sabato, marzo 31, 2007
A rischio i più grandi fiumi del mondo

28 Marzo 2007 - Pessima salute per i 10 fiumi più grandi del mondo a metterli in “brutte acque”, è proprio il caso di dirlo, è l’inquinamento dovuto alla forte crescita demografica ed industriale. L’allarme viene dal WWF che in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, indetta dalle Nazioni Unite, ha diffuso un dossier intitolato World’s top rivers at risk.
I grandi fiumi presi in esame dallo studio sono: Gange, Nilo, Indo,Yangtse, Mekong, Salween, Danubio, Plata, Rio Grande, Murray. Sono fiumi molto importanti (e tutti in condizioni critiche) da cui dipende la sopravvivenza di moltissime persone. A minacciarli sono i cambiamenti climatici, le infrastrutture, l’eccessiva captazione delle acque,l’inquinamento, la pesca eccessiva e le specie invasive. Ad essere più colpiti dai cambiamenti climatici sono l’Indo, che risente della scomparsa dei ghiacciai da cui veniva alimentato e quindi risulta per il 30% in condizioni di siccità e il Nilo, il fiume più lungo del mondo da cui dipende la sopravvivenza di 500 milioni di persone che ha visto diminuire notevolmente la sua portata provocando una diminuzione della salinità nella zona del delta dove le sue acque si riversano nel Mediterraneo.
Per quanto riguarda lo Yangtze ed il Mekong, importantissimi fiumi della Cina e del Sud-est asiatico, le principali minacce derivano dall’inquinamento e dalla pesca eccessiva.
Il Danubio, invece, ha subito a causa della presenza delle numerose dighe costruite lungo il suo corso.
La fauna che vive in acqua dolce, inoltre, ha subito un duro colpo a causa del degrado dell’habitat. Secondo il rapporto WWF, infatti, più del 20% delle 10000 specie d’acqua dolce sono estinte o sono fortemente minacciate.

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venerdì, marzo 30, 2007
Wwf, da UE nessuna ancora di salvezza per tonni rossi

Roma, 30 marzo 2007 - "Si sta per inaugurare una nuova stagione di pesca al tonno rosso del Mediterraneo senza alcuna restrizione, una scelta che getta lucie e ombre su questa specie". E' questo secondo il Wwf l'effetto della decisione presa dalla Presidenza di turno tedesca dell'Ue di sospendere qualunque discussione sul dossier relativo al tonno rosso nel corso del Consiglio dei Ministri europei in programma il 16-17 aprile a Bruxelles.
"Forse da un lato puo' apparire positivo -continua l'associazione - il fatto che si affronti finalmente l'argomento con un'analisi che si allarga ad un ambito geografico che va oltre i confini nazionali, tale da consentire decisioni risultanti da una visione completa e approfondita e non da un negoziato commerciale che nulla avrebbe a che fare con il reale problema: l'esaurimento degli stock commerciali"."Ma ci sembra del tutto negativo - prosegue il Wwf - il fatto che di fronte al riconoscimento da parte dei membri dell'Iccat dell'emergenza e della crisi sulle popolazioni di tonno e la loro imminente estinzione commerciale, non si mettano gia' in atto da ora misure tecniche preventive o cautelative anche se non definitive. Prudenza vorrebbe che di fronte ai dati economici e biologici di crisi si attuassero comportamenti e decisioni razionali e cautelative fino ad approfondimenti compiuti".

(Sec-Arm/Pn/Adnkronos)
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giovedì, marzo 29, 2007
Era stato congelato dopo essere stato pescato a febbraio
Calamaro gigante da sgelare al microonde
E' l'unico modo per studiarlo in modo approfondito senza che una parte si decomponga durante l'operazione di scongelamento

WELLINGTON (Nuova Zelanda) - Il calamaro gigante pescato nello scorso febbraio nei mari antartici e congelato per conservarlo meglio, potrebbe finire dentro un forno (altrettanto gigante) a microonde. Non per essere cucinato e poi mangiato in una megafrittura, ma per essere sezionato e studiato in modo approfondito da parte degli scienziati del museo nazionale neozelandese Te Papa Tongarewa.

QUASI 500 KG
- Secondo l'esperto di calamari giganti Steve O'Shea, l'esemplare finito per caso nelle reti dei pescatori pesa 495 chili ed è lungo dieci metri. È quindi un po' più pesante ma un po' più corto di quanto misurato subito dopo la cattura (450 kg e 12 metri). In ogni caso questo esemplare di Mesonychoteuthis hamiltoni è ritenuto il più grande mai rinvenuto nei mari. Il calamaro gigante, infatti, è un animale molto elusivo che vive negli abissi oceanici. È la preda più ambita dei capodogli e solo in casi rarissimi arriva in superficie, quasi mai in esemplari completi. La cattura di febbraio dei pescatori neozelandesi è un'occasione unica per studiare uno degli animali meno conosciuti del mondo, ancor più per il fatto che è stato congelato due ore dopo la cattura, preservandolo così dalla decomposizione dei tessuti.

Il pescatore che l'ha catturato (Reuters)
Il pescatore che l'ha catturato (Reuters)
MICROONDE
- Gli scienziati ritengono che il calamaro gigante possa crescere fino a raggiungere i 14 metri di lunghezza, ma finora non sono mai stati trovati esemplari così grandi. Ma ora il problema che si trovano davanti gli studiosi è trovare un forno a microonde così grande da contenere il Mesonychoteuthis per scongelarlo senza però cuocerlo. Infatti il calamarone non può essere lasciato a scongelare in modo naturale, in quanto occorrerebbero alcuni giorni per completare l'operazione. Ma nel frattempo i tessuti scongelati per primi entrerebbero in decomposizione. «Nell'industria del legno esistono forni a microonde di notevoli dimensioni», ha detto O'Shea, «ma questa è solo una possibilità». Esclusa in ogni caso l'idea di fare una megafritturona di calamaro gigante: il suo gusto è nauseabondo e puzza di ammoniaca.

23 marzo 2007
www.corriere.it
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mercoledì, marzo 28, 2007
Realizzata alla University of Southern Mississippi
Una plastica che si degrada in acqua marina
La commercializzazione del materiale potrebbe essere di grande beneficio per l'impatto ecologico dei trasporti marittimi


Un nuovo tipo di plastica che si degrada a contatto con l’acqua marina è stato realizzato dai ricercatori della University of Southern Mississippi (USM) e presentato all’annuale convegno dell’American Chemical Society.

Tale materiale, ottenuto grazie a uno studio finanziato dal Naval Sea Systems Command (NAVSEA), un ente molto attivo nella ricerca per la difesa dell’ambiente marino, potrebbe rappresentare un notevole vantaggio per tutte le navi e le imbarcazioni che devono stoccare rifiuti plastici, spesso per un lungo periodo, prima di arrivare in porto.

“Ci sono molti gruppi che stanno lavorando sulle plastiche biodegradabili, ma il nostro è l’unico che ha pensato a una plastica che si degrada con l’acqua marina”, ha commentato Robson F. Storey, docente di scienza e ingegneria dei polimeri della USM e coordinatore della ricerca. “Tutti gli sforzi, comunque, convergono verso la realizzazione di una plastica più ecocompatibile, specialmente per quella utilizzata nei viaggi per mare, per gli imballi o per tutti quegli oggetti che vengono impiegati nella preparazione e nel consumo di cibi.”

Le plastiche convenzionali infatti richiedono diversi anni per decomporsi e danno luogo a un enorme quantità di prodotti di scarto pericolosi per l’ambiente e tossici per gli organismi marini. Per questo lo smaltimento dei rifiuti plastici rappresenta un serio problema per gli oceani.

La nuova plastica, invece, si degrada per idrolisi in 20 giorni e dà luogo a prodotti di scarto non tossici. Si tratta di poliuretano modificato con PLGA, acido lattico-co-glicolico, un polimero degradabile utilizzato già per realizzare fili di sutura chirurgici e per altre applicazioni medicali.

Variando la composizione chimica della plastica, i ricercatori hanno così ottenuto un’ampia gamma di materiali con proprietà meccaniche diverse, alcuni soffici come gomma, altri molto più rigidi. Prima della commercializzazione, tuttavia, rimane da verificare il comportamento del materiale in diverse condizioni di temperatura e di umidità. (fc)

28 marzo 2007
www.lescienze.it
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mercoledì, marzo 28, 2007
TARTARUGA SALVATA DA MOTOVEDETTA CARABINIERI IN CALABRIA
Nei pressi di Vibo Marina

28 marzo 2007 - Una tartaruga marina della specie 'Caretta caretta' e' stata soccorso dal personale di una motovedetta dei carabinieri di Vibo Marina nelle acque antistanti il litorale di Briatico.
L' animale, che era immobile sul fondo, e' stato notato dall' equipaggio nel corso di un giro di perlustrazione. Indossata una muta subacquea, uno dei militari si e' immerso per osservare da vicino l' animale e verificarne le condizioni che sono apparse subito precarie. La tartaruga, interamente ricoperta da alghe, si e' mostrata infatti poco reattiva, presentando, nella parte posteriore, un filo di nylon da pesca.
Il rettile e' stato recuperato e portato nel Porto di Vibo da dove sono stati avviati contatti con il responsabile del Progetto Tartarughe del Wwf. In base ad un primo esame da parte dell' esperto e' emerso che l' animale aveva da tempo ingoiato un amo. Dopo un primo ricovero nella Capitaneria di Porto di Vibo, la tartaruga e' stata portata nel Centro di recupero della Riserva Marina di Isola di Capo Rizzuto.

(ANSA)
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mercoledì, marzo 28, 2007

Riserve marine contro il cambiamento climatico

Roma, Italia, 27 marzo 2007 — Innalzamento del livello del mare, acidità e temperature in aumento, alterazioni delle correnti, spostamento e riduzione dei siti di riproduzione delle specie ittiche: il cambiamento climatico non risparmia gli oceani. Ma un ecosistema marino in salute resiste meglio al cambiamento climatico. E per la salute del mare ci vogliono le riserve marine.

L'IPCC - il panel internazionale di scienziati che tiene sotto costante osservazione il cambiamento climatico – non ha dubbi: il cambiamento climatico influisce sulle caratteristiche fisiche, biochimiche e biologiche degli oceani e delle coste. Gli oceani hanno inoltre assorbito oltre l'80 per cento del calore aggiunto al nostro Pianeta.

Greenpeace presenta oggi il rapporto "The Heat Is On". Secondo questo rapporto le riserve marine possono essere una risposta al cambiamento climatico: creare delle riserve marine significa contrarre una polizza contro i rischi derivanti dal cambiamento climatico.

Il concetto chiave è quello di resilienza: gli ecosistemi marini più complessi e ricchi di biodiversità reagiscono meglio degli ecosistemi impoveriti agli impatti del cambiamento climatico. Proteggere le alghe, le stelle marine e i polpi non è quindi un lusso: la salute di un ecosistema dipende anche da queste specie e dai loro habitat. Tutelare la biodiversità vuol dire contrastare il cambiamento climatico.

Ma gli oceani sono in crisi. L'inquinamento e lo sfruttamento eccessivo del patrimonio ittico stanno indebolendo i nostri mari. Greenpeace ha proposto l'istituzione di un network di riserve marine: attraverso le riserve marine si può recuperare la vitalità degli ecosistemi e arginare gli effetti del cambiamento climatico.

L'Unione Europea si trova a un passo da una scelta fondamentale per la protezione dei suoi mari: grazie alla prossima adozione di una direttiva per la strategia marina europea, ha l'opportunità di porre le basi per uno strumento legislativo atteso a lungo, coerente e dedicato alla protezione del mare, la prima reale opportunità di tradurre gli impegni globali e regionali in azione concreta.

Chiediamo al Parlamento europeo di sostenere la proposta di creazione di una rete di riserve marine dai mari del Nord al Mediterraneo.

www.greenpeace.it
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martedì, marzo 27, 2007
Cresce il mare nel Bengala

27 Marzo 2007 - Una zona dove l’innalzamento del mare si sta facendo veramente sentire è la Baia del Bengala, un’area di grande importanza dal punto di vista ambientale dove si trovano un gran numero di isole formate dal Delta del Gange-Brahamaputra. Proprio in questa zona densamente popolata lo scorso dicembre per la prima volta un’isola abitata è finita sott’acqua a causa dell’innalzamento del livello del mare dovuto, si dice, ai cambiamenti climatici. Il nome dell’isola i cui abitanti sono stati fatti evacuare era Lohachara. Qui, nel Golfo del Bengala, Oceano Indiano, dove si trova anche il Parco Nazionale di Sunderbans, con la sua grande foresta di mangrovie, il mare si sta innalzando molto più velocemente che in altri. Secondo le stime l’aumento è più di 3 millimetri all’anno contro una media mondiale di 2 mm. Negli ultimi decenni il mare ha fatto scomparire nelle Sunderbans circa 100 km quadrati di foreste di mangrovie ed ha reso inutilizzabili le riserve di acqua dolce. Si sta cercando di rimediare alla situazione innalzando degli argini di fango che però poco possono fare di fronte alla travolgente forza della marea. A rischio vi sono molte altre isole, i loro abitanti e le famose tigri del bengala.

www.mareinitaly.it
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lunedì, marzo 26, 2007
"Un parco marino costruito con soldi riciclati della mafia". Da Report l'accusa

Roma, 26 marzo 2007 - Un parco marino nei pressi di Roma costruito con soldi riciclati da parte della mafia. Ieri sera, nella puntata di Report su RaiTre dedicata alla Telecom, sono entrati anche gli animali reclusi.
Nei pressi di Roma, recentemente, si e' aperto solo un parco marino, uno zoo. Ecco la parte della trasmissione sulla quale speriamo qualcuno voglia fare chiarezza.

DONNA- ex dipendente "Polis d'Istinto"
Le notizie, queste piu' riservate, erano scritte a mano su dei foglietti con una calligrafia che era illeggibile e ci venivano dettate direttamente da Cipriani quando rientrava.
SIGFRIDO RANUCCI (giornalista Report)
E dal sismi secondo Cipriani sarebbero arrivate informazioni su operazioni di riciclaggio da parte della mafia come la costruzione di un parco marino nei pressi di Roma con soldi provenienti da BP probabilmente Bernardo Provenzano. A cosa servivano queste informazioni, e' un mistero per esempio il motivo per cui Pirelli e Telecom pagano Cipriani per conoscere la struttura dei servizi segreti francesi. A chi potevano interessare notizie cosi' riservate?

www.animalieanimali.it

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sabato, marzo 24, 2007
STRAGE DI BALENE: UNA AL GIORNO IN 18 ANNI

ROMA - La caccia alle balene, un vero e proprio bollettino di guerra: in 18 anni gli arpioni giapponesi hanno ucciso settemila balene: una al giorno. E dall'Antartide arrivano i racconti di chi ha visto da vicino cosa significa veder morire questi giganti buoni.

"Un'agonia che può arrivare anche a 50 minuti", ha detto Caterina Nitto, la skipper milanese di 33 anni, che in Antartide guida i gommoni di Greenpeace per sfondare la linea di caccia delle baleniere e da poco rientrata in Italia. Per l'ultima campagna di caccia è tempo di bilanci.

Quest' anno, forse per la prima volta, il Giappone ha interrotto in anticipo la stagione per un grave incendio che è scoppiato a bordo della nave officina della flotta baleniera giapponese, Nisshin Maru, che ha causato un morto nell'equipaggio, un macchinista di 26 anni.

La nave è rientrata in porto a Tokyo nelle scorse ore. Il bottino parla di 508 balene (505 balenottere minori e tre balenottere comuni) contro un piano che prevedeva l'uccisione di 860 esemplari (850 balenottere minori e 10 balenottere comuni). In arrivo in Giappone direttamente dall'Antartide c'é la nave Esperanza di Greenpeace che intende lanciare proprio da Tokyo una grande campagna di informazione. Ma non ci sarà Caterina Nitto, tornata in Italia dopo aver trascorso questi ultimi mesi in Antartide per cercare di sfondare la linea di caccia delle baleniere. Caterina è alla sua seconda campagna contro la caccia alle balene e ha visto da vicino gli orrori di questa strage che per Greenpeace resta "incomprensibile" visto che "non ha dato nessuno dei risultati scientifici dietro cui è stata mascherata". "Tutte le balene uccise mi colpiscono", ha detto Caterina Nitto.

 "L'arpione è carico di dinamite. Se l' arpione - ha raccontato l'attivista - viene sparato nel cervello la balena muore immediatamente ma è rarissimo che venga colpita esattamente in un punto vitale, spesso viene colpita sulla schiena o sulla coda e allora si sfoderano i fucili. Ma la balena finisce sotto la prua della nave, si ribalta e la testa va sott'acqua. E si va avanti così anche a lungo". "Più di una volta - ha detto ancora Caterina Nitto - ho visto balene completamente squartate resistere anche 40-50 minuti. E' veramente un'agonia".

 Per la skipper quest'anno c'é un nuovo fatto decisivo per fermare la flotta baleniera giapponese: "L'incendio sulla Nisshin Maru - ha detto Caterina Nitto - è l'ennesima prova che non deve più andare in Antartide. Non è la prima volta che succede un incidente a bordo della nave dove vengono macellate le balene. Oltre al danno ambientale per la caccia, si è rischiato un altro grande rischio ambientale, quello dello sversamento di idrocarburi". La prossima tappa di Greenpeace la campagna di informazione: "A bordo - ha detto Nitto - avevamo attivisti giapponesi e molti non sapevano nemmeno che il Giappone caccia le balene".

Ma la carne la mangiano? "Non la mangiano più. Si mangiava nei periodi di crisi ma ora la caccia massiva non ha più senso e arricchisce solo poche persone". Ora l'obiettivo è rivolto alla riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc) la cui sessione plenaria si svolgerà a fine maggio ad Ancorage, in Alaska. La battaglia sarà tra l'altro proprio "la validazione del piano giapponese di caccia - ha detto Alessandro Giannì, responsabile mare di Greenpeace - stiamo facendo i conti ma molti paesi amici delle balene si sono messi in regola con i pagamenti Iwc ma l'Italia deve assumere un ruolo più attivo nel senso di fare pressione su questi Paesi amici".

2007-03-24 18:41

Fonte ANSA

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sabato, marzo 24, 2007
Incidente a sottomarino nucleare inglese

23 Marzo 2007 - Il Ministero della Difesa della Gran Bretagna ha reso noto che a bordo di un sottomarino atomico, il Tireless, si è verificato un incidente che ha causato la morte di due marinai ed il ferimento di un terzo.
Le autorità inglesi hanno anche comunicato che il sommergibile, che si trovava nel Mare Artico per una esercitazione, non ha riportato danni al reattore nucleare e quindi è escluso il pericolo di fughe radioattive, inoltre non aveva a bordo missili nucleari.
L’unità militare al momento dell’incidente si trovava al disotto della calotta polare è poi riemerso velocemente ed è stato messo completamento al sicuro grazie alla professionalità dell’equipaggio.
Ancora non sono chiare le cause dell’episodio ma sembra che si sia trattato di un incidente al sistema di depurazione dell’aria.
Il sottomarino Tireless è in servizio dal 1984 e trasporta fino a 140 uomini di equipaggio.

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giovedì, marzo 22, 2007
Giornata mondiale dell'acqua
In soccorso del pianeta assetato

di Folco Claudi

La valutazione, la prima di questo tipo, è stata ottenuta grazie alla collaborazione di oltre 700 specialisti affiliati a centinaia di istituti del mondo


Solo se si metteranno in atto dei metodi per migliorare l’utilizzazione dell’acqua in agricoltura ora sarà possibile fare fronte alle sfide ambientali che si presenteranno nei prossimi 50 anni.

È questa la previsione iniziale riportata sul documento Water for Food, Water for Life: A Comprehensive Assessment of Water Management in Agriculture, pubblicato da Earthscan in occasione della Giornata mondiale dell’acqua.

La valutazione, la prima di questo tipo, è stata ottenuta grazie alla collaborazione di oltre 700 specialisti affiliati a centinaia di istituti del mondo, e analizza in modo critico politiche e pratiche dello sfruttamento delle risorse idriche degli ultimi 50 anni.

“Con l’acqua, il terreno e le risorse della Terra è possibile produrre una quantità di cibo sufficiente per il futuro, ma è probabile che l’attuale modalità di produzione e i trend ambientali porteranno alla crisi molte regioni del mondo”, ha spiegato David Molden direttore dell’International Water Management Institute.

Nei paesi sviluppati la scarsità di acqua non pone in pericolo la dieta quotidiana degli abitanti. Per contro, la relazione tra acque cibo è un grosso problema per oltre i due terzi degli 850 milioni di persone sottonutrite del pianeta.

Esiste già una situazione di scarsità di acqua in India e In Cina, due grandi consumatori di questa risorsa. A causa dello sviluppo economico, le abitudini alimentari della popolazione stanno cambiando, con una maggiore prevalenza dei prodotti animali. In Cina, la richiesta di questi ultimi è quadruplicata negli ultimi 30 anni. In India i prodotti derivati dal latte dalle uova stanno diventando sempre più diffusi, il che si traduce direttamente in un’accelerazione nella domanda di più acqua e più cibo.
D’altra parte, l’uso dell’acqua in agricoltura è una delle maggiori cause del degrado dell’ecosistema, che causa la perdita di habitat, il prosciugamento dei fiumi e la riduzione dei livelli della falda. Ma come conciliare le necessità dello sviluppo economico con la difesa delle risorse idriche?

Secondo quanto riportato dal rapporto non si può che prendere atto della scarsità d’acqua e cercare di ridurre l’impatto delle attività antropiche.

Per Jan Lundqvist dello Stockholm International Water Institute "la riduzione delle perdite nella catena alimentare e una maggiore attenzione alla dieta può portare a un consistente risparmio. In combinazione con altre pratiche di produzione agricola virtuose, il consumo di acqua potrebbe stabilizzarsi agli attuali livelli”.

(22 marzo 2007)
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mercoledì, marzo 21, 2007
CONSULTA: BOCCIATO GOVERNO, SU PESCA DECIDONO LE REGIONI
Importante sentenza della Corte Costituzionale

21 marzo 2007 - Sulla pesca e l'acquacoltura d'ora in poi decideranno le Regioni. L'unico limite riguarda la tutela dell'ambiente, che rimane materia statale. Lo ha ribadito la Corte costituzionale, informa una nota della Regione Toscana, respingendo in toto il ricorso che il governo aveva presentato l'anno scorso contro la legge regionale n. 66 del 2005.
Ma se le leggi regionali forniranno al riguardo sufficienti garanzie, prosegue la nota, la Regioni potranno tranquillamente regolamentare l'attivita' di pesca. Potranno stabilire, come ha gia' fatto la Toscana, le dimensioni ad esempio delle maglie di una rete o l'uso delle varie tecniche ed attrezzi e potranno indicare dove si potra' pescare e dove non lo si potra' fare: potranno anche rilasciare i permessi.
La sentenza della Consulta, definita nella nota una 'piccola rivoluzione copernicana' che da' ragione alla lettura del nuovo titolo V della Costituzione fatta dalla Toscana, e' stata depositata in questi giorni. Prima della riforma della Costituzione, la pesca era materia statale. Con la riscrittura del titolo V non compariva pero' piu' ne' tra le materie di potesta' statale esclusiva ne' tra quelle concorrenti. La Regione Toscana l'aveva dunque considerata materia regionale in via residuale. Il governo pero' aveva impugnato la legge ritenendo troppo stretto il legame tra gestione delle risorse ittiche e tutela dell'ambiente, che rimane competenza statale.

(ANSA)
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