Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


lunedì, marzo 31, 2008, 23:03
Creato pesce suicida

31 Marzo 2008 - Una varietà di pesce geneteticamente modificato è stata creata da Un’equipe di scienziati statunitensi allo scopo di indurla al suicidio.
Lo scienziato Simon Miner, ricercatore dell’US Marine Biological Laboratoy, ha spiegato che questa varietà di pesce sarebbe in grado di riconoscere un particolare richiamo sonoro che indicherebbe loro l’ora del pasto e sarebbe quindi in grado di attirare la specie nelle reti dei pescatori.
I ricercatori prevedono che, se il sistema dovesse funzionare, alcune specie prelibate potrebbero essere rilasciate in mare aperto fino a sviluppare le dimensioni utili per il mercato, da qui il passo è breve, il segnale sonoro le attirerebbe in gabbie preposte dove potrebbero essere "pescate" della grandezza desiderata.
Per “morire a comando” il governo americano ha finanziato il progetto con una cifra pari a 135mila dollari.

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domenica, marzo 30, 2008, 19:31

La plastica avvelena la rete trofica oceanica

i rifiuti di plastica concentrano gli inquinanti in mare28 marzo 2008, Richard Thompson dell’università di Plymouth ha studiato come si degradano i rifiuti di plastica abbandonati in mare. La scoperta e’ che alcuni degli inquinanti più tossici disciolti nelle acque marine si concentrano sulla superficie della plastica, che arriva a concentrare di molte migliaia di volte sostanze come il DDT e il PCB. Il fatto e’ spiegato chimicamente dalla idrofobicità degli inquinanti.

Se la plastica venisse a questo punto rimossa dall’ambiente sarebbe meraviglioso. Peccato che siano state documentate enormi isole di rifiuti plastici galleggianti in mezzo all’oceano Atlantico e che questa robaccia venga mangiata da molte specie di animali. Le tartarughe marine scambiano i sacchetti per meduse, li mangiano e restano soffocate. Gli orsi polari mangiano altre bestie che hanno bioaccumulato sostanze con effetti sul loro sistema endocrino e il loro pene non cresce come dovrebbe.

Oltre a quanto galleggia in mare aperto, il problema e’ notevole sulle spiagge dove, a detta dei ricercatori, circa un quarto delle sostanze che compongono la frazione fine della sabbia e’ composto da particelle di plastica. Il non abbandonare bottiglie di plastica sulla spiaggia e’ percepito da molti come un fatto solamente estetico, ma questi studi dicono come da quei rifiuti parte un percorso che attraverso la catena trofica arriva fino nei nostri piatti.

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Via | BBC
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sabato, marzo 29, 2008, 18:19
Così i merluzzi combattono il freddo

26 Marzo 2008 - Il Merluzzo sarà anche abituato a vivere nelle acque fredde ma per sopravvivere alle temperature estreme ha dovuto adottare una curiosa strategia. Ricercatori della British Antartic Survey e della Università di Birmingham hanno scoperto che il merluzzo antartico Notothenia coriiceps, la specie più grande del Polo Sud (può raggiungere i 2 metri di lunghezza e superare il quintale di peso), arriva addirittura a “congelarsi” per difendersi dalle terribili temperature antartiche. Il sangue di questo pesce contiene delle particolari proteine che hanno funzione “antigelo”. In base alle ultime ricerche sappiamo che durante i mesi invernali il merluzzo pratica una sorta di ibernazione e riduce al minimo l’alimentazione e le attività metaboliche. In estate, al contrario, i merluzzi cercano di portare al massimo il nutrimento e la crescita.
Lo studio, pubblicato su Plos One, deve chiarire ancora alcuni punti come ad esempio perché i merluzzi diminuiscano l’assunzione di cibo durante l’inverno quando è ancora disponibile.

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venerdì, marzo 28, 2008, 11:14
RUSSIA PROPONE MORATORIA PESCA STORIONE

MOSCA, 27/03/2008 - Potrebbe sparire dalle tavole russe uno dei piatti nazionali piu' amati, la carne di storione: proprio Mosca ha annunciato una proposta ai paesi rivieraschi del Mar Caspio (Kazakhstan, Turkmenistan, Iran e Azerbaigian) una moratoria di almeno cinque anni sulla pesca del pregiato pesce.

Lo annunciano le agenzie Interfax e Itar-Tass, citando una conferenza stampa del capo del comitato statale per i prodotti ittici Andrei Krainii. Lo storione e' un pesce 'preistorico', uno dei piu' antichi ancora presenti nelle acque dei fiumi nordici e del Mar Caspio. Li' depone le uova, megli note come caviale sulle tavole dei buongustai. La pesca selvaggia ha gia' portato a una sospensione dell'export sul caviale, ma il rischio di estinzione di questa specie sempre piu' rara e' altissimo. ''Dobbiamo lasciar riposare la natura - ha detto Krainii - spero che le perdite di bilancio dei nostri vicini non saranno sostanziali, mentre guadagneremo molto di piu' nel dare un futuro allo storione''. Anche se accettata, la moratoria non mettera' comunque al sicuro la specie: gli storioni sono da anni preda del contrabbando e il commercio delle loro uova e carni e' fiorente per le tavole dei ricchi al di la' di qualunque divieto.

(ANSA)
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giovedì, marzo 27, 2008, 23:57
Piattaforma Vega, a giugno i lavori
Il 26 giugno la Vega Alfa, la nave galleggiante che rischia di affondare, sarà distaccata dalla piattaforma Vega Oil, ancorata in mare, per essere trasferita in cantiere e riparata. Il 7 maggio incidente probatorio davanti al Gip/ La denuncia

Il 26 giugno prossimo la Vega Alfa, la nave galleggiante che rischia di affondare, sarà distaccata dalla piattaforma Vega Oil (ancorata in mare) per essere trasferita in cantiere e riparata. L'intervento urgente é stato annunciato dalla Edison, proprietaria della struttura, e dalla compagnia petrolifera che estrae greggio.

Il 7 maggio invece dinanzi al gip di Modica si terrà l'incidente probatorio per l'acquisizione della perizia affidata a Carlo Bertorello dell'università di Napoli che ha come argomento la gravità dei pericoli della struttura. Elemento determinante ai fini della valutazione delle eventuali responsabilità penali nell'ambito del procedimento avviato dalla Procura di Modica in seguito alla denuncia della Capitaneria di porto.

Tre le persone indagate: l'armatore, il legale rappresentante della compagnia petrolifera e il tecnico responsabile dell'estrazione. Oltre alla corrosione, tra i profili di rischio segnalati, figura il fatto che la Vega Alfa che, lunga 330 metri, è dotata, in contrasto con le norme europee del codice della navigazione, di un solo scafo, anziché dei due necessari per legge.

27 marzo 2008
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mercoledì, marzo 26, 2008, 19:13
Gli scienziati: «E' una conferma dell'emergenza climatica»
Alla deriva un iceberg gigantesco
Si è staccato dalla banchisa della penisola antartica sudoccidentale. È grande il doppio dell'isola d'Elba

WASHINGTON - E' un pezzo di ghiaccio di dimensioni enormi: un iceberg di 41 chilometri di lunghezza e 2,5 chilometri di larghezza si è staccato dalla banchisa del Wilkins Ice Shelf, un'area che gli scienziati avevano previsto sarebbe collassata tra non meno di quindici anni. La causa dell'incredibile collasso, dicono gli esperti, è il cambiamento climatico. Ne ha dato notizia il Centro nazionale dati su nevi e ghiacci (Nsidc) dell'università del Colorado che ne ha anche diffuso le foto scattate da un satellite.

GRANDE SETTE VOLE MANHATTAN - L'iceberg è grande il doppio dell'isola d'Elba e ha iniziato a staccarsi dal pack lo scorso 28 febbraio. «Questo è un segno del peggioramento del riscaldamento globale», ha detto lo scienziato David Vaughan (Servizio antartico britannico). Il gigantesco frammento che si è staccato rappresenta circa il 4% del totale del Wilkins Ice Shelf, che misura una superficie di quasi 13.000 chilometri quadrati (quanto l'intero Trentino-Alto Adige). Solo un sottile strato di ghiaccio rimasto ancora intatto impedisce ulteriori spaccature. Wilkins si trova a circa 1.600 chilometri di distanza dalla punta del Sudamerica sulla penisola antartica sudoccidentale.

AUMENTO RECORD DELLA TEMPERATURA - Negli ultimi 50 anni si è registrato in quest'area un aumento record della temperatura con più di mezzo grado Celsius ogni dieci anni. «La banchisa Wilkins era là da almeno un paio di centinaia d'anni, ma l'aria calda e l'effetto del frangente hanno provocato il distacco», ha spiegato Ted Scambos del Nsidc. Visto che l'estate nell'emisfero meridionale è al termine i ricercatori non si attendono altri sviluppi: «Per questa stagione lo spettacolo è finito», ha detto Scambos. Negli anni scorsi si staccarono due grosse parti non molto lontano dalla piattaforma Larsen. Nel 1995 era toccato a Larsen A, un blocco di ghiaccio di 75 chilometri di lunghezza e 37 km di larghezza, nel marzo del 2002 un satellite della Nasa osservò il crollo della piattaforma Larsen B, nella zona orientale della penisola antartica, una massa di 720 miliardi tonnellate di ghiaccio disintegrate in meno di un mese.

Elmar Burchia
26 marzo 2008

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martedì, marzo 25, 2008, 22:18
CANADA: ORSI POLARI MALATI PER INQUINAMENTO

TORONTO - L'orso polare, icona canadese, potrebbe ammalarsi seriamente entro il 2014, a causa di nuove sostanze chimiche tossiche diffuse nell'Artico. In uno studio condotto su 128 orsi polari della Groenlandia orientale, scienziati dell'ambiente danesi hanno rivelato che l' orso bianco e' sempre piu' soggetto a tumori e a danni all' apparato di riproduzione a causa dei livelli chimici di prodotti di contaminanti perfluoroalkyl, PFC, aumentati tra il 19 e il 27 per cento dal 2000. La cifra risulta piu' che raddoppiata rispetto al precedente studio canadese sugli orsi polari dell'isola di Baffin. Ora la concentrazione di PFC nel fegato degli orsi polari e' maggiore dei bifeniili policlorurati (PCB), chimici industriali banditi proprio perché dannosi all'ambiente. I PFC si trovano in miriadi di prodotti usati quotidianamente, come il liquido per i tergicristalli, utilizzato moltissimo in Nordamerica soprattutto nella lunga stagione invernale, la schiuma degli estintori, la carta oleata per avvolgere il fast food. Gli orsi polari si trovano in cima alla catena alimentare dell'Artico e il loro corpo concentra maggiormente questi prodotti tossici che vengono assorbirti dagli zooplankton mangiati dalle foche, cibo preferito degli orsi. Come questi prodotti arrivino all'Artico, comunque, e' materia attuale di studio degli scienziati sull'Amundsen, la nave guardiacoste canadese, al momento casa viaggiante dei ricercatori nell' Artico.

24/03/2008

(ANSA)

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martedì, marzo 25, 2008, 22:16
Una nave quasi ad emissioni zero

20 Marzo 2008 - Accordi internazionali prevedono che i paesi aderenti debbano controllare sempre di più le loro emissioni di sostanze inquinanti soprattutto la ormai nota CO2 . I paesi europei sono in prima fila nel tentare di trovare soluzioni tecniche per limitare l’uso di combustibili fossili e rientrare così nei limiti di emissioni imposte dai trattati internazionali.
Anche il trasporto marittimo è causa di notevole inquinamento atmosferico per questo esiste un progetto finanziato dalla Ue chiamato Creating (concetti per ridurre l’impatto ambientale e ottenere ottimi risultai nel trasporto fluviale).Realizzato in collaborazione con BP, multinazionale del petrolio, ha portato allo sviluppo di una nave da carico che si avvicina molto al concetto di emissioni zero. La nave che si chiama Victoria è una chiatta di 1300 tonn, adibita al trasporto sulla rotta Rotterdam-Aversa ed ha subito particolari modificazioni soprattutto al motore in modo da vedere ridotte al minimo le emissioni di sostanze inquinanti. Questa nave viene ormai definita come la nave più pulita del mondo ed in effetti si è riusciti a ridurre gli ossidi di azoto del 86 %, le polveri sottili del 96%,gli ossidi di zolfo addirittura del 99%.. Gli accorgimenti tecnici adottati sono stati, l’uso di carburanti a bassissimo tenore di zolfo, di filtro antiparticolato e di un sistema computerizzato in grado di consigliare la rotta giusta e la velocità ottimale per risparmiare carburante e ridurre così anche le emissioni di CO2.

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lunedì, marzo 24, 2008, 10:55

Il 70% del ghiaccio artico è nuovo e instabile

23 marzo 2008 

Situazione del ghiaccio artico nel 2008

La situazione del ghiaccio della calotta polare artica sta peggiorando: il 70% della banchisa è di recente formazione ed anche se aumenta la superficie e non il volume, la situazione si fa preoccupante. L’immagine satellitare sulla sinistra mostra la composizione media nel periodo compreso tra il 1985 ed il 2000, mentre quella sulla destra è stata scattata nel febbraio 2008.

Il divario è palese: la parte in rosso è quella di recente formazione, che annualmente si rinnova dopo lo scioglimento dovuto all’estate artica, supera la porzione di viola, il ghiaccio di formazione “antica” ovvero lo strato che resiste allo scioglimento estivo e dura parecchi decenni permettendoci di “leggere le fotografie” della storia del ghiaccio. Anche se quella del 2007 è stata una delle estate più “torride” per la terra, il ricambio è evidente e ci vorrà ben più di un inverno freddo per ricostituire la parte stabile della calotta. Il problema della stabilità caratterizza le nuove formazioni della banchisa artica non è risolvibile nel breve periodo ed il problema del riscaldamento globale sicuramente peggiora le cose.

Via | NewScientist

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domenica, marzo 23, 2008, 11:01

L'indice di acqua virtuale è la misura in acqua per gli alimenti

  23 marzo 2008 

Virtual Water Index Non si consuma acqua solo sotto la doccia, se ne consuma anche per esser messi in condizione di mangiare un panino o prendendo un caffè. Il concetto d’acqua virtuale racchiude tutta l’acqua utilizzata per l’intera filiera dalla produzione al consumo diretto ed è stato introdotto dal professor John Anthony Allan dal King’s College dell’Università di Londra in Gran Bretagna consentendogli di vincere gli award del World Water Council.

Giusto per dare un’idea: per produrre un chilo di grano sono necessari 1000 litri d’acqua, quindi l’acqua virtuale per 1 kg di grano sarà 1000; la carne, invece, costa mediamente tra le cinque e le dieci volte di più del grano in termini di acqua virtuale. La praticità di questo indicatore è immediata infatti oltre a permettere il confronto tra i i diversi stili di vita (e di diete) di popolazioni geograficamente distanti consente consente di quantificare le reali necessità per le popolazioni e le regioni scarsamente fornite d’acqua che sono, da sempre, dipendenti da quelle più ricche.

Uno strumento in più in mano ai policy makers? O forse l’ennesima acrobazia accademica per accaparrarsi un premio? L’indice di acqua virtuale (meglio conosciuto in inglese come Virtual Water Index) rappresenta uno strumento a doppio taglio: migliora il sistema d’informazione dei cittadini e mette a nudo i politici di fronte alle loro responsabilità. Questo è innegabile, l’applicazione pratica rimane subordinata alla nostra coscienza.

Reuters

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sabato, marzo 22, 2008, 10:54
Delfino salva due capodogli arenati sulla spiaggia
La delfina Moko (foto dal sito voyagemahia.com)
Un delfino è riuscito a guidare due capodogli, che si erano arenati più volte, nei dintorni della spiaggia di Mahia, sulla costa orientale di North Island, una delle isole maggiori della Nuova Zelanda. L'esemplare femmina di tursiope, che i frequentatori della spiaggia hanno soprannominato Moko, è riuscita a comunicare con i due cetacei (capodogli pigmei) che rischiavano di morire sulla spiaggia e a salvarli.

I capodogli rischiavano di morire - "Non ho mai assistito a una cosa del genere, è stupefacente", ha raccontato Malcolm Smith, funzionario del Conservation department. Smith ha riferito che lunedì i capodogli si erano arenati più volte, malgrado i suoi tentativi - tutti falliti - di farli allontanare dalla spiaggia. I cetacei, un esemplare femmina di tre metri e il suo piccolo di un metro e mezzo, erano disorientarti, apparentemente disturbati da un banco di sabbia vicino alla spiaggia e non riuscivano a ritrovare la via per il mare. "Per un'ora e mezzo ho provato a spingerli in mare, ma erano riluttanti a lasciare la banchina", ha continuato. "Erano esausti", ha detto, "e io ero arrivato al punto che credevo di non farcela più, avevo fatto del mio meglio".

Moko è riuscita dove ha fallito l'uomo - A quel punto è arrivata Moko, la "star" della spiaggia che nuota abitualmente tra i bagnanti, si avvicina alle barche per farsi accarezzare e spinge con il muso i kayak. Ha cominciato a produrre suoni e a comunicare con i "compagni". "I capodogli sono riusciti a stabilire un contatto con lei che li ha scortati per circa 200 metri fino al margine del banco di sabbia", ha raccontato Smith, "poi ha fatto una virata attraverso un canale abbastanza stretto e li ha scortati in mare".

La simpatica Moko veglia sulla baia - Da allora i due cetacei sono rimasti lontani dalla spiaggia di Mahia, dove ogni anno si arenano una trentina di balene (la maggior parte della quali non riesce a salvarsi). "Non so se la prossima volta che una balena si arena riusciremo a fare tornare Moko", ha concluso l'esperto, "sicuramente stavolta ha salvato la giornata a noi e la vita ai due capodogli".

Tiscali News
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giovedì, marzo 20, 2008, 17:49
SOS 10 PESCI ACQUA DOLCE: DA ANGUILLA A TROTA

ROMA - Scompaiono i pesci d'acqua dolce italiani, veri 'termometri' della qualita' ambientale per fiumi, laghi e lagune. Tra nomi noti e altri tipici di alcune localita', sono in particolare dieci le specie piu' in pericolo: l'anguilla, il ghiozzo di ruscello, il panzarolo, il carpione del Garda, la trota marmorata, il carpione di Fibreno, la trota macrostigma, lo storione cobice, la lampreda di ruscello e la lampreda padana. Nuota sicuro il cavedano, un pesce capace di vivere persino in mezzo ad acque inquinate da scarichi industriali. Questo l'allarme lanciato oggi dal nuovo dossier del Wwf ''2008. Acque in Italia. L'emergenza continua: a rischio molte specie di pesci'', presentato alla vigilia della Giornata mondiale dell'acqua del 22 marzo. Nel bilancio presentato dagli ambientalisti sui nostri pesci d'acqua dolce, di circa 50 specie autoctone tre sono gia' estinte, mentre 22 rischiano lo stesso destino, con un diverso grado di pericolo.

''I pesci rappresentano senza dubbio una delle componenti biologiche piu' significative e a rischio degli ecosistemi di acque dolci - afferma Andrea Agapito Ludovici, responsabile acque del Wwf Italia - e rivestono anche una notevole importanza per il loro valore commerciale e ricreativo''. Ma la scomparsa di pesci tipicamente italiani, spiegano gli ambientalisti, e' solo un sintomo della gravita' della situazione delle acque interne. Quali le cause di questa emergenza secondo il Wwf? Dalla gestione inefficiente della rete idrografica superficiale alla distruzione di habitat naturali, con canalizzazioni, dighe, traverse, inquinamento, introduzione di specie 'straniere', oltre ad una confusione normativa, alla frammentazione di competenze e risorse e alla tardiva o mancata applicazione di direttive comunitarie. Di qui l'appello degli ambientalisti alle istituzioni, per il coinvolgimento di tutte le autorita' competenti. Volendo dare un quadro piu' dettagliato della top ten dei pesci piu' a rischio stilata dal Wwf, si comincia dall'anguilla, una delle specie piu' importanti per la pesca e per l'acquacoltura.

Poi c'e' il ghiozzo di ruscello, un animale che vive solo in pochi fiumi dell'Italia centrale e in acque limpide e ben ossigenate; poi c'e' il panzarolo, che abita esclusivamente nella regione padana, mentre il carpione del Garda sopravvive solo in acque pulitissime, ed e' ad alto rischio sia per la pesca eccessiva sia per l'inquinamento delle acque del lago. La trota marmorata invece, presente in alcuni corsi d'acqua a Nord, non solo e' tra le prede piu' ambite dai pescatori sportivi ma viene anche minacciata nei periodi di riproduzione da interventi vari, come la costruzione di argini artificiali e prelievi di ghiaia. Tra le altre specie che stanno scomparendo il Wwf segnala il carpione di Fibreno, che vive unicamente in questo piccolo lago dell'Italia centrale, la trota macrostigma, che abita nelle regioni peninsulari tirreniche, Corsica, Sardegna e Sicilia, ed e' colpita da numerosi estinzioni 'locali', mentre lo storione cobice, nel bacino del Po e in alcuni fiumi del Veneto, migra tra gli estuari dei fiumi per poi risalire nel periodo di riproduzione i grandi fiumi, per poi finire in pasto ai pescatori professionisti. Infine, la lampreda di ruscella, tipica delle aree peninsulari tirreniche, e' sempre meno presente a causa del degrado degli habitat, un destino condiviso dalla lampreda padana.

20/03/2008 10:27

(ANSA)
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mercoledì, marzo 19, 2008, 09:48
Sea Shepherd torna a casa

La Sea Shepherd torna a casa dopo diversi mesi trascorsi in mare a difendere le balene

18/03/2008 - La nave della Sea Shepherd Conservation Society, la Steve Irwin, ha attraccato a Williamstown vicino Melbourne a mezzogiorno di sabato 15 Marzo 2008 mettendo fine ufficialmente alla campagna 2007-2008 per proteggere e difendere le balene dalla caccia illegale condotta dalla flotta di baleniere giapponesi nelle remote acque dell'Oceano del Sud.

"E' stata una lunga campagna," ha detto il Capitano Paul Watson, Fondatore e Presidente della Sea Shepherd. Tre mesi e mezzo e più di ventimila miglia coperte, e cosa più importante, più di 500 balene salvate da morte sicura. "Abbiamo avuto un gran successo quest'anno, e l'equipaggio è entusiasta degli obiettivi raggiunti."

All'arrivo in porto, la Steve Irwin è stata fermata dall'Australian Customs and Immigration, e anche dagli ufficiali dell'Australian Federal Police. Tutti i membri dell'equipaggio sono risultati liberi di lasciare la nave. Dopo che le varie autorità hanno lasciato la nave, due giornalisti della televisione giapponese sono saliti a bordo per fare delle interviste. Molta gente e' venuta a salutare e festeggiare i vari membri dell'equipaggio al loro sbarco per tutto il corso del pomeriggio.

Il Japanese Institute for Cetacean Research ha ammesso che non raggiungerà neanche la metà della quota stabilita di balene da uccidere, e ha pubblicamente attribuito il mancato raggiungimento del loro obiettivo alle azioni della Sea Shepherd.

"Possiamo essere stati condannati dai burocrati o politici, ma la popolazione australiana e' con noi," afferma il Capitano Watson. "Ancora più importante, mentre questi signori ci stavano criticando o stavano condannando le nostre azioni, noi stavamo salvando la vita alle balene, e solo questo val bene qualsiasi condanna da parte dei politici."

Nonostante i tanti mesi trascorsi in mare, il tempo per riposarsi sarà molto poco. Infatti, il 24 marzo l'altra nave della Sea Shepherd, la Farley Mowat, partirà dalle Bermuda alla volta del Canada per intervenire contro il massacro annuale dei cuccioli di foca che per quest'anno vede la quota stabilita di animali da uccidere a 325.000. Insieme al Capitano Watson andranno in Canada altri membri dell'equipaggio che hanno partecipato alla campagna Migaloo: Shannon Mann, Willie Houtman, Stephen Sikes, e Peter Hammarstedt.

Fonte:
Sea Shepherd, Sea Shepherds Home from the Sea, 15 marzo 2008

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martedì, marzo 18, 2008, 09:54
Barriere coralline, delicate ma resistenti
In 28 milioni di anni le barriere coralline hanno attraversato più volte, senza soccombere, periodi nei quali il numero delle specie di coralli presenti in esse si è ridotto fortemente. Lo dimostra per la prima volta uno studio pubblicato su Science/
LO STUDIO: «I ghiacciai si sciolgono più del previsto»


In 28 milioni di anni le barriere coralline hanno attraversato più volte, senza soccombere, periodi nei quali il numero delle specie di coralli presenti in esse si è ridotto fortemente. Lo dimostra per la prima volta uno studio condotto fra Gran Bretagna e Stati Uniti e pubblicato questa settimana su Science. Più volte negli ultimi anni è stato lanciato l'allarme sulla progressiva scomparsa di molte specie dalle barriere coralline di tutto il mondo. Questi ambienti "sono tra i più ricchi di diversità fra gli ecosistemi degli oceani moderni", scrivono i ricercatori, coordinati da Kenneth Johnson, del dipartimento di Paleontologia del Museo di storia naturale di Londra.

Nello studio, condotto in collaborazione con l'istituto oceanografico californiano Scripps, si
rileva che «il recente declino della quantità di coralli dovuto all'impatto umano ha focalizzato l'attenzione sulla potenziale perdita di biodiversità e nello stesso momento ha additato l'importanza di una grande quantità di specie per la sopravvivenza delle barriere coralline». Ma i dati storici raccolti dagli studiosi, che comprendono un periodo di ben 28 milioni di anni, dimostrano che la varietà delle specie non è stato affatto in passato un fattore chiave per la sopravvivenza delle barriere coralline.

L'attenzione dei ricercatori si è concentrata sulla barriera corallina dei Caraibi, nella quale la diversità delle specie è dieci volte inferiore rispetto a quella presente nella barriera corallina dell'Indo-Pacifico. Tuttavia, si osserva nello studio, il ritmo di crescita dei coralli è del tutto simile. Un dato che, rilevano gli studiosi, suggerisce che "la diversità dei coralli non è importante per lo sviluppo della barriera corallina". Ad esempio, nelle barriere di Lord Howe Island e dell'atollo Clipperton, entrambe nel Pacifico e in quelle delle Bermuda, nell'Atlantico, il numero di specie è molto basso ma il tasso di crescita complessivo è buono.

Dopo aver fatto il confronto tra biodiversità e crescita nelle barriere attuali, i ricercatori hanno deciso di andare a vedere che cosa è accaduto in passato. Hanno studiato così le specie fossili della barriera corallina dei Caraibi e le loro variazioni avvenute in 28 milioni di anni. Hanno scoperto così che le specie di corallo presenti sono state molto numerose nel tardo Miocene (circa 10 milioni di anni fa), nel tardo Plio-Pleistocene (1,8 milioni di anni fa) e ha avuto un picco nel primo Pliocene (5,2 milioni di anni fa).

Il numero delle specie di è invece decisamente impoverito nel periodo compreso fra il tardo Oligocene e il primo Miocene (circa 23 milioni di anni fa) e nel tardo Pleistocene (800.000 anni fa). La conclusione dei ricercatori è che la diversità delle specie non è essenziale per la sopravvivenza né per la crescita delle barriere coralline. Ben più importanti, secondo gli studiosi, sono le caratteristiche delle specie di corallo dominanti in una barriera.

17 marzo 2008
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