRESENTA LA FIDANZATA

24 giugno 2004 - La famosa balena bianca chiamata Migaloo, che da un decennio affascina gli appassionati australiani di whale watching, ha finalmente rivelato uno dei suoi grandi segreti: e' maschio. Il sesso del cetaceo e' stato finora uno dei misteri che circondavano il raro animale, avvistato la prima volta una decina di anni fa nella sua migrazione annuale lungo la costa orientale del continente, ogni inverno, dalle acque antartiche ai mari tropicali a nord dove le balene si riproducono. Il mistero e' stato risolto ieri quando Migaloo, nome aborigeno per ''uomo bianco'', ha presentato in pubblico la sua 'fidanzata'. I biologi marini che la seguivano da una barca di osservazione delle balene a nord di Sydney, giurano ora che sia un maschio. Migaloo ha trascorso infatti gran parte di ieri corteggiando una femmina della specie, ma di comune colore grigio scuro, a poca distanza dalla costa.
''Ne siamo sicuri, era molto protettivo verso la sua nuova amica'', ha dichiarato la biologa marina Sara Smith, che era a bordo della barca di whale watching. ''Abbiamo osservato bene le sue cicatrici. Sono il segno dalle lotte che ha combattuto con altri maschi per attrarre l'attenzione femminile'', ha aggiunto. La giovane balena bianca, che si ritiene abbia circa 14 anni, ha ignorato i nuovi severi regolamenti imposti dal governo locale proprio per la preoccupazione che la sua celebrita' le causasse stress, e si e' avvicinata ripetutamente alle imbarcazioni di turisti e scienziati. Le regole appena introdotte dal governo del Queensland, che ha dichiarato Migaloo ''animale di speciale interesse'' impongono a battelli e altri natanti di mantenere una distanza di almeno 500 metri, pena una multa pari a oltre 7200 euro Secondo l'Organizzazione per il salvataggio e la ricerca dei cetacei in Australia (Orca), si prevede che in questa stagione stiano migrando verso le acque calde del nord oltre 3000 balene di diverse specie. In primavera poi i grandi cetacei ed i loro cuccioli affronteranno il viaggio verso i mari antartici a sud, ricchi di krill, i minuscoli crostacei di cui si alimentano.

BOOM TURISTICO WHALE WATCHING
La passione degli australiani per le balene sta portando un boom turistico destinato a continuare nel futuro. Secondo un recente rapporto dell'International Fund for Animal Welfare (Ifaw), oltre un milione e 600 mila persone si sono dedicate lo scorso anno in Australia al whale watching. Il documento rivela che questo settore del turismo e' cresciuto del 15% dal 1998, contro un aumento complessivo del turismo interno di appena l'un percento. Il direttore per l'Australia dell'Ifaw, Mick McIntire, ha descritto il whale watching come il business turistico del futuro, che ''porta benefici reali alle comunita' costiere, all'economia e all'ambiente, e rafforza il rispetto per queste eccezionali creature''. Il governo australiano proibisce la caccia alle balene gia' da 25 anni, e l'Ifaw esorta le nazioni che ancora cacciano i grandi cetacei, come il Giappone e la Norvegia, a riconsiderare le proprie posizioni. (ANSA)





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giovedì, giugno 24, 2004
Fermiamo la cattura dei delfini

In queste settimane nel mare blu cobalto di alcune isole molto lontane da noi, si sta compiendo un sopruso, un infamia, una barbarie ai danni dei delfini. Sto parlando delle isole Salomon dove uomini senza scrupoli stanno procedendo alla cattura di oltre 200 delfini. Che cosa se ne fanno? Semplice! Serviranno a riempire i delfinari di tutto il mondo, e in special modo quelli europei. Me ne ha dato notizia Cosetta Bordet, una mia amica che vive laggiù e che è soprattutto una amica dei delfini ai quali ha dedicato un intera vita di studio. E per i quali lotta e si adopera per difenderli da tutto e da tutti, soprattutto da uomini senza scrupoli come quelli che stanno agendo in questi giorni.

Cosetta mi ha spiegato che molti dei delfini sono ammassati uno sull'altro. Nei giorni scorsi ne è morto uno, sbranato da un coccodrillo. Degli altri 200 già catturati, molti periranno sicuramente per ragioni di stress perché le condizioni in cui vengono trasportate sono disumane. Queste sono cose che fanno riflettere. Io sono d'accordo con Cosetta quando dice che "il pubblico che riempie i delfinari é altrettanto colpevole di chi oggi sta catturando i delfini alle Salomon".

E' proprio così perché, continuando di questo passo, non sarà più possibile vedere un delfino, ma anche una foca, un'orca o un leone marino, libero in natura. E credetemi non c'è niente di più bello che poter osservare questi animali piroettare tra le onde degli oceani, liberi e felici. In questi anni mi hanno scritto tantissime persone per chiedermi dove è possibile poter nuotare insieme ai delfini. Questa gente sottolinea di aver visto questi animali nei delfinari, a volte di averli accarezzati e, sempre, di essersi divertiti ad ammirare le loro evoluzioni a comando dei loro addestratori.
A loro ho sempre risposto che nuotare con i delfini in mare aperto è molto difficile; semplicemente perchè molto di rado si fanno avvicinare.

Per questo sono nati nel mondo centri dove si può vivere questa emozione ma non in maniera naturale. I delfini, infatti, sono prigionieri in aree più o meno vaste, più o meno belle, ma sempre "prigionieri". Con i delfini, comunque, si può nuotare anche in natura ed in vari posti del mondo come a Eilat in Israele, a Varadero a Cuba, oppure a Roatan in Honduras, in Florida a Key West... Alle Bahamas...
Ed è questo che ognuno di noi deve poter fare.
Basta con queste strutture, come i delfinari, costruite soltanto per far divertire la gente comodamente seduta sugli spalti.

Soltanto così, si possono interrompere traffici come quello della società messicana che oggi si sta arricchendo catturando i delfini delle Salomon. Il prezzo dei cetacei, infatti, é stato fissato a 145.000 euro ed ai pescatori sono andati ben 40.000 euro per ogni mammifero catturato.
Sul mio sito
animalieanimali.it abbiamo invitato i nostri lettori a spedire un fax al Ministero degli Esteri australiano ed all'Alto Commissario australiano in sede alle Salomon per chiedere alle forze d'intervento australiane e neozelandesi di liberare questi delfini. Speriamo davvero che con questo gesto si possa fermare questa crudeltà. Ma c'è bisogno dell'aiuto concreto di voi tutti!

Licia Colò

Tutte le informazioni su
www.animalieanimali.it



















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martedì, giugno 22, 2004
Fauna marina in "alto mare"

Se le tartarughe marine decidono di deporre le uove con largo anticipo non è un caso. Non è un caso neppure che i salmoni cambino rotta prediliggendo il nord. A favorire queste nuovi e inusuali comportamenti sono le temperature dei nostri mari diventate improvvisamente altissime a causa dei guasti provocati al clima dalle attivita' umane. Una vera rivoluzione ambientale che rischia di sconvolgere per prime le abitudini dei principali inquilini di mari e oceani. Nessuno escluso.

Da quando le temperature oceaniche hanno raggiunto livelli insolitamente alti, sono tante le specie animali che hanno vissuto un improvviso stravolgimento delle proprie abitudini. A parte le ormai note
tartarughe della Florida è stata infatti notata un'insolita virata verso nord dei salmoni, un'improvvisa moria di merluzzi e non ultima una improvvisa moltiplicazione di gamberetti. Conseguenze da non sottovalutare anche alla luce degli ultimi dati forniti dal Wwf secondo cui il 35% degli habitat terrestri potrebbe scomparire entro questo secolo.

Se è vero che le maggiori conseguenze ambientali dell'allagamento costiero quali erosione, cuneo salino negli estuari, infiltrazioni di acqua salata nelle falde costiere, perdita di zone umide, hanno già stravolto i cicli dei di tartarughe marine, salmoni e gamberetti, le notizie che riguardano le coste non sono certo più incoraggianti.
L'innalzamento delle temperature che secondo gli esperti potrebbe colpire anche il Mediterraneo - entro il 2090 potrebbe salire di ben 18-30 centimetri (con picchi di 70 nell' Alto Adriatico) - potrebbe spazzare via 4.500 chilometri quadrati di aree costiere e pianure di cui il 62,6% nell'Italia meridionale (soprattutto Golfo di Manfredonia e zone del Golfo di Taranto), il 25,4% nel nord Italia (soprattutto Alto Adriatico), il 6,6% in Sardegna (soprattutto zone della parte occidentale e meridionale) e il 5,4% nell'Italia Centrale (soprattutto medio Adriatico e alcune zone del medio Tirreno).
 






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lunedì, giugno 21, 2004

AUSTRALIA, IL RITORNO DI MOBY DICK

Avvistata una balena bianca, a incontrarla per la prima volta una settimana fa è stata una nave commerciale. Si cerca di rintracciarla.

21 giugno 2004 - - Era scomparsa dal 1992. Ora è tornata. “Moby Dick”, la balena bianca ha rifatto la sua apparizione nelle acque al largo tra Dongana e Garaldton, a circa 450 chilometri a nord di Perth, in Australia. E' lei, uguale a quella immortalata da Melville, l'ossessione del capitano Achab: l'hanno fotografata dall'alto. Nuota vicino alla costa e questo rassicura il Dipartimento per la conservazione, perché la vicinanza alla terra riduce la possibilità che possa essere attaccata dagli squali. Una nave commerciale l'ha avvistata per la prima volta segnalando la sua presenza. Poi è stata fotografata dall'alto, quindi si è inabissata e si cerca di rintracciarla.
I ricercatori pensano che si tratti di un maschio adulto, lungo circa dieci metri e forse è l'unica balena bianca tra la popolazione di cetacei che attraversa la costa est del Paese. E' una vera rarità: si tratta, probabilmente, di una megattera che ha assunto una colorazione candida per una forma di albinismo. Le megattere hanno un corpo allungato, ma più robusto rispetto ad altre come la balenottera comune o la balenottera azzurra. Il capo è allungato. Le sue pinne pettorali possono misurare fino a 5 metri.
La balena comunica per mezzo di suoni a bassa frequenza, detti il "canto delle megattere", che può durare da pochi minuti a un'ora e mezzo. La Southern Cross University ha lanciato un appello: chiunque riesca ad avvistarla, lo comunichi al più presto. La ricerca continua.

www.animalieanimali.it (da Repubblica.it)



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domenica, giugno 20, 2004

IDROTERAPIA, FUNZIONA ANCHE PER I CANI
di M. Balestra* 
L’utilizzo dell’acqua per risolvere problemi muscolari e scheletrici, vale anche per i nostri amici a quattro zampe
   
L'idroterapia è l'arte dell'utilizzo dell'acqua per risolvere problemi muscolo-scheletrici e per prevenire patologie come la displasia del gomito e dell'anca. Viene applicata, nei cani, agli arti e a gruppi di muscoli colpiti da deperimento molto rapido a causa di forzata immobilità, infatti nelle prime 5 settimane di immobilizzazione, la massa muscolare si riduce anche del 30%, il muscolo perde elasticità diventando fibroso e diminuendo la caratteristica contrattilità, senza un appropriato trattamento idroterapico il deficit potrebbe risultare irreversibile, limitando la funzione di movimento.
L'idroterapia come aiuto nella riabilitazione delle funzioni muscolari, deve essere praticata in un range di calore dell'acqua tra i 27° e i 30°, se per alcuni cani anziani si rende necessaria una temperatura superiore, occorre molta attenzione nel monitoraggio del paziente in quanto l'acqua potrebbe surriscaldare l'animale che, al contrario del paziente umano, dispone di una superficie limitata per dissipare il calore.
Risulta difficile applicare tempi e metodi di idroterapia umana nella terapia rivolta all'animale in quanto, la mancanza di dialogo impedisce il controllo della velocità e dell'intensità del nuoto. Il terapista, immerso con il paziente, oltre al controllo delle funzioni vitali dell'animale, deve gestire e a volte limitare il movimento se risulta troppo veloce o intenso.
Indicativamente la terapia dovrebbe essere suddivisa nelle seguenti percentuali di tempo: 20% esercizi che includano riscaldamento e stretching muscolare, 75% esercizi di potenziamento muscolare, 5% esercizi di defaticamento e raffreddamento.
Lo stretching praticato in acqua è un esercizio di fondamentale importanza in quanto, l'allungamento muscolare favorisce il riscaldamento e diminuisce il rischio di trauma e dolore durante e dopo l'attività.
Il potenziamento muscolare si ottiene con movimento sinergico e ripetuto a bassa intensità per un determinato periodo di tempo.
Il defaticamento risulta necessario per ridurre la tensione muscolare e per evitare dolore e contratture, se questa fase non viene particolarmente seguita, la prolungata tensione muscolare potrebbe creare problemi a muscoli e articolazioni.
Per raggiungere gli obiettivi desiderati con l'utilizzo dell'idroterapia, dobbiamo considerare l'intensità e la durata del trattamento.
L'intensità è definita dalla durata della sessione tenendo in considerazione le condizioni cardiovascolari e l'abilità funzionale del paziente. Inizialmente la sessione idroterapica si svolge alternando 2/3 minuti di attività natatoria a 4/5 minuti di riposo durante il quale verranno praticate manovre di P.R.O.M. (passive range of motion) e massaggio.
Nel caso in cui il paziente non possa tollerare a lungo il trattamento a causa delle sue condizioni fisiche, l'idroterapista utilizzerà degli strumenti di assistenza manuale e di galleggiamento.
Si possono distinguere due tipi di trattamento idroterapico: locale cioè circoscritto ad una determinata parte del corpo sulla quale vengono applicate delle garze calde o di ghiaccio a seconda della patologia, solitamente queste applicazioni vengono abbinate a sedute di massaggio terapeutico, sviluppando una sinergia di trattamento rivolta al conseguimento dell'obiettivo.
Il trattamento totalbody viene svolto in piscina, coinvolge tutto il corpo ed è indicato anche per i cani inabili al movimento (paralizzati), infatti l'acqua sorregge il paziente che può muoversi perdendo l'80% del proprio peso a favore di articolazioni e colonna vertebrale, compiendo movimenti che gli sono preclusi in condizioni di gravità.
L'idroterapia in piscina viene applicata con risultati eccezionali nei casi displasia dell'anca e del gomito, i cuccioli delle razze a rischio che iniziano la terapia dai 5 ai 7 mesi, ottengono una costruzione e uno sviluppo fisico ottimale.
Viene impiegata nella riabilitazione dopo intervento chirurgico, negli esiti di frattura, nella cura di artriti, nei cani anziani impossibilitati alla normale attività motoria e nei traumi della colonna, utilissima per aiutare i cani in sovrappeso e per l'allenamento dei cani sportivi o da esposizione che possono mantenersi in forma anche nei periodi invernali.
Le dimensioni della piscina sono molto importanti per aumentare i benefici terapeutici, il terapista infatti, immerso col paziente, può guidare manualmente il movimento degli arti limitandone, se necessario, la velocità.
La piscina, al contrario della vasca, ci permette di utilizzare vari modi per motivare il paziente al fine di stimolarne il movimento.
La presenza del terapista in acqua tranquillizza il cane che solitamente si sente più sicuro aumentando la confidenza con l'acqua e garantendo movimenti più sincronizzati e tranquilli.

* Mariagrazia Balestra, Fisioterapista e Idroterapista

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sabato, giugno 19, 2004

MARE: NAPOLI - GREENPEACE, UNA FLOTTA DI BARCHE PER NO A CACCIA BALENE
IL 18 LUGLIO IN CONCOMITANZA RIUNIONE COMMISSIONE BALENIERA INTERNAZIONALE

Napoli, 18 giu. - (Adnkronos) - Una flottiglia di barche a vela per dire no alla ripresa della caccia alle balene. Ad organizzare l'evento e' Greenpeace, che il 18 luglio radunera' le imbarcazioni a Sorrento. Proprio nella cita' campana dal 19 al 22 luglio si terra' la riunione della Commissione Baleniera Internazionale, che decide il futuro di questi animali.
Ad aprire la flottiglia ci sara' la barca di Fabrizio Tellarini, testimonial di Greenpeace insieme a Giovanni Soldini. Il corteo velico partira' da Meta di Sorrento, dove si svolgeranno diverse iniziative di sensibilizzazione e dove fara' ritorno dopo aver sfilato davanti a Napoli e a Sorrento.



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venerdì, giugno 18, 2004
TUTTI D’ACCORDO: BASTA CON LE SPADARE!
Gli Animalisti Italiani e il Deputato Verde Luana Zanella denunciano l’uso illegale delle reti killer nel sud del Tirreno che uccidono balene, delfini, capodogli e tartarughe marine
  
17 giugno 2004 - “Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto centinaia di lettere e di testimonianze di diportisti e pescatori.” - dichiara Ilaria Ferri Direttore del Settore Cattività e Ambiente Marino dell’Associazione Animalisti Italiani Onlus - “Il sud del Tirreno è imbrigliato da centinaia di chilometri di reti pelagiche derivanti (spadare) bandite per legge dal 2002. Sulla rotta Ustica - Ischia è possibile navigare solo passando attraverso un corridoio costeggiato da chilometri e chilometri di spadare, veri e propri muri della morte per balene, capodogli, delfini e tartarughe marine.
Ciò che è grave è che il decreto del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali (Decreto 27.03.2003, G.U. n°88 15.04.2003) e una successiva circolare del Direttore Generale Tripodi (del 10.04.2003) autorizzano tutte le imbarcazioni che, successivamente al bando europeo per l'uso delle spadare si sono riconvertite con il sistema delle ferrettare, a poter avere a bordo e utilizzare anche il sistema di attrezzi da posta. In questo modo si autorizzano a tutti gli effetti i pescatori ad avere a bordo ed utilizzare attrezzi che sono nella sostanza delle reti derivanti o spadare. In ogni caso è impossibile poter ancorare delle reti che misurano 15 metri di pannello e chilometri di lunghezza.
Già l’anno scorso denunciammo l’uso continuato delle spadare in tutti i porti del sud tirreno, da Bagnara Calabra alle Eolie, e grazie all’intervento dei Deputati Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e Luana Zanella, furono allertati i corpi della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto che riuscirono a bloccare, ma solo per 4 giorni, ben 140 imbarcazioni nel porto di Lipari.
Oggi ci ritroviamo, un anno dopo a dover richiedere ancora una volta l’intervento immediato delle autorità marittime per bloccare questo massacro e questo atto gravissimo di illegalità. Mi domando se, a questo punto, non ci sia una volontà ben precisa e una intenzionale complicità nell’ignorare una così palese ed evidente mancanza di rispetto delle normative vigenti.
“Questa volta non ci fermeremo alla richiesta di intervento delle Autorità Marittime e ad una interrogazione parlamentare che sono già in corso d’opera, ma presenteremo un documento di dettagliato di denuncia all’Unione Europea” – dichiara l’On. Luana Zanella “questa situazione è gravissima e soprattutto rimane impunita ormai da troppo tempo. I cetacei continuano a morire e noi diamo certamente un pessimo esempio di gestione del patrimonio ambientale e marino.”
 
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giovedì, giugno 17, 2004

LE STAGIONI DEL MARE

Normalmente l'anno inizia con un lungo periodo caratterizzato da condizioni idrodinamiche stabili, buona trasparenza dell'acqua e buona illuminazione data dal cielo terso, anche se con breve periodo diurno. In questo ambiente limitato da una temperatura del mare bassa (7°C), si è notato un incremento della copertura algale favorito dalla luce. In questo periodo l'acqua cristallina contrasta con un paesaggio subacqueo apparentemente privo di vita: mancano infatti i pesci. Alcuni si trovano tra gli anfratti in una specie di letargo, altri compiono piccoli spostamenti laddove l'acqua pur fredda non raggiunge le temperature rigide della Riserva. All'aumentare della temperatura e con le prime mareggiate di marzo-aprile la copertura algale viene strappata via dal fondale, in montagna inizia a sciogliersi la neve ed i fiumi trasportano il detrito: da un'acqua limpida e fredda si arriva lentamente ad un'acqua torbida e calda.
Maggio, nonostante l'instabilità è il periodo dell'anno in cui si osserva l'inizio dell'attività dei pesci. La temperatura dell'acqua, spesso velocemente, raggiunge e supera i 15°C.
L'estate vede un calo graduale della copertura algale soprattutto nei pressi della superficie dove l'acqua raggiunge e supera i 28°C. Il fenomeno, oltre alle condizioni ambientali estreme, è dovuto quasi certamente alla temperatura dell'acqua e dalla presenza di erbivori. I mesi estivi tra luglio e settembre sono caratterizzati dalla maggiore presenza di specie animali.
Il nostro autunno coincide in mare con l'abbassamento della temperatura, la graduale comparsa delle specie ittiche e la graduale ricomparsa di specie algali non più soggette alla brucatura. All'abbassarsi della temperatura si verifica il primo esodo dei pesci, con la prima bora, la Riserva assumerà l'aspetto invernale in attesa del caldo.

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