lunedì, aprile 30, 2007
DELFINO SI PERDE E ENTRA IN PORTO ANCONA, STA BENE
Il tursiope si è perso seguendo la scia di una barca

29 aprile 2007 - Un delfino tursiope adulto lungo circa due metri e mezzo e' stato avvistato stamani nel porto di Ancona, dove e' finito probabilmente seguendo la scia di una barca, perdendo l'orientamento. E' stato monitorato per ore da un equipaggio della Guardia costiera, e dal responsabile del servizio ambiente della Protezione civile di Numana, Luca Amico, che collabora con la Fondazione cetacei di Riccione.
'Apparentemente il delfino sta bene - ha detto Amico - fa lunghe immersioni, respira regolarmente, e non si fa avvicinare, come in genere accade invece quando questo tipo di mammiferi e' in difficoltà. Anzi, sembra piuttosto infastidito dalla curiosità di pescatori e diportisti'. La speranza e' che l'animale riesca uscire dal porto autonomamente, e riprenda il largo entro domani mattina; in caso contrario Capitaneria e Fondazione cetacei decideranno come intervenire. Nel 2005 riempi' per giorni le cronache dei giornali la storia di Mary G., il delfino femmina rimasto intrappolato nello scalo anconetano, poi salvato dagli esperti della fondazione riccionese, e portato nel loro acquario.
Rispetto ai delfini grigi i tursiopi sono più solitari e selvatici, nuotano più lentamente ma in superficie sono molto attivi: fanno una specie di 'surf' a cavallo delle onde di prua e possono saltare in alto anche per alcuni metri. Popolano mari chiusi (il Mediterraneo, il Mar Nero, il Mar Rosso) e in genere si riconoscono per la pinna dorsale scura e piuttosto prominente, anche se dimensioni e colori della specie sono variabili.
Stamani l'allarme è scattato grazie ad una telefonata giunta al numero 1530 della Guardia costiera. In un primo momento i delfini sembravano due, ma poi le foto scattate da Amico hanno confermato che l'animale è solo.

www.animalieanimali.it
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lunedì, aprile 30, 2007
A TRIESTE UN NOSTRO NUOVO CENTRO NAUTICO
Entrerà in funzioneo il prossimo mese di giugno un nuovo Centro Nautico della Lega Navale Italiana, organizzato e gestito dalla Sezione di Trieste
 

Il nuovo centro nautico sarà insediato a "Porto San Rocco", situato a Muggia, la cittadina a circa 10 chilometri da Trieste, citata da Carducci in Miramare, una delle Odi Barbare, come "gemma del Mare". Il Centro si avvarrà delle Strutture Nautiche del "Porto", una sistemazione moderna, altamente efficiente, con servizi d'eccezione che lo pongono ai primissimi livelli nel panorama delle basi nautiche presenti sull'intero territorio nazionale. I frequentatori del corso saranno sistemati presso l'Hotel San Rocco, un albergo a quattro stelle, dotato di tutti i più moderni comfort, situato all'interno del "Porto" e consumeranno i pasti presso il ristorante della base nautica.

Il Centro è collegato a Trieste da una strada provinciale e da un comodo raccordo autostradale. Lo si può raggiungere utilizzando una linea d'autobus ed un servizio veloce via mare. Si tratta di un Centro Nautico di caratteristiche strutturali ben diverse da quelle dei Centri LNI già esistenti, reso disponibile per l'esigenza a seguito di un accordo tra la Sezione di Trieste ed il Consiglio di Amministrazione di "Porto S. Rocco". Tenuto conto delle sistemazioni di alto livello a disposizione e dell'esistenza dei corsi che si tengono a favore dei giovani fino a 14 anni già in funzione nel periodo estivo presso le nostre strutture del Triveneto, è stato deciso di finalizzare le attività di questo nuovo Centro a favore di un'utenza più adulta: i giovani da 14 a 20 anni.

Nel corso di questo primo anno il Centro, gestito con la consueta competenza dalla Sezione di Trieste, avrà carattere sperimentale nella prospettiva auspicata di divenire in futuro un Centro Nautico della Presidenza Nazionale. Si riporta di seguito una sintesi delle disposizioni per la frequenza dei corsi della prossima estate (giugno-agosto 2007).

Sito Internet: www.leganavale.it/trieste

E-mail: trieste@leganavale.it

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domenica, aprile 29, 2007
Tartarughe in gara

28 Aprile 2007 - Parteciperanno ad una curiosa gara, ma senza saperlo, undici tartarughe liuto Dermochelys coriacea partite da alcuni giorni dalle coste del Costa Rica e dirette verso le famose e splendide isole Galapagosin Ecuador.
Le tartarughe marine giungono ogni anno sulle spiagge del Costa Rica, ed in particolare a Playa Grande provincia di Guanacaste, per deporre le uova e poi percorrendo ben 1500 km. raggiungono le Galapagos dove trovano cibo per la loro sopravvivenza.
Nonostante la loro mole e la fama di animali lenti le tartarughe liuto sono in grado di percorrere questa distanza in sole 2 settimane. Le grandi tartarughe marine, che possono sfiorare la tonnellata di peso ed arrivare anche a due metri di lunghezza, sono considerate una specie a rischio di estinzione.
Alle undici gigantesche concorrenti che parteciperanno all’insolita gara è stato applicato un microchip che permette di seguire la loro posizione nell’oceano. La gara può essere seguita sul sito www.greatturtlerace.com che propone anche un gioco che permette di scegliere quale tartaruga tra Billie,Genevieve, Stephanie, Freedom,Turtleocity, Purple Lightning, Saphira, Windy, Champiro, Sundae, Drexelina si pensa che arriverà prima.
La simpatica iniziativa ha finalità scientifiche ma si propone anche di sensibilizzare il maggior numero possibile di persone sui rischi che corrono queste tartarughe nei nostri oceani.

www.greatturtlerace.com
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venerdì, aprile 27, 2007
CALDO E SICCITA', ALLARME DELLA PROTEZIONE CIVILE

SICCITA' E CALDO- Un aprile torrido ha pesantemente intaccato le riserve d'acqua italiane: da settembre ci sono state perdite dal 20 al 40% rispetto alla media del periodo. Lo indicano gli ultimi dati diffusi dalla Protezione civile, che pongono l'allarme soprattutto sul Po, la cui portata è arrivata ai minimi storici. E ad aggravare la situazione a giugno arriveranno le prime ondate di calore, avvisaglie di un'estate che si preannuncia bollente.

PRIMA META' APRILE ALL'ASCIUTTO - Un marzo con le precipitazioni nella norma, nota la Protezione civile, aveva fatto tirare un respiro di sollievo. Ma la prima metà di aprile ha nuovamente accentuato il deficit idrologico stagionale. A ciò si aggiunge che le nevi alpine sono ormai in fase di rapida e progressiva fusione per le alte temperature di aprile.

IL PO PREOCCUPA - A preoccupare è specialmente il Po, dove le portate registrate alle cinque stazioni idrometriche di riferimento sono ovunque inferiori a quelle del 2003 e del 2006, anni particolarmente secchi. Alla stazione di Pontelagoscuro (Ferrara) la portata ammonta a 431 metri cubi al secondo, pari alla metà del valore medio storico di 953 metri cubo/secondo in tutto il periodo di riferimento 1924-2006. La Protezione civile invita quindi ad un'oculata gestione delle acque del più grande fiume italiano, garantendo prioritariamente l'approvvigionamento ad uso potabile. Ed il segretario generale dell'Autorità di bacino del Po, Michele Presbitero, fa sapere che per contrastare la siccità "stiamo invasando, in pratica 'facendo riserva', nei laghi alpini e nei bacini idroelettrici, lasciando defluire il minimo possibile". Così, aggiunge, si cerca di trattenere la risorsa idrica per "distribuirla in futuro in modo più ragionato e concordato con tutti gli attori in campo".

ANCHE I GRANDI LAGHI SI SVUOTANO - Quanto ai grandi laghi, i livelli del Garda e del Maggiore sono ben al di sotto della media stagionale. Per i fiumi, la situazione dell'Arno, specie in riferimento all'approvvigionamento idropotabile di Firenze, appare oggi di "ordinaria criticità". Anche nel bacino del Tevere, in particolare in Umbria, le portate continuano ad essere inferiori a quelle registrate negli ultimi anni e vengono tenute sotto controllo. Al Sud, infine, si continua a registrare un calo dell'acqua negli invasi, anche se i valori sono ben lontani da quelli rilevati nell'estate del 2002, quando si verificarono le criticità maggiori.

ARRIVANO LE ONDATE DI CALORE - E, come se non bastasse la siccità, è in arrivo un'estate torrida. Alcuni modelli previsionali, indica la Protezione civile, segnalano "un'alta probabilità di ondate di calore, soprattutto a giugno". A determinare un'ondata di calore è non solo l'aumento anomalo della temperatura, ma anche il livello di umidità e la durata dell'alta pressione. Si tratta di condizioni di caldo patologico che causano un aumento della mortalità nella popolazione. E proprio giugno, sottolineano gli esperti, è il mese più a rischio, perché gli organismi non si sono ancora adattati al caldo; in questo periodo si registrano così i maggiori eccessi di mortalità legata al clima. Il meteorologo Mario Giuliacci, del Centro Epson Meteo, si spinge a prevedere la prima ondata di caldo già alla fine di maggio. E la successiva stagione estiva, fa sapere, "si preannuncia più calda della norma".

26-4-2007
ANSA
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venerdì, aprile 27, 2007

Vittime dell'alga killer

Ricci e stelle marine intossicatiL'alga tossica Ostreopsis ovata è da anni un nemico dell'estate in agguato nel Mediterraneo e in alcune delle nostre regioni italiane come Toscana, Liguria e Lazio. La O. ovata può causare malesseri ai bagnanti tramite aereosol marino e provocare forti alterazioni fino ad arrivare alla morte degli organismi nelle biocenosi del meso- e infra- litorale.

L'O. ovata appare sulle nostre coste quasi ogni estate, in luglio-agosto. Vive su alghe rosse e brune e produce tossine del gruppo della ciguatera, ritenuta tossica per gli animali marini. In letteratura non ci sono segnalazioni d'intossicazione alimentare umana attribuibili chiaramente ad essa, non essendo O. ovata di uso alimentare. L'esposizione all'alga può comunque provocare tosse, febbre, dolori muscolari, irritazioni congiuntivali e delle prime vie aeree. L'insorgenza del malessere si riscontrava nei bagnanti e in chi sostava sulla riva dopo 2-3 ore all'esposizione dell'aereosol marino, regredendo dopo circa 12 ore.

Gli effetti di questa alga, che si manifestano quando c'è la sua fioritura (50.000 cellule/Litro), sono stati analizzati la prima volta proprio nel 1998 dall'ARPAT di Massa Carrara.
Inizialmente sono state fatte delle indagini preliminari per eliminare il dubbio che gli effetti riscontrati fossero dovuti a scarichi tossici o trattamenti fitosanitari. Dopodiché sono iniziati gli studi superficiali, della colonna d'acqua e dei substrati sommersi.

Nella superficie si notano chiazze galleggianti bianche e aggregati di un repellente colore marrone, nella colonna d'acqua si ha un effetto nebbia con riduzione della trasparenza, mentre nei substrati si notano segni di anaerobiosi e sofferenza delle biocenosi bentoniche, ovvero l'insieme di flora e fauna del meso- e infra- litorale.

Nel piano mesolitorale la tossicità ha portato al distaccamento dalle scogliere e il conseguente ritrovamento sul fondo, di popolazioni di Patella sp., Monodonta turbinata, Mitylus galloprovincialis.
Nel piano infralitorale la tossicità ha portato una forte mortalità di spugne, ascidie, ricci di mare come il Paracentrotus lividus e stelle marine Coscinasterias Tenuispina. I ricci mostrano perdita di aculei e mortalità mentre le seconde assumono un anomala postura delle braccia rivolte verso il dorso e mancano di una e/o più braccia.

Tramite analisi di laboratorio si è poi cercato di capire i fattori che portano allo sviluppo di questo fenomeno e si è arrivati a presupporre come elementi scatenanti siano l'alta temperatura e condizioni meteo-marine stazionarie.

Purtroppo, la fioritura dell'alga killer è un fenomeno ancora poco conosciuto. Non sono del tutto chiari i fattori scatenanti così come la dinamica del suo sviluppo, non sono stati evidenziati ancora segnali premonitori e, ovviamente, senza un accurata conoscenza non ci sono rimedi contro questo male naturale.

[Francesca Pratali]

www.ecoblog.it
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giovedì, aprile 26, 2007

La fedeltà della tartaruga di mare

Deposte le uova, viaggia per centinaia di chilometri per tornare sempre nelle stesse zone di approvvigionamento alimentare

26 aprile 2007 - Ricercatori dell'Università di Exeter hanno scoperto che dopo aver deposto le uova, le tartarughe marine intraprendono viaggi di centinaia di chilometri per raggiongere le zone di foraggiamento sempre esattamente nello stasso sito. La ricerca - finanziata dal Natural Environment Research Council (NERC) e pubblicata sull'ultimo numero dei "Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences" - ha mostrato per la prima volta che questi animali sono estremamente fedeli non solo al luogo di deposizione delle uova, ma anche a quello di alimentazione.

"La scoperta di questo tipo di fedeltà è stata una vera sorpresa" ha osservato Annette Broderick, che ha diretto lo studio.

Broderick e collaboratori hanno tracciato gli spostamenti di venti tartarughe verdi (Chelonia mydas) che, catturate sulle spiagge di Cipro, sono state dotate di trasmittenti satellitari. Per oltre sei mesi all'anno tutte queste tartarufghe sono rimaste nella stessa località di foraggiamento, per spostarsi in inverno verso zone di acque più profonde. Cinque sdiqueste tartarufgeh sono state monitorate ininterrottamente per cinque anni, constatando il sistematico ritorno nelle stesse aree. Dato che queste tartarughe hanno una dieta onnivora, nutrendosi anche di piccoli molluschi e crostacei, gliesperti si interrgano se questo comportamento sia legato a una territorialità della specie.

‘Si stima che ci siano meno di 300 femmine di tartaruga verde nel Mediterraneo - ha concluso la Broderick - e le nuove nformazioni rafforzano l'importanza di una protezione delle aree chiave per la migrazione e il foraggiamento di questa specie. Noi abbiamo comunicato le nostre scoperte alle autorità libiche per incoraggiarle a studiare ulteriormente questi importanti biotopi."

www.lescienze.it
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giovedì, aprile 26, 2007
ENPA, "IL MARE SI SPOPOLA E NON SI FA NULLA!"

26 aprile 2007 - 'In Italia cambiano i governi ma in molti settori della gestione ambientale non cambia nulla, come per la pesca ai bianchetti, prorogata di alcuni giorni oltre ai due mesi quasi finiti.
Il mare si sta sempre di piu' spopolando ma il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, puntuale come ogni anno, consente la pesca del novellame (e rossetto), altrimenti detto 'neonata' o 'bianchetti', per febbraio e marzo; mentre nelle pescherie della Riviera sono gia' comparsi, grazie alla pesca gia' aperta nel sud'. E' la denuncia dell'ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali di Savona, che gia' nel gennaio scorso anticipava: 'scommettiamo che ad aprile verra' concessa una ulteriore proroga?'.
'Scommessa purtroppo vinta. Si fa un gran parlare di difesa del mare e pesca ecocompatibile ma, al momento di definire serie limitazioni, le promesse sono proprio ..da marinaio. Naturalmente - prosegue l'Enpa - e' tempo perso ricordare quanto vanno dicendo da anni i massimi organismi scientifici internazionali (FAO, Worldwatch Institute e Commissione Tecnica UE): il pescato continua a diminuire, con animali catturati sempre piu' giovani e la riduzione del 75% degli stock di pesca delle 550 specie pescate, stanno scomparendo specie un tempo abbondanti, come il salmone, il tonno rosso mediterraneo, l'acciuga dell'Atlantico e quella peruviana, tutti gli squali, l'anguilla, lo storione e la cieca catturata per l'acquacoltura, si continuano a 'sprecare' 3 animali ogni 10, non utilizzati commercialmente e ributtati in mare ormai morti (by-catch), le reti da pesca, perdute o abbandonate, continuano a uccidere per anni, tutte le marinerie del mondo si oppongono a qualsiasi ipotesi di restrizione della loro attivita'.
Ed in questo contesto tragico si autorizza la pesca di animaletti di pochi grammi, che non diverranno mai adulti di centinaia di grammi e non parteciperanno alla catena biologica marina'. Raccomanda l'Enpa: 'Chi ama davvero il mare, anche contro la rapacita' dei pescatori e la sottomissione dei politici, non compri novellame'.

(Asca)
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martedì, aprile 24, 2007
Salviamo i rari delfini della Nuova Zelanda

Lo spettacolare salto del delfino di Maui | © WWF-Canon / Will RAYMENT I delfini di Hector e di Maui vivono nelle acque costiere di Aotearoa, in Nuova Zelanda e sono tra i cetacei più rari al mondo. Senza azioni urgenti di tutela, queste meravigliose creature rischiano di estinguersi nel giro di una generazione.
Gli scienziati stimano che negli anni ‘70 ci fossero 26.000 delfini nelle acque costiere dell’isola Meridionale della Nuova Zelanda. Ma ora la residua popolazione lotta per sopravvivere: poco più di 7.000 individui. Una volta molto frequenti lungo le coste, i delfini Hector vivono ora in pochi gruppi, sempre più isolati.
I delfini di Maui, dell’isola settentrionale, cugini dei delfini di Hector, stanno ancora peggio e sono in imminente pericolo di estinzione, con una popolazione di appena 110 individui. Il WWF teme che, senza interventi di tutela immediati, i delfini di Maui si estingueranno entro i prossimi 25 anni.

I delfini di Hetor e di Maui perderanno la loro lotta per la sopravvivenza se non ci impegniamo subito per la loro protezione.

Un delfino di Hector intrappolato in una reta da pescaIl pericolo maggiore per i delfini di Hector e Maui deriva dalla pesca professionale o sportiva. Questi mammiferi marini non sono infatti in grado di vedere le reti – reti fisse tenute ancorate vicino alla riva o in altura – e , se rimangono intrappolati, affogano in pochi minuti. Sono anche catturati accidentalmente dalle imbarcazioni che fanno pesca commerciale.
Aggiungete a questo il disturbo arrecato al loro habitat dal turismo, l’inquinamento delle acque, lo sviluppo costiero, il traffico marittimo e così la sopravvivenza di uno dei più rari delfini è una lotta quotidiana.

Ma vi sono ancora speranze di salvare i delfini. Se si agisce come necessario e si allontanano tutte le minacce da parte dell’uomo, la Nuova Zelanda può dare ai suoi delfini la loro migliore possibilità di sopravvivenza. Se falliremo, perderemo per sempren questi animali straordinari ed enigmatici.

Aiutaci a salvare i delfini di Hector e di Maui:  firma ora la nostra petizione rivolta al Primo Ministro della Nuova Zelanda, Helen Clark >


Chiedetegli di creare un futuro per queste creature meravigliose, allontanando tutte le minacce alla loro sopravvivenza.

www.wwf.it
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categoria:petizioni
martedì, aprile 24, 2007

Sequestrato tonno al mercurio

24 aprile 2007. Ieri a Bagheria (Palermo) i NAS hanno sequestrato 15mila confezioni di tonno pronto per la vendita, perché contaminate da mercurio.
I NAS avevano fatto dei prelievi il mese scorso nell'impianto siciliano, e le analisi hanno in seguito rivelato che il pesce inscatolato conteneva una percentuale di mercurio molto al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. Le confezioni sono state ritirate dal mercato e il responsabile dell'azienda denunciato.
Il mercurio, metallo liquido usato nei termometri, è una sostanza che, se assorbita in grandi quantità, provoca gravi danni al sistema nervoso, malformazioni nel feto e aborti spontanei nelle donne in gravidanza. Se sversato in acqua viene assorbito dai piccoli pesci, e qui si accumula nei loro tessuti. Tonno e pescespada stanno in cima alla catena alimentare marina, e accumulano quantità molto elevate di mercurio. Al gradino superiore ci sta l'uomo...

tratto da www.ecoblog.it

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lunedì, aprile 23, 2007
AREE PROTETTE PER DELFINI E BALENE NUOVA SFIDA PAESI ACCOBAMS
Prossimo meeting in ottobre in Croazia

23 aprile 2007 - L'istituzione di vaste aree marine protette per la salvaguardia di balene e delfini sara' argomento della terza Riunione dei Paesi Parte di ACCOBAMS (Accordo per la Conservazione dei Cetacei del mar Nero, mar Mediterraneo e della zona atlantica adiacente) per il conseguimento degli obiettivi 2010 per la biodiversita', che si terra' a Dubrovnik dal 22 al 25 ottobre 2007. I Paesi parte dell'Accordo saranno, infatti, chiamati a pronunciarsi su una nuova proposta che prevede l'istituzione di vaste zone protette nel mar Mediterraneo e nel mar Nero, destinate ad alcune popolazioni di balene e di delfini fra le piu' minacciate al mondo.
La proposta nasce dagli esiti di un workshop ad hoc tenutosi lo scorso novembre e le cui conclusioni sono state adottate dal Comitato Scientifico di ACCOBAMS in occasione del suo quarto Meeting. I ricercatori hanno definito dei criteri per la selezione delle aree specialmente protette e, contemporaneamente, hanno identificato alcune zone vitali per l'alimentazione, la riproduzione e per la crescita dei piccoli di balenottera comune, capodoglio, zifio, orca, tursiope, delfino comune e focena.
'Le aree marine protette rappresentano senza alcun dubbio una strategia per mettere fine al declino di balene e delfini. Tuttavia, e' necessaria una considerevole mole di lavoro affinche' vengano istituite in maniera adeguata e diano risultati concreti - ha dichiarato il Presidente del Comitato Scientifico di ACCOBAMS, Giuseppe Notarbartolo di Sciara - e per evitare che, una volta istituite, non rimangano solo su carta, fornendo, inoltre, una falsa impressione di tutela dei cetacei'.
L'elemento piu' innovativo delle proposte e' sicuramente rappresentato dall'inserimento del mare di Alboran e dello Stretto di Gibilterra, vale a dire all'incirca 25000 km2, corrispondenti a una buona parte delle acque nazionali della Spagna e del Marocco e a zone adiacenti di alto mare.
Questa regione e' tra le piu' produttive del mar Mediterraneo e accoglie ben dieci specie di balene e delfini. Inoltre, rappresenta un corridoio per il passaggio dei cetacei tra il mar Mediterraneo e l'Atlantico. Purtroppo, essa e' sottoposta a una forte pressione esercitata dalle attivita' di pesca, dal traffico delle imbarcazioni e dall'inquinamento marittimo.
Fra le acque prescelte per la tutela anche quelle del canale di Sicilia, frequentato sia dalla balenottera comune che da varie specie di delfino, a largo dell'Italia, di Malta, della Tunisia e nelle zone di alto mare. Quest'area potrebbe rappresentare una zona molto importante per lo svernamento della balenottera comune e in essa sono stati registrati casi di collisioni con imbarcazioni.
Poi il Golfo di Amvrakikos, a nord-ovest della Grecia, dove circa 150 individui di tursiope vivono in uno spazio semi-chiuso che potrebbe funzionare come laboratorio naturale di ricerca.
Tre aree fondamentali per delfini e focene del mar Nero.
8 zone per il delfino comune del Mediterraneo - cinque in Grecia, due in Italia, oltre l'area del mare di Alboran citata precedentemente.
'Tutte le proposte sono state avanzate sulla base di solide basi scientifiche e includono le aree piu' significative della zona dell'Accordo - ha dichiarato Eric Hoyt, ricercatore della WDCS (Whale and Dolphin Conservation Society) che ha collaborato all'organizzazione del workshop scientifico di ACCOBAMS sulle aree specialmente protette. - Il loro scopo e' quello di proteggere gli ecosistemi marini in situazione critica e di ridurre le minacce che pesano su balene e delfini, sulle specie e sugli habitat da cui dipendono'.
Un notevole contributo alla questione delle zone marine protette sara' inoltre assicurato da un nuovo sito web sponsorizzato dalla WDCS, Partner di ACCOBAMS: 'cetaceanhabitat.org'.
Il sito, dedicato alla conservazione degli habitat in situazione critica di balene, delfini e focene nelle acque nazionali e nelle zone di alto mare degli oceani del mondo, e' rivolto ai ricercatori, ai tecnici delle aree marine protette, ai conservazionisti e al pubblico interessato in piu' di 100 paesi.

(ASCA)
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domenica, aprile 22, 2007
Progetto sull'interazione tra i cetacei e i sistemi di pesca

cucciolo di capodoglioGli operatori della pesca, delle marinerie siciliane, lamentano da diverso tempo pesanti interferenze con i cetacei, con conseguentidanni agli attrezzi, e sottrazione di pescato. L'esistenza di una predazione di tipo opportunistico operata dai cetacei ai danni delle attività di pesca è un fenomeno assai diffuso in parecchie aree ed in particolare nelle acque siciliane. La competitività tra pescatori e cetacei è un fenomeno che si è sempre verificato in diverse parti del mondo, ma attualmente si registra una crescita di tale interferenza. Le cause, non sono ben chiare, una delle possibili motivazioni potrebbe trovarsi nella diminuzione delle risorse marine a causa di un ipersfruttamento da parte dell'uomo, che indurrebbe alcune specie di cetacei a diminuire il dispendio energetico sfruttando l'attività umana.
Questo "nuovo" sistema di predazione, spesso però è causa di mortalità tra i cetacei, molti di questi cadono vittime involontarie degli attrezzi da pesca, ogni anno infatti si registrano parecchi casi di decessi tra questi animali, che vengono ritrovati in difficoltà o morti perchè impigliati nelle reti o allamati. Su queste basi è nata l'idea di iniziare uno studio avente lo scopo di verificare il fenomeno dell'interazione e cioè di svolgere un esame quantitativo (frequenza delle interazioni pesca/delfino, danni provocati alle attrezzature, numero di imbarcazioni coinvolte, ecc...) e qualitativo (attrezzi maggiormente sensibili alla predazione, specie bersaglio, variazioni stagionali, modalità d'interazione, ecc...) inoltre si raccolgono dati relativi i cetacei che vengono trovati in difficoltà o morti, al fine di capire quali siano i sistemi e gli attrezzi che causano maggiori danni ai cetacei e cercare di trovare possibili modifiche agli attrezzi in modo da abbassare o addirittura evitare che questi animali cadano vittime involontarie dei pescatori.

www.necton.it

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sabato, aprile 21, 2007
Il progetto presentato settimana prossima
Il tunnel sottomarino più lungo del mondo
La Russia si collegherà agli Stati Uniti, tramite lo Stretto di Bering, con il tunnel subacqueo più lungo del mondo: 100 chilometri

MOSCA - La Russia sta progettando di costruire il più lungo tunnel sottomarino al mondo, e la prossima settimana i funzionari di Mosca presenteranno ufficialmente il progetto ai governi canadese e statunitense. L'imponente opera collegherà la Siberia all'Alaska e conterrà condutture per petrolio e metano, cavi per l'elettricità, fibre ottiche, un'autostrada e una linea ferroviaria per il trasporto merci. Il collegamento supererà lo stretto di Bering, coprendo una lunghezza di più di 100 Km sott'acqua e battendo quindi di gran lunga il record attualmente detenuto dall'Eurotunnel della Manica (39 Km). La costruzione del «Bering Strait Tunnel» è solo una parte del colossale progetto d'ingegneria destinato a rifornire di energia Canada e USA: è prevista infatti la costruzione e il potenziamento di un corridoio di trasporto superficiale, sia su suolo russo che americano, per un totale di circa 6.000 Km. Per completare i lavori saranno necessari 10-15 anni e lo stanziamento di circa 65 miliardi di dollari. In Alaska si sta già pensando a come sviluppare un piano di condutture per trasportare gli idrocarburi dall'estremo Nord agli altri 48 Stati della Federazione.

I VANTAGGI - Il collegamento trans-oceanico farà risparmiare al Nord America e alla Russia circa 20 miliardi di dollari in elettricità, grazie a cavi ad alto voltaggio della capacità di 15 Gigawatt. Allo stesso modo sembra che tutti gli investimenti nella nuova rete di trasporto verranno recuperati in pochi anni grazie ai guadagni derivati dagli scambi tra i Paesi messi in collegamento. Il progetto dello Zar - Il primo a credere nella possibilità di costruire un collegamento subacqueo tra Russia e America fu l'ultimo Zar di Russia, Nicola II: nel 1905 approvò il piano per la costruzione del tunnel sotto lo Stretto di Bering, ma il progetto non fu mai portato avanti a causa dell'inizio della Prima Guerra Mondiale. Oggi sono molti i Paesi entusiasti di questo progetto: in particolare le potenze economiche asiatiche, Cina, Giappone e Corea, oltre a USA e Russia direttamente interessati nel progetto con una partnership di investitori pubblico-privata. Maxim Bystrov, deputato russo dell'Agenzia per le zone a economia speciale, ci tiene a precisare che si tratta di un progetto commerciale e non politico. Per ora sono poche, se non nulle, le preoccupazioni per l'impatto che quest'opera da record potrebbe avere sull'ambiente.

Valentina Tubino

20 aprile 2007
www.corriere.it
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