NO AI PESCI D'ACQUARIO COLORATI ARTIFICIALMENTE
Quanti di voi possiedono un acquario o hanno l'intenzione di allestirne uno?
L'acquariofilia è un hobby che in Italia sta crescendo, anche se in misura minore rispetto ad altri Paesi (come ad esempio la Germania) dove quasi in ogni casa è possibile vederne uno. Ed anche chi vi scrive possiede un piccolo acquario di circa 70 litri.
In effetti c'è chi, a questo punto, potrebbe sollevare dei dubbi sulla moralità del tenere degli esseri viventi chiusi in uno spazio ristretto e per questo, prima di affrontare il problema dei pesci colorati artificialmente, cercheremo di considerare più in generale la vita dei pesci in un acquario.
Per prima cosa va detto che prima di acquistare un acquario è necessario documentarsi su tutti gli aspetti che le caratterizzano e, naturalmente, sulle singole esigenze dei suoi ospiti. Un acquario è un piccolo ecosistema che va curato regolarmente e non deve essere considerato come un soprammobile.
Posta questa base vediamo di capire meglio la vita di questi animali all'interno di un ambiente ristretto come un acquario grazie all'aiuto del Dott. Alessandro Cellerino (Neurobiologo ricercatore che vanta numerose pubblicazioni su riviste internazionali di alto livello e che da anni coltiva l'hobby dell'acquariofilia):
«I pesci in acquario soffrono se le condizioni non sono adatte. Se queste sono ottimali (la presenza di riproduzioni in acquario lo dimostra) i pesci non soffrono fisicamente. I pesci soffrono allora psicologicamente? Nessuno di noi è nella testa di un pesce, ma in base ai dati che la scienza fornisce, i pesci mancano completamente delle strutture cerebrali che organizzano le emozioni negli animali superiori. I pesci non sono scimmie, cani o pappagalli, mancano completamente della corteccia cerebrale e tutte le loro emozioni (se si possono chiamare così riflessi di fuga, eccitazione sessuale e comportamenti antagonistici) sono generate dall’ipotalamo, la struttura più arcaica del cervello. Chi vuole approfondire può leggere “L’errore di Cartesio” di Antonio Damasio, Adelphi o “Il cervello emozionale” di Joseph LeDoux (non ricordo l’editore italiano) per trovare sostegno a queste affermazioni oppure “The Brain and Emotions” di Edmund Rolls, Oxford University press.
Va detto inoltre che la maggior parte dei pesci d'acquario, escludendo le razze d'allevamento, o sono territoriali e quindi hanno spazi vitali minuscoli e dai quali non si allontanano per nussuna ragione, oppure sono molto piccoli e non hanno bisogno di ampi spazi per il nuoto».
Grazie a quanto sopra riportato, ora sappiamo quali sono le primarie necessità dei pesci. Ma se loro sofferenza non può essere legata a fattori psicologici, non si può dire altrettanto per quello che riguarda la sofferenza fisica.
Uno dei casi più eclatanti, di cui spesso si parla nelle riviste specializzate e di cui molto si è parlato sul newsgroup it.hobby.acquari, è quello dei pesci che vengono colorati artificialmente. Il principale rappresentante di questa sfortunata categoria è il Chanda ranga (nella foto a lato un esemplare con la colorazione originale), un piccolo pesce orientale d'acqua salmastra venduto spesso nei negozi come Chanda color, ma il problema è esteso (in misura minore, fortunatamente) a Corydoras albini, Labeo, Botia, Scalari e Discus, tutte specie conosciute da chi possiede un acquario. Il problema è che, senza un'adeguata informazione, chiunque può farsi "rifilare" uno o più esemplari colorati artificialmente: dal papà che compra un piccolo acquario con pesci colorati al proprio figlio fino ad arrivare all'acquariofilo neofita che, se non opportunamente informato, rischia di scambiarli per una particolare varietà dalle caratteristiche leggermente diverse.
A questo punto molti si staranno chiedendo in cosa consiste questa pratica ed ecco che cerchiamo di spiegarla in maniera sintetica.
Per ottenere particolari colorazioni, ai pesci vengono praticate delle piccole iniezioni sottocutanee con coloranti teoricamente innocui; ma le sofferenze fisiche che questi animali devono sopportare sono grande fonte di stress, tanto che a 30 giorni dal "trattamento" il 50% dei pesci non sopravvive e quelli sopravvissuti, una volta immessi in acquario, sono soggetti a malattie di ogni genere perché notevolmente indeboliti e dopo circa 60 giorni perdono la colorazione.
Va detto, oltretutto, che queste barbarie sono compiute da bambini sfruttati dell'est e pertanto il problema viene esteso anche ai diritti umani oltre che a quelli degli animali.
Cosa possiamo fare?
Sicuramente la primaria forma di lotta all'importazione di pesci colorati artificialmente è l'informazione! E di questo stanno iniziando ad occuparsi le principali associazioni acquariofile italiane, anche se chiaramente è necessario informare quante più persone possibili.
Un primo invito è rivolto proprio ai negozianti, facendo riferimento alla loro etica professionale. Se siete proprietari di un negozio di acquari, o più in generale di un negozio di animali, non vendete ai vostri clienti pesci che abbiano subito il trattamento sopra descritto! La vostra adesione a questa campagna non solo darà un piccolo contributo alla battaglia per i diritti degli animali, ma è senza dubbio anche un segno di professionalità che i vostri clienti apprezzeranno.
Se invece siete dei semplici appassionati di acquariofilia, o avete intenzione di diventarlo, informatevi presso il vostro negoziante se nelle sue vasche sono presenti pesci colorati artificialmente ed eventualmente fate notare il vostro disappunto. E se il negoziante non cede ed è convinto di essere nel giusto... beh... ognuno faccia quello che meglio crede!
Per chi fosse interessato, è stato realizzato da Andrea Parenti di "AcquarioLife" un logo che potrete utilizzare liberamente sui vostri siti (unitamente ad una piccola spiegazione su come avviene l'operazione di colorazione o ad un link a questa pagina) per aderire all'iniziativa; il logo è quello riportato qui sopra (basta salvarlo sul computer e poi inserirlo nel proprio sito web), ma è stato realizzato anche un volantino in formato Word97 che, una volta stampato, i negozianti interessati possono esporre nel proprio negozio [Download - 359Kb].
Noi, da parte nostra, abbiamo invitato tutti i negozianti che possiedono un indirizzo di posta elettronica (prendendoli dai rispettivi siti Internet), a leggere questo articolo e ad aderire alla campagna.
http://www.gegeonline.it/