BALENE DISPERSE IN FIUME TORNANO IN OCEANO Negli Stati Uniti
31 Maggio 2007 - Dopo essersi perse e aver vagato per 15 giorni come pesci d'acqua dolce nel fiume Sacramento, in California, le due balene diventate in America una sorta di appuntamento mediatico costante dovrebbero finalmente aver ritrovato la via che porta all'Oceano Pacifico.
Il condizionale e' d'obbligo perche' nonostante i due animali sia stati per due settimane costantemente osservati e seguiti da decine di televisioni, nessuno li ha piu' visti nelle ultime dieci ore, quando si trovavano a poche miglia dalla Baia di san Francisco.
Le guardie costiere e i biologi marini impegnati nel loro soccorso hanno lanciato numerosi richiami, come spesso nei giorni scorsi, senza pero' ricevere risposta. Ritengono che le due balene, una madre e il suo cucciolo ai quali sono stati dati i nomi di Delta (del fiume Sacramento) e Dawn (Alba), abbiano raggiunto le acque del Pacifico durante la notte.
Ferite per essere venute a contatto con del liquido inquinante, le due balene, secondo i biologi marini, nel loro vagare nelle acque del fiume hanno anche rischiato di morire.
Sono state curate a distanza e uomini della guardia costiera hanno iniettato loro degli antibiotici sparandoli dalle imbarcazioni.
Molte tv americane restano comunque in attesa all'altezza del Golden Gate di San Francisco nella speranza di riuscire ad intercettarle un'ultima volta.
GREENPEACE ALL'IWC DI ANCHORAGE, PRIORITA' E' SALVARE BALENE Manifestazioni per i cetacei in tutto il mondo
29 maggio 2007 - Migliaia di persone di diversi paesi hanno appena finito di marciare per richiedere la protezione delle balene in occasione dell'incontro annuale della International Whaling Commission (IWC), che apre oggi i suoi lavori ad Anchorage, in Alaska.
La Grande Marcia Blu e' infatti un evento mondiale che si e' svolto in oltre 50 citta' tra cui le Isole Galapagos, New Zealand, Russia, Isole Fiji, Stati Uniti, Argentina e in Europa. E ha visto insieme attivisti per le balene, star di Hollywood e campioni mondiali di surf .
I sostenitori di Greenpeace si sono cosi' uniti al divo di 'Heroes' Hayden Panettiere, al V-jay di Mtv Stephen Colletti, a Esai Morales, protagonista della serie NYPD Blues , gia' sostenitore della campagna 'Save the Whale Again', al campione australiano di surf Dave Rastovich, all'artista Howie Cooke di 'Surfers for Cetaceans' (Surfisti per i cetacei e ai ragazzi di Teens Against Whaling (Giovani contro la caccia alle balene) in una parata che si e' trasformata in una spettacolare 'balena umana' visibile dall'alto del centro di Anchorage.
L'iniziativa artistica e' il culmine di una serie di eventi iniziati la scorsa settimana in Messico.
'Il fatto che un numero cosi' grande di persone di tutto il pianeta si siano riunite in favore di una causa comune e' un segnale forte e chiaro ai membri della commissione riuniti in Alaska: non devono perdere questa occasione per proteggere le balene' commenta Gerd Leipold, direttore esecutivo di Greenpeace International. 'Sono centinaia le balene che, catturate nelle reti, colpite dalle navi, soffocate dalle buste di plastica, avvelenate dall'inquinamento e affamate in seguito ai cambiamenti nelle catene alimentari causati dai mutamenti climatici, muoiono ogni anno negli oceani', aggiunge Alessandro Gianni', responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia.
Nelle prossime settimane, denuncia Greenpeace, i delegati della IWC provenienti da oltre settanta nazioni dedicheranno solo un paio di ore a discutere di queste problematiche, concentrando invece il resto dell'incontro a discutere come, quando e perche' cacciare le balene, giustificandosi in base a pretesti scientifici o contravvenendo semplicemente allo stesso regolamento della Commissione.
'E' incredibile che l'IWC stia ancora dibattendo l'idea della caccia commerciale alle balene, mentre esistono cosi' tanti fattori che mettono a rischio le popolazioni di cetacei a livello mondiale' spiega Gianni': 'I rappresentanti dell'IWC devono impegnarsi quest'anno a modernizzare la commissione, affrontando seriamente l'aumento delle minacce alle balene e diventare un'istituzione che lavora per le balene non per i cacciatori di balene'.
Il meeting dell'IWC si tiene fino al 31 maggio prossimo.
28 maggio 2007 - Puo' un'associazione che nell'immaginario collettivo "difende gli animali" essere a favore della pesca, organizzare nelle sue riserve gite di "pescaturismo", dare dei premi in denaro (50.000 dollari) ai pescatori piu' "bravi"? A quanto pare, si', si tratta del WWF. E' simpatico pensare che chi paga i soldi della tessera per difendere gli animali li faccia poi finire in tasca ai pescatori...
Il WWF, sia italiano che internazionale, deve avere poco chiaro il senso della parola "rispetto" verso gli animali. Nel sito della Riserva Marina di Miramare (Trieste), gestito dal WWF, affermano che la riserva "vuole offrire ai triestini nuovi spunti per esplorare le acque del Golfo senza disturbare la flora e la fauna, ma anzi imparando a rispettarle". Bene, verrebbe da pensare, un posto dove gli animali marini vengono protetti. Purtroppo, no. Il "rispetto" verso questi animali consiste, secondo il WWF, nell'ammazzarli per far divertire i turisti. Infatti la riserva propone il "pecaturismo", secondo loro "finalizzato a promuovere nuovi approcci di conoscenza al mondo marino e costiero". Nell'estate del 2006 i pescaturisti hanno preso il largo "sulle imbarcazioni della Riserva per affiancare i pescatori delle Saccaleve, localmente chiamate 'Lampare', per scoprirne assieme le difficoltà e le soddisfazioni del mestiere". Gia', bella soddisfazione ammazzare gli animali con la benedizione del WWF... ma, pardon, non si chiamano "animali", non sia mai! Il WWF vuole infatti diffondere "un nuovo approccio con il pescato, risorsa biologica, e fonte di biodiversità"! Capito? Non sono "animali", sono "pescato"!
Il WWF e' molto convinto di questa sua vocazione di avvicinamento del cittadino medio allo sterminio di pesci in prima persona, infatti, anche nel 2007 pubblica sul suo sito ufficiale l'articolo "La pesca che difende il mare". Li', si schiera contro la pesca illegale che distrugge i fondali, certo, ma si schiera anche assolutamente dalla parte di chi i pesci li uccide comunque, descrivendone l'attivita' come se fosse qualcosa di positivo. Afferma l'intervistato: "I turisti si alzano presto la mattina e mi aiutano a tirar su le reti che ho buttato la sera prima. [...] E poi si scende a terra, si pulisce il pesce e si mangia insieme quello che il mare quel giorno ci ha voluto regalare". No, il mare non ha regalato proprio nulla, e nemmeno i pesci. La loro vita e' stata, semplicemente, rubata, con violenza e mancanza di rispetto, perche' non esiste alcun diritto a uccidere - non c'e' ne' legittima difesa, ne' necessita' di sopravvivenza, quindi ogni morte provocata a un essere senziente non ha giustificazione.
Ma ancora non basta, perche' il WWF internazionale regala, con il concorso "Smart Gear Competition" (a cui partecipano per lo piu' pescatori) 50.000 dollari alle tre persone che si inventano i sistemi "piu' intelligenti" di pesca, cioe' quelli che riducono le catture accidentali di animali che in realta' non si vogliono uccidere e che sono quindi "scarti del pescato", ma che uccidono comunque i pesci che si vogliono catturare. Afferma il WWF sul suo sito: "L'edizione 2006 è stata vinta da Micheal Herrmann, grazie ad un progetto originale che salva gli squali dalla cattura accidentale utilizzando la loro sensibilità, unica tra le specie marine, ai campi magnetici. Hermann ha piazzato piccoli magneti in cima agli ami da pesca e ha sperimentato che questa tecnica li allontana. Gli altri pesci invece non subivano alcun fastidio dalla presenza dei magneti". Gia', non subivano alcun fastidio e potevano essere comodamenti ammazzati. Evviva.
ROMA, 28 maggio 2007 - Camminare in equilibrio su due tentacoli. Assumere le sembianze di una noce di cocco. Imitare un cespuglio di alghe in movimento. E' quanto si inventano i polpi per mimetizzarsi con l'ambiente marino in caso di pericolo; azioni fantasiose e creative che non finiscono di stupire gli stessi scienziati ma che, in ogni caso, servono a poco. A causa delle eccessive catture, infatti, si è avuto negli ultimi cinque anni un depauperamento di oltre il 20% di questi animali, la cui taglia si riduce sempre più.
A parlare sono i dati dell'Ismea, secondo cui a livello mondiale la produzione complessiva è passata da 50.495 tonnellate del 2000 a 39.485 del 2004, mentre a livello Ue da 25.030 a 19.909; calo che si è manifestato anche in Italia, dove le tonnellate sono passate da 9.173 a 6.823. Parallelamente sono aumentati i prezzi all'ingrosso passati, secondo dati Istat elaborati da Federcoopesca-Confcooperative, da 3,91 euro/kg nel 2000, a 5,41 euro/kg nel 2004. Quanto ai consumi domestici nazionali, le 9.932 tonnellate del 200' sono passate a 8.539 nel 2005. Un andamento che si è riflesso sulla bilancia commerciale, con un import passato da 36.603 tonnellate del 2000 a 52.434 nel 2005 e un export da 3.250 a 1.523 tonnellate.
A fronte di questa situazione in Italia, in Toscana in particolare, si stanno sperimentando i primi allevamenti di polpi, i cui risultati lasciano bene sperare. Il Cirspe, Centro Italiano Ricerche e Studi per la Pesca, ha creato infatti tane in coccio o in pvc che le 'future mamme polpo' hanno subito occupato per deporre le uova; si tratta dell'octopus vulgaris, una specie molto studiata da un punto di vista fisiologico, ma poco sotto il profilo etologico in natura e in ambienti controllati. Le strutture sperimentate aprono di fatto la strada alla possibilità di incrementare le capacità riproduttive di questi animali, grazie all'aumento 'artificiale' dei siti di deposizione per il ripopolamento in tratti di mare prescelti.
Positiva è stata anche l'esperienza relativa alla cattura di femmine con uova e il loro mantenimento in cattività; mantenendola, infatti, in ambienti controllati di piccole dimensioni ad una temperatura di 19 gradi in tana con le uova per circa 40 giorni dalla cattura, si è ottenuta la schiusa delle larve.
BALENOTTERA SMARRITA, PEGGIORANO CONDIZIONI A Genova
28 Maggio 2007 - Peggiorano le condizioni della balenottera che si trova ormai da quattro giorni nell'imboccatura del porto di Genova Voltri. C'e' grande preoccupazione nel gruppo di esperti dell'Icram (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) che sta seguendo il cetaceo a bordo dei mezzi della Guardia Costiera. "L'animale - spiega Simonpietro Canese dell'Icram - e' coperto da parassiti e staziona vicino al fondale a 10 m di profondita', emergendo per respirare a radi intervalli. Il comportamento apparentemente confidente della piccola balenottera nei confronti delle imbarcazioni, alle quali fino a ieri si avvicinava, puo' essere interpretato come un desiderio di utilizzare le stesse come surrogato della sagoma protettrice della madre. Oggi invece il comportamento del giovane animale e' decisamente letargico". La balenottera e' non piu' di 10 metri di lunghezza, ha pochi mesi di vita e a quest'eta' e' dipendente dalla madre sia per l'alimento sia per protezione. "Purtroppo - afferma Silvestro Greco, responsabile scientifico dell'Icram che con Canese sta osservando il cetaceo - mentre e' possibile soccorrere piccoli di mammiferi terrestri o uccelli quando vengono rinvenuti in simili circostanze, nel caso delle colossali balenottere il compito e' al momento praticamente impossibile. L'animale non puo' essere mantenuto in ambiente controllato, le tecnologie per alimentarlo artificialmente sono inadeguate, mentre sospingerlo al largo alla ricerca di una madre reale o adottiva in uno spazio cosi' esteso, oltre alla inevitabile difficolta', sarebbe causa di stress e prevedibile peggioramento della situazione. In queste condizioni la migliore azione e' sorvegliare l'animale per evitare qualsiasi causa di disturbo, nella speranza che riesca a riprendere il largo da sola e ricongiungersi ai suoi simili".
"Nel bacino occidentale del Mediterraneo - conlude Giuseppe Notarbartolo presidente del comitato scientifico di ACCOBAMS - vive una popolazione di alcune migliaia di balenottere comuni, soprattutto concentrate nel mar Ligure occidentale. Non sono infrequenti casi in cui piccoli di animali selvatici, nell'epoca della riproduzione, vengano per qualche motivo separati dalla madre. Questo avviene anche con le balenottere in Mediterraneo dove la situazione puo' essere peggiorata dall'innalzamento dei livelli del rumore subacqueo di sottofondo, avvenuto negli ultimi decenni per via dell'aumento del traffico marittimo". Questo rumore infatti diminuisce la distanza entro la quale i mammiferi riescono a mantenersi in contatto acustico.
27 maggio 2007 - Casa dolce casa, o meglio "reef dolce reef".
Sì perché pare proprio che alcuni pesci, che nascono in mare aperto, siano in grado di ritrovare la barriera corallina, dove vive la mamma senza esserci mai stati prima. Le femmine di pesce pagliaccio, Amphiprion ocellaris (nella foto) depongono le uova lontane dal luogo dove vivono abitualmente e le larve restano in balia delle correnti per dieci giorni, prima di ricongiungersi con la famiglia.
Anche i pesci farfalla (Chaetodontida) si riproducono lontano da casa, in mare aperto e i figli che nascono impiegano non meno di 38 giorni per ritrovare i propri genitori.
Non è ancora chiaro come i piccoli riescano a orientarsi: alcuni pesci riconoscono i suoni tipici di “casa”, mentre altri ne riconoscerebbero gli odori. Ma il dibattito è ancora aperto.
Lunedi' al via riunione Commissione baleniera internazionale Anchorage, 25 maggio 2007 - Al via dal 28 al 31 maggio ad Anchorage, in Alaska, la 59/a riunione ufficiale dell'International Whaling Commission, la Commissione baleniera internazionale, dove e' prevista la partecipazione di 73 Paesi.
In questi giorni sono in corso incontri preparatori degli esperti delle nazioni partecipanti.
'La richiesta di Greenpeace e' che quest'anno la Commissione cambi denominazione e diventi l'International Whales Commission, cioe' una Commissione che lavori per la difesa delle balene - spiega Alessandro Gianni', responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia - speriamo infatti che in questa edizione ci sia una maggioranza consistente a favore delle balene: per reclutare nuovi Paesi hanno lavorato molti Stati, Gran Bretagna in testa, ma anche ambientalisti come Greenpeace'.
Il Giappone, da sempre interessato al ripristino della caccia commerciale delle balene 'in questi anni si e' guadagnato i voti di Paesi in via di sviluppo - spiega Gianni' - ma nel 2007 vedremo Stati partecipare per la prima volta all'Iwc e dalla parte delle balene, come Grecia e Cipro'. Quale sara' il nodo della battaglia sul tavolo dei negoziati? 'Quello di allontanare la caccia commerciale - afferma Gianni' - puntando invece sulla difesa di questi animali al vertice della catena alimentare, gia' target di sostanze chimiche nocive e uccisi in modo accidentale'.
WASHINGTON, 24 maggio 2007 - Le hanno chiamate 'Delta' e 'Dawn' (Alba). Sono le due balene che - chissà come - una decina di giorni fa nuotando tranquille nelle acque dell'Oceano Pacifico che entrano nella baia di San Francisco, invece di puntare al largo hanno imboccato il delta del Sacramento. E hanno cominciato a risalire il fiume arrivando addirittura fino a 145 chilometri all'interno del territorio californiano. Un errore fatale che, a dieci giorni di distanza, può costare la vita ai due animali. Da quel fatale lunedì Delta (la madre) e Dawn (il suo cucciolo) sono seguite passo dopo passo dagli argini del fiume Sacramento, in California, da una piccola folla tra giornalisti, troupe televisive, biologi marini e guardie costiere, e sulle televisioni americane sono diventate una sorta di attrazione. Per loro, collegamenti in diretta quando passano sotto un ponte, oppure quando cambiano direzione e invece di risalirlo tornano a ridiscendere il fiume, oppure quanto sbattono (sempre più nervosamente) la coda sulla superficie delle non pulitissime nelle acque del Sacramento.
Madre e cucciolo - secondo quanto riferito dai biologi marini che le stanno osservando - mostrano evidenti segni di ferite. Con ogni probabilità se le sono procurate dopo essere venute a contatto con del carburante o con qualche altro liquido inquinante lasciato nel fiume da un'imbarcazione, "ma restare così a lungo in acque interne non fa che peggiorare la loro situazione - ha spiegato Frances Guiland, che segue la vicenda per conto del centro Mammiferi Marini -. Le ferite paiono essersi aggravate, la loro pelle prima appariva lucida e morbida, ora sono evidenti delle brutte macchie". Le due balene dopo aver raggiunto il porto fluviale di Sacramento (90 miglia all'interno del territorio californiano) hanno invertito la rotta e sono tornate a ridiscendere il fiume. Ma quando mancavano solo una trentina di chilometri alla Baia di san Francisco si sono bloccate. Probabilmente spaventate dalle vibrazioni causate dal traffico, hanno cominciato a nuotare in circolo: un paio di chilometri verso l'interno, poi di nuovo in direzione giusta, poi di nuovo al contrario, e ora appaiono completamente disorientate. "Danno colpi di coda sulla superficie dell'acqua in modo sempre più violento" ha riferito Brian Gorman, portavoce della National Oceanic and Atmospheric Administration.
"E' un segno di stress, di stanchezza e di spavento". Non sanno che la via del mare passa per loro sotto il Golden Gate di san Francisco, non sanno che da quella baia loro distanti solo pochi chilometri. Le autorità californiane hanno fatto di tutto per riportare i due animali verso il mare. Almeno due dozzine di imbarcazioni hanno risalito il Sacramento e si sono mosse in modo tale da provocare in Delta e Dawn un definitivo cambio di direzione, compresa la chiusura al traffico del ponte in questione. Ma niente da fare: sotto quel ponte i due animali non ci sono vogliono passare."E' una situazione che si aggrava di ora in ora" ha aggiunto Gorman. Secondo gli scienziati le due balene rischiano di morire.
CTS; SPADARE E CALDO, E' ALLARME CETACEI NEL MEDITERRANEO Richieste d'azione al Ministero dell'Ambiente
25 maggio 2007 - I cetacei del Mare Nostrum nuotano 'in cattive acque' e sono animali sempre piu' a rischio, specie vicino alle sponde italiane. Mentre sono in corso in Alaska i lavori dell'Iwc, la Commissione baleniera internazionale, il Cts Ambiente lancia un grido di allarme e fa un appello per migliorare le condizioni del Mediterraneo.
'E' necessario garantire alle balene e ai delfini dei nostri mari adeguate misure di conservazione attraverso appositi strumenti gestionali - afferma il vicepresidente del Cts, Stefano Di Marco - per questo chiediamo con forza al ministero dell'Ambiente che vengano presto redatti e implementati piani d' azione nazionali che consentano di ridurre le minacce per questi mammiferi marini, che oltre a rappresentare una grande ricchezza in termini di biodiversita' costituiscono anche una risorsa dal punto di vista socio economico'.
Principali minacce per i cetacei del Mare Nostrum sono l' eccessivo prelievo dei pescatori, che diminuisce le prede disponibili e le spadare, vere camere della morte per capodogli, delfini, squali e tartarughe che vi rimangono intrappolati. Una conferma di un calo dei nutrienti rispetto al passato e' arrivato dai risultati di un progetto promosso dal Cts nelle isole Pelagie sul tursiope, mentre nonostante il bando dell' Unione europea il fenomeno delle spadare non conosce arresti. La Guardia costiera ha sequestrato, tra il 2005 e il 2006, oltre 1200 km di reti derivanti. E proprio qualche giorno fa, ricorda il Cts, in Francia e' stata scoperta dalla barca di ricerca Oceana Ranger una vera e propria flotta di 80 pescherecci con reti derivanti dai 5 agli 8 km.
Altro fattore di rischio per i cetacei e' determinato dai cambiamenti climatici, che cominciano a farsi sentire anche nell'ecosistema marino. Gli effetti, ancora da definire a livello scientifico, sono il riscaldamento della temperatura dell'acqua, l'alterazione del regime delle correnti e la riduzione della produttivita' degli ecosistemi. Dalle osservazioni dei ricercatori del Cts nello stretto di Sicilia, emerge che negli ultimi anni si e' verificato un calo del krill, i piccolissimi gamberetti di cui si nutrono le balenottere, oltre ad una presenza ridotta dei grossi cetacei laddove invece erano abbondanti in passato.
DUE BALENOTTERE DANNO SPETTACOLO DAVANTI A FINALE LIGURE Motovedetta Icram sorveglia l'altra a Genova
24 maggio 2007 - Due balenottere comuni, di lunghezza compresa fra i 12 e i 16 metri, hanno dato spettacolo nelle acque di fronte alla spiaggia dei 'Saraceni' a Varigotti di Finale Ligure, arrivando ben oltre le boe che delimitano il limite massimo di avvicinamento alla costa consentito alle imbarcazioni, inoltrandosi quindi fino a 200 - 300 metri dalla battigia.
Molti bagnanti hanno seguito con interesse i movimenti dei due cetacei. Continua intanto a nuotare nello specchio acqueo del ponente genovese la balenottera disorientata che da due giorni e' costantemente monitorata dai mezzi della capitaneria del porto, dai vigili del fuoco e dai veterinari dell'acquario.
Stamani e' stata nuovamente avvistata davanti al porto di Genova Voltri.
Una unita' operativa dell'Icram (l'Istituto per la ricerca marina) sara' a Genova, su mandato del ministero dell'Ambiente, per seguire l'evolversi della situazione in merito alla balenottera disorientata che da due giorni continua a nuotare davanti al porto di Genova Voltri. Scopo della missione e' 'fare chiarezza sullo stato dell'animale e applicare i protocolli per evitare danni di eventuali interventi umani'.
'Se la balenottera e' di 10 metri cosi' come segnalato - ha spiegato Silvio Greco, direttore scientifico dell'Icram - si tratta di un piccolo. In questo caso le ipotesi sono o che la madre ha avuto dei problemi o il piccolo e' malato e la madre lo ha abbandonato. Domani vedremo. Fatto sta che non e' un comportamento normale quello adottato dall'animale. Anomalo anche il fatto che si faccia avvicinare'.
IL PESCE MARTELLO PUO' RIPRODURSI SENZA MASCHI Accertato caso di partenogenesi in zoo del Nebraska
24 maggio 2007 - I pesce martello sono in grado di riprodursi senza accoppiamento sessuale, per partenogenesi. Lo hanno scoperto con somma sorpresa ricercatori americani e nordirlandesi analizzando il Dna di uno squalo di quella specie nato nel dicembre del 2001 in uno zoo di Omaha, nel Nebraska.
L'analisi genetica e' stata fatta per risolvere un grosso mistero: la madre del piccolo squalo viveva in un acquario con altre due femmine e non era entrata in contatto con un maschio da oltre tre anni. Quindi non si capiva bene come potesse essere avvenuto il parto.
All'inizio gli esperti hanno ipotizzato che la femmina del pesce martello potesse aver trattenuto dello sperma dentro di se' dopo essere stata catturata al largo della Florida o che si fosse accoppiata nell'acquario con un pesce di un altra specie.
I ricercatori della Queen's University di Belfast e dell'istituto Guy Harvey della Florida hanno pero' accertato che il pesce martello nato in cattivita' all'Henry Doorly Zoo di Omaha (e ucciso successivamente da un altro pesce) non aveva nel suo Dna la minima traccia di geni paterni.
'La scoperta - ha spiegato Paulo Prodohl che ha coordinato le ricerche sul versante nordirlandese - e' senz'altro strabiliante perche' si pensava che gli squali si riproducessero soltanto sessualmente e che l'embrione ricevesse il proprio Dna da entrambi i genitori, come succede per i mammiferi'.
L'esperto ha sottolineato che quello in Nebraska e' il primo caso scientificamente registrato di partenogenesi tra grossi pesci vertebrati: 'Cambia dunque il paradigma. I mammiferi risultano gli unici nel gruppo dei vertebrati dove questa forma di riproduzione non e' stata osservata'.
A giudizio di Mahmood Shivji, del Guy Harvey Institute, la riproduzione per partenogenesi - in apparenza praticata da animali in cattivita' quando mancano i maschi - ha un risvolto preoccupante: 'riduce la diversita' genetica nella prole poiche' non ci sono variazioni genetiche introdotte dal padre' e in conseguenza la razza si indebolisce.
'La partenogenesi e' un fenomeno particolarmente diffuso soprattutto negli invertebrati, e non e' raro nei rettili - spiega Enrico Alleva, etologo dell'Istituto Superiore di Sanita' - per quanto riguarda i pesci, sia cartilaginei che ossei, invece e' poco conosciuto. In natura viene usato perche' permette di produrre molti individui senza accoppiamento, e da luogo a un incremento esponenziale della popolazione, utile, ad esempio, se c'e' una particolare abbondanza di risorse da sfruttare'.
CLIMA: WWF, ALLE BALENE NON PIACE CALDO; RISCHIO EFFETTO SERRA Nuovo dossier dell'associazione ambientalista
23 maggio 2007 - Brutte notizie per le balene, sempre a piu' rischio a causa dei cambiamenti climatici che minacciano di stravolgere habitat e fonti di sostentamento del gigantesco mammifero marino.
Balene, ma anche delfini ed altri cetacei sono sempre piu' minacciati dai cambiamenti climatici, afferma il dossier 'Whales in hot water' pubblicato oggi dal Wwf e dalla Whale and Dolphin Conservation Society (Wdcs) in occasione del 59/a sessione della Commissione Baleniera Internazionale.
Per l'organizzazione ambientalista, gli impatti del cambiamento climatico sui cetacei sono sempre piu' incisivi: dal raffreddamento delle acque del mare per lo scioglimento dei ghiacci e l'aumentata frequenza delle piogge, fino a un aumento del livello dei mari, alla scomparsa di habitat polari e al declino delle popolazioni di krill, piccoli crostacei che rappresentano la principale fonte di cibo per molte popolazioni di balene. Il mare ghiacciato dell'Artico si riduce ad un ritmo spaventoso (tra il 2005 e il 2006 e' andata persa un'area ghiacciata estesa quanto l'Italia) e l'impatto del clima si somma ai problemi indotti da altre attivita' umane, come inquinamento chimico o acustico, collisioni con le navi e cattura accidentale nelle reti da pesca, che uccidono ogni giorno circa mille cetacei. Con la diminuzione dei ghiacci, e' presumibile che aumenteranno anche le attivita' umane in aree fino ad ora intatte dell'Artico.
'Balene, delfini e cetacei hanno una certa capacita' di adattarsi ai cambiamenti del proprio habitat - afferma Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - ma il clima sta cambiando talmente in fretta che non e' chiaro fino a che punto riusciranno a cavarsela e la sopravvivenza di molte popolazioni di balene e delfini e' seriamente minacciata. Gli Stati occidentali hanno un dovere ben preciso nei confronti di queste specie. E in Italia, il ministero dell'Ambiente e il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali devono essere una vera forza politica a favore delle balene'.
Gli impatti del cambiamento climatico sono particolarmente gravi nell'Artico e nell'Antartico e i cetacei che dipendono dalle acque polari per il sostentamento e la sopravvivenza - come belughe, narvali e balene della Groenlandia - saranno drammaticamente colpiti, afferma il rapporto. Tra gli altri impatti, il Wwf cita la riduzione di habitat per diverse specie di cetacei che non sono in grado di trasferirsi in acque piu' fredde (come i delfini di fiume), l'acidificazione degli oceani e un peggioramento delle condizioni fisiche dei cetacei (malattie, capacita' riproduttiva, tasso di sopravvivenza). Il cambiamento climatico potrebbe anche essere il colpo di grazia per le ultime 300 balene franche del Nord Atlantico.
BALENOTTERA VICINA A GENOVA, NON E' UN CUCCIOLO E si nutre da sola
23 maggio 2007 - Si sta dirigendo verso Ponente, mantenendo una distanza di circa 500 metri dalla riva, la giovane balenottera (Balaenoptera physalus) lunga una decina di metri che l'altro ieri pomeriggio era entrata nel porto di Genova Voltri, nelle vicinanze del campo di canottaggio. Si tratta di un animale sub-adulto (e non di un cucciolo come era sembrato in un primo momento) e quindi in grado di nutrirsi da solo. Vigili del fuoco, con un nucleo sub, Guardia Costiera e biologi dell'Acquario ieri si erano prodigati per fare uscire l'animale in quella che rischiava di essere una trappola mortale. Il Comandante del porto, l'Ammiraglio Ispettore Ferdinando Lolli, ordinando alle navi presenti nella zona di spegnere i motori e cessare qualsiasi attivita' che potesse creare rumore, aveva permesso alle unita' intervenute di indirizzare la balenottera al largo.
Durante la notte l'animale aveva vanificato gli sforzi dei soccorritori rientrando in porto, ne era pero' uscito questo pomeriggio. Il fatto che non sia un cucciolo in eta' di allattamento significa che non corre il rischio di morire di fame, come si era temuto in un primo momento. Ora il team di salvataggio sta cercando di spingere l'animale al largo. Ancora ignoto il motivo per cui e' entrato in porto. E' possibile che lo abbia fatto inseguendo il cibo.
DUE BALENE RIPRENDONO IL VIAGGIO VERSO IL MAR PACIFICO Si sono addentrate per sbaglio nel delta del fiume Sacramento
22 maggio 2007 - Mamma balena e la sua piccola sono ormai a metà strada, in viaggio sotto gli occhi dell'America che le segue in diretta tv, verso l'Oceano Pacifico, lungo le acque scure e limacciose del delta del fiume Sacramento. Vi erano entrate per errore alla fine della settimana scorsa dal porto del capoluogo californiano. E dopo due giorni a nuotare nel senso sbagliato, le balene, forse inseguendo i rimorchiatori sul delta del fiume, hanno finalmente cambiato strada, cominciando a nuotare nella giusta direzione, verso la baia di San Francisco.
Dovranno passare anche sotto il Golden Gate Bridge per arrivare al mare aperto, al termine di un viaggio di quasi 150 chilometri.
Ieri la guardia costiera ha cominciato a scortare le balene, per impedire che si scontrassero con imbarcazioni del fiume. Fino a quando, Delta e Dawn, come sono state ribattezzate hanno cominciato a nuotare verso Rio Vista, a circa 72 chilometri da Sacramento. Da qui mancano un centinaio di chilometri alla baia di San Francisco. Se continueranno alla stessa andatura potrebbero arrivare all'Oceano nella notte.
Per evitare che sbaglino di nuovo strada, su istruzione della guardia costiera, imbarcazioni sono state posizionate alle bocche dei canali secondari. Gli equipaggi armati con tubi e martelli erano pronti a fare baccano per scoraggiare qualsiasi cambio di rotta improvviso.
Secondo i biologi marini che accompagnano la comitiva nel suo viaggio in acqua dolce non ci sono segnali che i due cetacei siano in difficoltà o in cattive condizioni di salute.
Se qualcosa dovesse andare storto e le balene smettessero di nuotare. I biologi proverebbero a convincerle con l'uso di suoni registrati di altre balene. E' una strategia che fu utilizzata in un altro caso simile nel 1985. La balena Humphrey, che era entrata anche lei per sbaglio nel delta del fiume, fu in quel modo guidata al Pacifico.