mercoledì, maggio 31, 2006

E' la prima volte che compare nelle acque del Mediterraneo

Una balena bianca avvistata in Sardegna

Il cetaceo è stato visto e fotografato da due giovani a bordo di una barca nelle acque del parco marino di Tavolara-Punta Coda Cavallo

OLBIA - Una balena bianca è stata avvistata nelle acque del parco marino di Tavolara-Punta Coda Cavallo. Ne ha dato notizia l'esperto di cetacei e biologo marino del dipartimento di antropologia e zoologia dell'Università di Sassari, Benedetto Cristo, precisando che si tratta del primo avvistamento del genere nel Mediterraneo. Il cetaceo è stato fotografato da due ragazzi che navigavano nelle acque antistanti l'isola. Gli esperti sono al lavoro per capire le ragioni della presenza del mammifero nelle acque sarde. La balena bianca può raggiungere una lunghezza di 18 metri e un peso di 60 tonnellate.

31 maggio 2006

www.corriere.it

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categoria:etologia dei cetacei
mercoledì, maggio 31, 2006

MAREVIVO, PROGETTO 'RETI DA RIPESCARE' A PANAREA
Nel prossimo fine settimana

30 maggio 2006 - Marevivo al lavoro per i fondali del Mediterraneo. La Divisione Subacquea dell'associazione ambientalista Marevivo nell'ambito del progetto ''Reti da Ripescare'' ha individuato, dopo le operazioni di recupero effettuate a Salina, Milazzo, Palinuro e Lampedusa, una grossa rete da pesca, sulla secca del Banco Scosso a Panarea, che verra' rimossa con la spedizione in programma dal 1 al 3 giugno.
''L'intervento - afferma Rosalba Giuni, Presidente di Marevivo - si colloca all'interno della campagna triennale che abbiamo avviato nel 2003 in collaborazione con la Societa' Augustea e l'A.G.C.I. Pesca (Associazione Generale Cooperative Italiane per la Pesca), per il monitoraggio, la mappatura ed il recupero di reti da pesca abbandonate. La campagna, e' finalizzata all'acquisizione di informazioni sulla presenza di reti che compromettono in modo grave la vita bentonica di siti sommersi di particolare pregio, in modo da creare una puntuale circoscrizione di aree, che permette, successivamente, il recupero di quelle che risultano di elevato impatto ambientale''.

(Red-Spr/Gs/Adnkronos)

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martedì, maggio 30, 2006

Forza Australia!!! Forza Campbell...

BALENE: MISSIONE AUSTRALIA IN PAESI PACIFICO, CONTRO CACCIA
In vista della riunione della Commissione Baleniera Internazionale

30 maggio 2006 - Una delegazione del governo australiano, guidata dal ministro dell'Ambiente Ian Campbell, e' partita oggi in missione in alcuni stati-arcipelago del Pacifico, in un tentativo dell'ultim'ora per guadagnare sostegno alla campagna di Canberra contro la caccia alle balene. Tappe della missione sono Kiribati, isole Marshall e Vanuatu, dove Campbell incontrera' ministri del governo per discutere la campagna del Giappone per riprendere la caccia commerciale ai cetacei.
Campbell spera di assicurare il supporto dei tre piccoli paesi in vista della riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che inizia il 16 giugno a St Kitts e Nevis nei Caraibi. Nella riunione dell'Iwc lo scorso anno Kiribati ha votato con il Giappone, mentre Vanuatu e le isole Marshall non sono membri della Commissione ma hanno espresso l'intenzione di chiedere l'ammissione. Le isole Marshall potrebbero diventare la sesta nazione-arcipelago del Pacifico a sostenere il Giappone nell'Iwc.
E' probabile che il fronte pro caccia alle balene riesca a guadagnare una maggioranza del 51%, alla riunione, il che consentirebbe di liberalizzare ulteriormente la caccia cosiddetta di ricerca, anche se non basterebbe a rovesciare la moratoria su quella commerciale. Il voto di giugno - ha detto Campbell prima della partenza, e' cruciale per il futuro delle balene, che dovrebbero essere protette da una messa al bando globale, anche alla cosiddetta caccia scientifica.
Intanto in Australia sta per partire una campagna sui media, iniziata da Greenpeace, che mostrera' in Tv degli spot che combinano riprese di una crociera di osservazione delle balene, una delle maggiori attrazioni turistiche dell'Australia, con immagini scioccanti di balene arpionate e sanguinanti. Gli spot di un costo pari a 120 mila euro sono stati prodotti gratuitamente da un'agenzia pubblicitaria di Sydney.
''Sono spot provocatori, ma mostrano la caccia alle balene per quello che e', un business crudele'', ha detto il dirigente di Greenpeace Australia, Steve Shallhorn. ''Speriamo che inducano il pubblico a scrivere al governo australiano e per chiedergli di fare il possibile per fermare la caccia alle balene''. Per mettere in luce l'importanza delle balene per l'industria turistica australiana, Greenpeace e altre organizzazioni ambientaliste hanno organizzato una giornata nazionale di azione il 7 giugno ed un festival di osservazione delle balene a Port Stephens, a nord di Sydney nella settimana fino alla Giornata internazionale degli oceani l'8 giugno.
Secondo un rapporto pubblicato giorni fa dal Fondo internazionale per la conservazione degli animali, il programma cosiddetto 'scientifico' del Giappone nel Pacifico meridionale sta causando ancora piu' danni di quanto finora pensato. Lo studio dell'universita' di Auckland in Nuova Zelanda indica che la popolazione delle specie oggetto della caccia e' assai minore di quanto stimato dalla Commissione baleniera internazionale.

(ANSA)

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martedì, maggio 30, 2006

Crosta oceanica nel mantello

30 Maggio 2006 - Recentemente alcuni ricercatori della Università della California e della Arizona State University hanno individuato nella zona all’interno della terra che si trova fra il nucleo ed il mantello una struttura di roccia grosse dimensioni e particolarmente massiccia che milioni di anni fa faceva parte della crosta oceanica. Questo frammento di fondale oceanico sprofondato nel mantello terrestre circa 50 milioni di anni fa costituirebbe la prova dell’esistenza di moti convettivi in tutto il mantello. Il frammento è stato individuato dai ricercatori analizzando i riflessi delle onde sismiche da lui stesso prodotti, in pratica con lo stesso metodo che si usa per scoprire nuovi giacimenti petroliferi.
I ricercatori sono anche riusciti ha stabilire la composizione della roccia che compone la lastra di fondale oceanico sprofondata che è risultata simile a quella del mantello circostante ma con una temperatura inferiore (circa 700°). Ai bordi della massa rocciosa però è stata osservata una risalita di materiale caldo probabilmente dovuto al lento moto di discesa della antica crosta oceanica. Questa risalita di materiale caldo sarebbe all’origine di certi fenomeni di vulcanesimo.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Nature”.

www.mareinitaly.it

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lunedì, maggio 29, 2006

BALENE: CACCIA 'SCIENTIFICA' TOKYO PIU' LETALE DEL PREVISTO
Specie cacciate sono più a rischio. Ricerca neozelandese

29 maggio 2006 - Il programma cosiddetto 'scientifico' del Giappone di caccia alle balene nel Pacifico meridionale, che secondo gli ambientalisti ha fini puramente commerciali (cioe' alimentari), sta causando ancora piu' danni di quanto finora pensato. E' quanto rivela uno studio dell'universita' di Auckland in Nuova Zelanda, preparato per il Fondo internazionale per la conservazione degli animali, secondo cui la popolazione delle specie cacciate e' assai minore di quanto stimato dalla Commissione baleniera internazionale.
Secondo il rapporto le balene minke, o balenottere dal rostro, la cui popolazione secondo le stime si era ripresa fino a raggiungere i 750 mila individui, secondo recenti ricognizioni del Pacifico meridionale non supera i 250 mila. Le balene gibbose, o megattere, sono ancora piu' scarse, con una popolazione attorno ad isole come le Figi, descritta come 'vicina a scomparire''.
Secondo le cifre presentate all'ultima riunione della Commissione baleniera, tenutasi il mese scorso a Hobart in Tasmania, le megattere al largo delle coste orientale ed occidentale dell'Australia sarebbero attorno a 16 mila, contro meno di 1000 negli anni 1960. Secondo la nuova ricerca invece la popolazione di megattere attorno alla Nuova Zelanda e alle isole del Pacifico e' molto inferiore.
Molte di queste balene migrano ogni estate australe nelle acque ricche di cibo dell'oceano meridionale, che le baleniere giapponesi frequentano ogni anno, spiega il professore di genetica della conservazione dell'ateneo, Scott Baker, che ha guidato al ricerca. ''Un arpionatore giapponese sulla prua di una baleniera non sa se quella megattera a cui sta puntando viene dalla Grande barriera corallina, dove la specie e' relativamente abbondante, o dalle Figi dove la popolazione e' sotto i 100 esemplari'', ha detto. ''Non vorremmo uccidere 50 balene neanche se vengono dalla Grande barriera corallina, ma se vengono dalle Figi, significa distruggere quella popolazione''.
La Norvegia, il Giappone e l'Islanda hanno cacciato principalmente balene minke da quando e' entrata in vigore la moratoria sulla caccia commerciale nel 1986. Dal prossimo anno tuttavia il Giappone vuole includere anche 50 megattere e 50 balenottere azzurre nella quota del suo controverso programma scientifico.

(ANSA)

Minke Whale (Balaenoptera acutorostrata)

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categoria:petizioni
lunedì, maggio 29, 2006

BIODIVERSITA'. TASK-FORCE SULLE TRACCE DEL DELFINO ROSA
 Lungo i fiumi dell'Amazzonia dove vive il rarissimo cetaceo

29 maggio 2006 - Non solo e' un delfino d'acqua dolce. Ma e' pure rosa. E va aggiunto: e' rarissimo. Tanto da meritare l'attenzione dei ricercatori. Un gruppo di scienziati sudamericani, sostenuti dal Wwf, sta per imbarcarsi in una spedizione lungo i fiumi dell'Amazzonia e dell'Orinoco.
Obiettivo: un'indagine sul rarissimo delfino d'acqua dolce sudamericano.
La spedizione, composta da scienziati provenienti da Colombia, Peru', Ecuador, Bolivia e Venezuela, partira' dalla citta' venezuelana di Ciudad Bolivar e proseguira' per 1.730 km fino a Puerto Carreno in Colombia. Il delfino rosa d'acqua dolce (Inia geoffrensis), conosciuto anche come boto, si trova in diversi fiumi, nei laghi, negli affluenti e nelle foreste soggette ad inondazioni stagionali. La specie dipende per la sua sopravvivenza direttamente dallo stato di salute della popolazione ittica. Nel corso dei secoli il boto non e' stato soggetto alla persecuzione degli uomini a causa della credenza popolare che gli attribuiva poteri speciali. Tuttavia oggi viene sempre di piu' visto dai pescatori come uno scomodo concorrente: di fatto, un gran mangiatore di pesce. E sempre piu' esemplari, poi, muoiono a causa di colissioni con barche o rimangono impigliati nelle reti da pesca.
"In tutto il mondo, i delfini d'acqua dolce sono tra i mammiferi piu' a rischio" spiega Fernando Trujillo, direttore della Fundacio'n Omacha, una delle organizzazioni che conducono la spedizione, sostenuta da Wwf, Fundacio'n La Salle, e la Whale and Dolphin Conservation Society. "La contaminazione da mercurio, la deforestazione, la pesca accidentale e la cattura indiscriminata, sono solo alcuni dei fattori che influiscono sulla sopravvivenza di questa specie. La popolazione attuale non e' molto consistente. Questo censimento ci permettera' non solo di raccogliere informazioni in modo da progettare un piano di gestione e monitoraggio, ma anche di conoscere lo stato di salute dei bacini idrografici dell'Orinoco e del Rio delle Amazzoni".
E' la prima volta che si tenta un censimento dei delfini del Sud America, e nasce sulla scia di indagini simili avvenuti in Asia, dove il Wwf ha finanziato spedizioni di ricerca in India, Pakistan e Bangladesh. L'idea e' quella di verificare quanti delfini d'acqua dolce vi siano nel bacino dell'Orinoco e del Rio delle Amazzoni per mettere a punto specifiche strategie di conservazione.

(Com/Val/ Dire)

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sabato, maggio 27, 2006

LE ARAGOSTE ISOLANO MALATI PER EVITARE CONTAGIO

LONDRA, 24 MAG - Le aragoste si accorgono se un membro del loro gruppo si sta ammalando, e prima ancora che questo mostri i sintomi del male, gli stanno alla larga per evitare il contagio. La scoperta e' stata fatta da un gruppo di scienziati dell'Old Dominion University di Norfolk, in Virginia, che per anni ha studiato il virus PaV1 nelle aragoste.
 Gli studiosi avevano notato che nel laboratorio gli animali infetti raramente dividevano lo spazio con quelli sani. Con esperimenti i cui risultati sono stati pubblicati oggi dalla rivista scientifica britannica Nature, il team ha dimostrato che per restare sane le aragoste evitano intenzionalmente di stare vicino agli esemplari malati. Il crostaceo si accorgerebbe che un suo simile e' infetto sta per ammalarsi grazie al suo sviluppatissimo senso dell'olfatto.
 Nel laboratorio il 60% delle aragoste sane si ammalava nel giro di 80 giorni dopo essere state messe in contatto con esemplari malati. La percentuale di contagio in Florida dove la specie vive libera e' invece soltanto del 7%. Questo sarebbe in parte proprio dovuto all'abilita' delle aragoste nell'identificare e isolare gli esemplari infetti.

(ANSA)

aragosta (Palinurus vulgaris)

Aragosta (Palinurus vulgaris)

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venerdì, maggio 26, 2006

GREENPEACE: NUOVE LEGGI O TONNO ROSSO RISCHIA ESTINZIONE
Per pesca e luoghi di riproduzione

25 maggio 2006 - Tonno rosso a rischio di estinzione commerciale a causa della pesca pirata: a lanciare l'allarme un nuovo rapporto di Greenpeace 'Abbiamo il diritto di sapere dove sono finiti i tonni', presentato oggi a Barcellona a bordo dell'Esperanza, una delle navi di Greenpeace impegnate nella spedizione 'Defending our Oceans', che sottolinea l'urgenza di misure per rafforzare le norme sulla pesca e proteggere in particolare i luoghi di riproduzione.
L'Iccat (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico), riferisce Greenpeace, ha stabilito che ogni anno non si possono pescare piu' di 32 mila tonnellate di tonni.
Il rapporto di Greenpeace dimostra che in realta' le catture superano questa quota del 37%, piu' di 12.000 tonnellate. A questo si deve aggiungere che la produzione da allevamento del tonno supera le 51.000 tonnellate/anno, quasi il 60% oltre la quota annuale di cattura ammessa. Si tratta di tonni pescati e messi in gabbia ad ingrassare. Tutto cio', grazie anche ai sussidi dell'Ue che negli ultimi 10 anni hanno superato i 28 milioni di euro.
''La popolazione del Mediterraneo di questa specie - afferma Alessandro Gianni', responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia - sta per essere distrutta per foraggiare un mercato insaziabile ed allevamenti di tonno ancor peggiori della stessa pesca. Tutto questo con i soldi dell'Ue e degli Stati Membri. Occorre una rete di riserve marine - conclude Gianni' - per proteggere tra l'altro siti di riproduzione del tonno rosso e degli altri grandi pesci pelagici a rischio, come il pesce spada, minacciato anche dalle spadare illegali''. '' Greenpeace si impegnera' ancora nei prossimi giorni per denunciare e contrastare i pirati dei tonni: l'altra nave di Greenpeace, 'Rainbow Warrior', infatti, sara' presto nel Mediterraneo e arrivera' a Genova il 15 giugno, quando verra' presentato a bordo un altro rapporto, con la proposta di creazione di una rete di riserve marine d'altura nel Mediterraneo.

(ANSA)

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giovedì, maggio 25, 2006

Il segreto di La Hague. Acqua radioattiva in Normadia

Riprocessamento delle scorie nucleari e contaminazione ambientale in Francia

Roma, Italia, 24 Maggio 2006 — Greenpeace ha reso noto ieri un rapporto del laboratorio Acro che documenta la contaminazione radioattiva delle falde acquifere in Normandia. L'acqua radioattiva viene impiegata in agricoltura e per l'allevamento delle mucche da latte. I contaminanti arrivano alle falde dal deposito di rifiuti radioattivi di La Hague. Il livello medio di radioattività riscontrato è di 750 Bequerels per litro, mentre la normativa europea prevede un limite di soli 100 Bequerels per litro. L'acqua è fortemente contaminata da trizio, un indicatore di futura contaminazione da altri radionuclidi pericolosi per l'uomo, come lo stronzio, il cesio e il plutonio.

Gli impianti di La Hague sono insieme a quelli di Sellafield, lungo la costa occidentale dell'Inghilterra, i più importanti impianti di riprocessamento di scorie radioattive in Europa.

Anche a Sellafield i problemi sanitari e ambientali legati alle attività degli impianti sono tantissimi. Nel 1993 un rapporto del governo britannico sull'incidenza dei tumori infantili nelle zona  - HSE Investigation of leukaemia and other cancers in the children of male workers at Sellafield - aveva rilevato un numero di casi di leucemia di 14 volte superiore alla media nazionale. A Sellafield, la contaminazione radioattiva legata agli scarichi e alle emissioni in atmosfera riguarda indistintamente le acque, il suolo, la sabbia, le argille, gli animali e i prodotti agricoli. Nel corso del tempo oltre mezza tonnellata di plutonio è finito in mare. Un monitoraggio su larga scala effettuato nel 1999 da Greenpeace lungo la costa e in prossimità degli scarichi liquidi degli impianti aveva mostrato come molto del materiale analizzato fosse talmente contaminato da poter essere classificato come rifiuto radioattivo. Alcuni dei campioni avevano livelli di radioattività più alti di quelli riscontrati a Cernobyl nelle fasi immediatamente successive all'incidente.

Questo rapporto ci ricorda una delle questioni irrisolte del nucleare e cioè quello della gestione delle scorie che derivano dal normale funzionamento delle centrali.  La maggior parte dei rifiuti stoccati a La Hague proviene, infatti, dalle 58 centrali nucleari francesi. Nessun paese del mondo è riuscito ancora a risolvere il nodo cruciale della gestione di queste scorie nel lungo periodo: negli Stati Uniti, ad esempio, è stato individuato il sito di smaltimento geologico per le scorie nucleari di Yucca Mountain, ma non si sa ancora come questo sito dovrà essere sigillato, una volta riempito.

Oltre trent'anni fa i francesi erano stati rassicurati sul fatto che, per la geologia e l'idrogeologia del sito di La Hague, non c'era da temere alcuna contaminazione. In realtà i livelli di radioattività raggiunti sono migliaia di volte superiori a quelli naturali. In Francia come nel resto del mondo non si è ancora trovata una soluzione sicura al problema delle scorie. Quanto ci metteremo per capire che il nucleare è solo un vicolo cieco?

www.greenpeace.it

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mercoledì, maggio 24, 2006

FAO, INAUGURATO NUOVO SISTEMA DI MONITORAGGIO
Dati pubblici su catture, attività flotte e stock ittici

24 maggio 2006 - La Fao ha dato l'avvio a una collaborazione per monitorare meglio lo stato degli stock ittici mondiali. Il sistema di monitoraggio delle risorse ittiche (Firms) mette insieme, in un'unica fonte, tutte le informazioni raccolte da diversi organismi regionali, dalla stessa Fao e da dieci altre agenzie.
Si tratta di una banca dati unica al mondo all'interno della quale sono state gia' classificate circa 500 specie ittiche, e ''man mano che nuovi dati saranno introdotti ed altre organizzazioni aderiranno all'iniziativa - afferma Richard Grainger, Responsabile Fao Informazioni e Statistiche sulla Pesca - si potra' ottenere una visione d'insieme delle risorse ittiche mondiali piu' completa, che aggiungera' molti piu' dettagli ai regolari rapporti di valutazione delle risorse della Fao e degli altri organismi''.
Il lancio del Firms e' coinciso con la Conferenza per il riesame dell'accordo sugli stock ittici del 1995, in corso in questi giorni presso la sede Onu di New York. L'accordo del 1995 mira ad assicurare una pesca responsabile delle specie ittiche altamente migratorie e di altri stock che stanno a cavallo tra i confini di giurisdizione nazionale e l'alto mare, le cui acque sono al di fuori di pertinenza di un singolo Stato.
In anni recenti c'e' stato un notevole aumento delle catture d'alto mare e, secondo la Fao, occorre fare qualcosa per assicurare che anche la pesca d'altura sia condotta in modo responsabile.

(ANSA)

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mercoledì, maggio 24, 2006

LE MISTERIOSE MIGRAZIONI DELLE TESTUGGINI
Ricerca evidenzia rischio estinzione per pesca intensiva

24 maggio 2006 - Un team internazionale di ricercatori e' finalmente riuscito a gettare luce sulle abitudini migratorie delle testuggini dopo aver seguito per due anni gli spostamenti di 100 esemplari di questa specie ai quali erano stati applicati dei trasmettitori. I risultati dello studio rivelano come la pesca intensiva sia responsabile della scomparsa delle testuggini piu' di quanto si fosse creduto fino ad ora.
Da studi precedenti era emerso che le testuggini, che raggiungono la maturita' sessuale intorno ai 30 anni di eta', trascorrono i primi anni di vita in oceano aperto per poi ritornare nei pressi della costa una volta adulte.
Il gruppo di studiosi guidato da Brendan Godley dell'Universita' di Exeter ha seguito gli spostamenti di 10 testuggini di Capo Verde ed ha scoperto che le loro migrazioni sono invece legate a due diversi modi di procacciarsi il cibo. Le loro osservazioni hanno infatti rilevato che anche gli esemplari adulti trascorrono di volta in volta diversi mesi a centinaia di chilometri di distanza dalla terra ferma e che in questi casi cambiano semplicemente dieta, adeguandosi a cio' che vi e' di disponibile in mare aperto.
Secondo Godley, il risultato dello studio - pubblicato sulla rivista Current Biology - e' importante ''perche' evidenzia come molti esemplari in eta' da riproduzione si trovino in mare aperto e siano percio' vulnerabili alla pesca intensiva''.
L'area dell'oceano Atlantico coperta dalle testuggini durante i loro viaggi e' talmente ampia che, secondo lo studioso ''maggiori sforzi devono essere fatti per salvare questi animali. Viste le distanze che ricoprono, e' necessario una cooperazione internazionale da parte di diverse nazioni africane''.

(ANSA)

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martedì, maggio 23, 2006

Pesca sostenibile nelle acque africane

22 Maggio 2006 - Importante iniziativa in favore della pesca sostenibile nel continente africano. E’ stato costituito nei giorni scorsi il Fondo d’Investimento per la pesca sostenibile grazie ad una partnership fra Unione Africana, Banca Mondiale,Wwf e Fao. Il fondo avrà a disposizione 240 milioni di euro per i prossimi dieci anni che serviranno per finanziare una pesca più attenta alla tutela delle risorse marine nel rispetto dei grandi ecosistemi marini africani.
Fra le diverse iniziative in programma sono previste attività di monitoraggio, controllo e sorveglianza della pesca nelle aree protette, programmi di gestione coordinati dalle singole comunità, sviluppo di mezzi di sussistenza diversi dalla pesca.
La pesca in Africa è una risorsa di fondamentale importanza sia come fonte nutrizionale che come fonte di reddito basti pensare che sono dieci milioni le persone impegnate nella piccola pesca. Inoltre il prodotto ittico è per l’Africa un bene esportabile che frutta ogni anno ben 2,7 miliardi di dollari. Per questo la protezione di questa importante attività che sarà possibile attuare grazie al Fondo di Investimento è di primaria importanza.

www.mareinitaly.it

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