Appello alle Nazioni Unite
Nel futuro un mondo senza pesci
23.11.04- Tre milioni e trecentomila squali, cinquantanovemila tartarughe marine, ventimila delfini e settantaseimila albatros oltre a decine di altre specie che abitano le acque oceaniche, dalle balene ai tonni. Sono in totale quasi 4,5 milioni le creature dell'Oceano Pacifico che ogni anno vengono uccise dall'ultimo ritrovato dell'industria della pesca: le reti lunghe fino a cento km e con centinaia di ami che i pescherecci trascinano a decine di metri sotto la superficie.
La denuncia è contenuta nel rapporto «Il saccheggio del Pacifico» realizzato con il contributo di 600 scienziati di 54 nazioni e consegnato alle Nazioni Unite assieme alla richiesta di imporre una moratoria internazionale delle reti-killer. Ironia della sorte vuole che a suggerire questo metodo di pesca tanto efficiente quanto spietato siano state nel recente passato alcune organizzazioni ecologiste nemiche giurate delle reti a strascico che distruggevano i fondali marini portando via tutto ciò che trovavano sul loro cammino. Il rimedio trovato si è rivelato nell'arco di poche stagioni terribile per fauna e flora marine quanto lo era il metodo precedente ed a farne le spese è l'ecosistema dell'Oceano più esteso del Pianeta. Fra le creature che stanno pagando il prezzo più alto ci sono le tartarughe marine che potrebbero estinguersi nel giro di vent'anni per via del fatto che le reti «verdi» vanno a razziare proprio le profondità preferite da loro, al pari di quanto avviene per i balenotteri.
La strage di creature viventi dell'Oceano Pacifico si sta svolgendo ad un ritmo tale da spingere Greenpeace ad invocare un rimedio estremo: la creazione di un gran numero di riserve marine lungo le coste dell'Asia, dell'Oceania e delle Americhe per proteggere pesci ed uccelli visto che il mare aperto resta dominio incontrastato dell'esercito dei pescatori. Ma la lettera sulla moratoria con cui Sylvia Earle, direttore del programma marino di «Conservation International», si rivolge al segretario generale dell'Onu Kofi Annan va oltre il dibattito su questo o quel rimedio ed affronta il cuore del problema lanciando un appello a tutte «le nazioni pescatrici»: prima di gettare le reti in acqua bisogna studiare il mare, per rendersi conto delle conseguenze.
Maurizio Molinari - www.lastampa.it








Intanto nei giorni scorsi in Tasmania e in Nuova Zelanda sono morti "spiaggiati" circa 170 cetacei rinvenuti agonizzanti con il muso insanguinato. Le cause del misterioso decesso, sarebbero da imputare ai segnali lanciati dai sonar durante delle esercitazioni militari nella zona, che hanno disorientato i poveri animali. Queste apparecchiature sono in grado di produrre ultrasuoni della potenza di 210 decibel e con frequenze tra i 6.600 e i 9.500 cicli al secondo. Per il sensibilissimo apparato uditivo delle balene l'impatto con una tale onda sonora è equivalente al rumore di un jet in fase di decollo ad un'esplosione che causerebbe una lesione del timpano portandole inevitabilmente a perdere l'orientamento. Simili incidenti, sempre più frequenti, sono stati segnalati sempre in coincidenza di esercitazioni militari, come nel 1999 alle Canarie e nel 2000 nell'isola portoghese di Madeira e qualche mese dopo, sulle coste del Messico. In quest'ultimo caso, gli esemplari morti avevano subito emorragie interne nell'apparato uditivo.
Il pesce spada (Xiphias gladius) è un pesce pelagico che può raggiungere notevoli dimensioni. Può, infatti, arrivare ad avere una lunghezza massima di 4 metri e mezzo ed un peso di ben 500 kg. 