Dal Veliero dei delfini in Sicilia allarme estinzione
31 luglio 2007 - Dalla Sicilia, il Veliero dei Delfini, campagna di ricerca e sensibilizzazione ecologica realizzata da Cts Ambiente in collaborazione del ministero dell'Ambiente, viene lanciato l'allarme per la drastica riduzione degli stock di tonno rosso, per cui nel Mediterraneo e' scattato l'allarme estinzione.
Specie migratoria il cui prelievo e' gestito dall'Iccat, la Commissione Internazionale per la conservazione dei tonnidi, il tonno e' ambita preda di 'bracconaggio' marino sia da parte di soggetti che operano in totale illegalita' sia da pescatori che svolgono nascostamente attivita' illecite accanto a quelle ordinarie.
'Le stime delle catture totali annuali - dichiara Stefano Di Marco, vicepresidente nazionale di Cts - indicano un valore di 50 mila tonnellate, a fronte delle 32 mila stabilite in sede Iccat, senza considerare la diminuzione della taglia di sbarco per cui, esemplari che possono raggiungere 3 quintali, vengono catturati quando stentano a toccare i 10 chilogrammi'. Lo scenario e' oggettivamente grave, se si considera - aggiunge Di Marco - in ultima analisi, che 'le attuali catture rappresentano un tasso di mortalita' per pesca che e' di tre volte superiore al rendimento massimo possibile'.
A favorire queste congiunture cosi' pesantemente negative per il tonno rosso contribuiscono modalita' di pesca da un lato raffinate e dall'altro devastanti per la popolazione ittica. 'Prima si pescava solo con le tonnare e i palangari - commenta Irene Galante, responsabile scientifico del veliero dei Delfini - oggi ci sono anche gli aerei, che seguono le rotte migratorie e le segnalano tempestivamente e con precisione assoluta ai pescatori'.
'Sosteniamo, assieme al ministro dell'Ambiente - conclude Di Marco - la necessita' che l'Ue adotti al piu' presto una moratoria sulla pesca del tonno rosso. In particolare, chiediamo che siano stabiliti criteri rigorosi sui quantitativi e le taglie del pescato e, contestualmente, che siano per questo individuati i piu' utili sistemi di controllo'.
Eventi climatici estremi Un Atlantico sempre più burrascoso
L’ultimo periodo, che va dal 1995 al 2005, ha visto ben 15 eventi all’anno, di cui 8 sono stati uragani e sette tempeste tropicali
(30 luglio 2007) Il numero di uragani atlantici che si verificano ogni anno è praticamente raddoppiato rispetto a un secolo fa: è quanto emerge dalle statistiche del National Center for Atmospheric Research (NCAR) degli Stati Uniti.
Secondo lo studio, apparso sulla rivista “Philosophical Transactions of the Royal Society of London” e firmato da Greg Holland e da Peter Webster del Georgia Institute of Technology, la superficie del mare più calda e l’alterazione dei movimenti delle masse d’aria alimentate dal cambiamento climatico in atto sono all’origine del preoccupante fenomeno.
"Questi numeri sono una forte indicazione che i cambiamenti climatici rappresentano un fattore importante nell’incremento degli uragani atlantici”, ha spiegato Holland.
L’analisi ha identificato tre diversi periodi a partire dal 1900 separati da altrettante fasi di transizione, durante le quali il numero medio è aumentato drasticamente fino a raggiungere un valore più elevato che è rimasto relativamente stabile nel periodo successivo.
Il primo periodo, che va dal 1900 al 1930, ha visto una media di sei cicloni tropicali dell’Atlantico, quattro dei quali erano catalogati come uragani e due come tempeste tropicali. Dal 1930 al 1940, la media annuale è arrivata a 10, suddivisi equamente tra uragani e tempeste tropicali. L’ultimo periodo, che va dal 1995 al 2005, ha visto ben 15 eventi all’anno, di cui 8 sono stati uragani e sette tempeste tropicali.
Quest’ultimo periodo, inoltre, non si è ancora stabilizzato, il che significa che la stagione degli uragani potrebbe essere ancora più attiva in futuro. Secondo Holland e Webster, tuttavia, non è possibile in questo momento prevedere il livello a cui la frequenza e l’intensità degli eventi possa stabilizzarsi. (fc)
PROLIFERAZIONE STRAORDINARIA, BOOM DI MEDUSE IN LAGO PARCO DEL GARGANO Studio del Cnr
30 luglio 2007 - Cinquanta meduse in un solo metro cubo d'acqua. Questa una stima dell'invasione nella laguna di Varano, all'interno del Parco del Gargano. Niente mare per queste meduse, che si sono felicemente trovate a vivere in un lago di 6.500 ettari.
'E' una proliferazione straordinaria, un fenomeno unico per l'Italia - spiega Paolo Breber, responsabile della sede distaccata dell'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Lesina (Foggia) - che stiamo studiando da un anno in collaborazione con l'Universita' di Lecce'. L'ipotesi e' che le meduse siano arrivate dall'acqua salata circa 4/6 anni fa. Ma quel che piu' meraviglia gli scienziati e' che ormai questi animali nascono, si riproducono e muoiono nella laguna, senza dover tornare nelle acque marine poco lontane. 'In particolare la specie Aurelia aurita svolge l'intero ciclo biologico nelle acque del lago' spiega Tommaso Scirocco, ricercatore dell' Ismar-Cnr di Lesina. La piu' abbondante tra le due specie interessate e' l'Aurelia aurita, piccola e dal colore biancastro e trasparente, con un diametro di circa 20 cm. Meno presente e' il Rhizostoma pulmo, comunemente chiamato 'polmone di mare' che puo' arrivare anche ad un diametro di 30/40 cm, con una bella campana lattiginosa dal bordo viola.
È italiano ma vive in Messico Lucio, l'uomo che parla ai delfini
È addestratore, ma ha un rapporto quasi simbiotico: «Sono più della mia famiglia. Quando c'è un uragano io sto con loro»
MILANO - Uomo e delfino. Giochi di sguardi, emozioni, contatti che coinvolgono anche il cuore. Lo sa bene Lucio Conti, 32 anni, originario di Riccione , vive in Messico da 8 anni. E' il responsabile degli addestratori DolphinDiscovery di Puerto Aventuras, sulla riviera Maya. Lucio «parla» con i suoi delfini:«Sono più della mia famiglia, quando c'è un uragano io sto con loro, riconoscono i miei passi, le vibrazioni che lascio». È l'uomo dei delfini e trascorre le sue giornate con questi mammiferi, insegna loro a volteggiare nelle acque messicane. Ma il suo rapporto va al di là del semplice ruolo di addestratore.
SIMBIOSI - Quello di Lucio è diventato un mondo in simbiosi con gli animali. «Sì mi riconoscono. I delfini sanno chi sei e non solo dal contatto fisico, dalla relazione che stabilisco quando sono in acqua - racconta l'italiano - ma anche dalla maniera di muoversi. Ti riconoscono anche dai passi e dalle vibrazioni che si emettono quando si cammina». «Se ti è successo qualcosa di personale anche loro reagiscono. Entrano in contatto con le tue sensazioni, con le tue emozioni. Quando si è tristi - prosegue Lucio - involontariamente lo sentono. Te ne accorgi dalle loro reazioni, non alzano la testa, evitano di mettere il rostro vicino al petto, si tengono a distanza». «Insomma, con il linguaggio del corpo sentono che non sei predisposto bene». «È una relazione variabile che cambia a seconda dei giorni e ogni giorno le emozioni del momento vanno interpretate».
PARLARE - «Spesso sembra quasi che puoi parlare con loro, che ti capiscono e ti rispondono. Non sono visioni ma sensazioni reali. E questo perchè passo più tempo con loro - riferisce Lucio - che con la mia famiglia. Per esempio ci sono situazioni climatiche che mi costringono a lasciare mio figlio di 4 anni, Julio, e la mia compagna, America. Quando ci sono gli uragani mando la mia famiglia al sicuro ma io rimango con i delfini, proteggo gli animali». Un dare e avere che a Lucio nella vita ha offerto molto, soprattutto in alcuni momenti difficili. In particolare c'è un delfino prediletto, Luis, che ora si trova nella struttura di Cozumel. «Siamo diventati molto amici. Stava tutti i giorni con me in un continuo scambio di sensazioni». Come? «Mi offriva il suo corpo, le pinne pettorali, le dorsali». Luis ha 13 anni, si sono dovuti dividere ma è rimasto nel cuore di Lucio.
CATTIVITA' - Ma come si fa a coniugare l'amore per i delfini con il lavoro di istruttore e quindi con il fatto che gli animali sono in cattività? «È una domanda che ti fai per tutta la vita, un animale dietro un recinto non è mai la cosa migliore noi però raggiungiamo solo nella nostra struttura un milione di persone l'anno. Persone che in questo modo possono conoscere un mondo per poterlo rispettare perché noi insegniamo per prima cosa l'estrema tutela di tutto quello che è il mare, i suoi abitanti e tutto il mondo naturale. E comunque qui nel centro i delfini vivono in mare, nelle baie naturali, con pesci, coralli e tutta la flora dei fondali tropicali, non stanno in piscina. Sono nati qui, non sono prelevati in natura».
DA RICCIONE - Lucio Conti è partito da Riccione 8 anni fa per raggiungere il Messico. Era istruttore di vela. Poi ha lavorato per una stagione al delfinario della sua città, quindi il Messico. Ora è responsabile degli addestratori e degli animali. Nella struttura di Puerto Aventuras ci sono 25 delfini (20 adulti e 5 piccoli) ma anche 7 leoni marini e 5 lamantini. È lui, Lucio, l'inventore di una gelatina energetica che sostituisce il pesce per ricompensare gli animali. «Per i delfini la parola d'ordine è il gioco. E come ogni gioco alla fine c'è un premio». E se potessero parlare? «Lancerebbero un appello per dire di non gettare plastica in mare e non inquinare». «Cosa posso dire di loro? Sono giocherelloni, simpatici, accattivanti, puri. Appena scendo con loro chiedo hai voglia di giocare?». E quando li saluti? «Ci vediamo domani, come a un amico».
PAURA IN CORNOVAGLIA, TRA DELFINI SPUNTA SQUALO DI SPIELBERG
28-07-2007 Aveva ripreso delfini che nuotavano in branco in una baia della Cornovaglia. A casa, riguardando il 'girato' si è accorto della inquietante presenza, tra loro, di quello che sembra proprio essere uno squalo bianco in caccia. La notizia, che ha diffuso timori nella zona costiera britannica di sud-ovest, è stata diffusa dal quotidiano 'The Sun' nella sua edizione on-line.
Nick Fletcher, il videoperatore dilettante che tra i delfini ripresi circa un mese fa mentre nuotano a poche centinaia di metri da una spiaggia di St.Ives aveva notato il predatore, ha messo a disposizione delle autorità le immagini. Ieri sera, il maggior esperto britannico di squali, Richard Peirce, ha confermato che la creatura lunga circa tre metri è in effetti uno squalo, e con ogni probabilità si tratta di un esemplare di grande squalo bianco, quello, per capirci, che nei cinema fece urlare di paura il pubblico dello 'Lo Squalo' (Jaws, 1975) di Steven Spielberg. Peirce ha fatto notare che nel video "si vede chiaramente il ventre bianco del pesce, proprio come quello di un grande bianco. Inoltre, qualcosa nel modo come addenta - torcendosi mentre salta fuori dall'acqua - lo fa ritenere tale".
Anche Oliver Crimmen, curatore del settore ittico del Museo di storia naturale britannico, dopo aver esaminato il filmato ha detto: "E' sicuramente un predatore, e sicuramente grande! Anche se non posso essere sicuro che si tratti di un grande bianco". Se uno che studia gli squali come Peirce si dice "molto eccitato" dalla possibilità che un grande squalo bianco si sia spinto, forse a causa del surriscaldamento degli oceani, fino nei mari della Cornovaglia, un'eccitazione di ben altro tipo ha preso i bagnanti di queste coste, meta estiva privilegiata per i britannici: la paura. "Trovarsi faccia a faccia con un grande squalo bianco è il peggior incubo di ogni bagnante - dice Nick Mertell, 57 anni, di Newcastle upon Tyne - non è il tipo di cose che ti aspetti in Cornovaglia, ma ora so che è possibile...".
Gli fa eco John Steward, 33, di Bristol: "E' l'ultima cosa che voglio trovare in Cornovaglia!". Il Sun, tanto per tranquillizzare i lettori, aggiunge all'articolo una serie di consigli da "stampare, tagliare e portare nel costume da bagno", come quello "non nuotare o fare surf all'alba, quando gli squali amano nutrirsi", o evitare le zone dove i pescherecci puliscono le reti. Poi "non entrare in acqua con ferite sanguinanti", non sbattere le mani o "abbaiare come foche", perché i grandi squali bianchi spesso attaccano l'uomo perché lo confondono con queste. Fondamentale, infine, "non urinare in acqua", gli squali "sentono" l'urina anche a chilometri percependola come la presenza di un pesce in difficoltà: quindi, se vedete uno squalo, attenti a non farvela sotto!
UNA TARTARUGA MARINA TORNA DOPO 11 ANNI A NIDIFICARE A LINOSA Censimento del Cts
26 luglio 2007 - Una tartaruga marina e' riuscita a nidificare sulla spiaggia di Pozzolana di Ponente nell'isola di Linosa. Per i biologi del Cts Ambiente si tratta di una vecchia conoscenza: l'animale era gia' stato marcato gia' nel 1996.
Probabilmente la 'Caretta Caretta' e' sbarcata durante la notte al riparo da sguardi e rumori indiscreti e si e' trascinata sulla sabbia dove ha scavato la buca per deporre le uova. Il nido, contenente un centinaio di uova, e' stato scoperto dai volontari del Cts Ambiente e delimitato da una recinzione protettiva con un cartello di segnalazione. Da questo momento i volontari si alterneranno in turni di sorveglianza per tutto il periodo dell'incubazione che puo' durare oltre 60 giorni.
Appena pronti i piccoli rompono il guscio e iniziano a correre verso il mare. Si tratta di un evento divenuto ormai raro nel resto d'Italia, a causa della scarsita' di siti idonei alla nidificazione della specie. "La scorsa estate abbiamo registrato a livello nazionale un record assoluto nel numero di nidi, piu' di 15 -commenta Stefano Di Marco vice presidente nazionale del Cts e responsabile del progetto Tartanet- a dimostrazione che il lavoro svolto negli ultimi anni per proteggere e conservare i siti di nidificazione, ha ottenuto ottimi risultati". Il progetto Tartanet, che coinvolge il Cts Ambiente e 31 partner istituzionali, prevede la creazione di un sistema capace di mettere in rete le varie realta' operanti sul territorio italiano, con interventi coordinati per la protezione ed il monitoraggio dei siti di nidificazione delle tartarughe, il recupero e la cura degli esemplari catturati accidentalmente e la sperimentazione e l'applicazione di sistemi di pesca a basso impatto in grado di ridurre le catture accidentali.
Mare nostrum, il più sporco del mondo Farcito di spazzatura galleggiante (soprattutto plastica), impregnato di idrocarburi e altri inquinanti I dati raccolti da Greenpeace e da un'organizzazione ambientalista spagnola, Oceana, parlano chiaro.
27-07-2007 Il Mediterraneo è un mare relativamente piccolo; ha una superfice di 2 milioni e mezzo di chilometri quadrati, e misura 4.000 chilometri dalle coste del Vicino Oriente fino allo Stretto di Gibilterra. E' anche un mare «chiuso»: il ricambio completo dell'acqua avviene all'incirca in 90 anni. Ed è un mare invaso di spazzatura, sostiene Greenpeace - che da un paio di mesi sta perlustrando il «mare nostrum» con la sua nave Rainbow Warrior (in questo momento si trova nella zona spagnola, ed è per questo che ieri il quotidiano El País ha dedicato ampio spazio all'allarme sullo stato del Mediterraneo). Infatti presso le coste spagnole si contano 33 pezzi di spazzatura galleggianti per metro quadro, di cui tre quarti sono pezzi di plastica: dai frammenti ai sacchetti e le bottiglie.
La plastica «è la spazzatura più comune ed è la causa di gran parte dei problemi per la fauna e gli uccelli marini», afferma Greenpeace. In mare aperto la densità di spazzatura galleggiante si abbassa: può arrivare però fino a 35 pezzi per chilometro quadrato. Ma il peggio sta sul fondo: in media nei fondali mediterranei si contano 1.935 «pezzi» per chilometro quadrato, che è la densità più alta di tutti i fondali oceanici del pianeta. C'è poi l'inquinamento fluido, o liquido: secondo uno studio di Oceana (citato da El País), nel Mediterraneo navigano fino a 10 grammi di idrocarburi per litro.
Per quanto piccolo, il Mediterraneo è però un mare molto frequentato: un terzo della navigazione mercantile mondiale lo attraversa, e circa il 20% del traffico petrolifero; in media ogni anno 12mila navi solcano queste acque. Tanto traffico è di sicuro una fonte di inquinamento, ma non la prima: la gran parte della contaminazione presente nelle acque del Mediterraneo viene dalla terraferma, e questo è un dato che fa riflettere. Nel bacino mediterranea sboccano 69 fiumi, che portano ogni anno 283 chilometri cubi d'acqua: questi fiumi, e i sistemi di drenaggio pluviale, sono la fonte più diretta di contaminazione marina perché vi trasportano ogni sorta di reflui (solidi e liquidi) dalle zone urbane e industriali dell'interno. Spagna, Italia e Francia insieme generano il 60% dell'inquinamento che affluisce al Mediterraneo.
Sulle coste mediterranee vivono circa 150 milioni di persone a cui si aggiungono circa 200 milioni di visitatori annuali: scarichi urbani e turismo costiero sono l'altra grande fonte di inquinamento. La contaminazione liquida non è meno preoccupante. E anche qui c'è un dato che fa riflettere: l'inquinamento di routine, afferma Oceana, è assai più pericoloso di quello provocato dalle grandi catastrofi (come gli incidenti che provocano grandi dispersioni di petrolio o carburante). I ricercatori di Oceana sottolineano che ogni anno 400mila tonnellate di idrocarburi sono scaricate in mare, illegalmente e in via del tutto irregolare. Un incidente con sversamento e «marea nera» attrae attenzione e sarà tamponato con misure d'emergenza; non così il «normale» inquinamento.
Tutto questo si riflette in primo luogo sulla fauna marina: si pensi che il 20% delle tartarughe marine nel Mediterraneo centrale, una specie molto studiata, mostra contaminazione da idrocarburi. Preoccupante anche la contaminazione da mercurio di molte specie di pesce che finiscono sulle tavole degli umani.
Le due organizzazioni ambientaliste spagnole dicono che per riparare a questo stato di cose sono necessarie diverse azioni, dalla diminuzione dei consumi alla moltiplicazione degli impianti di depurazione, al controllo sullo stato delle imbarcazioni, al lavoro educativo. La prima cosa è sapere che ogni cosa che usiamo sulla terraferma va a finire in mare, e che il problema fa affrontato all'inizio della catena dell'inquinamento, non alla fine.
Avvistata Migaloo, l'unica balena bianca al mondo Un esemplare albino di Megattera
27 luglio 2007 - Balena bianca a babordo. Migaloo, questo il nome del grosso cetaceo è stato avvistato, anche quest'inverno inverno (australe) a largo della costa orientale dell'Australia. Come ogni anno la moderna Moby Dick si sposta dalle acque antartiche ai mari tropicali, dove le femmine partoriscono, per poi tornare verso sud in ottobre e novembre. Migaloo (nome aborigeno per uomo bianco) è un maschio di megattera, o humpback, che si ritiene abbia circa 20 anni, è stato avvistato per la prima volta nel 1991. Molto probabilmente è l'unico esemplare albino di questa specie. Secondo gli scienziati ha una lunghezza di 13 metri e pesa circa 40 tonnellate.
Si sa che è maschio perchè ''canta'', una caratteristica dei soli maschi di megattera. A scorgere per primi Migaloo sono stati i passeggeri di un battello per turismo subacqueo, e lo skipper Shane Down ha detto alla radio Abc che l'incontro è durato 15 minuti, mentre la balena si dirigeva lentamente verso nord, accompagnata da due "guardie del corpo", due balene di colore comune, una a ogni lato. In seguito la grossa massa bianca è stata vista muoversi nelle acque del nord Queensland, al largo di Cape Tribulation e a nord di Port Douglas, non lontano dalla Grande Barriera corallina.
Secondo l'Organizzazione per il salvataggio e la ricerca dei cetacei (Orca), si stima che in questa stagione stiano migrando verso le acque calde del nord oltre 3.000 balene di diverse specie. In primavera poi i grandi cetacei e i loro piccoli affronteranno il viaggio verso i mari antartici a sud, ricchi di krill, i minuscoli crostacei di cui si alimentano.
ECUADOR: COMMERCIO PINNE DI SQUALO, MINISTRO DENUNCIA PRESIDENTE Animali pescati in parco delle Galapagos
26 luglio 2007 - Il leader del partito Sinistra democratica, Carlos Gonzalez, ha annunciato che presentera' una denuncia presso organismi internazionali contro il presidente ecuadoregno Rafael Correa, a causa di un decreto firmato da quest'ultimo che prevede la commercializzazione di pinne di squalo, pescate nelle acque del paese e nelle Galapagos.
Gonzalez, attraverso un comunicato, ha specificato che le denunce contro il mandatario saranno presentate presso l'Onu, l'Organizzazione degli stati americani (Oea), l'Unesco e l'Unione mondiale per la conservazione, tra gli altri.
'Il decreto - ha detto il deputato socialdemocratico - e' criminale e irresponsabile. E' una vergogna nazionale perche' fa si' che il nostro paese sia tra quelli che meno rispettano l'ecologia, l'ambiente, la biodiversita' e la protezione delle specie'.
Gonzalez ha poi ricordato che il commercio delle pinne di squalo e' proibito dall'Unione Europea, cosi' come nella maggior parte delle acque internazionali del mondo, e ha affermato che convochera' il ministro dell'Ambiente, Ana Alban, affinche' 'spieghi di fronte a una commissione in parlamento le conseguenze internazionali e nazionali del decreto'.
Secondo il ministro degli Esteri, Maria Fernanda Espinosa, la nuova legge 'aiutera' a rendere trasparente il commercio delle pinne, a evitare il mercato nero e a stabilire delle norme di controllo'.
Per molti gruppi di ecologisti, pero', la conseguenza sara' una depredazione e affermano che quel che si deve fare e' regolamentare la pesca per far si' che i pescatori artigianali siano tutelati.
Lo scorso 12 giugno la polizia ambientale ha sequestrato 18.755 unita' di pinne di squalo, mentre l'Unesco ha rivelato che ogni anno un milione di squali vengono catturati nelle acque del paese (300.000 soltanto alle Galapagos).
24 Luglio 2007 - A settembre, a Roma, si terrà una Conferenza nazionale sul clima. In vista di questo importante evento, in diverse città d’Italia, si sono tenuti dei workshop di preparazione l’ultimo dei quali a Parma il 16 luglio, dedicato agli effetti dei cambiamenti climatici sul bacino del Po. Durante questo incontro l’Apat, Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente ha lanciato un allarme per il più grande fiume del nostro paese la cui portata sta drasticamente diminuendo a causa dei cambiamenti climatici e per l’eccessiva domanda di risorse idriche. Esiste addirittura il forte rischio che il suo corso si arresti a 100 km. dalla foce e che le sue acque dolci vengano sostituite dall’acqua salata che risale dall’ Adriatico.
Secondo quanto riferito dall’Apat la portata del Po è diminuita negli ultimi 30 anni del 20-25%, e la tendenza è destinata a peggiorare. Le piogge sono diminuite del 15-20% nel bacino del Po mentre la contrazione delle precipitazioni su tutta la nostra penisola e del 10%. Non sono solo i cambiamenti del clima a determinare questa preoccupante situazione ma anche gli eccessivi prelievi per usi agricoli, industriali e civili.
Attualmente, sempre secondo dati Apat, si prelevano dal grande fiume qualcosa come due miliardi e mezzo di metri cubi di acqua all’anno soprattutto per usi agricoli(73%). Si tratta quindi di adottare sistemi di irrigazione più efficienti e di coltivare specie vegetali che abbiano meno necessità di acqua. Per quanto riguarda gli usi civili di acqua la raccomandazione è di evitare gli sprechi individuali ma soprattutto, e questo è un problema ben più gravoso, quelli dovuti alle perdite degli acquedotti.
ZOOMAFIE: MAREVIVO, CONTINUA SFRUTTAMENTO SPECIE PROTETTE Indice su ricci e datteri di mare
24 luglio 2007 - L'industria dello sfruttamento e della violenza contro l'ecosistema marino non va in ferie.
Sono migliaia i ricci e i datteri di mare che, soprattutto in estate, continuano ad essere pescati e consumati indiscriminatamente, in barba al divieto di raccolta, detenzione e commercio vigente in Italia dal 1988. Un giro di affari a danno dell'erario statale e dei cittadini italiani il cui ammontare annuo si aggira sui 300 milioni di euro, complice anche il mercato clandestino ed i ristoratori compiacenti.
'La criminalita' organizzata non lascia in pace neanche il mare e i suoi abitanti - dichiara la presidente di Marevivo, Rosalba Giugni. E' impossibile pensare che vengano distrutti 1.000 cm di roccia per mangiare un solo piatto di linguine ai datteri di mare. Per salvaguardare le coste dell'intero bacino del Mediterraneo e' fondamentale lottare contro questo fenomeno della zoomafia'.
Marevivo denuncia anche il traffico illecito di tartarughe, caviale e farmaci cinesi contenenti sostanze derivanti da animali protetti, il cui business e' quantificabile in circa 500 milioni di euro ogni anno. E prosegue anche, inarrestabile, l'impegno per tutelare le specie protette come pescispada, delfini, tartarughe e capodogli.
'Con la campagna internazionale Freedolphin volta a contrastare anche l'uso delle spadare - conclude la presidente Giugni - chiediamo a tutti di aiutarci a vigilare, segnalandoci i pescherecci che perseverano nell'uso di queste reti lunghe fino a venti chilometri, al bando dal 2002, ma che fanno tuttora strage'.
MORTE BALENE IN CAMPANIA; INDAGARE SU ALMENO TRE CAUSE
Virus, inquinamento e mancanza di cibo le ipotesi
24 luglio 2007 - Almeno tre ipotesi (un virus, l'inquinamento, la mancanza di cibo) ma di sicuro una responsabilita': l'aver avvelenato il mare rendendolo sempre piu' invivibile e indebolendo gli animali che ci sono, soprattutto i cetacei. Sono queste, secondo Flegra Bentivegna, responsabile della Stazione zoologica Anton Dorhn di Napoli, le possibile cause della morte di tre balene (la prima l'1 luglio ad Amalfi, la seconda a Capri il 15 luglio, la terza avvistata nella serata di sabato nella zona di Palinuro nel Salerno) in pochi giorni nel mare della Campania.
Secondo la Bentivegna, studiosa di cetacei, l'ipotesi di un'epidemia, formulata ieri, e' solo una delle possibili cause e va supportata da analisi che saranno effettuate nei prossimi giorni. Lei stessa ha prelevato campioni delle prime due balene ritrovate morte. Ora saranno gli esperti dell'Universita' di Padova a studiare il caso. Di certo, per la studiosa, e' l'inquinamento a svolgere, in negativo, un ruolo determinante visto che esso indebolisce le difese organiche di questi animali. In occasione di un'epidemia di delfini, verificatasi nel '92 nel Mediterraneo, si scopri' che l'accumulo di metalli pesanti determino' un deficit immunitario esponendo gli animali a rischi di infezione e malattie anche banali. In tanti morirono cosi' per un semplice morbillo. 'Il mare diventato una grande pattumiera - denuncia la Bentivegna - provoca un effetto negativo sull'organismo dei cetacei' che si ammalano piu' facilmente.
Il mare 'ammalato', per la ricercatrice, puo' essere alla base della terza ipotesi sulla quale indagare dopo i casi degli ultimi giorni: il cibo diminuisce sempre di piu', soprattutto non si trova piu' sufficiente plancton di cui questi animali hanno bisogno 'a tonnellate'.
In questi ultimi giorni, la Bentivegna non esclude che le balene siano 'allo sbando', nel senso che di solito si spostano dalla Sicilia verso la Liguria, dove si trova il Santuario dei cetacei. Potrebbero essersi ammalate a causa della temperatura troppo elevate e questo, insieme con una situazione di debolezza fisica, potrebbe averle portate alla morte.
DESIREE, BALENOTTERA IN PERICOLO SULLA COSTA AZZURRA
Mobilitazione nel Principato di Monaco
23 luglio 2007 - Tutta Monaco si e' mobilitata per salvare Desiree, una balenottera lunga 8 metri e di circa 4 tonnellate, che da circa una settimana si trova al largo della Costa Azzurra e che le squadre di soccorritori cercano di attirare dentro una rete galleggiante per poterla soccorrere e curare.
L'ultima operazione di salvataggio della 'cellula di crisi', che coinvolge la polizia marittima ed i pompieri, voluta dal Principe Alberto II di Monaco, risale a oggi pomeriggio con un intervento dei sommozzatori tra Monaco e Roquebrune-Cap-Martin.
'E' una piccola balenottera di sei mesi che ha perso sua madre durante l'allattamento. Non ha quindi potuto imparare a cercare il cibo sul fondo dell'acqua e sta deperendo', ha detto Mike Riddell, responsabile della Riserva Internazionale Marittima nel Mediterraneo Occidentale (Rimmo).
'Da domenica stiamo seguendo l'animale che continua a spostarsi lentamente. Quattro sommozzatori cercheranno di avvicinarla senza spaventarla, per farla penetrare nel recinto costruito con una rete molto pesante e sostenuta da galleggianti', ha spiegato Riddell.
La struttura sara' in seguito spostata in una zona protetta per far si che Desiree possa ricevere tutte le cure di cui necessita: sara' nutrita attraverso una sonda gastrica e ricoperta con una crema a base di 'ossido di zinco' per evitare le scottature del sole.
'Non possiamo riprodurre il latte della balena ma le daremo dei pesci delicati e con vitamine. Se accettera' i primi 4 chili aumenteremo la quantita'', ha detto il responsabile del Rimmo.
I tempi a disposizione delle squadre di salvataggio sono brevi data l'estrema debolezza dell'animale. Il solo avvicinamento delle squadre potrebbe costituire un rischio per la sua vita.
20 luglio 2007 - Con tre astensioni e due modifiche, il fermo biologico 2007 ha ottenuto il via libera alla Commissione consultiva centrale della Pesca e dell'Acquacoltura, che si e' tenuto al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali presieduto da Paolo De Castro.
'Si tratta dell'ultimo fermo basato su risorse nazionali, perche' dal prossimo anno la misura rientrera' nel Fondo europeo della pesca', ha detto il ministro, che si e' complimentato per la collaborazione avuta da parte di tutta la filiera per il risultato ottenuto. Il prossimo passaggio spettera' al Cipe, per poter quindi erogare i 10 milioni di euro stanziato per una misura che coniuga la tutela delle risorse ittiche con le esigenze delle diverse marinerie. Il calendario delle giornate di sospensione delle attivita' in mare sia in Adriatico che nel Tirreno, prevede 26 giorni consecutivi e obbligatori da Trieste ad Ortona con inizio il 30 luglio; 26 giorni consecutivi da Termoli a Bari con inizio il 6 agosto e la possibilita', pero', se il 60% della marineria lo chiede, di effettuare lo stop in due tranche (13 giorni dal 6 agosto e altri 13 dal 17 settembre); da Brindisi a Imperia 12 giorni obbligatori, a partire dal 9 settembre, oltre ad alcuni giorni facoltativi e retribuiti se il 60% delle marinerie lo richiede. Molti i commenti dei presenti a fine giornata. 'Il fermo pesca di quest'anno e' il frutto di un compromesso raggiunto dopo un lungo confronto che non riesce a soddisfare appieno questa esigenza ha detto il presidente della Federcoopesca-Confcooperative, Massimo Coccia ma visto che l'arresto temporaneo e' imminente, era difficile riuscire a produrre una sintesi in grado di recepire meglio le richieste del settore'. Pungente il commento del presidente di Lega pesca, Ettore Iani', 'le posizioni non dialoganti dei sindacati hanno vanificato l'opportunita' di arrivare ad un fermo migliore di questo; il risultato di oggi e' quindi il massimo che potevamo ottenere'. Secondo il segretario della Uila Pesca, Guido Majrone, e' importante che gli operatori abbiano questa misura sociale, ma ribadisce l'urgenza di ottenere gli ammortizzatori sociali per il settore. Soddisfatta l'Agci agrital perche', come ha detto il presidente Giampaolo Buonfiglio 'e' stato rispettato l'accordo raggiunto nell'ultima riunione: nessuna organizzazione e' uscita vincente perche' tutti hanno dovuto fare delle rinunce'. Diversa la posizione di Federpesca. 'La mia astensione ha detto il direttore generale di Federpesca che si e' astenuto insieme a Toscana e Marche va letta come una non condivisione di uno schema troppo limitativo a fronte di vantaggi comparabilmente modesti sul piano dell'accrescimento e tutela delle risorse'. Le Regioni da parte loro, hanno lamentato la totale mancanza di coinvolgimento nei lavori di preparazione al testo approvato oggi.