martedì, ottobre 31, 2006

Estratto dall'acqua un nuovo materiale

30 ottobre 2006 - L’acqua come fonte di energia? È probabile! E forse alla Nasa stanno già pensando di usare, per i prossimi viaggi spaziali, la nuova “lega”, scoperta da alcuni chimici del Los Alamos National Laboratory (Usa), composta da molecole di ossigeno e di idrogeno.
I ricercatori hanno “schiacciato” un campione di acqua con una punta di diamante, con una pressione 170.000 volte più alta della normale pressione atmosferica.
E il risultato è stato un composto solido di H2 (idrogeno) e O2 (ossigeno), mai identificato prima. Il materiale, molto stabile – resiste ai raggi X e al laser – è anche altamente energetico e potrebbe un giorno essere usato come carburante per le navicelle spaziali o gli aerei.
Già era noto che dall’acqua si possono ottenere 15 differenti tipi di ghiaccio, ciascuno con una struttura dei cristalli diversa dall’altro. Ma gli atomi di idrogeno e ossigeno rimangono sempre legati tra loro. Senza mai scindersi. Come è, invece, successo in questo esperimento. La scoperta apre nuove prospettive di ricerca sulla composizione chimica dell’acqua.

www.focus.it

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lunedì, ottobre 30, 2006

Avvistato persino un capodoglio
Adriatico: mare di delfini, squali, tartarughe
Il 27 e 28 Ottobre a Cattolica i risultati di ADRIA-Watch: di tre anni di monitoraggi e ricerche italiane, slovene e croate

CATTOLICA (RIMINI) - L'Adriatico sconosciuto: con delfini, tartarughe, squali e perfino capodogli. Si prepara a svelarlo l’ Acquario di Cattolica, che accoglierà i massimi esperti del settore, oltre a 180 biologi, ricercatori e studenti universitari per il convegno conclusivo del progetto ADRIA-Watch intitolato «Cetacei, tartarughe marine e squali dell’Adriatico», patrocinato dal Ministero Ambiente e della tutela del territorio e del Mare. ADRIA-Watch, osservatorio scientifico dei grandi vertebrati marini, è un programma triennale basato su una rete di centri italiani, sloveni e croati, che utilizzano gli stessi standard di raccolta informazioni e dati, condivisi in un unico data-base, di fondamentale importanza per la comprensione dell’ecologia dell’area. Il progetto è stato creato dalla Provincia di Rimini , gode di un finanziamento Interreg dell’Unione Europea ed è diretto e coordinato dalla Fondazione Cetacea di Riccione Dal suo avvio nel Settembre 2004, attraverso azioni diversificate e capillari, ADRIA-Watch ha mirato ad allargare il più possibile il coinvolgimento di tutti coloro - privati, scuole, categorie - che vengono a contatto con l’Adriatico: dalla raccolta di campioni biologici alle attività di divulgazione organizzate per il grande pubblico attraverso conferenze, volantini e poster in quattro lingue, dalla creazione di un sito dedicato , alla distribuzione di schede di avvistamento con le sagome e le caratteristiche degli organismi marini e di macchine fotografiche ai pescatori per documentare gli avvistamenti.

MARE RICCO - I dati che il convegno ufficializza sono incoraggianti per quanto riguarda la ricchezza biologica del nostro mare, come testimoniano le segnalazioni di tartarughe marine (Caretta caretta), di diverse specie di delfini: tursiopi (Tursiops truncatus) e stenelle (Stenella coeruleoalba), di 1 capodoglio (Physeter macrocephalus) - rarissimo evento in Adriatico! - e di grampi (Grampus griseus), tra i quali la piccola femmina ri-battezzata Mary G., salvata in extremis, ospedalizzata e curata dalla Fondazione Cetacea, attualmente ospite nella laguna di Oltremare di Riccione, in affidamento dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare. ADRIA-Watch ha assunto Mary G come testimonial di come a volte il binomio uomo-natura possa portare a un lieto fine! Le tecnologie più avanzate sono risultate determinanti nel progetto ADRIA-Watch: per approfondire gli studi sulle tartarughe marine, a cinque di esse sono stati applicati piccoli ricevitori satellitari. Si tratta di un’operazione mai sperimentata in queste acque che consente di seguire contemporaneamente e costantemente gli spostamenti e le rotte migratorie di questi affascinanti animali.

RIFERIMENTO SCIENTIFICO - I tre anni di osservazione hanno prodotto un significativo contributo per la conoscenza e la salvaguardia del Mare Adriatico: la creazione della prima Library, già on line sul sito di ADRIA-Watch, che elenca 225 pubblicazioni scientifiche sui grandi vertebrati dell’Adriatico settentrionale e che costituisce un riferimento per tutti gli studi del settore. Al progetto, patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna in partneship con WWF Italia, Parco del Conero, Comune di Numana, Vivamar Slovenia, Università di Zagabria, hanno collaborato anche le associazioni A.R.C.H.E’., Blue World Institute e Diomedea Navigazione.

29 ottobre 2006
www.corriere.it

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lunedì, ottobre 30, 2006
Pesca, Ministro Ambiente annuncia stop a "corazzate del tonno"

Torino, 30 ottobre 2006 - Una moratoria di cinque anni 'bloccare o, quantomeno ridurre drasticamente l'attivita' delle supercorazzate giapponesi e coreane che pescano il tonno rosso nel Mediterraneo'.
A farsi promotore della richiesta all'Unione Europea e' il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che ne ha parlato al Salone del gusto alla presentazione della terza edizione di Slow Fish.
'Ci preoccupiamo tanto, giustamente, delle balene - ha detto Pecoraro Scanio - ma il tonno rosso e' a forte rischio di estinzione nel nostro mare dove quelle supercorazzate utilizzano quasi tecniche da guerra, seguendo la pesca con elicotteri e aerei'.
'Non si possono certo cambiare i trattati internazionali .
ha aggiunto il ministro - bisogna quindi capire come utilizzare le norme vigenti per trovare il modo di fare fronte all'emergenza del rischio di estinzione della specie'.

(ANSA)

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domenica, ottobre 29, 2006

In fuga per i cambiamenti climatici

29 Ottobre 2006 -  Secondo le Nazioni Unite nei prossimi 5 anni saranno circa 50 milioni di profughi del degrado ambientale.
Per quanto riguarda l’ambiente marino già alcuni mesi fa si è avuta notizia che gli abitanti delle isole Carteret, sei piccolissimi atolli nell’Oceano Pacifico, sono stati costretti ad abbandonare i loro villaggi invasi dall’acqua. Anche l’Australia e la La Nuova Zelanda dovranno presto affrontare lo stesso problema. Particolarmente conosciuto è il caso di Tuvalu una piccola nazione-arcipelago del Pacifico, a 5 metri sul livello del mare, i cui 12000 abitanti stanno da tempo chiedendo assistenza alle autorità australiane e neozelandesi.
Altre isole nella stessa situazione sono le Maldive dove è stata costruita a 2 metri sopra il livello del mare un’isola artificiale chiamata Hulhumalè, realizzata per fronteggiare il problema dell’innalzamento dell’Oceano. L’isola artificiale, una volta completata, sarà abitata da circa 150.000 persone, ossia metà della attuale popolazione delle Maldive.

www.mareinitaly.it

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venerdì, ottobre 27, 2006

CACCIA BALENE; GB CONVOCA AMBASCIATORE ISLANDA
"Ripresa massacri rovina immagine del Paese e allontana turisti"

27 ottobre 2006 - Un responsabile del governo britannico ha annunciato oggi a Londra di aver convocato l'ambasciatore dell'Islanda per 'una franca discussione' sulla decisione delle autorita' di Reykjavik di riprendere la caccia alle balene per fini commerciali, nonostante un bando internazionale.
Ben Bradshaw, segretario di Stato per la Pesca, ha spiegato di aver invitato l'ambasciatore Sverrik Haukur a 'riflettere sull'effetto provocato' dalla decisione 'sull'immagine e la reputazione dell'Islanda nei Paesi con i quali sviluppa la maggior parte delle proprie attivita' commerciali'.
Domenica scorsa una nave islandese ha catturato un balenottero comune di una ventina di metri, il primo cetaceo di questa specie a essere ucciso dopo la ripresa dell'attivita' venatoria decisa da Reykjavik.
'Le immagini televisive di questo magnifico animale trascinato a bordo e massacrato in pubblico - ha osservato Bradshaw - sono allo stesso tempo tristi e nauseanti. Non mi sembra il modo migliore per attirare turisti in Islanda'.
Quote fissare dall'esecutivo islandese consentono la pesca di 30 piccoli balenotteri di Minke e di 9 esemplari comuni tra il settembre 2006 e l'agosto 2007.
Il responsabile britannico ha parlato di una strage 'inutile' e definito i metodi impiegati per la cattura di questi cetacei 'particolarmente crudeli e odiosi'.
La caccia a fini commerciali delle balene e' proibita dalla Commissione baleniera internazionale (Cbi), un organismo del quale l'Islanda fa parte.
La maggior parte degli Stati membri della Commissione ha votato per la sospensione di una moratoria sulla caccia in vigore dal 1986. Il provvedimento puo' tuttavia essere abolito solo con il consenso dei tre quarti degli Stati membri.
Islanda e Norvegia sono i soli Paesi a praticare la caccia alle balene per fini commerciali. Quanto al Giappone, ha di recente raddoppiato quote di pescato consentite a fini 'scientifici'.

(ANSA)

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giovedì, ottobre 26, 2006

500 GAMBERI RILASCIATI IN FIUME TAVO DOPO SCOMPARSA
Sette Province coinvolte

26 ottobre 2006 - Cinquecento esemplari di gambero di fiume saranno rilasciati nel fiume Tavo, in un tratto protetto all'interno del Parco nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga. Si tratta di 'novellame' (individui non ancora adulti) di circa 4 mesi, allevato nell'incubatoio di Borrello e nel Centro ittiogenico sperimentale e di idrologia della Provincia dell'Aquila.
La reintroduzione della specie nel torrente sara' effettuata dai tecnici dell'ufficio Pesca della Provincia di Pescara, che saranno affiancati dai colleghi dell'amministrazione provinciale teatina, capofila del progetto 'Austropotamobius pallipes: tutela e gestione nei SIC d'Italia centrale' al quale l'ente guidato da Giuseppe De Dominicis partecipa con le Province di Teramo, L'Aquila, Ascoli Piceno, Campobasso e Isernia.
La sinergia, che e' stata avviata nel 2004 e si chiudera' con l'azione di domani, punta a proteggere le ultime popolazioni del gambero di fiume, principale indicatore biologico della qualita' dei corsi d'acqua appenninici. Questo crostaceo e' infatti a rischio estinzione in tutta Europa per il crescente degrado ambientale dovuto a fattori come inquinamento, cementificazione degli alvei, disboscamento ed eccessive derivazioni idriche, ma anche alla raccolta incontrollata, al bracconaggio e alla presenza di specie esotiche, competitrici e portatrici di malattie di fronte ai quali spesso gli esemplari autoctoni soccombono.
L'importo complessivo dell'intervento e' di 865.350 euro, stanziati per il 50% dalla Comunita' europea nell'ambito del programma 'Life Natura'. I partner del progetto hanno gia' sottoscritto un piano d'azione per proseguire le attivita' intraprese: i risultati conseguiti verranno pubblicati sul sito
www.lifegambero.it

(ANSA)

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mercoledì, ottobre 25, 2006

Pesce fossile riscrive storia dell'evoluzione

Sydney, 25 ottobre 2006 - Lo scheletro perfettamente conservato di un pesce fossile di 380 milioni di anni fa potrebbe aiutare a riscrivere la storia del passaggio dai pesci agli animali capaci di vivere sulla terraferma. Il fossile e' stato scoperto in Australia occidentale, nella remota regione di Kimberley, da una squadra di paleontologi del Museo del Victoria. E' stato chiamato pesce Gogonasus dal nome, 'Gogo', dell'allevamento di bovini dove e' stato trovato.
Il direttore scientifico del museo, John Long, ha detto alla radio Abc che il fossile illustra la prima fase di transizione dai pesci agli animali di terra. 'Pesci simili sono conosciuti da tempo, ma sono stati trovati per la maggior parte schiacciati e appiattiti nelle rocce', ha spiegato. 'Questa - ha aggiunto - e' la prima volta nel mondo in cui si e' trovato uno scheletro perfetto e tridimensionale, il che consente di studiarlo in condizioni ottimali'.
Il Gogo ha tutto l'aspetto di un pesce, ma se si comincia ad esaminare lo scheletro, si trova che ha pinne muscolari molto avanzate, molto simili alle ossa degli arti degli anfibi. Ha inoltre grandi aperture nel teschio per la respirazione. 'La transizione da un pesce che vive in acqua a un animale terrestre con quattro zampe - ha concluso - e' stato uno dei passaggi piu' drammatici nella storia dell'evoluzione'.

(ANSA)

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martedì, ottobre 24, 2006

ISLANDA DI NUOVO A CACCIA DI CETACEI. L’ENPA PROMUOVE L’ADESIONE ALLA PROTESTA INTERNAZIONALE

(23 ottobre 2006) Invitando ad aderire alla protesta attraverso il sito internet della Protezione Animali, l’Enpa contesta la riapertura della caccia ai cetacei da parte dell’Islanda, che ha concretizzato con una prima vittima la minaccia già insita nella decisione presa quattro mesi fa dalla Commissione Baleniera Internazionale, che ha definito “non più necessaria” la moratoria contro la caccia alle balene: di fatto, la CBI ha così autorizzato la riapertura della caccia commerciale, mentre in questi ultimi quindi anni anche i Paesi più disinteressati al benessere animale non hanno potuto abbattere esemplari se non nascondendosi dietro l’alibi di prelievi “scientifici”, quindi numericamente più limitati.
L’Islanda – che con Giappone e Norvegia rappresenta la linea più dura tra i Paesi che mirano ai guadagni derivati dal commercio di prodotti derivati da cetacei – ha manifestato l’intenzione di limitare per questa stagione i “prelievi” a trenta esemplari di balenotteri, di cui il primo, una Minke, è stato ucciso ieri. La giustificazione addotta per questo scempio è che questi splendidi mammiferi non sarebbero sotto minaccia di estinzione. Peccato che i dati sul numero di esemplari siano in calo praticamente ovunque. L’Enpa si chiede dunque come la Commissione Baleniera intenda garantire i cetacei che popolano il mare del Nord, la cui sopravvivenza non è certa finché questo genere di caccia non sia messo definitivamente al bando.
Come segnalato da Whalewatch, coalizione internazionale di protezione dei grandi mammiferi del mare di cui l’Enpa fa parte, l’Islanda è rientrata a far parte della Commissione Baleniera Internazionale dal 2002 - dopo esserne uscita nel 1992 – ponendo una riserva alla moratoria contro la caccia ai cetacei; ogni anno, da allora, ben trenta esemplari di balenotteri minke sono caduti da allora vittime di quella che viene definita ipocritamente “ricerca scientifica”. Per la caccia viene usato un arpione esplosivo, che non solo uccide la vittima prescelta, ma può spesso limitarsi a ferirla in modo grave, senza consentire la cattura, ma causando all’animale una morte lenta e prolungate sofferenze.
La Protezione Animali, in collaborazione con le principali associazioni animaliste a livello internazionale, invita ad aderire con la propria firma alla campagna “Take action!”, cliccando semplicemente sul link presente sul sito internet nazionale: è una forma di protesta contro i Paesi che saccheggiano il mare dei suoi beni più preziosi, i grandi mammiferi. Intanto l’Enpa ha formalmente protestato con l’ambasciata Islandese in Italia, chiedendo l’immediata cessazione di questo massacro.

www.enpa.it

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categoria:petizioni
martedì, ottobre 24, 2006

Il Canale di Panama sarà più largo

24 Ottobre 2006 - Il Canale di Panama è un canale artificiale aperto nel 1914 per mettere in comunicazione l’Oceano Atlantico con l’Oceano Pacifico. Ha una lunghezza di un ottantina di chilometri ed una larghezza che varia dai 240 ai 300 metri e per attraversarlo occorrono circa 8 ore. Il canale è caratterizzato da un sistema di chiuseche permettono di superare un dislivello del terreno che nella parte centrale è più in alto di circa 25 metri rispetto alla costa. Il canale è attraversato ogni anno da molte navi che pagano un pedaggio che costituisce un'entrata fondamentale per l'economia.
Proprio nei giorni scorsi si è svolto un referendum popolare attraverso il quale i panamensi si sono dichiarati favorevoli ad un allargamento del canale.
Il progetto di allargamento prevede la costruzione di un canale parallelo e un grande porto sia sul lato del Pacifico che su quello dell’Atlantico.
I lavori dovrebbero cominciare nel 2007 e terminare nel 2014 in tempo per le celebrazioni del centenario. Il costo previsto è di 5 miliardi di euro che verrannno in parte ricavati dall’aumento del pedaggio. L'allargamento si prevede che raddoppierà il transito delle navi che già rappresenta il 5% del traffico mondiale commerciale.

www.mareinitaly.it

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lunedì, ottobre 23, 2006

ALLARME ONU; INQUINAMENTO STA UCCIDENDO GLI OCEANI
Crescono anno dopo anno nel mondo il numero delle zone minacciate

23 ottobre 2006 - Gli oceani stanno lentamente morendo secondo un rapporto dell'Onu che ha scoperto una crescita allarmante delle cosiddette 'death zone', luoghi specifici dei mari ad alto tasso d'inquinamento dove pesci ed altre specie marine sono seriamente minacciate con un impatto anche sulle popolazioni che da questi animali traggono sostentamento.
Sono duecento le aree considerate a rischio, un 34% il piu' rispetto al 2004, e spesso possono avere dimensioni considerevoli: nel Golfo del Messico se ne trova una che raggiunge le dimensioni della Sicilia, ma nel mondo ne sono state analizzate di superiori, fino ai 100 mila chilometri quadrati.
In Europa, secondo il rapporto dell'United Nations Environment Programme (Unep), preoccupano le condizioni del Mar Baltico ma anche quelle della baia di Eleusi nel Mar Egeo, o l'estuario del fiume Mersey, in Inghilterra.
Al loro interno, la vita e' difficile se non impossibile, soprattutto a causa delle alghe che in presenza di inquinamento si sviluppano e tolgono ossigeno alle altre creature marine, costringendole a spostarsi per non morire di asfissia.
Gli agenti inquinanti che piu' contribuiscono a questa situazione sono i fertilizzanti, i liquami, gli scarti industriali e i fumi dei combustibili fossili. Ma anche la plastica rappresenta una minaccia alle creature che affollano le superfici marine. Bottiglie, bicchieri, tappi sarebbero causa della morte di oltre un milione di uccelli marini ogni anno.
Secondo un precedente studio olandese, ad esempio, nello stomaco di un gabbiano del Mare del Nord si troverebbero mediamente trenta oggetti di plastica.
Una delle cause della crescita delle 'death zones' negli ultimi anni puo' essere individuata nel rapido aumento della capacita' d'inquinamento dei paesi in via di sviluppo, accompagnata ad una legislazione carente in fatto di tutela dell'ambiente.
Secondo l'UNEP, ' in molti paesi in via di sviluppo circa il 90% dei liquami finisce in mare senza nessun tipo di trattamento precedente. L'inquinamento degli oceani sta peggiorando rapidamente, nonostante gli sforzi compiuti dai governi locali e dalle organizzazioni internazionali'.

fonte (ANSA)

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lunedì, ottobre 23, 2006

ISLANDA, ARPIONATO IL PRIMO BALENOTTERO DOPO SEDICI ANNI
Ignorato l'invito UE a non riprendere la caccia commerciale

23 ottobre 2006 - L'Islanda ha infine mantenuto la decisione di rompere la moratoria internazionale sulla caccia commerciale delle balene e ha catturato e ucciso il primo balenottero, 16 anni dopo aver messo al bando tale pratica.
'Un balenottero e' stato catturato e sara' portato a terra' ha dichiarato un portavoce dei balenieri, specificando che si tratta di un esemplare lungo 20 metri circa.
Sono caduti cosi' nel vuoto gli appelli rivolti a Reykjavik da parte di molti paesi a rispettare la legalita' internazionale. Non ultimo quello dell'Unione europea che due giorni fa ha esortato l'Islanda a rivedere la decisione presa martedi' scorso in base alla quale 'la quota della pesca nelle acque islandesi sara' di 30 piccoli balenotteri di Minke (una delle balene piu' piccole) e di 9 balenotteri comuni per anno dal mese di settembre del 2006 al 31 agosto del 2007'. Cifre, ha sottolineato il paese nordico, cosi' basse non avranno 'effetti reali sulla presenza dei mammiferi marini'.
Stime internazionali parlano di 100.000 esemplari che vivono nell'Atlantico settentrionale.
Nel 2003 l'Islanda aveva ufficialmente ripreso la caccia ai cetacei per motivi 'scientifici', dopo una moratoria durata 14 anni.
La decisione di quattro giorni fa e' arrivata sull'onda di quanto dichiarato quattro mesi fa in una risoluzione della Commissione Baleniera Internazionale (Cbi) che giudicava 'non piu' necessaria d'ora in avanti' la moratoria sulla caccia alla balena, decretata nel 1982, e ancora in vigore nonostante i numerosi tentativi di revocarla.
Nel giugno scorso, durante una riunione della Cbi a Saint-Kitts-et-Nevis, Giappone e Norvegia - i due soli Paesi al mondo a non avere interrotto la caccia al grande cetaceo - ed Islanda, erano riusciti a far approvare a larga maggioranza una mozione nella quale si specificava che le balene sono capaci di decimare le riserve di pesce, spingendo quindi per la liberalizzazione della caccia ai cetacei 'nel nome della scienza'.
Il fronte del 'no' alla caccia e' guidato dalla Francia che insieme a Germania, Gran Bretagna, Australia, Stati Uniti, Brasile e Sudafrica, ha votato in giugno a favore del mantenimento della moratoria sulla caccia alle balene per fini commerciali. E il divieto e' rimasto in vigore dal momento che per la sua abolizione si e' espressa la maggioranza semplice e non i due terzi degli Stati rappresentati nella Commissione.

(ANSA)

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lunedì, ottobre 23, 2006

CACCIA ALLE BALENE; UE, ISLANDA RIVEDA DECISIONE
Martedì scorso Reykjavik aveva annunciato ripresa delle uccisioni commerciali

23 ottobre 2006 - L'Unione europea ha esortato l'Islanda a rivedere la decisione presa martedi' scorso da Reykjavik relativa alla ripresa della caccia commerciale alla balena. E' quanto si apprende da una nota diffusa a Bruxelles.
'Le balene sono una fragile componente dell'equilibrio biologico della fauna marina, gia' minacciate dall'inquinamento prodotto dagli uomini - spiega la Commissione -. Se stesse all'Ue decidere, il commercio delle balene verrebbe abolito'. La decisione islandese e' arrivata a quattro mesi dalla risoluzione della Commissione Baleniera Internazionale (Cbi) che giudicava 'non piu' necessaria d'ora in avanti' la moratoria sulla caccia alla balena. Tale moratoria, decretata nel 1982, tuttavia, non e' stata abrogata.
Il governo islandese non ha ancora fatto sapere quando riprendera' la caccia a scopo commerciale, ma ha dichiarato che 'la quota della pesca nelle acque islandesi sara' di 30 piccoli balenotteri di Minke (una delle balene piu' piccole) e di 9 balenotteri comuni per anno dal mese di settembre del 2006 al 31 agosto del 2007', facendo cosi' diventare il Paese, secondo dopo la Norvegia, a praticarla.
La notizia ha comunque gia' diviso il mondo: da una parte i Paesi che, come il Giappone e la Norvegia, vogliono sbarazzarsi o non rispettano una moratoria ventennale; da un'altra quelli che, come la Francia e l'Unione europea, chiedono il rispetto della moratoria.

(ANSA)

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