venerdì, giugno 30, 2006

TARTARUGA MARINA FERITA APPRODA A GENOVA
Salvata da pescatore ed affidata ad Acquario

30 giugno 2006 - Indebolita da un' infezione, una tartaruga marina e' approdata stamani sulla spiaggia di Vernazzola, sul litorale cittadino di Genova. A salvarla e' stato un pescatore amatoriale che ha subito avvisato la centrale operativa del corpo forestale dello stato e la capitaneria di porto.
L' animale, un esemplare di tartaruga Caretta Caretta lungo 70 centimetri, e' stato quindi affidato alle cure dei veterinari dell' Acquario di Genova, che gli hanno trovato due ami da pesca nel corpo: uno in bocca, l' altro all' altezza dell' esofago.
Conficcato sotto il palato, inoltre, aveva un pezzo di ferro che gli aveva provocato due ascessi e un' infezione generale.
Al Corpo Forestale, il servizio Cites (la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione) ricordano le norme da seguire nel caso di avvistamento o cattura involontaria di esemplari di tartarughe. Se sono sani devono essere immediatamente liberati, se sono in evidente stato precario di salute o morti occorre avvisare la capitaneria di porto (tel. 1530), il Corpo forestale dello stato (te. 1515- 800807047) e l' Acquario di Genova (01023451).
Se le tartarughe di mare vengono notate a pelo d' acqua, precisano gli esperti, non vuol dire che siano ferite o in difficolta'. In quanto rettili hanno bisogno di caldo e di ossigenarsi per cui risalgono in superficie. Solo se si evidenziano dei sacchetti di plastica o lenze da pesca che fuoriescono dalla bocca o ferite del carapace devono essere recuperate.

(ANSA)

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giovedì, giugno 29, 2006

ORSI, BALENE E ALTRE CREATURE DI TROPPO
La sopravvivenza del più adatto. La sopravvivenza del più fortunato. La sopravvivenza del più arrogante. La morte di Gaia

29 giugno 2006 - Il Giappone ha chiesto di sospendere la moratoria internazionale per la protezione dei cetacei per riprendere la caccia (mai sospesa né da questa Nazione né da Norvegia né da Islanda) a pieno regime. Questo è possibile perché comprano i voti dei Paesi piccoli o poveri con molto denaro. Vogliono gustare la carne di balena, macellare le balene. Non basta prosciugare gli oceani per rispondere alla globalizzazione del sushi-fast food. La nuova frontiera commerciale è il whale-burger (balena-burger) nonostante la maggioranza della popolazione, interrogata, non sembri interessata a queste carni, almeno per ora.
Non è da molto che stiamo riuscendo a farci un’idea di quanto complesse e inscindibili siano le relazioni tra le creature che popolano questo pianeta, relazioni biologiche assai più intricate nelle loro cause e effetti, fortune e sfortune, che alla fine producono la molteplicità dell’espressione della vita nell’unico mondo finora conosciuto che la ospiti di certo.
La nostra generazione è quella che ha strenuamente cercato la più tenue forma di vita su Marte a fronte dell’assoluta mancanza di interesse per la scomparsa quotidiana di decine di specie animali intorno a noi, non già per un cataclismico meteorite piovuto dal cielo, come probabilmente alla fine sarà la nostra apocalisse, ma per la nostra spietata arroganza o colpevole accidia.
Probabilmente non siamo soli in questo universo di miliardi e miliardi di stelle ma, per frutto di una straordinaria serie di circostanze fortuite e irripetibili, su questa Terra particolare l’esplosione di ramificazioni di vita complessa, parte delle quali definibile intelligente ha infine condotto a creature fantastiche come i cetacei che hanno saputo vivere e prosperare per 58 milioni di anni e, almeno negli ultimi 30, mantenendo un’avanzatissima struttura cerebrale di cui non siamo al momento in grado di capire le potenzialità ma evidentemente il tipo di cervello più adatto per mammiferi grandi, spesso grandissimi, che popolano gli oceani dotati di enormi capacità comunicative.
Questi animali ci dimostrano che è possibile possedere un cervello complesso senza rischiare di annientare la propria vita e quella di tutti gli altri organismi. La nostra specie esiste da appena un millesimo di quel lasso di tempo, dovremmo quindi imparare da loro, potrebbero insegnarci a evitare la distruzione del mondo e a utilizzare le nostre facoltà mentali per impedirci di porre fine anche alla loro esistenza, oltre a quella dell’intero pianeta. Il ruolo che l’umanità dovrebbe occupare nel sistema naturale è quello di ragione omnicomprensiva, di entità capace di meditare su se stessa e, attraverso questo processo, svelare le meraviglie della vita. Se recidiamo le nostre radici, le dissotterriamo e le bruciamo, finiamo per sentirci come creature avulse dalla natura, in un mondo artificiale dove gli altri animali hanno perduto il diritto di domicilio (insieme a ogni altro diritto) a meno che non siano asserviti alla nostra suprema volontà.
Accade così che un orso bruno, ignaro di confini politici o geografici, pur denominato “specie protetta” (che deve intendersi “protetta dall’umanità”, cioè che è vietato uccidere, che fa parte di un progetto di “ripopolamento” in cui si gioisce per ogni nascita e si piange per ogni morte), venga condannato e fucilato perché…viveva.
Allora come funziona questo perverso rapporto tra uomini e gli altri viventi, basato su distruzione e sterminio e estinzione per poi decidere, quando è troppo tardi, che non era giusto procedere in quel modo e correre ai ripari (ripopolamenti, moratorie, perfino clonazioni) per fingere di poter ricostruire una popolazione, una specie, un ecosistema. Recuperare animali simili a quelli scomparsi e trapiantarli, aiutarli a superare l’ambientamento, sperare che il programma funzioni, che nessuna madre porti i cuccioli su quello che può sembrare un comodo sentiero perché probabilmente è una strada su cui saranno travolti da un’automobile o da un treno e comunque le strade corrono vicine alle abitazioni e finiscono in paesi dove c’è sempre qualcuno con un fucile con il colpo in canna. Sperare che stiano alla larga dalla maggioranza delle persone perché solo pochi conoscono la tolleranza.
Dietro al mirino sono tutti padroni della vita altrui. Le autorità bavaresi rassicurano che l’animale non ha sofferto (sic!), essendo bastato un solo proiettile sparato da un professionista; resta insoluto il quesito del perché tale abilissimo tiratore non sia stato reclutato per sparare un narcotico e trasferire la povera bestia da una zona all’altra invece che dal mondo dei vivi a quello dei morti. Il suo corpo impagliato sarà esposto in un museo locale e la gente pagherà un biglietto per ammirarlo.
Semplicemente non c’è storia, nessuna chance: finisce così la brevissima vita di un cucciolo d’orso, spenta con la tenue fiammella della speranza di un futuro sognato. Così come sono finite le vite di decine di migliaia di orsi e balene e tigri e elefanti. Tutti di troppo su questo azzurro pianeta che visto dallo spazio incanta per la sua bellezza, promessa di un paradiso, perduto.
Gaia muore e noi siamo gli assassini.
Quando se non adesso, subito, è il momento per una reale palingenesi del nostro ruolo? Una nuova coscienza naturculturale dev’essere trasmessa da chi “sente” a tutti coloro che possono ascoltare. Come sempre ogni singolo individuo è vitale nei cambiamenti di pensiero e nessuno dovrebbe credere che non vale la pena di combattere.
Il meme è l’unità autoreplicante che si diffonde da una mente all’altra portando un pensiero e anche per i memi funzionano le leggi della selezione naturale, sopravvivono quelli più adatti e sta a ognuno di noi trasmettere i memi davvero importanti.

Barbara Gallicchio
www.asetra.it

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giovedì, giugno 29, 2006

SPADARE, COOPERATIVE DI PESCA CONTRO GREENPEACE
Perchè segnala le illegalità

28 giugno 2006 - ''Greenpeace continuava a seminare disinformazione nell'opinione pubblica occupandosi solo di azioni ad effetto mediatico, facendo artatamente confusione tra diversi tipi di rete, pesca legale e illegale, aspetti di normativa e problemi di controllo''. Lo sostengono in un comunciato congiunto Agci Agrital, Federcopesca/Confcooperative e Lega Pesca.
''Quella che sta portando avanti Greenpeace -affermano i presidenti di Agci Agrital (Giampaolo Buonfiglio), Federcoopesca/Confcooperative (Massimo Coccia), Lega Pesca (Ettore Iani')- e' una inaccettabile campagna di disinformazione ai danni dei cittadini, dei pescatori onesti, e di quanti stanno operando seriamente e da anni nella difesa del mare. Avere a disposizione una nave non da' diritto a nessuno di occuparsi di mare una volta ogni tanto per farsi un po di pubblicita', oltretutto sostituendosi alle Autorita' Marittime nella confisca di attrezzi''.
''Il problema delle sanzioni - hanno proseguito - non puo' essere affrontato con slogan ed azioni spettacolari, ma promuovendo in Parlamento la modifica della Legge 963/65, come stiamo chiedendo insieme al WWF Italia. Altra cosa e' poi l'attivita' di controllo, che ci sembra stia da tempo, ed ancora di piu' nell'ultimo periodo, dando prova di grande efficienza.
Dispiace sinceramente - hanno concluso Buonfiglio, Coccia e Iani' - che Greenpeace, un Associazione conosciuta in tutto il mondo per le sue coraggiose campagne, che non ha mai esitato a scagliarsi contro industrie e poteri forti responsabili della vera distruzione del mare, abbia deciso qui di agire maldestramente colpendo a casaccio lavoratori, Associazioni ed Istituzioni impegnate a promuovere la pesca responsabile e sostenibile, e cio' nonostante i recenti tentativi di dialogo.
Ci auguriamo che i suoi attivisti e i notevoli mezzi di cui dispone possano essere presto impiegati in modo migliore, entrando nel merito dei problemi ed evitando di prendere fischi per fiaschi''.

(ANSA)

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mercoledì, giugno 28, 2006

Pesca all'italiana: indennizzi in tasca e spadare in acqua

Un pesce spada rimasto impigliato in una rete spadara.Ponza, Italia, 26 Giugno 2006 — Continua la battaglia di Greenpeace contro le spadare, le reti killer che uccidono delfini, balene e tartarughe marine. Stanotte, al largo di Capo Palinuro, la Rainbow Warrior ha intercettato due pescherecci provenienti dal porto di Bagnara Calabra, "Athena" e "Odissea", che pescavano con questo tipo di reti illegale. Una delle due imbarcazioni, il peschereccio "Athena", ha usufruito in passato degli indennizzi per la riconversione delle proprie attrezzature di pesca, ma evidentemente non li ha spesi bene.

Le spadare sono reti pelagiche derivanti vietate sia dall'Unione Europea che da una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo il bando dell'Ue, diversi milioni di euro sono stati stanziati per indennizzare chi praticava questo tipo di pesca. Già due anni fa, tuttavia, Greenpeace aveva documentato, in un rapporto, la ripresa di questa pesca illegale.

Gli avvistamenti di questa notte sono l'ennesima conferma del fallimento del piano di rinconversione delle flotte di spadare: i soldi sono stati erogati "a pioggia" e non sono stati usati per riacquistare le reti dai pescatori. Alcuni pescatori - è il caso del peschereccio "Athena", che ha ricevuto un risarcimento di 28.682 euro - hanno continuato a pescare con le spadare anche dopo avere intascato gli indennizzi per la riconversione. Non è da escludere, inoltre, che alcuni di questi fondi siano stati impiegati anche per comprare nuove reti o per armare nuove imbarcazioni. I controlli in porto sono occasionali mentre quelli in altura sono costosi e complicati.

La Rainbow sta compiendo in questi giorni un tour del Mediterraneo per combattere la pesca illegale, difendere le popolazioni marine e promuovere la creazione delle aree protette in tutta la superficie del bacino. Venerdì scorso, al largo di Ponza, c'era stato un altro avvistamento: 25 attivisti di Greenpeace avevano confiscato simbolicamente un pezzo di "ferrettara" illegale. Nella rete si era anche impigliata una tartaruga marina, che è stata subito liberata in mare.

Scheda Avvistamento Numero 1

Data 23 giugno 2006
Ora [ primo avvistamento ] circa h. 3.00
Posizione 40° 55.5 N - 12° 54.7 E
Distanza dalla costa circa 35 miglia nautiche a sud di Ponza
Nome Imbarcazione Biagio Anna
Matricola Imbarcazione 3CS822
Lunghezza stimata della rete tra 6 e 8 chilometri
Dimensione della maglia 100 millimetri
Ampiezza della rete 12 metri

Scheda Avvistamento Numero 2

Data 25 giugno 2006
Ora [ primo avvistamento ] circa h. 23.00
Posizione 9° 23.8 N - 14° 41.0 E
Distanza dalla costa circa 43 miglia nautiche da Capo Palinuro
Nome Imbarcazione Athena
Matricola Imbarcazione 5RC868
Lunghezza stimata della rete circa 15 chilometri
Dimensione della maglia 210 millimetri
Ampiezza della rete Oltre 10 metri

Scheda Avvistamento Numero 3

Data 25 giugno 2006
Ora [ primo avvistamento ] circa h. 23.15
Posizione 39° 28.9 N - 14° 40.7 E
Distanza dalla costa circa 43 miglia nautiche da Capo Palinuro
Nome Imbarcazione Odissea
Matricola Imbarcazione 5RC1076
Lunghezza stimata della rete circa 15 chilometri
Dimensione della maglia 200 millimetri
Ampiezza della rete 17,5 metri

La scorsa settimana, proprio a bordo della Rainbow Warrior ormeggiata nel porto di Genova, Greenpeace ha inoltre reso noto il rapporto "Riserve marine per il Mediterraneo" che denuncia lo stato di crisi del nostro mare e propone l'istituzione di un network di 32 riserve marine.

www.greenpeace.it

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martedì, giugno 27, 2006

Balene, chiesta discussione in incontro presidenti Usa-Giappone

27 giugno 2006 - Washington. Gli Stati Uniti e altri Paesi alleati impugnano gli arpioni non per cacciare Moby Dick ma per difendere le balene e contrastare la decisione presa durante l' annuale vertice dell'International Whaling Commission (Iwc, Commissione baleniera internazionale), che ha definito ''non necessaria'' la moratoria del 1986 sulla caccia commerciale.
La Commissione baleniera internazionale, riunita nell'isola di St. Kitts e Nevis, ha approvato la settimana scorsa per un solo voto (33 voti contro 32, con l'astensione della Cina), una risoluzione controversa e non vincolante che minaccia la ventennale moratoria.
Gli ambientalisti e i delegati di Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Stati Uniti sentono il dovere di escogitare un modo e di lanciare una campagna per salvaguardare la sospensione internazionale, che comunque concede deroghe a favore della ricerca scientifica e per alcune specie in molti Paesi, tra cui il Giappone, che al 58/o vertice dell'Iwc, ha votato per la caccia delle balene.
Anche la Norvegia ignorera' la moratoria e insieme a Giappone e Islanda ha annunciato di voler portare la caccia da 2.395 balene all'anno a 3.215 nel 2008.
Gli ambientalisti sperano che l'Amministrazione Usa prenda l' iniziativa di bloccare la caccia di questi mammiferi e che il presidente George W. Bush esponga il problema al primo ministro giapponese Junichiro Koizumi nel loro incontro di giovedi' negli Usa.

Fonte ANSA

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martedì, giugno 27, 2006

Anche i pesci sono multitasking

Foto: Roman SlabochIl pesciolino d’acqua dolce Girardinus falcatus riesce a compiere più operazioni contemporaneamente, grazie al cervello “asimmetrico” o lateralizzato, cioè diviso in due emisferi, destro e sinistro, deputati a attività diverse.
Se ne sono accorti alcuni scienziati dell’università di Padova che hanno messo alcuni pesciolini con cervello lateralizzato e altri senza questa caratteristica (entrambi appositamente selezionati in laboratorio per l’esperimento) in una vasca con dei gustosi gamberetti e un pericoloso pesce predatore. 
Quelli con il cervello asimmetrico sono riusciti a mangiare e sfuggire al predatore in una percentuale doppia rispetto agli altri che, probabilmente, non riuscivano a fare due cose contemporaneamente: a vedere (e catturare) il “pranzo” con un occhio e tenere sotto controllo il predatore con l’altro.
Il cervello asimmetrico o lateralizzato, quindi, potrebbe non essere un elemento distintivo solo degli esseri umani  - che utilizzano l'emisfero sinistro per la logica e il linguaggio quello la destra per altre attività più emotive, come la percezione della musica - ma una caratteristica condivisa con altri vertebrati.

Foto: Roman Slaboch

www.focus.it

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martedì, giugno 27, 2006

Le Irukandji arrivano in Israele

27 Giugno 2006 - Dopo gli allarmi per le meduse che nelle scorse estati hanno riguardato i nostri mari, quest’anno il pericolo di meduse riguarda Israele nelle cui acque sarebbero comparse le temutissime meduse Irukandji che di solito si trovano in Australia.
A lanciare l’allarme è stato il quotidiano israeliano Maariv secondo il quale le meduse in questione sarebbero giunte davanti alle coste israeliane sfruttando le cosiddette acque di zavorra immesse nelle stive dei mercantili al fine di mantenerne la stabilità e rimessa in mare una volta che la nave è giunta a destinazione.
Insieme alle acque di zavorra capita di frequente che alcune specie di organismi marini provenienti dai mari tropicali arrivino nei nostri mari. E’ il caso delle Irukandji, meduse molto piccole che possono anche avere effetti letali in quanto il loro veleno provoca un improvviso innalzamento della pressione sanguigna e del battito cardiaco, crampi, dolore allo stomaco ed alla schiena, complicazioni cardiache e polmonari.
In Australia pochi anni fa la proliferazione di queste meduse assassine ha prodotto una vera e propria emergenza nazionale provocando due morti e duecento feriti. Per fortuna, al momento, in Israele non si è registrato nessun contatto fra i bagnanti e le pericolose meduse.

www.mareinitaly.it

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lunedì, giugno 26, 2006

GUERRA ALLE SPADARE, ANCORA SEQUESTRI

Intervento atteso anche del Ministro delle Politiche Agricole De Castro

26 giugno 2006 - Torna l'allarme spadare ed e' di nuovo guerra nel Mare Nostrum per le reti killer. Negli ultimi giorni una raffica di sequestri ha riportato a galla l' emergenza. L'ultima operazione anti-spadare: otto motopescherecci e 70 chilometri di reti derivanti, tra le quali un unico telo di ben 23 km, nel bacino del mar Tirreno alla quale hanno partecipato la Guardia Costiera, forze aeronavali delle capitanerie di porto di Napoli e Palermo, due ispettori della comunita' europea. Grandi numeri che si aggiungono agli 800 km di reti spadare sequestrati nel 2005 e i 400 in questi primi mesi del 2006.
In azione anche gli attivisti di Greenpeace che, a bordo della Rainbow Warrior, al largo di Ponza alle tre del mattino della notte scorsa, hanno confiscato simbolicamente un pezzo di ferrettara (una sorta di piccola spadara) illegale. Nella rete si era impigliata una tartaruga marina, che e' stata liberata in buone condizioni. ''Ora - propone Greenpeace - servono i sequestri nei porti''.
Un tema, le spadare, sul quale e' intervenuto il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro. L'operazione condotta dalla Guardia Costiera, ha commentato ''conferma ancora una volta la nostra azione a tutela della legalita' nel campo della pesca, finalizzata alla repressione dell'illegittimo uso delle spadare. Grazie a queste operazioni, fortemente volute dal Governo ha aggiunto De Castro - garantiamo la salvaguardia dell' ecosistema marino, la tutela delle specie protette e il rispetto della normativa comunitaria in materia. Cio' dimostra conclude - che il recente decreto da noi emanato sulle ferrettare ha consentito di fare definitiva chiarezza sull'uso improprio di tecniche di pesca non consentite dall'ordinamento comunitario''.
E in merito al provvedimento sono intervenuti gli ambientalisti. ''Abbiamo scritto al ministro che non e' ragionevole deregolamentare le ferrettare senza prevedere un meccanismo efficace di sanzioni che elimini una volta per tutte l'illegalita' della pesca italiana. Abbiamo offerto collaborazione e siamo in attesa di iniziative decise, anche a tutela dei pescatori onesti'', ha detto Alessandro Gianni', responsabile della Campagna Mare di Greenpeace, da bordo della Rainbow Warrior. E l'associazione punta il dito sulla possibilita' di sequestro nei porti. ''Quando si tratta di attrezzi di pesca illegali, con lunghezze o caratteristiche non consentite dalla normativa, bisogna prevedere che possano essere sequestrati nei porti effettuando i controlli a bordo dei pescherecci e una volta sequestrati gli attrezzi di pesca illegale, non vanno piu' dati in custodia agli stessi pescherecci cui sono stati sequestrati'', ha detto Gianni' chiedendo di stringere le maglie della normativa.
''Ci uniamo all'appello di Greenpeace: il ministro deve intervenire il prima possibile'', ha detto Sebastiano Venneri, responsabile mare di Legambiente. ''Le norme autorizzate dal decreto sono anche legittime - prosegue Venneri - ma hanno stabilito una preoccupante continuita' tra reti lecite e illecite. E' facile pensare che i furbi abbiano giocato sull'equivoco riportando in acqua le loro spadare''.
''E' un vero scandalo che nonostante i pescatori italiani abbiano potuto godere di svariati milioni di euro di contributi comunitari per la dismissione delle spadare continuino a praticare questa pesca diventata illegale gia' dal 2002'', ha affermato, Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo.
Al fianco della legalita' le stesse associazioni di pescatori.
Nei giorni scorsi Federpesca, Federcoopesca-Confcooperative, Lega Pesca e Agci-Agrital, hanno detto un ''no netto alle spadare'' sottolineando con forza di essere ''schierati a tutela di una gestione di una pesca rispettosa dell'ambiente e dello sviluppo compatibile'' convinti che ''la stragrande maggioranza dei pescatori italiani operi nella legalita'''.

(ANSA)

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domenica, giugno 25, 2006

Dubbi sull'utilità delle mangrovie

25 Giugno 2006

Nel periodo successivo al terribile maremoto che alla fine del 2004 ha sconvolto il sud-est asiatico si era parlato del fondamentale ruolo protettivo che avevano avuto le foreste di mangrovie in quanto là dove queste erano presenti, l’onda aveva provocato meno danni.
Per questo motivo uno studio di scienziati indiani aveva suggerito di usare queste grandi piante per creare delle fasce protettive sulle coste come difesa dal maremoto.
Recentemente però alcuni studiosi australiani della James Cook University hanno messo in dubbio il ruolo protettivo delle foreste di mangrovie nel maremoto del dicembre 2004 sostenendo che il minore numero di vittime registrato dove erano presenti queste piante era dovuto al fatto che gli insediamenti umani si trovavano più lontano dalla costa ed ad una certa altezza sul mare. Le considerazioni dei ricercatori australiani fanno ritenere quindi che non sia utile spostare forzatamente le popolazioni delle zone colpite, così come sta attualmente succedendo, per fare posto ad una fascia protettiva di mangrovie.
Detto questo la mangrovie rimangono comunque indispensabili per la salute dell'ecosistema marino.

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sabato, giugno 24, 2006

PESCA CORALLO, CONFRONTO IN COMMISSIONE AMBIENTE
Presso la Regione Sardegna

23 giugno 2006 - La pesca del corallo con tecniche rudimentali (una rete zavorrata che trascina via tutto cio' che capita) ha determinato un grave impoverimento dei fondali e se da oltre 10 anni vaste zone sono rimaste interdette alla riproduzione delle colonie, la bonifica si scontra con la penuria di risorse. Sono alcune delle ragioni che hanno portato la Giunta regionale a ridurre a tre mesi l'attivita' dell'anno in corso e vietare la pesca dall'anno venturo.
Di questo ha riferito alla Commissione Agricoltura e Ambiente (presidente, Alberto Sanna), l'assessore dell'Ambiente, Tonino Dessi', dopo le audizioni nei giorni scorsi dei raprpesentanti delle associazioni di categoria. La Commissione sta ora predisponendo una risoluzione nella quale chiede alla Giunta di modificare nel minor tempo possibile la delibera, in considerazione del parere tecnico-scientifico che rassicura sulla quantita' di corallo disponibile.
Al corallo sardo, di pregio particolare, e' legata l'attivita' di una sessantina di persone tra pescatori e strutture d'appoggio, ma anche oltre 140 esercizi artigianali, oltre la meta' dei quali concentrati tra Alghero e Santa Teresa di Gallura, con un notevole indotto sotto il profilo turistico. Preoccupazioni sonos tate espresse dai consiglieri Rassu (FI), Bruno (Ps), Calledda (Ds), Giorico (Misto), Cuccu (Margherita), Fadda (Prc), Atzeri (Psd'Az), Cachia (Margherita) e Ladu (Fortza Paris). Un'indagine sulla situazione di pescosita' in generale delle acque territoriali e' in corso e consentira', quando si conoscera' lo stato di salute del mare, di effettuare una programmazione delle risorse, come ha auspicato il presidente della Commissione, per il quale ogni attivita' compatibile con l'ambiente, deve essere conservata per evitare di aggravare lo stato di sofferenza dell'economia isolana.

(ANSA)

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venerdì, giugno 23, 2006

I segreti del mare: in 3 anni scoperte 5mila nuove specie

Milano, 15 GIUGNO 2006. C'è un'enciclopedia ancora tutta da scrivere. Fatta di meraviglie e sorprese. E di misteri, affascinanti magari anche paurosi. Un mondo ancestrale che comincia là dove il blu è più buio della notte. Negli abissi.
La storia potrebbe cominciare così: lo sapevate che negli Oceani esistono oltre 100mila montagne sommerse che si ergono con altezze di almeno un chilometro? E che lì potreste incontrare un «mostro», magari proprio uno di quelli che qualche vecchio marinaio racconta di aver visto in una notte di tempesta. Esistono davvero. «Due terzi del nostro pianeta sono coperti dal mare, eppure conosciamo meno del 5 per cento di ciò che sta sotto la loro superficie». Jesse Ausubel, professore alla Rockefeller university di New York con il suo collega italiano Roberto Donovaro dell'università Politecnica della Marche, e un'altra settantina di scienziati da cinque anni, spiega così il senso di «Census of marine life», il più grande progetto di ricerca mai avviato nel campo della biologia marina. I ricercatori sono convinti che siano ancora milioni le specie di animali marini ancora da scoprire. Pesci dalle forme insolite o mostruose, forme di vita adattate in ambienti che richiedono strutture anatomiche inusuali, insomma un universo ancora tutto da scoprire. E dal quale - dicono - può dipendere il futuro del nostro pianeta. E dell'uomo.
«La maggior parte di questi animali sconosciuti vive negli abissi degli oceani. Ci stiamo concentrando sullo studio delle scarpate continentali, ovvero quei burroni ad alta pendenza che collegano l'ambiente marino costiero con le piane abissali. E si tratta di un autentico rebus» afferma Donovaro. «Si tratta di una delle scoperte più affascinanti dell'ultimo decennio e siamo solo all'inizio».
La storia potrebbe poi continuare così: lo sapevate che i microrganismi presenti negli Oceani sono più numerosi degli astri presenti nell'Universo, raggiungendo lo strabiliante numero di oltre 1029, ovvero cento miliardi di miliardi di miliardi di organismi? Basti pensare che un solo litro d'acqua di mare o un grammo di sedimento ne contiene oltre un miliardo. Ma questa è solo la prefazione. La storia è ancora tutta da scrivere.

IL GIORNALE

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venerdì, giugno 23, 2006

I cuccioli di delfino dormono nuotando

I cuccioli di delfino dormono nuotando

I cuccioli di delfino dormono nuotando. E' quanto hanno scoperto i ricercatori dell'acquario di Genova. Durante il primo anno di vita i piccoli distribuiscono il sonno disordinatamente di giorno e di notte ma sempre ed esclusivamente nuotando. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nature.

www.repubblica.it

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categoria:etologia dei cetacei