Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


venerdì, agosto 31, 2007, 09:50
CINA, RIAPPARE IL DELFINO BIANCO NELLO YANGTZE. SI PENSAVA ESTINTO
Il turista cinese protagonista dello straordinario avvistamento e' riuscito anche a filmarlo. E' stato chiamato 'baiji' in cinese.

30 agosto 2007 - L'avvistamento di un delfino bianco nello Yangtze, il Fiume Azzurro che corre per oltre seimila chilometri dall' altopiano del Tibet fino al Mar Cinese Orientale, ha fatto rinascere la speranza che la specie non sia estinta, come si temeva.
Il turista cinese protagonista dello straordinario avvistamento e' riuscito anche a filmare il delfino, chiamato 'baiji' in cinese.
Wang Kexiong, studioso di idrobiologia dell' Accademia delle Scienza, ha confermato che quello che appare nel filmato e' un 'baiji'. 'Non avevo mai visto una cosa cosi' grande nell' acqua', ha dichiarato all' agenzia Nuova Cina Zeng Yujiang, l' autore del filmato. 'Ha fatto molti salti, uscendo e rientrando nell' acqua', ha aggiunto.
L' ultimo avvistamento di delfino bianco, 'baiji' in cinese, risaliva al 2004. In seguito diversi gruppi di ecologisti hanno battuto il fiume alla ricerca dei baiji, senza pero' riuscire ad avvistarne.
L' anno scorso, il baiji e' stato dichiarato una specie 'gravemente minacciata' e forse 'completamente estinta'. Gli esperti cinesi erano rimasti ostinatamente attaccati alla possibilita' che i delfini fossero semplicemente sfuggiti alle ricerche. 'Una specie puo' essere dichiarata estinta solo dopo 50 anni di avvistamenti mancati', aveva sottolineato a piu' riprese Wang Ding, un altro studioso dell' Accademia delle Scienze. Gli ecologisti occidentali si erano mostrati piu' propensi al pessimismo. 'Non vedremo piu' il delfino bianco, aveva affermato lo scienziato svizzero August Pfluger l' anno scorso, dopo una lunga ed infruttuosa ricerca lungo lo Yangtze.
Il delfino bianco del Fiume Azzurro e' nella lista delle dodici specie al mondo a maggiore rischio di estinzione. Nel 1997 ne sono stati censiti solo diciassette esemplari, rispetto ai 400 degli anni Ottanta.Se il baiji scomparira' davvero, si trattera' del primo caso di cetaceo estintosi esclusivamente per colpa dell'uomo. Secondo gli studiosi, infatti, il delfino bianco e' al vertice della catena alimentare dello Yangtze e non ha nemici naturali. Le cause della sua scomparsa sarebbero principalmente la pesca intensiva, l'inquinamento del fiume e la costruzione di numerose dighe lungo il corso del fiume tra cui quella piu' grande del mondo, la diga della Tre Gole, che avrebbero privato i pesci del nutrimento e dalla possibilita' di muoversi in cerca di cibo.

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giovedì, agosto 30, 2007, 21:17
SPAGNA: INFEZIONE DEI DELFINI, MADRID ALLERTA GLI ALTRI PAESI MEDITERRANEI
Il ministero ha chiesto ai paesi interessati di vigilare le proprie coste e di analizzare quegli animali che potrebbero sembrare infetti.

30 agosto 2007 - Il ministero dell'Ambiente spagnolo ha chiesto aiuto a tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo di monitorare la diffusione di una infezione, la 'morbillivirus', riscontrata in alcuni esemplari di delfini a strisce e denunciata dall'associazione 'Conservazione e recupero degli animali marini' (Cram), con l'obiettivo di fermarla prima che possa diventare un'epidemia: lo riferiscono gli organi di stampa spagnoli.
Il ministero ha chiesto ai paesi interessati di vigilare le proprie coste e di analizzare quegli animali che potrebbero sembrare infetti. Secondo le analisi realizzate in Spagna il virus identificato e' lo stesso che provoco' una epidemia negli anni Novanta e potrebbe quindi colpire anche gli altri cetacei presenti in tutto il Mediterraneo.
Il ministro dell'Ambiente Cristina Narbona ha dichiarato di non conoscere la reale entita' dell'infezione e il numero di delfini che potrebbero gia' essere malati o addirittura morti.
Secondo il quotidiano 'El Mundo' il morbillivirus, per il quale non si conoscono cure, avrebbe gia' ucciso decine di delfini.
Il ministero ha inoltre convocato per il 13 settembre una riunione con le Comunita' autonome e gli esperti del settore per analizzare la situazione e adottare nuove misure d'intervento.

(ANSA)
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martedì, agosto 28, 2007, 07:49
Preoccupazione per gli squali

26 Agosto 2007 - Oltre un terzo delle 84 specie di squalo presenti nel Mediterraneo sono in pericolo. A lanciare l’allarme sono i biologi del CTS Ambiente impegnati nella quinta edizione del Veliero dei Delfini, la campagna in difesa dei cetacei promossa in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente che quest’anno rivolge la sua attenzione anche agli squali.
Simona Clò, Responsabile del Settore Conservazione Natura del CTS e membro dello Shark Specialist Group Mediterraneo della IUNC (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) sostiene che delle oltre 80 specie di squali e razze presenti nel Mar Mediterraneo, più di 30 sono a rischio e solo 3, lo squalo bianco, lo squalo elefante e la manta sono protette.
Quello che preoccupa di più i biologi è che per circa il 70%di specie non esistono dati sufficienti per valutarne lo stato e predisporre azioni mirate alla loro conservazione. Aiuto fondamentale è quello che proviene dalle segnalazioni dei pescatori che sono la fonte più importante per questo tipo di studio.
Con la collaborazione delle associazioni di categoria Legapesca, AGCI Agrital e Federcoopesca, il CTS infatti sta raccogliendo dai pescatori informazioni sulla presenza storica e recente delle 3 specie di squali protette nelle 25 località toccate durante l’estate dalla campagna del CTS Ambiente.
Secondo i pescatori, l’incontro con questi pesci sta diventando un evento sempre più raro, soprattutto per quanto riguarda lo squalo bianco, mentre sono state segnalate concentrazioni “particolari” di squalo elefante negli anni passati, in particolare in Sardegna.

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lunedì, agosto 27, 2007, 10:43
VELIERO DELFINI, NEGATIVO IL BILANCIO ESTATE 2007

ROMA, 24/08/2007 - Quelle del Mare Nostrum non sono buone acque per delfini e balene, minacciate da traffico nautico, eccessivo prelievo ittico e spadare. A disegnare un quadro non proprio roseo e' il Veliero dei Delfini, la campagna per la salvaguardia dei cetacei e la tutela della biodiversita' marina promossa dal Cts Ambiente e dal ministero dell'Ambiente, che approda domani ad Ostia. Dopo 53 giorni di navigazione, 1682 miglia nautiche percorse e 24 tappe, tra cui 2 all'estero, il Cts lancia il suo appello sui principali fattori di rischio per la salute e la sopravvivenza di questi animali. ''La presenza massiccia di natanti e di traghetti - afferma Marco Bonato, biologo a capo della spedizione - degrada e riduce gli habitat marini rendendo altissimo il rischio di collisioni accidentali e fatali, come dimostrano i sempre piu' numerosi spiaggiamenti''. Preoccupa invece in alcune localita', come Arcipelago pontino e Sicilia, l'overfishing, l'eccessivo prelievo ittico, specie per alcune specie come i delfini costieri. ''Gli avvistamenti degli ultimi due anni - spiega Irene Galante, responsabile scientifica della campagna - hanno messo in evidenza il cattivo stato nutrizionale soprattutto dei delfini costieri: e' ragionevole ipotizzare che la causa di un simile deperimento sia una dieta piu' povera con minore disponibilita' e peggiore qualita' degli alimenti''. E poi ci sono le spadare. Dopo il sequestro tra 2005 e 2006 di oltre 1.500 km di reti derivanti, dati piu' recenti, parlano in Calabria e Sicilia di oltre 262 chilometri di reti illecite sequestrate tra il 27 giugno e il 7 luglio. Per questo Stefano Di Marco, vicepresidente nazionale Cts, fa appello al ministero delle Politiche agricole e forestali, competente in materia, e il ministero dell'Ambiente, ''perche' diano concretamente seguito alle recenti dichiarazioni sull'impegno a consentire maggiori controlli in porto e a punire severamente chi continua ad agire nell'illegalita'''. In alcuni casi sono anche i delfini a creare problemi ai pescatori e secondo i biologi del Cts ''la tecnologia puo' in qualche modo dare una mano. Esistono dei sistemi su base acustica, i cosiddetti pingers, che posizionati sulle reti dovrebbero allontanare questi animali''. Un sistema che pero' non sembra affidabile sul lungo periodo. Di qui l'impegno di collaborazione del Cts con le principali associazioni di pesca a livello nazionale, nello sforzo di rendere consapevoli gli operatori sul fatto che i delfini possono essere una risorsa, attraverso il cosiddetto ''dolphinwatching''. Un'attivita' condotta in 87 paesi che attrae piu' di 9 milioni di osservatori ogni anno e si stima abbia nel mondo un giro di affari di oltre 1 miliardo di dollari.

(ANSA)

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domenica, agosto 26, 2007, 21:21
ACQUE TRASPARENTI ADDIO, IL MARE PERDE I COLORI 

ROMA, 26 agosto 2007 - Acque trasparenti addio. Pulite sì ma mai più limpide. Il mare nazionale perde i suoi tipici colori e sta diventando sempre di più grigio-verdastro. Scompaiono i rossi, i gialli e gli azzurri e questo fenomeno di scolorimento sta interessando un po' tutte le nostre coste. La colpa è dei sedimenti che ingrigiscono il Mare Nostrum e formano una spessa coltre che va a coprire gli organismi sottomarini. A mettere in allerta contro questo nuovo fenomeno é l'esperto di mare e ordinario di ecologia all'Università di Pisa, Francesco Cinelli, che vanta un'esperienza quarantennale in mare. "A parte gli altri problemi - ha detto Cinelli - il nostro mare soffre di una grave torbidità delle acque. E questo succede per via dei sedimenti che si depositano sui fondali e ora anche, in alcuni casi, sulle pareti rocciose sotto costa. Il problema dei sedimenti è dovuto all'apporto di materiale dai fiumi, dagli scarichi e dalle reti a strascico. Queste ultime in particolare, raspano sui fondali, soprattutto quelli fangosi, e l'effetto è quello di un vulcano. Il sedimento sollevato impiega un'infinità di tempo per riposarsi di nuovo sul fondo". Quello della coltre dei sedimenti sui fondali e quindi della conseguente torbidità delle acque, ha riferito ancora Cinelli, "é un problema che riguarda un po' tutti i nostri fondali, soprattutto quelli lungo la fascia costiera". Coinvolte anche alcune perle, come Pantelleria. "Mi ricordo che 20 anni fa seguivo un mio collega. Io ero in superficie e lui a 40 metri di profondità. Riuscivo a vederlo perfettamente e in modo nitido. Ora questo è molto difficile che capiti", ha sottolineato l' esperto. Per fare un confronto con il passato, ha quindi riferito Cinelli, "si può dire che prima la visibilità in linea orizzontale sottacqua era tra i 30 e i 40 metri. Ora è diminuita a 15-20 metri". Un fenomeno, quindi, ha ancora puntualizzato l'esperto, "che si sta aggravando con tutta una serie di conseguenze sulla vita sottomarina". Per esempio, ha detto Cinelli, "si favorisce la proliferazione di un'alga, la Caulerpa prolifera, proveniente dal Mar Rosso, che predilige fondali mobili e soffici, proprio quelli che si formano con l'accumulo dei sedimenti. Questa alga forma una specie di moquette che, per esempio nel caso delle triglie, impedisce ai pesci che catturano vermicelli sul fondo di cibarsi causandone la scomparsa". Quindi, ha detto ancora Cinelli, "dovremo abituarci sempre di più a fondali con un colore uniforme che dà sul grigio verdastro". Ma i colori non sono scomparsi, sono solo nascosti. "Basta 'spolverare' con la mano la patina che cattura i colori per riscoprire la tavolozza variopinta del nostro mare".

ANSA
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sabato, agosto 25, 2007, 00:12
RUMORE IN MARE, SOS ANCHE PER I PESCI

ROMA, 24-08-2007 - E' allarme rosso per i pesci dei nostri mari, che soffrono per l'eccessivo baccano. Dopo i cetacei infatti ad essere interessate dall'Sos rumore sono almeno una decina di specie di pesci, tra cui sogliole, corvine, triglie e merluzzi, che non solo cambiano il loro comportamento, ma subiscono danni all'udito e addirittura muoiono.

 "Gli studi e i rilevamenti emersi in occasione della prima conferenza sugli 'Effetti del rumore subacqueo sugli organismi marini', che si è appena tenuta a Nyborg in Danimarca, vanno tutti nella stessa direzione - spiega Fabrizio Borsani, ricercatore dell'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram) - il rumore non causa semplicemente la fuga dei pesci o la mancata riproduzione, ma anche danni di tipo anatonomico, fino ad arrivare alla morte. Un pericolo in particolare per gli animali muniti di vescica natatoria, che può esplodere. E' il caso di specie come il merluzzo e la corvina".

Ovviamente conta la distanza e l'intensità del rumore, ma "questo è quanto accade secondo gli studi condotti da vari esperti a livello internazionale - aggiunge il ricercatore Icram - fino ad oggi considerando la distanza massima di 1 km". Quali sono le fonti del rumore? Soprattutto traffico navale, lavori in corso sulle coste e indagini sui fondali per trovare petrolio. Niente corteggiamenti quindi, abbandono delle uova e impossibilità di difendere il territorio, danni all'udito e addirittura la morte per alcuni pesci.

"Non si tratta solo della conservazione delle specie - afferma Borsani - quanto di un pericolo per animali che hanno un interesse anche di natura commerciale. I più interessati infatti, che hanno commissionato ricerche, sono i maricoltori delle 'fish farms' del Nord degli Usa e del Canada che allevano salmoni, visto che è stato evidenziato come tanto più la gabbia è vicina al rumore, meno crescono i salmoni". Questi studi, esplosi negli ultimi anni, riguardano sia pesci sia molluschi e secondo Borsani "c'é una forte preoccupazione, anche se in realtà sarebbe possibile mitigare i rumori tramite appositi accorgimenti. Ad esempio, nel caso delle costruzioni costiere, si possono isolare i pali che si conficcano nel terreno, con cortine di bolle o altri metodi di infissione, riducendo così l'impatto acustico dei lavori in corso".

ANSA
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venerdì, agosto 24, 2007, 09:33

Deserti di cacca di tonno

muoiono le posidonie sotto gli allevamenti di tonni24 agosto 2007 - Il tonno (Thunnus sp) fa parlare di se sia per la sua sempre più alta percentuale di scomparsa per la troppa pressione della pesca, sia per i suoi allevamenti che oltre a provocare una sparizione ancora più accentuata di questi stock (visto che tutti i tonni di allevamento derivano da tonni pescati con le tonnare e poi trasferiti in gabbie) provoca anche la sparizione di praterie di Posidonia oceanica.

Non bastavano le reti a strascico, le ancore, gli scarichi civili ed industriali, la costruzione di opere a mare o i reimpianti, come il caso letale di Santa Marinella, a degradarla, adesso il polmone del Mediterraneo deve temere anche gli allevamenti dei tonni.

La Posidonia oceanica è una pianta e come tale ha bisogno di luce per la fotosintesi clorofilliana, ma gli impianti intensivi di allevamento dei tonni hanno la brutta capacità di ombreggiare i fondali e di intorbidire l’acqua sia a causa delle forti concentrazioni di deiezioni sia a causa dei mangimi (che altro non sono che farine di pesci piccoli come il pesce azzurro) ma anche a causa di sostanze medicinali e antibiotiche date ai tonni.

Questi allevamenti intensivi quindi hanno molti effetti collaterali; danni agli stessi tonni, danni a pesci più piccoli (servono 10 Kg di pescetti a fare un Kg di tonno) e danni ad un ecosistema marino come quello delle praterie di Posidonia che sparendo provocano degli effetti a catena.
Effetti molto problematici poiché si riducono gli habitat con conseguente perdita di biodiversità, si riduce la qualità ambientale, si avrà una maggiore perdita di spiagge visto che questa pianta controlla l’erosione costiera e di conseguenza ci sarà bisogno di interventi con opere di difesa e quindi si ridurrà anche il valore turistico nonché il valore naturalistico e scientifico, si avrà alla fine anche una alterazione della rete trofica con conseguente perdita di produttività e danno alla pesca.

Insomma se ancora non si è capito, l’ambiente è un sistema delicato la mancanza o l’alterazione di una specie, flora e/o fauna che sia, porta solo conseguenze gravi per l’ecosistema di cui fa parte, è una catena e se si spezza un anello tutto il resto avrà seri problemi.

[Francesca Pratali]

» Quando e’ sostenibile l’acquacoltura? su ecoblog
» Greenpeace assalta l’allevamento : «No ai tonni in gabbia» su Greenreport

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giovedì, agosto 23, 2007, 14:37

Lo spettacolo dei delfini a pesca di salmoni



23 agosto 2007
- I pescatori della zona di Inverness, in Scozia, si sono rassegnati. I salmoni che passano nella zona sono prede prelibate anche per i delfini, che ne catturano grandi quantità con molta meno fatica. Un po' come gli orsi lungo i fiumi, attendono i salti dei pesci per prenderli al volo.
Una tecnica di pesca aggraziata e spettacolare fotografata da Richard Austin e descritta in un articolo dal sito del quotidiano inglese Telegraph
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giovedì, agosto 23, 2007, 10:06
E' MORTO LO SQUALO GRIGIO DI TARRAGONA

MADRID, 22 agosto 2007 - 'Miracolo', lo squalo grigio catturato lunedì scorso nelle acque di Tarragona, è morto questa notte nell'acquario di Barcellona dov'era stato trasferito dopo la sua cattura. Lo ha reso noto oggi la stampa spagnola.

La femmina di squalo grigio aveva 18 anni e misurava 1,6 metri. Al momento del suo trasferimento nella capitale catalana, gli esperti dell'acquario avevano constatato che il pesce respirava a fatica e che aveva una ferita in un'aletta provocata da un arpione. Alle due di questa notte 'Miracolo' (chiamato così per il nome della spiaggia in cui è stato catturato) non ce l'ha fatta e nonostante le cure è morta. Poco dopo è iniziata l'autopsia che chiarirà le cause della morte.

Il centro di recupero e di conservazione di animali marini (Cram) aveva dimostrato già lunedì le proprie perplessità a che l'animale venisse tolto dal mare. Inizialmente si era pensato di assecondare questa preoccupazione e si era deciso di liberare lo squalo in alto mare.

Gli esperti avevano però spiegato che se lo squalo fosse stato lasciato libero sarebbe stato impossibile riaprire le cinque spiagge chiuse in quanto essendo, lo squalo, un animale abitudinario, sarebbe tornato vicino alla riva.

Nei giorni scorsi, la cattura di 'Miracolo' era diventata una vera e propria attrazione turistica sia per i bagnanti che per gli stessi mezzi di comunicazione che ne hanno seguito ogni movimento.

Non era stato per nulla facile catturare il pescecane che si è beffato più volte degli esperti dell'Acquario e della Croce rossa prima di cadere nella loro trappola. Secondo un'esperta in biologia animale contattata dall'agenzia di stampa spagnola Efe, la presenza dello squalo davanti alla spiaggia di Tarragona, dove è andato probabilmente per cercare cibo, è "un aspetto in più del degrado dell'ecosistema marino" dovuto alla "pesca eccessiva".

ANSA
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mercoledì, agosto 22, 2007, 09:25

Pesci rossi illegali

Contro la vendita di pesci rossi. foto teachastrid21 agosto 2007 - L’AIDA&A (Associazione Italiana Difesa Animali & Ambiente) ha sguinzagliato 300 volontari a caccia di pesci rossi nelle sagre e nei luna park della Lombardia.
Una legge regionale vieta la vendita o la vincita di pesci rossi (Carassius auratus) in questo tipo di manifestazioni, ma pare sia piuttosto disattesa. Stando ai dati di vendita dei pesci di allevamento, L’AIDA&A sostiene che di pesci rossi ne vengano “vinti” 250.000 all’anno. Pesci che poi, sempre secondo l’AIDA&A, morirebbero in pochi giorni, dopo essere stati maltrattati.

Lorenzo Croce, presidente nazionale di AIDA&A, ci va pesante: “Sarà una vera guerra senza esclusione di colpi. Denunceremo penalmente ogni sindaco ed ogni comandante della polizia locale che permetterà l’istallazione sul proprio territorio di stand che commerciano o regalano pesci rossi ed altri animali”.

AGI

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lunedì, agosto 20, 2007, 09:58
L'antigelo della sogliola che non fa ghiacciare gli aerei


Le difficoltà che ci fanno tenere il fiato sospeso in aereo durante la fase di decollo sono spesso causate da depositi di ghiaccio sulle ali.  Da oggi però potremo forse volare più tranquilli. Il merito è di uno studio condotto dall'Istituto Fraunhofer per la Ricerca Applicata sui Materiali (Brema, Germania), che ha messo a punto uno speciale rivestimento per impedire la formazione del ghiaccio sulle superfici. Il segreto è tutto nel suo "principio attivo antigelo", che è derivato dalle proteine presenti nelle squame di una specie di sogliola diffusa nei pressi del mare Artico, la sogliola limanda (Pseudopleuronectes americanus). In pratica, questa proteina ostacola i legami tra le molecole d'acqua che, legandosi tra loro, formano i cristalli di ghiaccio. Naturalmente ci vorrà ancora tempo perché il rivestimento possa venire prodotto industrialmente, tuttavia si può già ipotizzare che servirà per altre applicazioni, ad esempio per la produzione di congelatori che non debbano essere regolarmente sbrinati.

www.focus.it

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lunedì, agosto 20, 2007, 09:52
Toccato il fondo

20 Agosto 2007 - E’ riuscita l’impresa di due mini-sommergibili russi che dopo una discesa di più di 4000 metri hanno toccato per la prima volta nella storia il fondo dell’Oceano Artico in corrispondenza del Polo Nord geografico.
I due batiscafi gemelli protagonisti della storica impresa si chiamano Mir-1 e Mir-2 e progettati per resistere alle forti pressioni sono arrivati rispettivamente ad una profondità di 4261 e 4302 metri.
Su uno di questi mini-sommergibili insieme ad uno scienziato australiano si trovava un turista molto particolare, tanto particolare da potersi permettere il costo del biglietto di tre milioni di dollari.
A quanto pare il milionario svedese ha pensato che partecipare ad una cerimonia veramente unica come la posa della bandiera russa in titanio sui fondali del Polo Nord valesse il costo del biglietto.
La spedizione aveva come appoggio il rompighiaccio nucleare Russia ed l’imbarcazione scientifica Akademik Fiodorov.
Sebbene lo scopo della missione sia dichiaratamente scientifico c’è chi pensa che in realtà vi siano anche ragioni di tipo economico dato che una vasta zona dei fondali artici è considerata un enorme contenitore di idrocarburi ancora da sfruttare.

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domenica, agosto 19, 2007, 11:06
Polli a dieta contro l'eutrofizzazione

Ricercatori statunitensi hanno identificato un altro colpevole per quel fenomeno chiamato eutrofizzazione delle acque, la crescita incontrollata di fitoplancton, alghe infestanti e mucillaggini varie che si formano a causa della presenza nell'acqua di dosi troppo elevate di sostanze nutrienti, tra cui azoto e fosforo: la proliferazione di questi organismi viventi provoca a sua volta una drastica riduzione di ossigeno disponibile per il resto della popolazione acquatica.

19 agosto 2007 - Fenomeno fin troppo diffuso in fiumi, laghi e mari, le cause sono ben note: i residui di fertilizzanti agricoli che finiscono nei fiumi, o i reflui degli allevamenti intensivi di bestiame, suini, bovini.
Ora nel Delaware, Stati uniti orientali, alcuni ricercatori additano un altro responsabile. È il pollo d'allevamento, o meglio le sue feci quando queste vengono disperse nell'ambiente e utilizzate come fertilizzante. Il problema è il fosforo presente nel mangime dei polli, sotto forma di acido fitico o fitato che i pennuti non riescono a digerire, metabolizzandolo solo in parte e liberandosi del resto come la natura consente. Ma quando poi questi scarti vengono usati per fertilizzare i campi, il fosforo filtra nel terreno e va a inquinare le falde e i corsi d'acqua.

Nella speranza di trovare una soluzione, senza ovviamente dover mettere in discussione lo sviluppo zootecnico industriale, alcuni ricercatori dell'università del Delaware hanno messo a punto una dieta speciale per polli che farebbe diminuire la percentuale di fosfati negli escrementi del pollame. Dicono che aggiungendo al mangime un enzima naturale, la fitasi, i polli sarebbero in grado di assorbire e metabolizzare più fosforo riducendone la quantità eliminata con le feci.

Sperimentata su alcune centinaia di polli-cavia, la nuova dieta avrebbe ridotto di un quarto la presenza di questo elemento nei residui degli animali senza influire sulla loro salute. Applicato ai 269 milioni di polli del Delaware, lo stesso risultato significherebbe circa mille tonnellate di fosforo in meno nei corsi d'acqua della regione ogni anno. Una strategia simile a quella utilizzata per i polli è in atto per cercare di evitare un altro problema connesso agli animali da allevamento, cioè la produzione di gas serra da parte dei bovini attraverso i processi digestivi: anche per loro si stanno studiando diete e trattamenti particolari per ridurre il fenomeno.

Proviamo però a osservare la cosa da un altro punto di vista. Il problema è che nel mondo la produzione industriale di carne dal 1980 a oggi è triplicata, passando da 50 milioni di tonnellate a circa 150 milioni e si calcola che per il 2030 aumenterà di quasi 110 milioni di tonnellate.

Già lo scorso anno la Fao ha lanciato l'allarme secondo cui nei paesi in via di sviluppo la produzione zootecnica a livello industriale è causa di seri danni ambientali, soprattutto quando allevamenti e stabilimenti si affollano in prossimità dei centri urbani o di fonti di approvvigionamento idrico.

La produzione aviaria e suina concentrata nelle zone costiere della Cina, del Vietnam e della Thailandia sta diventando la fonte principale di inquinamento da nutrienti del Mare Cinese meridionale. Si stima che la produzione suina sia responsabile di circa il 42% dell'azoto e del 90% del fosforo che fluisce nel Mare Cinese Meridionale. Lungo buona parte di questa costa densamente popolata, la concentrazione di suini supera i 100 animali per chilometro quadrato e le terre agricole sono sovraccaricate da enormi quantità di nutrienti.

I deflussi stanno gravemente degradando l'acqua del mare, creano sempre più ampie zone eutrofizzate (le chiamano «zone morte») con grave minaccia per le foreste di mangrovie, le barriere coralline e la prateria marina dei fondali.

Insomma: mettiamo pure gli animali d'allevamento a dieta ma, forse, sarebbe il caso di ridurre i nostri consumi di carne «industriale».
Se proprio non ci importa nulla degli animali, che razza di carne cuocerà nelle nostre pentole?

Marina Zenobio

www.ilmanifesto.it

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sabato, agosto 18, 2007, 11:06
Il mare sempre più on-line

18 Agosto 2007 - E’ stato attivato in questi giorni un nuovo portale web sulla tutela del mare a cura del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare-Direzione per la Protezione della Natura. Il sito intende raggruppare tutte le informazioni che riguardano le coste italiane provenienti da documentazione dello stesso Ministero, dal progetto Si.Di.Mar. e da altre fonti accreditate.
Sono notizie aggiornate di continuo e che riguardano lo stato e la qualità delle acque marine italiane, le previsioni meteorologiche, le caratteristiche, i pregi e le opportunità turistiche delle zone costiere italiane con particolare riferimento alle aree marine protette.
Lo scopo principale del nuovo portale internet è di far conoscere ad un pubblico più ampio possibile lo straordinario patrimonio ambientale delle zone marine protette ma anche di tutto l’ambiente marino italiano.
Nella sezione “difesa del mare” gli utenti potranno avere tutte le informazioni relative alle aree marine protette grazie ad una particolare mappa divisa per regioni. Vi è inoltre una sezione dedicata all’editoria, alle singole regioni costiere con in dettaglio un calendario degli eventi dedicati al mare e poi previsioni meteo e filmati. Grazie ad una webcam sperimentale, subacquea e terrestre, è possibile vedere in diretta le bellezze dell’ Area Marina Protetta delle Cinque Terre.

www.tutelamare.it
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