domenica, luglio 31, 2005
Un nuovo organismo fotosintetico

31 Luglio 2005 - Normalmente gli organismi fotosintetici per produrre glucosio ed ossigeno a partire da anidride carbonica e acqua utilizzano la luce solare come fonte energetica. Questi organismi detti fotosintetici comprendono eucarioti (protozoi, alghe uni e pluricellulari, piante) e procarioti ( alcuni batteri e cianobatteri).
Recentemente ricercatori dell’Università della British Columbia di Vancouver hanno scoperto un particolare organismo fotosintetico che non usa energia solare. Questo tipo di batterio è stato trovato nell’Oceano pacifico su di una bocca di un vulcano sottomarino.
Gli scienziati hanno raccolto campioni di acqua intorno a vulcani sottomarini dell’Oceano Pacifico del Sudamerica ed hanno scoperto il microbo che grazie all’esame del DNA è risultato appartenere alla famiglia dei “solfobatteri verdi”. Questi sono organismi fotosintetici anaerobi in gran parte acquatici che usano luce e zolfo per ottenere energia.
È improbabile a detta degli studiosi che il nuovo microbo scoperto sia stato portato nella zona del ritrovamento da correnti oceaniche. Infatti la zona più prossima e dove esistono le condizioni adatte con presenza di luce e zolfo per lo sviluppo di solfobatteri si trova a duemila chilometri di distanza da dove è avvenuta la scoperta del nuovo organismo fotosintetico.
Questo per svolgere l’attività fotosintetica pare che utilizzi la pallida luce della radiazione geotermica che viene dagli sfiatatoi del vulcano sottomarino. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

A cura di
Claudio Gallucci - www.mareinitaly.it
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sabato, luglio 30, 2005
Capodoglio in difficoltà

(venerdì 29 luglio 2005) Un altro capodoglio in difficoltà. Dopo il cucciolo di circa 5 metri che la scorsa settimana è riuscito a prendere il largo dopo aver tentato di rifugiarsi nella baia di Coccorocci, in Sardegna, ora è la volta di un capodoglio adulto di 8 metri di lunghezza e di 10 quintali di peso. Avvistato il 27 luglio a Villamare, lungo il litorale di Sapri (Sa), il cetaceo ha tentato più volte di spiaggiarsi e si è anche arenato sulle coste tra Sapri e Capitello (Sa). In suo soccorso sono giunti i responsabili del Centro Studi dell'Acquario marino di Napoli che lo tengono sotto monitoraggio, lo hanno nutrito con venti chili di totani e cercano di fargli prendere il largo. "Le sue condizioni sono al momento stabili anche se critiche", spiega a Galileo Angela Paglialonga, biologa dell'Acquario. "E' molto debole, reagisce agli stimoli ma presenta una perdita di sangue all'altezza dei genitali. Stiamo cercando di effettuare delle analisi per capire quali siano le sue condizioni di salute". L'ipotesi è che il capodoglio, ora nelle acque di Policastro Bussentino, si sia staccato dal branco e abbia perso l'orientamento, anche se non ci sono stati avvistamenti di altri esemplari. Ma c'è anche il rischio che sia affetto da una patologia, come lasciano pensare i numerosi parassiti di cui è ricoperto. (z.e.)

www.galileonet.it  

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sabato, luglio 30, 2005

Le astuzie dello squalo elefante
Può modificare il proprio comportamento a seconda della migrazione del plancton

Gli squali elefante sono predatori molto più abili di quanto si pensasse finora. Secondo una ricerca pubblicata online sulla rivista "Journal of Animal Ecology", essi sono in grado di capovolgere le proprie abitudini natatorie (quelle di sommergersi all'alba e di nuotare in superficie al tramonto) per ingannare lo zooplancton che tenta di sfuggire alla cattura. Oltre a far nuova luce sul loro comportamento, lo studio ha importanti implicazioni per la conservazione di diverse specie di squali.
David Sims della
Marine Biological Association e colleghi hanno esaminato il comportamento di quattro esemplari di squalo elefante (Cetorhinus maximus) - due nelle acque basse al largo di Plymouth e due nelle acque profonde a sud-ovest dell'Irlanda e nel mare di Clyde in Scozia - grazie a segnalatori che misurano la profondità della nuotata, la temperatura dell'acqua e i livelli di luce. I marcatori erano programmati per staccarsi a un certo punto dagli squali, galleggiare in superficie e poi andare alla deriva con le correnti come "messaggi in bottiglia" elettronici, fino a giungere in spiaggia ed essere trovati dal pubblico.
Se in acque profonde gli squali esibivano un comportamento natatorio normale (cercando lo zooplancton Calanus in superficie al tramonto e in profondità all'alba), gli scienziati hanno scoperto che gli animali nel canale della Manica facevano il contrario. Si tratta della prima volta che viene osservato un comportamento di questo tipo negli squali che si nutrono di plancton. Secondo gli autori, il risultato dimostra che gli squali rispondono ai cambiamenti nella migrazione verticale dello zooplancton, un comportamento evoluto nel tentativo di sfuggire alla cattura da parte dei predatori.

David W. Sims, et al. "Habitat-specific normal and reverse diel vertical migration in the plankton-feeding basking shark".
Journal of Animal Ecology, 74, 755-761, doi: 10.1111/j.1365-2656.2005.00971.x (2005).

www.lescienze.it

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venerdì, luglio 29, 2005

Navi italiane attaccate dai pirati

29 Luglio 2005 - È proprio vero che i pirati esistono ancora. Del fenomeno ne avevamo parlato alcuni mesi fa ma le cronache di questi giorni ci hanno dato notizia di due nuovi casi di pirateria avvenuti nelle acque somale a danno di due navi da carico italiane.
La prima ad essere assaltata è stata la nave porta-container “Jolly Marrone” appartenente alla compagnia di navigazione genovese Messina. L’attacco è avvenuto a circa 110 miglia al largo delle acque della Somalia e si è trattato di un vero e proprio assalto con l’uso di armi da fuoco, ma per fortuna non vi sono stati feriti. Tutte le fasi dell’agguato sono state seguite dal Comando delle Capitanerie di Porto che ha sede a Roma. La nave di trentamila tonnellate di stazza lorda è stata avvicinata da due piccole imbarcazioni con ha bordo una decina di uomini che hanno cominciato a sparare usando dei fucili, ma a quanto per anche un bazooka.
Pronta la reazione del comandante della nave che ha dato ordine di aumentare al massimo la potenza dei motori, ciò ha permesso di aumentare notevolmente la velocità del mercantile e di sfuggire così all’attacco dei “pirati”.
Gli assalti alle navi in quelle acque non sono infrequenti ed i pirati sono soliti sequestrare le navi e chiedere un riscatto.
E’ andata bene anche ad un’altra nave italiana la “Cielo di Milano” che ha subito sempre nelle acque somale e non distante da dove era avvenuto l’episodio che ha riguardato la “Jolly Marrone” un ennesimo attacco da parte di “pirati” che, come avvenuto in precedenza, hanno aperto il fuoco contro l’unità italiana. Anche questa volta l’arrembaggio è fallito e non si sono registrati feriti fra i 24 uomini di equipaggio.

A cura di
Claudio Gallucci - www.mareinitaly.it

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venerdì, luglio 29, 2005

PESCA ABUSIVA: FIAMME GIALLE VENEZIA, ARRESTI CON ABBORDAGGIO
Scene da pirateria nell'Alto Adriatico

27 luglio 2005 - Inseguimento con abbordaggio nella notte sulle acque della laguna veneziana. Protagonisti i finanzieri del Reparto operativo aeronavale di Venezia a caccia di pescatori abusivi di molluschi.
La scorsa notte le motovedette delle Fiamme Gialle hanno individuato due pescherecci sospetti in barena. Inutili gli avvertimenti di alcuni barchini da pesca che fungevano da veri e propri "pali" per coprire la pesca abusiva degli altri. I due pescherecci hanno cercato in ogni modo di sfuggire ai finanzieri con manovre a zig zag per evitare ogni contatto con le barche dei militari e con il lancio fuori bordo di oggetti quando le motovedette tentavano di affiancarli. Ad un certo punto i fuggitivi hanno innaffiato con getti d'acqua i loro inseguitori.
Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno quindi proceduto a un vero e proprio abbordaggio al volo delle barche in fuga, piombando sul ponte dei pescherecci e intimando l'alt ai loro capitani. A bordo e' successo il finimondo: calci, urla, minacce e perfino un malore simulato da parte di un pescatore che poi e' risultato perfettamente in salute in un ricovero successivo al pronto soccorso. Due pescatori di Pellestrina, isola della laguna veneziana, sono stati arrestati per resistenza e oltraggio.
Stessa pantomima a bordo del secondo peschereccio dove altri due marinai di Pellestrina sono stati ammanettati.
I pescherecci sono stati posti sotto sequestro assieme al materiale che serviva per la pesca abusiva di vongole in zona vietata e quindi non protetta dal punto di vista igienico sanitario. Sequestrato anche un notevole quantitativo di vongole non certificate.

(AGI)

SILVER FISHES - foto di Maurocop

SILVER FISHES  - foto di maurocop

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giovedì, luglio 28, 2005

BABY CAPODOGLIO SI PERDE: AL VIA SOCCORSI
Tre giorni di smarrimento e poi forse ritrova il gruppo

27 luglio 2005 - Disavventura, forse a lieto fine, per un piccolo di balena. Un cucciolo di capodoglio avvistato lungo le coste della Sardegna. La segnalazione e' arrivata mercoledi', verso le 15: un esemplare di circa 5 metri di femmina di Capodoglio che, a circa 150 metri dalla costa nella baia di Coccorocci presso Arbatax, effettuava una serie di immersioni costantemente nella stessa area. Sul posto si e' recato il Giuseppe Ollano dell'acquario di Nora (Cagliari), uno dei gruppi di riferimento della rete nazionale del Centro studi cetacei onlus (www.centrostudicetacei.org). Sebbene l'esemplare apparisse in buone condizioni fisiche si e' deciso di mettere in moto la macchina organizzativa del Csc, spiega una nota, per i casi di spiaggiamenti di cetacei e tartarughe marine lungo le coste italiane, a causa della precocissima eta' (per questa specie la lunghezza rilevata corrisponde a meno di 2 mesi di vita). I volontari hanno deciso, quindi, di monitorare l'animale preoccupandosi di ridurre ogni possibile fonte di stress. Per questo e' stato cruciale "il prezioso supporto della Capitaneria di Porto, del Corpo forestale e della Guardia di finanza di Arbatax che, grazie a una efficace staffetta nell'area, hanno tenuto lontano bagnanti, curiosi e imbarcazioni, mantenendo lo specchio d'acqua circostante la piccola il piu' tranquillo possibile". La piccola ha continuato a mantenere lo stesso comportamento per quasi 4 giorni effettuando immersioni prolungate seguite da periodi in superficie, durante i quali emetteva una serie di click acustici, tipici di questa specie. Un esemplare di pochi mesi ha necessita' di venire allattato e un tempo di digiuno eccessivo puo' mettere a rischio la sua vita.
Per questo si e' deciso di iniziare una campagna di ricerca, con l'ausilio di idrofoni, per l'eventuale avvistamento di un gruppo di conspecifici, verso cui eventualmente spostare la piccola, nella speranza di una ricongiunzione/adozione.
Capodoglio, Physeter macrocephalus, femmina di 400/500 cm c.a., rinvenuta in Sardegna nella Baia di Coccorocci presso Arbatax in data 20 luglio 2005 - http://www.centrostudicetacei.orgNel frattempo, spiega ancora il Csc raccontando la storia del cucciolo di balena perso al largo della Sardegna, ci si e' occupati di allestire i materiali necessari al trasporto di un animale di piu' di una tonnellata di peso. Nel caso di una prolungata permanenza si sarebbe inoltre tentata un'intubazione per la reidratazione dell'animale. Analizzate le precedenti esperienze di interventi similari effettuati nel mondo, l'ipotesi dell'ospedalizzazione e' apparsa subito improponibile a causa della mancanza delle infrastrutture e dei costi insostenibili. La mattina di sabato e' arrivata la segnalazione di un gruppo di capodogli poco piu' a sud della baia. Nel primo pomeriggio la piccola si e' diretta verso il largo, scortata dalla motovedetta della Guardia Costiera, per poi scomparire dalla vista. Nella giornata di domenica il pattugliamento delle acque e del litorale circostanti non hanno portato a nessun ulteriore avvistamento.
L'ipotesi e' che il cucciolo si sia trovato, per un qualunque motivo, distaccato dalla madre e dal gruppo di appartenenza, che abbia cercato rifugio nei pressi della baia e che abbia successivamente preso contatti con il suo o altro gruppo di capodogli, tentando la ricongiunzione. "In questo caso- dice il Csc- grazie a una sinergia di sforzi e a un approccio di intervento di attesa teso alla salvaguardia dello stato di salute psico-fisico dell'animale, possiamo essere ottimisti per la sorte di questo cucciolo, pur restando vigili e in costante contatto con le autorita' locali, pronti a intervenire nel caso di un eventuale riavvistamento".

(Com/Val/ Dire)

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mercoledì, luglio 27, 2005

Un pesce rumoroso
Il meccanismo per attutire i sensi potrebbe esistere anche negli esseri umani

Uno strano tipo di pesce ronzante ha sviluppato un modo intelligente per evitare di assordarsi con il suo stesso rumore. I ricercatori che lo hanno studiato ritengono che un identico meccanismo possa esistere anche in altri animali, compresi gli esseri umani, contribuendo ad attutire i sensi per evitare di sovraccaricarli con i loro stessi segnali.
Il neuroscienziato Andrew Bass della
Cornell University ha esaminato il Porichthys notatus, un pesce lungo 25 centimetri che vive al largo delle coste occidentali degli Stati Uniti, dalla California fino all’Alaska. Durante le notti estive, questo pesce ronza per attirare le femmine e incoraggiarle a deporre le uova. Il ronzio, descritto da alcuni come qualcosa di simile ai canti dei monaci buddisti, è così forte che i proprietari delle case sull’acqua nei pressi di San Francisco si lamentano talvolta delle vibrazioni delle proprie dimore.
Bass e colleghi hanno scoperto che il cervello di questi pesci regola il loro udito in modo che non diventino sordi e possano pecepire l’arrivo delle femmine o dei predatori anche mentre stanno ronzando. Il pesce controlla sia i suoni che l’udito attraverso impulsi nervosi provenienti dalla medesima area cerebrale. Alcuni impulsi segnalano ai muscoli attorno alla vescica natatoria - l’organo di galleggiamento - di vibrare per generare il suono. Altri invece inibiscono la sensibilità delle cellule ciliate dell’orecchio, che traducono il suono in segnali elettrici che il cervello può comprendere.
Quando i ricercatori hanno analizzato questi impulsi in dettaglio, hanno scoperto che vengono inviati circa 100 volte al secondo e che sono così perfettamente sincronizzati che la vescica vibra negli stessi istanti in cui la sensibilità dell’orecchio viene ridotta. I risultati dello studio sono stati descritti in un articolo pubblicato sulla rivista “
Journal of Neuroscience”.

da www.lescienze.it

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mercoledì, luglio 27, 2005

Un Atlantico troppo dolce

23 Luglio 2005 - Normalmente la salinità dell’Oceano Atlantico nelle acque di superficie ed in mare aperto varia da 33 a 37 parti per mille e dipende dalla latitudine e dalle stagioni. I valori più bassi di salinità sono riscontrabili verso le alte latitudini ed in prossimità delle foci dei grandi fiumi che riversano in mare notevoli quantitativi di acqua dolce.
Importante è anche l’apporto di acqua dolce dovuto allo scioglimento dei ghiacci della calotta polare che negli ultimi anni ha avuto una preoccupante accelerazione a causa dell’aumento della temperatura media della terra.
Un recente studio condotto da ricercatori dell’Università di Reading è riuscito per la prima volta a quantificare la “dolcificazione” dell’Oceano Atlantico. Secondo lo studio sono circa 19.000 i chilometri cubici di acqua dolce che sono finiti nell’Oceano negli ultimi quarant’anni.
Questi nuovi dati sono molto importanti per mettere a punto modelli di studio più opportuni sui cambiamenti della circolazione oceanica e la loro influenza sul clima. Già alcuni ricercatori sostengono che con la diminuzione della salinità delle acque oceaniche si avrà un rallentamento della famosa “corrente del golfo”.
Questa corrente è particolarmente importante perché trasporta calore dai tropici verso il polo e rende più mite il clima dei alcuni paesi del nord Atlantico come, ad esempio, l’Inghilterra. Con il rallentamento di questa importante corrente si avrebbero effetti preoccupanti sul clima di alcuni paesi dell’Europa settentrionale. I risultati di questo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Science”.

A cura di
Claudio Gallucci - www.mareinitaly.it

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martedì, luglio 26, 2005
PESCA A STRASCICO? MERLUZZO ADDIO...
Denuncia della nave di Greenpeace, reti lunghe anche 40 chilometri

26 luglio 2005 - La nave di Greenpeace, Esperanza, è arrivata nell'Atlantico nordoccidentale per documentare "la devastazione indiscriminata dell'ecosistema dei fondali da parte del metodo di pesca industriale più distruttivo, la pesca a strascico in profondità".
Il 60% della pesca a strascico in profondita' avviene proprio nell'Atlantico nordoccidentale ad opera di alcuni Paesi come Portogallo, Spagna, Germania, Canada e Russia. I pescherecci usano reti sottomarine lunghe anche 40 chilometri che vengono trascinate sul fondale attraverso pesanti catene che distruggono tutto quello che incontrano, dalla barriera corallina alle spugne, fino ad ogni forma vivente incontrata. Un elevato numero di pesci che non hanno valore commerciale vengono poi pescati e rigettati in mare morti. "Sono dei bulldozer degli oceani che distruggono tutto quello che incontrano. Se le Nazioni unite non adottano subito una moratoria a questa pratica, molta della biodiversita' degli Oceani scomparira' ed anche sui banchi delle pescherie arrivera' ben poco" afferma Bunny McDiarmid, reponsabile Oceani di Greenpeace. Innanzitutto, e' la tesi, scordiamoci il merluzzo: tra le prime vittime di questa situazione.
In Canada, spiega ancora Greenpeace, esiste un'organizzazione che regola la pesca a strascico in profondita', ma i risultati ottenuti sono deludenti, secondo un rapporto reso noto oggi dall'associazione ambientalista. Il merluzzo e' una delle prime vittime del sovrasfruttamento delle risorse ittiche.
Gia' alla fine degli anni '80 i merluzzi dell'Atlantico nordoccidentale erano in forte diminuzione e dal '92 e' in vigore in quell'area una moratoria.

(Com/Val/ Dire)
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lunedì, luglio 25, 2005

Morìa di balene nell'Atlantico

Washington, 25 luglio 2005 - Scienziati marini statunitensi hanno lanciano l'allarme per una moria delle sempre piu' rare balene dell'Atlantico nordamericano, che nell'ultimo numero della rivista 'Science' sostengono che la maggior parte dei cetacei dei mari uccisi dalle navi e dalle reti dei pescatori non viene scoperta.
Secondo i 18 co-autori del servizio, non si ha notizia dell'83% delle balene morte. Almeno otto di questi mammiferi sono morti negli ultimi 16 mesi e restano non piu' di 350 esemplari.
I ricercatori chiedono il varo di regole d'emergenza per proteggere le balene dal pericolo di essere investite dalle navi o di restare impigliate nelle reti, sostenendo che il normale iter burocratico sarebbe troppo lento e richiederebbe troppo tempo.
Le norme proposte comprenderebbero l'obbligo per le navi di rallentare nelle zone di mare popolate dalle balene e la riduzione delle rotte accessibili ai pescatori.
Alla fine dell'18/esimo secolo l'assidua caccia aveva ridotto la balena nordamericana sull'orlo dell'estinzione. La morte di otto esemplari negli ultimi mesi e' stata particolarmente devastante, in quanto quattro di essi erano femmine che avevano cominciato a fare balenotteri.

(ANSA)

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domenica, luglio 24, 2005

"IL DELFINARIO A TORVAIANICA NON PUO' APRIRE. ECCO PERCHE'"

 Interrogazione parlamentare su studio della LAV contro "Zoomarine" in provincia di Roma

22 luglio 2005 - Lo zoo-delfinario “Zoomarine” di Torvajanica (Roma) annunciato aperto da fine luglio da una martellante campagna pubblicitaria ma ancora in costruzione con ben 20 milioni di euro di fondi, non può aprire.
Lo denuncia uno studio della LAV, raccolto in una lunga interrogazione rivolta dalla Senatrice ed Assessore all’Ambiente della Provincia di Roma, Loredana De Petris, al Ministro dell’Ambiente Matteoli.
“C’è chi sta spendendo fiumi di denaro per ultimare una prigione per animali non rendendosi conto nemmeno economicamente che il pubblico chiede ben altro contatto con gli animali, liberi ed in natura; c’è chi contava evidentemente di aprire prima dell’entrata in vigore del recepimento italiano della Direttiva europea sugli zoo, che è tardato ben tre anni e forse volutamente, proprio per permettere a Zoomarine di rientrare nella sanatoria di due anni peraltro rinnovabili sine die per le strutture già esistenti – ha dichiarato Giovanni Guadagna, responsabile nazionale LAV settore zoo – I tempi però non hanno coinciso e quindi ora si deve rispettare il Decreto Legislativo 73 entrato in vigore due mesi fa che esplicitamente inserisce fra le condizioni necessarie per il rilascio della licenza, il divieto “di far assumere atteggiamenti innaturali agli animali”, il divieto di svolgere attività di giostre e luna park “nelle stesse aree dove sono gli animali” e che gli spettacoli “possono avvenire solo in spazi lontani dai recinti di animali ed isolati acusticamente”, mentre a Torvajanica si annunciano gli animali stessi come protagonisti di piroette musicali”. E’ evidente quindi che su queste basi il Ministro dell’Ambiente Matteoli non avrà mai gli elementi per poter autorizzare la struttura”.
“Non solo ma il previsto lungo iter della domanda di licenza, domanda a quanto pare nemmeno ancora presentata dalla “Zoomarine SpA”, prevede un possibile Decreto del Ministro dell’Ambiente che deve essere concertato con altri due Ministri, quelli della Salute e delle Politiche Agricole, sentita la Conferenza Unificata e cioè l’organismo tecnico di consultazione delle Regioni, con il Lazio ora schierato contro l’apertura del delfinario-zoo – aggiunge Gianluca Felicetti, responsabile Rapporti istituzionali LAV – Non solo, ma questo atto deve essere preceduto da altri laboriosi atti quali la nomina di esperti autorizzati a controllare prima e dopo la licenza di questa ed altre strutture zoologiche sulla base di indicazioni provenienti anche da altri Ministeri, un Decreto concertato con il Ministro dell’Economia e delle Finanze per fissare le tariffe per i controlli degli stessi esperti, l’istituzione del Registro dei giardini zoologici, e poi la presentazione da parte di “Zoomarine” di documentazione che attesti l’attivazione di una Convenzione “con apposite strutture adeguate ed idonee” ai sensi della legge dove poter trasferire gli animali in caso di chiusura, la documentazione che attesti la realizzazione di un programma veterinario preventivo e curativo, la partecipazione effettiva e quindi già in corso in ricerche scientifiche per la conservazione delle specie ed in attività di conservazione della biodiversità. Insomma una serie di caratteristiche che “Zoomarine” non può soddisfare”.
La LAV quindi chiede al Ministro Matteoli di non permettere l’ingresso, con il Corpo Forestale dello Stato, di alcun animale a “Zoomarine” e di far aprire un’inchiesta sull’eventuale uso di fondi pubblici per realizzare una struttura da “600mila visitatori l’anno” e che invece è una prigione per animali peraltro non attivabile.


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA
Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio

Premesso che:
è stata annunciata l’apertura di un delfinario-zoo a Torvaianica, Comune di Pomezia (Roma);
il 17 maggio 2005 è entrato in vigore il Decreto Legislativo 21 marzo 2005, n.73 Attuazione della direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici;

Si chiede di sapere:
- se la struttura appartenente alla “Zoomarine Italia SpA”, società che ha fra i suoi fini anche quello di realizzare e gestire attività di “spettacolo” abbia inoltrato domanda per il rilascio della licenza obbligatoria per iniziare l’attività e poter aprire al pubblico, ai sensi del Decreto Legislativo citato;
- se è stata presentata domanda, da quale data, per poter conoscere gli effetti dei centottanta giorni previsti dall’articolo 4 comma 1 del Decreto Legislativo citato, ovvero quelli necessari per poter o meno precedere al rilascio della licenza;
- se è completa e regolare la documentazione allegata alla domanda ai sensi dell’allegato 4 del Decreto Legislativo citato;
- in particolare se è soddisfacente la documentazione relativa al possesso dei requisiti di cui all’articolo 3 del Decreto Legislativo citato, indispensabili per il rilascio della licenza, fra i quali, “la partecipazione a ricerche scientifiche da cui risultino vantaggi per la conservazione delle specie” e quindi partecipazione già effettiva ed in corso a più di una ricerca scientifica; “la partecipazione a programmi di formazione nelle tecniche di conservazione delle specie o scambiare con altri giardini zoologici o istituzioni operanti nel settore, informazioni sulla conservazione, sull’allevamento ex situ, sul ripopolamento o sulla reintroduzione delle specie nell’ambito naturale”e quindi partecipazione già effettiva ed in corso a più di un programma; “la promozione e l’attuazione di programmi di educazione e di sensibilizzazione del pubblico e del mondo della scuola in materia di conservazione della biodiversità, fornendo specifiche informazioni sulle specie esposte, sui loro habitat naturali, sulle possibilità ed i tentativi effettuati o pianificati per il loro reinserimento in natura, nonché sulle problematiche di conservazione” e quindi più di uno ovvero programmi già effettivi ed in corso; “ospitare in conformità alle linee guida di cui all’allegato 1, gli animali volti a garantire il loro benessere ed a soddisfare le esigenze biologiche e di conservazione delle singole specie, provvedendo, tra l’altro, ad arricchire in modo appropriato l’ambiente delle singole aree di custodia, a seconda delle peculiarità delle specie ospitate”; “l’adozione, in conformità alle linee guida di cui all’allegato 3, di misure idonee ad impedire la fuga degli animali”; “la disposizione, in conformità alle linee guida di cui all’allegato 3, di misure atte a garantire la sicurezza e la salvaguardia sanitaria del pubblico e degli operatori”; la tenuta “di un registro degli esemplari di ogni singola specie ospitata”; “il versamento degli importi delle tariffe” di cui all’articolo 9 commi 1 e 4 per i controlli necessari al rilascio della licenza;
- se fra la documentazione eventualmente presentata vi è anche quella atta a dimostrare di poter, ai sensi dell’articolo 3, “mantenere in conformità alle linee guida di cui all’allegato 2, un elevato livello qualitativo nella custodia e nella cura degli animali attraverso l’attuazione di un programma articolato di trattamenti veterinari, preventivi e curativi, e fornendo una corretta alimentazione”, da chi e con quale qualifica sono stati firmati questi programmi e da chi e con quali qualifiche sono stati controllati, chi garantisce e con quali qualifiche “la supervisione di un esperto veterinario”, “la garanzia di un’assistenza veterinaria di routine” e “un’adeguata assistenza veterinaria 24 ore su 24 nell’arco dell’intera settimana”;
- se fra la documentazione eventualmente presentata vi sia “l’apposita convenzione con strutture adeguate ed idonee a mantenere gli animali in condizioni conformi a quelle previste” dal Decreto Legislativo citato, “al fine di assicurare in caso di chiusura il raggiungimento delle finalità del Decreto Legislativo”, poiché tale requisito – secondo l’articolo 3 comma 2 - è indicato come vincolante per il rilascio della licenza, e quali sono le strutture indicate già autorizzate in base al Decreto Legislativo citato;
- se il suo dicastero ha ottemperato all’individuazione degli esperti necessari ad espletare l’attività di controllo pre e post licenza, di cui all’articolo 6 del Decreto Legislativo citato e se tale compito è stato svolto anche dai Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole e Forestali sempre secondo tale articolo;
- se il suo dicastero ha istituito il registro dei giardini zoologici italiani di cui all’articolo 7 del Decreto Legislativo citato, requisito senza il quale non è possibile iscrivere e quindi autorizzare alcuna struttura;
- se, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha determinato con proprio Decreto le tariffe “per le spese relative alle procedure finalizzate al rilascio della licenza ed all’espletamento dei controlli”, articolo 9 comma 2, requisito vincolante per poter procedere ai necessari controlli;
- se ritiene, alla luce della ragione sociale della società “Zoomarine Italia SpA” che prevede attività di spettacolo, che ciò sia compatibile con il dettato dell’Allegato 1 comma A) punto 3. richiamato dall’articolo 3 comma 1 lettera e), requisito fondamentale per il rilascio della licenza, ovvero che “la realizzazione di spettacoli, concerti ed esibizioni artistiche può avvenire solo in appositi spazi, lontani dai recinti degli animali ed isolati acusticamente per non recare disturbo agli animali stessi”, poiché nella presentazione delle attività “Zoomarine” sottolinea che saranno addirittura gli animali stessi protagonisti degli spettacoli;
- se ritiene, alla luce della dichiarazione della società “Zoomarine Italia SpA”, vedi sito www.zoomarine.it, che prevede attrezzature da luna-park, “giochi e playground”, che ciò sia compatibile con il dettato dell’Allegato 1 comma A) punto 4. richiamato dall’articolo 3 comma 1 lettera e), requisito fondamentale per il rilascio della licenza, ovvero che “ciò è consentito solo in aree diverse da quelle destinate al mantenimento ed alla custodia ed all’esposizione al pubblico degli animali”;
- se ritiene che gli annunciati numeri degli animali siano compatibili con il dettato dell’Allegato 1 comma B) punto 3. ovvero che “gli animali non devono essere indotti ad assumere atteggiamenti innaturali per le specie a beneficio del piacere del pubblico”, poiché tale aspetto è richiesto come obbligatorio per il rilascio della licenza da parte sua ovvero con Decreto, di concerto con i Ministri della Salute e delle Politiche Agricole e Forestali, sentita la Conferenza Unificata (articolo 4 comma 1);
- se ritiene che possano essere soddisfatti dalla “Zoomarine SpA” i requisiti indispensabili previsti dall’Allegato 1 comma B) punti 1, 2, 3, 4, 5; comma C) punti 1b, 1c; comma D); comma E) punti 1, 2, 3, 5, 6, 7; comma F); comma G punti 1, 4, 6, 7. Dall’Allegato 2 comma A) punti 5,6,7,8,910,11 e 12. Dall’Allegato 3 comma B) punto 6, comma C). comma E), comma F), comma I) punto 4, comma L) punto 3); comma M) punto 1);
- se non ritenga comunque di vietare l’ingresso e la detenzione di qualsiasi animale nella struttura “Zoomarine” tanto più alla luce di quanto disposto dalla Direttiva 1999/22/CE articolo 4 comma 2;
- se non ritienga di attivare l’attività di controllo prevista per il Corpo Forestale dello Stato di cui all’articolo 6 del Decreto Legislativo citato anche ai fini di far cessare eventuali esercizio d’attività senza la licenza di cui all’articolo 4, con le sanzioni previste dall’articolo 8 e, poiché la norma citata è di protezione degli animali, mancando tali presupposti di legalità, se non si configuri attività di maltrattamento degli animali di cui all’articolo 544 ter ed all’articolo 727 seconda parte del Codice penale.
- se non ritenga, in assenza di licenza, di ordinare con decreto la chiusura della struttura “Zoomarine” di Trovaianica secondo le modalità dettate dall’articolo 4 comma 2 lettera a) e dall’articolo 5 comma 1 del Decreto Legislativo citato.

Sen. Loredana De Petris

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sabato, luglio 23, 2005

Non chiamatemi (solo) delfino...

I delfini si chiamano per nome. Questa la scoperta effettuata da alcuni scienziati della St. Andrews University (Londra) che hanno registrato i suoni emessi da questi mammiferi con attrezzature particolarmente sofisticate. I ricercatori hanno precisato che non si tratta di nomi dati in famiglia, nell'accezione tipicamente umana, ma di "segnali di riconoscimento", con i quali i delfini possono tenersi in contatto specialmente in caso di necessità.
Nella foto, un gruppo di tursiopi (Tursiops truncatus), detti anche delfini a naso di bottiglia. Il loro nome deriva dal greco delphys, che significa utero, dove i cuccioli si sviluppano per 10 mesi prima di essere messi alla luce.

da www.focus.it

postato da: NonoCielo alle ore 10:14 | Permalink | commenti (2)
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