venerdì, marzo 31, 2006

Kiribati, paradiso di wilderness marina
I mancati diritti di pesca saranno compensati grazie all'intervento di un'associazione conservazionista

30.03.2006 Con i suoi 811 chilometri quadrati di superficie, è uno degli Stati più piccoli del mondo, eppure da ieri vanta una delle riserve biologiche protette più grande al mondo, che si estende per ben 184.00 chilometri quadrati. Il miracolo realizzato dal Governo della Repubblica di Kiribati non è stato ottenuto cambiando le regole della geometria, ma vincolando buona parte delle acque territoriali su cui si estende quel piccolo arcipelago del Pacifico, situato fra l’equatore e Samoa. L’Area protetta delle isole di Phoenix, questo è il nome della riserva, è stata istituita in seguito a un accordo fra la Repubblica di Kiribati e il New England Aquarium di Boston, che nel corso di una ricerca condotta nel 2000 aveva identificato la zona come autentico santuario della biodiversità, contando nelle barriere che vi si trovano, oltre 120 specie coralline e 520 specie ittiche, alcune delle quali fino ad allora sconosciute.
Per compensare le perdite dovute alla notevole riduzione dei diritti di pesca esigibili dal piccolo paese in conseguenza dell’istituzione dell’area protetta, è stato messo a punto un piano di compensazioni finanziarie gestito in primo luogo da
Conservation International attraverso il Global Conservation Fund.

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venerdì, marzo 31, 2006

Enpa contesta nuova proroga concessa per pesca bianchetti

Savona, 31 marzo 2006 - L'Enpa, l'Ente nazionale protezione animali di Savona, contesta la decisione del ministero per le politiche agricole e forestali di ''prorogare la pesca del novellame di sarda, il bianchetto, oltre i due lunghi mesi di febbraio e marzo gia' concessi''.
''La proroga, che dovrebbe avere carattere e motivazioni eccezionali - sottolinea l'Enpa di Savona - e' ormai divenuta consuetudine e, quest'anno, anche una vera e propria 'marchetta elettorale''.
Secondo la FAO, dice l'associazione, il pesce catturato nel mondo dalla pesca professionale e' salito dai 17 milioni di tonnellate del 1950 ai 90 del 1995. ''E malgrado le flotte di pescherecci siano decuplicate, il pescato e' da allora costantemente diminuito e costituito da esemplari di ogni specie sempre piu' piccoli, squali compresi. E' quindi assurdo, in tale perdurante situazione, permettere la pesca di pesci di 3 grammi circa, che non potranno mai diventare adulti - ed utili alla catena biologica marina - di 100-200 grammi''.

(ANSA)

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giovedì, marzo 30, 2006

Envisat, prime misure delle correnti oceaniche
I risultati preliminari aprono nuove opportunità di studi sistematici dei fenomeni a mesoscala

29.03.2006 Venti, onde, macchie di olio. Anche l’occhio dei cicloni: sono questi i fenomeni che si verificano sulla superficie degli oceani che finora venivano osservati grazie a strumenti radar situati a terra. Ora tutto questo lavoro di osservazione potrà essere effettuato grazie a Envisat, il satellite dell’Agenzia spaziale europea (ESA) che proprio in questi giorni ha raccolto le prime misure riguardanti le velocità superficiali delle acque dei mari.
L’osservazione delle correnti oceaniche sul larga scala sono molto difficoltose, ed Einvisat si avvarrà di ASAR uno strumento di tipo SAR (Synthetic aperture radar), che consente di registrare l’eco di onde radar nel dominio delle microonde al fine di ricostruire gli schemi delle increspature superficiali. I dati grezzi così raccolti vengono successivamente elaborati grazie al Radar Imaging Model (RIM) che, sulla base delle equazioni fondamentali dello shift doppler per le onde elettromagnetiche, consente di separare il contributo dei singoli fattori dinamici, come la velocità del vento, rispetto alle correnti più profonde (complessivamente, il metodo è stato battezzato DopRIM).
Lo strumento montato su Envisat ha dimostrato di poter rappresentare per gli oceanografi una fonte diretta e perciò molto affidabile di informazioni accurate. I primi test sono stati effettuati sulle correnti di marea al largo delle città di Brest e Cherbourg, in Francia.
“Sicuramente – ha spiegato Johnny Johannessen, del
Nansen Environmental and Remote Sensing Center (NERSC) di Bergen, in Norvegia – occorreranno altre esperienze per validare il metodo, DopRIM, ma crediamo che i risultati preliminari siano incoraggianti e che aprano nuove opportunità di studi sistematici della variabilità oceanica a mesoscala.”

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mercoledì, marzo 29, 2006

Tiny_dolphin.gif - (1K)Analisi logica per balene

I canti d'amore delle megattere hanno strutture complesse, con frasi e temi. Foto: © NOAA.Che gli animali comunichino tra loro è cosa nota. Ma che uno di questi linguaggi, quello delle megattere, abbia una grammatica e una sintassi proprio come le nostre lingue può sembrare davvero sorprendente.
Canti per comunicare. La Megaptera novaeangliae è un cetaceo conosciuto per le sue vocalizzazioni melodiose caratterizzate da "frasi" tra loro articolate e concatenate. Questi canti variano in base alle aree geografiche e possono mutare nel corso degli anni. Quando gruppi di megattere appartenenti a popolazioni diverse entrano in contatto fra loro, questi strani linguaggi si influenzano, si sovrappongono o addirittura si estinguono. Proprio come avviene per le lingue dell'uomo.
Tutto ciò è ben noto almeno dagli anni '70, quando Roger Payne e Scott McVay descrissero per primi questi canti. Ora alcuni ricercatori dell'Howard Hughes Medical Institute (Maryland, USA) e del Massachusetts Institute of Technology hanno cercato di dare una spiegazione scientifica a quelle che finora erano solo supposizioni. Hanno così preso in esame i canti di 16 esemplari, analizzati fino nelle strutture di base grazie ad un software creato ad hoc. (
Ascolta uno dei canti) L'algoritmo è stato in grado di evidenziare la presenza di strutture ricorrenti e tra loro concatenate a formare strutture più complesse.
La gerarchia delle parole. Con un approccio quasi più linguistico che biologico si è scoperto così che la lingua delle megattere, esattamente come quelle umane, è di tipo gerarchico: è costituito da unità minime - corrispondenti ai periodi, alle proposizioni, ai sintagmi, alle parole e ai fonemi - contenute le une dentro le altre, come in scatole cinesi.
Secondo gli scienziati una struttura così complessa servirebbe, tanto agli esseri umani quanto alle megattere, a facilitare la comprensione e a organizzare la comunicazione.

tratto da www.focus.it

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categoria:etologia dei cetacei
mercoledì, marzo 29, 2006

PESCA ITALIANA ILLEGALE IN... GUINEA!

Denuncia di Greenpeace, scoperte quattro imbarcazioni tricolori

28 marzo 2006 - Quattro pescherecci italiani sono stati trovati da Greenpeace mentre pescavano nella zona economica esclusiva della Guinea Conakry, uno dei paesi piu' poveri del mondo. Greenpeace, ha allora invitato a bordo della propria nave, "Esperanza", ispettori del governo della Guinea Conacry, che stanno verificando in queste ore se i pescherecci italiani hanno sia le licenze che la proprieta' di queste imbarcazioni. Gli ispettori governativi hanno ritirato la licenza dei pescherecci italiani per le opportune verifiche, visto che non compaiono nella lista ufficiale delle licenze emesse dalla Guinea Conakry.
La nave di Greenpeace, "Esperanza", sta pattugliando l'oceano Atlantico in cerca di pescatori pirati, e ha gia' trovato 67 barche straniere da Italia, Corea, Cina, Liberia e Belize. Di questi pescherecci, 19 (il 28%) non sono autorizzati a pescare e 22 (32%) sono gia' noti per essere stati segnalati in passato come pirati. Altre 9 imbarcazioni (14%) non sono state identificate perche', illegalmente, hanno mascherato nome e numero di matricola. Infine, otto pescherecci pirata pescavano addirittura entro le acque territoriali della Guinea Conakry, a meno di 12 miglia (circa 21,5 Km) di distanza dalla costa.
"La pesca pirata e' considerata una minaccia mondiale per il mare e per chi vive delle sue risorse, ma i Governi non stanno facendo niente per fermarla" ha dichiarato Alessandro Gianni', responsabile della campagna mare di Greenpeace. "Riguardo alla situazione delle imbarcazioni italiane- agginge Gianni'- se risultasse che la loro posizione e' irregolare chiederemo al governo italiano e alla Commissione europea di prendere adeguati provvedimenti".
La Guinea Conakry, ricorda la nota di Greenpeace, e' l'unico Paese al mondo in cui il consumo di pesce sta diminuendo. I pescatori locali, secondo l'associazione ambientalista, stanno perdendo una risorsa alimentare fondamentale e rischiano la vita per competere con dei superpescherecci d'altura che saccheggiano il loro mare. Tra l'altro, le acque territoriali (12 miglia) sono riservate alla pesca artigianale per il sostentamento diretto delle comunita' locali.
"Parlare di aiuti all'Africa e ai Paesi in via di sviluppo e permettere che il loro cibo sia rubato dai pescatori pirata e' pura ipocrisia" ha aggiunto Gianni'. "Solo nell'Africa sub sahariana la pesca pirata fa un bottino di quasi un miliardo di euro l'anno".
Greenpeace sollecita dunque la chiusura dei porti da parte dei governi e che la refurtiva, tra 4 e 9 miliardi di euro l'anno, non entri nei mercati, assicurando inoltre che i pirati siano legalmente perseguiti insieme alle compagnie che li finanziano.

(Com/Sdn/ Dire)

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martedì, marzo 28, 2006

DA MINISTERO AMBIENTE LE 3 REGOLE PER GESTIONE POSIDONIA
Importantissima anche per vita animali in acqua

28 marzo 2006 - Arrivano le tre regole per gestire la posidonia, pianta marina dalle lunghe foglie, una volta spiaggiata. Il ministero dell'Ambiente, in vista della stagione estiva, ha infatti inviato una lettera a tutte le Regioni costiere, ai gestori delle aree marine protette e dei parchi con perimetrazione a mare per dettare le linee guida nelle gestione degli accumuli di posidonia sugli arenili, un fenomeno che si rileva in tutti i paesi del Mediterraneo con intensita' differente in relazione alle estensioni delle praterie presenti in prossimita' dei litorali e che spesso crea problemi alla fruizione turistica delle spiagge.
Secondo le regole illustrate nella lettera, che tengono conto sia dei motivi ambientali che turistici, la posidonia spiaggiata puo' essere rimossa e trattata come un rifiuto solido urbano nelle spiagge adibite a fruizione turistica; puo' essere stoccata a terra e spostata in spiagge non accessibili al turismo e soggette all'erosione (lo spostamento puo' anche essere stagionale, con rimozione della posidonia in estate e suo riposizionamento in inverno sull' arenile di provenienza); puo' essere mantenuta in loco la' dove questa soluzione non entri in conflitto con le esigenze di balneazione e fruizione delle spiagge (questa soluzione e' auspicabile nelle aree marine protette e nelle zone A e B dei parchi nazionali dopo una campagna di informazione dei bagnanti sulla non nocivita' di questi accumuli).
Gli accumuli di posidonia spiaggiata svolgono infatti un ruolo importante nella protezione delle spiagge dall'erosione e danno un contributo importante alla vita delle formazioni animali e vegetali della spiaggia. La massa di posidonia esercita una funzione attiva nel trattenere enormi quantita' di sedimenti che rimangono intrappolati tra gli strati sovrapposti di foglie. Si calcola che un metro cubo di posidonia spiaggiata sia in grado di trattenere circa 40 chilogrammi si sedimenti.

(Com/Val/ Dire)

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lunedì, marzo 27, 2006

Boom demografico fra i pesci abissali
La loro popolazione è triplicata nel corso degli ultimi 15 anni

26.03.2006 Una ricerca condotta dalla Scripps Institution of Oceanography, un centro di ricerche collegato all’Università della California a San Diego, ha fornito un inusuale squarcio sulla vita delle popolazioni di pesci che vivono nelle profondità marine. Nella corso della ricerca, durata 15 anni e i cui risultati sono apparsi sull’ultimo numero della rivista “ Ecology”, David Bailey, Henry Ruhl e Ken Smith hanno seguito l’andamento delle popolazioni di pesci abissali della regione nord-orientale del Pacifico, scoprendo che in questo lasso di tempo il loro numero è triplicato. “È uno dei pochissimi studi su una vasta popolazione ittica priva di interesse commerciale” ha osservato Bailey. “Le altre popolazioni ittiche vedono la propria abbondanza, le dimensioni medie e la vita alterate dalle attività di pesca, il nostro studio aiuterà quindi a chiarire l’impatto dello sfruttamento umano sulle riserve ittiche”. L’aumento delle popolazioni di pesci abissali sarebbe collegato, secondo gli esperti, agli eventi di El Niño e La Niña che si traducono quasi immediatamente in un apporto di maggiori nutrienti per le popolazioni ittiche di superficie e successivamente, con un’inerzia temporale di alcuni anni, anche per quelle che vivono negli abissi. I dati utili per la ricerca sono stati ottenuti grazie alla "Stazione M," posta 250 chilometri al largo delle coste della California, da cui è controllata una telecamera che grazie a uno speciale slittino “scorrazza” sul fondo marino a quasi 4000 metri di profondità.

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domenica, marzo 26, 2006

Una mostra a bordo della Palinuro

26 Marzo 2006 - Recentemente è stata presentata a Roma una interessante iniziativa dal titolo Un mare di archivi, una mostra storico-documentaria realizzata a bordo della Palinuro la una stupenda goletta che la Marina Militare Italiana usa per l’addestramento del suo personale.
La mostra è dedicata alla vita, alla cultura, all’economia delle coste e del mare dal passato remoto fino al nostro tempo.
“Un mare di archivi” è senza dubbio un’ottima iniziativa che con l’ausilio di immagini, documenti storici e libri relativi alla storia d’Italia provenienti dagli Archivi di Stato illustra come si è sviluppato nel tempo il rapporto tra l’uomo e il mare.
La nave Palinuro partirà da La Spezia il 19 aprile e toccherà i porti di Livorno, Civitavecchia, Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Bari, in ogni porto sarà possibile visitare la mostra e la stessa nave.

La “Palinuro, nave a tre alberi lunga 58 metri, larga di 10 metri e con una velatura di 940 mq., venne costruita in Francia nel 1934 e fu acquistata dalla Marina Militare nel 1950 e solo dopo opportune modifiche venne adibita a nave-scuola.

www.mareinitaly.it

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sabato, marzo 25, 2006

Tartaruga marina curata e liberata

Isola Capo Rizzuto, 25 marzo 2006 - E' stata liberata nelle acque antistanti la spiaggia grande di Le Castella, nella Riserva marina Capo Rizzuto, nel crotonese, la tartaruga marina di 25 chilogrammi che, nei giorni scorsi, dopo essere stata recuperata ferita dal Corpo forestale dello Stato nei pressi di Cariati, nello Jonio cosentino, e' stata curata nel Centro educazione ambientale dell' area marina protetta.
La tartaruga marina, dopo dieci giorni di cure nel Centro specializzato per il recupero delle ''Caretta-Caretta'', e' stata reputata in grado di raggiungere il proprio elemento naturale e, quindi, di alimentarsi da sola. Nel Ceam di Capo Rizzuto sono attualmente in cura altre due tartarughe marine provenienti da altre parti della Calabria e per una delle quali e' ormai prossima la liberazione.

(ANSA)

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sabato, marzo 25, 2006

Nuovo sistema di allerta sugli stock ittici

25 Marzo 2006 Sempre più tecnologia viene utilizzata per rendere più efficiente lo svolgimento delle varie attività umane e il settore della pesca non fa certo eccezione. La scorsa settimana si è discusso a Roma, presso la FAO, il progetto NeOn (Lifecycle Support for Networked Ontologies), che si propone di fornire informazioni sul livello degli stock ittici utilizzando la competenza dell’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite in materia di sistemi di informazione sulla pesca mondiale.

L’incontro di Roma si inserisce nel quadro di un più ampio programma della durata di quattro anni, in gran parte finanziato dalla UE, che prevede investimenti per 14,7 milioni di euro. Oltre all’accesso alle informazioni sulla pesca mondiale la FAO metterà a disposizione anche i propri esperti informatici che lavoreranno accanto a quelli europei per la messa a punto di nuovi sistemi.
Le innovazioni tecnologiche in grado di razionalizzare la pesca diventano sempre più importanti per un settore che soddisfa in larga misura il fabbisogno di proteine animali di buona parte dell’umanità.

Foto: FAO

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venerdì, marzo 24, 2006

Tiny_dolphin.gif - (1K)Quanto è musicale una balena?

di Dario Martinelli

"Gli animali cantano?": ecco una domanda alla quale almeno una dozzina di discipline scientifiche sono interessate a rispondere. Da quando il meccanicismo e il behaviourismo più radicali hanno cominciato - e giustamente - a perdere credibilità scientifica, il problema dei comportamenti estetici e - come dire - 'non solo utili' negli animali non umani si è reso sempre più spesso oggetto di discussioni interdisciplinari. Opinioni a riguardo provengono democraticamente dalla biologia e dalla semiotica, dalla psicologia e dalla filosofia. Alla fin fine - curiosamente - chi si occupa poco di musica animale è proprio la musicologia.

François Bernard Mâche, uno dei pochi a sottrarsi alla consuetudine antropocentrica della moderna musicologia (è a lui che si deve il conio del termine "zoomusicologia"), ritiene che la responsabilità principale sia da attribuirsi alla crescente sfiducia accademica nei confronti della cosiddetta universalità del fenomeno musicale, sfiducia che ha conosciuto il suo picco all'inizio del XX secolo. In altre parole, da Rameau a Schoenberg, la musica si è trasformata da entità persino trascendentale (si parlava di armonia delle sfere), a pura ed unica convenzione culturale (riservata agli esseri umani, e neanche tutti).

Che la verità stia nel mezzo anche questa volta? Il fatto è che la musicologia moderna non è mai stata sfiorata dal dubbio che - hai visto mai? - la musica possa essere un fenomeno non solo umano. Si sono fatti passi importanti per concetti come "comunicazione" (e infatti la zoosemiotica è oggi una disciplina rispettabile e rispettata) o "cognizione" (e infatti "cognitivo" è una parola-chiave nella moderna etologia), ma la musica, ai fini di questo (salutare) processo di 'antropo-decentrismo' (più che un neo- un caco-logismo), è ancora tabù.

È alla luce di questa lacuna e, probabilmente, di questo bisogno, che la zoomusicologia si pone in essere. In How musical is a whale? essa viene definita come "disciplina che studia l'uso estetico della comunicazione sonora presso gli animali". Come tutte le definizioni brevi ci sono più implicazioni che esplicazioni. Per cominciare, si fa a meno di usare la scottante e pericolosa parola "musica", sostituendola con l'altrettanto pericolosa - ma un po' più plausibile - "estetica". Questo per due motivi: da un lato, l'espressione "estetica" costituisce una premessa metodologica, mentre l'espressione "musica" è il vero e proprio fine teorico. Dall'altro, il riconoscimento di attività estetiche negli animali non umani è nelle scienze naturali ben più radicato del riconoscimento di attività espressamente musicali (e questo vale anche per gli inflazionatissimi termini "canto", "duetto", "coro", che gli etologi usano con piglio ben diverso da quello dei musicologi e dei musicisti).

Un'altra implicazione importante di questa definizione risiede nell'uso dell'espressione "comunicazione sonora", che esplicita un'appartenenza al partito dei semioticisti della musica, ovvero a coloro che ritengono la musica un fenomeno non solo introcettivo, ma anche e soprattutto estrocettivo. Poi. Nel parlare di "uso estetico", si tradiscono simpatie per un'interpretazione piuttosto darwiniana (se non addirittura morrisiana, con riferimento alla celebre Scimmia nuda) del fenomeno musicale e artistico in generale. Arte come qualcosa di funzionale, di utile, a suo modo di laico (che rinunci, ovvero, al credo trascendentalista). Per finire, nel parlare proprio di "animali", e non di "animali non umani", si ricorda che - in linea di principio - la zoomusicologia si dovrebbe occupare anche di musica umana, conformemente all'appartenenza della specie homo sapiens al regno animale. Per lo stesso motivo per cui Sebeok ricordava che l'antroposemiotica (o semplicemente semiotica, per i saussuriani incalliti) è parte della zoosemiotica, e non oggetto a sé stante. Ora, se ci si ritrova e ritroverà a parlare di zoomusicologia esclusivamente nello studio delle musiche degli altri animali, la cosa è imputabile solo al fatto che a occuparsi di musica umana è tutto il resto del mondo musicologico.

http://www.larondine.fi/

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venerdì, marzo 24, 2006

OK A RICOLLOCAZIONE GABBIE ALLEVAMENTO PER TONNI
Via libera dopo uno studio unviersitario sull'impatto ambientale

24 marzo 2006 - Via libera alla ricollocazione delle gabbie per l'allevamento dei tonni nelle acque di Marina di Camerota. Secondo la valutazione di incidenza ambientale redatta dal Dipartimento di Scienze Biologiche dell'Universita' Federico II, infatti, l'attivita' stagionale di stabulazione dei tonni a 2 miglia e mezzo dal litorale del noto centro costiero cilentano, non costituisce un elemento di impatto negativo dal punto di vista ambientale ne' si ''prefigurano significative condizioni 'distrofiche''' dell'area interessata.
La valutazione d'incidenza ambientale era stata commissionata cinque mesi fa dall'amministrazione di Camerota, guidata dal sindaco Antonio Troccoli, anche a seguito delle polemiche di alcuni residenti della zona che avevano lanciato l'allarme sul possibile inquinamento marino legato all'allevamento. Di qui la decisione dell'amministrazione di trasferire le gabbie, di proprieta' di una cooperativa di pescatori del posto, a due miglia e mezzo dalla costa.
Ora, dopo l'idoneita' da parte del Dipartimento di Scienze biologiche dell'Ateneo napoletano, la relazione sara' inviata presso la Regione Campania per il via libero definitivo allo spostamento delle gabbie. L'anno scorso, i circa 2000 tonni rossi del Mediterraneo allevati nelle vasche di Marina di Camerota, furono acquistati da una societa' giapponese a 16 euro al chilo per poi essere rivenduti in Giappone a cifre elevatissime: fino a 1000 euro al chilogrammo.

(ANSA)

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