domenica, ottobre 30, 2005

Gli squali cambiano dieta?

30 Ottobre 2005 A quanto pare anche ai pesci piace ogni tanto cambiare dieta e fin qui non ci sarebbe niente di male se non fosse che il cambiamento di dieta riguarda alcuni pericolosi squali di Australia e California.
Considerato il sensibile aumento di attacchi che ultimamente questi temibili animali hanno sferrato a danno di sub e tranquilli bagnanti, un famoso biologo marino australiano ha formulato l’ipotesi, peraltro un po’ preoccupante, secondo la quale gli squali stiano cambiando la loro dieta e imparando a nutrirsi di carne umana.
Sarà forse perché in mare sono diminuite le quantità di pesce?
Gli studiosi si sono accorti, inoltre, che i grandi squali bianchi che si trovano al largo delle coste di Australia, Sud Africa e California catturano sempre meno pesce e sempre più foche, una preferenza alimentare che comporta un aumentato pericolo anche per gli uomini e in particolare per i subacquei che con le loro mute nere possono essere facilmente scambiati per foche. Insomma, sembrerebbero tempi duri per uomini e foche se non fosse che le probabilità di diventare pasto per uno squalo sono infinitamente inferiori a quelle che ha uno squalo di diventare pasto per un umano. Non dimentichiamoci, infatti, che anche in Occidente la domanda di carne di squalo è in aumento, domanda che se venisse completamente soddisfatta porterebbe all’estinzione di numerose specie di squalo.

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sabato, ottobre 29, 2005

Le risposte fisiologiche alla dominanza sociale
L'espressione di un gene viene indotta dall'opportunità di un balzo gerarchico

25.10.2005 - Per molti animali, e probabilmente anche per l'uomo, il successo nell'accoppiamento viene determinato dallo stato che occupa nella scala sociale. La posizione di un maschio nella gerarchia sociale (l'"ordine di beccata", secondo un termine coniato dal norvegese Thorleif Schjelderup-Ebbe nei suoi studi sulle galline) può in effetti influenzare la sua fertilità. Lo stato sociale ha anche altre conseguenze fisiologiche a lungo termine ben note: può determinare la crescita di un animale, per esempio, o la sua risposta allo stress. Tuttavia si sa ben poco sui meccanismi neurali che legano l'ambiente sociale ai cambiamenti fisiologici associati alla dominanza.
In uno studio pubblicato sulla rivista "
PLoS Biology", i ricercatori Sabrina Burmeister, Erich Jarvis e Russell Fernald dell'Università del North Carolina dimostrano che i maschi subordinati di pesci ciclidi diventano dominanti nel giro di pochi minuti non appena se ne presenta l'opportunità, sviluppando rapidamente la colorazione brillante che caratterizza i maschi dominanti e indulgendo in comportamenti dominanti. Gli autori hanno simulato gli sconvolgimenti sociali rimuovendo il maschio dominante un'ora prima dell'alba (i ciclidi si affidano principalmente ai segnali visivi per monitorare la propria posizione sociale) da un gruppo costituito da diverse femmine, da un maschio dominante e da un maschio subordinato: un approccio progettato per riprodurre le risposte comportamentali e neurali che si verificano in natura. I ricercatori hanno poi osservato il maschio in precedenza subordinato, per individuare eventuali segni di comportamento dominante, e hanno misurato i cambiamenti nell'espressione di una classe di geni nel cervello. Le proteine codificate da questi geni inducono l'espressione di altri geni che producono mutazioni nella fisiologia dell'animale. Sono stati presi in esame anche maschi subordinati e dominanti la cui posizione nella gerarchia sociale non veniva manipolata sperimentalmente.
Al momento dello sviluppo della colorazione brillante e del comportamento dominante, è aumentata l'espressione del gene egr-1 nella regione cerebrale che collega il sistema nervoso ai sistemi ormonali, in particolare l'ormone GnRH1 per i maschi subordinati. Sulla base di diversi esperimenti, gli autori sono stati in grado di dimostrare che l'espressione di egr-1 viene indotta dalla semplice opportunità sociale e non da un comportamento esibito in risposta all'opportunità.

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sabato, ottobre 29, 2005

La balena bianca

Questo esemplare di balena franca australe (Eubalaena australis), che sguazza nelle acque di fronte al Brasile, raggiunte alla ricerca di correnti calde dall'Antartico, ha una caratteristica particolarmente rara: è albino.
Tale difetto genetico provoca la completa assenza di colori nel corpo. Si tratta di un difetto "recessivo", che si manifesta cioè se tutte e due le forme di geni (alleli) presenti nelle cellule sono difettose. L'albinismo produce la mancanza di tutti i pigmenti e in particolare della melanina, la sostanza che determina il colore scuro di pelle, peli e mucose.


Foto: © AP Photo

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venerdì, ottobre 28, 2005
Una rete per il mare

27 Ottobre 2005 Si terrà ad Anzio, il 29 e 30 ottobre il 2° workshop mare dal titolo “una rete per il mare”. Il primo si è tenuto nel 2004 presso il Porto di Ostia. Per l’edizione 2005, il LEA di Anzio (Laboratorio di Educazione Ambientale della Provincia di Roma) - in rete con i LEA di Civitavecchia, Ostia e Roma - ha organizzato due giornate di incontri ponendo al centro dell’attenzione il nostro mare, con le sue problematiche e potenzialità.
In particolare, lo sfondo tematico sarà quello del Mediterraneo, nei suoi molteplici aspetti sociali, culturali, ecologici, ambientali e produttivi, con un occhio speciale alla Conferenza dei comuni gemellati del Mediterraneo - XI edizione, appena svoltasi ad Anzio.
Il tema sarà affrontato a partire dalle specificità locali per ampliare lo sguardo a prospettive globali che trovino comunque riscontro nella realtà territoriale (immigrazione/multiculturalità, rapporti pesca/equilibri ecologici, impatto ambientale di centri urbanistici e industriali, antichi e nuovi porti, turismo marino, strutture ludico-ricreative, aree protette costiere e marine, musei della pesca e del mare etc.).

Sabato 29 – ore 9.30/19.00.
Forum di discussione e gruppi di lavoro sui temi dell’educazione ambientale e del turismo sostenibile nel litorale romano. Interverranno figure istituzionali, docenti universitari, esperti e specialisti a vario titolo, esponenti di associazioni di categoria, rappresentanti delle realtà associative del territorio.
Letture e intermezzi musicali.

Domenica 30 – ore 16,00/23.00
Incontri sul mare fra scienza, arte e spettacolo.
Filmati e danze tradizionali.
Letture a più voci da “Oceano Mare” di A. Baricco (Ass. Il Borgo La Brughiera).
Mostra di antiche stampe in tema.

Buffet con prodotti tipici marinari a cura dell’Istituto Alberghiero di Anzio (prenotazioni presso il LEA Anzio tel. 06-9872077)

In entrambe le giornate è previsto un intrattenimento per i bambini
LEA Roma- Laboratori Territoriali di Informazione ed Educazione Ambientale. Via Tiburtina 691-00159 Roma. Tel/fax 06/4391028
learoma@provincia.roma.it
http://www.provincia.rm.it/ServizioAmbiente/Lea.asp?menu=lea
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giovedì, ottobre 27, 2005

LIBERATE TARTARUGHE AL LARGO DI NAPOLI
A largo di Punta Campanella

2 ottobre 2005 - Geo, in pericolo di vita per aver ingerito una lenza; Bimba, colpita duramente da un'imbarcazione; persino un'esemplare di nome Resuscitata, trovata in preda ad un principio di annegamento dopo essersi impigliata in una rete.
Sono i nomi delle tartarughe appartenenti alla specie protetta Caretta Caretta, liberate al largo della riserva marina di Punta Campanella dai responsabili del Turtle point di Napoli, coadiuvati da rappresentanti del circolo Ilva di Bagnoli, della societa' Bagnolifutura, di Marevivo e dall'assessore all'Ambiente del Comune di Napoli, Casimiro Monti.
Una giornata interamente dedicata all'educazione ambientale e alla salvaguardia del mare, alla quale hanno anche preso parte gli studenti di alcune scuole medie napoletane, che hanno assistito alla liberazione delle 'Caretta Caretta' a bordo della motonave 'Falerno': ''Un'iniziativa che e' diventata ormai un appuntamento fisso - ha sottolineato l'assessore Monti - e che aiuta a infondere nelle nuove generazioni l'importanza dei valori del rispetto della natura e della salvaguardia delle specie animali, in particolare di quelle protette come le tartarughe marine. Un fatto significativo, di buon auspicio anche per lo sviluppo della nuova Bagnoli''.
Flegra Bentivegna, curatrice dell'Acquario presso la stazione zoologica Anton Dorhn, ha ricordato ''la commovente partecipazione di tutti, bambini ed adulti, a questa iniziativa dall'alto valore simbolico ed educativo: un doveroso ringraziamento va all'assessore Monti per la sensibilita' che ha sempre dimostrato in questi anni''. ''La speranza - ha concluso - e' che tutto l' entusiasmo dimostrato in occasione di questa splendida giornata, si tramuti in un sempre crescente rispetto per il mare e la natura''.
Alla manifestazione hanno inoltre partecipato il personale nautico del servizio Risorsa Mare del Comune di Napoli, i subacquei di Marevivo, l'Isform, agenti della Polizia e del Corpo Forestale dello Stato, i vigili del fuoco, la Croce Rossa italiana e i rappresentanti dell'area marina protetta di Punta Campanella.

(ANSA)

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mercoledì, ottobre 26, 2005

UN CENTINAIO DI BALENE SPIAGGIATE IN TASMANIA
Cause: trappola geografica o effetto sonar militari

26 ottobre 2005 - Anche questa volta e' stato un pescatore a notarli: ottanta cetacei si erano spiaggiati, alcuni ancora vivi, ma non in grado di riguadagnare il largo con la marea che scendeva. I soccorsi per Marion Bay, una lunga baia 60 chilometri a est dalla capitale della Tasmania, Hobart, sono partiti subito.
Una squadra di guardiaparchi marini e una cinquantina di volontari si sono aperti un varco tra la vegetazione della scoscesa che porta alla spiaggia. Sulla sabbia hanno trovato una settantina di balene pilota e una ventina di delfini. Le operazioni di soccorso, andate avanti fino a tarda sera, hanno salvato la vita solo a una piccola percentuale di animali. Sessanta balene erano gia' morte quando sono arrivati i ranger. L'ultimo comunicato del Park and Wildife service, diramato nel tardo pomeriggio di oggi, parla di tre soli animali liberati.
Quello di oggi e' l'ultimo di una lunga serie di spiaggiamenti avvenuti lungo le coste della Tasmania. Nel 2003 un branco di 110 balene pilota si era arenato nel sud est dell'isola, insieme a 20 delfini. Ogni anno piccoli gruppi si spiaggiano lungo le coste dell'isola.
Per Ray Nias, a capo del dipartimento di Conservazione del WWF australiano, la colpa potrebbe essere geografica. ''Da centinaia di anni si registrano spiaggiamenti nello stesso punto, in Tasmania. Marion Bay potrebbe essere una trappola geografica, per le balene. Probabilmente non si rendono conto dei bassifondi perche' il fondale sale molto dolcemente, e restano imprigionate quando l'acqua si ritira, con la bassa marea'', dice Nias dal suo ufficio di Sydney.
La spiegazione, benche' plausibile, non tiene pero' conto della presenza di delfini nel branco, cetacei avvezzi a nuotare sotto costa. Era successa la stessa cosa nel 2003. Tra le ipotesi avanzate allora c'era anche quella di uno spiaggiamento di massa balene e delfini insieme - per sfuggire agli agguati di un gruppo di orche.
Oggi pero' un'altra ipotesi si sempre piu' fa strada, quella dell'inquinamento acustico del Pacifico. Un crescente numero di ambientalisti sta considerando la possibilita' che gli spiaggiamenti siano dovuti in particolare all'utilizzo di potenti sonar da parte dei sottomarini.

Uno di questi e' Jean- Michel Cousteau, figlio di Jacques, che vive parte dell'anno alle Figi e che ha recentemente portato in tribunale la Marina americana, accusandola di inquinare il Pacifico con sonar e con rifiuti tossici. Secondo Cousteau, il sistema di navigazione dei cetacei subirebbe danni irreparabili quando entra a contatto con sonar troppo vicini o troppo forti. Il dipartimento della Pesca ha detto oggi che fara' analizzare le carcasse delle balene per cercare la soluzione del giallo.

(ANSA)

 

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mercoledì, ottobre 26, 2005

ACCORDO PER DEFINIRE LE ZONE COSTIERE A RISCHIO AMBIENTALE
Fra Ministero dell'Ambiente e National Oceanic and Atmospheric Administration americano

25 ottobre 2005 - Arrivano le mappe del rischio ambientale costiero del Mediterraneo. Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio ha infatti firmato un accordo con il NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) americano. L'obiettivo: non solo scambio di informazioni ma un piano pratico di sviluppo di protezione.
L'accordo, che prevede il reciproco supporto per le rispettive attivita' istituzionali, si inserisce nel piu ampio quadro di iniziative dell'Italia, che si sta muovendo per portare avanti l'iniziativa pan-Europea Countdown 2010 per fermare la perdita di biodiversita' nel continente europeo entro questa data.
In particolare, l'intesa con il NOAA dovrebbe fornire, oltre ad uno scambio di informazioni, dati scientifici ed esperienze pratiche nello sviluppo di aree marine protette, anche all' utilizzo del Geographic Information Systems (GIS). Una tecnologia utile per il bacino del Mediterraneo, dove la difesa della biodiversita' marino costiera e' diventata una cartina di tornasole delle politiche ambientali nazionali.
L'ecosistema del Mare Nostrum e' infatti costantemente a rischio, considerando ad esempio il transito annuale di circa 300 milioni di tonnellate di idrocarburi. La mappatura dei punti di sensibilita' costiera terra' conto di vari elementi, come la presenza di impianti industriali e di porti, di strutture di soccorso in caso di incidenti in mare e sulla costa, del valore ecosistemico, turistico e commerciale, tutti fattori essenziali per determinare le criticita' ambientali.
A lavorare con la Direzione per la protezione della natura del Ministero dell'Ambiente nella realizzazione di questo progetto con il NOAA sara' il dipartimento di Fisica Tecnica della Facolta' di Ingegneria dell'Universita' La Sapienza di Roma.
Il NOAA e' stato scelto perche' dal 1995 ha realizzato questo tipo di mappe per tutte le coste americane ed e' l'organismo istituzionale americano competente per la protezione dell' ambiente marino, la sicurezza dei porti e la navigazione, le aree marine protette, l'erosione costiera, le previsioni meteo, la pesca e le prospezioni petrolifere in mare.

(ANSA)

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martedì, ottobre 25, 2005

BRUXELLES LANCIA STRATEGIA SALVA-MARI EUROPEI
Per Commissario Dimas è il pilastro della futura politica marittina

25 ottobre 2005 - Mari sicuri, puliti e pescosi destinati a diventare, entro il 2021, serbatoi di vita e di diversita'. E' questo l'obiettivo ambizioso della nuova strategia globale della Commissione Ue per la protezione dell'ambiente marino europeo, una delle risorse piu' preziose per le generazioni presenti e future.
Non e' certo la prima volta che Bruxelles adotta provvedimenti tesi a tutelare gli ecosistemi marini e gli stock, minacciati dal degrado della biodiversita' e degli habitat e dalla pesca intensiva.
Il piano salva-mare presentato questa mattina dal commissario Ue all'ambiente Stravos Dimas contiene tuttavia molti elementi di novita'. Anzitutto propone l'adozione di un approccio omnicomprensivo al problema che - come ha sottolineato il commissario - non puo' essere affrontato da singole politiche comunitarie, come la pesca o i trasporti, e al di la' di una valutazione trasversale d'impatto.
La strategia parte quindi dalla convinzione che l'ambiente marino debba esser gestito non secondo confini amministrativi, come accade ora, ma sulla base di aree marine definite da criteri ecologici (il Baltico, l'Atlantico nordorientale e il Mediterraneo). Per ognuna di queste ''regioni'', Bruxelles fissa degli obiettivi da raggiungere attraverso delle azioni comuni.
Decentramento e cooperazione sono le parole chiave della nuova strategia. L'attuazione dell'approccio, infatti, deve essere decentralizzata per consentire alle politiche di adeguarsi alle diverse situazioni che si presentano nei mari e negli oceani dell'Ue. La Commissione Ue chiede poi a tutti gli attori europei del settore di collaborare con i paesi terzi bagnati dai mari europei attraverso le convenzioni e le commissioni regionali che gia' si occupano della tutela dei mari. La strategia prevede infine l'armonizzazione e la condivisione di informazioni insieme a ricerche mirate nei settori in cui la conoscenza del mare e dello stato delle riserve e' ancora ridotta.
''La strategia marittima - ha spiegato Dimas - sara' il pilastro ambientale della futura politica comunitaria per i mari''. Una politica, attualmente in fase di preparazione, che affrontera' il problema dello sviluppo marittimo sostenibile anche dal punto di vista socioeconomico.
Il nuovo approccio di Bruxelles e' il frutto di un lungo lavoro preparatorio che ha coinvolto i tecnici comunitari, quelli dei paesi Ue e dei paesi limitrofi nonche' 16 commissioni internazionali e 21 organizzazioni di settore. Un processo che comincio' nel 2002, dopo l'accordo sul Sesto programma d'azione dell'Ue per l'ambiente che invitava la Commissione a proporre sette strategie tematiche: per i mari ma anche per l'inquinamento atmosferico, il riciclaggio dei rifiuti, l'utilizzo durevole delle fonti energetiche, il suolo, i pesticidi e l'ambiente urbano.

(Sub/Zn/Adnkronos)

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sabato, ottobre 22, 2005

Fermate barche cariche di pinne di squalo

Sydney, 21 ottobre 2005 - Trentuno pescherecci, anche carichi di pinne di squalo, sono stati sequestrati dalle autorita' australiane davanti alle coste nord del continente. Le imbarcazioni, quasi tutte indonesiane, avevano a bordo 59 persone, tutte incriminate per pesca illegale.
L'operazione, durata due settimane, mira a porre un freno al numero sempre crescente di pescherecci indonesiani che saccheggiano il mare australiano. Ieri la guarda costiera australiana ha intercettato in particolare un peschereccio carico di centinaia di pinne di squalo secche, appartenenti a una specie che in Australia e' protetta.
Per salire a bordo gli agenti australiani hanno dovuto lottare contro l'equipaggio armato di machete e coltelli. I pescatori indonesiani hanno anche incendiato la punta di lunghi pali nel tentativo di tenere lontano la motovedetta della marina.
Il ministro per la Pesca Ian Macdonald ha chiesto un emendamento alla legge internazionale Onu per far diventare la pesca illegale un reato penale punibile con il carcere.

(ANSA)

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venerdì, ottobre 21, 2005

AMBIENTALISTI CONTRO MARINA, SONAR UCCIDE BALENE E DELFINI
Iniziativa del Natural Resources Defense Council

21 ottobre 2005 - Un gruppo di ambientalisti ha fatto causa in California alla Marina degli Stati Uniti perche' i sonar a media frequenza delle sue unita' starebbero causando la morte di balene, delfini e altri animali marini.
''I sonar mettono a rischio senza alcuna reale necessita' intere popolazioni di balene e altri animali,'' ha detto oggi Joel Reynolds, legale del Natural Resources Defense Council, l'associazione che ha portato la Marina in tribunale: ''In violazione delle leggi ambientali, i militari si rifiutano di prendere le basilari misure di sicurezza che potrebbero salvare la vita di queste maestose creature''.
Nel 2002 il gruppo ambientalista aveva intentato un'altra causa alla U.S. Navy per l'uso dei sonar a bassa frequenza, ottenendo che ne venisse limitato l'uso. Il nuovo processo, invece, condanna l'impiego ordinario e molto piu' esteso delle onde sonore sottomarine a media frequenza.
Non ne chiede il bando, ma di imporre limiti al loro uso nei test e nelle esercitazioni e di fare piu' attenzione quando i dispositivi vengono accesi. Alcune specie di balene, infatti, sono particolarmente sensibili al rumore dei sonar e poiche' le loro rotte di migrazione sono ben conosciute, secondo il Natural Resources Defense, le navi della Marina potrebbero facilmente evitarle. A marzo di quest'anno una ventina di delfini, disorientati dal sonar di un sottomarino al largo della Florida, si erano arenati e in seguito erano morti sulle spiagge vicino a Marathon in Florida. Stessa sorte nel 2000 per un branco di balene finito in secca, per lo stesso motivo, alle isole Bahamas.

(ANSA)

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giovedì, ottobre 20, 2005

Animali: le strategie di sopravvivenza dei delfini

17 OTTOBRE 2005 - Usano le spugne per proteggersi il muso quando cercano cibo sui fondali marini e insegnano questa "strategia" ai loro piccoli. Sono i delfini, che ancora una volta ci stupiscono per la loro intelligenza e sensibilità.  In seguito alle osservazioni condotte da una ricercatrice del Progetto di ricerca sui delfini di Shark Bay in Australia, è emerso che questi mammiferi usavano costantemente le spugne per ripararsi il muso dall'abrasione dovuta al contatto con la sabbia o da eventuali punture da parte di altri animali. Le analisi hanno totalmente escluso un'erederitarietà genetica di questa capacità.

INTRAGE

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giovedì, ottobre 20, 2005

Salvato capodoglio di dieci metri in difficoltà

Salerno, 20 ottobre 2005 - Un capodoglio di una decina di metri ha rischiato di finire in spiaggia ieri sul litorale di Santa Maria di Castellabate, nel Salernitano. Il grosso cetaceo e' stato individuato da una motovedetta della Capitaneria di porto di Agropoli, diretta dal tenente di vascello Pasquale Palescandolo, mentre, in evidente difficolta', tentava di riprendere il largo.
Risolutivo l'intervento della imbarcazione della locale guardia costiera che si e' affiancato al mammifero ''costringendolo'' a puntare verso il mare aperto dove e' stato scortato, facendo in seguito perdere le proprie tracce.
L'episodio e' accaduto durante una operazione della capitaneria volta al contrasto della pesca di frodo e a tutela dell'ambiente marino. Durante l'operazione sono state controllate numerose unita' da pesca e da diporto. A seguito dei controlli effettuati sono stati contestati numerosi illeciti amministrativi per un totale di 6000 euro.

(ANSA)


Carpe robot all’acquario di Londra

20 Ottobre 2005 -  I primi pesci-robot autonomi sono l’ultima attrazione all’acquario di Londra. I tre cyber-pesci vivono in una vasca accanto a pesci veri e nuotano in completa autonomia.
I pesci robot non sono una novità, esistono infatti da circa 10 anni, ma quest’ultimo tipo, la cui realizzazione ha richiesto tre anni del lavoro di un gruppo di scienziati dell’Essex University, è in assoluto il più intelligente e grazie a dei sensori è in grado di evitare gli ostacoli nuotando nella vasca senza l’utilizzo di comandi a distanza.
Una cosa simile era accaduta nel luglio del 2003 quando era stato messo uno squalo robot chiamato Roboshark 2 in una vasca al National Marine Aquarium a Plymouth. Questi ultimi fish-robot hanno una forma simile a quella di una carpa, sono veloci come i tonni, hanno l’accelerazione di un luccio e l’abilità nel nuotare di un’anguilla.
Le future generazioni del pesce-robot potranno essere usate per esplorare il fondo dei mari, come rilevatori di perdite di oleodotti, ma anche per attività di spionaggio. È stato perfino indetto un concorso per bambini per dare loro un nome.

A cura di
Jada Mazzoli - www.mareinitaly.it

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