martedì, agosto 31, 2004

Aumentano i lamantini della Florida
Gli animali sono a rischio di estinzione

28.08.2004 - Le popolazioni di lamantini stanno crescendo a tassi regolari in due delle quattro regioni della costa della Florida, ma potrebbero essere in stallo o in declino nelle regioni rimanenti. Lo sostiene un rapporto del Geological Survey degli Stati Uniti (USGS), pubblicato recentemente sul numero di luglio della rivista “Marine Mammal Science”.
In tre studi condotti dall’USGS, la prima analisi comprensiva della popolazione pubblicata da 9 anni a questa parte, gli scienziati hanno documentato i tassi di sopravvivenza, di riproduzione e di crescita delle popolazioni del lamantino della Florida, una specie in pericolo.
“Negli ultimi 10 anni, - spiega il ricercatore Michael Runge - il tasso di crescita annuale della popolazione in due delle regioni è salutare. Una regione sembra essere in declino, mentre la quarta si mantiene probabilmente stabile. Stimiamo che le popolazioni di lamantini nella regione nord-occidentale e in quella dell’Upper St. Johns River presentino una crescita annuale rispettivamente del 3,7 e del 6,2 per cento. Queste stime sono in linea con studi precedenti e, lasciando un margine all’errore, suggeriscono una buona ripresa di queste popolazioni”.
Il rapporto conclude affermando che il tasso stimato di crescita annuale nella regione atlantica della Florida è dell’1,1 per cento, ma il margine di errore in questo caso è abbastanza grande da ipotizzare che la popolazione sia stabile o leggermente in calo. Nella regione sud-occidentale, invece, il tasso stimato è negativo (-1,1 per cento l’anno), con un margine di errore tuttavia superiore a quello delle altre regioni.

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lunedì, agosto 30, 2004

GLI ACQUARI DEL FUTURO SARANNO IN MARE?

La via auspicata anche dagli studiosi è quella di un compromesso attraverso la sperimentazione di sistemi alternativi.

30 agosto 2004 - Gli acquari così come gli zoo in generale sono al centro di un dibattito che contrappone chi condanna la reclusione degli animali in cattività e coloro che sostengono l'utilità' di delimitare ambienti il più possibile naturali nei quali ricostruire gli habitat soprattutto per le specie minacciate.
La via auspicata anche dagli studiosi è quella di un compromesso attraverso la sperimentazione di sistemi alternativi: la delimitazione cioè in ambienti naturali di aree sottoposte a criteri rigidi di tutela, destinate soprattutto a scopi di ricerca e didattici.
Gli acquari di nuova generazione dovrebbero utilizzare l'ambiente e i fondali marini, abitati dai principali organismi che li popolano abitualmente. Alcuni tecnici raccomandano l'allestimento di vasche sensoriali poste più in basso ed aperte superiormente, che permettano al visitatore un contatto diretto con alghe e invertebrati come stelle, ricci di mare, e altri organismi. In questo caso i criteri dovrebbero essere ancora più rigidi.
Una delle controindicazioni degli acquari tradizionali è che con la pratica del popolamento e dell'approvvigionamento d'acqua venissero immesse specie non indigene che in caso di contiguità con l'ambiente circostante sono sfuggite al controllo e hanno compromesso la biodiversità.
Ma una volta sottoposti a particolare criteri di sorveglianza e tutela, gli acquari del futuro, secondo gli studiosi, dovrebbero integrarsi se non addirittura fare parte dell'ambiente naturale.
E' questo lo spirito che anima le riserve naturali marine, zone di mare che, per le loro peculiari caratteristiche morfologiche, oceanografiche e biologiche, sono meritevoli di tutela e gestione, costituite da ambienti marini, dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti, che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche e biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marina e costiera e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono.
ttualmente esistono nel mondo circa 3.000 aree marine protette di vario tipo: parchi, riserve, oasi, santuari, zone di tutela biologica, aree pelagiche e riserve biogenetiche, parte delle quali comprendente anche la fascia costiera terrestre.
Numerosi sono i parchi marini nel Mediterraneo: oltre a quelli italiani, i più noti sono quelli francesi (Port Cros, Banyuls, Scandola, Lavezzi), quelli spagnoli (Isole Medes, Tabarca, Columbretes), quelli greci (Zacinto, Sporadi settentrionali), quelli croati (Lokrum, Maloston), quello di Zembra in Tunisia.
Tutti hanno come principale obiettivo la conservazione e la tutela di aree di particolare interesse , ma sono anche dotate di laboratori adeguati e di efficaci mezzi di rilevamento e di studio, unendo la finalita' scientifica con quella della conservazione. E probabilmente l'estensione di una esperienza italiana di eccellenza, quella delle oasi blu come Gianola, Monte Orlando, Villa di Tiberio e Scogli Isca, gestite dal Wwf che ne cura anche la sorveglianza e la manutenzione, potrebbe mettere in pratica l'esperimento degli acquari aperti all' interno delle zone marine protette.

www.animalieanimali.it









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lunedì, agosto 30, 2004

¿PARA QUÉ SIRVEN LOS ACUARIOS?

“...la calidad de vida de un animal encerrado y exhibido nunca puede ser la misma que la de uno en libertad. Claro que ellos no pueden expresarse, sólo pueden sufrir y aún en esas condiciones podrían parecer divertidos y alegres, en especial si se trata de un delfín con su clásica sonrisa dibujada en la comisura de su boca. La gente se olvida o simplemente no sabe que aún muerto el delfín mantiene esa sonrisa.”

Extracto del libro: “Orcas, entre el mito y la realidad”

Quien no recuerda aquella escena de la película “Liberen a Willy” donde el pequeño protagonista, ante las terribles lamentaciones de Keiko o “Willy” (actor principal que aún hoy sigue esperando que lo liberen), trepaba a un poste, y se encontraba con que fuera del oceanario, la familia de Willy, sufría como él.

Los cetáceos no nacen por generación espontánea, la mayoría de los que se encuentran en cautiverio, fueron arrancados de una familia bien constituida, para, mediante un traumático transporte, ser instalados en un ambiente desconocido, donde se verán forzados a trabajar.

La vida en libertad

Los cetáceos pueden vivir en una gran variedad de habitats acuáticos, desde los profundos océanos polares a ríos y estuarios ecuatoriales. El tamaño de los grupos varía de individuos casi aislados, a grandes bandos de miles de animales.

Las orcas permanecen con sus madres de por vida. Cada orca es el miembro de una manada, grupo con dialecto propio formado por una madre, sus hijas y las crías de éstas. Por su parte, la mayoría de los delfines también nadan en grupos familiares, formados generalmente por 3 a 10 animales. Las hembras navegan con sus crías, mientras que los machos forman grupos de 2 ó 3 individuos, para permanecer juntos durante años. Las manadas pueden interactuar, formando bandos.

En la vida de todos los días, tienen 3 prioridades importantes: la alimentación (individual o grupal), la reproducción, y la defensa contra los predadores. Otras actividades son las comunicaciones (físicas y sonoras), la alimentación y educación de las crías, los juegos, las migraciones, los cortejos, la gestación, y la interacción con otros grupos.

La vida en cautiverio

Los parques marinos son como prisiones para estos mamíferos marinos. Mientras que en libertad pueden viajar varios kilómetros diarios en el mar abierto, en cautiverio son instalados en piletas de hormigón, muy pequeñas en proporción con su tamaño y velocidad de desplazamiento. Conclusión: para no chocar contra las paredes, se ven obligadas a nadar constantemente en círculos.

Además, no encuentran los estímulos constantes de su entorno, no pueden desarrollar su comportamiento natural, ni interactuar con otros miembros de su grupo. Como consecuencia de todo esto, muchos desarrollan comportamientos estereotipados, volviéndose agresivos contra otros cetáceos y entrenadores (golpes, mordeduras e intentos de mantenerlos en el fondo, a veces provocando la muerte del otro), aburridos o deprimidos.

En libertad, los cetáceos utilizan un sistema de ecolocalización, el cual consiste en la emisión de un haz intenso de sonido, de alta frecuencia, que rebota en un objeto y regresa en forma de eco, ayudando al animal a determinar su distancia, posición y tamaño. En los estanques, estas ondas sonoras rebotan contra las paredes todo el tiempo, enloqueciéndolos.

Entrenamiento

Los cetáceos son animales muy inteligentes, que llevan a cabo relaciones sociales complejas, y tiene que sortear problemas constantemente. Por lo tanto, es lógico que se rehusen a realizar piruetas y trucos sin una buena razón (en libertad, los saltos y zambullidas son empleados como formas de comunicarse y coordinar tareas conjuntas como la pesca). Algunos entrenadores para obligarlos a aprender y realizar los espectáculos, pueden llegar a negarles el alimento, aislarlos (lo que es muy cruel en el caso de estas tan sociables criaturas), y hasta golpearlos.

Estos métodos de aprendizaje, sumados a el hecho de haber sido separados de su familia, instalados con individuos ajenos a su grupo social, constantes ruidos del entorno (léase música, altoparlantes, pirotecnia, etc.), y la total falta de privacidad debida a grandes ventanales; aumentan en ellos los niveles de stress y ansiedad.

Heridas frecuentes

-Torsión de la aleta dorsal, conocida como síndrome de la aleta caída, debida a las piletas con poca profundidad.
-Enfermedades de la piel, debidas a aguas con mucho cloro
-Irritaciones oculares, debidas al cloro y otros químicos de las piletas.
-Heridas y muertes relacionadas con el nivel de stress.

Educación

Mientras los parques marinos aseguran que están educando al público acerca de la vida de los mamíferos marinos, están de hecho, exponiendo información errónea. Los delfines y orcas no pueden comportarse naturalmente en una pileta de hormigón, tan distante a su extensa casa azul. Privados de la estructura social que naturalmente guía sus vidas, su comportamiento es tan influenciado por el stress, que no son una representación acertada de la vida marina (son ilusiones, en palabras de Jacques Cousteau). De esta manera, el público que se quería educar, no llega a preciar los fuertes lazos que existen entre los miembros del grupo, o sus actividades diarias. Sólo quedan retenidas imágenes de entrenadores cabalgando orcas, y delfines realizando pequeños trucos. En el caso de las orcas, ni siquiera son iguales físicamente a sus parientes en libertad, ya que tienen sus aletas dorsales dobladas, mientras que los otros exhiben imponentes aletas que pueden llegar a los 2 metros.

Así mismo, tampoco los profesionales pueden obtener información confiable, ya que estos animales están constantemente angustiados, comportándose de manera antinatural.

El mensaje que deja esto es que es válido explotar a otros seres vivos, disminuirlos y atormentarlos en pos del entretenimiento humano.

Muchas veces la información es vaga, muchos salen del acuario sin todavía poder contestar si la orca es un delfín o una ballena, o porqué tienen la aleta dorsal caída. A la vez, sus mismas propagandas son confusas, llaman “ballena” al delfín beluga, y “convivir en libertad” al cautiverio. Por otro parte, no se puede justificar el encierro de estos colosos del mar, con la mera liberación de algunos pinguinos al año. Es loable el acto de rehabilitar animales enfermos o lastimados (muchas veces por la misma mano del hombre), pero no se puede ser bueno con unos y cruel con otros, se debería dar un mensaje de igual respeto hacia todos los habitantes del mar.

Expectativa de vida

Mientras uno podría esperar que en ausencia de polución y predadores los cetáceos tengan una mayor calidad de vida (uno de los argumentos que justifican el cautiverio), los resultados no muestran lo mismo.

En libertad, los delfines viven entre 25 y 50 años, y entre las orcas los machos viven de 30 a 60 años, y las hembras de 50 a 90 años. Las orcas cautivas mueren dentro de los 10 primeros años de cautiverio, por lo general, antes de llegar a los 21 años, mientras que la mayoría de los delfines muere antes de los 2 años de cautiverio.

A pesar de estos altos índices de mortandad, y de que los nacimientos en cautiverio son muy inusuales, los parques marinos continúan capturando animales salvajes. Salvo que usted haya prestado especial atención a las características de cada individuo en particular, es muy difícil que pueda apreciar cuándo han reemplazado algún animal por otro desde su última visita.

Las muertes relacionadas con el nivel de stress son muy comunes. Algunos animales pueden cometer suicidio, estrellándose contra las paredes del estanque repetidas veces, hasta destrozar sus cráneos. Cabe agregar además, las horrorosas muerte de algunos animales, que en recintos cerrados, no pueden evitar las embestidas de otro animal agresivo.

¿Qué se puede hacer?

-Ayude a difundir los objetivos y fundamentos de la liberación animal
-Inscríbase en algún grupo que luche por los cetáceos.
-Escriba cartas de protestas a los personajes clave, organice peticiones y respalde las campañas en este sentido.
-Si usted tiene algún conocimiento o profesión que pueda ser útil para los cetáceos (tal vez es usted periodista, director de cine, experto en informática, por ejemplo) ofrezca una parte de su tiempo y pericia.
-Elimine el pescado de su dieta, en especial las especies de las que se alimentan la mayoría de estos cetáceos (atún, caballa, arenque, salmón, etc.). De esta manera usted estará ayudando a los animales salvajes conservando su fuente de alimento, y no apoyará la matanza de estos mamíferos marinos presos en redes de arrastre y costeras, herramientas fundamentales de la cada vez mayor demanda de pescado.
-Ayudar a mantener sus habitats sin modificaciones, libres de contaminación, pesca excesiva y otras actividades humanas; es primordial para evitar que los animales tengan que ser luego “cuidados” en parques marinos.

Por último, no visite parques marinos, acuarios, ni cualquier otro tipo de establecimiento que mantenga mamíferos marinos en cautiverio (zoológicos, hoteles, etc). Si a usted no le alcanza con la gran variedad de documentales que se puede apreciar en la televisión hoy día, sino que prefiere el contacto un poco más directo, en todos los mares y océanos se puede encontrar mamíferos marinos. En las playas de Puerto Madryn usted puede estar cerca de las colosales ballenas francas, los elefantes marinos, y si tiene suerte, observar orcas en libertad. También puede visitar las loberías de Mar Del Plata, Cabo Polonio (Uruguay), y Puerto Pirámides, aventurarse a Puerto Deseado, en busca de las simpáticas toninas overas, tal vez, una escapada a Brasil, o sino, tan sólo visitar la costa bonaerense, esperando tener la suerte de muchos otros de poder visualizar orcas, toninas, o ballenas francas, desde una escollera.

Por supuesto que es más cómodo tomarnos un colectivo, y por 5 pesos, tener frente a nosotros un grupo de lobos marinos en plena capital federal. O, en nuestras vacaciones en la costa, pasar en el acuario un día en familia, disfrutando de orcas y delfines.

Pero, ¿puede nuestro entretenimiento pasajero justificar tan prolongada angustia y dolor en estos maravillosos animales? ¿Para qué sirven los acuarios?

Facundo Moyano

Bibliografía:
-Orcas, entre el mito y la realidad. Juan Carlos López. Editorial Sudamericana.
-Ballenas, delfines y marsopas. Carwardine-Hoyt-Fordyce-Gill. Editorial Planeta.
-Marine Parks. Boletín informativo de la asociación Last Chance For Animals
-Dolphins in captivity: an overview. Boletín informativo de la agrupación Fund For Animals .
-Orcas in captivity: an overview. Boletín informativo de la agrupación Fund For Animals

http://www.uva.org.ar/acuarios.htm



















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sabato, agosto 28, 2004
Tornano in mare sette caretta-caretta salvate e curate dal Fondo Siciliano per la Natura
 
Ragusa. I volontari del fondo siciliano per la natura hanno salvato e curato 7 tartarughe della specie Caretta-Caretta che sabato prossimo verranno liberate nel mare al largo di Pozzallo, nel ragusano. Gli animali verranno lasciati liberi in mare nel corso di una spedizione con le motovedette della Capitaneria di porto di Pozzallo.
Due giorni fa, a Catania, gli stessi volontari del fondo siciliano per la natura avevano liberate altre due testuggini della stessa specie, da anni considerata protetta perche' a rischio di estinzione.

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venerdì, agosto 27, 2004

Un sorriso di balena?

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venerdì, agosto 27, 2004
BRANCALEONE: NATE 100 TARTARUGHE MARINE
Un evento che si ripete puntualmente sulle spiagge della costa dei Gelsomini, vicino Reggio Calabria, monitorate dagli attivisti del Wwf e dai ricercatori dell’Università di Reggio Calabria.

25 agosto 2004 - Ed eccole, puntuali, sgusciare dalla sabbia di Brancaleone (RC), ben cento tartarughine, il cui nido era stato sorvegliato per settimane dai ricercatori dell'Universita della Calabria, diretti e coordinati dal Prof. Toni Mingozzi, e da attivisti del WWF.
L'evento era atteso proprio in una di queste notti, considerata la data in cui "mamma" tartaruga aveva depositato quel prezioso carico di uova in una buca scavata nottetempo proprio sul litorale di Brancaleone, piu o meno nello stesso periodo in cui altre femmine di Caretta caretta avevano scelto quel tratto di spiaggia per compiere il loro dovere di riproduttrici.
Dopo il primo nido, la cui schiusa si e verificata nella notte del 12 agosto, il ricercatore universitario Giampiero Masciari, del Dipartimento di Ecologia dell'UNICAL e alcuni volontari del WWF provenienti da diverse località (grazie ad un annuncio diffuso sul sito del WWF Italia), hanno potuto assistere, alcuni per la prima volta, all'evento davvero straordinario ed emozionante della nascita di circa un centinaio di piccole tartarughe.
I disagi determinati da tante notti passate in tenda a vegliare vicino al nido sono stati perciò ampiamente ricompensati dalla gioia di vedere quei piccoli esseri corazzati, ma ancora tanto delicati, affannarsi per correre verso il mare, guidati da un istinto ancestrale e accompagnati dagli sguardi estasiati dei loro amici "terrestri".
La nascita delle tartarughe marine a Brancaleone e in altre zone della costa ionica reggina conferma dunque anche quest'anno il grande valore naturalistico dell'area, tant'è che alcune località sono state gia dichiarate "Siti di Importanza Comunitaria" proprio perchè luoghi di nidificazione di una specie prioritaria quale appunto la "Caretta caretta".
L'Università della Calabria e il WWF ringraziano l'Amministrazione Comunale di Brancaleone per l'appoggio e il sostegno che ha offerto all'iniziativa di tutela dei nidi, dimostrando come, con un po' di buona volontà e di sensibilità, si possano conciliare le esigenze della conservazione naturalistica, con una sana fruizione turistica. Non dimentichiamo infatti che la Costa dei Gelsomini in questo periodo e stata meta di tanti vacanzieri e che anzi la nascita delle tartarughe non può che rappresentare un motivo in più per valorizzare quei luoghi attraverso il rispetto della natura.

www.animalieanimali.it






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giovedì, agosto 26, 2004

Fermiamo la cattura dei delfini
di Licia Colò

In queste settimane nel mare blu cobalto di alcune isole molto lontane da noi, si sta compiendo un sopruso, un infamia, una barbarie ai danni dei delfini. Sto parlando delle isole Salomon dove uomini senza scrupoli stanno procedendo alla cattura di oltre 200 delfini. Che cosa se ne fanno? Semplice! Serviranno a riempire i delfinari di tutto il mondo, e in special modo quelli europei. Me ne ha dato notizia Cosetta Bordet, una mia amica che vive laggiù e che è soprattutto una amica dei delfini ai quali ha dedicato un intera vita di studio. E per i quali lotta e si adopera per difenderli da tutto e da tutti, soprattutto da uomini senza scrupoli come quelli che stanno agendo in questi giorni.

Cosetta mi ha spiegato che molti dei delfini sono ammassati uno sull'altro. Nei giorni scorsi ne è morto uno, sbranato da un coccodrillo. Degli altri 200 già catturati, molti periranno sicuramente per ragioni di stress perché le condizioni in cui vengono trasportate sono disumane. Queste sono cose che fanno riflettere. Io sono d'accordo con Cosetta quando dice che "il pubblico che riempie i delfinari é altrettanto colpevole di chi oggi sta catturando i delfini alle Salomon".

E' proprio così perché, continuando di questo passo, non sarà più possibile vedere un delfino, ma anche una foca, un'orca o un leone marino, libero in natura. E credetemi non c'è niente di più bello che poter osservare questi animali piroettare tra le onde degli oceani, liberi e felici. In questi anni mi hanno scritto tantissime persone per chiedermi dove è possibile poter nuotare insieme ai delfini. Questa gente sottolinea di aver visto questi animali nei delfinari, a volte di averli accarezzati e, sempre, di essersi divertiti ad ammirare le loro evoluzioni a comando dei loro addestratori.
A loro ho sempre risposto che nuotare con i delfini in mare aperto è molto difficile; semplicemente perchè molto di rado si fanno avvicinare.

Per questo sono nati nel mondo centri dove si può vivere questa emozione ma non in maniera naturale. I delfini, infatti, sono prigionieri in aree più o meno vaste, più o meno belle, ma sempre "prigionieri". Con i delfini, comunque, si può nuotare anche in natura ed in vari posti del mondo come a Eilat in Israele, a Varadero a Cuba, oppure a Roatan in Honduras, in Florida a Key West... Alle Bahamas...
Ed è questo che ognuno di noi deve poter fare.
Basta con queste strutture, come i delfinari, costruite soltanto per far divertire la gente comodamente seduta sugli spalti.

Soltanto così, si possono interrompere traffici come quello della società messicana che oggi si sta arricchendo catturando i delfini delle Salomon. Il prezzo dei cetacei, infatti, é stato fissato a 145.000 euro ed ai pescatori sono andati ben 40.000 euro per ogni mammifero catturato.
Sul mio sito
animalieanimali.it abbiamo invitato i nostri lettori a spedire un fax al Ministero degli Esteri australiano ed all'Alto Commissario australiano in sede alle Salomon per chiedere alle forze d'intervento australiane e neozelandesi di liberare questi delfini. Speriamo davvero che con questo gesto si possa fermare questa crudeltà. Ma c'è bisogno dell'aiuto concreto di voi tutti!














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mercoledì, agosto 25, 2004
AVANZA l’INVASIONE DEL GAMBERO-KILLER AMERICANO
In cinque anni dalla Toscana è quasi arrivato in Piemonte e nel Lazio. E’ vorace e, per questo, molto pericoloso per le specie animali e vegetali autoctone.
 
19 agosto 2004 - E' vorace, inarrestabile e soprattutto un pericoloso invasore che rischia di mettere ko, e per sempre, specie animali e vegetali autoctone. Cosi', da marginale curiosita' scientifica sta diventando un fenomeno preoccupante il gambero della Louisiana, il cosiddetto ''gambero-killer'', capace di distruggere in poco tempo ecosistemi consolidati.
In soli cinque anni questa specie ha risalito la costa tirrenica (lago di Massaciuccoli; fiume Serchio), poi oltre meta' corso dell' Arno, affluenti compresi, ed ha raggiunto Firenze, dove cospicui avvistamenti sono stati fatti nei giorni scorsi anche nel torrente Mugnone, dentro la citta'. Presenze sono segnalate anche in laghetti del Chianti, nel fiume Bisenzio e nel torrente Marina tra le industrie tessili, mentre altri focolai vengono osservati in zone del Piemonte e del Lazio. Nella sua espansione il gambero-killer ha asfissiato, provocandone l' eutrofizzazione, laghetti artificiali e stagni, e colonizzato rive di fiumi e torrenti. Il gambero-killer puo' raggiungere 20 centimetri di lunghezza, ha un colore rossastro e vive in acque dolci.
Il nome scientifico e' ''Progambarus Clarkii'' e gli esperti - in allerta per la sua eccessiva presenza - giurano che ha una polpa commestibile (se allevato in acque pulite) e, dicono, buonissima, ma anche che, quando aggredisce un habitat (laghi, stagni, fiumi a corso lento, paludi, campagne umide), lo distrugge completamente mangiando uova di pesci, di anfibi (rane e salamandre su tutti) e di insetti acquatici, e poi, finiti questi, le specie vegetali presenti (alghe, piante acquatiche).
''Un disastro che rischia di annullare le biodiversita' - commenta Gilberto Tozzi, direttore del Centro di scienze naturali di Galceti a Prato -. E pensare che solo cinque anni fa la sua presenza era limitata al lago di Massaciuccoli, quello caro a Giacomo Puccini, e nel fiume Serchio, in Garfagnana, dove si riverso' dopo esser uscito dal controllo degli allevamenti di chi lo aveva importato dagli Stati Uniti per tentare un business alimentare''.
''Le maglie delle reti di protezione degli allevamenti erano strette - racconta Tozzi -, ma non abbastanza da contenere i gamberi appena nati, di pochi millimetri, che le passavano tranquillamente''.
E cosi' nacque l'invasione. Dalla provincia di Lucca, al Pisano, e poi, risalendo, ancora su fino alla piana di Prato, al fiume Bisenzio e a Firenze, lungo tutto il bacino dell' Arno. Il segnale piu' forte lo si ebbe in un giorno di forte acquazzone di un paio d' anni fa. Migliaia di gamberi-killer si riversarono sulla carreggiata dell' autostrada A 11 Firenze-Mare dai fossi della piana pratese creando addirittura problemi agli automobilisti.
''Ma piu' prosaicamente - racconta ancora Tozzi - ci siamo accorti della sua presenza per via dei cinesi immigrati a Prato, che uscivano, fangosi ed insudiciati, da fossi, rii e stagni della piana, anche inquinatissimi. Andammo a chiedere che cosa cercavano in specchi d' acqua inquinati da metalli pesanti e scarichi industriali. Scoprimmo che catturavano i gamberi-killer a sacchi per mangiarli''. L' invasione vorticosa viene spiegata con due dati: l' alta capacita' riproduttiva (ogni femmina di questo crostaceo deposita fino a 700 uova in un anno) e in Europa non ha predatori naturali, ''anche se - e' sempre Tozzi che parla - sto notando che alcune specie volatili si stanno specializzando nella sua cattura, come l' airone rosso e l'airone cirenino, la garzetta e il tarabusino''.
Dove puo' arrivare il gambero-killer? Secondo Tozzi ''dappertutto, meno che alle pendici dell' Appennino: non ce la fa, infatti, a risalire la corrente di fiumi e corsi d'acqua torrentizi.Inoltre evita i percorsi pietrosi; preferisce le rive fangose [...]
 
(Ansa/Michele Giuntini)








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lunedì, agosto 23, 2004

TARTARUGHE ABBANDONATE

E’ accaduto a Torino e stesso destino per tre papere e centinaia di pesci.

19 agosto 2004 - Non solo cani e gatti vengono abbandonati durante le vacanze, ma anche tartarughe, anatre e pesci. Un esempio lo si e' avuto a Torino dove, in una fontana nel centro della citta', sono stati recuperati e tratti in salvo 20 testuggini americane, di quelle aggressive dalla guancia rossa, tre papere e un centinaio tra carpe, pesci gatto americani e pesci rossi.
Sono intervenuti gli agenti del servizio Tutela fauna e flora della Provincia che stamattina hanno trasferito gli animali dalla fontana di piazza Statuto al lago grande del parco della Pellerina. L'operazione, durata alcune ore, si ripetera' anche per altre fontane, dove pero' gli animali non sono altrettanto numerosi. Attratti dalla loro bellezza, gli umani se ne impossessano, poi la loro gestione domestica si rivela col tempo meno semplice del previsto e, soprattutto, ingombrante nel periodo estivo. Le tartarughe dalle guance rosse, il cui commercio e' vietato dal 1997, crescendo, inoltre, diventano aggressive e, infatti, sono numerosi i pesci della fontana di piazza Statuto trovati con ferite frutto dei loro morsi.
Persino gli innocui pesci rossi, acquistati nei negozi di animali o vinti come premio al luna park, dopo essere stati passatempo dei bambini, spesso sono lasciati al loro destino, in pubbliche acque metropolitane. Piu' stravagante la scelta di tenersi le anatre in casa. Le tre nella fontana di piazza Statuto, tutte dall' aspetto adulto e di almeno sei mesi, sono due bianche, domestiche, e una germanata, cioe' nata dall' incrocio con un germano reale.
L'ipotesi del Servizio di tutela della Provincia e' che siano state acquistate quand' erano soltanto pulcini e siano poi state abbandonate dopo la crescita, per la difficolta' a mantenerle in un appartamento o comunque a trovare qualcuno a cui affidarle durante le ferie estive.
''Raccomandiamo di non acquistare mai - sottolinea Leone Ariemme, dell' ufficio stampa del Servizio Tutela provinciale - se non si e' certi di poterli tenere con se' per tutta la loro vita. Liberarli significa metterli a rischio, ma anche mettere a rischio l' ambiente naturale in cui vengono inseriti''.
Un esempio di questo pericolo e' quello dell' inserimento delle tartarughe dalle guance rosse sul nostro territorio, dove sono presenti le tartarughe locali,che subiscono spesso i loro attacchi. Il consiglio degli esperti e' quello di restituire gli animali ai negozi, quando possibile, oppure di rivolgersi ad associazioni e enti pubblici, che sapranno indicare una sistemazione adatta a loro e rispettosa sia dell' ambiente che della legge.

(Ansa)






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domenica, agosto 22, 2004

The fish and the dog...

THE COOK ISLANDS. Rarotonga. Fish heads which have been left by fisherman on the reef. The clinic constantly treats dogs which have eaten the heads and guts become paralysed from fish poisoning. They are paralysed for up to 6 to 8 weeks. February 2003.

http://www.magnumphotos.com

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sabato, agosto 21, 2004

foto di Pat Di Fruscia - Timecatcher.com

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giovedì, agosto 19, 2004

TRASMETTITORI SATELLITARI SVELERANNO I SEGRETI DELLE BALENOTTERE DEI NOSTRI MARI

Le campagne di ricerca sui cetacei del Mediterraneo vedono in prima linea l’ICRAM, l’Istituto scientifico del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, specialmente nell’area ligure del Santuario Internazionale dei Cetacei.

Ma nuove importanti scoperte sono state fatte in una zona geografica opposta, davanti alle coste dell’Isola di Lampedusa, nel canale di Sicilia.

Un’équipe dell’ICRAM guidata dal biologo marino Silvestro Greco ha localizzato in quelle acque una consistente zona di alimentazione invernale delle balenottere comuni (Balaenoptera physalus). I ricercatori hanno assistito allo spettacolo straordinario di decine di esemplari di oltre 20 metri di lunghezza che salivano verso la superficie del mare con la grande bocca spalancata per cibarsi dei gamberetti presenti in quantità enormi in quelle acque.

La situazione era favorevole per attuare l’ambizioso programma dell’équipe dell’ICRAM che consisteva nell’avvicinare le balenottere per applicare sul dorso degli animali speciali trasmettitori satellitari in modo da studiarne vita e abitudini in gran parte sconosciuti.

Il successo è arriso ai ricercatori che hanno potuto “marcare” ben cinque esemplari; i trasmettitori hanno già iniziato a fornire i primi dati di posizione.

Questa ricerca rientra nell’ambito del programma ICRAM “NEREIDI”, svolto in collaborazione con le università di Genova e di Siena e con il CNR di Messina, che ha lo scopo di definire le relazioni intercorrenti tra due elementi critici della catena trofica marina: gli eufasiacei e la balenottera. La zona di Lampedusa si è rivelata un eccellente sito di comparazione per gli studi attualmente in corso nel Santuario Internazionale dei Cetacei.

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