lunedì, luglio 31, 2006

Nuoto libero

L’otaria della California (Zalophus californianus wollebaeki) adora spaparanzarsi su pontili e moli, ma fuori dall’acqua non è il massimo dell’agilità. È quando nuota che diventa un “super-animale”: può inabissarsi fino a oltre 270 metri a una velocità di 25-30 chilometri l’ora.
Come altri animali marini, usa l’
ecolocazione per individuare il cibo, orientarsi e navigare soot’acqua. In questa specie si verificano spesso casi di adozione: l’otaria può prendersi cura di un cucciolo abbandonato dalla propria madre.

L'otaria presenta un notevole dimorfismo sessuale. Il maschio è molto più grande e possente rispetto alla femmina, questo misura infatti circa 2-2.3m. e pesa fino a 300 kg, mentre la femmina adulta è lunga al massimo 1.8m ed ha un peso compreso tra i 50kg e i 110. Alla nascita è lunfo circa 70 cm e pesa dai 5.5kg ai 6.4 kg.
A differenza delle foche, ha le orecchie e possiede anche dei "baffi" lunghi fino a 40 cm. Sulla terra ha un comportamento goffo e poco elegante, mentre in acqua è agile e scattante. La sua pelliccia è di colore marrone scuro e negli anni passati è stata utilizzata per farne borsette e doposci.

Vengono detenute negli oceanari, ma anche nei circhi e negli zoo, e addestrate a giocare con la palla e a battere le pinne a comando. Raccapriccianti spettacoli per degli animali allegri e gioiosi che non vorremmo vedere mai più costretti a simili e deprimenti manifestazioni.

credits: www.Focus.it - http://www.animalisti.it

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lunedì, luglio 31, 2006

Incredibile, tartaruga marina depone uova su affollata spiaggia di Villasimius

Cagliari, 31 luglio 2006 - ''E' un episodio straordinario la deposizione di uova da parte della tartaruga marina Caretta caretta avvenuto ieri sera in una affollatissima spiaggia vicino a Villasimius, sotto gli occhi dei bagnanti''. Lo ha detto, con soddisfazione, il segretario del Wwf Sardegna, Luca Pinna.
''Questo episodio, cosi' come la segnalazione pochi anni fa di una foca monaca nella stessa zona - ha affermato Pinna - dimostra l'altissimo valore della biodiversita' presente sulle coste della Sardegna. Questa ricchezza va preservata nel modo migliore. Importanti in questo senso sono i provvedimenti legislativi a tutela dei paradisi sardi come le Norme a salvaguardia delle coste e il Piano paesaggistico regionale appena varato''.
''E' molto importante proteggere i nidi nelle poche aree dove ancora questi rettili marini depongono le uova. Il futuro delle tartarughe - ha concluso l'ambientalista - dipende pero' soprattutto dall'eliminazione delle minacce a mare, in particolare la pesca accidentale. Ogni anno sono centinaia le tartarughe marine che vengono accolte nei 15 centri di recupero gestiti dal Wwf Italia perche' incappano nelle reti o negli ami dei pescatori di pesce spada''.

(ANSA)

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domenica, luglio 30, 2006

Istituto Idrografico della Marina:
presentate le innovative "Carte nautiche per il diporto"

Il 21 luglio a Genova presso la prestigiosa sede dello Yacht Club Italiano, l’Istituto Idrografico della Marina di Genova, Ente della Marina Militare e Organo Cartografico dello Stato ha presentato, derivate dalla carta nautica elettronica (ENC), le innovative “Carte nautiche per il diporto” attese da 134 anni e oggi realtà grazie alle più avanzate tecnologie del settore.
Il pacchetto di carte da diporto attualmente completate e disponibili è relativo al tratto di costa da Ventimiglia a Marinella di Sarzana e nel sito web sono disponibili le informazioni sui
rivenditori autorizzati.
La carta nautica, indispensabile per la navigazione in sicurezza, come stabilito dalla Convenzione Internazionale SOLAS del 1974 (Safety Of Life At Sea, salvaguardia della vita umana in mare) è unicamente quella prodotta dal Servizio Idrografico di Stato che, nel caso dell’Italia, dal 1865 è affidato alla Marina Militare la quale dal 1872 lo gestisce tramite l’ Istituto Idrografico.
Nel solco della tradizione e dell’innovazione tecnologica che lo caratterizza, l’Istituto Idrografico della Marina, a partire dal 2004 ha curato la distribuzione della carta nautica elettronica, equivalente per legge alla carta nautica tradizionale e da oggi si rinnova ulteriormente con la produzione della carta nautica per il diporto, derivata dalla carta elettronica.
L'Istituto ha sede a Genova, in Forte San Giorgio, dove operano circa 250 persone tra militari e civili che assicurano la produzione della documentazione nautica di competenza con una tiratura annuale di oltre 100.000 carte e 50.000 pubblicazioni.

http://www.marina.difesa.it

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sabato, luglio 29, 2006

GIAPPONE: POLIZIA SCHIERA PESCIOLINI CONTRO TERRORISMO
il pesce del riso usato come "sentinella"

26 luglio 2006 - La rinomata tecnologia giapponese e' stata sorpassata da un piccolo pesce nella lotta al terrorismo, giacche' gli animaletti saranno impiegati nella prevenzione di attacchi chimici o biologici, essendo essi in grado di segnalare in sole tre ore un'eventuale contaminazione delle acque contro le quindici richieste dai normali sistemi di controllo. Lo hanno riferito fonti della polizia di Tokyo. Il sistema d'allarme anti-terrorismo messo in piedi dalla prefettura di Shizuoka, nella capitale nipponica, ruota attorno alla figura del pesce del riso, una specie simile al comune pesce rosso, che in Giappone e' narmale tenere in casa. Il loro comportamento anomalo in caso di contaminazione e' considerato dalle autorita' piu' efficiente di qualsiasi apparato di filtraggio.
"Non sappiamo quanto sia plausibile un attacco terroristico al sistema idrico, ma dobbiamo essere pronti", ha spiegato Mitsuyoshi Hori, uno degli agenti in prima linea nel progetto.
Una serie di esperimenti preventivi era stata effettuata nella citta' di Hamamatsu per comprovare l'efficacia dei pesci del riso nella strategia anti-terrorismo, messa a punto dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 negli Usa. Prima di diventare diffuso come animale domestico in molte case giapponesi, il pesce del riso era noto per infestare le risaie asiatiche.

(AGI)

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sabato, luglio 29, 2006

Il problema riguarda ben un terzo della popolazione ittica britannica
Inquinamento: pesci cambiano sesso
Ricerca inglese: la grande quantità di estrogeni nei fiumi fa mutare l'identità sessuale dei suoi «abitanti»

LONDRA - Un terzo dei pesci che nuotano nelle acque dei fiumi britannici cambia sesso a causa dell' inquinamento. Lo ha indicato uno studio dell' Agenzia per l'ambiente britannica. Secondo la ricerca il 33% dei pesci di sesso maschile produce uova come quelli di sesso femminile, a causa degli estrogeni, ormoni femminili, che quotidianamente vengono gettati nelle acque dei fiumi dell'isola attraverso pillole contraccettive e altri medicinali, nonchè scarichi industriali di altra natura. I test sono stati effettuati sulla popolazione ittica di 51 corsi d'acqua , e hanno riscontrato che gli individui di sesso maschile dopo aver sviluppato organi sessuali femminili cominciano la produzione di uova e producono meno sperma e di bassa qualità. Le conseguenze sono anche per i pesci di sesso femminile che in alcuni casi producono uova di dimensioni abnormi. Il professor Charles Tyler dell'università di Exeter che ha supervisionato lo studio, ha dichiarato che le acque britanniche sono piene di estrogeni, e ciò potrebbe causare a lungo termine problemi per gli uomini che vengono a contatto con il cibo contaminato. L'ispettorato delle acque ha affermato però che gli ormoni attraverso i trattamenti di depurazione vengono eliminati non raggiungendo i rubinetti delle case.

20 luglio 2006

www.corriere.it

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venerdì, luglio 28, 2006

Attenti alle meduse

28 Luglio 2006 -  Ritorna nei nostri mari quello che viene definito un vero e proprio incubo per i bagnanti. Si tratta dell’invasione di meduse che ormai da alcuni anni, periodicamente, rende particolarmente difficile la balneazione. Quest’anno particolarmente colpite sono le coste di Sicilia e Lazio ma il fenomeno, a detta degli esperti, riguarda diverse altre località. A spargere il terrore è soprattutto la famosa Pelagia noctiluca o medusa luminosa. Molto comune nei nostri mari, ha la caratteristica di essere luminescente di notte e la fastidiosa capacità di provocare dolorose irritazioni di chi sfortunatamente viene in contatto con essa.
Le cause del proliferare delle meduse, secondo gli esperti, è dovuto agli squilibri dell’ecosistema marino e all’aumento della temperatura dell’acqua; le meduse, infatti, amano i mari caldi.
Per quanto riguarda la Pelagia noctilucaè importante sapere che la sua apparizione nei nostri mari ha un andamento ciclico e gli esperti sono addirittura in grado di prevedere l’arrivo in massa di questo ospite poco gradito anche se ancora non si conoscono la ragioni precise dell’apparire ciclico.

www.mareinitaly.it

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venerdì, luglio 28, 2006

BALENA SPIAGGIATA IN ULSTER, CREATA 'ZONA ROSSA'
Per 300 metri attorno al cetaceo, vietato entrare

28 luglio 2006 - Una zona d'interdizione del raggio di 300 metri e' stata disposta dalle autorita' portuali di Larne Lough, Irlanda del Nord, per proteggere la balenottera arenatasi sulla spiaggia ormai due giorni fa.
Vietato quindi ogni tipo di turismo da balena. Le imbarcazioni che non si atterranno all'ordinanza di fatto saranno dichiarate fuori legge e la polizia ha comunicato che gli eventuali disobbeddienti ''attireranno certamente la nostra attenzione''.
Un team di soccorritori e' riuscito mercoledi' a portare in mare aperto la balenottera, che misura circa 12 metri e pesa approssimativamente 15 tonnellate, ma l'animale si e' nuovamente spiaggiato dopo che alcuni traghetti hanno lasciato il porto, interferendo con la rotta presa dalla balena. Gli esperti del 'The Irish Whale and Dolphin Group' credono che il cetaceo possa essere affetto da un'infezione. Certamente la balenottera deve aver perso la bussola, perche' e' alquanto insolito che questa specie di cetacei incroci le acque dell'Irlanda settentrionale.
Il sito web del TIWDG annota che si tratta del ''primo avvistamento in Irlanda del Nord di una balenottera dopo un caso registrato nel 1907 a Magilligan, contea di Londonderry''. Il gruppo provera' nuovamente a liberare la balena nella giornata di giovedi' ma ricorda che ''realisticamente nessun intervento umano e' possibile quando si ha a che fare con animali di queste dimensioni, in condizioni di totale confusione''.

(ANSA)

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giovedì, luglio 27, 2006

PESCA: IN UN MESE SEQUESTRATI 124 KM DI SPADARE
Bilancio delle Capitanerie di Porto, più risorse per combattere l'illegalità

26 luglio 2006 - ''Non c'e' margine di trattativa nella pesca illegale, quando andiamo a fare una verifica il discorso e' uno: bisogna essere in regola''. Parla chiaro il Comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, l'Ammiraglio Ispettore Capo Luciano Dassatti che, in un'intervista all'Ansa, illustra risultati e obiettivi nella lotta all'illegalita' nei mari, facendo i conti con le proprie risorse: 10.800 uomini 'armati' di mezzi aerei, navali e sofisticati sistemi radio, in grado di localizzare in tempo reale la posizione di tutte le unita' di pesca superiori ai 15 metri. Ed e' proprio di ieri notte l'ultima operazione nei mari della Calabria ionica e le Eolie, che ha portato al sequestro di 30 chilometri di spadare e 5 motopescherecci sanzionati, utilizzando 5 unita' navali, 1 elicottero e due aerei. ''Ognuno gioca il proprio ruolo: chi e' colpito tende a minimizzare, quelli che colpiscono a far rimarcare l'infrazione.
Il percorso e' ancora lungo, ma di passi avanti ne sono stati fatti: fino a ieri eravamo guardia e ladri, oggi l'approccio e' cambiato''. Eppure il mondo associativo lamenta nelle singole capitanerie un'eccessiva rigidita' in contrasto con le direttive centrali. ''Non ho motivo a non riconoscere che ci possono essere riserve mentali da parte di alcuni pescatori nei nostri confronti e viceversa. Occorre stabilire un rapporto di serenita': se noi capiamo che sono persone che vogliono guadagnare con esagerata facilita' la loro giornata, non facciamo alcuno sconto, ma se si tratta di un pescatore 'normale', e' chiaro che cerchiamo di aiutarlo, di capire perche' e' in quelle condizioni. Spesso non e' detto che sia colpa sua. Bisogna stare attenti a non criminalizzare i pescatori: la pesca illegale c'e', esiste e va combattuta; ma bastano pochi elementi, perche' non sono tanti, per contagiare ingiustamente tutta la categoria. I datterai sono 10, 20? Vanno combattuti, ma per questo non posso colpevolizzare tutti i raccoglitori di molluschi. Quasi sempre si tratta di un'attivita' scientifica, industriale, una vera intelligence che va contrastata, come del resto le reti spadare''.
Una lotta che continua senza sosta. ''Di spadare non se ne deve neanche piu' parlare: tu pescatore devi usare tutti gli strumenti, ma non le reti derivanti. Nell'ultimo mese, dal 24 giugno ad oggi 25 luglio abbiamo sequestrato 124 chilometri di reti, di cui 30 la notte scorsa. Si tratta di operazioni di cui tengo a sottolineare la sistematicita', non sono interventi spot ma costanti e regolari. In Italia le regole per lavorare ci sono e devono essere rispettate. E proprio sulle spadare ho una direttiva governativa bene precisa: tolleranza zero, senza sconti''. Quali sono gli strumenti piu' adatti per combattere l'illegalita'? ''Non ne esiste uno solo; ci sono diversi generi e livelli di illegalita' che vanno combattuti ognuno in modo diverso, la cui pena va commisurata in relazione al danno che provoca. Ad esempio le aree sensibili per la pesca a strascico sono Argentario, Arcipelago Pontino, Golfo di Napoli e Sicilia ionica, dove da gennaio a giugno abbiamo fatto 2.162 verbali di sequestro amministrativo. A questo proposito sarebbe opportuno istituire un Tavolo tecnico, a cui pero' si devono sedere persone veramente interessate a combattere questa piaga e quindi associazioni di pescatori, enti di ricerca e qualche magistrato dotato di sensibilita' per i beni ambientali''. Apriamo il capitolo delle risorse. Siete sufficienti a sorvegliare le coste nazionali? ''Meglio chiedere se, per quelli che siamo, il nostro contributo al bene dello stato e' sufficiente o meno. Il rapporto oggi e' di poco piu' di 10mila a 50 milioni, quanto la popolazione italiana. Una cosa e' certa: piuttosto faccio debiti ma io non mi fermo. Quando si tagliano le risorse, si deve capire bene dove farlo. Rilancio il messaggio anche al Ministro De Castro, come abbiamo gia' fatto ad Alemanno, per avere piu' risorse nei capitoli di spesa che dipendono dal Mipaf. Nel 2005 la pesca marittima ha inciso per il 17% su capitoli del Ministero dei Trasporti. Non pretendo certo grandi numeri, una mollichina alla volta per noi fa molto, perche' ogni euro investito torna immediatamente nel circuito economico del paese. Con molte Regioni, ad esempio lavoriamo in convenzione, offriamo i nostri servizi, diventando l'anello di congiunzione tra il decentramento e gli organi centrali.
L'ultima siglata e' con l'Emilia Romagna, prima ancora con la Liguria, mentre con la Sicilia stiamo chiudendo proprio in questi giorni e presto forse anche con la Puglia''.

(ANSA)

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mercoledì, luglio 26, 2006

Siccità, chiesta sospensione pesca in acque dolci

Genova, 26 luglio 2006 - Il Gruppo consiliare dei Verdi della Regione Liguria ha chiesto alle quattro Province di disporre la sospensione della pesca nelle acque interne a causa della perdurante siccita' che sta comportando una sensibile riduzione della portata dei corsi d'acqua.
''La perdurante scarsita' di precipitazioni dalla primavera ad oggi e le elevate temperature di questo periodo - afferma Cristina Morelli, capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale - stanno provocando la riduzione di molti corsi d'acqua a poche pozze dove trovano rifugio i pesci sopravvissuti. Appellandoci a quanto previsto dalla Legge Regionale n. 21/2004 sulla tutela della fauna ittica, che prevede la possibilita' da parte delle Province di sospendere l'attivita' di pesca nel caso di prolungati periodi di siccita', abbiamo chiesto questo atto di responsabilita' al fine di tutelare l'ecosistema acquatico messo in questo caso a grave rischio''.

(ANSA)

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lunedì, luglio 24, 2006

Nessuna protezione salvo una cotta di maglia. «A loro piaceva giocare»
Claudia, la donna che sussurra agli squali
Una documentarista romana si è immersa senza gabbia nel mar dei Caraibi e ha riempito di coccole un gruppo di Carcharhinus Perezi

Claudia Capodarte durante un'immersione tra gli squali (Ansa)ROMA - Corpo relativamente tozzo, grigio nella parte dorsale, più bianco nella parte ventrale, la prima pinna dorsale è molto più grande della seconda, le pinne pettorali sono relativamente lunghe e a punta. I denti della mascella superiore sono serrati, hanno una base piatta con delle cuspidi appuntite, i denti della mascella inferiore hanno una base piatta ma sono meno serrati. Si nutrono essenzialmente di pesci ossei di reef, piccoli squali, razze e cefalopodi. Questo l'identikit dei Carcharhinus perezi, gli squali protagonisti dell'impresa di una documentarista italiana, la romana Claudia Capodarte, che ha nuotato con loro senza gabbia di protezione.

LO SQUALO DORMIENTE - I Carcharhinus sono tipici dei Caraibi (dalla Florida al Brasile compreso il Golfo del Messico). Sono dei veloci nuotatori. È stato soprannominato lo squalo dormiente ma non c'è prova che sia addormentato mentre riposa. Lo si può incontrare nelle acque superficiali vicino alla costa in perlustrazione fino a profondità di 30 m. Non sono particolarmente aggressivi ma sono considerati responsabili di molti attacchi su subacquei. La pesca di questo squalo è comune per ricavarne olio ed esche.

IMMERSIONE CON CORAZZA - «Le carezze li mandano in estasi - racconta Claudia Capodarte, in un'intervista all'agenzia Ansa -, si rilassano tutti ed è come se entrassero in trans». La donna, documentarista e subacquea, è appena tornata in Italia dopo aver vissuto con gli squali nel Mar dei Caraibi, a Grand Bahama, l'isola grande delle Bahamas, a nord delle coste di Miami. Gli incontri sono avvenuti senza la tipica gabbia che di solito separa i subacquei da questi predatori. «Ho indossato una maglia a prova di morso, non si sa mai - spiega la naturalista -. E' stata realizzata appositamente in acciaio e sembra proprio come quelle che si usavano nel Medioevo». Una corazza da dieci chili che si indossa sopra alla muta da sub ma senza pinne «perchè essendo così pesante ti consente di andare sul fondale e rimanere stabile ad attendere che gli squali si avvicinino».

IN CERCA DI CAREZZE - «Vengo da tante esperienze con gli squali - prosegue la lady-squalo italiana - ma emozioni così non le avevo mai provate. Ero in piedi sul fondo, a 14 metri e gli squali cominciavano ad arrivare, come se sapessero che il fatto di indossare la maglia d'acciaio era il segnale di inizio per l'ora delle carezze. Mi venivano tutti incontro e non è che fosse uno scherzo. I carcharhini dei Caraibi sono massicci, sono lunghi anche tre metri e mezzo e sono i diretti cugini dello squalo bianco, quindi lascio immaginare il mio stato d'animo...». «All'inizio - dice ancora Claudia - vederli sfrecciare così, a pochi passi da me e in mare aperto senza gabbie di protezione, beh, sì, è stato un momento di paura, un momento estremo ma unico. Mi venivano dritti all'altezza della pancia, poi mi hanno spiegato che volevano semplicemente le carezze o si aspettavano un bocconcino, cioè un piccolo premio in cibo, come se fosse un cioccolatino».

IN MEZZO A 50 SQUALI - «Arrivavano a decine e decine e alla fine mi sono ritrovata in mezzo a una cinquantina di squali. Il rumore dell'acqua che spostavano era pazzesco, inquietante. C'erano anche femmine in cinta, grossissime», ricorda Claudia. «Poi li ho presi per il muso e ho cominciato ad accarezzarli. La cosa straordinaria è che queste carezze li mandano in estasi. Si rilassano tutti ed entrano in una specie di trans. Sono arrivati fino quasi a strusciarsi sulla mia muta. Uno si è girato e si è messo addirittura a pancia all'aria. Lì ho capito che anche gli squali sono capaci di giocare». Ma perchè le carezze piacciono tanto agli squali? «La spiegazione sta nel fatto che i predatori del mare - riferisce Claudia citando gli esperti che l'hanno seguita nella sua avventura - sul muso hanno dei sensori sensibilissimi, una sorta di radar che consente a questi predatori di identificare cosa hanno di fronte e di avere delle percezioni».

«MA NON E' UN GIOCO» - Il messaggio di Claudia è quello di incoraggiare le persone a un approccio meno emotivo verso questi predatori «che rischiano di essere sterminati con gravi conseguenze sull'equilibrio dell' habitat marino». Ma da parte sua anche un richiamo all'estrema prudenza. «Non è un gioco. Io e mio fratello Leonardo, con cui vado a caccia dei giganti del mare e che ha girato le immagini che andranno in onda a Geo&Geo su Raitre - dice Claudia - siamo stati assistiti da un gruppo di esperti che da 12 anni è alle Bahamas e lavora con questa popolazione di squali». Quindi l' appello accorato: «Non cercate di copiarmi e, comunque, non avventuratevi mai da soli ma sempre accompagnati da esperti».

23 luglio 2006

www.corriere.it

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lunedì, luglio 24, 2006

UN SATELLITE SPIA PER SALVARE TONNI DA ESTINZIONE
Progetto Cnr svela rotte migratorie

24 luglio 2006 - I tonni sono tra i pesci piu' girovaghi dei mari: cambiano le rotte migratorie ogni 10 anni.
Del Thunnus Thynnus non si conoscono tutti i parametri comportamentali e per svelarne i segreti si e' ora deciso di utilizzare il monitoraggio satellitare: questa specie e infatti a maggior rischio di estinzione, sia per l'evoluzione delle tecniche di pesca, sia per la forte richiesta del mercato.
Osservare gli stock di questi grandi pesci e' l'obiettivo del progetto 'Individuazione di indicatori Ambientali derivabili da Satellite per la gestione sostenibile degli stocks di grandi Pelagici'(Iasp), finanziato dalla Regione Campania su fondi Ue e coordinato dall'Istituto di Scienze dell atmosfera e del clima (Isac) del Cnr, in collaborazione con la Stazione Zoologica 'Anton Dohrn', la Societa' Cooperativa Ketos di Napoli e la De.Mo.Pesca s.a.s. di Cetara (Sa). Una ricerca, i cui risultati complessivi verranno presentati il 24 luglio a Napoli.
''Nei nostri mari viene pescato l'11% delle 600.000 tonnellate annue di catture complessive in Mediterraneo e Atlantico - spiega Rosalia Santoleri, dell'Isac-Cnr e per la gestione sostenibile di questa specie occorrono quindi maggiori conoscenze sulle condizioni ambientali in cui il tonno vive e si riproduce, a tutt'oggi ancora scarse''. Tra i primi risultati, c'e' la scoperta che i tonni cambiano le rotte migratorie con molta piu' frequenza, rispetto ai 20-100 anni di cui si era gia' a conoscenza. Quanto alla mappa di questi spostamenti decennali, Francesco Bignami dell'Isac specifica che sono state rilevate in particolare nello Stretto di Sicilia, nei mari Ionio, Tirreno e Ligure e nelle Baleari. Inoltre, l'analisi combinata dei dati satellitari (temperatura e colore del mare) e quelli di pescato relativi alle campagne 2003-2004, ha fatto emergere alcune caratteristiche principali sulla distribuzione spazio-temporale: i tonni grandi (oltre 150 kg e 2 m di lunghezza) nel mese di giugno prediligono le acque piu' calde dello Stretto di Sicilia e del Mar Tirreno Meridionale.
Il tonno rosso poi evita le acque torbide o piu' ricche di clorofilla, come quelle delle zone costiere. Sono stati quindi messi in relazione i punti di pesca con le principali strutture frontali di temperatura e di clorofilla, dove si riscontrano i gradienti massimi dei due parametri osservati da satellite e si e' visto che i tonni grandi si dispongono sia in prossimita' (0-20 km) dei fronti termici, sia a distanze di 40-60 km, mentre gli individui di taglia piccola sono piu' sistematicamente pescati o avvistati in prossimita' delle zone frontali (0-20 km) piu' ricche di prede. Questo differente comportamento dei tonni grandi, potrebbe essere correlato al loro stato di predazione/nutrizione o di digiuno durante la fase riproduttiva.
Gli individui piccoli invece si terrebbero vicino ai fronti per nutrirsi.
Nel corso del progetto e' stata simulata anche la distribuzione di una specie di zooplancton (il krill mediterraneo), fonte di cibo per molte prede del tonno rosso: i risultati mostrano che i punti di pesca sono effettivamente ubicati in prossimita' delle zone piu' produttive di krill, tra cui lo Stretto di Sicilia ed il Canale di Sardegna. Infine e' stata avviata l'implementazione di un software GIS per la gestione dello stock di tonno rosso. ''Questo progetto - conclude Bignami - ha messo in luce correlazioni significative tra pescato e indicatori ambientali, la cui definizione andrebbe monitorata per una gestione sostenibile della risorsa ittica, obiettivo che richiede ancora un notevole sforzo nell'attivita' di ricerca''.

(ANSA)

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domenica, luglio 23, 2006

TRACINE MEDUSE E SQUALI, MA IN MARE PRIMO PERICOLO RESTA L'UOMO
Intervista all'etologo Enrico Alleva

20 luglio 2006 - Gli italiani in vacanza preferiscono il mare. Le spiagge della Penisola sono gia' affollate di bagnanti, che con l'esodo di agosto aumenteranno ulteriormente. Una circostanza che, come ogni anno, suggerisce di affrontare il rapporto uomo-mare con prudenza. Sotto il pelo dell'acqua, infatti, possono nascondersi numerose insidie, che per fortuna nella maggior parte dei casi si traducono al massimo in un brutto ricordo. Ma che in qualche circostanza possono trasformarsi in tragedia. ''Nel mare - spiega all'ADNKRONOS SALUTE l'etologo Enrico Alleva, dell'Istituto superiore di sanita' - vivono numerose specie animali che possono dare noia ai bagnanti: tracine, meduse e anche squali. Anche se - aggiunge - il maggior pericolo per l'uomo resta il suo simile, o i comportamenti sbagliati in acqua''.
''Primo fra tutti - dice Alleva - lo scarso rispetto delle regole in mare. A sub, amanti dei fondali e ai semplici bagnanti devono fare piu' paura le eliche dei motoscafi che sfrecciano a tutta velocita' o a poca distanza dalla battigia. Stesso discorso per gli inesperti conducenti degli acquascooter. E poi - prosegue - a creare situazioni pericolose possono essere anche gli stessi vacanzieri che si immergono con collanine, braccialetti o cordicelle che possono finire impigliati agli scogli, con il rischi di affogare''. Ma la 'letteratura' estiva e le pagine dei quotidiani si arricchiscono di tutto un campionario di incontri tra uomini e animali marini. Meglio allora fare il punto sulle specie piu' pericolose, fornendo qualche semplice regola per evitare brutte sorprese.
Per chi si avventura in acque nostrane, i pericoli piu' frequenti sono rappresentati da tracine e meduse, con rare eccezioni.

TRACINE: sono due le specie 'made in Italy', una di sabbia e l'altra di scoglio. ''Sono pesci 'da agguato' - spiega Alleva - dunque restano nascosti in attesa delle prede, e gli incontri con l'uomo sono fortuiti, spesso perche' un piede calpesta la tracina sotto la sabbia, o mette la mano su uno scoglio. A pungere e' la pinna dorsale a tre punte, che inietta piccole quantita' di veleno che - precisa l'etologo - non sono calcolate per uccidere ma per ricordare all'aggressore che il legittimo possessore delle spine vuole essere lasciato in pace. Le conseguenze per l'uomo sono piu' che altro dolorose'', tranquillizza l'esperto.
Il rimedio piu' efficace e' quello dell'ammoniaca da applicare sulla puntura, ''per cui puo' essere utile portare in spiaggia lo stick di pronto soccorso. Solo in caso di reazione allergica o shock anafilattico puo' diventare necessario il ricorso all'intervento del medico. Segnali d'allarme - prosegue Alleva - sono nausea o dolore forte e persistente''. Per evitare l'incontro, invece, basta informarsi dal bagnino e adottare qualche misura precauzionale. ''Le acqua calde e basse sono l'habitat preferito delle tracine - dice Alleva - dunque in questi casi meglio non 'zampettare' troppo a lungo sulla sabbia. Per chi volesse approfittare della vacanza per fare un po' di acquagym - prosegue - e' invece consigliabile l'uso di scarpe di gomma''.

MEDUSE: ''Rappresentano un problema crescente, dovuto in larga parte agli squilibri dell'ambiente marino dettati da inquinamento e innalzamento delle temperature.
L'antropizzazione del mare - dice l'etologo - favorisce la radicazione delle singole specie, comprese le meduse. E se l'annata e' quella 'no', allora le spiagge possono essere invase. Anche in questo caso - prosegue Alleva - il bagnino dovrebbe rappresentare un punto di riferimento''. In caso di incontri ravvicinati, pero', il consiglio e' quello di ''lasciare i frammenti di tentacoli attaccati alla pelle, tornare a riva e staccarli solo con l'aiuto dell'alcol per evitare di peggiorare la situazione''.
Il consiglio pass-partout e' quello di non tuffarsi mai a occhi chiusi, ma di vedere attentamente il tratto di mare dove si e' deciso di fare il bagno. ''Se infatti il contatto con la medusa avviene in faccia o vicino a un principale vaso di sangue, le sostanze urticanti dell'animale possono entrare in circolo con maggiore velocita' arrecando conseguenze piu' serie, compreso lo shock anafilattico''. Se poi la vacanza al mare e' oltre le sponde del Mediterraneo, per esempio in Australia, ''i pericoli diventano maggiori perche' in quei mari vivono meduse molto piu' grandi e pericolose, con tentacoli lunghissimi''.

SQUALI: ''Gli incontri con gli squali nelle acque del Mediterraneo sono rari, come pure gli attacchi.
Per evitare brutte sorprese basta adottare qualche piccolo accorgimento. Innanzitutto - dice Alleva - non fare il bagno di notte dalla barca, neppure vicino ai porti. Come non e' consigliabile, sempre dalla barca, 'sciacquettare' con i piedi in acque profonde perche' si attirano gli squali eventualmente 'in zona'. Infine, sempre per evitare di incontrare il 'terrore dei mari' vanno evitate le rotte dei tonni in primavera e in autunno''.
Oltre a questi incontri, nelle acqua del mare nostrum possono arrecare qualche fastidio i kiton, ''pulci di mare che si trovano soprattutto nelle acqua molto inquinate. Sono crostacei - dice l'etologo - di 2-4 centimetri che possono mordere i bagnanti. Non sono pericolosi ma i loro attacchi danno fastidio come le punture dei tafani''. Infine i ricci. ''Salvo disattenzioni, si vedono a occhio nudo, dunque basta un minimo di accortezza. Se si dovesse venire punti - prosegue l'esperto dell'Iss - e' bene togliere dalla pelle gli aculei prima che facciano infezione. Un po' di dolore e passa tutto''. Discorso differente per quei vacanzieri che hanno deciso di spingersi verso i mari tropicali ''dove la biodiversita' e' piu' accentuata e dove vivono animali maggiormente pericolosi''. Nei mari caldi il 'comandamento' suggerito da Alleva e' semplice ''tanto piu' si fanno incontri colorati, tanto maggiore deve essere la cautela''. Insomma il principio guida e' quello di ''fotografare ma non toccare gli animali con una livrea dai colori accesi, perche' nella maggior parte dei casi, in natura, l'animale colorato avverte le altre specie della sua pericolosita'. Un avvertimento che vale anche per l'uomo''.
Regole che servono soprattutto per i tanti italiani che si recano sul Mar Rosso dove si possono incontrare facilmente esemplari di ''pesce dragone, che si usa anche in acquario, ma dotato di fastidioso veleno, o di Stone-fish, su cui si puo' posare innavvertitamente la mano mentre si guarda la barriera corallina. A proposito di corallo - prosegue l'etologo - non bisogna dimenticare che nei mari caldi e' diffusa anche una specie, il corallo di fuoco, che se sfiorato con l'addome puo' provocare bruciature simili a quelle delle meduse per via delle sostanze urticanti''. Nelle acque calde dei tropici, poi, si possono incontrare anche esemplari grandi di barracuda, pesce molto aggressivo. ''Meglio evitare di fare il bagno indossando oggetti di metallo che luccicano al sole, potrebbero imitare i riflessi delle scaglie dei pesci costituendo un richiamo per un pericoloso attacco del pesce''. Infine, attenzione anche alle conchiglie colorate. ''In alcune di esse il mollusco che le abita si difende conficcando nella mano del bagnante troppo curioso un aculeo avvelenato. Non vale la pena rischiare - conclude Alleva - anche perche' se al vostro ritorno alla dogana vi aprono la valigia e trovano la conchiglia si rischia il sequestro, oltre a una multa salata''.

(Sal/Col/Adnkronos)

postato da: camozzi alle ore 10:24 | Permalink | commenti
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