giovedì, agosto 31, 2006
ORISTANO, BALENA SPIAGGIATA SULLA COSTA

30 agosto 2006 - Emergenza ambientale sulla spiaggia di Is Arenas, nel comune di Narbolia in provincia di Oristano, per la presenza della carcassa di una balena in stato avanzato di decomposizione, rinvenuta questa mattina intorno alle 9.
Il cetaceo, sospinto dalle correnti e dalle mareggiate, si e' arenato stanotte in un tratto di spiaggia solitamente molto frequentato dai bagnanti quasi davanti al campeggio Nurapolis.
La balena misura circa una ventina di metri e dal ventre squarciato sono fuoriuscite sostanze organiche che hanno reso impraticabile la battigia per un centinaio di metri diffondendo inoltre uno sgradevole odore nei dintorni. Sul posto sono intervenuti gli uomini della Guardia costiera di Oristano.
La carcassa del cetaceo e' stata affidata all'ispezione dei veterinari che cercheranno di stabilire le cause del decesso, ancora ignote. Secondo le prime ipotesi, la balena potrebbe essere morta qualche giorno prima perche' finita in un tratto di mare a bassa profondita' e da li' sarebbe stata trasportata dalle correnti nelle coste oristanesi, ma potrebbe anche essere morta per avvelenamento. Il Comune di Narbolia non ha il personale, i mezzi e le disponibilita' economiche per provvedere allo smaltimento della carcassa della balena che si e' arenata stanotte sulla spiaggia di Is Arenas.
Una comunicazione in questo senso e' stata inviata dall'amministrazione comunale a tutte le autorita' interessate e ora si teme per quello che potra' succedere nei prossimi giorni.
La balena, un esemplare di oltre venti metri, e' infatti in avanzato stato di decomposizione e un lungo tratto di spiaggia risulta gia' impraticabile.
Secondo la Guardia Costiera, le condizioni del mare e della carcassa non consentono del resto per il momento di agganciare la balena e trascinarla in alto mare dove poi si potrebbe procedere in qualche modo ad affondarla. Intanto la presenza della carcassa sulla spiaggia sta richiamando molti curiosi. Lo spiaggiamento di delfini e grossi pesci non e' insolito sulla spiaggia di Is Arenas, ma una balena di queste dimensioni non si era mai stata vista.
 
(ANSA)

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mercoledì, agosto 30, 2006

PESCA, ALLARME DEL WWF PER IL PESCESPADA AL DDT
Su 29 campioni di pesce spada prelevati nel Mar Tirreno sono stati rilevati in tutto 15 tipi di sostanze tossiche

29 agosto 2006 - Allarme pesce spada al ddt lanciato dal Wwf e Universita' di Siena: su 29 campioni di pesce spada prelevati nel Mar Tirreno sono stati rilevati in tutto 15 tipi di sostanze tossiche. Per la prima volta sono stati trovati ritardanti di fiamma nel pesce spada. Ecco le informazioni chiave sulla ricerca:
Si chiama Xiphias gladius e deve il suo nome al lungo rostro appiattito, simile ad una spada, che puo' misurare fino ad un terzo della sua lunghezza, formato dal prolungamento della mascella superiore. I denti sono piccoli o assenti, poiche' si nutre prevalentemente di cefalopodi, ma anche di pesci, uccisi proprio con il rostro. Predatore pelagico generalmente solitario, puo' raggiungere i 4,5 metri di lunghezza e i 500 kg di peso, anche se nel Mediterraneo le dimensioni sono spesso inferiori. Possiede una grande tolleranza alle differenze di temperatura (da 5 a 27). Si trova in tutto il mondo, diffuso nelle zone tropicali, subtropicali e temperate di tutti gli oceani, oltre a Mediterraneo, Mar Nero, Mar di Marmara e Mar d'Adov.
Lo studio condotto dal professor Silvano Focardi dell'Universita' di Siena ha analizzato 29 campioni di tessuto muscolare ed epatico, valutando la contaminazione da 28 sostanze chimiche. In tutto sono 15 le sostanze tossiche riscontrate, in particolare ritardanti di fiamma bromurati (bfr) e pesticidi organoclorurati come l'hcb (esaclorobenzene) e il pp-dde (un metabolita del ddt). I ritardanti di fiamma bromurati, veleni di nuova generazione e autentica novita' nel panorama delle sostanze tossiche in mare, sono utilizzati nelle sostanze plastiche, tessili, nei circuiti elettronici e in altri materiali per prevenire la combustione accidentale. I pesticidi organoclorurati (ocp) piu' comuni sono il ddt e l'hcb. Il ddt e' una sostanza chimica sintetizzata negli anni '40, utilizzato come insetticida contro una vasta gamma di insetti, in particolare contro la zanzara anofele, veicolo della malaria, e in campo agricolo. Caratterizzato da elevata tossicita' ad alta persistenza, il ddt permane a lungo nel suolo, dove viene degradato in dde e ddd, che arriva a contaminare le acque di superficie. Ddt e dde si accumulano nelle piante e tessuti grassi di pesci, uccelli e altri animali. Messo al bando in molti Paesi del mondo, fra cui la Ue, viene pero' ancora utilizzato in alcuni Paesi in via di sviluppo. L'hcb e' un idrocarburo di sintesi utilizzato in diverse applicazioni, da ingrediente nei fungicidi a sottoprodotto dell'incenerimento dei rifiuti urbani. Nonostante il divieto in diversi Paesi come fungicida, dati europei ufficiali mostrano come la amggiore fonte di emissione sia l'utilizzo in campo agricolo. Oltre ad essere un distruttore endocrino e' un possibile cancerogeno per l'uomo.
La contaminazione di inquinanti organici persistenti (pop) e' diffusa in tutto il mondo e riguarda esseri umani, fauna e flora. Gli ecosistemi marini, tra cui il Mar Mediterraneo, rappresentano i recettori finali in cui si concentrano la maggior parte delle sostanze chimiche inquinanti. La regione del Mediterraneo, a causa del limitato ricambio idrico, risulta estremamente sensibile all'accumulo di sostanze inquinanti.

(ANSA)

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martedì, agosto 29, 2006
VELIERO DEI DELFINI: "IL MARE E' IN SALUTE!"

28 agosto 2006 - Migliorano le condizioni del mare italiano e dei suoi abitanti anche se sono in aumento i rischi per alcune specie. Le popolazioni di delfini e balenottere sono in buona salute e cresce il numero di nidi di tartarughe marine mentre per squali, foca monaca e pescespada la situazione e' piu' critica a causa della pesca illegale e del traffico nautico tra i pericoli principali per i grandi migratori marini. E' la fotografia scattata dal Veliero dei Delfini che ha terminato in questi giorni il viaggio lungo le costre italiane giunta alla quarta edizione della campagna.
Il Veliero, protagonista della campagna per la salvaguardia dei Cetacei e la tutela della biodiversita' del Mar Mediterraneo promossa dal CTS Ambiente e dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, e' arrivato in porto dopo 50 giorni di navigazione, 1500 miglia nautiche percorse e 20 tappe effettuate in Mar Ligure e nel Mar Tirreno.
'I risultati ottenuti quest'anno - dichiara Stefano Di Marco Presidente del CTS Ambiente - sono abbastanza soddisfacenti. Il monitoraggio effettuato in mare, unito ai risultati delle interviste effettuate agli operatori del mondo della pesca, mostra una buona distribuzione di delfini e altre specie di cetacei lungo le nostre coste a testimonianza di un discreto stato di salute dei nostri mari'.
Tra gli altri grandi migratori marini molti gli avvistamenti di tartarughe marine che quest'anno hanno fatto registrare un record di nidi in Italia ricomparendo in Regioni come la Sardegna, la Puglia e la Campania dove erano assenti da tempo. Piu' critica la situazione per altri migratori marini come gli squali, la foca monaca, il tonno rosso e il pescespada. Permangono purtroppo, anche se localizzati alcuni problemi quali la pesca illegale con le spadare, che continuano a uccidere migliaia di esemplari di specie marine protette e il traffico nautico che miete vittime anche tra i grandi cetacei.
Durante la navigazione sono state avvistate Balenottere (Balaenoptera physalus), Stenelle (Stenella coeruleoalba), Grampi (Grampus griseus), Tursiopi (Tursiops truncatus), Delfini comuni (Delphinus delphis), Tonni (Thunnus thynnus) e Tartarughe marine (Caretta caretta), per un totale di animali osservati tra i 300 e i 350 individui.
'La maggior concentrazione di cetacei - spiega Irene Galante, biologa marina e capo spedizione della Campagna -si registra in prossimita' di Riserve Marine o lungo le coste di Parchi Nazionali con perimetro a mare a conferma che l'istituzione di queste aree protette garantisce a questi animali un habitat piu' tranquillo dove le minacce derivanti dalle attivita' umane sono piu' attenuate'.La regione 'preferita' dai cetacei e' comunque la Sardegna che si conferma una vera e propria 'Arca' per la biodiversita' marina del Mediterraneo.
'I dati preliminari che ci hanno fornito gli operatori del mondo della pesca - spiega Simona Clo' biologa marina e responsabile del Settore Conservazione Natura del CTS Ambiente - confermano una situazione abbastanza buona per alcune specie di cetacei come tursiope, stenella, grampo, balenottera, capodoglio. Piu' critica la situazione per altri animali marini come ad esempio gli squali, la foca monaca, il pescespada e il tonno rosso'.
Sulla foca monaca, ad esempio, mancano del tutto segnalazioni attendibili mentre la mancanza quasi totale di catture accidentali di squali non fa presagire niente di buono per il futuro di questi animali. Anche la progressiva riduzione della taglia degli esemplari di tonno rosso e pescespada, secondo gli esperti del 'Veliero', indica che queste specie vengono pescate prima del raggiungimento dell'eta' di riproduzione.
Una seria minaccia per la sopravvivenza in particolare dei Cetacei e' la pesca illegale con le spadare, le reti killer bandite ormai da anni ma che purtroppo continuano ad essere utilizzate soprattutto nel basso Tirreno come testimoniano i dati raccolti dal Veliero dei Delfini durante la navigazione e quelli forniti dalla Guardia Costiera, dalla Guardia di Finanza e dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri.
Sotto accusa anche il traffico nautico che nel periodo estivo fa registrare il suo picco massimo ovunque. Ogni estate all'arrivo di migliaia imbarcazioni si registra puntualmente una rarefazione dei cetacei che frequentano la zona. Gli animali si spostano in aree meno battute per far ritorno nell'area di origine solo quando la situazione si e' tranquillizzata. I piu' sfortunati, e non sono pochi, restano vittime delle eliche di motoscafi e traghetti che non risparmiano neanche i cetacei piu' grandi come le balene.
Oltre alla ricerca, fra gli obiettivi della campagna, di particolare rilievo la sensibilizzazione dei turisti e delle popolazioni locali circa i contenuti di salvaguardia e tutela della biodiversita' del nostro mare. In ognuna delle 20 tappe del tour sono state organizzate, in collaborazione con le istituzioni locali e le amministrazioni delle Aree Marine Protette, iniziative rivolte al pubblico.
Nei prossimi mesi verra' presentato un rapporto con tutta l'attivita' di ricerca del Veliero dei Delfini a cura dello staff di biologi della spedizione.

Email: mvassallo@cts.it  www.ilvelierodeidelfini.it
(Sec-Ale/Ct/Adnkronos)

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domenica, agosto 27, 2006

Aumentano le aree marine protette

27 Agosto 2006 - L’obiettivo delle Aree Marine Protette , è quello di proteggere l’ambiente marino, la biodiversità e al comtempo valorizzare e promuovere le attività economiche locali compatibili con la rilevanza naturalistica e paesaggistica dell’area.
Attualmente in Italia esistono ben 20 Aree Marine Protette ma il loro numero è destinato ad aumentare. Queste zone che coprono una superficie complessiva di circa 185 mila ettari si estendono da nord a sud interessando circa 580 Km di costa.
Ecco dunque una lista delle aree marine protette che speriamo possa essere da spunto a coloro i quali devono ancora decidere dove andare in vacanza.
Portofino (346 ettari) con numerose colonie di corallo rosso, spugne e Gorgonie gialle e rosse; le Cinque Terre, (2784 ettari) nei cui fondali è presente il cavalluccio marino, rari molluschi, praterie di Posidonia e numerosi cetacei; Secche di Tor Paterno, (1387 ettari) popolate da cetacei e rare specie di uccelli marini; Isole di Ventotene e Santo Stefano (2799 ettari) con numerosi uccelli migratori; Punta Campanella (1539 ettari) caratterizzata da grotte e cavità; Capo Rizzuto (14721 ettari) con bellissime praterie di Posidonia; Porto Cesareo (16654 ettari) con grandi esemplari di spugne, ma anche cavallucci marini e rari molluschi; Torre Guaceto popolata da tartarughe Caretta Caretta; le Isole Tremiti con gorgonie rosse e gialle, alghe calcaree e coralligeno; Miramare (127 ettari) prima riserva marina italiana a registrare la presenza dell’alga bruna o quercia di mare; Isole Ciclopi dove è presente l’ Urozelotes mysticus, un aracnide presente solo in questa zona; Capo gallo – Isola delle femmine (2173 ettari); Isola di Ustica (15951 ettari) dove vivono spugne, ricci, stelle marine ed il raro corallo nero; Isole Egadi (53992 ettari) con uccelli rari e caratterizzate dalla presenza di corallo rosso e nero; Isola dell’Asinara dove è possibile avvistare esemplari di balenottera comune; Capo Caccia –Isola Piana (2631 ettari) e Tavolara – Punta Coda Cavallo (15000 ettari) con colonie di rari uccelli marini; la Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre (33.000 ettari) dove è presente una delle più grandi distese palustri d’Italia ricca di uccelli stanziali e di passo come cavalieri d’Italia e avocette, e con possibili avvistamenti di balenottera comuna; Capo Carbonara (8500 ettari) con praterie di posidonia, spugne, gorgonie, ascidie; il Santuario dei Mammiferi marini (87000 ettari) abitato da cetacei fra cui la balenottera comune, il capodoglio e il tursiope.

www.mareinitaly.it

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sabato, agosto 26, 2006

Rainbow Warrior sotto assedio a Marsiglia

Alcuni pescherecci francesi bloccano la Rainbow Warrior

I pescatori francesi di tonno hanno bloccato e abbordato la Rainbow Warrior all'ingresso del porto di Marsiglia. Più di 25 imbarcazioni hanno circondato la nostra nave ammiraglia, impedendole la navigazione.Marsiglia, Francia 24 agosto 2006 — Due giorni di assedio, il porto di Marsiglia sulla sfondo e uno sciame di pescherecci inferociti. La Rainbow Warrior è stata bloccata e abbordata da alcuni pescherecci francesi attrezzati per la pesca del tonno. Solo nel pomeriggio, con l'ausilio di un rimorchiatore, le autorità locali hanno scortato la nave fuori dalle acque territoriali. FOTO

La Rainbow Warrior doveva attraccare ieri nel porto di Marsiglia per effettuare un open ship, nel contesto del tour di sensibilizzazione e informazione sui problemi della pesca nel Mediterraneo iniziato a giugno. L'ingresso in porto non è stato tuttavia possibile. Le autorità portuali hanno, difatti, revocato il permesso di attracco, perchè una ventina d'imbarcazioni per la pesca del tonno avevano, nel frattempo, bloccato la nave ammiraglia di Greenpeace, creando una situazione di tensione.

Il blocco è continuato per tutta la giornata di ieri. Per difendersi dall'ostilità dei pescatori è stato necessario anche mettere in acqua i gommoni. Questa mattina la situazione è però degenerata quando alcune delle imbarcazioni presenti hanno messo in atto un abbordaggio in piena regola: i pescatori hanno usato delle cime per legare le proprie imbarcazioni alla nave e impedire ogni possibile accesso a bordo, senza esitare a usare gli idranti anche contro l'incolpevole equipaggio.

Le autorità francesi hanno nel pomeriggio disposto l'invio di un rimorchiatore, l'ETV Abielle Flanders, per rimorchiare la nave di Greenpeace e scortarla fuori dalle acque territoriali francesi. Per mitigare le tensioni che si erano via via create, Greenpeace non si è apposta alla decisione delle autorità marittime francesi, ma deve essere chiaro che la Rainbow Warrior non ha infranto alcuna legge e il clima di tensione è stato una conseguenza del comportamento dei pescatori francesi.

La Rainbow Warrior avrebbe tranquillamente potuto abbandonare le acque territoriali francesi con i propri motori e senza l'ausilio di un rimorchiatore. Era stato deciso, in ogni caso, di ripartire oggi pomeriggio per andare in Spagna, a Cartagena, e continuare la campagna di sensibilizzazione e informazione sulla crisi del Mediterraneo.

Greenpeace propone l'istituzione di una rete di riserve marine che copra il 40 per cento della superficie del Mediterraneo, tutelando, nel lungo periodo, non solo l'ambiente, ma anche gli interessi dei pescatori.

Le popolazioni di tonno rosso nel Mediterraneo sono duramente minacciate da pratiche di pesca intensive e irresponsabili. I pescatori di tonno che oggi spadroneggiano nei porti  fanno quello che vogliono in alto mare, senza rischiare controlli o sanzioni. Questi pescatori che oggi ci attaccano dovrebbero invece assumersi le proprie responsabilità e guardare in prospettiva, sostenendo la nostra proposta di istituzione di una rete di riserve marine, che è un passo necessario per avere in futuro un mare pescoso e in salute.

www.greenpeace.it

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sabato, agosto 26, 2006

ACQUA, 135 MILIONI DI PERSONE A RISCHIO IN TUTTO IL MONDO
Legambiente: "si deve spezzare il circolo vizioso povertà, degrado ambietnale. La lotta alla desertificazione deve essere l'obiettivo primario del Governo"

25 agosto 2006 - Sono 135 milioni le persone che rischiano l’esodo forzato dai luoghi in cui abitano per cause ambientali e 3,4 miliardi, circa la metà della popolazione mondiale, quelli che abitano zone esposte ad almeno un rischio ambientale dall’impatto rilevante, tra siccità, inondazioni, frane, cicloni, eruzioni vulcaniche, terremoti. E la situazione è destinata a peggiorare, visto che i continenti perdono ogni cinque anni 24 miliardi di tonnellate di superficie fertile, e che 50mila grandi dighe, che forniscono il 20% dell’elettricità globale e il 10% della produzione mondiale di cibo e di fibre, bloccano il 60% dei grandi sistemi fluviali nel mondo.
È sulla desertificazione e le conseguenze sociali ed economiche dei cambiamenti climatici, che Legambiente rilancia l’allarme in occasione della Settimana mondiale dell’acqua di Stoccolma.
“La desertificazione – ha dichiarato Maurizio Gubbiotti responsabile Dipartimento Internazionale di Legambiente - è una delle più gravi e pervasive forme di degrado ambientale e coinvolge un numero eccezionalmente elevato di persone. Le comunità povere sono spesso insediate in zone ecologicamente fragili e non avendo mezzi per gestire adeguatamente le risorse provocano a loro volta la degradazione generale dell’ambiente. È un circolo vizioso: la povertà favorisce il degrado, il degrado produce povertà. La lotta contro la desertificazione – ha concluso Gubbiotti – rappresenta un obiettivo di primaria importanza, non solo per la tutela dell’ambiente ma anche per le implicazioni economiche e sociali”.
Secondo le Nazioni Unite la desertificazione è l’emergenza ambientale più grave degli ultimi decenni. Le regioni aride e semi-aride del pianeta rappresentano quasi il 40% della superficie terrestre e ospitano circa 2 miliardi di persone. Le perdite economiche globali dovute alla desertificazione ammontano a circa 42 miliardi di dollari annui. Secondo l’UNEP, a causa dell’espansione dei deserti, in Africa sono sfollate più di 10 milioni di persone negli ultimi 20 anni. La povertà impedisce a queste popolazioni di dotarsi di strumenti tali da poter migliorare lo sfruttamento del terreno e indebolisce la loro resistenza sociale ed ecologica, tanto più che non hanno la capacità o la possibilità di investire nella gestione delle risorse naturali, sono quindi costrette a muoversi per cercare ambienti più ospitali. Fenomeno destinato ad aggravarsi, a causa dell’intensificarsi dei fenomeni meteorologici estremi, conseguenza delle pressioni sull’ambiente.
Tanto più grave, risulta in questo contesto la costruzione di 49.697 grandi dighe (quelle alte almeno 15 metri) nel mondo che, per ottenere il 20% dell’elettricità globale e il 10% della produzione mondiale di cibo e fibre, bloccano il 60% dei grandi sistemi fluviali nel mondo, con costi sociali e ambientali devastanti. La costruzione di nuove dighe ha costretto all’esodo forzato tra i 40 e gli 80 milioni di persone, di cui 35 milioni solo in India. Praticamente una nazione più vasta dell’Italia è stata evacuata e distrutta. Secondo la Commissione mondiale sulle dighe l’impatto sociale ed economico più grave si è verificato a danno delle comunità più povere e dei settori più vulnerabili: il 70% degli sfollati appartiene a popolazioni indigene, per lo più a comunità contadine e minoranze etniche. In genere chi è costretto all’esodo forzato viene trasferito in aree con suoli poveri, lontano dalle acque e dalle risorse dei fiumi, e deve pagare gli alti costi delle pompe per l’irrigazione (come nei casi dello Zambesi e del Nilo).

www.legambiente.it

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venerdì, agosto 25, 2006

USA: DALLA FLORIDA A CAPE COD, LAMANTINO BATTE UN RECORD
Il mammifero ha percorso oltre 1000 miglia nella sua escursione verso nord

25 agosto 2006 - Un avventuroso lamantino, mammifero marino tipico della Florida, ha risalito la costa orientale degli Stati Uniti per oltre 1000 miglia, spingendosi fino a Cape Cod, nel Massachusetts, battendo cosi' il record di escursione piu' a Nord della sua specie, almeno per quanto finora accertato.
Il protagonista dell'impresa e' un lamantino, anche noto con il nome impietoso di 'vacca marina', un raro mammifero dell'ordine dei sirenidi e della famiglia dei trichechi, che somiglia ad una grossa foca, ma ha come particolarita' la coda arrotondata e a forma di pala e il muso con ampie guance e lunghi baffi.
L'esemplare primatista del mansueto animale, che di solito pesa mezza tonnellata e puo' vivere fino a 60 anni, e' stato avvistato questa settimana a Cape Cod.
Gli specialisti dell'Amministrazione, che ne seguivano gli spostamenti, hanno ricostruito tutto il suo viaggio, effettuato in sole sei settimane, partendo dalle acque calde della Florida, passando per New York, fino al Rhode Island e al Massachusetts.
Il lamantino, che e' stato chiamato Marvin, e' stato avvistato a piu' riprese durante la sua peregrinazione: la sua avventura di oltre 1500 chilometri ha mobilitato gli abitanti della costa, anche perche' gli esperti assicurano che questi animali, a dispetto delle dimensioni, sono di natura gentile e docile e adorano essere grattati sulla pancia.
Gli scienziati pero' non si spiegano come mai Marvin si sia avventurato cosi' a nord e temono che possa ora avere difficolta' a tornare in Florida prima che le acque si facciano troppo fredde. E' probabile che Marvin, quasi certamente un maschio, perche' alle femmine della sua specie piace poco vagabondare, abbia profittato di alcune correnti particolarmente tiepide del periodo estivo per esplorare il nord.
Il lamantino e' una specie in via d'estinzione (se ne contano poco piu' di 3000 al mondo) ed e' tipico della Florida. E' vegetariano, ha un intestino lunghissimo e ama brucare sott'acqua: per questo, e' paragonato ad una mucca. In realta', la sua specie e' lontana parente degli elefanti.
Gli uomini sono stati gli unici predatori del lamantino, perche' una volta lo cacciavano per nutrirsene. Anche se ora e' protetto, la sua vita e' spesso in pericolo perche' e' molto lento e si scontra facilmente con le imbarcazioni, procurandosi ferite talora letali.
Proprio per le vecchie cicatrici sulla coda di Marvin, gli studiosi l'avevano inizialmente confuso con un altro lamantino famoso, di nome Chessie, che era stato avvistato a piu' riprese lungo le coste del nord America.
Alla sua prima escursione fra Virginia e Maryland, nel 1994, Chessie non riusci' a tornare al largo della Florida da solo e fu riportato 'a casa' in elicottero. Nel 2001, avvistato di nuovo al largo della Virginia, fu tenuto sotto controllo, ma -ormai esperto- riusci' a rientrare a casa senza aiuto.

(ANSA)

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giovedì, agosto 24, 2006

Marea Nera: un'estate da dimenticare

Estate catastrofica per i mari e gli oceani di tutto il mondo

International, 23 Agosto 2006 — Alaska, Filippine, Libano, India. Quattro disastri ambientali in poche settimane. Un'escalation devastante di incidenti e sversamenti di petrolio. Un'estate nera per i mari di tutto il mondo. Occorre bloccare i sussidi all'industria petrolifera e del carbone e puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili.

Non sono bastati incidenti gravissimi come quello della Prestige nel 2002 in Galizia a far rispettare le leggi internazionali. Così le "carrette del mare" continuano a solcare gli oceani di mezzo mondo, e i pericoli per l'ambiente sono reali e costanti. Olio combustibile, petrolio, benzine e altri derivati vengono ogni giorno dispersi in mare da navi e petroliere. Perdite frequenti si hanno inoltre dagli oleodotti. Gli ecosistemi marini, già stressati da una pesca intensiva e distruttiva, sono ora stati colpiti da quattro disastri ecologici avvenuti tra luglio e agosto. Un'estate davvero nera, è il caso di dirlo.

È ormai chiaro che gli incidenti legati all'estrazione, produzione e distribuzione di prodotti petroliferi capitano con disarmante facilità e continuano a verificarsi in tutto il mondo, provocando sempre nuovo imbarazzo per le società petrolifere, e sempre nuove paure per Greenpeace e le altre associazioni ambientaliste.

Le preoccupazioni sono motivate dal fatto che, anche dopo gli interventi di mitigazione e bonifica, un vero ritorno alle condizioni iniziali non è possibile. Nel caso di una perdita in mare, ad esempio, si usano di solito barriere galleggianti gonfiabili per contenere l'espandersi della fuoriuscita e pompe per prelevare le sostanze oleose. Non sempre tali operazioni sono possibili a causa della viscosità delle sostanze, e a seconda delle condizioni del mare. Le tecniche di sequestro sono ancora più complicate quando la marea nera colpisce le coste.

Per questo Greenpeace chiede che si passi al più presto all'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, così da abbandonare progressivamente la dipendenza dal petrolio e dai suoi derivati. In tutto il mondo il petrolio continua ad essere la prima fonte primaria di energia, rappresentando il 36 per cento del fabbisogno totale di energia (il carbone è al secondo posto con circa il 28 per cento). L'utilizzo di combustibili fossili è inoltre alla base del riscaldamento globale che sta sconvolgendo il pianeta.

Quanti altri incidenti si verificheranno da qui alla fine dell'anno? Greenpeace è stanca di gridare al disastro ecologico e chiede che vengano definitivamente tagliati i sussidi europei all'industria petrolifera e del carbone. Al contempo tali risorse economiche devono essere destinate allo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili e dell'efficienza energetica.

Fonti rinnovabili ed efficienza energetica rappresentano l'unica risposta concreta per eliminare incidenti di contaminazione da petrolio, oltre che l'unico modo per arrestare il riscaldamento globale che sta mettendo a rischio il futuro del Pianeta.

www.greenpeace.it

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mercoledì, agosto 23, 2006

IL TONNO ROSSO E' IN PERICOLO STOP ALLE 'FATTORIE GALLEGGIANTI'
Il Ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio chiede subito una moratoria

23 agosto 2006 - 'Occorre tutelare maggiormente il Mar Mediterraneo e la sua biodiversita', per questo motivo chiedero' subito alla Ue una moratoria della pesca insostenibile di tonno rosso'. Cosi' il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Alfonso Pecoraro Scanio commenta i dati dell'ultimo rapporto del Wwf sulla pesca del tonno nel Mediterraneo. Stando al rapporto del Wwf, infatti, la quota di tonno pescabile stabilita annualmente dall'Iccat e' stata abbondantemente superata sia nel 2004 (40%) che nel 2005, mentre per l'anno in corso i ricercatori del Wwf si aspettano addirittura un drammatico sconfinamento delle quote stabilite.
'Va sicuramente fatta chiarezza - continua il Ministro Pecoraro - su quali Paesi non rispettano le quote o pescano anche tonni sottomisura. Mi attivero' da subito in sede internazionale per porre fine a questo scempio. Non mi stanchero' mai di ripetere, infatti, che il Mar Mediterraneo e la sua biodiversita' sono una risorsa importantissima per tutti e che -conclude- bisogna tutelare con la massima attenzione questa preziosissima risorsa naturale'.

(Sec-Ccr/Ct/Adnkronos)

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mercoledì, agosto 23, 2006

TRA I 300 ED I 350 GLI AVVISTAMENTI DEL VELIERO DEI DELFINI
Gli uomini del Cts hanno censito balenotteri, tonni e tartarughe soparttutto in prossimità delle riserve o dei parchi marini

22 agosto 2006 - Sono stati fra i 300 e i 350 gli animali avvistati dal 'Veliero dei Delfini' del Cts, soprattutto in prossimita' delle riserve marine o nei parchi nazionali.
"Durante la navigazione- spiega Irene Galante, biologa marina e capo spedizione della campagna- sono stati effettuati sopratutto avvistamenti di balenottere (Balaenoptera physalus), stenelle (Stenella coeruleoalba), grampi (Grampus griseus), tursiopi (Tursiops truncatus), delfini comuni (Delphinus delphis), tonni (Thunnus thynnus) e tartarughe marine (Caretta caretta". La presenza di questi animali, alcuni di grandi dimensioni, sono state rilevate piu' frequentemente in prossimita' di riserve marine o lungo le coste di parchi nazionali con perimetro a mare, "questo- continua Galante- a conferma che l'istituzione di queste aree protette garantisce a questi animali un habitat piu' tranquillo dove le minacce derivanti dalle attivita' umane sono piu' attenuate".
Ma come stanno in salute i pesci del mare Nostrum? Secondo la biologa marina Simona Clo', a bordo dell'imbarcazione quale responsabile del settore conservazione natura del Cts alcune specie di cetacei (tursiope, stenella, grampo, balenottera, capodoglio) vivono una situazione "abbastanza buona, piu' critica invece la situazione per altri animali marini come ad esempio gli squali, la foca monaca, il pescespada e il tonno rosso".

(Com/Mag/ Dire)

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martedì, agosto 22, 2006

PESCARA, UN'INTERA FAMIGLIA DI DELFINI AVVISTATA VICINO ALLA COSTA
Una buona notizia però i rischi, per loro, sono sempre dietro l'angolo. Per questo sono state create delle schede che aiutino a riconoscerli osservandone la sagoma di emersione, tipica per ogni specie, per sensibilizzare diportisti e pescatori

21 agosto 2006 - Erano una decina e nuotavano da sud verso nord i delfini avvistati ieri, verso il tramonto, nelle acque dell'Adriatico, a poche centinaia di metri dalla costa pescarese. A seguirne per un po' i movimenti e' stato un battello della Capitaneria di Porto, giunto sul posto appena ricevuta la segnalazione da alcuni bagnanti entusiasti.
Per monitorarli piu' attentamente e' stato subito chiamato il il veterinario responsabile regionale Abruzzo del Centro Studi Cetacei, Vincenzo Olivieri, che li ha definiti 'un bel gruppo familiare. Si tratta del Tursiops truncatus, una specie comune nel Mediterraneo - spiega - quella piu' confidente, la stessa a cui apparteneva Filippo, il delfino morto due anni fa nel porto di Manfredonia (Foggia)'.
I simpatici animali hanno stazionato per un po' al di la' delle barriere frangiflutto, ben visibili nelle loro tipiche evoluzioni dalla costa di Montesilvano (Pescara). 'Sicuramente le condizioni del nostro mare, abbastanza ricco - aggiunge il veterinario - agevolano la presenza dei delfini; per di piu' in questo periodo di fermo biologico non sono disturbati dalle flottiglie di pescherecci'.
Non stanziali, i delfini non possono essere osservati con le stesse tecniche utilizzate per uccelli o mammiferi. Gli unici elementi ai quali ci si puo' affidare per studiarli e quantificarne la presenza sono il recupero degli animali spiaggiati e gli avvistamenti di chi va in mare. 'Per sensibilizzare diportisti e pescatori - spiega ancora Olivieri - sono state create delle schede che aiutino a riconoscerli osservandone la sagoma di emersione, tipica per ogni specie'.
'Il Centro Studi Cetacei fa parte della migliore rete d'Europa per la segnalazione degli spiaggiamenti - sottolinea il responsabile regionale -, coordinando ricercatori ed enti, tra i quali le Capitanerie di Porto, sugli 8.000 chilometri di coste italiane. La quantita' di animali spiaggiati puo' dare un'idea della qualita' della popolazione, dal punto di vista zoologico, biomedico e veterinario'.
Il Centro ha attivato anche la Banca Tessuti per i mammiferi marini del Mediterraneo insieme all'Universita' di Padova e all'Icram, l'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare: la struttura si occupa della raccolta e conservazione di materiale biologico, quindi anche Dna, proveniente da cetacei spiaggiati.

(ANSA)

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lunedì, agosto 21, 2006

Anche i pesci, come gli abitanti delle città, afflitti da inquinamento acustico
Troppo frastuono in fondo al mare
Una ricerca dell' Istituto di Oceanografia Scripps rivela che dagli anni '60 a oggi il rumore è aumentato di 10 volte

L’inquinamento acustico non è una prerogativa delle megalopoli congestionate dal traffico: ora c’è anche in fondo al mare. E così come noi, cittadini condannati al frastuono dei centri urbani, siamo afflitti da stress da rumore, pare che anche i pesci cominciano a soffrire dello stesso problema. La prova che le acque del mare sono attraversate da fastidiose onde acustiche di varia frequenza, che si propagano dalla superficie fino a profondità di decine di metri, è stata raccolta dai ricercatori della «Scripps Institution of Ocenography» dell’università di San Diego (California) con una serie sistematica di monitoraggi portati avanti per una quarantina d’anni, a partire dal 1964, nell’Oceano Pacifico.

DATI TENUTI SEGRETI - Per decenni questi dati, raccolti dalla marina militare, sono rimasti coperti da segreto. Ora come, si dice in gergo, sono stati "declassificati" e messi a disposizione della comunità scientifica per scopi di ricerca pura. “L’analisi dei risultati mostra che in 40 anni il rumore rilevabile sott’acqua, in pieno oceano, è aumentato di un fattore 10. In cifre assolute si può valutare che sia aumentato di 3 decibel per decade - spiega il professor John Hildebrand, uno degli autori della ricerca, ora pubblicata sul numero di agosto 2006 del "Journal of the Acoustical Society of America"-.

LE NAVI - La causa è da attribuire al raddoppio della flotta commerciale mondiale, che dalla metà degli anni Sessanta a oggi è passata da circa 42.000 a 90.000 unità. Ma non solo. Nel frattempo è aumentata anche la potenza dei motori di natanti sempre più grandi e veloci”. Insomma, anche le vie del mare sono diventate congestionate e rumorose. E poiché i suoni si propagano, oltre che nell’aria anche nell’acqua, pure gli abissi soffrono di inquinamento acustico.

I SENSORI - Per verificare il livello attuale dei rumori subacquei i ricercatori dell’Istituto Scripps hanno sviluppato una nuova generazione di sensori acustici definiti ARP (Acoustic recording packages), molto più sensibili dei vecchi idrofoni usati dai militari. “Il passo successivo consisterà nel verificare quale tipo di impatto abbia sui pesci il crescente inquinamento acustico - osserva Hildebrand-. Ancora non abbiamo dati sufficienti per trarre conclusioni. Ma, se dovessero emergere evidenze di interferenze negative, si potrebbe fin d’ora pensare ad allontanare le rotte più affollate dalle aree in cui si concentra la vita del mare”. Secondo altri ricercatori l’impatto negativo dell’inquinamento acustico sulle specie marine è già provato, come dimostrerebbero i casi, apparentemente inspiegabili, di cetacei che perdono l’orientamento, impazziscono e si spiaggiano a riva.

Franco Foresta Martin

21 agosto 2006 www.corriere.it

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