giovedì, marzo 31, 2005

Curiosità: Perché quando un aereo precipita il pilota urla ''May Day''?

Il termine “May Day” che in inglese significa Primo Maggio è il richiamo d'aiuto riconosciuto internazionalmente, utilizzato dai piloti di aereo e da chi ha problemi in mare. Ufficializzato nel 1948, chiunque ascolti il messaggio è in grado di riconoscere, indipendentemente dalla nazionalità, l'immediata necessità di aiuto e soccorso richiesta dal pilota o dal marinaio.
L'origine risale alla prima guerra mondiale quando i piloti inglesi che sorvolavano la Francia per bombardare le linee tedesche o ingaggiare duelli aerei con gli squadroni guidati dal Barone Rosso, venivano colpiti. Via radio chiedevano aiuto e May Day è la pronuncia inglese della parola francese “m'aidez” (aiutatemi). Da quel momento è entrato nell'uso comune, ma perché sia stata adottata internazionalmente e chi sia stato il primo inglese a utilizzare questa richiesta d'aiuto non è mai stato spiegato.

da Focus

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mercoledì, marzo 30, 2005

 Profondo blu  

un film di Alastair Fothergill, Andy Byatt
Profondo blu

Coproduzione Bbc Worldwide e Greenlight Media
Distribuzione Lucky Red

L'essere umano conosce di più la superficie della Luna di quanto non conosca le profondità "aliene" degli oceani. È questo il messaggio del film-documentario in digitale "Profondo Blu" presentato in anteprima da Lucky Red e Legambiente presso la Casa del Cinema di Roma e in uscita nelle sale italiane il prossimo 8 aprile. Un viaggio sulla superficie e sui fondali del mare per conoscere creature dalle forme bizzarre e a volte mostruose. Realizzato da Bbc Woldwide e Greenlight Media, il film è un evento visuale e musicale frutto di cinque anni di riprese attraverso 200 località sparse in tutto il mondo e di 7000 ore di lavoro. I registi sono scesi alla profondità di 5000 metri con attrezzature molto sofisticate per raccogliere immagini inedite, come quelle riprese sotto la calotta polare.

Dai poli alle rive della Patagonia, dalle più basse barriere coralline alle scogliere della costa antartica, dai vasti spazi dell'oceano ai paesaggi notturni degli abissi, è tutto un susseguirsi di immagini spettacolari. Si comincia con i delfini che giocano su enormi cavalloni e con gli albatros che in centinaia si affollano in una remota isola al largo delle Falklands alla ricerca di un pezzo di terra libero dove covare. E poi si può ammirare una schiera di granchi soldato blu che si muove a incredibile velocità sulla sabbia, i leoni marini che giocano con i loro cuccioli, i pinguini imperatori maschi che si stringono insieme per scaldarsi nell'inverno antartico e covare le loro uova in attesa che le femmine tornino dall'oceano con il cibo per i nuovi nati.

Ma il mare è anche lotta per la sopravvivenza: così si possono vedere delfini e squali balena color bronzo che avanzano per attaccare delle sardine o dei piccolissimi pesci che per difendersi si riuniscono in un branco che gira vorticosamente su se stesso, le orche assassine che si accaniscono sui cuccioli di leone marino, e anche l'orso polare che camminando sul ghiaccio si avventa su un gruppo di balene che affiora da un buco per respirare.

Le riprese mostrano molti altri abitanti degli oceani: la barriera corallina e le sue creature strane, come il "cespuglio che cammina", cioè una varietà di stella marina visibile solo di notte, gli squali bianchi maculati, le meduse, il plankton, il drago marino, e più in profondità il mostruoso "anglerfish" oltreché lo straordinario ecosistema fatto di crateri della dorsale medioceanica.

L'uscita del film è l'occasione per Legambiente di lanciare l'operazione "Il mare racconta. Vita, storie e leggende che parlano di mare", allo scopo di sensibilizzare i bambini e i ragazzi sulle meraviglie dei nostri mari e sui rischi che corrono. Nelle sale, infatti, sarà disponibile una scheda per raccogliere storie, racconti e leggende legate al mare e dare un nome alle balene che vivono nel Mediterraneo.

Roberta Pizzolante - www.galileonet.it

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mercoledì, marzo 30, 2005

Al via stagione di pesca, lungo fiumi e laghi in 35mila a cacciare

29.3.2005 - Udine. Sono 35 mila gli appassionati del Friuli-Venezia Giulia che ieri hanno dato il via alla stagione di pesca lungo gli alvei dei fiumi, dove le operazioni di ripopolamento si sono praticamente concluse secondo i programmi fissati dal Consiglio direttivo dell' Ente tutela pesca (Etp).
A vigilare sull' osservanza del regolamento di pesca provvedono quasi 300 guardie volontarie, anche se le infrazioni accertate in materia di pesca, secondo quanto riferito dall' Etp, sono calate grazie a una sempre maggiore sensibilita' dei pescatori sportivi alla tutela e conservazione dell' ambiente, mentre sono aumentate le denunce all' autorita' giudiziaria per violazioni delle norme sull' inquinamento.

(ANSA)

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martedì, marzo 29, 2005

L'ACQUARIO DI NAPOLI SI FARA', ED A FORMA DI VESUVIO
Progettato nella zona di San Giovanni a Teduccio

29 marzo 2005 – Tre anni di lavori, un costo previsto tra i 60 e gli 80 milioni di euro, sara' simile al modello Osaka o Sydneya. E' il nuovo acquario di Napoli, che entro la fine del 2007 sorgera' a Vigliena, San Giovanni a Teduccio, alla periferia della citta'.
La struttura, che verra' realizzata con uno studio di fattibilita' redatto dalla societa' ''Esosfera'', sorgera' accanto al porto turistico di Porto Fiorito, per il cui project financing si sono appena chiuse le procedure. L'iter amministrativo sara' curato da Nausicaa, la holding pubblica di cui fanno parte Autorita' portuale, Regione Campania, Provincia e Comune di Napoli. A costruire e gestire l'acquario, saranno i privati che si saranno aggiudicati la gara pubblica.
Alla struttura, di circa 15 mila metri quadrati fra percorsi espositivi, impianti, servizi, spazi di accoglienza, piu' altri 2.500 mq per gli esercizi commerciali, sara' collegato un centro di ricerca.
Per il progetto sono stati contattati gli architetti Santiago Calatrava, Renzo Piano e Vittorio Gregotti, ma a progettarlo ci pensera' il gruppo Costa. Particolare suggestivo per il nuovo acquario di Napoli sara' la sua forma. La struttura infatti somigliera' ad un piccolo Vesuvio.
L'acquario di Vigliena, che sara' collegato, dal punto di vista scientifico, alla stazione zoologica Dohrn di Mergellina, sorgera' sul litorale di San Giovanni a Teduccio, in un contesto di riqualificazione della zona. Sui 15.000 metri quadrati, saranno costruiti gli impianti che accoglieranno la fauna marina.
Il 50% degli spazi sara' destinato alle visite. Prevista un'affluenza di oltre 10.000 ospiti al giorno e circa 300mila visitatori in piu' all'anno in Campania. Il 10% dell'area sara' occupato da librerie, punti di ristoro e sale per eventi. Previsto anche un parcheggio per 300 auto. Si calcola che la nuova struttura garantira' una ricaduta occupazionale pari a circa 1.500 posti di lavoro.
Preoccupazione in merito al progetto del nuovo impianto e' stata espressa nei giorni scorsi dai Verdi della Campania.
''La Regione Campania, mentre si dichiara pronta ad investire notevoli risorse economiche per l'acquario di Vigliena, nel contempo disattende tutti gli impegni assunti per il restauro della stazione zoologica Anton Dohrn''. E' questo l'allarme lanciato dal presidente regionale dei Verdi Alberto Patruno e dal componente del CdA dell'Acquario, Giacobbe Ruocco.
''E' necessario che la Regione renda immediatamente disponibili gli investimenti promessi per potenziare la storica sede di ricerca, vanto e lustro per la citta' di Napoli in tutto il mondo- sostengono i Verdi- nonche' che il presidente Bassolino si faccia personalmente portavoce dell'emergenza della stazione Dohrn anche presso il governo nazionale. Non vorremmo che il nuovo Acquario di Vigliena catalizzi tutta l'attenzione dei mass media, nonche' dell'attivita' progettuale e politica portata avanti dalle pubbliche amministrazioni''.
Secondo gli ambientalisti dunque ''e' concreto il rischio che cali il silenzio sulla difficile situazione che la stazione Anton Dohrn sta attualmente vivendo. Puntare esclusivamente su uno sfruttamento indiscriminato degli ecosistemi marini, in linea con quanto denunciato nel rapporto 2003 del Centro di Conservazione dell'United Nations Environment Program (Unep)- hanno concluso Patruno e Ruocco- optando contemporaneamente per un depotenziamento della ricerca e un depauperamento della biodiversita', sarebbe davvero un grave errore contro il quale ci opporremo in ogni sede''.
Immutato rispetto al passato, l'acquario Dohrn della Villa Comunale e' una delle rare testimonianze al mondo di acquario ottocentesco. Rispetto ai grandi acquari europei ed americani, quello di Napoli appare sobrio, quasi austero. Fu aperto al pubblico il 12 gennaio 1874, quando simili strutture cominciavano appena a comparire in Europa.
Solo nella seconda meta' del secolo scorso, grazie alla nuova intesa intellettuale stabilitasi tra naturalisti e chimici fisiologici, era stato trovato il sistema per mantenere a lungo in cattivita' gli organismi marini. Per la progettazione fu dato incarico ad Alford Lloyd, un ingegnere inglese che aveva acquisito una notevole fama come consulente d'acquari, per avere messo a punto, nel suo negozio di Portland road un sistema di circolazione che permetteva di mantenere a lungo gli animali in vasca senza dover cambiar l'acqua.
Le 23 vasche di esposizione, la cui capacita' varia da 250 a 69.000 litri, sono allestite con pietre vulcaniche naturali ed illuminate in gran parte dall'alto da luce naturale. Gli animali esposti provengono tutti dal Golfo di Napoli che, nonostante l'inquinamento e' ancora una delle aree piu' ricche di forme viventi.

(Ana /Opr/Adnkronos)

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lunedì, marzo 28, 2005

Trovata morta in porto una balenottera di dodici metri. Forse uccisa per impatto con nave

25 marzo 2005, Genova - La carcassa di una balenottera comune, lunga circa dodici metri e pesante sette tonnellate, e' stata recuperata stamani nelle acque del porto di Genova, davanti alla Lanterna. Secondo i primi accertamenti dei veterinari della Asl e dell'Acquario di Genova, l'animale, un giovane esemplare maschio, sarebbe morto non piu' di un paio di giorni fa per l'urto contro la chiglia di una nave.
Nel triangolo di mare compreso tra la costa ligure, la Corsica e l'alta Toscana si stima vivano un migliaio di cetacei.
La zona, soprannominata ''santuario dei cetacei'', e' percio' protetta ed e' divenuta meta di attivita' di whale watching: gite turistiche per l'avvistamento di branchi di delfini e di balene e capodogli.
La balenottera - secondo la Guardia Costiera ed i veterinari - potrebbe essere stata investita al largo e poi trasportata dalla corrente verso l'imboccatura di Levante del porto genovese. Stamani la carcassa, in ottimo stato di conservazione, e' stata avvistata dai piloti del porto. Sono intervenute motovedette della capitaneria ed i sommozzatori dei vigili del fuoco che hanno imbragato il cetaceo davanti a ponte Etiopia e l'hanno depositato con una gru sulla banchina.
Gli specialisti della Asl e dell'Acquario hanno prelevato campioni di tessuti per analizzarli. Durante l'operazione e' stata riscontrata una lesione sul dorso, provocata probabilmente dall'urto contro una nave.

(ANSA)

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domenica, marzo 27, 2005

NO AI PESCI D'ACQUARIO COLORATI ARTIFICIALMENTE

Quanti di voi possiedono un acquario o hanno l'intenzione di allestirne uno?
L'acquariofilia è un hobby che in Italia sta crescendo, anche se in misura minore rispetto ad altri Paesi (come ad esempio la Germania) dove quasi in ogni casa è possibile vederne uno. Ed anche chi vi scrive possiede un piccolo acquario di circa 70 litri.
In effetti c'è chi, a questo punto, potrebbe sollevare dei dubbi sulla moralità del tenere degli esseri viventi chiusi in uno spazio ristretto e per questo, prima di affrontare il problema dei pesci colorati artificialmente, cercheremo di considerare più in generale la vita dei pesci in un acquario.

Per prima cosa va detto che prima di acquistare un acquario è necessario documentarsi su tutti gli aspetti che le caratterizzano e, naturalmente, sulle singole esigenze dei suoi ospiti. Un acquario è un piccolo ecosistema che va curato regolarmente e non deve essere considerato come un soprammobile.
Posta questa base vediamo di capire meglio la vita di questi animali all'interno di un ambiente ristretto come un acquario grazie all'aiuto del Dott. Alessandro Cellerino (Neurobiologo ricercatore che vanta numerose pubblicazioni su riviste internazionali di alto livello e che da anni coltiva l'hobby dell'acquariofilia):
La riproduzione in acquario dimostra che le condizioni sono ottimali (foto di Alessandro Paroli)«I pesci in acquario soffrono se le condizioni non sono adatte. Se queste sono ottimali (la presenza di riproduzioni in acquario lo dimostra) i pesci non soffrono fisicamente. I pesci soffrono allora psicologicamente? Nessuno di noi è nella testa di un pesce, ma in base ai dati che la scienza fornisce, i pesci mancano completamente delle strutture cerebrali che organizzano le emozioni negli animali superiori. I pesci non sono scimmie, cani o pappagalli, mancano completamente della corteccia cerebrale e tutte le loro emozioni (se si possono chiamare così riflessi di fuga, eccitazione sessuale e comportamenti antagonistici) sono generate dall’ipotalamo, la struttura più arcaica del cervello. Chi vuole approfondire può leggere “L’errore di Cartesio” di Antonio Damasio, Adelphi o “Il cervello emozionale” di Joseph LeDoux (non ricordo l’editore italiano) per trovare sostegno a queste affermazioni oppure “The Brain and Emotions” di Edmund Rolls, Oxford University press.
Va detto inoltre che la maggior parte dei pesci d'acquario, escludendo le razze d'allevamento, o sono territoriali e quindi hanno spazi vitali minuscoli e dai quali non si allontanano per nussuna ragione, oppure sono molto piccoli e non hanno bisogno di ampi spazi per il nuoto».

Un Chanda ranga al naturale...Grazie a quanto sopra riportato, ora sappiamo quali sono le primarie necessità dei pesci. Ma se loro sofferenza non può essere legata a fattori psicologici, non si può dire altrettanto per quello che riguarda la sofferenza fisica.
Uno dei casi più eclatanti, di cui spesso si parla nelle riviste specializzate e di cui molto si è parlato sul newsgroup it.hobby.acquari, è quello dei pesci che vengono colorati artificialmente. Il principale rappresentante di questa sfortunata categoria è il Chanda ranga (nella foto a lato un esemplare con la colorazione originale), un piccolo pesce orientale d'acqua salmastra venduto spesso nei negozi come Chanda color, ma il problema è esteso (in misura minore, fortunatamente) a Corydoras albini, Labeo, Botia, Scalari e Discus, tutte specie conosciute da chi possiede un acquario. Il problema è che, senza un'adeguata informazione, chiunque può farsi "rifilare" uno o più esemplari colorati artificialmente: dal papà che compra un piccolo acquario con pesci colorati al proprio figlio fino ad arrivare all'acquariofilo neofita che, se non opportunamente informato, rischia di scambiarli per una particolare varietà dalle caratteristiche leggermente diverse.

... e dopo l'iniezione di colore!!A questo punto molti si staranno chiedendo in cosa consiste questa pratica ed ecco che cerchiamo di spiegarla in maniera sintetica.
Per ottenere particolari colorazioni, ai pesci vengono praticate delle piccole iniezioni sottocutanee con coloranti teoricamente innocui; ma le sofferenze fisiche che questi animali devono sopportare sono grande fonte di stress, tanto che a 30 giorni dal "trattamento" il 50% dei pesci non sopravvive e quelli sopravvissuti, una volta immessi in acquario, sono soggetti a malattie di ogni genere perché notevolmente indeboliti e dopo circa 60 giorni perdono la colorazione.
Va detto, oltretutto, che queste barbarie sono compiute da bambini sfruttati dell'est e pertanto il problema viene esteso anche ai diritti umani oltre che a quelli degli animali.

Cosa possiamo fare?

Sicuramente la primaria forma di lotta all'importazione di pesci colorati artificialmente è l'informazione! E di questo stanno iniziando ad occuparsi le principali associazioni acquariofile italiane, anche se chiaramente è necessario informare quante più persone possibili.
Un primo invito è rivolto proprio ai negozianti, facendo riferimento alla loro etica professionale. Se siete proprietari di un negozio di acquari, o più in generale di un negozio di animali, non vendete ai vostri clienti pesci che abbiano subito il trattamento sopra descritto! La vostra adesione a questa campagna non solo darà un piccolo contributo alla battaglia per i diritti degli animali, ma è senza dubbio anche un segno di professionalità che i vostri clienti apprezzeranno.
Se invece siete dei semplici appassionati di acquariofilia, o avete intenzione di diventarlo, informatevi presso il vostro negoziante se nelle sue vasche sono presenti pesci colorati artificialmente ed eventualmente fate notare il vostro disappunto. E se il negoziante non cede ed è convinto di essere nel giusto... beh... ognuno faccia quello che meglio crede!

Per chi fosse interessato, è stato realizzato da Andrea Parenti di "AcquarioLife" un logo che potrete utilizzare liberamente sui vostri siti (unitamente ad una piccola spiegazione su come avviene l'operazione di colorazione o ad un link a questa pagina) per aderire all'iniziativa; il logo è quello riportato qui sopra (basta salvarlo sul computer e poi inserirlo nel proprio sito web), ma è stato realizzato anche un volantino in formato Word97 che, una volta stampato, i negozianti interessati possono esporre nel proprio negozio [Download - 359Kb].
Noi, da parte nostra, abbiamo invitato tutti i negozianti che possiedono un indirizzo di posta elettronica (prendendoli dai rispettivi siti Internet), a leggere questo articolo e ad aderire alla campagna.

http://www.gegeonline.it/

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sabato, marzo 26, 2005

Tiny_dolphin.gif - (1K)INTERAZIONE TRA I DELFINI E LA PESCA IN UNO STUDIO DELL'ICRAM
E' stato presentato a Stintino dove sono state valutate le possibili soluzioni

25 marzo 2005 - Presso la Sala Consiliare della splendida cittadina sassarese, oggi si svolge l’incontro voluto dal Comune e che ha per titolo: “Interazione tra pesca artigianale e tursiopi: il caso del Golfo dell’Asinara”. All’incontro partecipano oltre al Sindaco, gli Assessori del Comune e ai rappresentanti dei pescatori, la Dott.ssa Marie Christine Van Klaveren, Segretario Esecutivo dell’Accobams (Accordo per la conservazione dei cetacei del Mar Nero, Mar Mediterraneo e zone Atlantiche contigue, ratificato in Italia alla fine dello scorso gennaio) e il Dott. Giuseppe Notarbartolo di Sciara Presidente del Comitato Scientifico dell’Accobams.
“L’incontro è nato per presentare le conclusioni della ricerca realizzata dal Dott. Giancarlo Lauriano, ricercatore ICRAM (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare), nonché rappresentante Accobams dei paesi del Mediterraneo centrale; che da anni si occupa di conservazione dei cetacei e indaga sui problemi relativi all’interazione tra cetacei e pesca.” - dichiara Ilaria Ferri Direttore dei Settori Cattività e Ambiente Marino dell’Associazione Animalisti Italiani- “Lo studio commissionato all’ ICRAM nel 2003 dal Comune di Stintino è nato dall’esigenza di valutare la tipologia e quantificare l’impatto dell’interazione tra i mammiferi marini e la pesca. Questo tipo di ricerca dovrebbe essere, a mio avviso, estesa a tutte le zone in cui sono segnalati casi di interazione, al fine di valutare in termini scientifici e non più approssimativi, questo fenomeno che crea critiche situazioni di competizione tra cetacei e pescatori.
Il Comune di Stintino intende proporre, a tale scopo, soluzioni che salvaguardino il lavoro dei pescatori e nel contempo tutelino i cetacei stessi. A noi sta a cuore, innanzitutto, che l’argomento venga definitivamente affrontato in un piano di ricerca nazionale, conforme ad un unico protocollo e a cui facciano seguito una o più possibili soluzioni, capaci di eliminare l’antagonismo creatosi recentemente in questo ambito, tra uomini e mammiferi marini. Probabilmente l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche e la non corretta gestione del patrimonio marino hanno contribuito ad enfatizzare i problemi del settore e gli aspetti connessi all’interazione tra i delfini e la pesca.
Mi auguro quindi, che un’accurata analisi del fenomeno su scala nazionale, possa favorire il ripristino di armoniose relazioni tra uomini e cetacei, così come fin dall’antichità, la storia, il mito e l’arte, testimoniano.”

www.animalieanimali.it

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sabato, marzo 26, 2005

POLIPI 'BIPEDI' CAMMINANO SU DUE TENTACOLI
Secondo uno studio è l'espediente per nascondersi da predatori

26 marzo 2005 - Che i polipi sono intelligenti si sa da tempo, e questo ha creato non pochi scrupoli ai buongustai sensibili che li amano a tavola. Ma una nuova scoperta inibira' ulteriormente i patiti della cucina di mare: due specie di piccoli polipi sono talmente arguti da aver trovato un modo per muoversi su due soli tentacoli e al tempo stesso nascondersi ai nemici con gli altri sei. In pratica 'camminano' come gli umani su due 'gambe', e con le altre 'braccia' inventano modi per non farsi riconoscere, appallottolandosi e apparentemente rotolando come una noce di cocco, o 'mascherandosi' da alghe fluttuanti.
La scoperta, fatta da una equipe di ricercatori dell'universita' di Berkley, in California, e dell'Universita' Sam Ratulangi del Nord Sulawesi (Indonesia), e' pubblicata su Science. E smentisce le teorie secondo le quali il camminare richiede muscoli e ossa, che che i polipi non possiedono.
''Abbiamo osservato i polipi, e camminano davvero'', affermano nel rapporto Christine Huffard, di Berkley, e i suoi colleghi.
''Individui di polipo marginatus (dall'Indonesia) e di polipo (Abdopus) aculeatus (dall'Australia) si muovono come bipedi sulla sabbia, e al tempo stesso rotolando'', aggiungono i ricercatori.
''Questo modo di procedere si differenzia dall'abituale avanzare dei polipi, che normalmente si muovono allargando in modo sinuoso tutti i tentacoli e utilizzando le ventose per andare avanti o indietro'', aggiunge lo studio, che e' accompagnato da un filmato che mostra in azione piccoli polipi, della misura di una noce o di una mela, che ''camminano''.
Camminare su due 'gambe', o 'braccia' ha una ragione per i polipi, conclude l'equipe americana. ''Quando un polipo si muove rapidamente, esso diventa molto visibile e deve escogitare accorgimenti astuti per camuffarsi ai predatori''.
''Camminando, entrambe le specie, il marginatus e l'aculeatus, sono capaci di usare sei dei loro tentacoli per camuffare il proprio aspetto: sembra che rotolino come una noce di cocco, o assumano l'aspetto di un mucchio di alghe che fluttuano nell'acqua''.

(ANSA-REUTERS)

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venerdì, marzo 25, 2005

"SARO’ IN PRIMA LINEA PER DIFENDERE LE FOCHE. E CAPIRE!"
Roberto Bennati, responsabile settore Pellicce della Lav, andrà in Canada insieme ad altri membri delle associazioni internazionali per capire come fermare, una volta per tutte, un massacro che ripete negli anni e che rientra in un piano di gestione che, dal 2003 al 2006, prevede l’abbattimento di 975.000 esemplari di foche della Groenlandia e foche dal Cappuccio.

24 marzo 2005 - Il Governo Canadese ha autorizzato anche quest’anno la strage di 320 mila cuccioli di foca, in un piano di gestione che dal 2003 al 2006 prevede l’abbattimento di 975.000 esemplari di foche della Groenlandia e foche dal Cappuccio.
Le foche vengono uccise anche perché erroneamente considerate come le principali responsabili del declino delle risorse ittiche ed in particolare degli stock di merluzzo.
Il prezzo per ogni singola pelle è di 74.27 euro, il che indica un incremento dei prezzi legato al fiorente mercato che sta, purtroppo, riprendendo piede.
L’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) ed altre Associazioni animaliste di tutto il mondo si sono coalizzate contro la caccia delle foche in Canada e lo scorso 15 marzo 2005 hanno consegnato un pacco, contenente oltre 13.000 firme raccolte in tutta Italia, direttamente a Peter McGovern (Console Generale del Canada). L’8 Marzo è nata nel Golfo di S. Lorenzo in Canada, la prima foca Groenlandica del 2005. Si è deciso di chiamarla “Hope” (Speranza) perché rappresenti la speranza di non essere mai più vittime di questo cruento massacro. Nei giorni scorsi si è manifestato contro questo massacro in 53 città di tutto il mondo, nei 5 continenti del globo dall’America all’Australia.
Noi di animali e animali vi invitiamo a firmare la petizione contro questo massacro al seguente indirizzo:
http://hope.lav.it.

Roberto, il governo canadese ha autorizzato anche quest'anno la strage di 320mila cuccioli di foca. Cosa ci puoi dire in proposito?
Si tratta di 320 mila animali nati due/tre settimane fa che dal 29 marzo saranno uccise per rubare loro il manto bianco per confezionare pellicce per il mercato europeo. Questi animali non hanno ancora fatto un pasto solido poiché ancora non svezzati. La legge Canadese infatti vieta la caccia alle foche fino al 12 giorno di vita, ma dal 13° è possibile ucciderle. Il Governo dice che questi animali sono adulti dal 13° giorno, mentre etologicamente questi animali divengono adulti solo dopo i tre anni.

Le foche, erroneamente, sono considerate responsabili del declino di alcune risorse ittiche, in particolare il merluzzo. Per questo vengono uccise. Ma sono proprio loro la causa?
La dieta della foca della Groenlandia cambia a seconda della sua età, della stagione, del posto nel quale si trova e di anno in anno. La foca della Groenlandia tendenzialmente si nutre di piccoli pesci quali il capelan, il merluzzo artico, il merluzzo polare ed una vasta varietà di invertebrati quali i eufausidi. Contrariamente a quanto spesso dichiarato, la foca della Groenlandia raramente si nutre di specie di merluzzo dell’Atlantico specie di grande importanza per la pesca commerciale. In realtà la diminuzione del merluzzo di pende dall’eccessiva pesca realizzata per la cattura di pesce destinato al consumo umano.
Il Canada ha una lunga storia di persecuzioni delle foche accusante di mangiare il “loro” pesce, perché è sempre facile puntare il dito su qualcun’altro o qualcos’altro piuttosto che prendersi le responsabilità per lo sfruttamento eccessivo e la cattiva gestione della pesca.

Quali sono i prodotti che si possono realizzare con la pelle, e non solo, della foca uccisa?
Dall’uccisione delle foche oltre alle pelli vengono realizzati l’olio e il grasso di foca. L’olio di foca viene utilizzato come ingrediente di integratori alimentari essendo ricco di Omega. Il grasso di foca viene utilizzato come trattamento per rendere morbida la pelle di stivali e scarpe e comunque in generale come protettivo. Entrambe questi utilizzi sono ovviamente marginali essendo disponibili per entrambi alternative. Con la pelle di foca si realizzano le classiche pellicce intere, articoli e accessori di abbigliamento tra i più vari e in parte articoli di abbigliamento sportivo.

Il mercato delle pelli e dell’olio di foca è fiorente e in continuo aumento. E' così?
Il mercato delle pelli di foca è in termini numerici in diminuzione nel nostro Paese. Dalle 66 mila pelli importate in Italia nel 2000, siamo arrivati a circa 16 mila nel 2003. Tuttavia questa flessione è compensata da un sensibile aumento del valore dei capi finiti di foca, di cui il nostro Paese è tra i maggiori al mondo. Se guardiamo il volume delle esportazioni ci rendiamo conto come è cresciuto in termini di valore il giro d’affari. Il commercio di Olio di foca è in crescita in Italia.

Qual'è la posizione dell'Italia e degli altri paesi su questo massacro?
L’Italia rappresenta un Paese importante per il commercio di prodotti di foca. Stiamo chiedendo al Governo italiano di vietare il commercio di questi prodotti in Italia, come già fatto dal Belgio e dagli Stati Uniti e come già fatto dal nostro Paese sulle pelli di cani e gatti. I cittadini italiani sono contrari al commercio di prodotti di foca e ci impegneremo al massimo finchè il nostro Governo non ponga fine a questa strage.

Tu partirai a giorni per il Canada. Cosa andrai a fare?
Andremo a documentare l’apertura della caccia e l’uccisione che questa si annuncia molto breve. Tutti i cacciatori contano in tre giorni di prendere il numero di animali loro riservati dalla quota fissata dal Governo Canadese. Documenteremo la bellezza di questi animali e la crudeltà dei metodi di uccisione. Le foche infatti vengono uccise con un bastone detto HAKAPIK che ha all’estremo un uncino di ferro; i cacciatori colpiscono le foche sulla testa provocandone la morte, che però non è rapida ed indolore come vogliono farci credere. A prescindere dall’efficacia di come uccidono le foche, questo metodo rimane secondo noi crudele e inaccettabile.

M. D’Amico - www.animalieanimali.it

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categoria:petizioni
mercoledì, marzo 23, 2005

DELFINI UCCISI ALL’ELBA: UN APPELLO IN DIFESA DEL SANTUARIO
Il 2 e 3 aprile con la Regata dei Cetacei l’occasione per tornare a parlare di salvaguardia del mare e dei suoi abitanti, come auspicato dal Circolo Uisp Vela Mare e dal Cetus

22 marzo 2005 - “I recenti ritrovamenti di delfini uccisi lungo le coste dell’isola d’Elba ci deve fare riflettere. Occorre mettere in moto tutte le iniziative possibili per far conoscere il Santuario dei Cetacei e sensibilizzare il grande pubblico sulle tematiche di protezione ambientale legate a questa importante riserva marina”. Il comitato organizzatore della Regata dei Cetacei, la manifestazione che, in nome del binomio sport e ambiente, punta a promuovere iniziative per educare i più giovani al rispetto del mare e dei suoi abitanti, interviene in merito ai ritrovamenti di delfini senza vita all’Isola d’Elba, probabili vittime delle così dette “spadare”.
“Quanto è accaduto è estremamente grave – spiega Silvio Nuti, biologo marino del Ce.Tu.S – da anni lavoriamo nel Santuario, ci occupiamo di ricerca sui cetacei, anche grazie ai mezzi che ci ha messo a disposizione la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, collaborando con i principali istituti di cetaciologia nazionali e internazionali, e abbiamo dato vita a percorsi didattici nelle scuole del territorio. Il nostro obiettivo è semplice: sensibilizzare il grande pubblico alle problematiche ambientali del Santuario, far conoscere questa riserva marina, educare a rispettarla. La Regata dei Cetacei è un’occasione per parlarne rivolgendoci al maggior numero di persone possibile ma probabilmente quello che stiamo facendo non è ancora abbastanza. Per vincere questa battaglia occorre l’impegno di tutti”.
Il 2 e 3 aprile la Regata dei Cetacei costituirà un’importante occasione per lanciare un nuovo appello per la difesa del Santuario. “La manifestazione – spiega Andrea Parenti, presidente del Comitato organizzatore – è senza dubbio un evento promosso per coinvolgere i campioni della vela e gli amanti del mare in una competizione dalle caratteristiche sportive interessanti. Ma il vero obiettivo deve essere quello di far parlare del Santuario dei Cetacei, una delle più importanti riserve marine del Mediterraneo, ed educare al rispetto del mare e dei suoi abitanti. Non a caso la manifestazione è finalizzata a raccogliere risorse per consentire ai giovani e giovanissimi di partecipare a percorsi educativi sul Santuario dei Cetacei”.
La Regata si svolgerà su due percorsi che attraversano il Santuario: “La rotta delle Balene”, una regata d’altura da Viareggio fino a La Spezia e da qui alla Giraglia (Corsica) con ritorno a Viareggio, ed una regata costiera denominata “La rotta dei Delfini” che partirà da Viareggio e raggiungerà, lungo la costa toscana e ligure, La Spezia per fare poi ritorno a Viareggio. Anche quest’anno la manifestazione potrà contare sul prezioso sostegno di Legambiente ed il patrocinio di numerose altre associazioni ed istituzioni locali e nazionali. Non solo: a prestare il proprio volto per la difesa di delfini e balene ci saranno i campioni della vela, Giovanni Soldini, Enrico Chieffi, Fabrizio Tellarini e Enrico Podestà, e un testimonial d’eccezione come Marcello Lippi, ct della nazionale di calcio.
“Il Santuario è una realtà che finalmente si sta affermando – spiega Sebastiano Venneri di Legambiente – anche grazie a manifestazioni come La Regata dei Cetacei che garantiscono la fruibilità di un’area protetta attraverso mezzi, in particolare la vela, compatibili con questo ambiente. Iniziative come questa, che si affiancano ai numerosi eventi promossi da Legambiente nel Santuario dei Cetacei, sono la riprova che le aree protette possono ospitare manifestazioni sportive con un numero elevato di partecipanti, purché siano rispettose dell’ambiente”.

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martedì, marzo 22, 2005

ASIA, RISCHIO ESTINZIONE PER DELFINI CHE ABITANO FIUMI
Le loro condizioni di salute rispecchiano quelle dei corsi d'acqua

22 marzo 2005 - Solo 13 sono i delfini che sopravvivono nel fiume Chang, in Cina; appena migliaia solo quelli che abitano i fiumi Gange, Indo e gli altri corsi d'acqua dell'Asia sudorientale. La vita dei delfini nei fiumi asiatici è dunque in pericolo. E le loro difficili condizioni di vita dovrebbero metterci in allarme sui rischi della cattiva qualità delle acque, in cui vivono, per gli stessi esseri umani, visto che questi docili animali sono indicatori della salute dei fiumi che abitano. Questo è l'allarme lanciato dal Wwf (World Wildlife Fund) - come riporta il sito britannico della Bbc - , nell'ambito dell'United Nations Internationals Decade of Water for life, programma che viene presentato oggi.
I delfini rispecchiano lo stato di salute dei fiumi in cui vivono, non solo per gli effetti diretti della cattiva qualità dell'acqua su di loro, ma perché si cibano di pesci che sono, essi stessi, sensibili allo stato dell'ambiente, dichiara il Wwf.
L'inquinamento industriale ed agricolo è una delle cause del rischio di estinzione per i delfini, residui di pesticidi e diserbanti sono infatti stati trovati nei tessuti di questi mammiferi. Un altro problema è il liquame umano, così come gli stessi argini imposti dagli uomini. Gli argini restringono infatti i letti naturali dei fiumi e distruggono l'habitat, adatto alla deposizione delle uova, dei pesci di cui i delfini si cibano. Un'altra causa dell'alto decesso di questi animali è, infine, l'elevato prelievo di acqua dai fiumi asiatici, basti pensare che solo il 5% dell'acqua del Gange raggiunge il mare.
Il Wwf è molto preoccupato per questa situazione, si legge sul sito della Bbc. Non solo per la sopravvivenza dei delfini, una delle specie animali più eleganti, ma per la stessa sopravvivenza delle centinaia di migliaia di persone che vivono lungo le rive dei grandi fiumi asiatici. Migliorare le condizioni di queste acque significherebbe aiutare i delfini, ma anche gli stessi abitanti di quella parte del pianeta.

(Apcom)

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lunedì, marzo 21, 2005

TRE NUOVE SPECIE RECLUSE DALL'ACQUARIO DI GENOVA
L'aquila di mare, il tritone ed il pesce violino

21 marzo 2005 - Novita' per Pasqua all'Acquario di Genova. Nella nave blu, progettata da Renzo Piano, lo spazio dedicato alla costa rocciosa mediterranea, dove i visitatori vivono la sensazione di passeggiare tra gli scogli del litorale nostrano, con i pesci a pochi centimetri di distanza, accogliera' tre nuove specie: l'aquila di mare, i tritoni e il pesce violino.
Le aquile di mare vivono nella fascia subtropicale dell'Atlantico orientale e nel Mar Mediterraneo. Prediligono le zone costiere, nutrendosi principalmente di molluschi e crostacei che trovano smuovendo il fondale sabbioso con il muso arrotondato. Sono pesci cartilaginei che possono misurare fino a 2 metri. Presentano un aculeo seghettato alla base della coda, in grado di iniettare un potente veleno. Si possono incontrare fino a 50 metri di profondita'.
I trigoni hanno un aspetto simile alle razze. Al corpo tondeggiante segue una coda allungata alla cui base sono presenti uno o piu' aculei seghettati e collegati a ghiandole velenifere. Nuotano grazie ad un movimento sinuoso ed elegante delle ''ali''. Vivono lungo la fascia subtropicale dell'Atlantico orientale e in tutto il Mar Mediterraneo, fino al Mar Nero, comprese le acque salmastre di estuari e lagune. Frequentano i fondali sabbiosi o fangosi fino ad oltre 200 metri di profondita', dove si nutrono di vari organismi, pesci compresi. Sono assai temuti per i grossi aculei veleniferi presenti sulla coda che possono provocare un grosso dolore e infezione.
Il pesce violino e' un pesce cartilagineo dalla forma romboidale allungata che raggiunge al massimo il metro di lunghezza. E' un animale sedentario che vive sui fondi molli costieri dei mari temperati, anche in acque salmastre, spesso seminascosto sotto il sedimento. Nuota lentamente e si nutre di crostacei e molluschi, localizzati smuovendo il fondo con il rostro appuntito. E' un pesce che appartiene ad un gruppo molto antico, testimoniato dalla presenza di esemplari fossili sul Monte Bolca (Verona). La pelle di questi animali, ricoperta di finissime squame dentellate, veniva usata nell'artigianato (in particolare dai mastri liutai) come cartavetrata: l'antico zigrino.

(Sca/Rs/Adnkronos)

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