martedì, gennaio 31, 2006

STOP RETI A STRASCICO, SALVI CORALLI BIANCHI DEL MEDITERRANEO
Deciso a Cipro, Egitto e davanti a punta di S.Maria di Leuca

31 gennaio 2006 - I rarissimi coralli bianchi italiani sono salvi.
La Commissione generale della pesca nel Mediterraneo ha infatti vietato la pesca a strascico a Cipro, in Egitto e a 25 miglia da Santa Maria di Leuca nelle acque del Mar Ionio. La buona notizia arriva dal Wwf, che spiega come si tratti della prima volta che una misura del genere viene presa su acque internazionali, "un provvedimento vincolante per tutti gli Stati che si affacciano nel Mediterraneo". La decisione del comitato scientifico e della Commissione generale "e' di estrema importanza per la tutela di alcuni degli ecosistemi marini di acque profonde piu' fragili del mondo- segnala il Wwf- come riconosciuto dalla comunita' scientifica internazionale".
Ma di cosa si parla? "In Italia, a circa 20 miglia a largo di Santa Maria di Leuca, e' presente una rarissima barriera corallina a 550-1.100 metri di profondita'- spiega il Wwf- dominata da coralli bianchi costruttori di barriere (Lophelia pertusa e Madrepora oculata), e caratterizzata da una distribuzione a macchie". La scoperta si deve a studiosi del Conisma, dell'Universita' di Bari e del Cnr. Il Wwf aveva indicato gia' lo scorso anno la necessita' di tutelare quest'area. "A differenza delle barriere coralline di acque profonde dell'Atlantico, quelle mediterranee, sono state studiate pochissimo proprio perche' estremamente rare- sottolineano gli ambientalisti- riteniamo pertanto piu' che mai corretto imporre sull'area una particolare protezione dalla pesca a strascico che, si sa, ne potrebbe compromettere la sopravvivenza, e di conseguenza impedire quell'attivita' di studio che invece merita".
Inoltre "va riconosciuto al corallo di mare profondo di essere un habitat che funziona come un'oasi nel deserto- indica il Wwf- dando rifugio a una grande diversita' di specie che comprendono anche crostacei e specie ittiche di interesse economico, come lo scorfano di fondo e il gambero rosso". La sovrapposizione nella crescita dei diversi organismi "crea infatti una struttura tridimensionale complessa, che fornisce nicchie e substrati ecologici adatti a loro volta ad altri insediamenti".
Per l'Italia, infine, questa "e' un'occasione unica per ottenere maggiore attenzione verso gli ecosistemi marini non solo dei nostri mari- prosegue l'associazione- ma di tutto il bacino Mediterraneo, sempre piu' delicato e a rischio". Il Wwf, ricordando il patrimonio del Mediterraneo e la sua fragilita', spera che questo divieto "venga in primo luogo rispettato e che si effettuino controlli frequenti anche volti a contrastare il fenomeno deleterio della pesca illegale", sui quali l'associazione ambientalista ha creato un'alleanza con l'associazione di pescatori Agci Agrital. Il Wwf, infine, e' inoltre impegnato nel promuovere un'altra area di tutela, il Santuario della biodiversita' Marina che comprenda le acque italiane delle Isole Pelagie e quelle vicine delle coste della Libia, Tunisia e Malta.

(Com/Ran/ Dire)

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lunedì, gennaio 30, 2006

CACCIA ALLA BALENA, IN ARRIVO L'ARPIONE HIGH-TECH
E' dotato di carica esplosiva ad alto potenziale per morte istantanea

30 gennaio 2006 - I cacciatori di balene giapponesi stanno testando un nuovo arpione high-tech che promette di non lasciare scampo anche agli esemplari piu' grandi del cetaceo ormai in via d'estinzione nei mari dell'Antartide. Lo riporta il 'Sunday Times', secondo cui la fiocina a frammentazione spara schegge di metallo attraverso una carica esplosiva ad elevato potenziale e sara' presto usata per uccidere megattere e balene, dopo che Tokyo ha deciso di non rispettare un accordo internazionale per la salvaguardia della specie.
La rivelazione del 'Sunday Times' giunge a una settimana dalla morte per disidratazione di una piccola balena che, dopo aver perso l'orientamento, ha risalito il corso del Tamigi fino a Londra, commovuendo in diretta tv l'Inghilterra e il mondo intero.
Un'equipe di esperti dell'Istituto di ricerca sui cetacei giapponese sono saliti a bordo di una baleniera per sperimentare l'efficacia della nuova arma. Masayuki Komatsu, direttore esecutivo del Japan Fisheries Research Agency, ha spiegato che le fiocine tradizionali, usate nella caccia alle balene nane, risultanto meno efficaci se impiegate per uccidere le balene piu' grandi.
''Dato che nuove specie, piu' grandi delle balene nane, sono state aggiunte al progetto di ricerca nel corso dell'anno, abbiamo pensato che fosse necessaria una granata piu' grande nella testata dell'arpione, allo scopo di assicurare una morte istantanea dell'animale'', ha aggiunto il ricercatore. Le Ong ambientaliste hanno pero' confutato la spiegazione: l'International whaling commission ha fatto sapere che ci vogliono fino a 14 minuti perche' la balena muoia dopo che la carica esplode all'interno del corpo.
La notizia, naturalmente, ha mandato su tutte le furie Greenpeace e Sea Shepherd, i due gruppi impegnati in prima linea per la messa al bando della caccia alla balena, che vi intravedono una prova della ripresa dello sterminio a scopi commerciali. Tra le condanne internazionali, il Giappone l'anno scorso ha annunciato che la sua flotta prevede di uccidere fino a 50 megattere e 50 balene pinnate, oltre a 395 balene nane che nuotano nelle acque dell'Antartide.

(Adnkronos/Sunday Times)

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lunedì, gennaio 30, 2006

Due nuovi laghi sotterranei in Antartide
Sono i più grandi mai scoperti dopo il Vostok

27.01.2006 Il Vostok è il più grande lago sotterraneo del pianeta e si trova a circa tre chilometri di profondità in Antartide. Ora si apprende da un articolo apparso sulla rivista “Geophysical Research Letters” che non è il solo, dal momento che ha ben due compagni di volume paragonabile, scoperti da ricercatori dell’Earth Institute della Columbia University (l’esistenza di 145 laghi minori è già nota da tempo).
Combinando i dati di rilevazioni strumentali radar e gravitazionali, immagini satellitari, altimetria laser e registrazioni di una spedizione antartica sovietica si è potuto concludere che 90°E e Sovetskaya – questi i nomi dei due laghi – hanno, rispettivamente, una superficie di 2000 e 1600 chilometri quadrati (per confronto la superficie del lago Vostok è di 14.000 chilometri quadrati).
Al di la dell’interesse geologico, la scoperta dei due laghi è importante anche perché si ritiene che le fredde acque dei due bacini possano aver conservato un complesso ecosistema, 35 milioni di anni dopo che sono stati sigillati dal ghiaccio.

www.lescienze.it

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domenica, gennaio 29, 2006

Tutti al mare… per bollette meno care

Il freddo intenso che in questi giorni sta investendo l'Italia e gli alti livelli di inquinamento registrati nelle grandi città del nord, hanno riportato l'attenzione sulla questione energetica. Mentre nel nostro paese qualcuno inizia a guardare con favore un'apertura verso il nucleare, in Gran Bretagna si stanno compiendo interessanti studi sulle energie alternative e sulle fonti rinnovabili.

La corrente vien dal mare. La Carbon Trust, un ente governativo britannico che aiuta le aziende a sviluppare tecnologie pulite, ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca secondo la quale le correnti marine e le maree, se opportunamente sfruttate, potrebbero fornire circa un quinto della corrente elettrica necessaria ai sudditi di Sua Maestà, senza inquinare e senza consumare risorse.

Onda su onda. L'energia verrebbe prodotta da sistemi a basso impatto ambientale in grado di sfruttare sia il moto ondoso sulla superficie del mare, sia i movimenti ascendenti e discendenti provocati dalle maree e dalle correnti per mettere in rotazione le turbine.
È sicuramente una tecnologia costosa e in una fase di sviluppo poco avanzata, ma secondo gli esperti, nel giro di qualche anno potrà essere una riposta interessante al caro petrolio e ai problemi di inquinamento. I ricercatori affermano infatti che gli impianti marini potrebbero generare circa 70 miliardi di kw/h all'anno, equivalenti al 20% del fabbisogno nazionale.

Italia alla finestra? Al momento nel Regno Unito sono già attivi tre impianti sperimentali: due in Scozia, e uno di fronte alle coste del Devon, mentre nell'Irlanda del Nord sta per essere inaugurato il primo centro produttivo destinato alla commercializzazione di corrente elettrica “marina”.
Un recente studio dell'Unione Europea ha identificato circa 100 siti utilizzabili per la produzione di energia elettrica dal mare. Tra questi lo Stretto di Messina è stato giudicato uno dei più promettenti.

www.focus.it

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sabato, gennaio 28, 2006

CONFERENZA OCEANI A PARIGI, IL RUOLO DELL'ITALIA
Sotto l'egida dell'Unesco, vertice per gli oceani malati

27 gennaio 2006 – La salvaguardia dell' ambiente non deve essere solo un elemento di unione tra i paesi, ma anche un' opportunita': Aldo Cosentino, direttore generale per la protezione della natura del ministero dell' ambiente, ritiene che questo debba avvenire attraverso la riscoperta degli elementi culturali di riferimento.
Nel corso di una tavola rotonda che si e' svolta all' Unesco nell' Ambito della conferenza mondiale sugli oceani, in corso a Parigi, Cosentino ha presentato l' iniziativa ''Countdown2010'' - di cui l' Italia e' promotrice a livello del Mediterraneo - per arrestare la perdita della diversita' biologica pan-europea entro il 2010.
Per l' esponente italiano salvaguardare la biodiversita' significa riscoprire ''l' autenticita' e la particolarita''' e significa anche ''protezione e valorizzazione''. Le produzioni di massa secondo la logica della globalizzazione rischiano di non rispettare le caratteristiche e le peculiarita' dei vari territori, quindi di far sparire un pezzo della loro autenticita'.
Il direttore generale per la protezione della natura ha spiegato l' importanza di questa iniziativa come strumento di dialogo tra nord e sud, presentando il Mediterraneo come un qualificato esempio operativo e l' Italia come fondamentale punto di raccordo e coordinamento tra nord Africa ed Europa.
''La carta di Napoli del 2004 - che era stata sottoscritta da tutti i paesi del Mediterraneo - aveva evidenziato un accordo sulla necessita' di azioni comuni nei confronti dell' ambiente al di la' delle divisioni politiche o religiose'', ha ricordato Cosentino per il quale ''particolare e globale vanno conciliati nella salvaguardia dell' ambiente e dello sviluppo economico''.
Nel corso di un incontro con i giornalisti Cosentino ha messo in luce l' importanza dei problemi legati al traffico delle petroliere e a quello della pesca selvaggia in alto mare.
''Non siamo in grado di bloccare i paesi orientali che operano nel Mediterraneo - ha spiegato Cosentino - il problema non e' tanto impedire la pesca bensi' stabilire regole per un buon uso della risorsa mare piuttosto che per uno sfruttamento''.
La conferenza ha ripreso secondo un' ottica globale i temi proposti a Montecatini nel 2005 ed ha sottolineato che ''protezione e valorizzazione non sono in contradizione ma sono insieme i termini guida di questo progetto per salvaguardare la biodiversita'''.
Nel dibattito della tavola rotonda dedicata al problema del Mediterraneo e alla quale hanno preso parte rappresentanti politici e scienziati provenienti dai paesi rivieraschi sono stati affrontati, tra gli argomenti principali, i temi della cooperazione e del rafforzamento del dialogo tra i diversi attori.
Tra i vari interventi c' e' stato quello del segretario esecutivo di Accobams, Marie-Christine Van Klaveren (Accordo sulla conservazione dei cetacei del mar Nero, Mediterraneo e dell' Atlantico) per aumentare gli sforzi di individui, organizzazioni e governi nel realizzare azioni di conservazione e di gestione delle aree marine protette.
Il vice-ministro croato per la protezione della natura, Zoran Sikic, si e' espresso sulla conservazione e l' utilizzo sostenibile delle coste croate e dell' ambiente marino. Il direttore esecutivo di Medrec (Programma dell' energia rinnovabile del Mediterraneo), Marrouki Sami, ha illustrato i vari progetti di sviluppo sostenibile fatti in Algeria, Marocco, Tunisia ed Egitto anche grazie agli aiuti italiani.
Nel pomeriggio vi e' stato un incontro tra la delegazione italiana all' Unesco guidata dall' ambasciatore Giuseppe Moscato, la delegazione del Ministero dell' ambiente italiano e un vasto gruppo di esperti e tecnici che partecipano alla conferenza globale sugli oceani, le coste e le isole.

(ANSA)

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venerdì, gennaio 27, 2006

MILLE QUINTALI DI ORATE ASSIDERATE IN LAGUNA DI GRADO
Stimati danni per un milione di euro

26 gennaio 2006 - Mille quintali di orate - secondo una prima stima degli stessi produttori - sono morte assiderate a causa del freddo nelle valli di allevamento della laguna di Grado (Gorizia), dove - ha riferito il presidente dei vallicoltori, Enzo Padovan - la temperatura e' scesa la scorsa notte fino a 9 gradi sotto zero.
La moria - ha spiegato Padovan - riguarda l' 85%-90% del pesce presente nelle circa 30 valli di allevamento della laguna di Grado e il danno complessivo - sempre secondo una prima stima di Padovan - oscilla fra gli 800.000 euro e il milione. Inoltre - ha spiegato - bisognera' attendere almeno un paio di anni prima di poter riavere le valli a pieno regime produttivo dal momento che - ha evidenziato - e' andato perso non solo il pesce pronto per la raccolta, ma anche quello seminato nei mesi scorsi.
A causare la moria - ha spiegato Padovano - e' stato l' effetto sinergico delle temperature polari, del ghiaccio e del vento che ha consentito ad acque sempre piu' fredde di entrare nelle valli, fino a causarne quasi il congelamento nei punti piu' bassi e in quelli lungo le rive. ''Stiamo raccogliendo il pesce morto per il freddo che gia' viene a galla - ha raccontato Padovan - e nei prossimi giorni continueremo a tirar via le orate che moriranno ancora per assideramento. Poi potremo fare un bilancio preciso dei danni e tentare di riprendere la nostra attivita'. Siamo completamente abbandonati a noi stessi e aspettiamo ancora dal Ministero, senza molte speranze, il risarcimento dei danni della gelata che ha distrutto il pesce delle valli nel 2001. Ci eravamo appena ripresi - ha aggiunto - e questa gelata ci ha messo di nuovo in ginocchio''.
''Siamo passati dal mondo dell' industria a quello della pesca a quello dell' agricoltura - ha aggiunto Padovan - e sembra che nessuno ci vuole. Non abbiamo assistenza da nessuno e, forse - ha concluso Padovan - c' e' finanche un po' di ostruzionismo, perche', per esempio, non possiamo fare i lavori e paghiamo le conseguenze dell' inquinamento da metalli pesanti che sicuramente non abbiamo causato noi''.

(ANSA)

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giovedì, gennaio 26, 2006

AUSTRALIA: DIOSSINA IN BAIA SYDNEY, GOVERNO VIETA PESCA

Allarme anche per pescatori

26 gennaio 2006 - Il governo del Nuovo Galles del sud ha messo al bando per almeno tre mesi la pesca commerciale nella baia di Sydney, mettendo in allarme decine di famiglie di pescatori, molti di origine italiana, dopo la scoperta di livelli di diossina fino a 10 volte piu' alti degli standard accettati dall'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms), anche in pesce preso a molti chilometri dalle aree gia' note come altamente inquinate. Il ministro delle Industrie primarie Ian McDonald ha spiegato che il divieto e' stato imposto dopo che un gruppo di scienziati ha scoperto livelli di diossina ''in eccesso degli standard internazionali'' nelle Abramidi, pesci che si nutrono di crostacei. Una mappa compilata dagli esperti indica 32 localita' della baia (che si estende per 54 kmq) con livelli inaccettabili di diossina, la cui presenza nel cibo e' stata collegata all'insorgere di cancro, malattie della pelle e infiammazioni epatiche. Il ministro ha raccomandato ai pescatori sportivi di rigettare in mare praticamente tutto il pesce che abbocca, e di non mangiarne piu' di 150 grammi al mese. Nelle localita' piu' contaminate, che sulle rive hanno ospitato per decenni industrie inquinanti e dove la pesca e' proibita da anni (fra queste Homebush Bay, dove si sono tenute le Olimpiadi del 2000 dopo un costoso lavoro di decontaminazione), il livello di diossina nelle Abramidi arriva fino a 100 volte gli standard dell'Oms. La pesca dei gamberi nella baia era stata gia' messa al bando il mese scorso, dopo che i test avevano rivelato che i crostacei, che vivono sul fondo e hanno contatti con i sedimenti tossici, avevano livelli di diossina da tre a quattro volte gli standard accettati. Sono state poi condotte analisi urgenti sulle Abramidi, che hanno un tasso di crescita lento e si nutrono di grandi quantita' di gamberi, e i risultati hanno portato al divieto 'temporaneo', che quasi certamente sara' esteso. Il ministro McDonald ha incaricato gli esperti di misurare i livelli tossici in diverse specie di pesci per verificare se sono presenti solo in quelle che si nutrono sul fondo come le Abramidi, e ha promesso di discutere misure di risarcimento con i rappresentanti della pesca commerciale quando saranno noti i risultati dello studio. Il ministero dell'Ambiente iniziera' al piu' presto la decontaminazione dei sedimenti nei principali siti ex industriali per ridurli a livelli accettabili, il che richiedera' circa un anno, ma poi ci vorra' ancora tempo prima che la popolazione ittica si rinnovi. Secondo le organizzazioni ambientaliste, la pesca nella baia avrebbe dovuto essere proibita da molto tempo, poiche' la presenza sedimenti tossici era nota da anni, ed ora il divieto sara' necessario per decenni, non certo per appena tre mesi. Il portavoce del Total Environment Centre, Jeff Angel, afferma inoltre che il lavoro di rimozione e neutralizzazione dei sedimenti tossici a Homebush Bay, in vista delle Olimpiadi del 2000, e' stato del tutto inadeguato.

(ANSA)

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giovedì, gennaio 26, 2006

ALLARME ONU, CORALLI MINACCIATI, COSTE A RISCHIO
Conferenza Unesco a Parigi, oceano territorio senza legge

25 gennaio 2006 - E' l' Onu a lanciare il grido d' allarme: attenzione alle conseguenze ambientali provocate dalla distruzione di barriere coralline e mangrovie, e dalla pesca indiscriminata in alto mare.
Barriere coralline e mangrovie rappresentano decine di milioni di dollari di valore in risorse naturali di protezione delle coste marine, secondo un rapporto dell' Onu presentato questa mattina in occasione della Conferenza mondiale sugli oceani, coste ed isole, in corso nella sede dell' Unesco di Parigi.
L' Onu ha tentato anche, per la prima volta, di stimare il valore economico di questi due ambienti naturali: da 100.000 a 600.000 dollari un chilometro quadrato di barriere coralline, da 200.000 a 900.000 dollari un chilometro quadrato di mangrovie.
Il valore e' stato calcolato in base alle attivita' e ai beni che mangrovie e coralli proteggono: scudo contro l' erosione, pesca, agricoltura, ambiente costiero, strade e turismo. Ma e' uno scudo a rischio di estinzione, piu' delle foreste tropicali.
Il cambiamento climatico e' ritenuto la principale causa dell'impoverimento della biodiversita' che rendera', da qui alla fine del millennio, piu' vulnerabili le comunita' costiere per l'erosione e le inondazioni.
Nel rapporto si ricordano, fra l' altro, le terribili conseguenze dello Tsunami in Asia e degli uragani nel Golfo del Messico, osservando come ''dal 70 al 90% della forza delle onde generate dal vento nel corso di una tempesta o di un uragano possa essere assorbita dai coralli e dalle mangrovie''.
''Mi auguro - ha detto il direttore esecutivo del programma delle Nazioni Unite per l' Ambiente, Klaus Toeppfer - che gli elementi finanziari contenuti in questo rapporto spingano ad un cambiamento radicale di atteggiamento da parte del governo e delle imprese affinche' proteggano meglio queste risorse naturali''.
Il 64% degli oceani si trova in zone fuori dalla competenza delle autorita' nazionali ed e' oggetto di gravi tensioni, soprattutto riguardanti la pesca.
Gli oceani restano infatti i parenti poveri del diritto internazionale. L' unica convenzione che regola gli oceani e' quella del 1982 e copre solo le acque territoriali a 200 miglia nautiche dalle coste (370 chilometri circa). Al di la', l' oceano e' un regno senza legge.
L' Italia partecipera' giovedi' alla conferenza presentando l' iniziativa ''Countdown2010'' - di cui e' promotrice a livello del Mediterraneo - per arrestare la perdita di biodiversita'. Il direttore generale per la protezione della natura del ministero dell' ambiente, Aldo Cosentino, parlera' dell' importanza di questa iniziativa come strumento di dialogo tra nord e sud, presentando il Mediterraneo come un qualificato esempio operativo e l' Italia come fondamentale punto di raccordo e coordinamento tra il nord Africa e l'Europa.

(ANSA)

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mercoledì, gennaio 25, 2006

La balena del Tamigi

25 Gennaio 2006

Purtroppo non è sopravvissuta la balena avvistata nei giorni scorsi nelle acque del Tamigi in pieno centro di Londra. Willy, così era stato chiamato il grande cetaceo, è deceduto durante il tentativo di salvataggio da parte di una squadra di soccorritori che avevano issato il grande animale marino a bordo di una chiatta nel tentativo di riportarlo in mare.
La balena di Londra appartiene ad una specie rara e protetta di “iperodonte dal rostro” (Hyperoodon ampullatus) che vive nel Nord-Atlantico e normalmente caccia a grandi profondità.
Gli esemplari di questa specie possono raggiungere i dieci metri di lunghezza, quello finito nel Tamigi era lungo all’incirca 5 metri e pesava 7 tonnellate. Detti anche “iperodonti boreali” assomigliano ad enormi delfini con il muso a forma di becco.
Non si sa il perché “Willy” sia finito nel famoso fiume che attraversa Londra e sia risalito per ben 30 miglia portandosi all’altezza del ponte di Westminster davanti alla sede del parlamento inglese, per ora si fanno solo delle ipotesi. L’animale potrebbe essersi smarrito allontanandosi dal gruppo oppure potrebbe spinto verso riva perché malato, eventualità questa considerata abbastanza consueta.
Per diverse ore il grande cetaceo ha dato spettacolo richiamando sulle sponde del Tamigi migliaia di londinesi muniti di telecamere o macchine fotografiche per riprendere lo straordinario evento. Anche la televisione ha seguito l’evento in diretta portando in tutto il mondo le immagini della strana presenza di una balena nel fiume.
Dopo aver corso alcune volte il rischio di spiaggiarsi grazie all’opera dei soccorritori e della gente, che tirava sassi per cercare di allontanarlo dalla riva, Willy sembrava dovesse farcela avendo preso la giusta via che lo avrebbe riportato verso l’Oceano. Purtroppo però la balena si è arenata su di una secca ed i soccorritori hanno pensato di issarla su di una chiatta che avrebbe fatto arrivare il grande cetaceo fino all’estuario per poi proseguire fino al mare aperto a bordo di una nave. Il tentativo di salvataggio si è interrotto a causa della morte della balena dovuta a convulsioni. Ora si pensa di conservare in un museo i resti dello sfortunato animale marino che tanto ha commosso gli inglesi ed anche tutti quelli che hanno seguito in tutto il mondo la sua triste fine.

www.mareinitaly.it

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martedì, gennaio 24, 2006

Gli Achab giapponesi Macellai crudeli, non certo scienziati

21 GENNAIO 2006 - Mentre Greenpeace deposita una balena morta davanti all'ambasciata nipponica a Berlino e decine di governi, milioni di persone nel mondo protestano contro il governo di Tokyo, reo di massacrare le balene per scopi alimentari e non scientifici, una balena, quasi a volere richiamare l'attenzione del mondo su quanto accade alle sue sorelle, si è fatta una passeggiata nel Tamigi fino a mostrarsi davanti al palazzo di Westminster. Ho passato otto ore nel gelo del mar di Norvegia, una giornata che gli giravano un po' le palle, a seguire Pablo il veterinario spagnolo che ci faceva da guida e ci somministrava zuppa calda e pillole antinausea. Ne è valsa la pena e lo rifarei domattina, per vedere il capodoglio inarcare la gigantesca schiena e immergere la pinna a coda di rondine, facendoti riflettere su quanto sei piccolo e fragile su quel legno che, se volesse, farebbe scricchiolare con un piccolo buffetto, forte delle sue 50 tonnellate di peso. Ma c'è chi se ne frega di questi miracoli della natura e, coperto dalla truffa delle ricerche scientifiche, compie veri e propri massacri. Sono i cacciatori giapponesi, impegnati quest'anno nella caccia " a fini scientifici " di 950 balene le cui carni, impacchettate a bordo, finiscono nei mercati del Sol Levante e sulle tavole dei gourmet. Per fortuna a contrastare gli "scienziati " ci sono le imbarcazioni dei volontari di Greenpeace che, calando gommoni tra le baleniere e le prede, hanno finora ridotto notevolmente il bottino sperato. Si è mosso perfino il governo della Nuova Zelanda che ha chiesto all'Australia e agli europei un'azione concertata contro il Giappone, reo di questa barbarie. Sull'Esperanza (una delle navi di Greenpeace) è imbarcata da due mesi Caterina Nitto, la 32enne milanese diventa un po' la Giovanna D'Arco dei giganti del mare. C aterina ha raccontato all'Ansa : "Qualche giorno fa una nave cargo si e' affiancata alla nave officina, dove viene trattata la carne, per il trasferimento di non so quante tonnellate di carne gia' impacchettata e pronta per essere trasferita sul mercato giapponese. Se questa e' ricerca scientifica!''. Tokyo aveva abbandonato la caccia commerciale alle balene nel 1986 in ottemperanza ad una moratoria internazionale, ma dall'anno dopo ha dato inizio ad un programma di ricerca, che secondo gli oppositori non e' altro che una caccia commerciale mascherata, per rifornire i mercati del pesce e i ristoranti del paese, dove la carne di balena e' molto ricercata. '' La caccia e' rimasta quella di un tempo - racconta ancora Caterina - ed e' drammatica perche' la balena non muore subito, puo' restare in agonia anche un'ora. Ne abbiamo vista una che ha sofferto anche per un'ora e venti minuti con le carni aperte''.

Il fatto è ancora più vergognoso perché i cacciatori nipponici infieriscono contro animali facilmente avvicinabili e totalmente inoffensivi. Oltre tutto i giapponesi non hanno neanche compiuto gli sforzi dei norvegesi, loro colpevoli compagni nel cacciare le balene. Se non altro, questi ultimi, hanno studiato sistemi sempre più raffinati e potenti per far sì che il cetaceo muoia sul colpo, appena colpito ( e questo succede in oltre il 70 % dei casi ). Nelle baleniere nipponiche i giganteschi mammiferi del mare vengono issati sul ponte ancora vivi, i loro corpi squarciati mentre i polmoni esalano lentamente, in una lunga agonia, l'ossigeno immagazzinato e il cuore batte per decine di minuti mentre i coltelli squarciano, tagliano, rifilano le carni. " A scopo scientifico ".

Oscar Grazioli
LIBERO

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martedì, gennaio 24, 2006

USA: BALENE ARENATE, INCHIESTA CENSURA RIFERIMENTI A SONAR
Prima stesura "imbarazzante" per la Marina, rivela nuovi documenti

23 gennaio 2006 - Riferimenti al sonar della Us Navy come possibile causa della morte di 37 balene arenate nel gennaio 2005 su una spiaggia della Carolina del Nord sono spariti da un rapporto stilato dall'inquirente governativo, hanno rivelato documenti resi pubblici da un tribunale.
L'inquirente Teri Rowles aveva scritto nella prima stesura del suo rapporto che gli esami effettuati su sette delle balene arenate, con bolle d'aria nel fegato, ''potevano essere indicativi'' di danni causati da un sonar.
Nell'area dell'incidente erano state effettuate manovre navali che comprendevano l'uso di sonar.
Gli ambientalisti accusano da tempo la marina militare Usa di essere tra le cause degli incidenti di balene arenate a causa dei danni inflitti dai sonar (che usano frequenze insopportabili per gli animali).
Nella stesura iniziale della inchiesta di Teri Rowles veniva sottolineata la somiglianza delle condizioni delle balene arenate nella Carolina del Nord con quelle di altre balene finite sulle spiagge alle Bahamas e alle Isole Canarie (in entrambi i casi collegate all'uso di sonar).
Il rapporto ufficiale reso noto tempo fa non faceva pero' menzione del sonar come causa per l'incidente della Carolina del Nord. Ma un gruppo ambientalista e' riuscito a ottenere, tramite tribunale, la stesura originale di Rowles dove il sonar della Navy e' menzionato come possibile causa dell'incidente.

(ANSA)

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lunedì, gennaio 23, 2006

Fermata portaerei Clemenceau

Caso Clemenceau - Le autorità egiziane hanno richiesto al Ministero della Difesa francese e al Governo Indiano di fornire tutti i certificati previsti dalla Convenzione di Basilea. 21 Gennaio 2006 - Era considerata il gioiello della Marina Militare francese la portaerei “Clemenceau” entrata in servizio all’inizio degli anni sessanta e posta in disarmo nel 1997. La grande nave doveva essere definitamene smantellata in India, ma una clamorosa azione di protesta da parte di attivisti dell’organizzazione ambientalista internazionale Greenpeace ha bloccato il viaggio, previsto senza ritorno, della grande nave verso le coste indiane.
I motivi che sono all’origine della protesta degli ambientalisti sono da ricercarsi nel fatto che la Clemenceau conterrebbe ancora diverse centinaia di tonnellate di amianto particolarmente pericoloso sia per l’ambiente che per i lavoratori indiani già scarsamente tutelati.
La portaerei partita da Tolone lo scorso 31 dicembre stava per attraversare il Canale di Suez quando è stata clamorosamente abbordata da due militanti di Greenpeace che una volta saliti a bordo hanno innalzato uno striscione che diceva “Porta-amianto, fuori dall’India”.
In seguito a ciò il governo egiziano ha per ora vietato l’ingresso nelle proprie acque della nave francese richiedendo al Ministero della Difesa francese la necessaria documentazione così come previsto dalla “Convenzione di Basilea” che regola il trasporto di materiali pericolosi.
Secondo questo trattato anche le navi da smantellare, comprese quelle militari, sono da considerarsi rifiuti. Se non saranno presentati tutti i documenti richiesti la portaerei dovrà fare ritorno al porto di partenza così come era già avvenuto nel 2004 quando era stata la Grecia a vietare alla Clemenceau l’attraversamento delle proprie acque.

www.mareinitaly.it

 


 

Secondo Greenpeace la Clemenceau è un rifiuto

La Convenzione di Basilea è un trattato internazionale che proibisce l'esportazione di rifiuti pericolosi dalle nazioni più ricche a quelle più povere.

In base a questa Convenzione le navi da rottamare, anche se navi da guerra, sono a tutti gli effetti dei rifiuti.

Secondo la IMO [ International Marittime Organisation ], i regolamenti della Convenzione di Basilea non si applicano alle navi come la Clemenceau. Il ragionamento è che fino a quando non arriva a destinazione, per il semplice fatto che è ancora in grado di navigare, la nave non può essere considerata un rifiuto. Non ci sono quindi gli estremi - secondo la IMO - per ipotizzare una violazione della Convenzione. La situazione sarebbe invece diversa se i composti tossici presenti sulla nave, una volta estratti, fossero stoccati e caricati nuovamente a bordo.

Secondo Greenpeace questo tipo di ragionamento è del tutto inaccettabile. Greenpeace ha anche realizzato un rapporto congiunto con FIDH [ International Federation of Human Rights Leagues ], per denunciare le condizioni di lavoro e l'impatto ambientale dei cantieri per lo smantellamento delle navi. Questo rapporto ricostruisce le storie di 110 lavoratori morti per incidenti nei cantieri di shipbreaking in India e in Bangladesh.

"Le storie di cui si parla nel rapporto rappresentano solo la punta di un iceberg perché non esistono dati ufficiali sui decessi dei lavoratori legati all'esposizione prolungata ai composti chimici pericolosi. In attesa delle nuove regole sulla rottamazione delle navi - l'IMO sta studiando una proposta che non sarà però operativa prima di cinque anni - occorre attenersi alla Convenzione di Basilea e tutelare i diritti umani" ha dichiarato Vittoria Polidori, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

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postato da: camozzi alle ore 20:12 | Permalink | commenti (3)
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