I ghiacciai delle Ande si sciolgono
Le masse ghiacciate della Bolivia e dell'Ecuador stanno scomparendo
Negli ultimi trent'anni, la regressione dei ghiacciai nelle Ande tropicali è accelerata considerevolmente. Questo cambiamento è fonte di grandi preoccupazioni, in quanto molte regioni nelle Ande dipendono per l'acqua dai ghiacciai della cordigliera. Nel 1991, alcuni scienziati francesi dell'Institut de recherche pour le développement (IRD), in collaborazione con partner boliviani, peruviani ed ecuadoriani, hanno istituito una rete di punti d'osservazione per tenere sotto controllo una dozzina di ghiacciai andini fra l'equatore e la longitudine 16° S (in Bolivia).
A differenza dei ghiacciai alpini, soggetti a un lungo periodo di accumulo in inverno e una breve stagione di ablazione in estate, i ghiacciai delle Ande tropicali sperimentano per tutto l'anno un regime di ablazione nella parte inferiore, con un massimo durante l'estate australe (da ottobre ad aprile) in Bolivia e Perù. Si tratta della stagione dove la maggior insolazione coincide con le massime precipitazioni. Poiché reagiscono fortemente alle oscillazioni di questi due parametri, i ghiacciai sono indicatori altamente sensibili dei cambiamenti climatici.
In uno studio pubblicato sulla rivista "Journal of Geophysical Research", gli scienziati si sono interessati soprattutto a due ghiacciai particolarmente rappresentativi della cordigliera: l'Antizana (5860-4800 m) in Ecuador, e il Chacaltaya (5375-5125 m) in Bolivia. L'equilibrio di massa dei ghiacciai, ovvero la differenza fra l'accumulo di neve e ghiaccio e l'ablazione dovuta a fusione e sublimazione, sembra fortemente associato al fenomeno ENSO (El Niño - Southern Oscillation). Durante le fasi più calde (El Niño), infatti, l'equilibrio risulta sempre negativo e i ghiacciai perdono l'equivalente di 600-1200 mm di acqua. Nelle fasi più fredde e umide (La Niña), tuttavia, i ghiacciai tornano all'equilibrio e talvolta mostrano un piccolo incremento che arresta temporaneamente il loro declino.








L’incontaminato ambiente sottomarino dell’isola di Tioman – la casa di più di 200 specie di vongole giganti a rischio d’estinzione, come anche di barriere coralline e di altre forme di vita marina – è minacciata da piani che prevedono la costruzione, per molti milioni di dollari, di un porto turistico e di un nuovo aeroporto.

