sabato, giugno 30, 2007

Il Santuario dei Cetacei sta morendo: per salvarlo non servono miracoli, ma Amici!

Il Mar Ligure è uno degli habitat più importanti delle balene e dei cetacei del Mediterraneo. Questo mare è protetto dal Santuario dei Cetacei: un'area marina protetta fasulla, che cosi com'è non serve a nulla.

Greenpeace ti chiede di intervenire in modo concreto per preservare le tante bellezze del Santuario e contrastare le minacce che su di esso incombono. Visto che chi dovrebbe fa finta di nulla, ti chiediamo di far parte degli "Amici del Santuario", amici veri che si diano concretamente da fare per un'idea in cui credono.

È facile diventare Amico del Santuario: basta inviare a Greenpeace foto o video che documentino situazioni (positive o negative), entro l'area del Santuario.

Perché c'è bisogno di un Santuario dei Cetacei e perché proprio nel Mar Ligure?

Nel Mediterraneo sono presenti varie specie di cetacei: dal capodoglio alla balenottera comune, fino alla stenella e al tursiope e anche lo zifio, il grampo, il globicefalo e il delfino comune.

Nell'area del Santuario durante l'estate, le correnti di risalita (upwelling), portano in superficie una gran quantità di nutrienti che permettono la crescita del plancton su cui si basa la catena alimentare che comprende i Cetacei.

Greenpeace ha realizzato, nel 1989, un primo censimento di questi mammiferi marini dimostrando quanto essi fossero comuni nel Mar Ligure. Da qui l'idea di realizzare un'area protetta per tutelare i cetacei ed il loro habitat.

Dopo anni di discussioni, nel 1999 è stato siglato un accordo tra Italia, Francia e Monaco, per l'istituzione del Santuario dei Cetacei, con un'estensione di circa 100.000 Km2. L'accordo è stato poi ratificato dall'Italia con la Legge n° 391 del 2001. Il Santuario è stato inserito nella lista delle aree a protezione speciale della Convenzione di Barcellona e, pertanto, è riconosciuto da tutti i Paesi del Mediterraneo.

Il Santuario è quindi l'unica area del Mediterraneo soggetta (in teoria) ad un regime di tutela anche in acque internazionali. È ovvio che un'area così vasta non può essere una "riserva integrale", ma ci vuole un piano di gestione ed una serie di misure che comprendano, oltre agli interventi di promozione ed educazione ambientale, alla riconversione ed innovazione tecnologica, anche sanzioni mirate per chi viola le norme che vogliono tutelare il Santuario. In breve, la prima grande area del Mediterraneo dove sperimentare modi nuovi per condurre e gestire, in modo sostenibile, attività umane nell'ambiente marino. Purtroppo, assistiamo a "esperimenti" ben diversi, come ad esempio ad un progetto per insediare un'area industriale off-shore (la prima al mondo), in mezzo al mare (il rigassificatore OLT di Livorno-Pisa) o gare motonautiche nella zona di Viareggio.

Le principali minacce che gravano sul Santuario e sui Cetacei sono:

  • pesca: cetacei possono essere accidentalmente uccisi dagli attrezzi di pesca, come le reti derivanti, ancora usaste nel Santuario da francesi e italiani;
  • inquinamento chimico: non sono state adottate misure per la riduzione dell'inquinamento nell'area del Santuario;
  • traffico navale: nel Santuario c'è un intenso traffico marittimo, comprese le navi veloci per il trasporto passeggeri, con alto rischio di collisione con i cetacei;
  • inquinamento acustico: i suoni emessi in mare dalle attività umane sono un potenziale disturbo per i Cetacei;
  • Whale watching non regolamentato: se condotta in modo scorretto, l'osservazione può costituire un potenziale stress per i Cetacei.
www.greenpeace.it
postato da: camozzi alle ore 09:14 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, giugno 29, 2007

NEL GOLFO DI SALERNO INSTALLATI IDROFONI PER ULTRASUONI DELFINI
Iniziativa del 'Centro studi ecosistemi marini'

28 giugno 2007 - Idrofoni per captare gli ultrasuoni dei delfini. E' lo strumento di cui presto potranno usufruire gli esperti e i volontari del progetto di monitoraggio dei delfini nelle acque del golfo di Salerno, condotto da due anni dal 'Centro studi ecosistemi marini' di Montecorice, nel Cilento, in provincia di Salerno, in collaborazione con l' associazione 'Mare Nostrum' del Museo del mare di Pioppi, la cooperativa 'Nausicaa' e l'Universita' Federico II di Napoli.
L' assessorato allo Sport, Salute e Qualita' della Vita della Provincia di Salerno, guidato da Piero Cardalesi, ha infatti deciso di finanziare l' acquisto dei preziosi apparecchi che contribuiranno al lavoro di mappatura sulla distribuzione delle varie specie nell'area monitorata. In due anni di lavoro, attraverso la tecnica della 'fotoindentificazione' delle pinne dorsali, si e' potuta stabilire la presenza nel golfo di Salerno di due grandi gruppi di delfini, costituiti da centinaia di esemplari appartenenti alle specie 'Stenella' e 'Tursiope'.
'Si tratta di un dato confortante - ha spiegato Gianfranco Pollaro, responsabile del centro studi ecosistemi marini - al quale va aggiunto quello relativo a balenotteri e capodogli, segnalati anche ad appena trecento metri dalla costa.'.
'L'utilizzo degli idrofoni - ha concluso Pollaro - rendera' il lavoro di monitoraggio ancora piu' preciso.'.
Appassionati e semplici turisti potranno assistere in prima persona al lavoro di ricerca. Versando, infatti, una quota di 50 euro al giorno, potranno imbarcarsi sui mezzi navali impiegati per il monitoraggio e condividere il lavoro degli esperti.

(ANSA)


postato da: camozzi alle ore 08:53 | Permalink | commenti
categoria:etologia dei cetacei
giovedì, giugno 28, 2007
TRIESTE: AMBIENTALISTI E MARGHERITA HACK CONTRO IL 'PARCO DEL MARE'
Proposta un'alternativa ecosostenibile di respiro internazionale

28 giugno 2007 - I soci dell'organizzazione ambientalista internazionale Friends of the Earth - Amici della Terra (Club Autonomo di Trieste), appoggiati dall'astrofisica Margherita Hack, durante una conferenza stampa hanno aspramente criticato il progetto del 'Parco del Mare' proposto dalla Camera di Commercio di Trieste.La professoressa Hack si e' detta "assolutamente contraria" al progetto e ha definito questo tipo di parchi, con animali prelevati dai mari di tutto il mondo e rinchiusi nelle vasche, "una cosa penosa, vergognosa, atroce come gli zoo", in questo caso, ha detto, "uno zoo d´acqua". Hack si e' dichiarata invece a favore dei veri parchi del mare, quelli naturali concepiti come rifugio per gli animali liberi, senza pescatori, senza barche e senza bagnanti, perche' "gli animali vanno visti e incontrati nel loro ambiente e non come prigionieri in un lager"."Il progetto della Camera di Commercio propone un luna-park turistico-commerciale-gastronomico a spese e non a vantaggio dell'ambiente e del denaro pubblico, con criteri del secolo scorso ormai inaccettabili dal punto di vista ecologico, etico e didattico".Questa la posizione dell'associazione, illustrata da Chiara Bernardoni e Roberto Giurastante.
L'alterativa proposta dagli ambientalisti e' un Parco ecosostenibile internazionale, sullo schema di quanto indicato da Margherita Hack, da realizzarsi tra Italia e Slovenia a Muggia, nella baia di San Bartolomeo, utilizzando anche le esistenti strutture settecentesche dell'antico Lazzaretto, ora occupate da militari.
Si tratterebbe di un centro di studio e didattica degli ambienti acquatici e per la cura di animali in difficolta'. Gli animali e il loro habitat potrebbero essere osservati attraverso grandi schermi collegati a telecamere in mare, sia nel golfo di Trieste sia altrove, nell'Adriatico, nel Mediterraneo e in altri mari del mondo. Inoltre, secondo gli ambientalisti il progetto dell'Ente camerale triestino "sarebbe ancora soltanto una facciata pubblicitaria priva di sostanza, che si limita a spartire denaro pubblico per consulenze su opere comunque irrealizzabili prima di 10-20 anni".

(Afv/Pe/Adnkronos)
postato da: camozzi alle ore 09:32 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, giugno 27, 2007
Inizia censimento cetacei in golfo toscano

Follonica, 27 giugno 2007 - Iniziera' il prossimo fine settimana una campagna di monitoraggio dei delfini e delle balenottere che vivono nel golfo di Follonica e nell'area dell'arcipelago toscano. L'iniziativa che si concludera' a settembre e' stata decisa dall'universita' di Siena e dal centro ricerche cetacei Delphin in occasione dell'anno del delfino proclamato dalle Nazioni Unite. Il monitoraggio servira' a valutare il comportamento e a contare delfini e balenottere, che in questi giorni stanno aumentando nel golfo. Lo scopo del progetto e' conoscere la residenza, i movimenti stagionali, il comportamento, l'alimentazione dei cetacei presenti nel golfo, contare il numero delle specie presenti e la loro distribuzione per poter studiare dal punto di vista ecologico l'impatto delle azioni umane su questi animali e adottare adeguate misure di conservazione e tutela."I cetacei - sottolinea il rettore dell'universita' di Siena Silvano Focardi - sono esposti ad un gran numero di pericoli derivanti dalle attivita' umane, come la pesca, la navigazione turistica e il trasporto merci, per cui conoscere il numero di esemplari e di specie presenti nel golfo, dove nei precedenti censimenti sono stati registrati il maggior numero di avvistamenti di delfini dell'arcipelago, e' la prima azione fondamentale per una politica concreta di tutela di questi animali".
I dati verranno utilizzati per programmare azioni di conservazione e tutela delle aree critiche e di valorizzazione e salvaguardia del golfo, favorendo lo sviluppo di attivita' eco-compatibili.


(AGI)
postato da: camozzi alle ore 09:23 | Permalink | commenti
categoria:etologia dei cetacei
mercoledì, giugno 27, 2007
UN NUMERO VERDE PER LA TUTELA TARTARUGHE MARINE
Iniziativa del Cts ambiente, 800 904 841 per emergenze

27 giugno 2007 - L'associazione ambientalista Cts ha varato, in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente, un programma di monitoraggio lungo il versante ionico reggino per la tutela delle tartarughe marine.L' iniziativa del Settore conservazione natura del Cts, associazione impegnata da oltre 15 anni nello studio e nella protezione della tartarughe, si articolera' su due livelli. 'Il nostro lavoro - - ha detto Simona Clo', responsabile nazionale del Settore conservazione natura del Cts - si svolge su due diversi fronti Da un lato stiamo intervenendo per recuperare animali feriti o catturati accidentalmente dai pescatori lungo le coste calabresi e, dall'altro, stiamo partendo con un monitoraggio delle femmine nidificanti lungo il versante ionico della provincia di Reggio Calabria'.Grazie alla stretta collaborazione con le Capitanerie di porto e i pescatori, gli animali recuperati vengono ospitati all'interno del Centro recupero tartarughe marine del Cts a Brancaleone. Qui uno staff di biologi e veterinari provvede alla loro cura e alla loro riabilitazione. Il Centro e' attrezzato con sala operatoria, apparecchio per radiografie, camera oscura, microscopio e una serie di vasche per la degenza degli animali da riabilitare. Per facilitare il pronto intervento e' stato attivato, in collaborazione con Europe assistance, un servizio Sos Tartarughe, con un numero verde (800 904 841) attivo 24 ore su 24, per la segnalazione di catture accidentali e il coordinamento delle attivita' di recupero. 'E' nelle nostre intenzioni - ha detto l' assessore regionale all' Ambiente, Diego Tommasi - far diventare il Centro di Brancaleone, entrato gia' a far parte di diritto della rete nazionale Tartanet, un punto di riferimento per lo studio e la salvaguardia di questi animali per tutta la Calabria, oltre che un centro per la divulgazione delle informazioni sulla biologia e le minacce alla conservazione per le tartarughe'.Le attivita' di monitoraggio prevedono il controllo delle spiagge durante le ore notturne per identificare le femmine nidificanti. Per non disturbare la delicata fase della deposizione delle uova, si procedera' alla misurazione ed alla marcatura dell'esemplare solo quando tutte le sue attivita' saranno terminate.
'La Regione Calabria - ha detto il Direttore generale della Direzione protezione natura del Ministero dell'Ambiente, Aldo Cosentino - riveste un ruolo strategico per la conservazione delle tartarughe marine della specie Caretta caretta. Il litorale ionico, infatti, insieme alla costa meridionale della Sicilia e alle isole Pelagie, e' uno dei piu' importanti siti di nidificazione presenti in Italia, avendo ospitato negli ultimi anni numerose ovodeposizioni. Per questo abbiamo deciso di sostenere il progetto del Cts che opera gia' in Calabria con il progetto Life Natura Tartanet e che si propone con questa nuova iniziativa di effettuare un monitoraggio delle femmine nidificanti'. Una task force di volontari provenienti da tutta Italia lavorera' al fianco dei ricercatori per identificare i nidi e vigilare sulle uova di mamma tartaruga, che grazie a quest' iniziativa del Cts potra' dormire sonni tranquilli. 'Per garantire adeguate misure di conservazione a questa specie - ha sostenuto il responsabile del Centro recupero tartarughe marine Cts di Brancaleone, Domenico Morabito - chiediamo che venga istituita al piu' presto una Riserva naturale regionale che protegga i siti di ovodeposizione presenti lungo il litorale ionico della provincia di Reggio Calabria, che a ragione potrebbe essere ribattezzata come la 'Costa delle tartarughe''.

(ANSA)
postato da: camozzi alle ore 09:12 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, giugno 26, 2007
MARE BOLLENTE, AUMENTANO LE NUOVE SPECIE

ROMA, 25 giugno 2007 - Aumentano di nuove specie, modifica dei comportamenti di alcuni pesci, dalle migrazioni alla riproduzione. Sono questi, secondo Franco Andaloro, direttore di ricerca dell'Icram, tre sintomi dei cambiamenti climatici e della cosiddetta "tropicalizzazione" del Mediterraneo, un mare che ad aprile/ maggio di quest'anno ha segnato il record della temperatura superficiale registrata da 22 anni a questa parte.

 "Quello che è stato finora un trend rilevante solo per scienziati e pescatori oggi è visibile a tutti - spiega Andaloro - e noi ricercatori stiamo cercando di capire proprio gli effetti sulla biodiversità dei mutamenti climatici". A partire dall'esplosione di specie termofile, "che si ritrovano più comunemente sui banchi del mercato - afferma l'esperto dell'Icram - come esemplari di lucci di mare (una sorta di piccoli barracuda) e caranx (ricciola bastarda)". Si rilevano poi modifiche nei comportamenti di alcune specie.

 "C'é un anticipo della presenza di pesci migratori - aggiunge Andaloro - come i tonni, che sono stati pescati prima quest'anno. Cambiano anche i periodi di riproduzione: lampughe da 400 grammi sono state catturate a marzo, segno che sono nate prima". Sempre legato al riscaldamento del mare "é l'inversione delle correnti superficiali e profonde - afferma Andaloro - il cambio di upwelling". Di qui "il crollo della pesca delle sardine nel Canale di Sicilia e l'arrivo di specie aliene nel Mediterraneo centrale".

ANSA
postato da: camozzi alle ore 09:12 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 25, 2007
SALVEZZA BALENE, APPELLO WWF A PRESIDENTE CILE BACHELET
Per la tutela di due importanti aree marine

25 giugno 2007 - Un appello on line alla presidente del Cile, Michelle Bachelet, e' stato rivolto dal Wwf per tutelare le aree marine del Golfo di Corcovado e l'Isola di Chiloe', nella costa meridionale del Cile, fra le 'piu' importanti per la riproduzione e l'alimentazione della balenottera azzurra'.Da quando e' stata scoperta l'importanza di quest'area, nel 2003, Wwf e Centro Balenottera Azzura (Blue Whale Center) hanno collaborato per ottenere un decreto governativo che stabilisca la protezione dell'area. Quest'ultima ospita infatti numerose specie di mammiferi marini, come la megattera e il piccolo delfino cileno, o delfino nero, lungo 170 centimetri e presente solo lungo le coste del Cile.La rapida crescita economica e l'aumento di pesca, turismo e traffico marino nel Golfo di Corcovado 'potrebbero costituire - si legge nell'appello - una minaccia per la balenottera azzurra e per l'ecosistema in cui vive. L'adozione di misure di conservazione e' una priorita' assoluta'. Per l'effettiva protezione dell'area, dopo l'ok dei governi locali e del sostegno della comunita' scientifica sono necessari l'approvazione del ministro della Difesa e un decreto presidenziale. La nascita dell'area protetta darebbe impulso allo sviluppo del whalewatching che, sottolineano le associazioni, cresce a livello mondiale del 12% l'anno.La balenottera azzurra e' l'animale piu' grande del pianeta.Puo' raggiungere 33 metri di lunghezza, pesare 160 tonnellate, nuotare fino a 45 chilometri orari e vivere fino a 90 anni. Fa parte dei misticeti (cetacei senza denti) e si nutre di crostacei, plancton e piccoli pesci. Nel XX secolo e' stata vittima dei cacciatori (che ne sfruttavano carne, grasso e fanoni), fino a diventare uno dei casi simbolo di sfruttamento eccessivo. Solo in Antartide ne sono state uccise circa 350.000, tanto che la popolazione attuale e' meno dell'1% della sua stima originaria. 'Questi mammiferi - dicono i promotori dell'appello, che si puo' firmare anche sul sito wwf.it - non potranno piu' essere minacciati dal commercio baleniero, ma le conseguenze del passato sono chiare: e' la specie di balena maggiormente minacciata di estinzione'.

(ANSA)
postato da: camozzi alle ore 10:42 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, giugno 25, 2007
Finanza sequestra 555 tonni e 22.500 reti

Trapani, 25 giugno 2007 - I militari del gruppo aeronavale di Trapani e Messina della guardia di finanza hanno sequestrato 555 tonni 'alalunga', 19 esemplari di pescespada, 22.500 metri di reti 'ferrettare' (piccole spadare) e hanno denunciato quattro persone all'autorita' marittima per violazioni alle direttive sulla commercializzazione del pescato. Riscontrate inoltre violazioni in materia di Iva.
L'operazione, che rientra nell'ambito del'attivita' di polizia economico-finanziaria svolta dalle Fiamme Gialle, e' stata compiuta nello specchio d'acqua tra il basso Ionio e il Canale di Sicilia, a circa cento miglia da Pozzallo.
Quindici sono stati i pescherecci controllati e quattro quelli che hanno violato le normative in materia di pesca. Le indagini comunque proseguono. Il Roan (reparto operativo aeronavale) della guardia di finanza di Palermo dovra' accertare l'eventuale indebita riscossione degli armatori dei quattro pescherecci di fondi dell'Unione Europea. La Ue, infatti, concede finanziamenti alle unita' di pesca che, abbandonate le spadare, si impegnano a convertire i pescherecci, attrezzandoli per poter procedere a metodi di pesca alternativi.

(ANSA)
postato da: camozzi alle ore 08:52 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, giugno 23, 2007
SEA&TV

23 Giugno 2007 - La prima edizione di Sea&Tv, Festival Europeo e Mediterraneo sulla Tv del Mare, si svolgerà a La Maddalena dal 26 al 29 settembre 2007. Al concorso possono partecipare cartoons, documentari e format televisivi, senza limiti di durata e realizzati dopo il 1 gennaio 2005, che hanno come denominatore comune il mare.
Il Mediterraneo sarà il tema principale per parlare di biodiversità, cambiamenti climatici, salvaguardia dell’ambiente. Il mare verrà visto anche come fonte di lavoro per i pescatori, spazio di dialogo e culture, teatro di grandi imprese sportive e purtroppo anche di disastri ambientali e di tragedie legate all’immigrazione clandestina.
SEA&TV è aperto alle emittenti televisive, agli autori ed ai produttori dei paesi europei e del bacino Mediterraneo.
Il Festival è realizzato con il sostegno della Regione Sardegna, della Provincia di Olbia-Tempio e del Comune di La Maddalena in collaborazione con COPEAM - Conferenza Permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo. I principi ispiratori del progetto sono quelli di favorire il dialogo interculturale attraverso la circolazione di prodotti audio-visivi e professionalità e mettere a confronto l’esperienza positiva delle più significative realtà europee nel campo dei programmi tv dedicati al mare.
Una giuria Internazionale del festival formata da 10 esperti assegnerà i premi per le tre categorie in concorso.
La data di scadenza per inviare le opere è il 30 giugno 2007.

Maggiori informazioni su www.seatv.it
postato da: camozzi alle ore 11:42 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, giugno 22, 2007

Coralli e ostriche giganti nel Canale di Sicilia

Coralli giganti scoperti negli abissi del Canale di Sicilia22 giugno 2007 -  A 500-650 metri di profondità in varie parti del canale di Sicilia, sono stati scoperti dal CNR diverse specie di Coralli e Ostriche giganti.

La spedizione era diretta da Andrè Freiwald, del dipartimento di paleontologia dell'Università di Erlangen, con la partecipazione di ISMAR (Istituto di Scienze MARine), CNR Bologna, dell’università di Milano e dell'OGS (istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) di Trieste.

I ricercatori non immaginavano che il Corallium rubrumsuo sfruttamento commerciale, potesse crescere rigoglioso negli abissi del Mare Nostrum. Le conoscenze erano limitate dai dati raccolti dalla pesca commerciale. Con il corallo rosso sono stati trovati Lophelia pertusa, Madrepora oculata (corallo bianco), antipatari (corallo nero) e Dendrophillia (corallo giallo), in più è stata trovata, cementata alle pareti sottomarine, una specie ignota di ostrica gigante. (corallo rosso), uno dei coralli a rischio per il

La scoperta è stata fatta tramite un ROV (Remote Operating Vehicle) Quest, che altro non è che un sottomarino di piccole dimensioni dotato di videocamera, teleguidato dal gruppo “Marum” dell’università di Brema.

Per capire come si sono evolute le barriere coralline e come potranno adattarsi ai cambiamenti climatici, spesso paleontologi e biologi lavorano insieme. Per questo capita che un paleontologo come Andrè Freiwald guidi una ricerca sui coralli di profondità.

I paleontologi studiano i coralli perché le formazioni coralline sono buoni indicatori paleoclimatici. Studiando il rapporto tra isotopi dell'ossigeno (O16/O18) nel carbonato di calcio (di cui le barriere coralline sono composte) si può stimare l'andamento della temperatura dell'acqua. In periodi freddi l'isotopo leggero O16 in soluzione (e quindi quello fissato nello scheletro dei coralli) evapora più facilmente dell'isotopo pesante. La sua concentrazione nei carbonati diminuisce. Nei periodi caldi accade l'inverso.

www.ecoblog.it

postato da: camozzi alle ore 09:20 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, giugno 21, 2007
CILE, SCOPERTO CIMITERO BALENE DATATO CINQUE MILIONI DI ANNI
A 200 km a nord di Santiago

21 giugno 2007 - Un gruppo di studenti, guidati da una professoressa di biologia, ha scoperto un cimitero di balene risalente alla quinta epoca del periodo Terziario a 200 km a nord di Santiago, nella zona di Los Maitenes (Puchuncavi).I resti, ritrovati in un'area di 5 ettari a sei chilometri dal mare, risalgono al periodo Plioceno dell'era Cenozoica che va dai 5 ai 2 milioni di anni fa. Tra i fossili ritrovati, una costola di due metri, una vertebra lombare e un'enorme mandibola.Artefici della scoperta, gli alunni del Collegio Villa Aconcagua di Concon appartenenti al Club Explora della Commissione Nazionale di Scienza e tecnologia, che non sono nuovi a questo genere di scoperte. Il gruppo aveva infatti portato alla luce anche un altro sito paleontologico risalente a 10 milioni di anni fa (appartenente al periodo Mioceno, tra i 24 e i 5 milioni di anni fa), nella zona di Horcon, dove vennero ritrovati altri resti di balene ma di dimensioni piu' ridotte.Riguardo alla destinazione finale di queste ossa, la professoressa di biologia Marta Andrade che guida il gruppo ha proposto di installare un Museo di storia naturale a Concon. Tra le altre ipotesi quella di costruire un museo nel luogo del ritrovamento o di trasportare i resti in quello di Valparaiso.

(ANSA)
postato da: camozzi alle ore 11:29 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, giugno 21, 2007
DELFINO MOSE’ MORTO A 10 GIORNI DA NASCITA: APPARTENEVA A SPECIE PARTICOLARMENTE PROTETTA
Appello LAV al Ministro Pecoraro Scanio

(foto L.A. Stanzani / Parco Oltremare)21 giugno 2007 - La LAV rivolge un appello al Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio affinché si occupi in prima persona e con la massima urgenza delle difficili condizioni degli animali detenuti in cattività, dello sfascio della normativa in materia di zoo di terra e d’acqua, effettuata dal suo predecessore Matteoli, e rimetta mano al Decreto del Ministero dell’Ambiente n.469 del 2001 che regola il mantenimento in cattività dei delfini della specie Tursiope (Tursiops truncatus) - mammiferi della famiglia dei Delfinidi (Cetacei Odontoceti) particolarmente protetti perché in via di estinzione - cui apparteneva anche il piccolo delfino Mosè, morto a soli dieci giorni dalla sua nascita nel Parco acquatico Oltremare di Riccione.
La LAV chiede che il Decreto ministeriale n.469/01 sia riformato al fine di garantire una effettiva tutela dei delfini proibendo la loro detenzione in parchi di divertimento e strutture che operano a fini di lucro. L’Associazione, inoltre, invita i cittadini a non visitare i delfinari, luoghi in cui questi meravigliosi mammiferi sono costretti a una vita innaturale e a compiere esercizi ripetitivi, preferendo l’osservazione dei delfini nel loro ambiente naturale: il mare aperto.
Attualmente il numero di questi delfini è in diminuzione a causa di caccia, catture, inquinamento, traffico marino e riduzione dell’habitat, per non parlare degli “incidenti” di pesca. E’ anche il delfino più studiato e quello più utilizzato nei delfinari e nella cinematografia, per via della sua grande abilità nel compiere acrobazie fuori dall’acqua.
Secondo il Decreto del Ministero dell’Ambiente n.469/01, i delfini della specie Tursiope possono essere detenuti in cattività solo nel caso in cui siano garantiti validi programmi di educazione, ricerca e riproduzione. Quindi i delfinari dovrebbero essere dei veri e propri santuari in cui il rispetto dell’animale è condizione irrinunciabile; purtroppo la realtà è ben diversa e i delfini sono trattati, nella maggioranza dei casi, come dei giocolieri da addestrare che devono continuamente esibirsi davanti a un pubblico urlante e a volte poco rispettoso, costretti a una vita innaturale.
“Viene quindi da chiedersi se lo scopo di questo Decreto ministeriale sia veramente di tutelare il delfino: il Tursiops è protetto perché in estinzione, lo Stato dovrebbe fare qualcosa per evitarne l'uccisione e incrementarne le nascite, avrebbe a disposizione i parchi marini protetti - zone ampie e libere - dove potrebbe anche, volendo, fare attività di reale ricerca scientifica e portarvi quei visitatori interessati realmente all'aspetto biologico. Invece perfino i luna park sono stati autorizzati a mostrare e a far lavorare, per fini di lucro e in spazi comunque ristretti, questi mammiferi - commenta Nadia Masutti, responsabile nazionale LAV - Lo stesso Decreto che ne regolamenta la cattività, sembra dare un riconoscimento ufficiale all’intelligenza di questo animale e alla sua capacità di comunicare, attraverso una serie di prescrizioni quali quella al diritto al riposo settimanale, ma ne codifica inesorabilmente la reclusione e la schiavitù, senza attuare alcuna misura affinché siano rispettate le premesse autorizzative di questa prigionia. Anche i controlli sono previsti per le strutture e non per le effettive condizione di detenzione dei delfini”

www.infolav.org
postato da: camozzi alle ore 08:19 | Permalink | commenti
categoria: