A Wellington
30 aprile 2008 - In Nuova Zelanda scienziati impegnati in un'insolita impresa: e' in atto infatti l'ennesimo tentativo di scongelare, possibilmente senza cuocerlo, un calamaro di mezza tonnellata.
Il calamaro colossale (da non confondere con il calamaro gigante), l'essere piu' vicino ai leggendari mostri marini ad essere pescato dalle profondita' dell'oceano, sta causando mal di testa ai ricercatori del museo nazionale Te Papa di Wellington che cercano di estrarre la creatura da un gigantesco blocco di ghiaccio, in cui e' stata congelata dai pescatori che l'hanno catturata nel mari antartici nel febbraio dello scorso anno.
Da allora il calamaro, di 495 chili e lungo 10 metri, ha resistito ad ogni tentativo di scongelarlo intatto, per essere studiato e poi preservato. Gli scienziati si sono presto resi conto che lasciarlo scongelare naturalmente avrebbe richiesto giorni, e l'esterno si sarebbe decomposto con l'interno ancora congelato. L'offerta di un accademico australiano di usare un gigantesco forno a microonde e' stata considerat ma poi scartata per timore di danneggiare l'animale.
Oggi finalmente hanno cominciato a scongelarlo con un nuovo metodo, sistemandolo in una vasca di acqua salata, che gela a una temperatura piu' bassa dell'acqua dolce. Cio' dovrebbe consentire al ghiaccio di acqua dolce che ricopre il calamaro di sciogliersi, mentre il liquido circostante e' tenuto a temperatura sottozero.
La delicata operazione, alla quale partecipano scienziati dell'universta' di tecnologia di Auckland e del museo nazionale giapponese di scienze naturali, viene filmato per un documentario di Discovery Channel e trasmesso dal vivo sul sito web del museo Te papa (www.tepapa.govt.nz), che sta gia' registrando molte migliaia di visite.
Gli scienziati eseguiranno misurazioni, rimuoveranno parti della bocca, lo stomaco e i suoi contenuti, e tenteranno di determinare il sesso dell'animale, che poi sara' preservato ed esposto nel museo. Le femmine sono piu' grandi dei maschi, quindi se l'esemplare e' un maschio, vuol dire che restano da scoprire creature ancora piu' grandi. Poco si conosce del ciclo vitale del calamaro colossale ma si sa che e' munito di un enorme becco e di grandi uncini rotanti che usa per lacerare la preda.
(ANSA)









25 aprile 2008 - Nel lago Tanganica vivono molte specie animali che hanno caratteristiche in comune con la fauna marina. Tony Wilson, dell'
Il ministro egiziano per l’ambiente Maged George già a marzo ha ordinato commissione di studi nazionale ed una internazionale in sede Onu per trovare soluzione al problema e allo stesso tempo ha cercato di smorzare i toni per calmare l’opinione pubblica e prevenire effetti panico indesiderati. Il problema comunque è serio, perché tutto il Delta del Nilo è appena a 2 metri e mezzo sul livello del mare.
In questi giorni telegiornali e quotidiani hanno mostrato immagini filmate e fotografie di un evento che annualmente accade a Punta del Norte, Patagonia (Argentina), una zona che è un vero e proprio paradiso naturale. Così come si vede dalle crude immagini, mentre i cuccioli di leone marino se ne stanno tranquilli in prossimità della riva con la madre che cerca di insegnare loro a nuotare si materializza all’improvviso la sagoma di un’ orca assassina che in un batter d’occhio, rischiando anche di finire piaggiata, addenta senza pietà un cucciolo e lo trascina in mare, il tutto sotto gli occhi dei numerosi turisti che riprendono la scena.
24 aprile 2008 - Alla Fiera Europea della Pesca di Bruxelles ottanta attivisti di Greenpeace, provenienti da quindici Paesi, hanno chiuso gli stand di cinque dei maggiori commercianti di tonno. Per consentire il recupero degli stock, Greenpeace chiede di fermare la pesca di tutte quelle specie di tonno che sono ormai al limite del collasso, come il tonno rosso del Mediterraneo e il tonno pinna gialla. Greenpeace ha bloccato gli stand della Mitsubishi Corporation (Giappone), il maggior commerciante di tonno al mondo, del gruppo Ricardo Fuentes (Spagna) che controlla il 60% del mercato del tonno rosso del Mediterraneo, del gruppo Azopardi (Malta) che gestisce il piu' grande impianto di ingrasso di tonno del Mediterraneo, del gruppo Moon Marine (Taiwan) che controlla una grossa flotta di pesca con i palamiti in Indonesia e del gruppo Dongwon Fisheries (Corea) che controlla il 75% del mercato coreano. Gli attivisti hanno coperto gli stand con reti da pesca e si sono incatenati per fermare le operazioni di compravendita, utilizzando striscioni con il messaggio 'Il tempo e i tonni stanno finendo', in tredici lingue. Uno striscione di otto metri per undici, con lo stesso messaggio in lingua inglese, e' stato appeso all'ingresso dell'edificio della fiera. Greenpeace ha anche diffuso, tramite gli altoparlanti della fiera, un messaggio ai visitatori, chiedendo di comprare solo pesce che provenga da attivita' di pesca o acquacoltura sostenibile. 'L'industria del tonno sta distruggendo gli stock pescando troppo e con metodi distruttivi' - commenta Alessandro Gianni', responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - 'Le catture diminuiscono e non manca molto al completo collasso di queste preziose risorse del mare'. Quasi tutti gli stock di tonno sono a livelli critici e lo sforzo di pesca continua ad aumentare. Anche le catture accessorie - pesci e altri animali intrappolati nelle reti e rigettati in mare morti o morenti - sono spesso insostenibili. Di questo passo, le attivita' di pesca dovranno chiudere. Molto denaro pubblico e' stato usato per creare queste mostruose flottiglie da pesca: quanto ne occorrera' per i 'piani di recupero' quando il settore sara' completamente fermo? 'Ci sono imprese che hanno fatto passi avanti per una maggior sostenibilita' del settore, ma il grosso della pesca e del commercio resta insostenibile' - aggiunge Gianni' - 'Si deve pescare di meno e meglio e, soprattutto, bisogna creare una rete di riserve marine che protegga il 40 per cento degli Oceani e favorisca, insieme a una riduzione dello sforzo di pesca e a piani di gestione efficaci, il recupero delle risorse marine'. Mentre e' in corso l'azione a Bruxelles, la nave di Greenpeace 'Esperanza' e' nell'Oceano Pacifico per una campagna contro la pesca eccessiva dei tonni tropicali, come il 'pinna gialla', il tonno preferito dal mercato italiano. 
