TRACINE MEDUSE E SQUALI, MA IN MARE PRIMO PERICOLO RESTA L'UOMO
Intervista all'etologo Enrico Alleva
20 luglio 2006 - Gli italiani in vacanza preferiscono il mare. Le spiagge della Penisola sono gia' affollate di bagnanti, che con l'esodo di agosto aumenteranno ulteriormente. Una circostanza che, come ogni anno, suggerisce di affrontare il rapporto uomo-mare con prudenza. Sotto il pelo dell'acqua, infatti, possono nascondersi numerose insidie, che per fortuna nella maggior parte dei casi si traducono al massimo in un brutto ricordo. Ma che in qualche circostanza possono trasformarsi in tragedia. ''Nel mare - spiega all'ADNKRONOS SALUTE l'etologo Enrico Alleva, dell'Istituto superiore di sanita' - vivono numerose specie animali che possono dare noia ai bagnanti: tracine, meduse e anche squali. Anche se - aggiunge - il maggior pericolo per l'uomo resta il suo simile, o i comportamenti sbagliati in acqua''.
''Primo fra tutti - dice Alleva - lo scarso rispetto delle regole in mare. A sub, amanti dei fondali e ai semplici bagnanti devono fare piu' paura le eliche dei motoscafi che sfrecciano a tutta velocita' o a poca distanza dalla battigia. Stesso discorso per gli inesperti conducenti degli acquascooter. E poi - prosegue - a creare situazioni pericolose possono essere anche gli stessi vacanzieri che si immergono con collanine, braccialetti o cordicelle che possono finire impigliati agli scogli, con il rischi di affogare''. Ma la 'letteratura' estiva e le pagine dei quotidiani si arricchiscono di tutto un campionario di incontri tra uomini e animali marini. Meglio allora fare il punto sulle specie piu' pericolose, fornendo qualche semplice regola per evitare brutte sorprese.
Per chi si avventura in acque nostrane, i pericoli piu' frequenti sono rappresentati da tracine e meduse, con rare eccezioni.
TRACINE: sono due le specie 'made in Italy', una di sabbia e l'altra di scoglio. ''Sono pesci 'da agguato' - spiega Alleva - dunque restano nascosti in attesa delle prede, e gli incontri con l'uomo sono fortuiti, spesso perche' un piede calpesta la tracina sotto la sabbia, o mette la mano su uno scoglio. A pungere e' la pinna dorsale a tre punte, che inietta piccole quantita' di veleno che - precisa l'etologo - non sono calcolate per uccidere ma per ricordare all'aggressore che il legittimo possessore delle spine vuole essere lasciato in pace. Le conseguenze per l'uomo sono piu' che altro dolorose'', tranquillizza l'esperto.
Il rimedio piu' efficace e' quello dell'ammoniaca da applicare sulla puntura, ''per cui puo' essere utile portare in spiaggia lo stick di pronto soccorso. Solo in caso di reazione allergica o shock anafilattico puo' diventare necessario il ricorso all'intervento del medico. Segnali d'allarme - prosegue Alleva - sono nausea o dolore forte e persistente''. Per evitare l'incontro, invece, basta informarsi dal bagnino e adottare qualche misura precauzionale. ''Le acqua calde e basse sono l'habitat preferito delle tracine - dice Alleva - dunque in questi casi meglio non 'zampettare' troppo a lungo sulla sabbia. Per chi volesse approfittare della vacanza per fare un po' di acquagym - prosegue - e' invece consigliabile l'uso di scarpe di gomma''.
MEDUSE: ''Rappresentano un problema crescente, dovuto in larga parte agli squilibri dell'ambiente marino dettati da inquinamento e innalzamento delle temperature.
L'antropizzazione del mare - dice l'etologo - favorisce la radicazione delle singole specie, comprese le meduse. E se l'annata e' quella 'no', allora le spiagge possono essere invase. Anche in questo caso - prosegue Alleva - il bagnino dovrebbe rappresentare un punto di riferimento''. In caso di incontri ravvicinati, pero', il consiglio e' quello di ''lasciare i frammenti di tentacoli attaccati alla pelle, tornare a riva e staccarli solo con l'aiuto dell'alcol per evitare di peggiorare la situazione''.
Il consiglio pass-partout e' quello di non tuffarsi mai a occhi chiusi, ma di vedere attentamente il tratto di mare dove si e' deciso di fare il bagno. ''Se infatti il contatto con la medusa avviene in faccia o vicino a un principale vaso di sangue, le sostanze urticanti dell'animale possono entrare in circolo con maggiore velocita' arrecando conseguenze piu' serie, compreso lo shock anafilattico''. Se poi la vacanza al mare e' oltre le sponde del Mediterraneo, per esempio in Australia, ''i pericoli diventano maggiori perche' in quei mari vivono meduse molto piu' grandi e pericolose, con tentacoli lunghissimi''.
SQUALI: ''Gli incontri con gli squali nelle acque del Mediterraneo sono rari, come pure gli attacchi.
Per evitare brutte sorprese basta adottare qualche piccolo accorgimento. Innanzitutto - dice Alleva - non fare il bagno di notte dalla barca, neppure vicino ai porti. Come non e' consigliabile, sempre dalla barca, 'sciacquettare' con i piedi in acque profonde perche' si attirano gli squali eventualmente 'in zona'. Infine, sempre per evitare di incontrare il 'terrore dei mari' vanno evitate le rotte dei tonni in primavera e in autunno''.
Oltre a questi incontri, nelle acqua del mare nostrum possono arrecare qualche fastidio i kiton, ''pulci di mare che si trovano soprattutto nelle acqua molto inquinate. Sono crostacei - dice l'etologo - di 2-4 centimetri che possono mordere i bagnanti. Non sono pericolosi ma i loro attacchi danno fastidio come le punture dei tafani''. Infine i ricci. ''Salvo disattenzioni, si vedono a occhio nudo, dunque basta un minimo di accortezza. Se si dovesse venire punti - prosegue l'esperto dell'Iss - e' bene togliere dalla pelle gli aculei prima che facciano infezione. Un po' di dolore e passa tutto''. Discorso differente per quei vacanzieri che hanno deciso di spingersi verso i mari tropicali ''dove la biodiversita' e' piu' accentuata e dove vivono animali maggiormente pericolosi''. Nei mari caldi il 'comandamento' suggerito da Alleva e' semplice ''tanto piu' si fanno incontri colorati, tanto maggiore deve essere la cautela''. Insomma il principio guida e' quello di ''fotografare ma non toccare gli animali con una livrea dai colori accesi, perche' nella maggior parte dei casi, in natura, l'animale colorato avverte le altre specie della sua pericolosita'. Un avvertimento che vale anche per l'uomo''.
Regole che servono soprattutto per i tanti italiani che si recano sul Mar Rosso dove si possono incontrare facilmente esemplari di ''pesce dragone, che si usa anche in acquario, ma dotato di fastidioso veleno, o di Stone-fish, su cui si puo' posare innavvertitamente la mano mentre si guarda la barriera corallina. A proposito di corallo - prosegue l'etologo - non bisogna dimenticare che nei mari caldi e' diffusa anche una specie, il corallo di fuoco, che se sfiorato con l'addome puo' provocare bruciature simili a quelle delle meduse per via delle sostanze urticanti''. Nelle acque calde dei tropici, poi, si possono incontrare anche esemplari grandi di barracuda, pesce molto aggressivo. ''Meglio evitare di fare il bagno indossando oggetti di metallo che luccicano al sole, potrebbero imitare i riflessi delle scaglie dei pesci costituendo un richiamo per un pericoloso attacco del pesce''. Infine, attenzione anche alle conchiglie colorate. ''In alcune di esse il mollusco che le abita si difende conficcando nella mano del bagnante troppo curioso un aculeo avvelenato. Non vale la pena rischiare - conclude Alleva - anche perche' se al vostro ritorno alla dogana vi aprono la valigia e trovano la conchiglia si rischia il sequestro, oltre a una multa salata''.
(Sal/Col/Adnkronos)