venerdì, febbraio 29, 2008
I nuovi mostri dell'antartide

Creature marine giganti, mai osservate prima d'ora. Meduse dai tentacoli lunghi fino a sei metri, vermi e crostacei enormi, ragni marini grossi come piatti da portata. Sono queste le creature misteriose osservate e filmate da un'équipe internazionale di scienziati nelle profondità dei mari antartici.
Oltre trenta le specie sconosciute, alcune delle quali sono state prelevate e inviate a istituti di ricerca per tentarne una classificazione. Gli scienziati, che hanno scandagliato questo tratto di mare fino a una profondità di oltre un chilometro, si sono trovati faccia a faccia con meduse e ragni dai tentacoli lunghi 6 metri, vermi giganti e crostacei dagli occhi enormi, abituati a vivere al buio. Gli esperti organizzeranno ulteriori spedizioni per capire come gli effetti di alcuni cambiamenti climatici, particolarmente evidenti in Antartide, influiscono sugli esseri viventi che vi abitano.

http://youtube.com/watch?v=OqxlCPdF5K8


www.focus.it
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venerdì, febbraio 29, 2008
ANCORA DELFINI MORTI ALL'OLTREMARE DI RICCIONE
La LAV chiede se i controlli promessi dal Ministro dell'Ambiente siano stati effettivamente fatti dopo morti di giugno scorso

28 febbraio 2008 - Lo scorso 20 giugno, dopo la morte di Mosè, il piccolo di delfino nato al Parco acquatico Oltremare di Riccione, il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Alfonso Pecoraro Scanio, dispose di effettuare controlli in tutti i delfinari nazionali, “al fine di verificare la corretta applicazione del decreto relativo alla gestione ed al mantenimento dei tursiopi in cattività”.

A distanza di pochi mesi, nello stesso parco acquatico, altre due morti: Bonnie, proveniente da Cuba, che ricordiamo essere uno dei Paesi maggiormente coinvolti nella cattura in mare e nel traffico, spesso illegale, dei delfini, e Bravo, di presunta “origine” texana, uccisi a breve distanza l’una dall’altro da una probabile infezione, di cui si avranno maggiori particolari solo dopo l’esame autoptico.

“Ci chiediamo se siano stati effettuati i controlli richiesti dal Ministro dell’Ambiente e affidati ai Carabinieri dei Noe, al Corpo Forestale dello Stato, oltre che agli esperti della Commissione Cites, e quali realtà abbiano portato alla luce – dichiara Nadia Masutti, responsabile LAV settore zoo e acquari – E qualora ciò non fosse stato fatto, ci auguriamo che al più presto vengano disposti dei severi controlli nei delfinari, ma anche negli zoo, per verificare il rispetto delle normative il cui mancato rispetto è causa delle frequenti procedure di infrazione aperte dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia”.

“Ci chiediamo inoltre se esistono casi di altre morti, non divenute di dominio pubblico come in questa occasione, in cui gli animali siamo stati rapidamente sostituiti con prelievi in natura, assolutamente vietati” conclude Nadia Masutti.

La LAV ha chiesto da tempo che il Decreto Ministeriale n. 469/2001 “Disposizioni in materia di mantenimento in cattività di esemplari di delfini appartenenti alla specie Tursiops Truncatus”, sia riformato al fine di garantire una effettiva tutela dei delfini, proibendo la loro detenzione in parchi di divertimento e strutture che operano a fini di lucro e che, una volta per tutte, si crei una netta distinzione tra queste ultime ed i giardini zoologi, unici deputati a detenere specie protette.

Ricordiamo che Bonnie e Bravo, delfini del genere Tursiope, sono animali la cui specie, particolarmente protetta, è inserita nell’Appendice I della Convenzione di Washington, e cioè in via di estinzione, ovvero talmente rara che qualsiasi volume di scambi potrebbe metterne in pericolo la sopravvivenza. Il Decreto Ministeriale n. 469/2001, nonostante ne sancisca per legge dei prigionieri a vita, impone comunque delle severe regole per la loro detenzione, ovvero ben 56 indicazioni, o “requisiti minimi necessari”, da mettere in atto da parte di personale specializzato, utili a tutelare la loro salute ed il loro benessere.

Forse se questi requisiti fossero stati fatti rispettare, e se Bonnie e Bravo non fossero stati trattati come dei clown giocolieri ma come esseri senzienti portatori di diritti, non sarebbero morti.

www.infolav.org
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giovedì, febbraio 28, 2008
ECCEZIONALE, A ISCHIA AVVISTATI CAPODOGLI ANCHE D'INVERNO
Verso Ventotene

28 febbraio 2008 - Anche se sempre piu' minacciati dall'attivita' dell'uomo ogni tanto i cetacei danno qualche 'buona notizia'. Nelle acque tra Ischia e Ventotene sono stati avvistati alcuni capodogli, un evento eccezionale nella stagione invernale. L'avvistamento e' avvenuto durante una spedizione scientifica dell'organizzazione Delphis, e ne ha parlato Daniela Pace, ricercatrice della Fondazione Systema Naturae di Roma durante una lezione sulla biodiversita' all'Accademia dei Lincei.
'E' la prima volta che vediamo gruppi sociali di capodogli d'inverno - spiega la ricercatrice - queste sono osservazioni preliminari, ma una volta approfondite ci diranno molto sul comportamento e le abitudini di questi animali, ancora in gran parte poco studiati'.
Secondo la ricercatrice pero' le cattive notizie sui cetacei nel Mediterraneo superano le buone:'Particolarmente a rischio e' il delfino comune: intorno a Ischia, dove stiamo conducendo le osservazioni, la popolazione e' ormai ridotta a una novantina di esemplari, e ad esempio in Grecia questo animale e' praticamente scomparso, per effetto soprattutto della pesca e della perdita dell'habitat naturale'.
Non sono solo i cetacei ad essere a rischio. Un'altra lezione ha riguardato le posidonie, uno dei principali componenti della flora del Mediterraneo:'Si sa per certo che le praterie di posidonie, fondamentali per la biodiversita' stanno regredendo, anche se e' difficile stimare quanto - hja spiegato Maria Cristina Buia, della stazione zoologica 'A. Dohrn' di Napoli - a minacciare queste piante e' soprattutto l'inquinamento, ma anche il riscaldamento dell'acqua dovuuto ai cambiamenti climatici contribuisce ad indebolirle'.

www.animalieanimali.it
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mercoledì, febbraio 27, 2008

Sea Shepherd ha cacciato la flotta di baleniere Giapponesi

25/02/2008

La Steve Irwin ha cacciato con successo la flotta di baleniere giapponesi fuori dalle acque del Territorio Antartico Australiano.

Negli ultimi 10 giorni la flotta giapponese ha ucciso balene non lontano dalla costa del Territorio Antartico Australiano. La mattina del 23 Febbraio, la Sea Shepherd è riuscita ad intercettare la flotta a circa 80 miglia a nord del ghiacciao Shackleton.

Nelle ultime 24 ore la flotta si è diretta verso nord e ora si trova a 200 miglia dalle linee territoriali che definiscono "l'Australian Antarctic Economic Exclusion Zone" e il "Santuario delle Balene Australiano".

Nessuna balena è stata uccisa nelle ultime 30 ore.

"Da' una soddisfazione incredibile navigare in queste acque e vedere balene di diverse specie che si muovono liberamente in acqua e che sanno di essere salve almeno fino a quando noi saremo qui a difenderle," dice la Canadese Shannon Mann, che si trova a bordo della Steve Irwin.

La Sea Shepherd continuerà a inseguire la flotta Giapponese per le prossime tre settimane.

Fonte: Sea Shepherd Chases Japanese Fleet Out of Australian Waters, 24 febbraio 2008
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mercoledì, febbraio 27, 2008
PESCA ILLEGALE? LARGAMENTE PRATICATA
Oggi esame a Bruxelles

27 febbraio 2008 - Legambiente, Marevivo e WWF, pur accogliendo positivamente il pacchetto di misure proposte dalla Commissione europea per combattere la pesca illegale, non regolamentata e non dichiarata (IUU), inviano ai Servizi del Parlamento europeo un documento congiunto di osservazioni relativo ai contenuti del Regolamento sulla pesca non regolamentata e non dichiarata (IUU) in discussione oggi a Bruxelles. Le associazioni, cosí come già ribadito dalla Corte dei Conti Europea in un' indagine relativa alla raccolta dati, sottolineano che: I dati relativi alle attività di pesca raccolti negli Stati membri appaiono spesso incompleti e poco affidabile; le procedure di ispezione attuate a livello nazionale rischiano pertanto di essere inefficaci;le sanzioni imposte dalle autorità nazionali non sono tali da produrre un reale effetto dissuasivo. 'Queste carenze - sostengono unitariamente Legambiente, Marevivo e WWF - non riescono a proteggere n‚ le risorse ittiche n‚ quanto meno gli stessi pescatori che rispettano le regole, ed in piú costituiscono un grave ostacolo alla lotta contro chi pratica attività di pesca illegale, non regolamentata e non dichiarata. Solo superando tali limiti, e lasciando che le regole valgano anche per le imbarcazioni comunitarie, la proposta di Regolamento della Commissione puó diventare un importante elemento di rafforzamento della politica europea della pesca, rendendo al contempo l'azione comunitaria piú credibile e legittima'.

(ANSA)
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lunedì, febbraio 25, 2008
ANCHE LE BALENE DORMONO, 2 ORE DI SONNO 'PROFONDO' AL DI'
25 feb 08
Ricerca pubblicata sulla rivista Current Biology

Anche i capodogli dormono. La scoperta, del tutto casuale, e' stata fatta da un gruppo di ricercatori britannici dell'universita' di S.Andrews, ed e' pubblicata sulla rivista Current Biology. In genere gli esperti credono che nessuna specie di balena abbia un sonno profondo, ma secondo lo studio i capodogli sono un eccezione, anche se il 'pisolino' ha un tempo limitato.
Il racconto della scoperta e' avventuroso: 'La nostra barca si e' infilata in un gruppo di capodogli sospesi in verticale sull'acqua - spiega Luke Rendell, capo della spedizione, al sito di Nature - eravamo spaventati perche' ogni esemplare pesa almeno il doppio della barca, e questi animali si difendono in gruppo dalle minacce. Per fortuna siamo riusciti ad uscire dal branco senza 'svegliarli''.
Dalle immagini dell'incontro, avvenuto al largo del Cile, i ricercatori hanno dedotto che gli animali erano in una fase di sonno profondo. Secondo i dati di 56 trasmettitori i capodogli passano in questo stato il 7% del tempo di una giornata, una percentuale minore rispetto al 36% dei beluga e al 41% delle balene grigie, con la differenza pero' che da misure effettuate in cattivita' sembra che queste due specie, insieme anche ai delfini, dormano in realta' con 'un occhio aperto', disattivando a turno solo uno dei due emisferi cerebrali.
(ANSA)

Capodogli dormiglioni, anche a mille metri di profondita'. Vivere negli abissi piu' remoti e' infatti la particolarita' di questa specie di cetacei, della famiglia dei cosiddetti 'deep divers', insieme a zifio, berardio e mesoplodonti. Come riescono a dormire sospesi nell'acqua?
'Prima immagazzinano ossigeno nei muscoli che poi consumano a livello locale - spiega Fabrizio Borsani, ricercatore dell' Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (Icram) - quindi usano un organo della testa, che funziona come il gav dei sub, il giubbetto che si gonfia e si sgonfia per mantenersi stabili sott'acqua. La testa del capodoglio diventa piu' pesante e porta l'animale in profondita', che rimane in galleggiamento neutro anche a 1.000 metri'. Questi animali possono restare a lungo in immersione in verticale. 'Nel Mar di Liguria ad esempio l'immersione media registrata e' di 42 minuti - aggiunge Borsani - e gli studiosi hanno osservato come i capodogli facciano tutto in profondita': mangiano, si accoppiano, giocano, a volte rimanendo in verticale, con la coda in alto e la testa in basso. Fino a qualche anno fa si pensava si immergessero solo per andare a caccia, magari di un calamaro gigante'. Altri cetacei che dormono? 'Una specie dei delfini, i tursiopi, che riposano a pochi cm dalla superficie mantenendo attive funzioni vitali come il respiro volontario e il movimento'.

(ANSA)
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categoria:etologia dei cetacei
domenica, febbraio 24, 2008
Le baleniere Giapponesi di nuovo in fuga
24/02/2008

Sea Shepherd ha localizzato la flotta di cacciatori di balene giapponesi: ricomincia l'inseguimento!

La nave della Sea Shepherd Conservation Society è riuscita a localizzare nuovamente la flotta giapponese alle ore 6 (ora locale) della mattina del 23 febbraio 2008.

Qualche ora prima, la Steve Irwin aveva cambiato rotta nell'inseguire un natante che si è poi rivelato essere un peschereccio di merluzzi namibico. La Antalles Reefer registrata a Walvis Bay si trovava a ore 2. La nave si è rifiutata di fornire il numero di permesso per pescare e ha minacciato la Steve Irwin riferendo di essere armata. Il Capitano della Antalles Reefer ha detto di parlare solo russo. A bordo della Steve Irwin c'è un membro dell'equipaggio che parla appunto russo e durante la conversazione il Capitano ha minacciato di utilizzare la forza se avessimo interferito con le sue operazioni.

Il Capitano Paul Watson ha comunicato tali informazioni alla nave della dogana Australiana l'Oceanic Viking riferendo che un'imbarcazione alquanto sospetta per la pesca ai merluzzi stava operando all'interno dell'Australian Economic Exclusion Zone.

Alle ore 6 locali, la Steve Irwin ha incrociato la Fukuyoshi Maru N. 68 che ha immediatamente puntato verso est per condurre l'equipaggio della Sea Shepherd lontano dalla flotta di baleniere. La Steve Irwin ha invece continuato la sua navigazione verso ovest e la Fukuyoshi Maru N. 68 ha dovuto fare marcia indietro e riprendere l'inseguimento della Steve Irwin. Si ritiene che la Fukuyoshi Maru N. 68 abbia a bordo ufficiali armati della guardia costiera giapponese.

La Steve Irwin sta ora inseguendo la Nisshin Maru e due navi arpionatrici e ha la Fukuyoshi Maru N. 68 che a sua volta la sta inseguendo.

"La grande nave per la caccia alle balene è di nuovo impossibilitata ad uccidere," dice il Capitano Paul Watson. "Credo che nessuna balena sia morta oggi. Il nostro obiettivo è di fermare gli arpioni dei giapponesi per le prossime tre settimane".

Il tempo è bello, il mare è calmo e l'inseguimento si sta spostando verso sudovest attraverso un percorso pieno di ostacoli.

La Steve Irwin ha a disposizione una buona riserva di carburante, acqua e provviste e un equipaggio motivato, il cui unico obiettivo e quello di fermare le operazioni di caccia illegali effettuate dai giapponesi.

"Non credo vorrei trovarmi in nessun altro posto", afferma Jeff Hansen da Fremantle, Australia. "Devo dire che vedere la flotta giapponese fuggire vigliaccamente dalla Steve Irwin è un'esperienza alquanto soddisfacente".

L'inseguimento sta avendo luogo a 80 miglia a nord del ghiacciaio Shackleton all'interno delle acque del Territorio Antartico Australiano.

Il 15 gennaio 2008, una Corte Federale Australiana ha ordinato alla flotta di baleniere Giapponesi di allontanarsi dalle acque australiane. L'equipaggio della Sea Shepherd sta cercando di far rispettare l'ordine imposto della corte e le varie normative internazionali violate regolarmente dai Giapponesi.

Inseguimento bollente in un mare gelato

La Steve Irwin, una delle navi della Sea Shepherd, è alle costole della baleniera giapponese Yushin Maru N.2 e sta cercando di allontanarla spingendola attraverso una tormenta di neve in mezzo a un labirinto di iceberg.

"Ormai gli siamo col fiato sul collo," dice il Capitano Paul Watson. "La Yushin Maru si trova solo a un miglio (circa 1,6 Km) di distanza da noi e sta fuggendo a tutta velocità. La Fukuyoshi Maru N. 68, che ha a bordo ufficiali armati della Guardia Costiera Giapponese, è a solo un miglio dietro la Yushin Maru e si sta avvicinando aggressivamente".

Questo inseguimento sta avendo luogo nelle acque facenti parti il Territorio Antartico Australiano.

La Steve Irwin sta preparando un gruppo di volontari per portare alla Yushin Maru N. l'ordine di interrompere immediatamente le operazioni illegali di caccia alla balena condotte dalla flotta giapponese nelle acque Australiane del Santuario delle Balene e per convincerli ad arrendersi al più vicino porto australiano.

Fonte:

Sea Shepherd, The Japanese Whalers are On the Run Again, 23 febbraio 2008

Sea Shepherd, Hot Pursuit in a Frozen Sea, 23 febbraio 2008

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sabato, febbraio 23, 2008
CONCHIGLIE 'ISPIRANO' MATERIALI SUPER RESISTENTI

ROMA, 23 febbraio 2008 - Potrebbe essere nella madreperla il segreto dei nuovi materiali super resistenti del futuro. Lo affermano i ricercatori dell'università americana di Harvard e di un istituto di ricerca svizzero che hanno trovato il modo di sintetizzare un materiale con la stessa struttura di quello che costituisce l'interno delle conchiglie. Secondo lo studio, pubblicato da Science, variando i componenti e lasciando inalterato il modo con cui si uniscono è possibile 'superare' anche l'operato della natura.

La particolare resistenza della madreperla è dovuta alla sua struttura 'ibrida', in cui componenti organiche e minerali (l' aragonite, ovvero carbonato di calcio) si fondono. I ricercatori sono riusciti a sintetizzare lo stesso spessore della madreperla di 0,5 millesimi di millimetro ma con il doppio della resistenza della madreperla naturale, sostituendo soltanto il carbonato di calcio che la compone con l'ossido di alluminio. "Questo tipo di strutture sintetiche - scrive la rivista in un articolo di accompagnamento allo studio - si possono utilizzare in vari campi, dall'ingegneria civile all'aeronautica alla costruzione delle astronavi".

ANSA
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sabato, febbraio 23, 2008
Innamorate e malfamate

Innamorate e malfamate

23 febbraio 2008 - A vederle impegnate in questa danza di corteggiamento post San Valentino non si direbbe, ma queste murene giapponesi (Gymnothorax kidako), come tutte le altre murene, non godono di un’ottima reputazione: si dice infatti che siano aggressive e che il loro morso sia particolarmente velenoso. In realtà attaccano l’uomo solo se si sentono in pericolo e quello che secernono non è propriamente un veleno, ma una sostanza lievemente tossica che viene resa innocua dal calore. Semmai i morsi delle murene possono essere pericolosi per un altro motivo: i denti aguzzi di questi pesci possono lacerare i tessuti con facilità e i batteri che vivono nelle loro bocche potrebbero infettare la ferita. Per evitare incontri troppo ravvicinati e poco piacevoli basta non andarle a disturbare negli anfratti rocciosi, dove amano rifugiarsi.

www.focus.it
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giovedì, febbraio 21, 2008
MORIA PESCI LAGO PERGUSA, VALORI ANOMALI CLOROFILLA
In Sicilia

21 febbraio 2008 - Avviati i controlli anche sugli altri invasi della provincia di Enna, dopo la moria di carpe registrata nel lago di Pergusa. E' stato monitorato l'invaso dell'Ancipa, in territorio di Troina, dove anche se non sono visibili carcasse di pesci, sono stati effettuati prelievi di campioni di acqua e fauna ittica. Analoghi controlli saranno effettuati anche sul lago Pozzillo di Regalbuto e nell'invaso Nicoletti.
Dai primi risultati delle analisi sarebbe emerso un tasso eccessivo di clorofilla, probabilmente sprigionata da alghe, ma saranno gli esiti attesi per domani a confermare se nell'acqua di Pergusa si trova una biotossina che potrebbe essere la causa della moria di carpe, unica specie ittica che al momento e' stata colpita. Nel gennaio di due anni fa in provincia di Enna era scattato l'allarme per la presenza dell'alga rossa "Planktothrix rubescens", che sprigiona una tossina pericolosa per l'uomo perche' entra nella catena alimentare. L'alga era abbondantemente proliferata nei laghi Pozzillo e Nicoletti e nella diga Ancipa. Poco dopo era stato vietato l'uso per fini idropotabili delle acque del lago di Prizzi (Palermo), dove le alghe rosse che massicciamente comparse. Le spore dell'alga possono rimanere inattive anche per diversi anni. Negli invasi all'epoca non si registrarono morie di pesci e comunque al lago Pergusa non sono state segnalate fioriture dell'alga rossa.
La moria potrebbe quindi essere causata da un altro tipo di pianta acquatica che proliferando in modo anomalo, ha ridotto i livelli di ossigeno o essere riconducibile ad un'epidemia che ha colpito le carpe che sono state introdotte nel lago circa 3 anni fa, clandestinamente, forse per far disporre provvedimenti di autorizzazione alla pesca sportiva, per evitare un eccessivo proliferare della specie che non e' autoctona dell'invaso.

(AGI)
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mercoledì, febbraio 20, 2008

SONDAGGIO PER GREENPEACE, GIAPPONESI RIFIUTANO CACCIA ALLA BALENA
Realizzato dalla Nippon Research Center Ltd, membro della Gallup International Association

20 febbraio 2008 - Un sondaggio commissionato da Greenpeace in Giappone rivela che i tre quarti dei cittadini giapponesi non sostengono le attivita' di caccia baleniera nel Santuario dei Cetacei dell'Oceano Antartico. E' sbalorditivo che l'87% del campione ignori che queste operazioni siano pagate con i soldi dei contribuenti giapponesi.
Il sondaggio, condotto dal Nippon Research Center Ltd, membro della Gallup International Association, dimostra qual'e' l'opinione del pubblico giapponese rispetto al programma governativo di caccia baleniera. Un campione di 1.501 persone tra 15 e 60 anni e' stato intervistato tra il 18 e il 23 gennaio 2008, proprio mentre la nave di Greenpeace 'Esperanza' braccava la flotta baleniera giapponese, bloccando la caccia e salvando un centinaio di balene.
Secondo il sondaggio, il 31% dei giapponesi sostiene la caccia baleniera, il 25% si oppone e il 44% non ha una opinione. Tra questi ultimi, oltre l'80% non e' d'accordo con la caccia baleniera in acque internazionali, come in Antartide. Anche tra chi sostiene la caccia baleniera, quasi il 40% non sostiene la caccia in acque internazionali.
In generale, il 71% dei giapponesi non sostiene la caccia in altura. Il sondaggio ha rivelato poi che l'87% del campione non sa che la fasulla ricerca scientifica baleniera che il Governo del Giappone continua a sostenere e' interamente finanziata dai contribuenti giapponesi con quasi 5 milioni di dollari (500 milioni di Yen) l'anno. 'Meno del 13% dei giapponesi vuole la caccia baleniera in Antartide ma il 100% dei giapponesi la paga! - commenta Alessandro Gianni', responsabile della campagna Mare di Greenpeace - Dopo le balene, le vittime di questa follia sono i contribuenti giapponesi'.
Le conclusioni del sondaggio, rivela Greenpeace, smentiscono quindi clamorosamente il mito che il massacro delle balene nel Santuario dell'Oceano Antartico e' condotto in difesa dell'identita' culturale del Giappone. I giapponesi non sanno quel che succede e soprattutto non sanno di pagare una simile follia che, inoltre, sta mettendo in discussione il prestigio del Paese. La caccia commerciale alle balene e' vietata dal 1986 per decisione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC).
Per aggirare quest'ostacolo, il Giappone sostiene di portare avanti un'attivita' di 'ricerca scientifica'.
Ormai, l'opportunita' e la credibilita' di questo programma di ricerca sono messe in discussione anche in Giappone, ma il Governo giapponese insiste e sta cercando di far riaprire la caccia. 'Sarebbe bello sapere che ne pensa l'Italia dell'ipotesi di riaprire la caccia - aggiunge Gianni' - due mesi fa abbiamo chiesto chiarimenti, ma non e' arrivata nessuna risposta: temiamo che, per quieto vivere con il Giappone, l'Italia possa dare il suo assenso alla riapertura della caccia'.

(ASCA)

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lunedì, febbraio 18, 2008
Incentivi per chi trasporta via mare

18 Febbraio 2008 - La maggior parte del trasporto merci in Italia purtroppo avviene su strada aumentando così l’inquinamento e la congestione stradale. Navi e treni potrebbero invece essere una valida alternativa all’attuale impiego dei Tir ecco perché per favorire il passaggio da un mezzo di trasporto su ruote ad uno su acqua nell’ottobre scorso è stato varato un decreto legge e la Finanziaria 2008 ha messo a disposizione qualche milione di euro per gli incentivi.
Il decreto del Ministero dei Trasporti ed Infrastrutture ha dunque stabilito che le percentuali dei contributi previsti per gli autotrasportatori che scelgono di trasportare le merci via mare siano del 20/30% se si effettuano almeno 80 viaggi su ciascuna tratta per ogni anno solare.
Per ottenere i contributi si deve fare domanda al Ministero delle Infrastrutture e trasporti entro il 31 gennaio dell’anno solare successivo a quello in cui vengono effettuati i trasporti.
Per sostenere gli incentivi in favore del trasporto marittimo la Finanziaria 2008 ha stanziato 77 milioni di euro per i prossimi 3 anni.

www.mareinitaly.it
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