ORSI, BALENE E ALTRE CREATURE DI TROPPO
La sopravvivenza del più adatto. La sopravvivenza del più fortunato. La sopravvivenza del più arrogante. La morte di Gaia
29 giugno 2006 - Il Giappone ha chiesto di sospendere la moratoria internazionale per la protezione dei cetacei per riprendere la caccia (mai sospesa né da questa Nazione né da Norvegia né da Islanda) a pieno regime. Questo è possibile perché comprano i voti dei Paesi piccoli o poveri con molto denaro. Vogliono gustare la carne di balena, macellare le balene. Non basta prosciugare gli oceani per rispondere alla globalizzazione del sushi-fast food. La nuova frontiera commerciale è il whale-burger (balena-burger) nonostante la maggioranza della popolazione, interrogata, non sembri interessata a queste carni, almeno per ora.
Non è da molto che stiamo riuscendo a farci un’idea di quanto complesse e inscindibili siano le relazioni tra le creature che popolano questo pianeta, relazioni biologiche assai più intricate nelle loro cause e effetti, fortune e sfortune, che alla fine producono la molteplicità dell’espressione della vita nell’unico mondo finora conosciuto che la ospiti di certo.
La nostra generazione è quella che ha strenuamente cercato la più tenue forma di vita su Marte a fronte dell’assoluta mancanza di interesse per la scomparsa quotidiana di decine di specie animali intorno a noi, non già per un cataclismico meteorite piovuto dal cielo, come probabilmente alla fine sarà la nostra apocalisse, ma per la nostra spietata arroganza o colpevole accidia.
Probabilmente non siamo soli in questo universo di miliardi e miliardi di stelle ma, per frutto di una straordinaria serie di circostanze fortuite e irripetibili, su questa Terra particolare l’esplosione di ramificazioni di vita complessa, parte delle quali definibile intelligente ha infine condotto a creature fantastiche come i cetacei che hanno saputo vivere e prosperare per 58 milioni di anni e, almeno negli ultimi 30, mantenendo un’avanzatissima struttura cerebrale di cui non siamo al momento in grado di capire le potenzialità ma evidentemente il tipo di cervello più adatto per mammiferi grandi, spesso grandissimi, che popolano gli oceani dotati di enormi capacità comunicative.
Questi animali ci dimostrano che è possibile possedere un cervello complesso senza rischiare di annientare la propria vita e quella di tutti gli altri organismi. La nostra specie esiste da appena un millesimo di quel lasso di tempo, dovremmo quindi imparare da loro, potrebbero insegnarci a evitare la distruzione del mondo e a utilizzare le nostre facoltà mentali per impedirci di porre fine anche alla loro esistenza, oltre a quella dell’intero pianeta. Il ruolo che l’umanità dovrebbe occupare nel sistema naturale è quello di ragione omnicomprensiva, di entità capace di meditare su se stessa e, attraverso questo processo, svelare le meraviglie della vita. Se recidiamo le nostre radici, le dissotterriamo e le bruciamo, finiamo per sentirci come creature avulse dalla natura, in un mondo artificiale dove gli altri animali hanno perduto il diritto di domicilio (insieme a ogni altro diritto) a meno che non siano asserviti alla nostra suprema volontà.
Accade così che un orso bruno, ignaro di confini politici o geografici, pur denominato “specie protetta” (che deve intendersi “protetta dall’umanità”, cioè che è vietato uccidere, che fa parte di un progetto di “ripopolamento” in cui si gioisce per ogni nascita e si piange per ogni morte), venga condannato e fucilato perché…viveva.
Allora come funziona questo perverso rapporto tra uomini e gli altri viventi, basato su distruzione e sterminio e estinzione per poi decidere, quando è troppo tardi, che non era giusto procedere in quel modo e correre ai ripari (ripopolamenti, moratorie, perfino clonazioni) per fingere di poter ricostruire una popolazione, una specie, un ecosistema. Recuperare animali simili a quelli scomparsi e trapiantarli, aiutarli a superare l’ambientamento, sperare che il programma funzioni, che nessuna madre porti i cuccioli su quello che può sembrare un comodo sentiero perché probabilmente è una strada su cui saranno travolti da un’automobile o da un treno e comunque le strade corrono vicine alle abitazioni e finiscono in paesi dove c’è sempre qualcuno con un fucile con il colpo in canna. Sperare che stiano alla larga dalla maggioranza delle persone perché solo pochi conoscono la tolleranza.
Dietro al mirino sono tutti padroni della vita altrui. Le autorità bavaresi rassicurano che l’animale non ha sofferto (sic!), essendo bastato un solo proiettile sparato da un professionista; resta insoluto il quesito del perché tale abilissimo tiratore non sia stato reclutato per sparare un narcotico e trasferire la povera bestia da una zona all’altra invece che dal mondo dei vivi a quello dei morti. Il suo corpo impagliato sarà esposto in un museo locale e la gente pagherà un biglietto per ammirarlo.
Semplicemente non c’è storia, nessuna chance: finisce così la brevissima vita di un cucciolo d’orso, spenta con la tenue fiammella della speranza di un futuro sognato. Così come sono finite le vite di decine di migliaia di orsi e balene e tigri e elefanti. Tutti di troppo su questo azzurro pianeta che visto dallo spazio incanta per la sua bellezza, promessa di un paradiso, perduto.
Gaia muore e noi siamo gli assassini.
Quando se non adesso, subito, è il momento per una reale palingenesi del nostro ruolo? Una nuova coscienza naturculturale dev’essere trasmessa da chi “sente” a tutti coloro che possono ascoltare. Come sempre ogni singolo individuo è vitale nei cambiamenti di pensiero e nessuno dovrebbe credere che non vale la pena di combattere.
Il meme è l’unità autoreplicante che si diffonde da una mente all’altra portando un pensiero e anche per i memi funzionano le leggi della selezione naturale, sopravvivono quelli più adatti e sta a ognuno di noi trasmettere i memi davvero importanti.
Barbara Gallicchio
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