domenica, ottobre 31, 2004

I ghiacciai delle Ande si sciolgono
Le masse ghiacciate della Bolivia e dell'Ecuador stanno scomparendo

Negli ultimi trent'anni, la regressione dei ghiacciai nelle Ande tropicali è accelerata considerevolmente. Questo cambiamento è fonte di grandi preoccupazioni, in quanto molte regioni nelle Ande dipendono per l'acqua dai ghiacciai della cordigliera. Nel 1991, alcuni scienziati francesi dell'Institut de recherche pour le développement (IRD), in collaborazione con partner boliviani, peruviani ed ecuadoriani, hanno istituito una rete di punti d'osservazione per tenere sotto controllo una dozzina di ghiacciai andini fra l'equatore e la longitudine 16° S (in Bolivia).
A differenza dei ghiacciai alpini, soggetti a un lungo periodo di accumulo in inverno e una breve stagione di ablazione in estate, i ghiacciai delle Ande tropicali sperimentano per tutto l'anno un regime di ablazione nella parte inferiore, con un massimo durante l'estate australe (da ottobre ad aprile) in Bolivia e Perù. Si tratta della stagione dove la maggior insolazione coincide con le massime precipitazioni. Poiché reagiscono fortemente alle oscillazioni di questi due parametri, i ghiacciai sono indicatori altamente sensibili dei cambiamenti climatici.
In uno studio pubblicato sulla rivista "
Journal of Geophysical Research", gli scienziati si sono interessati soprattutto a due ghiacciai particolarmente rappresentativi della cordigliera: l'Antizana (5860-4800 m) in Ecuador, e il Chacaltaya (5375-5125 m) in Bolivia. L'equilibrio di massa dei ghiacciai, ovvero la differenza fra l'accumulo di neve e ghiaccio e l'ablazione dovuta a fusione e sublimazione, sembra fortemente associato al fenomeno ENSO (El Niño - Southern Oscillation). Durante le fasi più calde (El Niño), infatti, l'equilibrio risulta sempre negativo e i ghiacciai perdono l'equivalente di 600-1200 mm di acqua. Nelle fasi più fredde e umide (La Niña), tuttavia, i ghiacciai tornano all'equilibrio e talvolta mostrano un piccolo incremento che arresta temporaneamente il loro declino.

www.lescienze.it





postato da: camozzi alle ore 08:08 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, ottobre 30, 2004

I vantaggi di partorire in acqua
L'immersione diminuisce il bisogno di analgesici epidurali

Secondo alcuni ricercatori, le donne che danno alla luce un figlio per la prima volta hanno meno necessità di un antidolorifico durante il travaglio se il parto avviene in una vasca piena d'acqua. Gli scienziati dell'Università di Southampton, in Inghilterra, sostengono che l'immersione durante le prime fasi del travaglio diminuisce il bisogno di iniezioni epidurali.
La scoperta, descritta in un articolo pubblicato sul sito web della rivista "
British Medical Journal", indicherebbe anche che le donne possono beneficiare di alcuni degli effetti di una nascita in piscina senza aver bisogno di dare alla luce il figlio sott'acqua. Alcuni esperti, infatti, sono preoccupati che una nascita in acqua possa costituire un rischio per il bambino.
I ricercatori hanno confrontato due gruppi di madri al loro primo figlio che hanno sperimentato una progressione lenta del travaglio. Le donne del primo gruppo sono state immerse in una vasca durante le prime fasi del travaglio, quelle del secondo invece no.
lo studio ha dimostrato che delle 49 donne del primo gruppo, circa la metà ha avuto bisogno di un'epidurale, contro i due terzi delle 50 donne del secondo gruppo. I travagli in acqua hanno avuto inoltre meno richiesta di interventi medici per aiutare le contrazioni, e le madre in generale hanno riferito di sentirsi più tranquille e sicure. Nonostante la minor richiesta di intervento, i parti in acqua non sono stati più lunghi di quelli normali. Secondo la ricercatrice Elizabeth Cluett, che ha condotto lo studio, i risultati contraddicono la teoria secondo cui le madri che partoriscono in acqua necessitano di più tempo per dare alla luce il bambino in assenza di farmaci per indurre le contrazioni.

www.lescienze.it





postato da: camozzi alle ore 08:56 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, ottobre 29, 2004

Uno degli ambienti marini della Malesia più rinomati per l'immersione è sotto la minaccia 

© WWF-Canon / Cat Holloway  | Un sub con una vongola giganteL’incontaminato ambiente sottomarino dell’isola di Tioman – la casa di più di 200 specie di vongole giganti a rischio d’estinzione, come anche di barriere coralline e di altre forme di vita marina – è minacciata da piani che prevedono la costruzione, per molti milioni di dollari, di un porto turistico e di un nuovo aeroporto.

Il WWF della Malesia contesta con forza la costruzione del previsto porto e dell’aeroporto sull’isola di Tioman ed esercita una forte pressione sul governo federale per fermare il progetto.

L’isola di Tioman, al largo della costa Est della Malesia, attrae più di 14000 sub ogni anno. Il porto turistico e il nuovo aeroporto – tutti e due su proposta del ministero dei trasporti – sono uno schiaffo all’interno del parco marino che circonda l’isola.

Il tenore di vita dei circa 3000 residenti è a rischio, dato che dipende dall’arrivo dei sub e di turisti. Alcuni abitanti dell’isola, come Noran Idrus, corrono anche il rischio di perdere le loro case, a causa di questo controverso progetto.
Le comunità indigene hanno mandato una petizione alle autorità locali, per fermare la costruzione. 

Solo il porto minaccerebbe la sopravvivenza di più di 200 specie di vongole giganti a rischio d’estinzione, centinaia di specie di coralli e altre forme di vita. Sarebbe una presa in giro che distruggerebbe proprio quelle barriere coralline che il governo ha garantito di proteggere.
Spazzerebbe via i tesori naturali, che sono di grande importanza per l’industria del turismo di Tioman, e sarebbe una danno per la sua conservazione e per l’economia locale.

Aiutaci a fermare uno sviluppo illegale e illogico

Se i progetti del porto turistico e dell’aeroporto andranno avanti, non saranno solo un affronto allo stato di Tioman, nella sua qualità di parco marino protetto, ma sarà anche il segno che la protezione dei parchi marini in Malesia non è presa seriamente in considerazione.

Il Ministro designato alle Risorse Naturali e all’Ambiente ha annunciato che tutti i nuovi progetti in sviluppo nelle aree dei parchi marini dovranno avere un Valutazione di Impatto Ambientale Dettagliata. Comunque questo non tocca i progetti del porto turistico e dell’aeroporto, già definiti. Serve la tua azione immediata per fare pressione sul governo malese in modo da fermare il progetto.

www.wwf.it - http://www.passport.panda.org

postato da: camozzi alle ore 15:09 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, ottobre 29, 2004

Fermare la perdita di biodiversità
Gli uccelli asiatici e quelli marini stanno sperimentando un notevole declino

Le specie stanno scomparendo più rapidamente di quanto i biologi riescano a identificarle e documentarle. Coscienti di questa crisi, le quasi 200 nazioni partecipanti alla Convenzione sulla Diversità Biologica hanno stipulato un accordo allo scopo di frenare entro il 2010 la perdita di biodiversità. Per raggiungere questo obiettivo, tuttavia, gli scienziati necessitano di metodi affidabili per tenere sotto controllo i trend globali.
In un articolo pubblicato sulla rivista ad accesso libero “
PLoS Biology”, Stuart Butchart di BirdLife International e altri ricercatori di Conservation International e dell’Istituto di Zoologia di Londra descrivono un nuovo modo per generare un indice in grado di misurare le variazioni del rischio di estinzione per classi complete di organismi, a cominciare dalle 10.000 specie di uccelli di tutto il mondo. Questo “Red List Index” misura i cambiamenti del rischio globale di estinzione nel tempo e mostra “uno stabile e continuo deterioramento dello stato degli uccelli fra il 1988 e il 2004”, con “declini particolarmente elevati” in anni recenti per quanto riguarda le specie asiatiche - a causa della massiccia deforestazione in Indonesia - e gli uccelli marini come albatri e procellarie, che rimangono impigliati agli ami delle lunghe lenze dei pescatori.

S. H. M. Butchart, A. J. Stattersfield, L.A. Bennun, S. M. Shutes, H. R. Akçakaya, et al,
Measuring global trends in the status of biodiversity: Red List Indices for birds. PLoS Biol 2 (12): e383 (2004).

www.lescienze.it





postato da: NonoCielo alle ore 08:51 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, ottobre 28, 2004

Uccelli marini peruviani in declino
Un tempo erano importanti come produttori di guano

Nel tardo diciannovesimo secolo e nei primi anni del ventesimo, il mondo fece la scoperta delle decine di milioni di uccelli marini che vivevano sulle "Bird Islands" del Perù. La loro celebrità fu dovuta allo spettacolo visivo della loro bellezza e all'importanza economica come produttori di guano, gli escrementi che il paese esportava come fertilizzanti in tutto il mondo.
Uno studio di Jaime Jahncke e George Hunt dell'
Università della California di Irvine e David Checkley dello Scripps Institution of Oceanography dell’Università di California di San Diego, pubblicato sulla rivista "Fisheries Oceanography", rivela ora che negli ultimi 40 anni le popolazioni di questi celebri uccelli sono drammaticamente calate, soprattutto a causa della ridotta disponibilità del loro cibo principale, le acciughe, una volta abbondanti e oggi in diminuzione per l'attività dei pescatori.
I risultati dello studio provengono da un nuovo modello scientifico che caratterizza l'ecosistema marino peruviano con un incrocio tra i fattori naturali, quali la forza del vento, e le influenze umane, quali l'attività della pesca. L'industria peruviana delle acciughe, la più grande al mondo per quanto riguarda una singola specie di pesce, ha aumentato significativamente la propria produzione negli anni cinquanta e sessanta, ed esporta ogni anno milioni di tonnellate di acciughe.

www.lescienze.it




postato da: camozzi alle ore 10:03 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, ottobre 28, 2004

Il calcio della canocchia
Lo stomatopode colpisce con una velocità di 23 metri al secondo

I pugili e gli campioni di arti marziali non possono competere: i colpi più veloci sono quelli affibbiati da un semplice crostaceo, lo stomatopode o canocchia. Con l'aiuto di una troupe della BBC e una videocamera ad alta velocità, gli scienziati dell'Università della California di Berkeley sono riusciti a riprendere quello che è il calcio più rapido, e forse l'attacco più brutale, di un predatore. Le canocchie muovono la propria gamba anteriore con velocità di punta di 23 metri al secondo per fracassare i duri gusci delle loro prede.
"La rapidità di questo colpo - commenta la biologa Sheila Patek - supera di gran lunga i movimenti di moltissimi animali. La velocità è necessaria per generare la forza sufficiente a schiacciare il loro cibo preferito, le chiocciole".
Rallentato di un fattore 330, il video mostra l'arto della canocchia percuotere il guscio di una chiocciola con estrema ferocia. Patek sta attualmente conducendo esperimenti che mostrano come il colpo assesti una quantità enorme di forza, superiore addirittura di cento volte al peso corporeo del crostaceo.
In una nota apparsa sul numero del 22 aprile della rivista "
Nature", Patek e i colleghi Wyatt Korff e Roy Caldwell descrivono l'insolita struttura a forma di sella su cui si impernia l'arto della canocchia, che rende possibile questo colpo. Si tratta tecnicamente di un paraboloide iperbolico che funge da molla, una struttura molto resistente e in grado di immagazzinare energia per poi rilasciarla, simile a quelle che vengono usate in architettura per rendere gli edifici a prova di scossa sismica.

www.lescienze.it





postato da: camozzi alle ore 10:00 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, ottobre 27, 2004
Descargar
postato da: NonoCielo alle ore 17:04 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, ottobre 27, 2004

Il più rapido predatore marino
Un mollusco può paralizzare un pesce in una frazione di secondo

Una delle più lente creature marine potrebbe essere il più veloce cacciatore subacqueo. Uno studio infatti rivela che il cono piscivoro immobilizza i pesci che passano nelle vicinanze lanciandogli contro un dente simile ad un arpione. L'intero processo - dall'individuazione della preda alla sua cattura - richiede meno di 300 millisecondi.
Da tempo gli scienziati si interessano alle letali tossine che questi molluschi usano per paralizzare le loro prede, allo scopo di sfruttarle nel campo delle neuroscienze e dello sviluppo di farmaci. Ma ben poco si sapeva su come i molluschi iniettano il veleno nelle loro vittime e come catturano i pesci mentre passano.
Per rispondere a queste domande, un gruppo di ricercatori della
stazione marina Hopkins dell'Università di Stanford, in California, ha allestito un set sottomarino per riprendere il predatore in azione. Grazie a una videocamera subacquea ad alta velocità, gli scienziati hanno osservato un mollusco della specie Conus catus percepire il passaggio di un pesce, guidare la sua proboscide translucente fino a toccarlo e poi, in meno di un terzo di secondo, lanciare un dente cavo a forma di arpione contro la sua preda, iniettandogli il veleno. La base del dente rimane stretta nella proboscide durante l'intero evento, così che in realtà non lascia mai il corpo del mollusco. Lo studio è stato pubblicato sul numero di ottobre della rivista "The Biological Bulletin".

www.lescienze.it




postato da: camozzi alle ore 09:37 | Permalink | commenti (2)
categoria:
martedì, ottobre 26, 2004

Vietare la pesca al merluzzo?
Il numero di pesci è in continuo calo

Il numero di merluzzi nelle acque dell’Europa settentrionale sarebbe in forte calo, al punto da portare la specie sull’orlo dell’estinzione. Lo affermano gli scienziati del Consiglio Internazionale per l'Esplorazione del Mare (ICES) in un rapporto annuale che auspica l’istituzione di un divieto di pesca nel 2005. Pesanti tagli alle quantità di merluzzi catturabili non sarebbero sufficienti a mettere un freno alla pesca eccessiva. “Non ci sono segni che il numero di merluzzi nel Mare del Nord, nel Mare d'Irlanda e ad ovest della Scozia stia risalendo”, ha dichiarato David Griffith, segretario generale dell’ICES. “Inoltre, gli scienziati devono far fronte a una sostanziale sottostima della quantità di pescato da parte delle industrie, che rende difficile ottenere un quadro chiaro sullo stato di questi pesci”.
Per il terzo anno consecutivo, l’organizzazione con sede a Copenaghen ha invocato un divieto della pesca dei merluzzi. L’Unione Europea ha sempre rifiutato, sostenendo che in questo modo si danneggerebbero le regioni costiere più remote che dipendono esclusivamente dalla pesca.
La commissione esecutiva dell’UE non intende comunque ignorare l’avviso dell’ICES e proporrà nuovi tagli alle quote annuali di pesca, nonostante la probabile opposizione delle industrie.

www.lescienze.it




postato da: camozzi alle ore 09:52 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, ottobre 26, 2004

I tuoi progetti di viaggio possono aiutare l'Islanda a scegliere tra la caccia alle balene e il whale watching. Crediamo che le balene valgano più da vive che da morte. Sono già 58.000 le persone che hanno aderito... Aderisci anche tu!

www.greenpeace.it

postato da: camozzi alle ore 09:20 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, ottobre 25, 2004

La biblioteca sui mammiferi marini

La Venice Marine Mammal Library, che comprende circa 15.000 titoli, rappresenta una delle principali raccolte di letteratura scientifica sui cetacei attualmente disponibili in Italia. Oltre a una vasta letteratura sui mammiferi acquatici, comprende numerosi lavori relativi alla conservazione dell'ambiente marino e alla gestione sostenibile delle sue risorse, e diverse opere di carattere divulgativo.

I lavori sono stati catalogati in modo accurato e completo in un database. La separazione in diversi 'campi' delle informazioni relative ad Autore, Anno, Titolo, Fonte, Tipo, etc., permette una rapida consultazione degli archivi attraverso funzioni elettroniche di ordinamento e ricerca computerizzata.

Nuovi lavori vengono regolarmente archiviati per rendere la biblioteca il più possibile completa e aggiornata. E' inoltre possiblie la
consultazione via internet degli archivi bibliografici.

La disponibilità di una biblioteca specialistica sui cetacei costituisce un notevole incentivo allo sviluppo della ricerca in questo settore, e può promuovere un processo di sensibilizzazione ai problemi del mare. La biblioteca può essere fruita da studenti universitari che desiderano svolgere internati di ricerca, e rappresenta una preziosa opportunità di indagine bibliografica per tesisti europei.

http://www.tethys.org/index_e.htm

Megattere - foto da http://www.whaleresearch.com/







postato da: camozzi alle ore 15:51 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, ottobre 22, 2004

PINGUINI SULLA PESATRICE, PER CAPIRNE LE ABITUDINI
Quanto e quando mangiano, primo passo per conoscerli. Ricerca in Australia

22 ottobre 2004 - I percorsi quotidiani dei pinguini nelle loro colonie a Phillip Island, in Australia, non hanno molto in comune con quelli delle auto dei pendolari di una metropoli umana. Eppure gli zoologi australiani stanno monitorando il loro traffico, durante le ore di punta il mattino e la sera, con la stessa tecnologia usata nelle strade a pedaggio di Melbourne.
Gli studiosi dell'universita' Monash di quella citta' hanno costruito quello che chiamano un 'casello stradale per pinguini' nell'isola, la stessa del GP di moto, ma anche una delle maggiori attrazioni turistiche in Australia.
Su uno dei principali sentieri usati dai piccoli pinguini nelle loro 'passeggiate' quotidiane fra la spiaggia e le dune, dove hanno i loro nidi, e' stata installata una sorta di pesatrice a ponte. Questa registra i dettagli di peso, ora e identita', grazie a microchip impiantate sotto la pelle degli animali, nella stessa maniera in cui la bretella di scorrimento 'Citylink' di Melbourne controlla il passaggio delle auto, per verificare che sia stato pagato l'abbonamento al pedaggio. ''I pinguini che si dirigono a una particolare area della colonia passano dalla pesatrice praticamente ogni giorno, sulla via di casa e di nuovo la mattina dopo verso il mare'', spiega lo zoologo Richard Reina, che coordina la ricerca.
''Sono creature abitudinarie, proprio come la gente che va al lavoro in auto, non cambiano percorso''. E' quindi possibile misurare quanto pesce ogni animale abbia catturato durante il giorno, paragonando il peso registrato la mattina con quello della sera.
Reina, che sta analizzando i dati raccolti al 'casello', sostiene che questi potranno fornire agli scienziati preziose informazioni sulle abitudini di pesca e di riproduzione dei pinguini. E aiuteranno a proteggerli dall'impatto umano, specie dei turisti.
''Questo e' il primo passo, scoprire su quali orari operano, poi potremo guardare a tutta una gamma di comportamenti, come la socializzazione in mare. Finora sappiamo molto poco delle loro abitudini, specie nelle prime ore del mattino'', spiega lo scienziato.

Ansa

postato da: camozzi alle ore 10:12 | Permalink | commenti
categoria: