sabato, settembre 30, 2006

Sotto osservazione le onde degli uragani
Messo a punto dall'ente spaziale americano un apposito altimetro radar

27.09.2006 Venti fortissimi, piogge torrenziali, alluvioni, sono tutti tratti caratteristici degli uragani, che però provocano anche onde enormi, capaci di erodere spiagge, distruggere strade costiere e, in alto mare, mettere in serio pericolo le navi che incontrano sul loro passaggio.
La
NASA, in collaborazione con la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha messo a punto e sperimentato un altimetro radar in grado di tenere sotto controllo i cambiamenti nell’altezza e nella struttura delle onde nell’area interessata da un uragano e in quelle circostanti.
I dati raccolti da aerei in alta quota, oltre a poter essere forniti immediatamente ai natanti potenzialmente a rischio, vengono comunicati a terra per essere elaborati in base a modelli al computer in modo da poterne stabilire l’evoluzione e l’impatto in tempi e luoghi diversi da quello sotto osservazione. L’altezza, l’ampiezza e la velocità di un’onda dipendono infatti da svariati fattori: dalle variazioni di profondità del fondale ai mutamenti di velocità e direzione del vento. Per questo la forza e le potenzialità distruttive di un’onda possono variare in maniera piuttosto repentina.


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venerdì, settembre 29, 2006

Dal Mar rosso al Mar Morto

28 Settembre 2006 - Da quando le acque del fiume Giordano sono state deviate per usi agricoli, le acque del Mar Morto si stanno abbassando notevolmente tanto che gli esperti temono un prosciugamento totale intorno al 2050.
Il Giordano infatti sfocia nel Mar Morto che in realtà non è un mare ma un lago salato. Il Mar Morto deve il suo nome proprio all’alto grado di salinità (365 gr. per litro contro ai 35 gr dell’oceano) che permette lo sviluppo di pochissime forme viventi ma che richiama ogni anno milioni di turisti per il beneficio che i suoi sali minerali hanno sulla salute. Ultimamente, per scongiurare l’evaporazione dell’acqua del lago, è stato proposto un ambizioso progetto che prevede la costruzione di un sistema di canali e tubazioni nel deserto del Sinai per trasportare l’acqua marina dal Mar Rosso al Mar Morto. Autore del progetto è il famoso architetto inglese Norman Foster considerato uno dei maggiori esponenti dell’architettura “High Tech”.
Il progetto, già approvato dalle autorità locali, è stato fortemente però criticato dagli ecologisti che vedono un pericolo per il delicato ecosistema dovuto al rimescolamento tra le acque dei due mari.

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giovedì, settembre 28, 2006

ALLARME WWF, LA PESCA UCCIDE I MARI D'EUROPA
Rapporto sulle stragi nel nome del profitto

28 settembre 2006 - Non rinuncia a piatti raffinati l'Europa, e rischia di lasciare ai propri figli dei mari senza vita. A lanciare l'allarme e' Wwf International, che denuncia una quotidiana e spesso inutile strage sull'altare del mercato comunitario.
Intitolato 'Piatti di pesce, il volto intollerabile dei prodotti del mare', un rapporto pubblicato oggi a Ginevra dall'organizzazione ambientalista denuncia pratiche allo stesso tempo devastanti e inefficienti.
Piaceri della tavola a caro prezzo. Secondo lo studio, consultabile sul web, a causa delle loro piccole dimensioni fino all'80 per cento delle platesse pescate nel Mare del Nord sono ributtate in acqua morte o gravemente ferite. Per ogni pescespada catturato illegalmente a largo delle coste marocchine - indica il rapporto - sono uccisi due squali.
Una deriva dalle conseguenze rovinose, secondo il Wwf. 'Non tutto il pescato finisce in tavola', avverte James Woolford, responsabile dell'organizzazione. 'Le distruzioni provocate dalla pesca industriale devono essere fermate, altrimenti i nostri bambini erediteranno un oceano povero di vita'.
Il documento elenca una serie di 'ferite', inferte nel nome di profitto e sapori delicati. A largo della Norvegia la pesca delle aragoste con reti a strascico posate sul fondale devasta la flora locale, facendo strage di stelle marine, molluschi e crostacei.
Nell'Oceano Atlantico la pesca di circa un terzo dei tonni azzurri avviene con metodi illegali e clandestini. Sul banco degli imputati, il Wwf mette in primo luogo navi europee.
Pratiche dannose che pesano sulla 'coscienza' del Vecchio Continente anche a largo dell'Africa occidentale. E' per soddisfare la domanda proveniente dall'Ue, infatti, che nella regione pescherecci a caccia di scampi e calamari impoveriscono in modo irreparabile la fauna ittica.
Tragedie simboleggiate dalla sorte del merluzzo, re del 'fish and chips'. E' la specie piu' tartassata, fa sapere il Wwf. Il numero degli esemplari in vita si e' ridotto del 70 per cento negli ultimi 30 anni. Scomparira' del tutto dall'Oceano Atlantico - avverte l'organizzazione ambientalista - nel giro di tre lustri.
Il Wwf chiede un cambiamento alle autorita' e ai consumatori europei. Che - si legge nel documento pubblicato a Ginevra - dovrebbero acquistare il pesce solo da esercizi commerciali gestiti in modo corretto e identificati con la certificazione del gruppo Marine Stewardship Council.

(ANSA)

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mercoledì, settembre 27, 2006

Un numero verde in difesa delle tartarughe

27 Settembre 2006 L’estate appena trascorsa che ha visto un aumento record nel numero delle deposizioni di uova di tartaruga Caretta caretta, la più comune del Mediterraneo e l’unica che sceglie la sabbia di alcune località italiane per deporre le sue uova.
La regione che ha stabilito il record di deposizioni (9) è stata la Sicilia seguita da Calabria, Sardegna,Puglia e Campania.

Di certo un buon risultato che premia il lavoro compiuto negli ultimi anni dal Cts –Ambiente per la conservazione dei siti di nidificazione svolto nell’ambito del Progetto Tartanet a cui partecipano oltre al Cts –Ambiente anche 31 partner italiani.
Oltre ai siti di nidificazione il Progetto Tartanet si occupa di recupero e cura degli esemplari catturati, della sperimentazione di sistemi di pesca non dannosi per le tartarughe, di divulgazione e realizzazione di linee guida per la salvaguardia di questa specie.
Per una maggiore protezione di questi animali marini il Cts-Ambiente, con il contributo di Europ Assistance, ha attivato un servizio di Pronto Intervento Tartarughe che funziona 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale e che raccoglie segnalazioni di catture accidentali, avvistamenti di tartarughe piaggiate o in difficoltà. Le segnalazioni giunte alla centrale operativa vengono poi passate ai diversi centri di recupero presenti sul territorio nazionale per gli opportuni interventi di soccorso. Il numero è 800.904.841.

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martedì, settembre 26, 2006

COPEPODI, ANFIPODI, OLIGOCHETI: STUDIO E TUTELA IN ABRUZZO
Nell’Oasi WWF delle Gole del Sagittario, inizia un progetto pilota. WWF, Comune di Anversa degli Abruzzi e Regione Abruzzo insieme per applicare nuove metodologie di valutazione ambientale

25 settembre 2006 - A Pescara durante una conferenza stampa i rappresentanti del WWF, della Riserva Naturale e Oasi WWF delle Gole del Sagittario, del Comune di Anversa degli Abruzzi, dell’Università dell’Aquila e della Regione Abruzzo hanno presentato un innovativo progetto pilota per lo studio e la salvaguardia della biodiversità delle sorgenti.
La ricerca, finanziata al Comune di Anversa degli Abruzzi dall’Assessorato Regionale ai Parchi, è stata affidata alla Prof.ssa Diana Galassi, dell’Università dell’Aquila, tra le massime autorità europee in materia di ecologia delle acque sorgive e di fauna delle sorgenti.
Ha dichiarato l’Assessore Regionale ai Parchi Ing. Franco Caramanico “Questa iniziativa conferma la dinamicità delle riserve regionali nel proporre e realizzare attività all’avanguardia. La partecipazione del WWF nella gestione della Riserva delle Gole del Sagittario permette ad un piccolo comune come quello di Anversa degli Abruzzi di confrontarsi con tematiche complesse. L’efficienza e la sostenibilità ambientale nello sfruttamento delle risorse idriche sotterranee sono ormai riconosciute come obiettivi prioritari delle scelte internazionali in materia di salvaguardia ambientale e di sicurezza del territorio e della salute umana; si avverte, quindi, la necessità di disporre di strumenti operativi per la tutela e la gestione dei corpi idrici e degli ecosistemi ad essi connessi. Negli ultimi decenni, l’incessante e notevole degrado della risorsa idrica ha avuto come effetto immediato e facilmente percepibile la riduzione della disponibilità della stessa per usi diversi; la conseguenza più preoccupante riguarda, invece, la perdita della funzionalità ecologica indotta negli ecosistemi acquatici sotterranei dal deterioramento quantitativo e qualitativo delle acque.
Ha dichiarato Augusto De Sanctis, coordinatore delle Oasi WWF per Marche, Abruzzo e Molise “L’approfondimento della conoscenza della biodiversità acquatica sotterranea rappresenta uno stadio cruciale per lo sviluppo di una metodologia standardizzata che, attraverso l’analisi integrata di indicatori biologici e parametri ambientali, fornisca informazioni tempestive ed accurate sulla qualità delle acque. E’ in quest’ottica che si inserisce il progetto di ricerca, finanziato dal Comune di Anversa degli Abruzzi e sostenuto dal WWF, finalizzato alla valutazione e conservazione della biodiversità acquatica delle sorgenti di Cavuto e dei Colli, tra le più importanti d’Abruzzo. Si tratta di un Sito di Interesse Comunitario di eccezionale valore naturalistico per la cui gestione è necessario dotarsi di strumenti e ricerche adeguate. Inoltre la Riserva metterà a disposizione delle altre aree protette i risultati dello studio al fine di condividere esperienze e tecniche utili alla corretta gestione di ambienti fragili, delicati e puntiformi come le sorgenti”.
Ha dichiarato Diana Galassi, dell’Università dell’Aquila “Gli strumenti normativi, attualmente vigenti in Italia in materia di stima della qualità dell’acqua sotterranea, prevedono la valutazione di parametri di tipo chimico-fisico e microbiologico trascurando completamente la dimensione ecologica dell’ambiente sotterraneo, nel quale la biodiversità svolge un ruolo determinante nel mantenimento di un elevato grado di qualità delle acque e nella capacità di auto-depurazione delle stesse. In un approccio integrato, il biomonitoraggio potrebbe contribuire ad individuare alterazioni indotte da cause naturali o da attività antropiche, indirizzando verso una più razionale gestione sostenibile della risorsa acquatica sotterranea. La microfauna acquatica sotterranea verrà analizzata allo scopo di individuare indicatori di qualità ambientale e indicatori di conservazione. L’obiettivo finale è la formulazione di un piano di tutela e valorizzazione dei sistemi sorgivi nell’Oasi delle Gole del Sagittario. Nuove metodologie, quali GecoRA (Groundwater Ecological Risk Assessment) e il calcolo dell’EI (Evolutionary Index), messe a punto presso i laboratori di ricerca del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università dell’Aquila da me diretti, verranno adottate al fine di valutare il potere descrittore della biodiversità nel monitoraggio e il rischio ecologico al quale le popolazioni sorgive sono sottoposte.”

INFO: 368.3188739 (Augusto De Sanctis)

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lunedì, settembre 25, 2006

LE TONNARE VOLANTI

di AnnaMaria "Lilla" Mariotti

Questi nuovi mezzi di pesca sono diventati una realtà ormai da molti anni.  Una flotta di grossi pescherecci attrezzati per la cattura del tonno rosso (Thunnus thynnus) vaga per il Mediterraneo non solo pescando questo pregiato pesce, ma imprigionandolo poi in gabbie, che vengono ancorate al largo della costa o rimorchiate nei porti,  dove il pesce viene tenuto all'ingrasso.  La stagione di pesca per queste tonnare dura praticamente tutto l'anno a differenza degli impianti fissi, dove la stagione inizia ad Aprile/Maggio e termina a metà Giugno, con l'unica eccezione della tonnarella di Camogli, dove la stagione di pesca si protrae fino alla fine di Settembre. 
Quando le tonnare fisse, per tutta una serie di motivi, non si sono dimostrate più molto remunerative, e sono state a poco a poco abbandonate, è nata l'esigenza di un mezzo di pesca più moderno, anzi il paradosso è che forse è stato proprio questo tipo di pesca che ha costretto molte tonnare a chiudere, facendo morire un mestiere antico e tradizioni secolari.  
Hanno iniziato i grandi pescherecci atlantici a fermare il tonno nella sua corsa da Ovest verso Est prima ancora che entrasse nel
Ormai anche nel Mediterraneo si trovano queste tonnare volanti e sono una flotta considerevole.   Oltre ad arrivare sui banchi di tonno ed a catturarli con grande facilità, anche con l'aiuto di ecoscandagli, li immettono in gabbie che restano in mare dove il tonno viene messo all'ingrasso, come già detto in precedenza.   Questo consente di catturare anche il tonno cosiddetto <<di ritorno>>  cioè quando compie il suo viaggio a ritroso dal Mediterraneo all'Atlantico, dopo la fase riproduttiva.  Questo tonno ha perso buona parte del suo peso e ha già deposto le uova, ma con la permanenza nelle gabbie il peso viene recuperato facilmente ed il tonno diventa commercializzabile.  Viene poi ucciso molto velocemente, con un  colpo di fucile, e smistato sui vari mercati, principalmente quello giapponese dove la carne cruda del tonno rosso è molto apprezzata per la preparazione del sushi e del sashimi .   Su questo mercato il tonno viene battuto all'asta fino a  350 € al Kg.    Il pescato di piccola taglia, cioè i tonni che raggiungono al massimo i 20 Kg, viene commercializzato in Europa.
A Savona, in Liguria, si trova la Cooperativa Pescatori Gaetano Colombo, una delle più grandi in Italia,  che pesca tra Ventimiglia a La Spezia.  Forte di 528 pescherecci, dà lavoro a 2.124 pescatori ed ha 1.500 associati in tutta Italia.  Questa Cooperativa gestisce anche due tonnare volanti rispettivamente di 47 e 28 metri : la "ANGELO PADRE II", immatricolata a Savona e la "MARIA ALFONSO" immatricolata a Loano, entrambe di proprietà di due Famiglie armatrici, Robello e Ferrigno, associate alla Cooperativa, che imbarcano dalle 9 alle 16 persone.   Queste due barche esercitano la pesca prevalentemente in Liguria partendo dai porti di Savona e Sanremo.
Ma la flotta di tonnare volanti nel Mediterraneo è ben più numerosa ed è composta da barche Italiane, Francesi e Spagnole. La campagna di pesca inizia a Malta a Febbraio e le barche rimangono in quella zona fino ad Aprile, catturando tonni dai 100 ai 300 Kg.,  poi si sposta lungo le coste della Calabria da  Maggio fino a metà Luglio, per arrivare alle Baleari, dove si trovano soprattutto barche Francesi e Spagnole.  La campagna in Liguria è l'ultima,  inizia normalmente a metà Agosto e si svolge in quello che viene chiamato il santuario dei cetacei, la zona al largo della Riviera Ligure di Ponente in cui è facile avvistare balene di passaggio.   La pesca continua fino ad inverno inoltrato, almeno finché le acque non diventano troppo fredde, poi le gabbie con il pescato da allevamento vengono rimorchiate in Spagna.
L'allevamento ittico è ormai da tempo una realtà.  Era nato tempo fa come utopico esperimento per poter combattere la fame nel mondo, ma ora è un business affermato e tutti troviamo il pesce di allevamento sul mercato, magari a prezzi competitivi,  ma vedere questo corridore dei mari chiuso in una gabbia e ucciso con una fucilata per non rovinare la sua preziosa carne è qualcosa che fa pensare più ad uno sterminio che ad un fatto commerciale.   Questo fa apparire la tanto discussa mattanza molto meno cruenta, lì almeno c'è il confronto diretto tra l'uomo e la sua preda, c'è alle spalle una tradizione secolare, gli uomini compiono gesti antichi e catturano solo il tonno che è incappato nella rete, e alle volte non è molto. Le tonnare volanti piombano sui interi banchi di tonni e le loro catture sono sempre considerevoli.  C'è da augurarsi che non succeda a questo pesce quello che è già successo ai grandi mammiferi marini che a causa di una caccia indiscriminata hanno rischiato l'estinzione e poi, cosa mangeranno i Giapponesi ?

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domenica, settembre 24, 2006

Lo hanno scoperto geologi dell’Istituto nazionale di geofisica
Il Tirreno si comporta da «oceano»
Nelle sue acque il vulcano sottomarino più grande d’Europa, Marsili, un gigante alto 3.000 metri

ROMA – Un brindisi a una scoperta geologica di livello internazionale: l’hanno fatto ieri sera i ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) di Roma, mostrando il numero della rivista «Geology» che pubblica con rilievo un articolo in cui un gruppo di geofisici dell’ente annuncia che il nostro piccolo ma importante Mar Tirreno ha raggiunto il record mondiale di espansione del suo fondo: 20 centimetri l’anno, più di quanto possano vantare l’Oceano Atlantico o quello Pacifico.
«E’ successo tra 2 e 1,5 milioni di anni fa circa, in un tempo molto recente, geologicamente parlando, e in una zona situtata proprio nel cuore del Mar Tirreno, ad una latitudine corrispondente a quella di Cosenza -spiega il professor Enzo Boschi, presidente dell’Ingv, che ha illustrato alla stampa i risultati della ricerca-. Lì il Tirreno presenta una piana abissale che sprofonda per ben 3500 metri sotto il livello del Mare. E lì si erge il vulcano sottomarino più grande d’Europa, Marsili, un gigante alto 3.000 metri, con un asse lungo una cinquantina di km. Un vulcano, per ora quiescente ma potenzialmente attivo, capace di generare eruzioni e tsunami che in pochi minuti potrebbero raggiungere le coste del Meridione d’Italia».

OCEANIZZAZIONE - Ma il senso di questa scoperta, dovuta a un gruppo di tre scienziati dell’Ingv che il professor Boschi tiene a citare uno per uno: Massimo Chiappini, Iacopo Nicolosi e Fabio Speranza, va ben al di là del record di espansione conquistato dal Tirreno. E’ una conferma che anche in un piccolo mare si possono instaurare quei processi geodinamici di oceanizzazione consistenti nella risalita di magma dall’interno della Terra e nella generazione di nuova crosta terrestre. Proprio come succede nel grande Oceano Atlantico e in quello pacifico, in corrispondenza delle cosiddette dorsali oceaniche. Studi recenti hanno permesso di ricostruire che nel Tirreno i processi di espansione sono iniziati circa 10 milioni di anni fa e, con l’alternarsi di periodi di accelerazione e di rallentamento, sono andati avanti fino a nostri tempi. Agli inizi il Tirreno era strettissimo, poi, assecondato dallo spostamento verso Est della catena Appenninica, si è andato allargando. L’espansione faceva aprire profonde fratture sul fondo del mare e risalire abbondanti flussi di magma che colmavano le ferite appena aperte. In alcuni punti nascevano anche i vulcani che costellano il Tirreno Centrale e Meridionale: la maggior parte oggi sommersi, come il gigante Marsili e i suoi vicini Palinuro, Glauco, Sisifo; altri emersi come Ustica e le Isole Eolie.

LA TECNICA - Sofisticata è la tecnica impiegata dai ricercatori Ingv per valutare la grande velocità di espansione nel centro del Tirreno. «Consiste in un’analisi che mette in evidenza le anomalie del campo magnetico terrestre provocate dalla particolare natura del sottosuolo e nella realizzazione di mappe in cui sono evidenziate tali anomalie –aggiunge Boschi-. Per compilarle i ricercatori si avvalgono di speciali sensori magnetici posti su aerei, elicotteri o navi che analizzando dall’alto la zona da esplorare. I nostri ricercatori si sono avvalsi anche di dati magnetici raccolti sin dal 1965 da altre istituzioni ed università e opportunamente rielaborati». A conclusione di questo lungo e paziente lavoro è arrivato, inaspettato, il premio della scoperta di prima grandezza: sovrapposte alla sagoma del vulcano Marsili, si sono evidenziate una serie di bande magnetiche che stanno a indicare la notevole velocità di espansione del fondo del Tirreno, 20 cm l’anno, come dire 20 metri ogni secolo, che andata avanti per oltre 1,5 milioni di anni. E oggi? L’espansione dell Tirreno sembra essersi fermata. Forse ha semplicemente rallentato ed è pronta a riprendere la sua corsa. Di certo si tratta di un processo da seguire attentamente, per le implicazioni legate ai rischi sismico e vulcanico che comporta.

Franco Foresta Martin

20 settembre 2006 - www.corriere.it

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sabato, settembre 23, 2006

Quando il veleno si trasforma in medicina

23 Settembre 2006 - Oggi e domani, l’Acquario di Cattolica ospiterà medici e farmacisti omeopati di tutta Italia che parteciperanno al seminario intitolato “Dai tre regni i veleni... Dall’omeopatia i medicinali” organizzato dal CISDO (Centro Italiano Studi e Documentazione in Omeopatia).
Nel settore “Veleni”, popolato da cobra, vipere e tarantole, con le sue 70 vasche dove fra i 3000 pesci convivono anche squali e meduse, gli omeopati italiani dimostreranno come anche dal veleno sia possibile estrarre non solo un antidoto, ma una vero e proprio beneficio. Nata oltre due secoli fa come medicina “dell’esperienza”, l’omeopatia si basa sul principio per il quale “il simile va curato con il simile.
Nei due giorni di intenso lavoro gli specialisti illustreranno come grazie alla medusa si possano trattare gonfiori al volto, affezioni da fungo della pelle o delle mucose, ansia e panico o come una pianta velenosa come la digitale offra invece un rimedio contro l’angina, la depressione dei cardiopatici e altre malattie del cuore.
Relatori di eccezione saranno i Dottori: Aura Lanzoni di Bologna, Ennio Masciello, Medico Specialista in Medicina del Lavoro, Franco Desiderio di Rimini, Endocrinologo e Specialista in Oncologia Medica, Marco Zucchini di Lugo (RA), Pediatra.
Sono sempre più gli italiani che si accostano ai farmaci omeopatici: ne fanno uso abituale circa 12 milioni, in prevalenza donne, e da una recente indagine DOXA circa ben il 45% degli intervistati risponde di conoscere, o di aver sentito parlare dell’omeopatia.
I medici italiani che prescrivono l’omeopatia sono circa 10.000 e quasi tutte le farmacie si sono attrezzate con uno scaffale apposito per far fronte alle richieste di utenti sempre più esigenti e informati.

Per iscrizioni:
www.squaloanchio.com o Segreteria CISDO – Num.Verde 800-017348.

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venerdì, settembre 22, 2006

CTS, IN ITALIA E' SOS PER 10MILA TARTARUGHE
800.904.841 il numero verde per soccorrerle

20 settembre 2006 - Non si ferma l'attivita' di recupero degli esemplari di tartaruga caretta caretta catturati accidentalmente nei mari italiani (oltre 10mila in Italia). Dopo un'estate record per lo straordinario numero di deposizioni lungo le coste italiane (ben 9 deposizioni in Sicilia seguita da: Calabria, Sardegna, Puglia e Campania), il Cts Ambiente, grazie al contributo di Europ Assistance, fornisce un servizio di Pronto Intervento Tartarughe attraverso un numero verde (800.904.841) attivo 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale, a cui e' possibile segnalare catture accidentali ed avvistamenti di tartarughe spiaggiate o in difficolta'. Le segnalazioni giunte alla centrale operativa della societa' vengono poi girate ai diversi centri di recupero presenti nel territorio nazionale che provvedono a salvare, curare e rimettere in liberta' gli esemplari. Il numero verde ha gia' avuto numerose segnalazioni che hanno consentito di salvare diversi animali in difficolta'.
'In base a stime recenti 60mila tartarughe marine vengono catturate accidentalmente ogni anno nel Mediterraneo durante le operazioni di pesca professionale, di cui piu' di 10mila solo in Italia spiega la biologa del Settore Conservazione Natura del Cts, Simona Clo' - con una mortalita' degli animali che va dal 10 al 50%. Ogni peschereccio puo' arrivare infatti a catturare involontariamente fino a 20 tartarughe in una sola battuta di pesca'.
'L'aumento dei nidi lungo le nostre coste - commenta il vicepresidente nazionale del Cts e responsabile del Progetto Tartanet, Stefano Di Marco - dimostra che il lavoro svolto negli ultimi anni per proteggere e conservare i siti di nidificazione, ha ottenuto ottimi risultati.
Il progetto Tartanet, che vede coinvolto il Cts Ambiente insieme a 31 partner istituzionali, prevede la creazione di un sistema capace di mettere in rete le varie realta' operanti sul territorio italiano, con interventi coordinati per la protezione ed il monitoraggio dei siti di nidificazione delle tartarughe, il recupero e la cura degli esemplari catturati accidentalmente e la sperimentazione e l'applicazione di sistemi di pesca a basso impatto in grado di ridurre le catture accidentali'.
Conferma il suo sostegno all'iniziativa anche Europ Assistance, che per bocca della responsabile comunicazione Daniela Stefani si e' impegnata a promuovere progetti eco-compatibili per la tutela e la salvaguardia dell'ambiente, mettendo tra l'altro a disposizione del Cts la propria centrale operativa 24 ore su 24 con un numero verde dedicato.

Fonte (ANSA)

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giovedì, settembre 21, 2006

MATTANZA DELFINI, GIAPPONE CONTESTATO

Presentata una mozione alla Camera dei Deputati. Animalisti Italiani invitano a disertare delfinari

21 settembre 2006 - "Ogni anno, da ottobre a marzo, i pescatori giapponesi catturano e uccidono circa 20.000 piccoli cetacei in modo brutale e violento. E' il piu' grande e pianificato massacro di delfini". Lo denunciano gli Animalisti Italiani in occasione della Giornata Mondiale contro le mattanze dei delfini in Giappone.
Ogni anno di questi tempi le organizzazioni di tutto il mondo si danno appuntamento davanti alle ambasciate del sol levante per spingere il Governo di Tokyo a condannare e impedire il massacro, ma fino ad oggi il governo non e' mai intervenuto.
Oggi anche davanti all'ambasciata giapponese di Roma un piccolo gruppo di ragazzi ha messo in scena le fasi di una caccia crudele sotto gli occhi di qualche agente di polizia, addetti alla vigilanza e passanti incuriositi ma non abbastanza per fermarsi.
'Ogni anno veniamo qui e chiediamo un incontro ma dall'ambasciata non si fa mai vivo nessuno', dice la giovanissima Daniela Britti 'ma quello che conta per noi e' sensibilizzare l'opinione pubblica e soprattutto far sapere che ognuno di noi puo' fare qualcosa a favore dei delfini'. E cosa?
'Molto semplice - spiega Daniela - non andare a visitare i delfinari che sono dei luoghi di detenzione dove i delfini subiscono la deprivazione alimentare per essere addestrati. E' terribile, se si va a visitare i delfinari si e' complici di questa strage, perche' infatti e' sempre crescente dai delfinari al richiesta di delfini a scopo di lucro per il 'nuoto con i delfini' e 'la terapia assistita con i delfini'. E i pescatori fanno affari vendendo i cuccioli per cifre che si aggirano attorno a 100.000 dollari a delfino. Ma arrivati nei delfinari li' comincia la storia crudele. Il trattamento a cui cui i cuccioli vengono sottoposti e' talmente disumano che in un delfinario gli animali vivono in media 6-7 anni mentre normalmente in ambiente naturale la vita media e' di 40 anni'. Daniela e i suoi compagni guardano l'ambasciata dall quale non arriva nessun cenno. Solo verso la fine della manifestazione dal cancello dell'ambasciata esce un cortese funzionario per far sapere all'Ansa che dall'ambasciata 'non ci sono commenti'.
Piu' soddisfazione i ragazzi l'avevano avuta all'inizio della manifestazione quando era arrivato il presidente del gruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli che ieri ha presentato alla Camera una mozione sottoscritta dai deputati del suo partito e dal deputato della Rosa nel Pugno Bruno Mellano. Nella mozione si chiede al Governo Italiano di chiedere ufficialmente al Governo Giapponese di 'porre fine a una pratica barbara e cruenta come il massacro di migliaia di cetacei ogni anno' e di 'prevedere l'adozione immediata di provvedimenti sia in ambito nazionale che in ambito comunitario, per la condanna di simili atti, considerando che i cetacei, quali specie migratorie, non possono essere considerate 'proprieta' di un singolo Stato e che sono protetti da normative internazionali quali la convenzione internazionale di Washington'.

(ANSA)

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mercoledì, settembre 20, 2006

INDONESIA, SCOPERTE DECINE NUOVE SPECIE MARINE, SQUALO CHE CAMMINA...
Fonte Bbc con scienziati di COnservation International

19 settembre 2006 - Decine di nuove specie di pesci, crostacei ed altri esemplari marini, tra cui due diversi tipi di squali che camminano sulle loro pinne, sono state scoperte nelle acque al largo dell'isola di Papua, in Indonesia. Lo rivela il sito internet della Bbc citando scienziati di Conservation International (Ci), un'organizzazione che collabora con il governo indonesiano per proteggere l'ecosistema.
'Siamo letteralmente rimasti senza fiato da cio' che abbiamo trovato', ha dichiarato Mark Erdmann, uno degli scienziati di Ci che ha lavorato al progetto.
I ricercatori hanno scoperto 20 coralli, 24 pesci ed otto crostacei finora sconosciuti nella regione di Testa d'uccello, a ovest dell'isola di Papua. Ad impressionarli sono stati in particolare alcuni esemplari di labro che durante la fase dell' accoppiamento, per attirare le femmine, passano da un marrone scuro a spettacolari sfumature di giallo, blu e viola e soprattutto due specie di squalo che 'camminano' sul fondo del mare utilizzando le pinne.
Questi ultimi potrebbero appartenere alla famiglia degli squali spalletta che derivano il loro nome da due grandi macchie sulla testa che assomigliano alle spallette delle uniformi degli ufficiali dell'esercito.
'Cinque anni fa abbiamo terminato la nostra prima spedizione a Raja Ampat (un'isola vicina alla Testa d'uccello) che si era rivelata essere quello che pensavamo: l'epicentro della biodiversita' marina del pianeta', ha affermato Erdmann.
'Queste scogliere papuane sono letteralmente delle fabbriche di specie che hanno bisogno di attenzioni speciali per proteggerle dalla pesca non sostenibile e da altre minacce affinche' i loro proprietari e la comunita' mondiale continui a beneficiarne', ha aggiunto Erdmann.
La scoperta ha subito posto il problema di come conservare un cosi' ricco patrimonio biologico. Secondo Ci senza un'adeguata protezione queste creature marine uniche nel loro genere con riusciranno a sopravvivere alle attivita' umane che si stanno facendo sempre piu' intense nella regione. In particolare Erdmann si e' detto preoccupato dall'uso sempre maggiore da parte degli abitanti del luogo di dinamite e cianuro per stordire e poi catturare i pesci.
L'incredibile biodiversita' di Papua era stata portata all' attenzione dell'opinione pubblica mondiale lo scorso febbraio quando Conservation International, di ritorno da una spedizione alle montagne Foja (a nord dell'isola di Papua), aveva riferito di aver trovato una sorta di 'mondo perduto' dove aveva scoperto decine di specie sconosciute.
Le scogliere del cosiddetto triangolo corallino - un'area che contiene le acque al largo di Indonesia, Malaysia, Filippine, Papua Nuova Guinea, le Isole Salomone e Timor Est - ospitano oltre 600 specie di specie coralline, piu' di quante vivano nella Grande barriera corallina australiana che copre un'area 10 volte maggiore.

(ANSA)

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mercoledì, settembre 20, 2006

UN MARCHIO PER IL PESCESPADA UCCISO SENZA UCCIDERE DELFINI
Marevivo rilancia campagna internazionale

20 settembre 2006 - Un marchio di certificazione per il pescespada che dimostri l'uso di tecniche di pesca che riducano la cattura accidentale di delfini e di altri mammiferi marini. E' l'obiettivo di Marevivo, associazione ambientalista a difesa dell'ambiente marino, nel lanciare l'11ma Campagna Internazionale 'Mediterranean Freedolphin', finalizzata alla lotta alle cosiddette 'spadare', reti pelagiche che ogni anno causano una 'strage' di delfini.
'La pesca illegale al pescespada con l uso delle spadare, messe al bando dall UE dal 2002 e dal 2005 in tutto il Mediterraneo, continua a provocare la morte per soffocamento di delfini, tartarughe ed altre specie: nel 2005 le Capitanerie di Porto hanno sequestrato ben 800 km di reti illegali e gia' 600 km quest'anno', ricorda il presidente di Marevivo, Rosalba Giugni.
Per contribuire ad arrestare questa strage, l'associazione, con il contributo del Ministero dell Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare ed in collaborazione con ACCOBAMS (Accordo Conservazione dei Cetacei nel Mediterraneo,nel Mar Nero,e nell area contigua dell Atlantico) e la Marina Militare Italiana, lancia la Campagna Mediterranean Freedolphin - che partira' domani con una manifestazione all'isola d'Elba, a bordo dell'Amerigo Vespucci - per coinvolgere gli Stati Mediterranei, il mondo scientifico, gli operatori della pesca e i cittadini nella lotta ai sistemi di pesca illegale.
'Un primo importante strumento sara' l introduzione di un marchio sul pescato che attesti l adozione di pratiche di pesca che riducano al minimo la cattura accidentale di mammiferi marini' ricorda l'associazione in una nota spiegando che 'grazie a questo tipo di intervento, si e' riusciti finora a ridurre nel Pacifico la mortalita' dei delfini catturati accidentalmente del 98% e ad abbattere drasticamente le specie catturate involontariamente quali squali, tartarughe e tonni immaturi: all inizio degli anni 90 la mortalita' dei delfini era oltre 100.000 esemplari l anno, nel 2005 e' scesa a 1.500'.
Durante la Campagna Mediterranean Freedolphin le strategie per l applicazione del marchio saranno oggetto di tavoli di lavoro con la partecipazione, oltre che del Ministero dell Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, dell ICRAM, del Comando Generale delle Capitanerie di Porto e Guardia Costiera, delle Associazioni delle Coop della Pesca, e dell Unep-Map.

(ANSA)

postato da: camozzi alle ore 09:52 | Permalink | commenti
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