mercoledì, aprile 30, 2008
NUOVA ZELANDA, AL VIA SCONGELAMENTO CALAMARO DA 500 CHILI
A Wellington

30 aprile 2008 - In Nuova Zelanda scienziati impegnati in un'insolita impresa: e' in atto infatti l'ennesimo tentativo di scongelare, possibilmente senza cuocerlo, un calamaro di mezza tonnellata.
Il calamaro colossale (da non confondere con il calamaro gigante), l'essere piu' vicino ai leggendari mostri marini ad essere pescato dalle profondita' dell'oceano, sta causando mal di testa ai ricercatori del museo nazionale Te Papa di Wellington che cercano di estrarre la creatura da un gigantesco blocco di ghiaccio, in cui e' stata congelata dai pescatori che l'hanno catturata nel mari antartici nel febbraio dello scorso anno.
Da allora il calamaro, di 495 chili e lungo 10 metri, ha resistito ad ogni tentativo di scongelarlo intatto, per essere studiato e poi preservato. Gli scienziati si sono presto resi conto che lasciarlo scongelare naturalmente avrebbe richiesto giorni, e l'esterno si sarebbe decomposto con l'interno ancora congelato. L'offerta di un accademico australiano di usare un gigantesco forno a microonde e' stata considerat ma poi scartata per timore di danneggiare l'animale.
Oggi finalmente hanno cominciato a scongelarlo con un nuovo metodo, sistemandolo in una vasca di acqua salata, che gela a una temperatura piu' bassa dell'acqua dolce. Cio' dovrebbe consentire al ghiaccio di acqua dolce che ricopre il calamaro di sciogliersi, mentre il liquido circostante e' tenuto a temperatura sottozero.
La delicata operazione, alla quale partecipano scienziati dell'universta' di tecnologia di Auckland e del museo nazionale giapponese di scienze naturali, viene filmato per un documentario di Discovery Channel e trasmesso dal vivo sul sito web del museo Te papa (www.tepapa.govt.nz), che sta gia' registrando molte migliaia di visite.
Gli scienziati eseguiranno misurazioni, rimuoveranno parti della bocca, lo stomaco e i suoi contenuti, e tenteranno di determinare il sesso dell'animale, che poi sara' preservato ed esposto nel museo. Le femmine sono piu' grandi dei maschi, quindi se l'esemplare e' un maschio, vuol dire che restano da scoprire creature ancora piu' grandi. Poco si conosce del ciclo vitale del calamaro colossale ma si sa che e' munito di un enorme becco e di grandi uncini rotanti che usa per lacerare la preda.

(ANSA)
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martedì, aprile 29, 2008
ACA PESCARA, CRESCE PORTATA IDRICA SORGENTI

PESCARA, 29 APR - Grazie all'aumento delle temperature e alle abbondanti piogge dei giorni scorsi, la portata idrica delle sorgenti abruzzesi sono finalmente tornate a crescere, costringendo i tecnici dell'Aca a effettuare manovre nei serbatoi per evitare che gli stessi vadano a sforare. Lo ha reso noto la stessa Azienda comprensoriale acquedottistica. La sorgente del Giardino, che nel periodo agosto-settembre 2007 aveva una portata di circa 950 litri di acqua potabile al secondo, oggi ha toccato quota 1.111 litri al secondo, facendo registrare un aumento di circa 160 litri al secondo. Notevole incremento e' stato registrato anche per altre sorgenti come quella del Tavo che attualmente ha una portata di 620 litri al secondo contro i 445 litri al secondo dell'anno passato. La sorgente La Morgia oggi ha una portata di 155 litri al secondo, quasi il doppio degli 80 litri al secondo della scorsa estate. La sorgente Val di Foro, invece, l'anno scorso aveva una portata di 550 litri al secondo, di cui 230 litri venivano forniti dai pozzi di Pretoro. Oggi la portata del solo Foro e' salita a 440 litri al secondo e i pozzi Pretoro sono completamente fermi. ''Abbiamo calcolato complessivamente - ha affermato il presidente dell'Aca, Bruno Catena - un incremento di circa 300-400 litri al secondo in piu' rispetto alla stagione estiva 2007. Proprio per questo i tecnici dell'Aca stanno cercando di trovare soluzioni alternative per ristabilire il normale equilibrio idrico, per evitare che nei serbatoi il livello di acqua potabile superi il limite consentito. La prima manovra che verra' attuata nelle prossime ore sara' quella di ridurre di 50-60 litri di acqua potabile al secondo la portata dei pozzi di Bussi attualmente in uso. Altro fattore positivo e' che molti pozzi ora sono fermi, proprio grazie all'abbondante aumento delle portate idriche delle sorgenti, questo significa, in altre parole, un notevole risparmio di energia elettrica che e' invece necessaria per attivare gli stessi pozzi''.

(ANSA)
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lunedì, aprile 28, 2008
Incidente durante un'esibizione in un parco acquatico della Florida
Scontro tra delfini in volo: uno muore
L'impatto è avvenuto al centro della vasca del Sea World di Orlando. Nessun pericolo per gli spettatori

WASHINGTON - In un parco acquatico della Florida un delfino è morto dopo essersi scontrato con un altro durante un'esibizione di acrobazie in aria. «Si è trattato di uno sfortunato incidente - ha commentato il portavoce del Sea World di Orlando, Becca Bides -. Cercheremo di trovare un sistema perché questi episodi non accadono più in futuro».

NESSUN PERICOLO PER IL PUBBLICO - Becca Bides ha spiegato che l'impatto tra i due delfini è avvenuto nella parte centrale della vasca, senza alcun pericolo per gli spettatori.

28 aprile 2008

www.corriere.it

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lunedì, aprile 28, 2008
Pulizia dei denti



23 aprile 2008 - Un po’ di cibo tra i denti? Niente paura arriva il dentista giallorosso. Il gamberetto in questione, un Lysmata amboinensis che non ha niente a che fare con le squadre di calcio, è qui indaffarato a pulire la dentatura di una cernia pomodoro (Cephalopholis sonnerati).
Qualche volta i pesci, che possono essere anche molto grandi, si mettono “in fila” ad aspettare pazientemente il proprio turno di pulizia. E senza parcella da capogiro: al gamberetto basta un gustoso pranzo a base di parassiti e la protezione dai predatori della zona.
Ma non è l’unica particolarità di questi animaletti: sono ermafroditi, nascono maschi e con l’età matura acquisiscono anche gli attributi femminili.

www.focus.it

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domenica, aprile 27, 2008

Un passaggio dallo tsunami

Alcuni pesci che vivono nel bacino africano potrebbero essere giunti dal mare milioni di anni fa trasportati da un maremoto di proporzioni eccezionali

 25 aprile 2008 - Nel lago Tanganica vivono molte specie animali che hanno caratteristiche in comune con la fauna marina. Tony Wilson, dell'Università di Zurigo, ha studiato il Dna delle aringhe d'acqua dolce che vivono nel lago africano riuscendo a ricostruire la loro storia evolutiva: la presenza di questi pesci sarebbe dovuta a un maremoto verificatosi nell’Africa Occidentale circa 25 o 50 milioni di anni fa. La scoperta è stata pubblicata su PLoS One.

Il Tanganica è il secondo lago per estensione e il più profondo del continente africano, nonché il più antico fra i grandi laghi della Rift Valley. Da tempo i ricercatori cercano di capire le ragioni della elevata presenza nel lago di pesci, granchi, gamberetti e lumache che assomigliano molto ai loro rispettivi “parenti” marini. In un primo momento si ipotizzava una passata connessione con l'oceano, ma le recenti ricostruzioni geografiche hanno svelato che il lago ha avuto origine, come gli altri della zona, da una spaccatura del continente e che non è mai stato direttamente collegato al mare. Ma se le origini del bacino erano ormai accertate, le ragioni dell'elevata presenza di specie con caratteristiche così peculiari erano finora un mistero.

L'analisi dei dati del Dna effettuata da Wilson e collaboratori ha permesso di collocare la comparsa delle aringhe nel lago fra i 25 e i 50 milioni di anni fa, nello stesso periodo in cui un immenso maremoto avrebbe inondato gran parte dell'Africa orientale. Queste specie e molte altre si sarebbero poi diffuse negli altri corpi d'acqua dolce presenti nel continente. Poiché le aringhe appartengono a un gruppo di pesci di acqua dolce distribuito nell'Africa sud-occidentale, queste specie offrono una delle migliori opportunità di ricostruire la storia evolutiva dei membri della fauna del lago.

“La difficoltà di reperire in altri bacini specie strettamente imparentate con le specie del lago”, spiega Wilson, “ha reso più difficile determinare quando il lago è stato colonizzato e quante delle diversità evidenti si sono sviluppate entro i suoi confini”. (c.c.)

www.galileonet.it
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sabato, aprile 26, 2008

Alessandria d'Egitto è a rischio calamità naturale

25 aprile 2008 Gli esperti avvertono, l’Egitto potrebbe essere oggetto di una catastrofe naturale di proporzioni bibliche: in particolare Alessandria d’Egitto, la seconda città più grande del mare nostrum potrebbe esser sommersa dall’innalzamento del livello del mare entro il 2020 e potrebbe scomparire anche parte della costa dell’Africa del Nord bagnata dal Mediterraneo. La stima degli effetti sul Delta del Nilo è a dir poco catastrofica: si parla del 15% di attività umane in meno.

Il porto d'Alessandria d'EgittoIl ministro egiziano per l’ambiente Maged George già a marzo ha ordinato commissione di studi nazionale ed una internazionale in sede Onu per trovare soluzione al problema e allo stesso tempo ha cercato di smorzare i toni per calmare l’opinione pubblica e prevenire effetti panico indesiderati. Il problema comunque è serio, perché tutto il Delta del Nilo è appena a 2 metri e mezzo sul livello del mare.

Secondo Muhammad al-Raey, un professore di studi ambientali in Alessandria University, il cambiamento climatico portando lunghi periodi di siccità e brevissimi di inondazioni potrebbe portare problemi di sanità pubblica, tra cui la diffusione di epidemie, soprattutto nelle regioni più povere. Già nel 2004, uno studio OCSE si sosteneva che un aumento di appena un grado centigrado avrebbe portato a perdite di evaporazione su aree di grandi dimensioni e l’annessa riduzione dei flussi del Nilo. Lo stesso professor Raey ha sottolineato che l’innalzamento di 2 millimetri del mar Mediterraneo negli ultimi dieci anni ha causato la perdita di parte del litorale egiziano.

Ad Alessandria, il governo egiziano ha messo in atto la costruzione di diversi muri di cemento per proteggere la città delle inondazioni future e per salvare parte delle spiagge stanziando qualcosa come 300 milioni di dollari: le stime future potranno variare di qualche centimetro, ma sicuramente l’inondazione entro il secolo ci sarà. Per analizzare la situazione è stato creato un indice di vulnerabilità per tentare di determinare i diversi gradi di minaccia nelle zone del paese perché il tentativo di proteggere le rive sarà solo un’operazione-tampone.

Il problema riguarda tutto il nord dell’Africa: si richiede quindi una soluzione comune in tempi urbanistici relativamente brevi che possa evitare “di stare ammollo” a circa un milione e mezzo di persone (escludendo gli abitanti di Alessandria).

Via | Middle East Times

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venerdì, aprile 25, 2008
Orche che mangiano leoni

24 Aprile 2008 - In questi giorni telegiornali e quotidiani hanno mostrato immagini filmate e fotografie di un evento che annualmente accade a Punta del Norte, Patagonia (Argentina), una zona che è un vero e proprio paradiso naturale. Così come si vede dalle crude immagini, mentre i cuccioli di leone marino se ne stanno tranquilli in prossimità della riva con la madre che cerca di insegnare loro a nuotare si materializza all’improvviso la sagoma di un’ orca assassina che in un batter d’occhio, rischiando anche di finire piaggiata, addenta senza pietà un cucciolo e lo trascina in mare, il tutto sotto gli occhi dei numerosi turisti che riprendono la scena.
L’orca adotta una tecnica di caccia veramente audace espressione di un animale marino feroce ed intelligente. L’avvenimento seppur cruento è parte dei normali cicli della natura ed è dovuto, chiaramente, solo a necessità alimentari.

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giovedì, aprile 24, 2008
Artico in estinzione
Nel settembre 2007 il ghiaccio marino della calotta si è ritirato del 39% rispetto alle medie del periodo 1979-2000. Si registra il livello più basso dal 1979, quando è iniziato il monitoraggio satellitare/
Scarica il rapporto del Wwf - Il sito del forum

A lanciare l'allarme è il Wwf con il rapporto “Arctic Climate Impact Science”, presentato oggi in occasione dell'Arctic Council, forum internazionale delle nazioni che si affacciano sull' Artico. I valori, inoltre, sono anche più bassi di quelli di tutto il ventesimo secolo, quando il monitoraggio si effettuava con aerei e navi. Il dossier del Wwf mostra che negli ultimi anni c'è stata una perdita della massa del ghiaccio marino molto maggiore di quanto avessero predetto i modelli scientifici.

«Un fenomeno -denuncia l'associazione- dalle dimensioni estremamente preoccupanti». Il cambiamento interessa l'intero ecosistema artico, dall’atmosfera alle acque dell'oceano, dagli iceberg alle precipitazioni nevose, al permafrost e ha un impatto negativo su specie e popolazioni, soprattutto per quanto riguarda l'approvvigionamento di cibo. «Occorre ridurre le emissioni globali di gas serra -ha dichiarato Michele Candotti, direttore generale del WWF Italia- a livelli che evitino che il riscaldamento dell'Artico continui, distruggendo il sistema climatico globale».

24 aprile 2008
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giovedì, aprile 24, 2008
GREENPEACE BLOCCA VENDITA TONNI A FIERA EUROPEA
A Bruxelles

24 aprile 2008 - Alla Fiera Europea della Pesca di Bruxelles ottanta attivisti di Greenpeace, provenienti da quindici Paesi, hanno chiuso gli stand di cinque dei maggiori commercianti di tonno. Per consentire il recupero degli stock, Greenpeace chiede di fermare la pesca di tutte quelle specie di tonno che sono ormai al limite del collasso, come il tonno rosso del Mediterraneo e il tonno pinna gialla. Greenpeace ha bloccato gli stand della Mitsubishi Corporation (Giappone), il maggior commerciante di tonno al mondo, del gruppo Ricardo Fuentes (Spagna) che controlla il 60% del mercato del tonno rosso del Mediterraneo, del gruppo Azopardi (Malta) che gestisce il piu' grande impianto di ingrasso di tonno del Mediterraneo, del gruppo Moon Marine (Taiwan) che controlla una grossa flotta di pesca con i palamiti in Indonesia e del gruppo Dongwon Fisheries (Corea) che controlla il 75% del mercato coreano. Gli attivisti hanno coperto gli stand con reti da pesca e si sono incatenati per fermare le operazioni di compravendita, utilizzando striscioni con il messaggio 'Il tempo e i tonni stanno finendo', in tredici lingue. Uno striscione di otto metri per undici, con lo stesso messaggio in lingua inglese, e' stato appeso all'ingresso dell'edificio della fiera. Greenpeace ha anche diffuso, tramite gli altoparlanti della fiera, un messaggio ai visitatori, chiedendo di comprare solo pesce che provenga da attivita' di pesca o acquacoltura sostenibile. 'L'industria del tonno sta distruggendo gli stock pescando troppo e con metodi distruttivi' - commenta Alessandro Gianni', responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - 'Le catture diminuiscono e non manca molto al completo collasso di queste preziose risorse del mare'. Quasi tutti gli stock di tonno sono a livelli critici e lo sforzo di pesca continua ad aumentare. Anche le catture accessorie - pesci e altri animali intrappolati nelle reti e rigettati in mare morti o morenti - sono spesso insostenibili. Di questo passo, le attivita' di pesca dovranno chiudere. Molto denaro pubblico e' stato usato per creare queste mostruose flottiglie da pesca: quanto ne occorrera' per i 'piani di recupero' quando il settore sara' completamente fermo? 'Ci sono imprese che hanno fatto passi avanti per una maggior sostenibilita' del settore, ma il grosso della pesca e del commercio resta insostenibile' - aggiunge Gianni' - 'Si deve pescare di meno e meglio e, soprattutto, bisogna creare una rete di riserve marine che protegga il 40 per cento degli Oceani e favorisca, insieme a una riduzione dello sforzo di pesca e a piani di gestione efficaci, il recupero delle risorse marine'. Mentre e' in corso l'azione a Bruxelles, la nave di Greenpeace 'Esperanza' e' nell'Oceano Pacifico per una campagna contro la pesca eccessiva dei tonni tropicali, come il 'pinna gialla', il tonno preferito dal mercato italiano.

(AGI)
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mercoledì, aprile 23, 2008
Sordo come un pesce
Il riscaldamento del mare fa diventare i pesci "sordi", compromettendo le loro capacità di orientamento. La scoperta di una ricercatrice italiana che lavora in un team di scienziati oceanografici all'Australian Institute of Marine Science di Townsville, nel Queensland

Il riscaldamento del mare fa diventare i pesci "sordi", compromettendo le loro capacità di orientamento. La scoperta è di una ricercatrice italiana, Monica Gagliano che lavora in un team di scienziati oceanografici dell'Australian Institute of Marine Science di Townsville nel Queensland. Osservando il comportamento della 'Damigella Juventina', un pesce dalla livrea bianca e nera il cui nome scientifico è 'Dascyllus Melanurus', ha scoperto che i giovani della specie, dopo aver trascorso i primi mesi di vita in alto mare, non riescono più a trovare la 'strada' per la barriera corallina, loro habitat naturale e, soprattutto, luogo destinato alla riproduzione.

Il motivo di questo disorientamento, secondo la ricercatrice, va cercato nell'aumento della temperatura dell'acqua del mare che provoca una diminuzione del calcio, elemento fondamentale nello sviluppo osseo dei pesci e del corallo. La carenza di questa sostanza infatti, impedisce un corretto sviluppo degli organi sensoriali (gli 'otoliti') che consentono ai pesci di 'sentire' le vibrazioni provenienti dalla barriera corallina, fondamentali per ritrovare la 'strada di casa'. Dopo una serie di esperimenti e osservazioni di diversi esemplari della fauna ittica, si è scoperto che l"orecchiò del pesce è in grado di percepire suoni che abbiano una frequenza compresa tra i 16 e i 7.000 hertz.

Le onde sonore si trasmettono meglio nell'acqua che nell'aria e ogni movimento genera un suono e quindi una vibrazione. I pesci comunicano tra loro muovendo le pinne o le branchie o ancora sollecitando le parti cartilaginee. I suoni così generati vengono amplificati dalla vescica natatoria che funziona, in questo caso, come una cassa di risonanza collegata in alcune specie all'orecchio interno degli ossicini che permettono la trasmissione del suono dalla pelle all'apparato uditivo.

E nei nostri mari? Per il momento sembra che i pesci nostrani ci sentano benissimo anche se, secondo Massimo Guerrieri,presidente del Cirspe, il centro studi della Federcoopesca-Confcooperative, il Mediterraneo, come 'mare chiuso' è molto esposto a sensibili aumenti della temperatura che, alterando il ph, riducono la presenza del calcio compromettendo un corretto sviluppo della fauna marina. Quanto alla specie più esposta, secondo il ricercatore, è la Castagnola (Chromis chromis), l'unico pesce mediterraneo appartenente alla famiglia Pomacentridae, la stessa esaminata dai ricercatori australiani.

23 aprile 2008
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martedì, aprile 22, 2008
A Roma per il monitoraggio dei Cetacei

20 Aprile 2008 - Si tiene a Roma dal 21 al 22 aprile un workshop con lo scopo di discutere le metodologie di raccolta dei dati sui cetacei in vista della definizione di un protocollo di monitoraggio dell’abbondanza delle popolazioni nei mari afferenti l’Italia.
Le due giornate intendono attivare un confronto con esperti internazionali sul tema della standardizzazione delle metodologie di raccolta ed elaborazione dati ed istituire un tavolo di lavoro con tecnici italiani impegnati sul campo nella ricerca sui cetacei in vista della definizione di un protocollo standard per il monitoraggio dei cetacei.
Il workshop è organizzato da APAT, ICRAM (Istituto Centrale per la ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare, CoNISMaMATTM (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare con il patrocinio e la collaborazione di Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Roma-21-22 aprile 2008 -APAT, Auditorium via Curtatone 7 e sala Fazzini via Curtatone 3, ingresso libero su iscrizione.

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lunedì, aprile 21, 2008
Antartide, l'acqua 'dolce' minaccia correnti
L'acqua del Polo sud diventa più dolce anche in profondità. Con il rischio che rallento il corso della corrente oceanica dell'Indiano, Atlantico e Pacifico. I ricercatori: «Se questa corrente si dovesse fermare il clima mondiale si troverebbe inevitabilmente nel caos»

Luca Bracali L'acqua del Polo sud sta diventando più dolce anche in profondità e questo effetto, se prolungato nel tempo, potrebbe rallentare o addirittura bloccare il corso della corrente oceanica che interessa gli oceani Indiano, Atlantico e Pacifico. Dopo un mese di studi nell'Oceano meridionale, un team di scienziati ha rilevato infatti cambiamenti di salinità. In particolare, questa corrente oceanica, come quella del Golfo, funge da "nastro trasportatore" permettendo di mantenere equilibrato il clima del pianeta.

"Tale mutamento - sostiene Steve Rintoul dell'Antartic climate and ecosystem cooperative research centre - tende a portare l'acqua calda nel lontano nord dell'Atlantico, contribuendo a rendere l'Europa molto più calda del dovuto". "Se questa corrente dovesse diventare ancora più lenta o si dovesse addirittura fermare - prosegue - il clima mondiale si troverebbe inevitabilmente nel caos".

Ancora ignote le cause, ma dai risultati dell'analisi della quantità di isotopi di ossigeno presenti nei campioni d'acqua, Rintoul ha formulato l'ipotesi che il problema vada ricercato nelle profondità oceaniche e nel cambiamento dei venti, causato dall'effetto serra, che impedirebbe il normale ricircolo delle acque calde superficiali con quelle fredde delle profondità oceaniche.

21 aprile 2008
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