31 luglio 2007 - Dalla Sicilia, il Veliero dei Delfini, campagna di ricerca e sensibilizzazione ecologica realizzata da Cts Ambiente in collaborazione del ministero dell'Ambiente, viene lanciato l'allarme per la drastica riduzione degli stock di tonno rosso, per cui nel Mediterraneo e' scattato l'allarme estinzione.
Specie migratoria il cui prelievo e' gestito dall'Iccat, la Commissione Internazionale per la conservazione dei tonnidi, il tonno e' ambita preda di 'bracconaggio' marino sia da parte di soggetti che operano in totale illegalita' sia da pescatori che svolgono nascostamente attivita' illecite accanto a quelle ordinarie.
'Le stime delle catture totali annuali - dichiara Stefano Di Marco, vicepresidente nazionale di Cts - indicano un valore di 50 mila tonnellate, a fronte delle 32 mila stabilite in sede Iccat, senza considerare la diminuzione della taglia di sbarco per cui, esemplari che possono raggiungere 3 quintali, vengono catturati quando stentano a toccare i 10 chilogrammi'. Lo scenario e' oggettivamente grave, se si considera - aggiunge Di Marco - in ultima analisi, che 'le attuali catture rappresentano un tasso di mortalita' per pesca che e' di tre volte superiore al rendimento massimo possibile'.
A favorire queste congiunture cosi' pesantemente negative per il tonno rosso contribuiscono modalita' di pesca da un lato raffinate e dall'altro devastanti per la popolazione ittica. 'Prima si pescava solo con le tonnare e i palangari - commenta Irene Galante, responsabile scientifico del veliero dei Delfini - oggi ci sono anche gli aerei, che seguono le rotte migratorie e le segnalano tempestivamente e con precisione assoluta ai pescatori'.
'Sosteniamo, assieme al ministro dell'Ambiente - conclude Di Marco - la necessita' che l'Ue adotti al piu' presto una moratoria sulla pesca del tonno rosso. In particolare, chiediamo che siano stabiliti criteri rigorosi sui quantitativi e le taglie del pescato e, contestualmente, che siano per questo individuati i piu' utili sistemi di controllo'.
(Sec-Arm/Col/Adnkronos)








MILANO -
28-07-2007 Aveva ripreso delfini che nuotavano in branco in una baia della Cornovaglia. A casa, riguardando il 'girato' si è accorto della inquietante presenza, tra loro, di quello che sembra proprio essere uno squalo bianco in caccia. La notizia, che ha diffuso timori nella zona costiera britannica di sud-ovest, è stata diffusa dal quotidiano 'The Sun' nella sua edizione on-line. 
27 luglio 2007 - Balena bianca a babordo. Migaloo, questo il nome del grosso cetaceo è stato avvistato, anche quest'inverno inverno (australe) a largo della costa orientale dell'Australia. Come ogni anno la moderna Moby Dick si sposta dalle acque antartiche ai mari tropicali, dove le femmine partoriscono, per poi tornare verso sud in ottobre e novembre. Migaloo (nome aborigeno per uomo bianco) è un maschio di megattera, o humpback, che si ritiene abbia circa 20 anni, è stato avvistato per la prima volta nel 1991. Molto probabilmente è l'unico esemplare albino di questa specie. Secondo gli scienziati ha una lunghezza di 13 metri e pesa circa 40 tonnellate.
A scorgere per primi Migaloo sono stati i passeggeri di un battello per turismo subacqueo, e lo skipper Shane Down ha detto alla radio Abc che l'incontro è durato 15 minuti, mentre la balena si dirigeva lentamente verso nord, accompagnata da due "guardie del corpo", due balene di colore comune, una a ogni lato. In seguito la grossa massa bianca è stata vista muoversi nelle acque del nord Queensland, al largo di Cape Tribulation e a nord di Port Douglas, non lontano dalla Grande Barriera corallina.
A settembre, a Roma, si terrà una Conferenza nazionale sul clima. In vista di questo importante evento, in diverse città d’Italia, si sono tenuti dei workshop di preparazione l’ultimo dei quali a Parma il 16 luglio, dedicato agli effetti dei cambiamenti climatici sul bacino del Po. Durante questo incontro l’Apat, Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente ha lanciato un allarme per il più grande fiume del nostro paese la cui portata sta drasticamente diminuendo a causa dei cambiamenti climatici e per l’eccessiva domanda di risorse idriche. Esiste addirittura il forte rischio che il suo corso si arresti a 100 km. dalla foce e che le sue acque dolci vengano sostituite dall’acqua salata che risale dall’ Adriatico.