Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


lunedì, dicembre 31, 2007, 11:07
A SYDNEY NAVE GIAPPONESE PER VITA BALENE
Mille attivisti sulla "Peace Boat"

31 dicembre 2007 - Mentre sei baleniere nipponiche sono in rotta per quella che e' gia' stata soprannominata la piu' grande mattanza degli ultimi vent'anni, a Sydney e' arrivata un'altra nave giapponese, che sta girando il mondo per promuovere una campagna a favore dei diritti umani e dell'ambiente. E per attirare l'attenzione proprio contro la pesca delle balene.
La 'Peace boat', che trasporta mille attivisti nipponici in un viaggio di 110 giorni in giro per il mondo, e' a Sydney per protestare contro la pesca ai cetacei, che il governo di Tokio si ostina a difendere come programma scientifico.
'Il fatto che il nostro governo uccida le balene in nome di un cosiddetta ricerca scientifica, e' molto difficile da credere.
Nonostante la pesca ai cetacei possa avere un valore per le vecchie generazioni, dobbiamo stare al passo con i tempi', ha dichiarato al quotidiano The Australian il portavoce della nave, Inoue Nao.
Il dipartimento della Pesca giapponese, aveva annunciato per la corrente stagione di caccia nell'Antartico, un target di 935 cetacei, la piu' grande mattanza degli ultimi vent'anni. Tra le questi figuravano anche 50 megattere, specie protetta e particolarmente amata dai whale-watchers.
Una forte campagna internazionale, guidata dai gruppi ambientalisti -e per la prima volta anche dal governo australiano- aveva fatto desistere Tokio dalla pesca alle megattere. Tokio tuttavia non ha accettato di sospendere la caccia alle altre balene, come piu' volte chiesto dal neoeletto premier australiano Kevin Rudd e da Greenpeace.
Ora al coro si aggiungono, per la prima volta, anche gli stessi giapponesi. Il Japan Times ha scritto che l'82 per cento dei giapponesi non ha mai assaggiato la carne di balena. Oggi Nao che, ha fatto i complimenti al premier Rudd per essere sceso in campo direttamente contro il Giappone, cosa che l'ex leader conservatore John Howard aveva rifiutato di fare per oltre 11 anni, ha sottolineato che la maggior parte dei giovani, in Giappone, non ha mai assaggiato, ne' vuole assaggiare, carne di balena.
Secondo Nao, la 'pesca per scopi scientifici del Giappone e' vista all'estero come una farsa, e non fa altro che danneggiare la nostra immagine e le relazioni con gli altri paesi'.
'Le nuove generazioni sono piu' in sintonia con l'opinione pubblica internazionale. Per questo abbiamo intrapreso questo viaggio, per mettere sotto pressione il nostro governo, su questioni fondamentali come l'ambiente e i diritti umani', ha dichiarato Nao al quotidiano Australian.

(ANSA)
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sabato, dicembre 29, 2007, 12:02
Da Ravenna all’Antartide

29 Dicembre 2007 - In Antartide si trova la base italiana di ricerca Mario Zucchelli così chiamata in onore di colui che per diversi anni è stato alla guida del Progetto Antartide prima di scomparire prematuramente nel 2003.
L’attività di ricerca italiana in Antartide, P.N.R.A. (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide), è realizzata da un consorzio del quale fa parte ENEA, CNR, OGS, INGV e la base di ricerca si trova esattamente nella zona denominata Baia Terra Nova.
La struttura di ricerca si può raggiungere sia con l’aereo che con la nave.
Recentemente da Ravenna è salpata la nave oceanografica Italica che raggiungerà la stazione di ricerca italiana per portare materiali scientifici. A Ravenna ha caricato decine di container, materiali scientifici, un mezzo per gli spostamenti sulla ghiaccio,macchinari per la preparazione di piste di atterraggio ecc. L’arrivo in Antartide è previsto per il 6 gennaio, una volta scaricati i materiali la nave riprenderà il mare per una campagna oceanografica nel Mare di Ross.

www.mareinitaly.it
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giovedì, dicembre 27, 2007, 10:46
Nuova ricerca, squali-balena sono in aumento

Sydney, 27 dicembre 2007 - Uno studio durato 12 anni e portato avanti da biologi australiani e statunitensi, ha dimostrato che la popolazione dello squalo balena, specie a rischio di estinzione e in costante diminuzione da anni, sta invece ora aumentando.
Secondo il rapporto pubblicato sulla rivista Ecological Applications, il numero di questi pacifici ed enormi squali sarebbe in aumento grazie al parco naturale di Ningaloo Reef, al largo dell'Australia Occidentale. Gli animali vi migrano ogni anno perche' vi trovano abbondante nutrimento. Osservando i punti bianchi che ricoprono il dorso degli squali, gli scienziati sono stati in grado di identificarli e quindi contarli durante un periodo di nove anni, dal 1995 al 2006. Oltre 5.000 fotografie sono state scattate, in parte dagli scienziati, in parte da volontari subacquei, e perfino da turisti in visita al parco ecologico di Ningaloo. Brad Norman, della Murdoch University nell'Australia Occidentale, ha spiegato alla radio Abc che 'gli squali balena sono stati scoperti solo nel 1828, e fino alla fine degli anni Ottanta (1980) ne erano stati contati soltanto 320 esemplari'. Secondo Norman, 'le oasi marine, in particolare Ningaloo, sono fondamentali per la sopravvivenza della specie. E danno la possibilita' a scienziati e turisti di osservare il pesce piu' grande del mondo da vicino'. Gli squali balena sono lunghi fino a 18 metri e si nutrono di plancton e piccoli pesci. Non attaccano l'uomo e non sembrano infastiditi se si nuota con loro mantenendo una distanza di qualche metro.

(ANSA)
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giovedì, dicembre 27, 2007, 10:43
MARI EUROPEI PIU' PROTETTI DAL 2010 GRAZIE A DIRETTIVA
Decisione dell'Unione Europea nel nuovo Programma d'azione

27 dicembre 2007 - Il mare sara' piu' protetto dal 2010. Il Parlamento europeo ha infatti approvato l'ultima versione, frutto di un compromesso con il Consiglio, del provvedimento che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in difesa dell'ambiente marino. Il Sesto programma di azione in materia di ambiente dell'Ue prevede l'elaborazione di una strategia tematica per la protezione e la conservazione dell'ambiente marino europeo con l'obiettivo generale di promuovere l'uso sostenibile dei mari e la conservazione degli ecosistemi marini.
L'ambiente marino e' infatti sottoposto a gravi minacce: perdita o degrado della biodiversita' e alterazioni della sua struttura, distruzione degli habitat, contaminazione da sostanze pericolose e nutrienti ed effetti del cambiamento climatico. L'applicazione della direttiva e' prevista per il 2010, ma gli Stati membri avranno tempo fino al 2020 per adeguarsi. Si tratta del nuovo pilastro portante della politica ambientale marittima, basata su protezione e conservazione dell'ambiente marino attraverso l'inserimento di regole a tutela di tutti i settori interessati. Il Parlamento ha aggiunto al testo originario l'impegno ad attuare gli obblighi internazionali sottoscritti dall'Ue e le raccomandazioni dell'Onu: in particolare quello per gli Stati membri di identificare le cosiddette zone di protezione marine. Quando la direttiva entrera' in vigore, gli Stati membri saranno tenuti ad applicare misure di tutela e sorveglianza a garanzia che le acque marine dell'Ue siano 'ecologicamente sane' entro il 2020. La direttiva approvata dal Parlamento europeo considera gli ecosistemi marini come una fonte importante di biodiversita', con un ruolo determinante nella formazione degli eventi meteorologici e climatici che riguardano da vicino la qualita' della vita umana ed il benessere sociale. Il mare e gli oceani sono visti anche come fornitori di una serie di servizi essenziali, in particolare nei settori dell'energia solare e dell'assorbimento del carbonio.
Quindi la conservazione dell'ambiente marino e' considerata indispensabile alla prosperita' economica delle regioni marittime e dell'Unione europea nel suo insieme. Le misure di tutela dovranno essere indirizzate in particolare alla difesa dagli effetti del cambiamento climatico, ma anche dalle minacce provenienti dalla pesca commerciale intensiva,dall'introduzione di specie esotiche, dall'inquinamento e dalla presenza di sostanze pericolose legate al trasporto marittimo, prospezioni petrolifere e gasiere, sversamenti di idrocarburi, arricchimento in sostanze nutritive provenienti dall'agricoltura e dalle acque urbane residuali non trattate, rifiuti in mare e rumore. Il provvedimento riguarda i tre milioni di chilometri quadrati di mari europei, che equivalgono alla superficie terrestre europea, la cui salute non era finora regolata da specifiche misure di protezione ambientale. La direttiva prevede la creazione di regioni e sotto-regioni marine sulla base di criteri ambientali, che saranno gestite dagli Stati membri in maniera integrata.
Ogni strategia trae origine e si basa su un piano di azione da mettere in opera in piu' tappe. Gli Stati membri dovranno valutare da subito lo stato dell'ambiente e le principali pressioni nelle loro rispettive regioni marittime, identificare quindi gli habitat in buono stato ecologico, per stabilire quindi obiettivi, indicatori e programmi di sorveglianza.
Programmi e misure devono essere elaborati entro il 2015, per fare in modo che l'obiettivo di 'buono stato ecologico' possa essere raggiunto entro il 2020. Gli Stati membri appartenenti ad una regione marina devono cooperare per integrare e coordinare le loro strategie marittime, collaborando anche con i Paesi extracomunitari appartenenti alla stessa regione marina e compresi nelle convenzioni marittime regionali.

(ANSA)
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martedì, dicembre 25, 2007, 10:10
Adattamenti evolutivi
Il segreto dell'apnea nei mammiferi marini
Nel corso della ricerca sono stati confrontati i livelli di queste proteine, denominate globine, nella corteccia cerebrale di 16 differenti specie
 
23 dicembre 2007- È noto che molti mammiferi marini sono in grado di trattenere il respiro per molti minuti, pur rimanendo attivi e in allerta per l’intero periodo.

Alcune specie, tra cui delfini, balene e lontre di mare, sembrano essere protette dai rischi di anossia dalla presenza nel cervello di elevati livelli di proteine che trasportano ossigeno: è questo il risultato di uno studio svolto presso l’Università della California a Santa Cruz, coordinato da Terrie Williams, docente di ecologia e biologia evoluzionistica.

Il gruppo, che firma un articolo sull'ultimo numero della rivista "Science", ha misurato e confrontato la quantità di queste proteine, denominate globine, nella corteccia cerebrale di 16 differenti specie di mammiferi.

"L’aspetto più sorprendente è stato in ogni caso il livello di variabilità riscontrata nei diversi animali”, ha spiegato Williams. "Alcuni hanno un livello di globine di tipo neuroprotettivo più alto di 3-10 volte. Queste specie selvatiche conservano molti segreti su come mettere in atto meccanismi protettivi nel cervello dei mammiferi.”

I biologi hanno cercato a lungo la ragione per cui i mammiferi marini risultano così resistenti all’ipossia. La spiegazione più accreditata finora è che essi hanno evoluto alcuni adattamenti fisiologici per aumentare la disponibilità di ossigeno nel cervello, per esempio una più alta densità capillare e un flusso sanguigno che può essere diretto di preferenza al cervello. Nonostante questi adattamenti, i livelli di ossigeno nel cervello decadono notevolmente dopo pochi minuti di immersione, come è mostrato da recenti studi di Williams e di altri.

Giocoforza deve essere coinvolto qualche altro meccanismo, e l’attenzione di Williams si è rivolta recentemente a un nuovo tipo di globine presenti nel tessuto cerebrale, scoperte nel 2000 e denominate neuroglobine e citoglobine, in grado di trasportare l’ossigeno. Esse sono simili all’emoglobina, che trasporta l’ossigeno nel sangue, e alla mioglobina che facilita il passaggio dell’ossigeno esclusivamente nei tessuti muscolari.

Come hanno mostrato le ultime ricerche, le citoglobine giocano un ruolo importante nel trasferire l’ossigeno dal sangue al cervello anche quando i suoi livelli sono molto bassi. D’altra parte le neuroglobine sembrano essere in grado di catturare l’ossigeno reattivo e di prevenire la formazione dei radicali liberi. L'azione delle due proteine consente così di proteggere il cervello dall’ipossia. (fc)

http://lescienze.espresso.repubblica.it

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domenica, dicembre 23, 2007, 12:18
GREENPEACE: TRE ITALIANI SU "ESPERANZA"

SYDNEY, 22 dicembre 2007 - In tutto sono 37. Ci sono giapponesi, tedeschi, francesi, spagnoli, inglesi, e tre italiani, Caterina, Gianluca e Simona.
Gianluca e Simona (Caterina sbarchera’ tra poco) hanno accettato di mandare all’Ansa un piccolo diario di bordo, raccontandoci la vita sull’Esperanza e dandoci una prospettiva “dal di dentro” su cosa vuol dire lavorare con Greenpeace in prima fila per salvare le balene.

Gianluca, che a bordo tutti chiamano Gionni: “Siamo partiti mercoledi’ mattina da Auckland. Per ora non succede granche’; ci stiamo tutti un po’ abituando alla strettissima convivenza: 37 persone su 70 metri di barca non e’ proprio il massimo. Ma almeno le cabine - tranne il capitano che dorme solo - ce le dividiamo tra due persone, che non e’ male. Un po’ di pace a fine giornata ci vuole!”.

“Balene niente, per ora. Stiamo navigando lungo la costa della Nuova Zelanda, verso sud. Tra poco ci fermeremo per fare rifornimento di carburante e le ultime spese, poi addio terra, prendiamo il largo. Natale lo passero’ in mare, come del resto e’ stato per gli ultimi tre anni, sempre con Greenpeace: va cosi’, ma sono felice di essere a bordo”.

L’Esperanza e’ l’ultima e piu’ grande nave di Greenpeace. Ex nave dei pompieri russi, era attrezzata per navigare in acque polari, ed e’ dotata di rompighiaccio. Il suo passato si legge su tutti gli interruttori del pannello di controllo, rimasti in cirillico. Sotto ognuno adesso c’e’ un adesivo con il corrispondente nome inglese.

Nel 2002 Greenpeace l’ha comprata e rimessa in sesto. In mare ci e’ tornata dopo essere diventata piu’ verde: consuma meno carburante di prima, e’ stata spogliata dei materiali tossici (per esempio le pareti di asbesto), ha un motore piu’ efficiente in termini di energia.

Il nome e’ stato scelto attraverso un concorso internazionale. Ha vinto un nome spagnolo. “La speranza: e speriamo sia di buon augurio per questa campagna e per il futuro delle balene”, dicono adesso da bordo.

ANSA
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domenica, dicembre 23, 2007, 11:49

Approvata la pesca agli squali in via di estinzione

21 dicembre 2007 - L’Unione Europea ha dato il via libera alla pesca di squali a rischio di estinzione. Anziché proteggerli. Il Consiglio Pesca dell’UE ha fissato le quote di cattura 2008 di due squali in pericolo critico di estinzione, smeriglio (Lamna nasus) e spinarolo (Squalus acanthias). Sono entrambe specie “in pericolo critico” di estinzione in acque europee (Lista Rossa IUCN), tanto che gli stessi esperti cui si affida la Commissione Europea avevano suggerito di azzerare totalmente le quote di cattura. Ovviamente (?) ciò non era possibile, quindi la Commissione Europea ha stabilito comunque dei TAC (Total Allowable Catch) per le due specie.

Queste proposte della Commissione Europea sono state discusse nel Consiglio da tutti i Ministri della Pesca dell’UE. Risultato? Ovvio: con la benedizione dei Ministri si continueranno a pescare queste due specie di squali a rischio di estinzione. Anzi: hanno addirittura aumentato la quota dello smeriglio!

Spero davvero che anche voi ne possiate parlare, magari suggerendo alla gente che per il cenone evitino di acquistare specie a rischio.

SharkNews


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sabato, dicembre 22, 2007, 22:03
ANCHE I DELFINI PARLANO E HANNO UN LINGUAGGIO

Stenella coeruleoalba - foto di PedroMadrugaLONDRA, 19 dicembre 2007 - I delfini sono in grado di parlare e hanno un proprio linguaggio. Lo sostiene l'esperta Liz Hawkins del 'Centro di ricerca delle balene' in Australia, che ha identificato 200 suoni diversi emessi dai mammiferi. Dal momento che i fischi con cui si esprimono sono collegati ad alcuni comportamenti, gli scienziati si sono fatti un'idea di quello che potrebbero dire.

 La Hawkins ha passato tre anni a studiare gli animali d'acqua, registrando 1.647 suoni provenienti da 51 coppie di delfini. I suoni sono stati raggruppati in 186 categorie, a seconda della frequenza con cui iniziavano e con cui finivano e della durata. Di questi, 20 erano molto comuni.

 "Si tratta di una comunicazione molto complessa - ha spiegato Liz Hawkins alla rivista britannica 'New scientist' - e contestuale, quindi si può definire lingua". La ricercatrice ha classificato i suoni in cinque gruppi e ha scoperto che per ogni tipo di suono corrisponde un atteggiamento. Ad esempio quando le coppie viaggiano, usano un suono matematico, emesso in maniera simmetrica, cosa che invece non fanno quando si riposano o mangiano. Inoltre la Hawkins ha individuato un fischio che i delfini usano quando cavalcano le onde, riconducibile probabilmente ad un'espressione di euforia, come quelle dei bambini.

 "E' troppo presto - ha detto la ricercatrice - per capire se si dicono cose del tipo: 'dai sbrigati' oppure 'c'é del cibo li", ma è possibile che funzioni più o meno così. La loro comunicazione è molto più difficile di quello che credessimo".

ANSA

(
Stenella coeruleoalba - foto di PedroMadruga)
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sabato, dicembre 22, 2007, 00:21
WWF: BENE DECISIONE GIAPPONE STOP CACCIA A MEGATTERE. MA E' POCO
Dopo decisione di Tokyo

21 dicembre 2007 -E' grande la soddisfazione del WWF per la decisione del Giappone di risparmiare le 50 megattere che aveva previsto di cacciare in questa stagione, ma - afferma in una nota - serve uno sguardo critico per cogliere la reale portata del provvedimento.
'Questa rinuncia da parte delle autorita' nipponiche e' un primo, importante risultato delle pressioni che il WWF ha messo in atto, insieme a governi e associazioni di tutto il mondo, da molti anni a questa parte - dichiara Massimiliano Rocco, responsabile Traffic e Specie del WWF Italia - Ma c'e' ancora molto da fare. Oggi piu' che mai e' anacronistico che si continuino a cacciare questi animali in nome di una ricerca scientifica che non ha ragione di essere, quando c'e' una ricerca 'benigna' che non comporta uccisioni o danni agli animali. Sarebbe invece auspicabile che il Giappone rinunciasse completamente alla caccia non solo delle megattere, ma di tutti i cetacei, ogni anno trucidati a migliaia'.
La caccia commerciale ai grandi cetacei e' stata messa al bando gia' dal 1982 dalla Commissione Baleniera Internazionale (IWC, International Whaling Commission), azione fortemente sostenuta dal WWF e dall'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione). Nonostante cio', oltre 15.000 balene sono state catturate fino a oggi in base ad esenzioni legali dalla moratoria, fra cui i pretesi scopi di 'ricerca scientifica', e altre 2.000 balene sono state uccise con le quote di caccia 'tradizionali e di sussistenza' concesse ad alcune popolazioni aborigene (per esempio gli eschimesi).
La megattera, 15-16 metri di animale con pinne pettorali lunghe fino a 1/3 del suo corpo (di qui il nome, dal greco 'mega', grande, e 'pteron', ali), e' la piu' acrobatica delle balenottere e delizia whale watchers e naviganti con affascinanti salti fuori dall'acqua. Ma la sua caratteristica piu' notevole e' il canto: un insieme affascinante di grugniti, grida, lamenti e mugolii combinati in sequenze ripetute che possono durare 30 minuti e piu'. Oggi ne restano circa 20.000.

(ASCA)
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venerdì, dicembre 21, 2007, 10:26
IL GIAPPONE NON UCCIDERA' PIU' LE MEGATTERE!
Ufficiale lo stop dopo proteste australiane

21 dicembre 2007 - Il Giappone ha rinunciato a uccidere le megattere. Lo ha confermato oggi il portavoce del governo di Tokyo, Nobutaka Machimura, dopo le vibranti proteste dell'Australia.
"Il Giappone non caccerà piú le megattere", ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del governo, Machimura, che confermano l'informazione riportata dalla rete televisiva pubblica giapponese NHK.
Per la prima volta dagli anni '60, il Giappone aveva annunciato il mese scorso che avrebbe cacciato 50 esemplari di questa specie di balene nell'ambito del suo programma di ricerca "scientifica" che comporta la cattura di almeno 1.000 megattere nell'Antartico.

(Apcom)(fonte Afp)



Italia chiede aiuto a Paesi UE per difesa balene

Bruxelles, 21 dicembre 2007 - L'Italia ha chiesto agli altri Stati membri dell'Ue di aderire alla Convenzione baleniera mondiale (Iwc) per difendere la moratoria sulla caccia alle balene. Lo ha riferito il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, al termine del Consiglio dei ministri che si e' tenuto a Bruxelles.
L'Italia, ha detto Pecoraro Scanio, "ha chiesto a tutti i Paesi europei di aderire alla Convenzione baleniera mondiale" perche' "ci sono alcuni Stati membri che non hanno ancora ratificato o non aderiscono". Fare blocco comune, ha spiegato il ministro, aiuterebbe "a contrastare il tentativo del Giappone, facendo aderire alcuni Paesi minori, di infrangere la moratoria mondiale che protegge le balene dal fortissimo rischio di estinzione".
La prossima riunione della Convenzione baleniera e' in programma per giugno 2008 e, spiega una nota della Commissione europea, "l'assenza di una posizione comune dell'Ue ne indebolisce l'azione". Il Giappone continua la caccia alle balene con il pretesto degli studi scientifici. In Europa invece ad oggi la pesca alla balene e' proibita da tutti i Paesi, tranne Norvegia e Islanda.

(AGI)
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giovedì, dicembre 20, 2007, 22:02
CACCIA ALLE BALENE, CHIESTO INVIO DI UN "CONTINGENTE DI PACE"
Richiesta della LAV a sostegno dell'azione australiana

Megaptera novaeangliae20 dicembre 2007 - La LAV ha espresso il proprio plauso alla nuova determinazione del Governo Australiano contro la caccia alle balene, inviando un telegramma a S.E. Amanda Vanstone, Ambasciatore d'Australia in Italia.
“L'intenzione del Giappone di uccidere 935 balene, tra cui alcune megattere, protette da oltre 40 anni perché a rischio d’estinzione, con l’ormai abusata e falsa giustificazione della ricerca scientifica, deve essere ostacolata in tutti i modi non violenti possibili – dichiara Gianluca Felicetti, presidente della LAV – e l’iniziativa del Governo australiano di inviare una nave e un aereo da ricognizione nelle zone di caccia delle baleniere giapponesi, ha tutta la nostra approvazione. Chiediamo quindi al nostro Governo di sostenere in ogni modo questa iniziativa, con l’invio di un “contingente di pace„ per la vita delle balene”.

Con le azioni intraprese, il Governo australiano intende testimoniare l’assoluta infondatezza delle tanto “sbandierate” ragioni scientifiche, smascherando le reali ragioni commerciali che sono dietro la caccia alle balene, che ha nel Giappone il suo più strenuo difensore. Il Paese dell’Estremo Oriente, infatti, è impegnato da anni nel tentativo di abolire la moratoria sulla caccia commerciale alle balene, arrivando ad una vera e propria campagna acquisti, per garantirsi i voti dei Paesi membri più piccoli attraverso pacchetti di aiuti esteri, in occasione delle riunioni dell’IWC, la Commissione baleniera internazionale che si riunisce ogni anno per stabilire le quote di caccia.

La caccia alle balene, nonostante la moratoria della caccia a scopo commerciale stabilita nel 1986 dall’IWC, continua ogni anno a uccidere 1400 grandi cetacei, a opera di balenieri norvegesi e giapponesi, in operazioni di caccia cosiddetta “scientifica”. A Norvegia e Giappone - paesi in cui la carne dei grandi cetacei è liberamente consumata - nel 2003 si è aggiunta l’Islanda che ha ucciso nello stesso anno oltre 30 balenottere sempre per scopi di “ricerca”.

E questo nonostante un recente studio dell'università di Auckland (Nuova Zelanda) abbia dimostrato quanto anche la caccia “scientifica”, che comporta l’uccisione di numeri definiti di animali e solo di alcune specie, stia danneggiando la popolazione di questi cetacei in maniera preoccupante.

Il metodo di uccisione impiegato per la caccia alla balena, l’arpione a granata di pentrite, infine, si è dimostrato inefficace nel provocare quella che dal 1957 l’IWC ha definito “uccisione umana”: il processo per cui gli animali sono resi immediatamente insensibili fino al sopraggiungere della morte. Da quell’anno, infatti, la Commissione Baleniera (IWC) si occupa di esaminare i problemi relativi al benessere animale. L’esplosione della granata di pentrite, progettata per esplodere all’interno del corpo della balena, crea un’ampia ferita, di almeno 20 cm di larghezza, le cui dimensioni triplicano quando gli ardiglioni dell’arpione si uncinano nel corpo della balena. Malgrado la potenza dell’arpione esplosivo, per “finire” le balene, ma anche come metodi di uccisione primari, si ricorre spesso ad altri strumenti, come fucili o arpioni non esplosivi.

www.infolav.org
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giovedì, dicembre 20, 2007, 12:38
Il Natale di Marevivo – un impegno per le balene

20 Dicembre 2007 - Giovedì 20 dicembre dalle ore 18,00, presso la sede galleggiante di Marevivo, si svolgerà una serata-evento dedicata alle balene durante la quale ci sarà la presentazione del libro fotografico “Capri isola di rocce” di Massimo Esposito, l’attore Pino Ammendola leggerà dei brani tratti da Moby Dick e saranno proiettate immagini sul viaggio che le balene compiono durante questo periodo dell’anno nei mari dell’Antartico. Un viaggio lungo ed avventuroso durante il quale le balene saranno, purtroppo, inseguite dall’uomo, predatore responsabile di inutili morti. L’uccisione volontaria, infatti, continua ad avvenire malgrado la moratoria sulla caccia commerciale alle balene decisa dalla Commissione Baleniera Internazionale, International Whaling Commission. Fin dal 1982, paesi come Giappone ed Islanda continuano a cacciare le balene giustificandosi con motivazioni scientifiche.
Secondo dati di Greenpeace sarebbero ben 7000 le balene arpionate dai giapponese in 18 anni di caccia. La Norvegia addirittura ignora la moratoria.
Marevivo si unisce alla protesta internazionale promuovendo una raccolta di firme mirata a far pressione sulle autorità competenti del Governo italiano e dell’Unione Europea affinché si impegnino in azioni concrete verso paesi che ancora svolgono la nefasta caccia ai mammiferi marini ovunque protetti.

Sede galleggiante di Marevivo –Lungomare A. Da Brescia –Scalo De Pinedo 00196 Roma
scritto da camozzi
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giovedì, dicembre 20, 2007, 11:40
LE BALENE? DISCENDEREBBERO DA PICCOLI MAMMIFERI
Vissuti in Asia circa cinquanta milioni di anni fa

20 dicembre 2007 - Le balene discenderebbero da dei piccoli mammiferi semiacquatici vissuti in Asia circa cinquanta milioni di anni fa: è quanto risulta da uno studio pubblicato dalla rivista scientifica britannica Nature.
Il lavoro, diretto da Hans Thewissen, dell'Università dell'Ohio, si basa sull'analisi di nuovi reperti fossili dell'Indohyus, un ungulato erbivoro che si ritiene pesasse circa dieci chili, ritrovati nel Kashmir.
La presenza di un involucro nell'orecchio interno, caratteristico dei cetacei, farebbe pensare infatti a uno stretto legame i parentela tra questi e la famiglia - oggi estinta - dei raoellidi, che costituirebbero dunque l'anello mancante nella catena che ha portato alle moderne balene e delfini; in precedenza si pensava che i "cugini" piú vicini fossero gli ippopotami.
In particolare, il cambiamento evolutivo decisivo non sarebbe stato costituito dal passaggio da un ambiente terrestre a uno acquatico (l'Indohyus conduceva una vita praticamente anfibia) ma da quello da animale erbivoro a predatore.

(Apcom)

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mercoledì, dicembre 19, 2007, 14:47
Anche gli Usa fanno pressioni sul Giappone: «Salviamo le megattere»
Navi e aerei spia per fermare le baleniere
L'Australia scende in campo contro la caccia ai cetacei sostenuta dal governo di Tokyo

CANBERRA (Australia) - L'Australia scende in campo in prima persona nella battaglia contro la caccia alle balene, una pratica vietata da una moratoria internazionale a cui però continuano a sottrarsi alcuni Paesi, in particolare Norvegia, Islanda e Giappone. E proprio nei confronti del Giappone, che sostiene di avallare tale pratica per «finalità scientifiche e di studio», è rivolta la protesta di Canberra che anche con il nuovo governo laburista conferma la linea favorevole alla tutela dei cetacei, già espressa dal precedente esecutivo.

Una baleniera giapponese in azione (Afp)

AZIONE DIPLOMATICA - Se l'ex ministro australiano all'Ambiente, Michael Turnbull, aveva lanciato appelli sottotitolati con gli ideogrammi nipponici per cercare di smuovere le coscenze anche nel paese del sol levante, l'attuale governo ha deciso di andare oltre e di lanciare una vera e propria missione nelle acque dell'oceano meridionale. In sostanza Camberra ha deciso di «spiare» le baleniere nipponiche tallonandole e scattando fotografie per raccogliere prove sulla loro attività. Un inviato diplomatico è stato nominato dal neoeletto premier laburista Kevin Rudd, con il preciso incarico di «andare a convincere i giapponesi di smettere la pesca alle balene», ha spiegato un portavoce dell'esecutivo. Rudd, lui stesso ex diplomatico (in Cina), crede fermamente nelle soluzioni prese di comune accordo. Il ministro degli Esteri, Stephen Smith, ha invece annunciato di avere avviato «una protesta formale con il governo di Tokio, perchè smettano la pesca di balene nelle acque protette».

La Ocean Viking, la nave che il governo australiano ha deciso di inviare nell'Oceano meridionale per spiare la caccia alle balene attuata dai giapponesi (Ansa)

«SPIE» IN MARE E IN CIELO - Tra pochi giorni salperà la Oceanic Viking, la nave affittata dal governo australiano per tallonare e spiare con potenti teleobiettivi l'attività dei pescerecci giapponesi e decollerà in suo supporto l'aereo da ricognizione A319. Entrambi sono attrezzati per le condizioni polari dei mari del sud. Ha invece preso il largo stamattina da Auckland la nave di Greenpeace, «Esperanza». A bordo di quest'ultima ci sono anche tre italiani, che si sono detti «eccitati e felici» di contribuire alla causa delle balene del Pacifico.

GREENPEACE SODDISFATTA - Il portavoce di Greenpeace Australia, Steve Shallhorn, ha approvato l'intervento del governo australiano: «I giapponesi - ha sottolineato - cercheranno di evitare che le carcasse di animali in via di estinzione siano filmati mentre vengono issati a bordo delle loro navi. Salveremo delle vite» Le baleniere giapponesi hanno detto di avere un target di 935 balene, tra le quali anche figurano per la prima volta in quarant'anni anche le megattere, considerate a rischio di estinzione e particolarmente amate dai whale whatcher per i loro salti acrobatici.

IN CAMPO ANCHE GLI USA - Intanto anche dagli Stati Uniti arriva la notizia di un'azione diplomatica finalizzata alla tutela dei cetacei. La Casa Bianca, in particolare, sembra stia facendo pressione sul Giappone affinché fermi la caccia delle megattere e l’ambasciatore americano a Tokyo fa sapere che un accordo per fermare le reti dei balenieri potrebbe essere già stato concluso. L’ambasciatore, Thomas Schieffer, dice che negoziatori americani e giapponesi stanno lavorando a un documento proposto dagli Stati Uniti - parte di un programma di ricerca scientifica autorizzato a livello internazionale - per porre fine alla mattanza. «Penso che sia stato raggiunto un accordo la scorsa notte o stamattina - dice Schieffer - affinché non si caccino i cetacei almeno fino alla conferenza internazionale sulle balene prevista in giugno».

19 dicembre 2007

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scritto da camozzi
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