Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.
venerdì, novembre 30, 2007, 10:05
GREENPEACE DENUNCIA INGRASSO DEI TONNI
Un impianto in Campania
30 novembre 2007 - Greenpeace ha presentato una denuncia alla Commissione Europea contro l'impianto di ingrasso di tonni di Cetara. "La denuncia - sostiene Greenpeace - si basa su una memoria al Consiglio di Stato, dove la De.Mo.Pesca s.a.s., proprietaria dell'impianto, sostiene che su questa attivita' si e' basata tutta la sua campagna di pesca che avrebbe impegnato un centinaio di pescatori e circa settecento altri posti di lavoro nell'indotto".
"Ovviamente, un giro d'affari non da poco - sottolinea l'associazione ambientalista - per un quantitativo di tonni che, dai dati del sito internet dell'impresa, si potrebbe stimare in 400 tonnellate di tonni. Sulla base delle dichiarazioni della De.Mo.Pesca s.a.s. il Consiglio di Stato ha emesso un'ordinanza contro la decisione della Regione Campania di bloccare l'impianto di Cetara, considerando che 'la doverosa comparazione degli interessi coinvolti induce a preferire la prosecuzione dell'attivita' economica intrapresa'".
"Tuttavia - aggiunge Greenpeace - quest'impianto non e' presente ne' nella lista degli impianti autorizzati per l'ingrasso di tonno nel 2007, di cui al Decreto ministeriale 20 settembre 2007, ne' nel database Iccat degli impianti autorizzati (http://www.iccat.es/ffb.asp). Sull'Italia pende gia' una procedura d'infrazione presso la Commissione Europea per aver pescato circa 500 tonnellate di tonni oltre il consentito, nel 2007".
"A questa cifra andrebbero sommati i tonni ingrassati nell'impianto di Cetara - prosegue l'associazione - occultati in tutte le statistiche di pesca. La Rainbow Warrior di Greenpeace quest'estate ha visitato l'impianto di Cetara per una pacifica dimostrazione: in pieno agosto, con la stagione di pesca chiusa da un mese e mezzo, in quelle gabbie non sembrava esserci alcun tonno. Greenpeace, tuttavia, non si e' immersa per verificare la presenza di tonni sul fondo delle gabbie".
"O la De.Mo.Pesca s.a.s. ha dichiarato il falso al Consiglio di Stato - dichiara Alessandro Gianni', responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia - e quest'attivita' non e' mai iniziata, o sono estate eluse tutte le norme relative alle statistiche di pesca dell'Unione Europea. Questo e' proprio un impianto fantasma: sarebbe interessante anche un accertamento fiscale su una sedicente attivita' economica che avrebbe mantenuto qualche centinaio di pescatori e altri operatori dell'indotto, ma di cui non esiste nessuna notizia ufficiale".
Greenpeace chiede "che tutte le Autorita' a qualsiasi titolo competenti si attivino immediatamente per chiarire il mistero dell'impianto fantasma di Cetara, con gli opportuni controlli amministrativi e fiscali".Con una lettera al commissario Pesca Ue, Joe Borg e al ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, "Greenpeace chiede inoltre controlli per escludere l'esistenza di altri impianti fantasma per l'ingrasso tonni in Italia, di verificare la reale consistenza dei quantitativi di tonno pescati dall'Italia nel 2007 e di verificare se a quest'impianto fantasma sono stati erogati contributi economici pubblici".
In tal caso, Greenpeace chiede "se non sia il caso di revocare tali contributi ove venisse accertata o la falsa deposizione al Consiglio di Stato o l'abusivo inizio dell'attivita' dell'impianto.
Greenpeace e' a disposizione di tutte le Autorita' che volessero aver copia del materiale probatorio a sua disposizione".
(Laf/Pe/Adnkronos)
giovedì, novembre 29, 2007, 10:59
Balene, per senatore cileno i giapponesi sono come nazisti
Santiago, 29 novembre 2007 - 'I giapponesi non possono essere i nazisti di oggi, per fare le loro indagini scientifiche i nazisti uccisero migliaia di persone': e' l'ardito raffronto che un parlamentare cileno ha fatto oggi a Santiago in un dibattito sulla caccia alle balene.
A fare la dichiarazione e' stato il senatore Guido Girardi, che chiede al suo governo di prendere una posizione piu' ferma sulla caccia alle balene avviata dal Giappone e giustificate dal governo di Tokyo per presunti finalita' scientifiche.
'E' falso dire che per fare delle indagini scientifiche sia necessario uccidere, e' come se io dicessi che per fare uno studio scientifico su un uomo, prima devo ucciderlo', ha sottolineato ancora Girardi nel corso del dibattito insieme ad altri parlamentari.
(ANSA)
martedì, novembre 27, 2007, 10:17
GIAPPONE, NON FERMEREMO CACCIA ALLE BALENE
Risposta all'Australia
27 novembre 2007 - Il Giappone non fermera' la caccia alle balene perche' 'una ricerca scientifica non si puo' interrompere di colpo', ma si aspetta di continuare le buone relazioni con l'Australia. Lo ha detto il capo di gabinetto giapponese Nobutaka Machimura.
Dopo aver goduto di ottimi rapporti con l'Australia durante gli 11 anni del governo conservatore di John Howard, Tokyo si trova da oggi a dover trattare con un Paese guidato dai laburisti, partito che mentre era all'opposizione ha piu' volte chiesto un'azione legale contro il Giappone, reo di cacciare balene nel santuario dell'Antartico con il pretesto della ricerca. 'Ci rendiamo conto che le megattere sono molto popolari in Australia', ha detto oggi Machimura. 'Sappiamo che uccidere una di queste balene e' un fatto che suscita molte emozioni nel vostro Paese. Tuttavia - ha concluso Machimura- il nostro governo per ora ha deciso che non possiamo sospendere quanto iniziato'.
La settimana scorsa una flotta nipponica di sei baleniere e' salpata per l'Antartico per una nuova stagione di caccia 'a fini di ricerca', usando una scappatoia della Commissione baleniera internazionale, nonostante le proteste di numerosi Paesi, Nuova Zelanda e Australia in testa. La battuta di pesca con una quota di 1.000 balene, per la prima volta include anche specie protette come le megattere, amate dai 'whale watchers' per i caratteristici salti acrobatici fuori dall'acqua, e si preannuncia la piu' grande carneficina dei grandi cetacei degli ultimi vent'anni. Intanto il leader dei verdi australiani, Bob Brown, ha chiesto al neo premier Kevin Rudd di convocare l'ambasciatore giapponese a Canberra e di mettere al bando le navi commerciali giapponesi dai porti australiani, in protesta contro la caccia alle balene nei mari antartici.
(ANSA)
lunedì, novembre 26, 2007, 10:20
CLIMA: SALVEZZA PIANETA PASSA PER CONOSCENZA OCEANI
E quella degli animali che ci vivono
26 novembre 2007 - L'unico modo per salvare il pianeta e' studiare meglio gli oceani, e per farlo serve un impegno di tutti i governi del mondo a costruire una rete globale di sorveglianza. L'appello viene dalla Partnership for Observation of the Global Oceans (Pogo), l'organizzazione che riunisce i principali scienziati mondiali che studiano il mare, che il prossimo 28 novembre presentera', durante una conferenza a Citta' del Capo, la 'lista della spesa' di cio' che serve per conoscere meglio gli oceani.
'Gli oceani coprono il 71% della superficie del globo - spiega Tony Haimet, direttore del Pogo - ma la nostra conoscenza di cio' che avviene al loro interno e' ancora patetica. Un sistema continuo e integrato di sorveglianza ripagherebbe ampiamente gli investimenti in termini di salute dell'uomo e degli animali marini'.
Il sistema che hanno in mente gli scienziati costa nella sua fase iniziale circa tre miliardi di dollari, e comprende l'impiego massiccio di tutte le tecnologie piu' recenti nel campo della ricerca oceanografica. La lista comprende un network di satelliti e stazioni a terra dedicati alla superficie oceanica, piccoli sottomarini telecomandati per esplorare gli abissi, di cui alcuni senza motore dedicati esclusivamente a seguire il moto delle correnti, ma anche segnalatori e strumenti posizionati direttamente sugli animali marini e sulle navi mercantili. Qualcosa e' stato gia' fatto, sostengono gli esperti, ad esempio con 3mila boe disseminate in tutti gli oceani o con 2mila animali marini di 22 specie 'attrezzati' con segnalatori, ma lo sforzo deve essere ancora maggiore.
Questi i principali vantaggi che si potrebbero ottenere da un programma piu'vasto: - CAMBIAMENTI CLIMATICI: gli oceani sono i primi a subire gli effetti dei gas serra, in termini di aumento della temperatura e dell'acidita', e sono anche i principali attori del ciclo globale dell'acqua. Maggiori conoscenze potrebbero ad esempio prevedere l'impatto delle acque piu' calde sulle microscopiche forme di vita oceaniche che ogni anno sottraggono 50mila milioni di tonnellate di CO2 dall'atmosfera, ma anche su tutto il resto degli esseri viventi del mare, che sono la maggioranza del pianeta.
- DISASTRI NATURALI: le tecnologie gia' a disposizione permetterebbero di fare previsioni migliori su eventi catastrofici come tsunami, uragani, inondazioni, aumentando la sicurezza sia dei trasporti marini, che distribuiscono in giro per il mondo il 90% dei beni, sia delle popolazioni colpite da queste calamita', e aiutando a mitigarne gli effetti.
- ATTIVITA' UMANE: migliori informazioni sugli oceani permetterebbero di prevedere gli spostamenti dei pesci che l'uomo utilizza per alimentarsi causati dalle diverse condizioni marine, e di riconoscere immediatamente le condizioni favorevoli allo sviluppo di batteri e alghe tossiche. Inoltre con piu' informazioni sarebbe possibile sfruttare le risorse energetiche del mare (petrolio e gas, ma anche impianti eolici off-shore) con un minore impatto sull'ambiente.
'In poche decine di anni potremmo sviluppare un sistema di sorveglianza degli oceani comparabile con quello che ci permette di fare le previsioni del tempo - spiega John Field, capo del progetto dell'Onu sull'osservazione degli oceani - speriamo di dare il primo impulso con la conferenza di Citta' del Capo'.
(ANSA)
domenica, novembre 25, 2007, 16:29
Il pesce è muto ma ci sente benissimo
Sappiamo che i pesci ci vedono, ma sono anche provvisti di udito? Tempo fa, a uno scienziato noto in tutto il mondo per avere scoperto il linguaggio delle api, Karl von Frisch, fu posto il quesito se il pesce gatto sia in grado di percepire dei suoni.
Dubbi sulla vivisezione - L'accertamento scientifico poteva procedere per via anatomica: dissezionando il pesce, e andando a vedere se esisteva una qualche struttura sospetta di funzionare come un orecchio. Però, per far questo, si doveva uccidere la cavia, e la cosa poteva non riuscire gradita a tutti.
Il "pesce di Pavlov" - Karl von Frisch era un etologo, uno scienziato che di solito pone delle domande agli animali senza far loro nulla di male, limitandosi a osservare il loro comportamento. Decise così di ricorrere alla pratica dei riflessi condizionati di Ivan Pavlov. Come? Ve lo spiego subito. Cominciò ad alimentare con del mangime appropriato un pesce gatto posto in una boccia di cristallo, come quelle che teniamo in salotto. Il pesce, quando vedeva piovere la manna dal cielo, saliva in superficie per papparsela. Però, mentre distribuiva il cibo, von Frisch suonava un flauto, per modo che il pesce, se non era sordo, associasse l'elargizione al suono. Per cui, a un certo punto suonò il flauto senza distribuire il mangime, e vide che il pesce saliva puntualmente in superficie. Era chiaro che ci sentiva, e che per lui ormai il suono del flauto era diventato l'equivalente della frase "a tavola" tra noi uomini. E sottolineo con piacere che la cosa fu accertata senza dovere far ricorso al bisturi.
L'orecchio sottomarino - Ho parlato, poco fa, del fatto che i pesci non sono sordi. Però, il loro orecchio è molto particolare e decisamente diverso dal nostro. Anzi, possiamo affermare che si tratti dello strumento dell'udito all'origine di tutti i congegni fisiologici atti a percepire i suoni dei vertebrati. Quando ascoltiamo una fuga di Bach dobbiamo pensare di quanto siamo debitori ai pesci.
Percepisce le vibrazioni - L'organo dell'udito del pesce non è visibile all'esterno, anche se non risulta per nulla rudimentale. In realtà, si tratta di un organo che consente all'animale di stare in equilibrio e nel contempo di percepire le vibrazioni dell'acqua circostante. L'equilibrio è ottenuto mediante dei corpuscoli, detti otoliti, che sono, per dirla in breve, dei sassolini che urtano delle cellule sensitive conferendo all'animale una postura corporea corretta. La linea laterale, l'orecchio vero e proprio, è formato da una successione di forellini, disposti, fila indiana lungo tutto il corpo del pesce. Ogni forellino presenta una cellula dotata di una ciglia e di un'altra cellula che la sostiene.
Strategie evolutive - Queste ciglia possono essere a diretto contatto con l'acqua, oppure dentro un ammasso gelatinoso. Mentre le ciglia libere fluttuano agitate direttamente dalle variazioni della pressione del liquido in cui il pesce è immerso, la massa gelatinosa si deforma, e comunica alle ciglia ospiti lo stato dell'acqua, fungendo, per dir così, da intermediaria. La linea laterale permette, captando e informando il suo possessore delle vibrazioni del mondo liquido esterno, l'espletamento di talune importanti funzioni di sopravvivenza: consente al pesce di percepire la presenza di un ostacolo oppure la localizzazione di una preda. O l'avvicinamento di un nemico, se è il caso.
L'udito dello squalo - Ho parlato della linea laterale dei pesci, una fila di forellini che percorre tutto il corpo dell'animale e che lo informa sulle vibrazioni di pressione dell'acqua. Gli squali, questi predatori molto temuti, anche se in fondo in fondo a torto, dato che non sono quei mangiatori di uomini che si millanta, presentano una particolare sensibilità alle vibrazioni di pressione dell'acqua. Se cadete da una barca, e nei dintorni presumete che ci siano degli squali pericolosi, la cosa più sbagliata che potete fare è agitarvi e muovervi convulsamente nel mezzo liquido. Il vostro starnazzare crea, difatti delle onde di compressione che vanno a colpire il pesce, risvegliando il suo istinto predatorio, e il suo appetito. Tra l'altro, ciò facendo gli fornite anche la possibilità di localizzarvi. Infatti, supponete che la linea laterale di destra del predatore sia più sollecitata di quella di sinistra. Lo squalo si girerà, mettendosi così proprio nella vostra direzione. E allora, auguri, perché se ha fame, diventerete il suo pranzo, o la sua cena se l'incontro tra voi e lui si verifica di pomeriggio.
Un divoratore indefesso - Pensate che lo squalo quando viene preso dalla frenesia del cibo, mangia di tutto. Nello stomaco di un esemplare di sette metri, catturato, e a ventre aperto, è stato rinvenuto un copertone d'auto, una tanica di benzina vuota, il collare di un grosso cane e così via. Parlare di un appetito pantagruelico, sembra quanto mai appropriato.
Giorgio Celli
domenica, novembre 25, 2007, 10:50
Allarme per il Volga
25 Novembre 2007 - Il fiume Volga con i suoi 3700 km è il più lungo fiume europeo. Nasce sull’altopiano di Valdai a più di 200 metri di altezza e sfocia nel Mar Caspio.
Il fiume possiede un enorme bacino (1,36 milioni di kmq) in una zona fra le più popolate della Russia. Sulle sponde di questo lunghissimo fiume si trovano diverse importanti città russe tra cui la famosa Volgograd ex Stalingrado. Lungo il corso del fiume si trovano alcune grandi centrali elettriche, bacini artificiali e dighe per la regolazione dei flussi d’acqua.
La presenza di notevoli insediamenti industriali ed urbani ha però prodotto gravi problemi di inquinamento e le acque e gli abitanti del grande fiume russo soffrono per la presenza di metalli pesanti, idrocarburi, pesticidi e batteri.
Oltre all’inquinamento, anche i cambiamenti climatici stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza dei famosi storioni del Volga dai quali si ricava il pregiato caviale. L’aumento di temperatura, così come per il Mediterraneo, sta provocando anche nelle acque di questo fiume, l’aumento della presenza di specie “aliene” che mettono in pericolo la presenza di specie originarie.
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sabato, novembre 24, 2007, 20:30
Il pesce volante nel golfo del Messico
24 novembre 2007 - Siamo nel golfo del Messico dove un fotografo ha ritratto la sequenza del volo di questo esemplare di manta gigante in grado di spiccare salti di circa due metri. Le immagini sono tratte dal sito . Daily Mail
venerdì, novembre 23, 2007, 22:22
Meduse all’attacco di salmoni
23 Novembre 2007 - E’ormai allarme sulla proliferazione delle meduse evidente, almeno fino a questo momento, soprattutto nel Mediterraneo. A causa dell’aumento della temperatura superficiale, infatti, il nostro mare è diventato un habitat molto amato da questi organismi.
Ma una notizia di questi giorni, piuttosto inquietante, rivela che non è solo il Mediterraneo ad essere interessato dalla proliferazione di questi animali marini. il riscaldamento delle acque infatti sta provocando fenomeni inconsueti anche in altri mari.
La notizia riguarda la morte di più di 100000 salmoni al largo delle coste dell’Irlanda del Nord uccisi da un enorme branco di meduse.
Si tratta quindi di acque del nord che per la prima volta subiscono una tale invasione. La notizia parla di un’impressionante chiazza rossastra formata da milioni di celenterati rossi che hanno occupato un’area di 27 chilometri quadrati per una profondità di 13,6 metri, invadendo un famoso allevamento di salmoni e provocando una strage di pesci a causa delle lesioni urticanti.
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martedì, novembre 20, 2007, 09:55
ACCORDO ITALIA-TUNISIA SU SANTUARIO MARINO MEDITERRANEO
Firma in Nordafrica del Ministro Pecoraro Scanio
20 novembre 2007 - Via libera dalla Tunisia al grande santuario marino nel Canale di Sicilia. Dopo quello con Malta, l'Italia ha siglato l'accordo a Tunisi. Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, raggiunto telefonicamente a Tunisi dove e' stato impegnato nella Conferenza di solidarieta' internazionale per le strategie di protezione dell'Africa e del Mediterraneo contro i cambiamenti climatici.
'Nell'ambito di questa conferenza - ha riferito Pecoraro - in un incontro bilaterale abbiamo chiuso l'accordo con la Tunisia per proteggere questo importante tratto di mare, vera e propria culla per le balene. Lo scorso giugno a Malta ho chiuso un accordo analogo. Ora, con il via libera anche da parte della Tunisia, non ci sono piu' ostacoli per la firma ufficiale dell'accordo a tre per l'istituzione del Santuario marino del Canale di Sicilia'. Firma trilaterale che Pecoraro auspica gia' a inizio 2008.
'Penso che si tratti di un importante passo in avanti per la tutela della biodiversita' marina e dei cetacei'. Cosi' Maria Rapini, segretario generale di Marevivo, commenta la firma di un accordo tra Italia e Tunisia in materia di conservazione delle specie nel Canale di Sicilia. 'In particolare poi, vista la vicinanza con la Tunisia - afferma Rapini - e' un accordo strategico per il rafforzamento dei rapporti fra i due Paesi, anche alla luce del fatto che il canale e' interessato da un traffico molto intenso e per arginare il fenomeno della pesca illegale'.
(ANSA)
martedì, novembre 20, 2007, 09:48
Premier Nuova Zelanda, balenieri giapponesi restino a casa
Wellington, 20 novembre 2007 - I balenieri giapponesi in rotta verso l'Oceano australe per uccidere migliaia di balene faranno meglio a restare a casa: a metterli in guardia è il primo ministro neo-zelandese. "Non apprezzeremo affatto che questa flotta di balenieri venga qui", ha dichiarato Helen Clark alla tv.
La flotta giapponese è stata avvistata ieri mentre si dirigeva verso l'Oceano australe con l'obiettivo di uccidere circa mille balene nel corso di una stagione di caccia che durerà cinque mesi. Clark ha spiegato che è molto difficile per la Nuova Zelanda intervenire nella regione isolata nel nord dell'Antartico se una delle navi giapponesi finisse in panne. L'anno scorso un incendio a bordo della nave ammiraglia della Marina giapponese, la Nisshin Maru (anche quest'anno alla volta della battuta di caccia), ha provocato un morto e scontri tra ecologisti e pescatori nipponici.
"E' semplicemente meglio se i giapponesi restano a casa e non vengono qui con il pretesto di appigli scientifici, mentre vanno a uccidere un migliaio di balene", ha attaccato Clark.
Contro i balenieri giapponesi si è schierato anche il premier australiano John Howard, respingendo tuttavia la proposta dei laburisti, a qualche giorno dalle elezioni politiche, di inviare navi militari sulla zona.

(Apcom-fonte Afp)
lunedì, novembre 19, 2007, 10:04
COMMISSIONE EUROPEA PROPONE FERMO CATTURE ANCHE PER IL PESCE SPADA
Proteste dei pescatori
19 novembre 2007 - Adozione di un meccanismo di restituzione, nell'arco di tre anni, della sovra pesca di tonno rosso, rispetto alla quota prevista effettuata dai Paesi membri dell'Ue nella stagione di pesca 2007, da detrarre dalla quota gia' stabilita nel Piano di ricostituzione varato nel giugno scorso, e di nuovi controlli e adempimenti assurdi ed impraticabili, proposti da alcuni Paesi contraenti (Usa; Turchia, Giappone). E' quanto sta emergendo dalla 20^ sessione ordinaria dell' ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico) in corso ad Antalya, in Turchia.
Durante i lavori la Commissione Europea ha inoltre proposto un fermo della pesca del pesce spada in Mediterraneo nel periodo autunnale per ridurre le catture dei giovanili.
'Quella che sta emergendo ad Antalya e' la conferma dell'approccio gia' riscontrato lo scorso anno a Dubrovnik', e' il commento dei presidenti delle Associazioni cooperative ed armatoriali italiane (Lega Pesca, Federcoopesca, A.G.Ci.I Agrital e Federpesca), che stanno seguendo i lavori di Antalya.
'A fronte di dati scientifici scarsi e discutibili sullo stato dello stock, si prosegue sulla strada preconcetta della sostanziale chiusura del comparto, senza peraltro alcuna disponibilita' a modificare le storture del cosiddetto Piano di ricostituzione, come richiesto dalla Commissione Pesca del Parlamento Europeo. Questa ha infatti approvato solo un mese fa diversi emendamenti relativi alla abolizione delle deroghe sulle taglie minime pescabili e della deroga al divieto di pesca per grandi palangari nella zona atlantica, deroghe ingiustificabili sotto il profilo biologico che creano forti distorsioni nel meccanismo competitivo tra flotte e quindi una intensificazione della pesca anche da parte della flotta tradizionalmente non interessata'.
'La Commissione del Parlamento europeo -proseguono i presidenti delle Associazioni cooperative ed armatoriali italiane- ha inoltre proposto congrui ammortizzatori socioeconomici integrativi rispetto alla dotazione del FEP (costantemente assenti nelle proposte della Commissione Europea) delle misure tecniche introdotte e compensazioni finanziarie per i segmenti di flotta duramente colpiti dalle restrizioni'.
'Anche se queste proposte non arriveranno al Consiglio dei Ministri Ue prima del mese di dicembre, dopo il passaggio in Aula, che le ha gia' approvate a larga maggioranza, riteniamo grave - concludono i rappresentanti delle Associazioni italiane - che i rappresentanti della Commissione europea presenti in Turchia ignorino cosi' palesemente i pronunciamenti del Parlamento Europeo'.
(Sec/Ct/Adnkronos)
lunedì, novembre 19, 2007, 09:57
GIAPPONE RIPRENDE CACCIA ALLE BALENE
Salpate le navi assassine
19 novembre 2007 - Nell'Oceano Pacifico del Sud è scattata la caccia alle balene, che durerà sino al termine di aprile. Prima a salpare, dal porto di Shimonoseki, la "Nisshin Maru" una baleniera della capacità di circa 8.000 tonnellate, che ha già puntato la prua verso l'Antartide. Almeno altre tre navi sono pronte a seguirla. Nel mirino dei pescatori, anche le humpbacks, una specie di balena protetta e molto sensibile. Ogni cetaceo pesa in media di 30 tonnellate e la sua peculiarità consiste nel possedere due grandi alette. Ad oggi, però, di humpbacks se ne contano circa 2.500 esemplari. Cifra piuttosto esigua. Per questo, la caccia a questo gruppo di balenottere è stata bandita.
Il motivo? Il peggior nemico di questa specie si trova a riva ed è identificabile nell'uomo. Le megattere, come molte altre specie marine, migrano in cerca di acque più calde seguendo le coste. Le loro rotte, dunque, sono facilmente individuabili: proprio per questo costituiscono una comoda e facile preda. Non a caso, durante le battute di pesca, sono le prime ad essere uccise. Molti ambientalisti, consapevoli di questo pericolo, sono pronti a manifestare la loro protesta, giungendo addirittura a tracciare un enorme scritta "save" (salviamole) sulle battigie giapponesi. Un tentativo di sensibilizzazione che non si è tradotto in quanto sperato. La flotta, infatti, ha istruzioni precise: può sopprimere fino a 1000 balene, comprese 50 humpbacks. Una decisione che ha scatenato violenti contrasti anche perché la cattura a fini commerciali è stata bandita dal 1986 anche in Giappone.
Tuttavia, fatta le legge, trovata la scappatoia: il governo del Sol Levante, infatti, consente la caccia in nome della ricerca scientifica. E scoppiano le polemiche. Junichi Sato, portavoce di Greenpeace, condanna senza appello "il piano humpback". "Questa specie è stata a rischio estinzione qualche decennio fa -spiega- e rimane estremamente sensibile. A mio avviso la morte di così tante balenottere può avere risvolti estremamente dannosi".
Una tesi non condivisa dai funzionari locali. Tokyo ribatte e si aggrappa alla storia. "La caccia alla balena è un'antica tradizione giapponese -dice Hideki Moronuki, portavoce dei pescatori locale che respinge con forza le tesi ambientaliste - e, fra l'altro, la popolazione di humpbacks è a livelli sostenibili. Inoltre -ha poi aggiunto- la cattura di queste balene consente ai biologi marini di studiarne i loro organi interni e approfondirne la conoscenza. In ogni caso, il programma prevede la cattura di appena cinquanta esemplari, una quota esigua, che non stravolgerà di certo l'ecosistema". Gli ambientalisti, però, credono che dietro la scienza si nascondano scopi commerciali mirati a trarre profitto dagli introiti derivanti dalla carne di balena, una pietanza che in Giappone è molto apprezzata.
Un'ipotesi seccamente negata dai funzionari locali. Tuttavia gli ecologisti non mollano. Sono convinti che la ricerca scientifica sia solo un pretesto per tenere in vita l'industria baleniera. Greenpeace, in particolare, è pronta ad attivarsi: l'associazione ambientalista, in questo senso, ha già in serbo una campagna che prevede diversi militanti a bordo di una nave, incaricati, a loro volta, di restare sulle tracce della flotta giapponese. Caccia ai cacciatori, dunque.
(9Colonne)
domenica, novembre 18, 2007, 11:04
Spiaggiamenti di delfini in Iran
15 Novembre 2007 - Continua a ripetersi in tutti i mari del mondo lo “spiaggiamento” di massa di cetacei. A volte sono balene, a volte sono delfini, ma il fenomeno suscita sempre una certa emozione ed anche una notevole preoccupazione.
E’ di questi giorni la notizia di un gran numero di delfini spiaggiati nell’Iran del sud in località di Jask. Sono più di 150 i cetacei trovati morti a partire dalla fine dallo scorso settembre e ad ora ancora non si conoscono le cause di questo drammatico episodio ma dalle autopsie effettuate si esclude che gli animali siano morti a causa dell’inquinamento.
Varie sono le ipotesi sui motivi di questo fenomeno, tra queste le più accreditate sono le cause comportamentali (il branco seguirebbe un capobranco), la ricerca di cibo (che spingerebbe gli animali a spingersi troppo a riva), le malattie, la presenza di predatori, le condizioni metereologiche, e i fenomeni geomagnetici.
www.mareinitaly.it
sabato, novembre 17, 2007, 10:34
SQUALI, SALVAGUARDIA, GESTIONE DELLA PESCA E FINE DEL FINNING
Da sempre temuti e mai ingiustamente troppo amati, sono stati sterminati e sono ormai a rischio estinzione. Di contro, è sempre costante l'impegno di Shark Alliance
16 novembre 2007 - L’aumento dello sforzo di pesca ha già tremendamente ridotto e, in alcuni casi, addirittura sterminato le popolazioni di squali. Nonostante l’aumento della consapevolezza generale sui rischi che corrono gli squali, le restrizioni imposte dall’Unione Europea (UE) al finning (la devastante pratica che consiste nel privare gli squali delle loro pinne, per poi gettarne la carcassa a mare) restano tra le più miti del mondo e ancora non esiste un piano d’azione europeo per gli squali. Data l’importanza degli squali negli ecosistemi oceanici e la notevole influenza che l’Europa esercita sulle politiche internazionali della pesca,le misure dell’UE sugli squali hanno un impatto su tutti gli oceani del mondo. E’ necessario quindi che alle flotte di pesca europee vengano applicate urgentemente dei limiti di cattura definiti su basi scientifiche che assicurino una gestione sostenibile degli squali sul lungo periodo.
Preziosi ma vulnerabili
Nonostante la loro fiera apparenza, gli squali sono animali vulnerabili. In genere gli squali crescono lentamente, cominciano a riprodursi molto in là con gli anni e generano pochi piccoli. Per questo sono particolarmente vulnerabili alla pesca intensiva e, una volta decimati, stentano a riprendersi. Inoltre, essendo tra i maggiori predatori oceanici, la maggioranza degli squali svolge un ruolo chiave negli ecosistemi marini e la loro pesca eccessiva può provocare impatti nelle popolazioni prede ed una generale alterazione degli habitats marini. Gli squali stanno diventando sempre più importanti per la pesca commerciale e ricreativa europea e per l’ecoturismo: tuttavia, non è possibile sostenere questa richiesta senza misure di gestione e conservazione.
Stato e gestione delle popolazioni di squali
Quasi un terzo degli squali e delle razze presenti in acque europee sono da considerare a rischio di estinzione secondo i criteri della lista rossa dell’ IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura). Ad esempio, le popolazioni europee di squali eccessivamente sfruttati come lo spinarolo, lo smeriglio e lo squalo angelo, sono state recentemente proposte come altamente a rischio dal gruppo di esperti sugli squali dell’IUCN. Molte altre specie di squali di profondità, così come l’enorme filtratore squalo elefante, sempre secondo i criteri dell’IUCN, sono ora classificate come a rischio. Altri squali come il mako, migratore atlantico, e la verdesca sono stati classificati come vulnerabili (all’estinzione). Nonostante la situazione davvero allarmante, gli scarsi limiti alla pesca degli squali imposti dall’UE sono decisamente inadeguati a scongiurarne il declino, così come non esistono limiti internazionali validi per l’Atlantico.
L’assenza di misure di tutela degli squali nell’Unione Europea. Nel 1999 la FAO, consapevole delle drammatiche condizioni delle popolazioni di squalo, varò un Piano Internazionale di Azione sugli squali che impegnava gli Stati membri a sviluppare piani d’azione nazionali e regionali per la loro conservazione. Oggi, a molti anni di distanza, sia l’Unione Europea che i suoi Stati membri non hanno ancora prodotto questi piani né dato seguito ai pareri scientifici sulla maggior parte delle pratiche di pesca allo squalo. Inoltre, falle nel divieto dell’UE al finning permettono di sbarcare le pinne separatamente dal resto delle carcasse mentre i controlli previsti per l’ attuazione del divieto sono estremamente inadeguati. Queste falle rendono il regolamento praticamente inutile e costituiscono un pessimo esempio per tutti quegli Stati che intendono promuovere simili divieti.
Fermare la devastante pratica del finning
Il finning contribuisce ad un incredibile sperpero di risorse, ad una insostenibile mortalità di squali e al pericoloso declino della loro popolazione. Negli ultimi 15 anni, il diffondersi delle proteste pubbliche per il finning ha portato al divieto di questa pratica in diversi Paesi ed in gran parte delle acque internazionali.
La maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che il sistema più efficace per attuare i divieti consista nell’imporre che gli squali vengano sbarcati con le pinne attaccate alla carcassa. Questa misura migliorerebbe la raccolta di dati sulle singole specie, un aspetto importante per valutare lo stato della popolazione. Tuttavia, per garantire ai pescatori la possibilità di stoccare separatamente pinne e carcasse, la maggior parte dei divieti sul finning prevede dei limiti nella corrispondenza tra il peso delle pinne e quello della carcassa.
La corrispondenza tra pinne di squalo e carcasse
Nei primi anni ’90 gli Stati Uniti definirono, insieme ai pescatori, la corrispondenza tra le pinne e le carcasse basandosi su campioni di squalo lavorati secondo i sistemi della pesca commerciale. Questa corrispondenza fornisce lo strumento di controllo con cui, dopo la lavorazione in mare, si verifica che la quantità di pinne sbarcate corrisponda alle carcasse a bordo. Nel 1993 gli Stati Uniti, attraverso il proprio piano di gestione della pesca allo squalo nell’Atlantico fissarono un’ ampia corrispondenza del 5% del peso eviscerato (il peso dopo l’asportazione della testa e delle viscere dello squalo) equivalente a circa il 2.5% del peso dello squalo intero, calcolata sulle ampie pinne dello squalo plumbeo.
Le pinne della verdesca risultarono corrispondere a solo il 3,74% del peso eviscerato, mentre quelle degli squali martello ad appena il 2.39%. Pertanto, da allora, gli scienziati hanno confermato che una corrispondenza del 5% del peso sviscerato di uno squalo rappresenta un valore limite adeguato per la pesca agli squali di varie specie.
Nel 2003, anche l’UE adottò un regolamento sul finning, fissando però una corrispondenza massima tra pinne e carcasse nettamente superiore, ovvero il 5% sul peso intero, il che corrisponde ad una corrispondenza di oltre l’8% sul peso eviscerato. Secondo l’IUCN, consentire una corrispondenza del 6% sul peso intero significa tollerare il finning sul 66% degli squali catturati. A causa di questa disparità di standard tra l’UE e altri Paesi, i divieti internazionali al finning pongono come limite una corrispondenza del 5%, senza tuttavia specificare se sul peso intero o eviscerato. Questo approccio, utilizzato per andare incontro ai deboli standard dell’UE, mina l’efficacia dei divieti al finning su scala globale.
Discrepanze che impongono cautela
Sebbene la corrispondenza tra pinne e carcasse vari tra le specie di squali, nella maggioranza dei casi, il peso delle pinne è nettamente inferiore al 5% dell’intera carcassa. Mentre alcune flotte di pesca possono tagliare più pinne e carne dagli squali rispetto ad altre, il mercato richiede esclusivamente pinne dorsali, pettorali e quelle della coda inferiore. Ogni corrispondenza superiore comporta una soglia di tolleranza al finning di squali . Questa scappatoia, e la possibilità di sbarcare pinne e carcasse separatamente, rende vane l’efficacia, le intenzioni e gli scopi del divieto al finning imposto dall’UE.
È ORA DI AGIRE
L’inadeguato regolamento dell’Unione Europea consente una soglia di tolleranza al finning ed una pesca eccessiva agli squali in Europa e nel mondo. Gli Stati membri dell’Unione Europea possono far molto per sanare questa preoccupante situazione:
Eliminare qualsiasi deroga al divieto di rimuovere le pinne di squali in mare
Sviluppare ed attuare, con urgenza, un piano d’azione europeo per gli squali che includa limiti di cattura precauzionali.
La Shark Alliance è una coalizione di Organizzazioni non Governative che si dedica alla protezione degli squali su basi scientifiche.
Per ulteriori informazioni visitare: www.sharkalliance.org
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