martedì, maggio 31, 2005

CETACEI: ARRIVA IN LIGURIA IL CATAMARANO DA RICERCA KRILL
Iniziativa di sensibilizzazione partita dalla Toscana

31 maggio 2005 - Dopo le tappe toscane, il nuovo catamarano a vela da ricerca KRILL del centro CE.TU.S. di Viareggio arriva in Liguria. Ad ospitare la prossima tappa del ''tour cetologico'' iniziato lo scorso 12 aprile sara' la Fortezza del mare, centro internazionale d'arte e cultura del mare, gestita dalla Fondazione Marenostrum.
Lo scopo dell'iniziativa e' di coinvolgere ed educare i ragazzi delle scuole elementari, gli insegnanti e i diportisti della riviera tosco-ligure sul giusto approccio, sia mentale che pratico in mare, da tenere nei confronti di balene e delfini e del loro ambiente.
All'evento parteciperanno oltre a CE.TU.S., Marenostrum e ai padroni di casa Parco Naturale Regionale di Portovenere e Comune di Portovenere, anche Legambiente, la Fondazione Acquario di Genova e l'Istituto Tethys che da anni si adoperano per la salvaguardia e lo studio dei cetacei del Santuario.
La giornata di Portovenere prevede il coinvolgimento di diverse classi delle scuole locali che verranno condotte alla Fortezza del Mare sull'isola Palmaria. I rappresentati della Fondazione Marenostrum, di CE.TU.S., di Legambiente, della Fondazione Acquario di Genova e di Tethys illustreranno ai bambini le loro attivita' di studio-tutela dei cetacei e le specie presenti nel Santuario; il tutto attraverso un percorso guidato nelle stanze della Fortezza allestite per l'occasione con pannelli illustrativi, fotografie, poster, disegni, filmati e suoni provenienti dai diversi progetti sui cetacei.
Verra' letta ai bambini anche la fiaba ''L'Isolotto e la Balena'' della scrittrice ligure Maria Teresa Veronesi. Se le condizioni lo permetteranno i ragazzi potranno inoltre salire a bordo delle imbarcazioni da ricerca messe a disposizione da CE.TU.S., Marenostrum e Legambiente e/o effettuare un'escursione dell'isola. A fine mattinata gli insegnanti riceveranno dalle associazioni del materiale ludico-educativo per riprendere in classe gli argomenti affrontati.
Prossimi appuntamenti de ''Un delfino nel Porto'' sono il 3 giugno presso l'Acquario di Genova, San Remo il 6 giugno, dove CETUS e Tethys organizzeranno delle lezioni-gioco per i bambini della scuola elementare A. Volta, e Montecarlo il 12 giugno, nella suggestiva cornice dell'Acquario Civico monegasco, tappa finale della manifestazione.

(ANSA)

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lunedì, maggio 30, 2005
IL DIARIO DELL' ATTIVISTA di Greenpeace da ULSAN

Michael Tarozzo, attivista di Greenpeace Ticino, è a Ulsan, in Corea, per protestare contro l'imminente apertura di un impianto di lavorazione per carne di balena. Tiene un diario che giornalmente informa sull'occupazione nonviolenta dell'area da parte di Greenpeace.

Giovedì 26 maggio. Ulsan, Corea del Sud

Già dagli inizi la giornata è stata eccitante. Ci è stata chiarita la nostra posizione: non facciamo né compromessi né ce ne andiamo, ma stiamo qui a difendere il campo in modo nonviolento. Non sapendo con che metodi ci avrebbero evacuato, ci siamo preparati al peggio: demolimento totale del campo e magari anche violenza fisica. Abbiamo trascorso tutta la giornata a portare gli oggetti di valore al sicuro, telefonare ad ambasciate, uffici di polizia, al KFEM (Korean Federetion for Enviromental Moviment), a giornali e televisioni locali.

Dalle 18.00 la situazione è diventata sempre più tesa.

Cominciano ad arrivare due volanti della polizia come protezione; io mi arrampico sull'asta per occuparla ed evitare che la tirino giù e tiro su le 13 bandiere dei paesi di provenienza degli attivisti al campo. Arrivano televisioni e giornali per riprendere e documentare l'avvenimento. Noi attivisti in overall arancioni siano pronti a difendere il campo.

Il gruppo di locali arriva ed entra nella cupola per discutere; dalla cima dell'asta vedo arrivare 3 pulman blindati con griglie di metallo alle finestre e luci lampeggianti sul tetto. Non si capisce come possa evolvere la situazione; possiamo solo aspettare, aspettare, aspettare... Intanto i 3 veicoli blindati se ne vanno, strano.

Dopo una ventina di minuti si sente applaudire dalla cupola e si vedono uscire volti gioiosi, mentre il nostro campaigner ci urla "vittoria!! Siamo riusciti ad aprire un dialogo coi locali, da ora in poi lavoriamo assieme e non più contro!!"

Felici e rilassati usciamo dall'"Aktion mode" e andiamo a stringerci le mani, abbracciarci e fare una bella foto di gruppo. è la prima volta che Greenpeace riesce a lavorare con la popolazione coreana senza opposizioni locali! Pensare che cinque settimane fa non volevano nemmeno lasciare entrare la Raimbow Warrior nel porto di Ulsan!

Michael

Il diario completo è su
http://www.greenpeaceticino.ch
per ulteriori informazioni visita il sito http://whales.greenpeace.org
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domenica, maggio 29, 2005

SUDCOREA: AL VIA RIUNIONE COMMISSIONE INTERNAZIONALE BALENE
I Paesi balenieri chiederanno di cacciare di piú

28 maggio 2005 - Il Giappone, la Norvegia e gli altri Paesi favorevoli alla caccia alla balena si preparano a rinvendicare ancora una volta l'autorizzazione ad uccidere un maggior numero di cetacei, in occasione dell'apertura della riunione annuale della Commissione baleniera internazionale (Iwc) a Ulsan, in Corea del Sud.
La moratoria sulla caccia commerciale alla balena è in vigore dal 1986, ma i Paesi cacciatori continuano a praticarla. La Norvegia è il solo Paese ad indire apertamente una stagione di caccia commerciale, dal 1993. Il Giappone e altri Paesi come l'Islanda, che ha ripreso la caccia nel 2003 dopo 14 anni di moratoria, cacciano invece le balene con la scusa della ricerca scientifica.
Per la prima volta quest'anno dal 1986, le nazioni pro-caccia sfiorano la maggioranza sui 57 Paesi membri della Commissione, e non si escludono nuove risoluzioni favorevoli alla posizione giapponese. La revoca totale della moratoria, per contro, necessiterebbe una approvazione della maggioranza dei tre quarti dei membri.
Oltre alle nazioni "baleniere", che quest'anno dovrebbero uccidere in tutto piú di 1.550 esemplari, ci sono i Paesi che militano contro un aumento delle quote, come l'Australia e la Nuova Zelanda, e le organizzazioni ecologiste, Greenpeace in testa.
Fra seminari, gruppi di lavoro e la riunione della Commissione scientifica, piú di 800 persone di 61 Paesi partecipano alla riunione della Iwc che si concluderà con l'assemblea generale del 20 e 21 giugno. Se la Corea del Sud, che quest'anno ospita l'annuale incontro della Iwc, non ha un industria baleniera, le "catture accidentali" praticate nelle sue acque sono 100 volte superiori a quelle di altri Paesi, afferma Greenpeace.

Sul Web: IWC: http://www.iwcoffice.org  

Greenpeace: http://www.greenpeace.org.uk 

Institute of Cetacean Research: http://www.icrwhale.org

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domenica, maggio 29, 2005

Identificare l'origine dell'inquinamento dei fiumi
La scoperta potrebbe avere importanti ripercussioni in ambito legale

I ricercatori ambientali usano abitudinariamente modelli matematici per studiare la diffusione degli inquinanti chimici attraverso le falde acquifere e i fiumi. Ora un gruppo di scienziati francesi ha modificato uno di questi modelli, dimostrando che è possibile identificare l'esatta fonte di inquinamento di un corso d'acqua e ricostruire come gli inquinanti viaggiano lungo il fiume nel corso del tempo. I risultati, pubblicati sulla rivista "Inverse Problems", potrebbero avere importanti implicazioni pratiche e legali.
La qualità dell'acqua di un fiume può essere analizzata misurando la quantità di sostanze chimiche presenti. Se il livello di sostanze chimiche provenienti da fonti umane - agricole e industriali - eccede una determinata soglia, si riduce la quantità di ossigeno nell'acqua e questo, a sua volta, ha conseguenze negative per la vita acquatica.
L'inquinamento di un fiume può essere quantificato da due parametri: la domanda biologica di ossigeno e la domanda chimica di ossigeno. Nei modelli usati dagli scienziati, queste quantità obbediscono a un'equazione lineare monodimensionale di avvezione-dispersione-reazione. I coefficienti dell'equazione dipendono dal flusso d'acqua nel fiume e da come gli inquinanti si spostano lungo la corrente. Abdellatif El Badia dell'
Université de Technologie de Compiègne e colleghi hanno invece preso in considerazione il problema inverso, cioè quello di determinare l'origine dell'inquinamento osservando gli effetti prodotti sul fiume.
La nuova tecnica misura la concentrazione degli inquinanti in due punti del corso d'acqua, uno a monte e uno a valle della porzione di fiume studiata. El Badia e colleghi hanno derivato una formula che rivela la posizione esatta della fonte di inquinamento, e hanno poi espanso la soluzione in una serie di Fourier per ricostruire come l'intensità dell'inquinamento evolve nel tempo. "Abbiamo risolto il problema matematico corrispondente a un modello usato per sorvegliare le fonti di inquinamento nei fiumi, che siano di origine urbana, agricola o industriale", commenta El Badia. "Il nostro algoritmo è abbastanza semplice da essere implementato in un software, consentendo così agli scienziati di individuare scarichi accidentali o intenzionali di sostanze inquinanti". I ricercatori stanno ora lavorando a un modello bidimensionale che potrebbe essere applicato agli estuari.

www.lescienze.it

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sabato, maggio 28, 2005

PERCHÈ IL FARO SI CHIAMA COSÌ?

Un tempo le coste di notte erano oscure e raramente si poteva scorgere qualche flebile lumicino su di esse, indicazione di presenza umana a terra. Era facile allora segnalare ai naviganti la presenza di pericoli o la strada da seguire per arrivare in porto semplicemente accendendo un bel falò in una posizione conosciuta. La cosa si prestava comunque anche alla pirateria, dal momento che bastava falsare la posizione dell'indicazione per far andare in secca i vascelli da depredare, come accadde spesso lungo le coste del Mare del Nord nei secoli passati.
L'idea di segnalare con il fuoco la posizione di riferimento è senza dubbio istintiva; la realizzazione di un sistema organizzato di segnalamento ha avuto luogo quando e dove era maggiormente necessario, allorché il traffico marittimo convergeva per esempio verso un importante punto di approdo. Alessandria d'Egitto, fondata nel 332 a.C. da Alessandro il Macedone, grazie alla sua posizione di grande importanza strategica non solo militare ma anche commerciale, divenne ben presto un grande porto, nonostante una certa pericolosità di fondali all'ingresso. Niente di più logico quindi che si pensasse a un opportuno e sicuro segnalamento marittimo per dirigere i naviganti in sicurezza. Peraltro la costa in quelle zone è piuttosto piatta e bassa, per cui un fuoco acceso vicino alla battigia aveva poche probabilità di essere visto per tempo dal largo.

Faro di AlessandriaVenne così costruita nel III secolo a.C. un'alta torre sulla quale un enorme braciere veniva acceso risultando visibile da molto lontano. La torre si ergeva con i suoi 120 metri proprio all'ingresso del porto su un'isoletta, il cui nome era (ed è tuttora) Pharos. La torre di Alessandria non fu la sola nell'antichità a rappresentare il primo sistema nautico inventato dall'uomo per la sicurezza sul mare.

Altra analoga realizzazione fu per esempio il cosiddetto "Colosso di Rodi", enorme costruzione di forma umana all'ingresso del porto dell' "isola delle rose", annoverata fra le sette meraviglie dell'antichità. Il termine "faro" trae comunque la sua origine proprio dall'isoletta di Pharos, sulla quale ancor oggi si alza il moderno faro di Alessandria, naturalmente non più col braciere ma con un potente sistema diottrico. Particolare curioso del faro originale antico era la capacità del sistema di emettere anche suoni, quasi fosse un antenato dei moderni "fog horn" (corni da nebbia). Infatti un ingegnoso sistema di contenitore con acqua, riscaldata dal braciere, consentiva la fuoriuscita di getti vapore che funzionavano né più né meno come le attuali sirene delle navi.

Sergio Costa

http://www.nautica.it/

 

Secche della Meloria - foto della marina militare italiana

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venerdì, maggio 27, 2005

GREENPEACE: GRAVI MINACCE CONTRO ATTIVISTI IN COREA
Governo orientale camuffa caccia e sfruttamento con catture accidentali

27 maggio 2005 - Greenpeace e la Federazione coreana del movimento ambientalista (Kfem) hanno ricevuto minacce contro la pacifica occupazione della fabbrica di carne di balena a Ulsan, Sud Corea, portata avanti da oltre un mese. Come riferisce un comunicato dell'associazione ambientalista, alcuni gruppi locali hanno annunciato in una lettera e con una conferenza stampa che alle 18 di oggi si recheranno all'"Ambasciata delle balene" per distruggerla. "Con lo scopo di portare all'attenzione i pericoli che corrono le balene del pianeta- spiega Greenpeace- l'Ambasciata e' stata costruita da attivisti di Greenpeace provenienti da Italia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Usa, Brasile, Austria, Colombia, Slovacchia, Danimarca, Canada, Nuova Zelanda, Australia e Repubblica Ceca.
"L'Ambasciata delle Balene e la nostra sicurezza sono minacciate con il pretesto di voler celebrare la giornata degli Oceani proprio in questo luogo- ha dichiarato Jim Wickens, campagna oceani di Greenpeace International- ma come puo' il governo prendere seriamente in considerazione la possibilita' di celebrare la giornata degli Oceani in un luogo destinato alla costruzione di una fabbrica di carne di balena? Sarebbe divertente, se non fosse cosi' drammatico per le sorti delle balene".
Greenpeace e Kfem affermano che la costruzione di una fabbrica di carne di balena "non fara' che accelerare la scomparsa delle poche balene rimaste nei mari coreani. Questo- spiegano- significa industrializzare il commercio di carne di balena, un business che secondo le previsioni degli scienziati portera' all'estinzione di queste balene". In Corea, "le balene possono essere portate a terra e vendute per la loro carne solo se catturate accidentalmente- aggiungono le associazioni- in Corea, tuttavia, si verificano catture accidentali di balena con un tasso cento volte superiore a qualsiasi altro paese in cui non e' consentito il commercio di carne di balena".
"Non occorre essere dei geni per capire che in un paese dove una balena morta vale piu' di 100 mila dollari l'industria della pesca incoraggia la caccia illegale di balena- afferma ancora Wickens- e' come costruire una fabbrica di avorio in Kenya per gli elefanti uccisi accidentalmente".
Le minacce agli attivisti arrivano proprio ora che in Corea si e' riacceso il dibattito sulla caccia alle balene e solo poche settimane prima che Ulsan ospiti la 57ma riunione della Commissione baleniera internazionale (International Whales Commission-Iwc) dal 20 al 24 giugno. Per Greenpeace la Corea "sta lanciando il chiaro segnale di voler seguire la tattica del governo Giapponese: giustificare la caccia commerciale di balene con la scusa della ricerca scientifica". Questa tesi e' avvalorata dai programmi approvati dal Governo Coreano di eliminazione, "mirata di diverse centinaia di delfini nei prossimi anni".
Intanto, il governo coreano definisce la fabbrica come "un check point per gestire in modo sostenibile dal punto di vista ambientale e sanitario le carcasse di balene catturate accidentalmente". Quindi, "e' abbastanza chiaro qual e' la verita' che si nasconde dietro questi presunti motivi sanitari-ha dichiarato Yeyong Choi di Kfem- queste balene sono destinate ad alimentare l'industria della carne di balena, un'industria che condurra' le balene coreane all'estinzione entro la fine della nostra generazione". Greenpeace sara' presente anche quest'anno all'Iwc, in Corea, per proseguire la sua campagna per fermare la caccia alle balene, cosi' come fa da quasi trent'anni.

(Com/Ran/ Dire) www.animalieanimali.it

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giovedì, maggio 26, 2005

La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d'ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo.

Richard Bach, 1970  (in "Rapsodia Blu")

http://www.nautica.it/

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giovedì, maggio 26, 2005

Bandiere blu: Italia al secondo posto

25 Maggio 2005 - Sono complessivamente 138 le Bandiere Blu assegnate all’Italia dalla FEE Foundation for Environmental Education. Si tratta di 90 località balneari e 48 approdi turistici dislocati su tutto il territorio nazionale. In rapporto con gli altri Paesi del Mediterraneo, l’Italia si trova anche quest’anno al secondo posto con 90 Comuni dopo la Spagna (98), prima di Francia (86) Grecia (77) e Turchia (49).
Le Bandiere Blu, da sempre condotta in stretta collaborazione con il COBAT, il Consorzio Obbligatorio per la raccolta e il riciclo delle batterie al piombo esauste, giunta quest’anno alla sua XIX edizione, premiano le località marine che si sono impegnate concretamente nel miglioramento dello stato dell’ambiente, promuovendo un turismo sostenibile.
Parametri per l’aggiudicazione del premio sono lo stato delle acque di balneazione, la validità e la regolarità degli impianti di depurazione, un corretto smaltimento dei rifiuti, le iniziative ambientali promosse dalle amministrazioni, la cura dell’arredo urbano e delle spiagge ed infine il sostegno a programmi di educazione ambientale.
Per la scelta delle località, alle quali assegnare la Bandiera Blu 2005, la FEE Italia ha operato attraverso una giuria composta da rappresentanti del COBAT e funzionari ed esperti della Direzione del Turismo, del Ministero delle Attività Produttive, il Comando dei Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, l’ENEA, l’APAT, i sindacati balneari SIB-Confcommercio e FIBA-Confesercenti, il COOU (Consorzio Oli Usati), l’Associazione Nazionale Approdi Turistici (ASSONAT-Federnautica).
Le località premiate si concentrano soprattutto in Liguria (12 bandiere), Toscana, Marche e Abruzzo (11); seguono Emilia Romagna e Campania (8 bandiere); Puglia e Calabria (5); Lazio (4), Sicilia e Sardegna (3); Veneto e Friuli Venezia Giulia (2); Molise e Basilicata (1). Il Piemonte ha visto premiate 2 località lacustri e 1 la Lombardia.
“Anche quest’anno la pagella della Fee - ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli - premia quei comuni costieri che hanno saputo coniugare offerta turistica e ambiente. La tutela della qualità delle acque del mare, in questo quadro, diventa essenziale e per questo che dal 2002 ho avviato un programma di eco-gestione del ciclo integrato delle acque, dalle fognature alla depurazione, che coinvolge le Regioni italiane e attiva più di 15 miliardi di euro. Sono infatti proprio gli scarichi urbani non depurati i maggiori nemici della balneazione e del nostro mare”.
Tra i requisiti fondamentali per ottenere la Bandiera Blu, c’è la raccolta differenziata effettuata dal Comune ed in particolare i provvedimenti presi per il corretto recupero e smaltimento delle batterie esauste, impiegate per l’avviamento di automobili, imbarcazioni e ogni tipo di mezzo di trasporto. Il COBAT è attivo da tempo, in sinergia con il COOU, per sollecitare le Autorità Marittime nella creazione delle “Isole nel Porto”, strutture funzionali collocate in punti strategici dove gli utenti possono consegnare le batterie e gli oli usati dei propri natanti, contribuendo così a ridurre notevolmente il rischio di dispersione in mare. Ad oggi sono già 59 le isole ecologiche installate in 31 porti italiani dove, sono stati già recuperati oltre 500.000 Kg di batterie esauste.
“Nel 1997 presso il porto di Siracusa – ha affermato l’ing. Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT – il nostro Consorzio, grazie alla collaborazione di sommozzatori locali, recuperò in poche ore oltre 2 tonnellate di batterie esauste di barche e gommoni. Oggi la sensibilità ambientale di pescatori e diportisti è molto cresciuta, ma il settore della nautica resta un ambito ancora a rischio di dispersione delle batterie. Per questo nei prossimi mesi il Consorzio si impegnerà a ripetere l'operazione di pulizia dei fondali marini di importanti approdi turistici. La qualità turistica e ambientale delle coste e delle montagne – ha concluso Morandi - è la risorsa più grande dell'Italia anche per la nostra economia. Per questo il COBAT è da sempre impegnato nella tutela dei delicati equilibri ambientali montani e marini”.

A cura di
Jada Mazzoli

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mercoledì, maggio 25, 2005

CACCIA BALENE, OFFENSIVA AUSTRALIANA CONTRO GIAPPONE
Premier Howard scrive a Koizumi

25 maggio 2005 - L'Australia si e' lanciata in un'offensiva diplomatica senza precedenti per tentare di convincere il Giappone a desistere dal suo piano di espandere la caccia 'scientifica' alle balene in acque antartiche rivendicate dall'Australia. Il premier conservatore John Howard, che ha piu' volte sottolineato l'importanza di stretti legami con Tokyo, ha scritto al suo omologo Junichiru Koizumi, affermando che non vi e' alcuna ragione valida per uccidere le balene.
La lettera ribadisce che Canberra da' alto valore all'amicizia con il Giappone, ma avverte che un aumento nell'uccisione di balene potrebbe causare proteste in Australia e in campo internazionale. L'Australia guidera' inoltre una delegazione di alto livello di quattro paesi, con Usa, Gran Bretagna e Nuova Zelanda, chiedendo di incontrare i responsabili del governo giapponese, in vista della riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc) in Corea del sud il mese prossimo.
Il ministro dell'ambiente Ian Campbell, dal canto suo, ha detto: ''Stiamo lavorando a livello internazionale, e bilaterale...e' molto importante per noi che non vi siano estensioni nella caccia alle balene, ne' a fini commerciali, ne' a fini cosiddetti scientifici''. ''Vogliamo usare la posizione molto forte dell'Australia sulla scena internazionale, e le nostre relazioni bilaterali attorno al mondo, per influenzare questo risultato'', ha aggiunto.
La proposta che Tokyo presentera' alla riunione dell'Iwc, di estendere la caccia in quei mari con un aumento di quota di 400 balene, incluse le megattere, o humpback whale, la popolare specie che delizia i 'whale watchers' quando transita nella sua migrazione annuale lungo la costa orientale dell'Australia verso i tropici e ritorno.
Il piano di Tokyo, ha affermato Campbell, ha il solo scopo di rifornire di carne di balena i supermercati e i ristoranti giapponesi. L'uccisione dei cetacei nelle acque antartiche, la cui sovranita' e' rivendicata da Canberra ma non e' riconosciuta da molti paesi, avrebbe l'effetto di ridurre la popolazione che migra ogni anno al largo dell'Australia, ha aggiunto.
Il ministro ha definito ''osceno e offensivo'' che il Giappone voglia far credere di cacciare le balene a fini scientifici. ''La caccia scientifica alle balene e' una farsa'', ha aggiunto, ammettendo pero' che il compito sara' arduo, dato che la composizione dell'Iwc e' cambiata negli ultimi anni e ora include stati-arcipelago del Pacifico che sono stati convinti con generosi aiuti economici ad appoggiare Tokyo.
Secondo l'opposizione laburista, il governo deve prendere misure piu' forti per impedire che il Giappone raccolga i voti necessari per far approvare i suoi piani, facendo pressione su paesi vicini come le Salomone, perche' usino il loro voto contro Tokyo. Secondo il ministro-ombra per l'Ambiente, Anthony Albanese, e' una vergogna che ci siano volute settimane di proteste della comunita' e dei partiti di opposizione, per costringere Howard a reagire. ''Se vuole mostrare che fa sul serio, ci vuole di piu' di una lettera'', ha aggiunto.

(ANSA)

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martedì, maggio 24, 2005

Whale Embassy Threatened with Eviction

The Korean government is planning to build a whale meat factory in the city of Ulsan - the first step toward a resumption of whaling. In response, we established a "Whale Embassy" to spread the word to the local community and force the mayor to cancel his plans. But Korean officials have rolled out the unwelcome wagon, ordering us to vacate our newly-established whale embassy...and fast. They have given us until Monday, May 16 to leave the site. But we're not going anywhere until they scrap their plans to build the whale meat factory.

WhaleCity officials are not at all happy with us tarnishing their reputation as the "city of whales" with our suggestion that Ulsan is actually heading toward becoming the "city of whaling." Perhaps the name is a reflection of the amount of whales that are "accidentally" caught each year and sold for profit. In 2003, Korea and Japan individually caught more whales by accident than all the fishing fleets in the world combined reported.
There have already been several attempts at intimidation - both official and unofficial - against our activists. We need your help to convince Ulsan's Mayor, Mr. Park Maeng-woo to allow our activists to maintain their non-violent protest and, more importantly, to stop the construction of the whale meat factory. Monday, May 16 is fast approaching, please
take action now. : Tell the mayor of Ulsan, Korea to abandon plans for a whale meat factory!!!

www.greenpeace.org

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lunedì, maggio 23, 2005

Tiny_dolphin.gif - (1K) RICERCA ISTITUTO TETHYS NEL SANTUARIO DEI CETACEI
Sempre più spazio ai volontari

23 maggio 2005 - Inizieranno il 30 maggio le attivita' di ricerca che l'Istituto Tethys, organizzazione non-profit per lo studio e la tutela dei cetacei e del loro ambiente, conduce nel Santuario Pelagos dei cetacei (Mar Ligure), nelle acque dell'isola di Kalamos (Grecia Ionica) e dell' isola d'Ischia in collaborazione con Delphis mdc.
Quest'anno un ruolo sempre piu' importante sara' rivestito dai volontari che assisteranno i biologi di Tethys nel lavoro di raccolta dati.
''In questi anni di lavoro in mare - ha detto Federico Bendinoni, ricercatore Tethys, che aprira' la stagione di ricerca in Mar Ligure - i partecipanti ai campi dell'Istituto si sono rivelati indispensabili durante la ricerca, non solo perche' con il loro contributo economico permettono di coprire i costi della ricerca stessa e disporre di strumentazioni all'avanguardia, ma soprattutto per il loro aiuto quotidiano nella raccolta dei dati. Durante un avvistamento le cose da fare sono moltissime, e i ricercatori non possono fare tutto da soli.
Per questo la collaborazione dei volontari e' fondamentale''.
I dati raccolti dall' Istituto Tethys non solo contribuiranno a fornire risposte sull'ecologia e il comportamento di balene e delfini - animali ancora poco conosciuti - ma soprattutto forniranno una base sulla quale le amministrazioni potranno lavorare per stabilire adeguate misure di tutela.
''Il Santuario Pelagos - ha spiegato Sabina Airoldi responsabile del progetto Tethys in Mar Ligure - di cui abbiamo proposto per primi la creazione, esiste in realta' solo sulla carta perche' al momento non ci sono regolamentazioni o restrizioni di alcun genere sul traffico marittimo, sul comportamento delle imbarcazioni di whale-watching, sul disturbo acustico e sulle attivita' di pesca. Tuttavia, lo scorso autunno il Governo italiano ha coinvolto alcuni istituti di ricerca sui cetacei, tra cui Tethys, e le principale associazioni ambientaliste nella creazione di un adeguato Piano di Gestione, proprio sulla base dei dati raccolti in mare''.
''Gli studi sulle popolazioni di cetacei del Mediterraneo - ha aggiunto Giovanni Bearzi, presidente dell'Istituto Tethys - sono fondamentali per adottare adeguate misura di tutela.
Questo, per esempio, e' il caso del delfino comune del Mediterraneo per il quale abbiamo documentato un drammatico declino negli ultimi decenni e che in base alla nostra segnalazione e' stato inserito nella Lista Rossa dell' IUCN - l'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura. Il fatto che oggi il delfino comune sia una specie simbolo, al centro di accordi internazionali, e' una conseguenza del lavoro svolto su campo da ricercatori e volontari appassionati, convinti di poter contribuire alla tutela dei cetacei con il loro impegno personale''.

(ANSA)

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domenica, maggio 22, 2005

L'oceano del Paleozoico non aveva maree
Simulato il comportamento delle maree di 300 milioni di anni fa

Nell'era paleozoica, il mare assomigliava più a un gigantesco lago salato che a un oceano ondoso. Lo sostengono gli scienziati dell'Imperial College di Londra in uno studio pubblicato sul numero di maggio della rivista "Journal of the Geological Society". Un nuovo modello al computer, che simula come le maree nell'Europa nord-occidentale si sarebbero comportate 300 milioni di anni fa, rivela un oceano con così poco movimento da non assomigliare a nessuno dei mari esistenti oggi sulla Terra.
Usando informazioni sulle antiche masse terrestri e sull'attrazione delle maree della Luna, il nuovo modello restituisce un'immagine di un oceano paleozoico nel quale persino le forme di vita più semplici avrebbero fatto fatica a sopravvivere. Senza maree, le acque basse costiere non venivano mescolate, impedendo così la circolazione di ossigeno.
La carenza di ossigeno nell'acqua avrebbe causato la morte di forme di vita come il plancton, il cui decadimento avrebbe consumato ulteriore ossigeno, contribuendo alla creazione di un ambiente incapace di sostenere la vita.
"È difficile - commenta il geologo Peter Allison, uno degli autori dello studio - comprendere il comportamento dei giganteschi mari antichi, in quanto oggi sulla Terra non abbiamo più esempi di quel tipo di ambiente marino. Abbiamo usato il computer per dedurre l'ampiezza delle maree e abbiamo scoperto che i mari del Paleozoico ne erano praticamente privi. Lo studio degli antichi oceani è fondamentale per determinare il clima di quei periodi e comprendere come la prima vita marina si sia evoluta e diversificata".

Martin R. Wells, Peter A. Allison, Matthew D. Piggott, Christopher C. Pain, Gary J. Hampson, Cassiano R. E. De Oliveira, "Large sea, small tides: the Late Carboniferous seaway of NW Europe". Journal of the Geological Society (1 maggio 2005), pp. 417-420.

www.lescienze.it

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