Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


martedì, ottobre 30, 2007, 09:28
STUDIO AUSTRALIANO, I PESCI HANNO VARIE PERSONALITA'
Ricerca dell'Universita' di tecnologia di Sydney

30 ottobre 2007 - Il mix di pesci dal temperamento nevrotico o estroverso, pavido o temerario, rappresentato dal 'cast' del celebre cartone animato 'Alla ricerca di Nemo' e' piu' vicino alla realta' di quanto si possa immaginare. E' quanto emerge da uno studio del biologo dell'Universita' di tecnologia di Sydney Peter Biro, secondo il quale anche i pesci di una stessa specie hanno distinte personalita', da cui dipende direttamente la probabilita' di cadere preda dei pescatori e di altri predatori.
I pesci intrepidi e sicuri di se' hanno piu' probabilita' di correre rischi per trovare cibo, mentre i piu' timidi mangiano di meno ma sfuggono alle reti o agli ami', spiega Biro. 'Si accetta facilmente che vi siano individui intrepidi e timidi fra gli esseri umani, ma non vogliamo credere che cio' avvenga anche nelle popolazioni animali'.
Biro ha studiato le trote di un lago del suo nativo Canada in cui ha simulato un'operazione commerciale di pesca con reti a tramaglio di piccola scala. 'Ho potuto identificare in modo molto distinto che vi erano degli individui molto timidi nella popolazione, ed alcuni molto coraggiosi, questi ultimi tendono a crescere piu' rapidamente'.
Questi scavezzacolli subacquei confermano pero' la massima 'vivere veloce, morire giovani'. 'Se si sfreccia qua e la' in cerca di cibo, i benefici sono molti, ma vi e' un alto costo nel rendersi visibili ai predatori', spiega lo studioso. La ricerca ha ripercussioni sull'industria della pesca. Se i pesci temerari vengono catturati con maggiore frequenza, vi e' il rischio di 'un cambiamento evolutivo verso individui di crescita piu' lenta e piu' timidi', aggiunge Biro.

(ANSA)

scritto da camozzi
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martedì, ottobre 30, 2007, 09:22
DELFINI, PRIMA 79, ORA 73, SI SUICIDANO IN MASSA IN IRAN, E' GIALLO
In poco più di un mese

30 ottobre 2007 - Centocinquanta delfini 'suicidi' sulle spiagge di Jask, nel sud dell'Iran, in poco piu' di un mese. Gli ambientalisti hanno lanciato l'allarme dopo che i media iraniani hanno pubblicato le foto dei corpi senza vita dei mammiferi arenati sulle spiagge del porto. Il primo episodio risale alla fine di settembre, quando 79 esemplari di delfino striato sono stati trovati sulla spiaggia di Jask; il secondo a questa settimana quando sono stati rinvenuti altri 73 delfini morti. "Continua il suicidio dei delfini sulle coste di Jask", si legge sui quotidiani iraniani, "gli abitanti hanno provato a rimetterli in acqua, ma non ci sono riusciti".
Le autorita' iraniane non sono ancora riuscite a individuare le cause del fenomeno. Secondo Mohammed Baqer Nabavi, vice capo dell'organizzazione governativa per la protezione ambientale, all'origine dei 'suicidi' non vi sarebbe l'inquinamento. Dalle analisi condotte sui cadaveri dei mammiferi, infatti, non e' stato riscontrata alcuna sostanza tossica nel loro sistema digerente, ne' tracce di inquinamento nei loro tessuti. Secondo Nabavi, invece, i mammiferi potrebbero essersi feriti con le reti che si trovano sui fondali del Golfo persico o con quelle sulle navi da pesca.

(AGI)

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lunedì, ottobre 29, 2007, 08:08
In difesa dei delfini

28 Ottobre 2007 - I delfini sono oggi tutelati da diversi accordi e convenzioni internazionali, prima fra tutte la CITES , la Convenzione sul Commercio Internazionale delle specie minacciate di Estinzione che consente la cattura di esemplari vivi solo a scopo scientifico-educativo.
L’Associazione Marevivo, alla luce della recente dichiarazione del Segretario Generale del CITES relativa al commercio dei delfini vivi, esprime la propria preoccupazione. La mancanza di dati che attestino il rischio della sopravvivenza di questi animali marini non è una motivazione sufficiente alla cattura e alla commercializzazione di delfini vivi, ormai oggetto di una speculazione economica.
Marevivo ancora una volta lancia l’allarme delfini ed invita le istituzioni competenti, ad intervenire in sede di Convenzione al fine di promuovere una modifica delle stessa inserendovi il principio precauzionale, ormai alla base delle politiche ambientali.

www.mareinitaly.it
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domenica, ottobre 28, 2007, 09:57

Sea Shepherd: operazione "Uragano Silenzioso" in Brasile

27/10/2007

Icona fonte notizia La Sea Shepherd-Brasile lancia l'operazione Uragano Silenzioso: giustizia per i delfini uccisi in Brasile!

L'Operazione chiamata "Uragano Silenzioso" è di grande importanza per preservare gli ambienti marini, tenendo presente che la legge che protegge i delfini nel territorio Brasiliano è la stessa che protegge le balene. "Con le informazioni raccolte e quelle passate dalla Polizia Federale, è ora possibile intraprendere questa azione legale e avviare un'indagine per punire la persona o le persone responsabili di questo crimine", afferma Cristiano Pacheco, il responsabile dell'ufficio legale della Sea Shepherd Brasile.

L'imputato, Jonan Queiroz de Figueiredo, proprietario del peschereccio Grace of God IV, ripreso nel luglio di quest'anno mentre stava uccidendo dei delfini, è stato denunciato per un ammontare di 185.000 dollari di danni.

"L'Operazione Uragano Silenzioso è molto importante nella nostra battaglia per i delfini, poiché bloccando i beni di chi ha commesso crimini contro l'ambiente e chiedendo loro il risarcimento per i danni provocati, possiamo impedire loro di ripetere tali nefandezze, per mancanza di soldi – con questa gente bisogna parlare la sola lingua da loro conosciuta," dice Daniel Vairo, Presidente dell'Istituto Sea Shepherd Brasile.

Il 27 Luglio 2007, la Sea Shepherd Brasile ha intrapreso un'azione civile pubblica contro l'Ibama di Amapá con la richiesta preliminare di informazioni sul caso alla Federal Justice dello stesso stato. La Sea Shepherd Brasile cerca attraverso l'Ibama di Amapá informazioni riguardanti le scene da loro documentate e proposte in TV sui canali nazionali, dove si vedevano 83 delfini sottoposti a sofferenze e dolore inauditi, animali cui venivano strappati gli occhi e i denti dai pescatori. L'Ibama ha negato di avere informazioni sul caso, nonostante avessero monitor a bordo.

"Il nome Uragano Silenzioso dato all'operazione è in omaggio al silenzio dell'Ibama e all'inerzia della Federal Justice che fino ad oggi non ha ancora preso decisioni sulla nostra richiesta preliminare di informazioni sul caso. 'Uragano' è in riferimento alla nostra intenzione di promuovere questa causa legale, una seria indagine sulle compagnie che traggono benefici dall'uccisione dei delfini", dice Vairo.

Sea Shepherd afferma che il problema della pesca illegale e del massacro dei delfini si estende a tutta la costa del Brasile in modo sregolato, e che il caso dei delfini di Amapá non è isolato. I delfini sono catturati, uccisi e quindi venduti dai criminali ambientali in modo che possano essere utilizzati come esche per catturare squali che sono a loro volta sacrificati per le loro pinne, vendute illegalmente ai mercati Asiatici per farne zuppe, e per il mercato farmaceutico per la produzione di pillole cartilaginee. In Brasile, la credenza che gli occhi dei delfini portino soldi e donne e l'utilizzo dei denti per collanine sono ulteriore causa del massacro di questi animali maestosi.

Fonte:
Sea Shepherd, Sea Shepherd Brazil Launches Operation Silent Hurricane, 20 ottobre 2007

Traduzione a cura di Linda Possanzini

scritto da camozzi
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sabato, ottobre 27, 2007, 11:19

Caccia ai palloni galleggianti in Liguria

palloni biodegradabili per studiare la dispersione dei rifiuti da parte delle correnti marine. foto Sister7226 ottobre 2007 - ”Rilasceremo dei traccianti biodegradabili a forma di palloni colorati che consentiranno una sorta di ‘caccia al tesoro’ per i rifiuti lungo la riviera ligure”. Maurizio Costa, presidente dell’Osservatorio Ligure Pesca e Ambiente, aveva annunciato l’operazione al Salone nautico di Genova.

L’Osservatorio si e’ ispirato al famoso caso delle 30.000 paperelle che hanno viaggiato per anni nell’Oceano Pacifico, ma l’uso di palloni biodegradabili minimizza l’impatto ambientale di questa ricerca sulle correnti marine.

150 palloni verranno rilasciati in queste settimane nei fiumi Impero, Prino e Armea, Petronio, Entella e Rupinaro e in diverse punte e porti. I diportisti sono invitati a segnalare la località di ritrovamento dei palloni e questo dovrebbe aiutare a capire come si muovono le correnti marine e, quindi, come vengono distribuiti i rifiuti portati dai fiumi quando questi sboccano in mare.

In premio potrebbe esserci un soggiorno in riviera, stando a quanto annunciato dall’assessore regionale Franco Zunino, ma non ancora concretizzato in un accordo con specifiche strutture. Lanciamo “la palla” ai colleghi di Yacht&Sail, in attesa di notizie sui ritrovamenti.

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sabato, ottobre 27, 2007, 10:57
Un mare di suoni

27 Ottobre 2007 - Le profondità marine non sono proprio il regno del silenzio come comunemente si crede. Molti onde sonore che affollano le profondità marine sono di origine umana e provengono da motori di navi e sommergibili, altre vengono emesse dagli animali marini che comunicare fra loro. Molti di questi suoni non possono essere percepiti direttamente dall’orecchio umano ma solo da strumenti usati per motivi militari e scientifici.
Mammiferi marini come le megattere, ad esempio, hanno delle straordinarie capacità vocali; i maschi producono delle vere e proprie canzoni d’amore per attirare le femmine, udibili anche a centinaia di chilometri.
L’emissione di suoni riveste una particolare importanza per la scienza. I suoni emessi da un capodoglio ad esempio, danno informazioni sul sesso dell’animale, sulle sue dimensioni, sulla sua posizione.
Balene e delfini comunicano con ultrasuoni con i quali si scambiano informazioni sulla presenza di altri animali della stessa specie, sulla presenza di eventuali prede o di predatori. Disturbare l’attività acustica di questi animali come succede con le tante fonti di rumore prodotte dall’attività umana sia civile che militare può provocare gravi problemi agli animali marini. Molti spiaggiamenti di grossi cetacei, ad esempio, sembra siano causati dagli effetti provocati dai sonar militari. Esiste una particolare disciplina scientifica, la bioacustica, che studia i suoni degli animali in ambiente acquatico.

www.mareinitaly.it
giovedì, ottobre 25, 2007, 10:47
REINTRODOTTA TROTA FARIO IN FIUMI, SOLO PER PESCATORI?
Iniziativa della Provincia di Pescara

25 ottobre 2007 - La Provincia di Pescara e' riuscita a reintrodurre nell'Orta e nel Tavo la trota Fario di ceppo Mediterraneo, varieta' autoctona a rischio di estinzione.
L'annuncio e' del biologo Franco Recchia, direttore dell'Ufficio Pesca dell'ente.
'Fino ad oggi - spiega il biologo Franco Recchia, - non e' mai stata realizzata in Abruzzo una gestione tecnico-scientifica del settore. Cosi' negli ultimi quarant'anni gli enti preposti hanno investito energie e risorse nel ripopolamento della trota di ceppo atlantico, la cui diffusione ha pero' finito per minacciare la sopravvivenza del ceppo mediterraneo''.
'Dopo avere isolato le ultime popolazioni rimaste, siamo riusciti a salvare questa specie grazie alla reintroduzione nell'Orta e nel Tavo di duecento avannotti (pesci appena nati) allevati nel Centro ittiogenico della Provincia dell'Aquila, che entro due anni raggiungeranno la maturita' sessuale e creeranno due grossi nuclei di riproduttori liberi in natura dai quali attingere per riportare la fario mediterranea in tutta la regione'.
Per sensibilizzare il mondo dei pesca-sportivi, e non solo, sull'importanza del recupero e della tutela di un patrimonio di biodiversita' sabato prossimo, nella sala dei Marmi della Provincia di Pescara, si svolgera il convegno su 'La Carta ittica. Strumento di gestione e di conservazione della fauna ittica', organizzato dall'Ufficio Pesca dell'ente.
Nella pubblicazione sono sintetizzati gli studi realizzati dall'amministrazione negli ultimi anni: attraverso la ricognizione delle specie presenti nel comprensorio, l'analisi dell'impatto della pesca sulle comunita' ittiche locali e una serie di proposte per attuare adeguate politiche nel settore, essi tracciano le linee guida per la salvaguardia.

(ANSA)
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mercoledì, ottobre 24, 2007, 11:49

Gli oceani assorbono meno CO2 del previsto

oceano in tempesta23 ottobre 2007 - Una delle notizie che circola in questi giorni è che la capacità del Nord Atlantico di assorbire CO2 è diminuita del 50%. E questo potrà solo accelerare il riscaldamento globale. Il risultato della ricerca, durata 10 anni ed effettuata dall’Università di East Anglia, in Inghilterra, verrà pubblicato il mese prossimo dal Journal of Geophysical Research

“E’ sorprendente questo cambiamento. Ci si aspettava una variazione molto più lenta, data la grande massa degli oceani” ha dichiarato il dottor Ute Schuster, che si è occupato del progetto fin dal 2000.

Gli oceani sono i più importanti raccoglitori di emissioni di CO2, assieme alla biosfera terrestre. Raccolgono una quantità pari al 50% di tutte le emissioni. Se questa tendenza si conferma nel tempo, gli scienziati asseriscono che i livelli di CO2 atmosferica crescerebbero molto più velocemente del previsto, accelerando così il riscaldamento globale. Questo andamento potrebbe portare gli oceani a saturazione e, di conseguenza, a riflettere la CO2 in eccesso nell’atmosfera.

I dati analizzati sono stati raccolti da strumenti posizionati in navi mercantali che hanno navigato in questi anni tra la Gran Bretagna e le Indie. Una delle navi ha raccolto più di 90 mila misurazioni. “La velocità e la dimensione di questo cambiamento ci dice che non possiamo contare sugli oceani come raccoglitori di CO2 - commenta il direttore dello studio Andrew Watson - anche se potrebbe essere solo un’oscillazione naturale. In ogni caso abbiamo capito che questi cambiamenti risultano essere molto più veloci del previsto”.

Via|Reuters

scritto da camozzi
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martedì, ottobre 23, 2007, 15:33
TONNO ROSSO: GREENPEACE, SI STA ESAURENDO, STOP A PESCA
Chiesto stop definitivo

23 ottobre 2007 - Greenpeace chiede che i governi chiudano a tempo indeterminato la pesca del tonno rosso nel Mediterraneo in risposta all'esaurimento delle risorse ittiche per l'eccessiva pesca illegale e il totale fallimento del piano di conservazione. L'associazione spinge affinche' a novembre, l'ICCAT (commissione internazionale per la conservazione dei tonni atlantici) prenda finalmente la decisione di chiudere la pesca. L'Unione europea - riferisce l'associazione ambientalista in un comunicato - dichiara che quest'anno sono state pescate oltre 20 mila tonnellate di tonno, il 20 per cento sopra la quota stabilita. "In questi due anni, le navi di Greenpeace (l'Esperanza e la Rainbow Warrior) hanno documentato le pratiche illegali di pesca diffuse nel Mediterraneo. Le procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea il 26 settembre 2007, contro sette membri dell'UE che non rispettato il piano previsto dall'ICCAT (Francia, Italia, Cipro, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna), dimostrano che il programma e' un assoluto fallimento". Secondo Greenpeace "la pesca tonno nel Mediterraneo e' completamente fuori controllo, con uno dei tassi di illegalita' fra i piu' alti al mondo".
In base al principio di precauzione, Greenpeace chiede ai paesi dell'ICCAT di chiudere la pesca del tonno rosso fino a che ciascuna amministrazione nazionale non si sara' dotata di strumenti necessari a far rispettare norme rigorose per la conservazione dello stock del tonno. Per l'associaizone e' necessario istituire riserve marine nelle zone in cui il tonno si riproduce, seguire le direttive degli scienziati dell'ICCAT nella definizione delle quote di pesca, impedire che il tonno venga pescato prima che raggiunga la taglia di riproduzione, sconfiggere la pesca illegale.

(AGI)

scritto da camozzi
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lunedì, ottobre 22, 2007, 11:10
MAXI-CATTURA DI 28 DELFINI, SPEDITI A DUBAI; PROTESTE
Dalle Isole Salomone

22 ottobre 2007 - Una spedizione di 28 delfini vivi catturati in mare aperto e' partita ieri dalle isole Salomone nel Pacifico diretta ad un villaggio turistico di lusso a Dubai, nonostante le proteste degli ambientalisti e dei governi australiano e neozelandese. Due aerei hanno decollato dall'aeroporto di Honiara con il prezioso carico per il volo di 30 ore, e un portavoce della compagnia esportatrice, Marine Mammal Education Center and Exporters, ha assicurato che gli animali saranno trattati 'con le massime cure' durante il tragitto.
I gruppi animalisti hanno criticato duramente i governi dei due paesi per aver approvato l'operazione. L'attivista della Humane Society, Nicola Beynon, ha detto che un simile traffico non e' un metodo sostenibile di sviluppo economico, oltre ad essere incredibilmente crudele. 'I delfini resteranno nel cargo per 30 ore fuori del loro habitat naturale, soffriranno di uno stress incredibile', ha detto.
Proprio mentre gli animali venivano caricati, nei recinti sommersi in cui la compagnia tiene i delfini catturati sono stati trovati morti due degli animali. Una scoperta che secondo gli ambientalisti rappresenta 'la prova chiara' che i delfini vengono maltrattati.
Il ministro della pesca delle Salomone, Nollen Leni, ha difeso la decisione di permettere l'esportazione, accusando gli animalisti di voler bloccare un industria da molti milioni di dollari. Ha precisato che sul mercato di Dubai ogni delfino ha un prezzo di 200 mila dollari australiani (120 mila euro).
I delfini sono destinati all'Atlantis Resort Hotel a Palm Jumeirah, un'isola artificiale che riproduce il profilo di una palma, al largo della costa di Dubai, in costruzione gia' da quattro anni, che e' stata ripetutamente criticata da gruppi ambientalisti di molti paesi.
Sia l'Australia che la Nuova Zelanda hanno manifestato opposizione alla vendita. Il ministro australiano dell'Ambiente Malcolm Turnbull ha detto che il suo governo e' contrario all'esportazione commerciale di delfini, mentre il suo omologo neozelandese Chris Carter ha espresso grave preoccupazione in una lettera al governo di Honiara.

(ANSA)
scritto da camozzi
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domenica, ottobre 21, 2007, 21:51

“M’immergo insieme”

camogli.jpgCAMOGLI (GE), 21 ottobre 2007 - Nella località della Riviera ligure di Levante si è svolta ieri la prima edizione di “M’immergo insieme”, manifestazione paralimpica di subacquea. La manifestazione è stata organizzata dal Comitato italiano paralimpico Liguria, in collaborazione con la Facoltà di Medicina Scienze Motorie dell’Università di Genova e con il Parco Marino di Portofino. In mattinata, a partire dalle 9.00, tre iniziative: nella piscina comunale di Camogli si è tenuta una prova pratica di prima immersione aperta a tutti coloro che diversamente abili desiderano immergersi nell’elemento acqua; nelle acque davanti alla località di San Fruttuoso si sono svolti invece immersioni per chi ha già esperienze di subacquea; mentre a Camogli si sono tenuti laboratori ludico educativi in aula per la scuola primaria e secondaria di primo grado.
Nel pomeriggio, presso la sede dell’Istituto nautico statale Cristoforo Colombo, si è poi svolto un seminario aperto alla cittadinanza. Grazie alla collaborazione di Fipsas - Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquea - e della sezione italiana di Hsa - Handicapped scuba association international - e con l’intervento dell’Unità Spinale di Pietra Ligure (SV) è stato possibile ascoltare le testimonianze di tecnici, di medici e di sub che hanno superato i propri limiti fisici diventando atleti. Gli organizzatori, forti dell’esperienza in questo settore, sottolineano come l’immergersi nell’elemento acqua possa rappresentare per le persone disabili un’occasione ideale per l’attività sportiva, la ricerca dell’equilibrio psicofisico e il recupero delle capacità motorie e post trauma, oltre ad offrire la possibilità di spingersi verso l’agonismo. (Anselmo Roveda)

http://mediterraneodiving.wordpress.com


scritto da camozzi
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venerdì, ottobre 19, 2007, 15:31
Il pesce con le ali


19 ottobre 2007 - Forse è più facile vederlo su una pirofila da forno, che nel suo habitat naturale. Questo esemplare di gallinella (Trigal lucerna), molto pescata nel Mediterraneo, si trova qui invece in una riserva marina in Corsica. Le “ali” altro non sono che pinne pettorali molto ampie che il pesce usa anche per muoversi sui fondali sabbiosi. Per “camminare” utilizza solo una parte di queste pinne a ventaglio, i primi tre raggi, infatti, sono liberi e fungono da arti. Fornite inoltre di papille gustative, le estremità mobili servono anche per sondare il terreno alla ricerca di gustosi molluschi e crostacei.
E se si sente minacciata la gallinella con la pinna caudale alza la sabbia facendosi completamente ricoprire, per nascondersi da eventuali predatori.

Il pesce con le ali

tratto da www.focus.it
scritto da NonoCielo
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venerdì, ottobre 19, 2007, 09:47

L'acidità dei mari aumenta

Mesi fa parlavamo della saturazione di anidride carbonica che si sta osservando negli oceani del sud.

Gli oceani sono da sempre dei serbatoi naturali di CO2. L’abc dell’oceanografia ci insegna che, sommando tutti i processi fisici, biologici e chimici, il bilancio tra CO2 sottratta e quella presente in atmosfera è negativo. Ne manca una parte che in gergo è definita CO2 missing, questa parte la troviamo nei fondali oceanici sotto forma di ione bicarbonato(CO3) che tramite reazioni chimiche ha la capacità di fissare la CO2.

Nel corso dello svolgimento del forum sul futuro delle barriere coralline a Canberra (Coral Reef Futures 2007), studiosi australiani hanno parlato del problema dell’acidità che causa la morte di barriere coralline e di plancton.

Malcom McCulloch ha dichiarato che l’acidità dei mari non è aumentata nel giro di secoli ma solo in poche decine di anni ed a una velocità maggiore nei mari più freddi, confermando quello che altri studiosi affermavano mesi fa (direi anche che alcuni già ne parlavano anni fa).

Ora il problema per molti potrebbe essere messo da parte perché tanto noi non viviamo di barriere coralline e plancton, ma purtroppo per quelle persone il problema ricade anche su di noi.
Difatti coralli e plancton sono alla base della catena alimentare dei mari e come ci spiega Ove Hoegh-Guldberg dell’università del Queensland: più CO2 c’è nell’aria più aumenterà anche nei mari impedendo sempre più la formazione scheletrica di coralli, plancton e alghe rosse calcaree.
Se la concentrazione di CO2 nell’aria dovesse arrivare a 500ppm (parti per milione) la calcificazione degli scheletri sarebbe impossibile.

I dati, ottenuti da carote di ghiaccio nell’Antartide in uno studio del 2006, ci dicono che ad oggi abbiamo nell’aria una concentrazione di 385ppm di anidride carbonica, concentrazione che è aumentata di 30ppm in 1000 anni, di cui la metà negli ultimi 17!!!

Se coralli, plancton e alghe rosse sparissero, con essi sparirebbero animali in una catena infinita poiché in natura tutto è collegato e di conseguenza anche noi avremmo seri problemi di sopravvivenza. (es. i krill (zooplancton) vengono mangiati da balenottere azzurre e comuni, pinguini, foche, albatri, cefalopodi, pesci, gli stessi krill sono ghiotti di fitoplancton la catena è lunghissima(ora anche l’uomo vuole i krill come pranzo) e se muoiono i krill muore l’ecosistema marino e muore anche quello terrestre)

Gli scienziati hanno fissato un limite insuperabile di 445-550ppm per evitare l’inimmaginabile. Cercare di non aumentare ancora il livello di anidride carbonica credo sia alla base della protezione non solo di piante o animali, ma della vita in generale. Perché Gaia si sa di estinzioni ne ha viste tante, ha alzato le spalle e ha ricominciato a creare nuove vite, ma noi non siamo indistruttibili!

19 ottobre 2007

[Francesca Pratali]

scritto da camozzi
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giovedì, ottobre 18, 2007, 14:48

L’ombra della Clemenceau sul porto di Napoli

Alcuni attivisti di Greenpeace in azione contro la portaerei francese Roma, Italia, 17 Ottobre 2007 — Il porto di Napoli rischia di essere il cantiere in cui verrà smantellata la portaerei francese Clemenceau. 27.000 tonnellate, piene di amianto, PCB e metalli pesanti in arrivo. Da anni Greenpeace denuncia il pericolo dello smantellamento delle navi. È una pratica che - in mancanza dei massimi standard di sicurezza - può determinare un grave impatto ambientale e sanitario.

Greenpeace tiene sotto controllo la Clemenceau da quando – nel 1997 – la nave è stata disarmata e dichiarata in disuso. In base ai piani iniziali, la Clemenceau doveva essere semplicemente affondata nel Mediterraneo e diventare, quindi, una sorta di "scogliera artificiale" altamente tossica. Alla fine la Francia – dopo vari tentativi di cedere la nave all’estero – decide di spedire il suo ingombrante problema in India, al deposito di Alang, un paese dove la normativa ambientale è carente e i diritti dei lavoratori praticamente inesistenti.

Nel 2006 Greenpeace, dopo varie denunce e azioni, riesce a far tornare la Clemenceau in Francia dall’India. E' un grande successo per la campagna Inquinamento. Convinto dagli ambientalisti, interviene lo stesso presidente Chiraq. La nave era carica di sostanze inquinanti (amianto, metalli pesanti, PCB) e viaggiava in violazione della Convenzione di Basilea che vieta l'esportazione di rifiuti tossici verso i Paesi in via di sviluppo.

Greenpeace non è contraria alle operazioni di smantellamento delle navi ma si è opposta e continua a opporsi alle pratiche non corrette e all’esportazione di questi rottami verso i Paesi in via di sviluppo. Paesi che non sono ancora in grado di eseguire le attività di demolizione con tecnologie e mezzi adeguati. Ogni anno, infatti, un’intera armata di imbarcazioni imbottite di sostanze pericolose finisce in Bangladesh, India, Cina e Pakistan, dove gli operai lavorano a mani nude, esposti 24 ore su 24 alla diossina.

La napoletana Simont è fra i cinque cantieri in gara d’appalto per lo smantellamento della Clemenceau. E’ fondamentale presentare un inventario completo di tutte le sostanze ed i materiali ancora a bordo della imbarcazione, facendo un registro degli inquinanti con l’analisi dei rischi. La verifica delle condizioni di lavoro e ambientali del cantiere, insieme al costante monitoraggio delle attività di demolizione in corso, sono presupposti fondamentali per effettuare le operazioni in sicurezza.

www.greenpeace.it


scritto da camozzi
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