STOP RETI A STRASCICO, SALVI CORALLI BIANCHI DEL MEDITERRANEO
Deciso a Cipro, Egitto e davanti a punta di S.Maria di Leuca
31 gennaio 2006 - I rarissimi coralli bianchi italiani sono salvi.
La Commissione generale della pesca nel Mediterraneo ha infatti vietato la pesca a strascico a Cipro, in Egitto e a 25 miglia da Santa Maria di Leuca nelle acque del Mar Ionio. La buona notizia arriva dal Wwf, che spiega come si tratti della prima volta che una misura del genere viene presa su acque internazionali, "un provvedimento vincolante per tutti gli Stati che si affacciano nel Mediterraneo". La decisione del comitato scientifico e della Commissione generale "e' di estrema importanza per la tutela di alcuni degli ecosistemi marini di acque profonde piu' fragili del mondo- segnala il Wwf- come riconosciuto dalla comunita' scientifica internazionale".
Ma di cosa si parla? "In Italia, a circa 20 miglia a largo di Santa Maria di Leuca, e' presente una rarissima barriera corallina a 550-1.100 metri di profondita'- spiega il Wwf- dominata da coralli bianchi costruttori di barriere (Lophelia pertusa e Madrepora oculata), e caratterizzata da una distribuzione a macchie". La scoperta si deve a studiosi del Conisma, dell'Universita' di Bari e del Cnr. Il Wwf aveva indicato gia' lo scorso anno la necessita' di tutelare quest'area. "A differenza delle barriere coralline di acque profonde dell'Atlantico, quelle mediterranee, sono state studiate pochissimo proprio perche' estremamente rare- sottolineano gli ambientalisti- riteniamo pertanto piu' che mai corretto imporre sull'area una particolare protezione dalla pesca a strascico che, si sa, ne potrebbe compromettere la sopravvivenza, e di conseguenza impedire quell'attivita' di studio che invece merita".
Inoltre "va riconosciuto al corallo di mare profondo di essere un habitat che funziona come un'oasi nel deserto- indica il Wwf- dando rifugio a una grande diversita' di specie che comprendono anche crostacei e specie ittiche di interesse economico, come lo scorfano di fondo e il gambero rosso". La sovrapposizione nella crescita dei diversi organismi "crea infatti una struttura tridimensionale complessa, che fornisce nicchie e substrati ecologici adatti a loro volta ad altri insediamenti".
Per l'Italia, infine, questa "e' un'occasione unica per ottenere maggiore attenzione verso gli ecosistemi marini non solo dei nostri mari- prosegue l'associazione- ma di tutto il bacino Mediterraneo, sempre piu' delicato e a rischio". Il Wwf, ricordando il patrimonio del Mediterraneo e la sua fragilita', spera che questo divieto "venga in primo luogo rispettato e che si effettuino controlli frequenti anche volti a contrastare il fenomeno deleterio della pesca illegale", sui quali l'associazione ambientalista ha creato un'alleanza con l'associazione di pescatori Agci Agrital. Il Wwf, infine, e' inoltre impegnato nel promuovere un'altra area di tutela, il Santuario della biodiversita' Marina che comprenda le acque italiane delle Isole Pelagie e quelle vicine delle coste della Libia, Tunisia e Malta.
(Com/Ran/ Dire)









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