sabato, maggio 31, 2008
Corso di Archeologia Subacquea

30 Maggio 2008 - L’Associazione CLODIA Gruppo Clodiense di ricerca e documentazione subacquea di Chioggia e il Gruppo Ricerche Subacquee ARGO di Venezia, in collaborazione con il Diving Mediterraneo di Santa Teresa di Gallura organizzano dal 1 al 7 giugno 2008 un nuovo corso di archeologia subacquea secondo gli standard ACDC/CMAS. Il corso che si tiene nelle splendide acque di Santa Teresa di Gallura (SS) in Sardegna è rivolto a tutti i sub in possesso del brevetto di immersione ARA, di secondo grado o superiore, rilasciato da agenzie didattiche riconosciute. Il corso si articola in sessioni teoriche volte a fornire le nozioni fondamentali dell’archeologia e delle tecniche della ricerca subacquea alternate a sessioni pratiche in mare nelle suggestive acque di Capo Testa con l’insegnamento di tecniche di rilevamento e di documentazione subacquea Alla fine del corso verrà rilasciato il revetto di archeologia subacquea della ACDC/CMAS di 1° livello.

www.mareinitaly.it
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venerdì, maggio 30, 2008

Risanare il mare d'Aral

Lo sfruttamento intensivo delle acque per l'irrigazione dei campi ha trasformato il quarto lago più grande del mondo in un arido deserto. Gli attuali interventi di recupero stanno però dando i primi risultati positivi. Di Philip Micklin e Nikolay V. Aladin Nel 1960 il Mare d'Aral, in Asia centrale, era il quarto lago più grande del pianeta; nel 2007 era ridotto al 10 per cento della dimensione originaria. L'irrigazione diffusa e dispersiva del deserto lungo i due fiumi che alimentano l'Aral ha ridotto a un rivolo l'afflusso di acqua dolce. Il lago si è ritirato in tre principali bacini residui, due dei quali sono così salati che il pesce è scomparso. Sono quindi scomparse anche le flotte di pescherecci, mettendo fine a un'attività un tempo assai fiorente e mandando in rovina le città costiere. Vasti tratti del letto lacustre sono esposti e disseccati; i venti trasportano sali e sostanze tossiche verso le zone popolate, provocando gravi problemi sanitari. Una diga costruita nel 2005 ha contribuito però a una rapida espansione della parte più settentrionale del Mare d'Aral, provocando una sostanziale diminuzione della salinità. Le popolazioni ittiche e le zone umide si stanno ricostituendo, e si vedono i primi segni di ripresa economica. I due grandi bacini meridionali rischiano però di morire del tutto, a meno che il corso dell'Amu Darya, che li alimentava, non sia sensibilmente modificato, un progetto che richiede decine di miliardi di dollari e difficili accordi politici. Altri laghi nel mondo stanno iniziando a subire un destino analogo, in particolare il lago Ciad in Africa centrale e il Salton Sea nella California meridionale. Le lezioni apprese dal declino dell'Aral e dalla sua parziale resurrezione potrebbero tornare utili a queste regioni.

(29 maggio 2008)
Le Scienze
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venerdì, maggio 30, 2008
DELFINI A RISCHIO IN NUOVA ZELANDA, IMPOSTE RESTRIZIONI A PESCA
Quattro nuove riserve marine per proteggerli

30 maggio 2008 - Il governo neozelandese ha annunciato una seria di misure restrittive della pesca per proteggere i delfini di Hector e di Maui, alcuni tra i cetacei piu' rari al mondo; e istituira' 4 nuove riserve marine per tutelare la specie minacciata.
Gli scienziati stimano che negli anni '70 ci fossero 26.000 delfini nelle acque costiere dell'isola Meridionale della Nuova Zelanda. Ma ora la popolazione residua lotta per sopravvivere: poco piu' di 7.270 individui. Una volta molto frequenti lungo le coste, i delfini di Hector vivono ora in pochi gruppi sempre piu' isolati. Ancora piu' difficile la situazione dei delfini di Maui, dell'isola Settentrionale, 'cugini' dei delfini di Hector, che rischiano l'imminente estinzione, con una popolazione di appena 111 esemplari rimasti. E le organizzazioni ambientaliste avevano piu' volte avvvertito che, senza interventi immediati i delfini di Maui, si estingueranno nell'arco della prossima generazione.
Il pericolo maggiore per i delfini di Hector e Maui deriva dalla pesca professionale e sportiva: questi mammiferi marini non sono infatti in grado di vedere le reti -reti fisse tenute ancorate vicino alla riva o in altura- e, se rimangono intrappolati, affogano in pochi minuti. Il governo neozelandese ha annunciato che, da ottobre prossimo, sara' vietato collocare le reti a strascico nelle acque costiere in cui abitualmente nuotano i delfini. "La decisione che abbiamo presa e' stata difficile", ha detto il ministro della pesca, Jim Anderton, con chiaro riferimento alle perdite economiche per l'industria ittica commerciale, "ma le misure cercano di bilanciare la protezione di questi animali straordinari con l'attivita' della nostra pesca commerciale e sportiva". Ancora non soddisfatti, tuttavia, gli ambientalisti: "E' ancora solo la meta' di quello che sarebbe necessario", ha detto Barbara Mass, di Care for Wild International.

(AGI)

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giovedì, maggio 29, 2008
ANIMALI: TROVATA TARTARUGA MARINA DI 40 KG A PORTO ANZIO

ANZIO (ROMA) - Una tartaruga marina della specie 'Caretta caretta' e' stata trovata dall'equipaggio di un'imbarcazione che sta svolgendo lavori al porto di Anzio. La tartaruga, che sembrava in difficolta', e' stata prelevata da una vedetta della locale Capitaneria di porto, che ha avvisato il Centro veterinario per animali marini di Napoli. I veterinari la prenderanno in consegna per valutarne le condizioni. La tartaruga, lunga circa 70 cm e del peso di circa 40 kg, non presenta comunque segni di danneggiamento del carapace o ferite.

- WWF, TARTARUGHE CARETTA TROVATE MORTE IN CALABRIA - Cinque esemplari di tartaruga "caretta caretta" sono stati trovati privi di vita, in due giorni, in altrettante località dello Ionio calabrese. A lanciare l'allarme è il Wwf che parla di "strage" dopo il ritrovamento, da domenica a martedì scorsi, di cinque carcasse in avanzato stato di decomposizione rispettivamente nelle spiagge di Trebisacce (Cosenza), Crotone, Catanzaro Lido, Borgia e Satriano (Catanzaro). "Considerato lo stato delle carcasse - è scritto in una nota dell'associazione ambientalista - è stato impossibile per i veterinari giunti sui luoghi degli spiaggiamenti, poter risalire con certezza alle cause della morte, ma è del tutto plausibile ipotizzare un impatto con attività di pesca particolarmente intense". Il Wwf segnala anche il ritrovamento, sulla spiaggia di Parghelia (Vibo Valentia), di un esemplare di delfino Stenella con la coda tagliata. "Le catture accidentali da parte dei pescatori - è scritto nella nota del Wwf - rappresentano la principale causa di morte delle specie protette".

28/05/2008

(ANSA).

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giovedì, maggio 29, 2008
La fisica dell'acqua

Una ricerca inglese propone una "teoria unificata" per la fisica dell'acqua. Finora nessuna formula si era mai dimostrata altrettanto efficace nello spiegare in modo completo che cosa accade quando una goccia d'acqua si deposita su di una superficie qualunque. (Andrea Porta, 29 maggio 2008)

Che cosa succede quando la pioggerellina primaverile bagna il vostro maglione? E quando lo immergete nell'acqua tiepida? E ancora, perché quando versate dell'acqua su di una superficie di vetro in piano si formano gocce immobili e separate? Può sembrare strano, ma sono almeno 25 anni che i fisici tentano di spiegare - senza riuscirci in modo completo - la fisica dell'acqua. Solo ora Andrew Parry, del dipartimento di matematica dell'Imperial College London (Regno Unito), propone una singola teoria in grado di descrivere tutte le relazioni che intercorrono tra le gocce e le superfici su cui si depositano.
Aria e temperatura. Per arrivare a questo risultato Parry ha fatto uso di una formula da lui elaborata. A differenza di quelle finora proposte, questa tiene in considerazione anche l'aria che gravita su ogni goccia e la temperatura: più fa caldo, per esempio, più le gocce tendono ad appianarsi penetrando più facilmente all'interno di superfici porose come i tessuti. «Le ricerche finora condotte», spiega Parry, «non hanno tenuto in considerazione queste interazioni. È per questo che non sono mai venute a capo di una formulazione teorica soddisfacente.» Secondo gli esperti, la ricerca si rivela importante non solamente sul piano teorico: anche l'industria chimica, quella dei pesticidi, le tecnologie di stampa e persino le nanotecnologie potranno beneficiarne.

www.focus.it

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martedì, maggio 27, 2008
Evacuata piattaforma petrolifera norvegese
La piattaforma Statfjord A nel Mare del Nord è stata sgomberata a causa di un'esplosione di gas altamente infiammabile
 
Una fuga di petrolio e di gas altamente infiammabile ha provocato l'intossicazione di due lavoratori esposti e l’ evacuazione di 200 operai di una piattaforma norvegese nel Mare del Nord di proprietà della compagnia StatoilHydro. A bordo sono rimasti una sessantina di tecnici specializzati che, con alcune ore di lavoro, è riuscita ad arrestare la perdita e anche a pompare le chiazze di petrolio che si erano formate nell'acqua di mare.

La piattaforma Statfjord A, circa 200 chilometri a sud della costa norvegese, è stata evacuata per il pericolo che a bordo si verificasse un'esplosione. La fuga di petrolio e di gas prodotto dall'evaporazione del greggio è avvenuta da uno dei serbatoi di stoccaggio. L'incidente è stato provocato da una conduttura difettosa.

La produzione è per ora interrotta e la StatoilHydro in una nota afferma che «La fuga dal serbatoio sulla piattaforma è stata bloccata ed è terminato anche il pompaggio dell'acqua di mare contenente petrolio».
In totale 200 persone sono state evacuate dalla piattaforma petrolifera norvegese con due elicotteri e trasportate su altre piattaforme.
Sul giacimento marino di Statfjord sono attive tre piattaforme, compresa la A, che complessivamente produce circa 150.000 barili al giorno.

26 maggio 2008
www.lanuovaecologia.it

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martedì, maggio 27, 2008

La vita sociale dei batteri marini

Il metodo utilizzato permette di ricavare informazioni genetiche e di raggruppare i microbi in popolazioni geneticamente distinte basate sulla loro preferenza nei confronti dei differenti habitat

I batteri marini sono organizzati in “professioni” o in gruppi con diversi stili di vita che condividono le risorse invece di competere per esse, come nel caso delle cellule che abbondano in prossimità di altre forme d vita microbica come lo zooplancton o le alghe.

Queste nuove informazioni sulla vita microbica di gruppo sono state raccolte da Martin Polz, microbiologo del Dipartimento di ingegneria civile e ambientale del MIT che, con il collega Eric Alm, biologo computazionale, firma un articolo sull’ultimo numero della rivista “Science”.

E, stando a quanto si può prevedere, questi risultati potrebbero cambiare l’approccio con il quale attualmente avviene la classificazione dei microbi rendendo possibile determinare su larga scala la base genetica delle nicchie ecologiche.

I microbi determinano la maggior parte delle reazioni chimiche dell’oceano: per questo motivo è importante identificare le specifiche professioni dei differenti gruppi. La natura della riproduzione dei microbi rende impossibile definire la popolazione sulla base della capacità dei singoli individui all’interno di una specie per condividere i geni, così come facciamo con gli animali più grandi. È solo determinando la nicchia ecologica dei batteri che gli scienziati possono classificarli in popolazioni. Ma i microbi non vivono in gruppi della popolazione naturale quando vengono coltivati in un laboratorio.

Per questo gli scienziati devono catturare i batteri allo stato libero, per poi esaminarli geneticamente per determinare il loro stile di vita.

“La maggior parte dei metodi utilizzati finora portano a una forte sottostima del numero delle popolazioni microbiche in un campione, portando o a una confusa schiera di popolazioni in un campione, portando o a una confusa schiera di popolazioni o a pochi ma più ampi gruppi diversi”, ha commentato Polz. “Il metodo di Alm permette di ricavare informazioni genetiche e di raggruppare i microbi in popolazioni geneticamente distinte basate sulla loro preferenza nei confronti dei differenti habitat.” (fc)

(23 maggio 2008)
Le Scienze
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lunedì, maggio 26, 2008

Sei metri e 230 kg: è un calamaro

L'ultimo esemplare in ordine di tempo è stato catturato in Antartide nel 2007 (495 chili)ma scongelato appena due mesi fa per studiarlo nel tentativo di capirne le caratteristiche e l'evoluzione. Questo invece è una nuova sorpresa: il calamaro di 230 chili e lungo oltre sei metri è stato catturato in Nuova Zelanda lungo le coste di Portland. Il "mostro" è ora nel museo di Victoria.



www.repubblica.it
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sabato, maggio 24, 2008
Focus Le nuove risorse
Oceani, sfida tra Stati
Confini sull’acqua: la mossa di 50 governi

BERLINO — Quando, l’estate scorsa, la Russia piantò la bandiera sotto il Polo Nord, il ministro degli Esteri canadese Peter McKay non si trattenne: «Non siamo nel XV Secolo, non puoi andare in giro per il mondo, piantare una bandiera e dire "rivendichiamo questo territorio"». Si sbagliava. Siamo ancora lì, a issare vessilli e accampare pretese territoriali. Con due differenze. Dal momento che di terre asciutte libere non ce ne sono più, l’espansione dei nuovi conquistatori è nelle profondità degli oceani. E le dispute, almeno per ora, non si affrontano con i cannoni dei vascelli ma con manipoli di scienziati, avvocati e diplomatici. Per il resto, è la stessa gara ad assicurarsi ricchezze. La spedizione mandata da Vladimir Putin al Polo Nord è stata l’iniziativa mediatica più eclatante di una sfida globale che nei prossimi mesi si farà calda. E coinvolge già almeno una dozzina di Paesi.

Alla base di tutto c’è il fatto che, entro il 13 maggio 2009, 50 dei 155 Paesi che hanno ratificato la Convenzione Onu sui diritti del mare (Unclos) possono avanzare pretese su nuovi fondali se dimostrano che questi sono il prolungamento della loro piattaforma continentale, cioè del loro territorio. Il trattato stabilisce che ogni Paese ha diritti di sfruttamento in Zone economiche esclusive (Eez), cioè fino a 200 miglia marine dalla sua costa, 370 chilometri. Lo stesso Unclos, però, dice che si possono avanzare pretese fino a 650 chilometri—quando ci siano ragioni e prove scientifiche — entro 10 anni dalla ratifica del trattato, scadenza che per i primi 50 firmatari è il maggio dell’anno prossimo. Le rivendicazioni saranno esaminate dalla Commissione sui limiti della piattaforma continentale (Clcs).

Ma ad Amburgo, nella sede del Tribunale internazionale sui diritti del mare, si stanno già preparando a contenziosi, litigi e scontri. In gioco ci sono risorse naturali — petrolio, gas, minerali — che nel 2001 gli scienziati calcolavano valere quasi 12 mila miliardi di dollari. Le pretese avanzate e quelle che stanno per essere presentate, renderanno la situazione complicatissima e a rischio di scontri. Per dire: la Francia—che, dopo gli Stati Uniti è il secondo Paese al mondo per vastità delle sue Zone economiche esclusive —ha già avanzato richieste per quasi un milione di chilometri quadrati di letto oceanico sfruttabile. «Tre volte l’estensione della Germania», fanno notare a Berlino. Come intende raggiungere, Sarkozy, questo obiettivo? Parigi ha presentato alla Clcs prove scientifiche sulla base delle quali la piattaforma continentale dell’Esagono o dei suoi territori d’oltremare andrebbe ampliata nel Golfo di Guascogna — dossier avanzato assieme a Gran Bretagna, Irlanda e Spagna —, nella Guyana francese (Sud America), nelle Isole Crozet — un arcipelago nell’Oceano Indiano molto a Sud del Madagascar —, nelle Isole Kergueren — le Isole della Desolazione, punta avanzata verso l’Antartide —, nella Nuova Caledonia nel Pacifico. In più, i francesi vorrebbero fare sventolare il loro tricolore su 400 mila chilometri quadrati di Antartico, attorno ai ghiacci di Adelieland, nonostante i trattati internazionali vietino rivendicazioni sul Polo Sud.

Le bandiere
Piantare bandiere non piace solo a francesi e russi. La Gran Bretagna è in piena corsa: a parte il Golfo di Guascogna e il Mar Celtico, ha obiettivi alle Falklands, all’Isola di Ascensione nell’Atlantico, attorno alle Barbados, nel bacino Hatton-Rockall a Ovest della Scozia (in disputa con Islanda, Danimarca e Irlanda) dove c’è uno scoglio in superficie ma, pare, petrolio e gas in profondità. In più, Londra vuole diritti di sfruttamento nella piattaforma continentale al largo del Territori britannico dell’Antartico. Il senso della corsa ai fondali è chiaro. «I nostri diritti di esplorazione in oceani così vasti—ha spiegato il ministro irlandese Dermot Ahern — pagheranno dividendi per le generazioni a venire. In effetti stiamo mettendo in cassaforte il controllo di migliaia di chilometri quadrati di fondo marino inesplorato dell’Atlantico per i nostri figli e i figli dei nostri figli». Visto come si sono messe le cose, hanno avanzato rivendicazioni alla Commissione anche Australia, Brasile, Norvegia, Messico, Nuova Zelanda. Argentina e Cile hanno già annunciato l’intenzione di farlo. Gli esperti temono inoltre che si possano aprire scontri delicati, ad esempio nell’Oceano Indiano tra India, Pakistan e Bangladesh. Altri Paesi, nel frattempo, hanno avanzato obbiezioni: Vanuatu ha fatto sapere che le pretese francesi sulle acque della Nuova Caledonia hanno «serie ramificazioni e implicazioni sulla sovranità legale e tradizionale di Vanuatu». Per dire quanto è ampia la questione: il 14 maggio, il Consiglio federale della Svizzera — sì, l’alpina svizzera — ha ribadito l’importanza dell’Unclos, che definisce «l’alto mare patrimonio dell’umanità», e ha avviato il processo di ratifica del trattato.

L’ambiente
Il fatto è che anche i Paesi che non si affacciano sugli oceani oppure non hanno residui coloniali — la Svizzera come la Germania e l’Italia, per esempio—sono interessati alla vicenda. In generale, perché questa nuova corsa all’oro rischia di inacidire i rapporti internazionali. Nello specifico, perché non avendo interessi nelle risorse del fondo marino possono sventolare la bandiera dell’ambiente. Lo sfruttamento dei fondali profondi potrebbe infatti avere effetti negativi sulla vita negli oceani e surriscaldare ulteriormente il pianeta a causa delle grandi quantità di idrocarburi estraibili. E gli Stati Uniti? Già. Hanno firmato la Convenzione, ma il Congresso di Washington non l’ha mai ratificata. Ragion per cui non possono accampare diritti con una Commissione che non riconoscono. Molti, tra i quali George Bush, fanno pressione per una ratifica in fretta, in modo da «potere difendere efficacemente gli interessi americani». Ma ad altri, per lo più conservatori a cui non piace tutto ciò che è Onu, hanno idee diverse. Altro che Nazioni Unite,—sosteneva qualche tempo fa Cliff Kincaid, un commentatore di destra—«Dovrebbero essere ancora una volta le nostre navi a stabilire la Legge sui Mari». Il canadese McKay inorridisce.

Danilo Taino


24 maggio 2008

www.corriere.it

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venerdì, maggio 23, 2008
ALLARME ESTINZIONE SQUALI, A RISCHIO META' SPECIE
Studio dell'Unione internazionale per la conservazione della natura

23 maggio 2008 - Steven Spielberg li ha fatti entrare nell'immaginario collettivo come il terrore dei mari, ma sono gli squali a doversi guardare dall'uomo e non certo il contrario. Secondo uno studio dell'Unione internazionale per la tutela della natura (Iucn nell'acronimo inglese), oltre la meta' delle specie sono a rischio estinzione. La colpa e' della pesca indiscriminata di esemplari che, per loro natura, impiegano molti anni a raggiungere la fecondita' e si riproducono lentamente.
La ricerca e' stata condotta per conto dello Iucn da quindici scienziati di tredici diversi istituti, come si legge sul sito dell'organizzazione ambientalista. Delle 21 specie che nuotano negli oceani, undici sono in pericolo di estinzione e gli esemplari di altre cinque sono in netto calo. Tra le specie piu' prese di mira figurano lo Squalo Volpe, lo Squalo Seta e lo Squalo Mako.
In assenza di norme che regolino il settore, come avviene invece per le balene, si e' scatenata negli ultimi tempi la caccia alla ricercata carne di questi pesci. La zuppa di pinna di squalo e' una prelibatezza di molte cucine asiatiche, tanto che spesso i pescatori uccidono esemplari al solo scopo di prelevare l'aletta e lasciano in mare le carcasse. Stessa minaccia di sparire dai mari incombe anche sulle razze.
"Le specie si estinguono a tassi da 10 a 100 volte superiori di quelli storicamente registrati", ha sottolineato Nicholas Dulvy, dell'universita' Simon Fraser di Vancouver, in Canada, uno dei curatori dello studio. Per questo gli esperti hanno suggerito alcune contromisure che i governo dovrebbero adottare, a partire da rigide limitazioni al numero di esemplari che si possono pescare.

(AGI)

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venerdì, maggio 23, 2008
PESCA: UE, TONNO ROSSO SORVEGLIATO SPECIALE
Prezzi alle stelle, possibile stop catture

23 maggio 2008 - Tonno rosso sorvegliato speciale in Europa. Chi a Bruxelles ha il polso della situazione mette in guardia i partner del Sud, tra cui l'Italia: l'eccesso di capacita' di pesca rispetto alle quote assegnate - dice - e' tale che c'e' un alto rischio di chiusura anticipata della pesca per le imbarcazioni industriali. La pesca artigianale non deve pero' temere questa misura.
Ai consumatori, invece, le fonti autorizzate dalla Commissione europea fanno sapere: il tonno e' ormai un prodotto di lusso e i prezzi sono destinati ad andare alle stelle. Se lo scorso anno i pescatori hanno ricevuto tre euro al Kg per il tonno pescato, poi rivenduto in media a 25 euro il kg sul mercato, quest'anno i pescatori dovrebbero spuntare in media almeno 9 euro il kg (al momento e' superiore) con un impatto piu' forte sul consumo.
L'avvertimento giunge mentre sta entrando nel periodo piu' 'caldo' l'attivita' di pesca del tonno nelle acque europee che sulla carta dovrebbe chiudersi il prossimo 30 aprile. In realta' e' quasi inevitabile che i tempi siano piu' brevi per il fatto che gli stati membri non sono riusciti a ridurre la capacita' della loro flotta nonostante nel 2008 abbiamo a disposizione quote di pescato inferiori al 2007.
Bruxelles ha comunque inviato il 19 maggio una lettera di avvertimento ai paesi interessati in quanto misura di prevenzione, e non di contenzioso - spiegano le fonti - per sottolineare le carenze individuate in ogni paese. Si tratta di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro, che ora hanno due settimane di tempo per rispondere. L'Italia dispone quest'anno di una quota di 4.162,71 tonnellate e dall'avvio della campagna di pesca ne ha pescate circa 200.
Per tener sotto controllo la situazione e reagire il piu' rapidamente possibile, Bruxelles ha messo in moto il piu' grande programma di controllo mai introdotto in Europa. Si tratta di una vera e propria 'armata' formata da 30 funzionari che almeno fino alla fine del periodo di pesca controlleranno l'andamento delle catture in base ai dati che due volte al giorno giungono a Bruxelles anche via Satellite. L'Agenzia comunitaria di controllo della pesca coordina invece le attivita' congiunte di ispezione e di controllo con 49 imbarcazioni di sorveglianza, 16 aerei e decine di ispettori sul mare, ai porti e a terra.
Controlli sono previsti sulle navi dei paesi terzi e il Giappone si e' impegnato a certificare tutti gli acquisti di tonno.
Purtroppo Turchia e Croazia vanno controcorrente aumentando la capacita' di pesca. Insomma la parola d'ordine e': tolleranza zero e soprattutto poter per bloccare in tempo reale il segmento di pesca industriale, che opera con le grandi reti a circuizione, quando si raggiunge la quota assegnata.
Per il tonno rosso il 2008 e' quindi l'anno di tutte le sfide. Sara' la prova del fuoco per la messa in opera del piano di ricostituzione degli stock deciso dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi (Icaat) e il suo schema contro lo sfruttamento illegale delle risorse.

Patrizia Lenzarini

(ANSA)

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giovedì, maggio 22, 2008

I sub e Greenpeace a difesa del mare

Parte il progetto DES, una collaborazione tra i sub e Greenpeace per monitorare e difendere i nostri fondali.Roma, 21 maggio 2008 — Greenpeace, DAN (Divers Alert Network) e NASE lanciano il progetto DES (Divers Environmental Survey). Una collaborazione tra ambientalismo e subacquea per rendere i sub protagonisti consapevoli della difesa del mare. Tutti i sub sono invitati a monitorare gli aspetti della sicurezza delle immersioni e le condizioni dei fondali. Dalla presenza di mucillagini, rifiuti, torbidità dell'acqua alla stato delle specie e dei popolamenti.

Il DES coniuga l'impegno del DAN nella prevenzione degli incidenti subacquei e nell'assistenza ai sub con le attività di Greenpeace a difesa del mare. E' un progetto cui, tra le associazioni della subacquea, per prima aderisce NASE, ma che è aperto a chiunque voglia collaborare. Si tratta di osservazioni semplici, che ogni sub è in grado di effettuare.

Le specie da monitorare sono quelle tipiche dei nostri fondali: cernia, corvina, dentice, sarago, posidonia, Caulerpa racemosa (un'alga tropicale invasiva), Pinna nobilis (il bivalve gigante del Mediterraneo) e gorgonie.

Il DES si basa sul sistema informatico messo a punto dal DAN per la raccolta di informazioni finalizzata alla sicurezza delle immersioni: i dati delle immersioni saranno raccolti attraverso un software dedicato. Le "schede di immersione" potranno essere realizzate su carta o su supporto informatico, con la possibilità di inviare foto a conferma dei dati rilevati.

I dati raccolti saranno usati per produrre un rapporto sintetico sulla qualità dell'ambiente sottomarino. Singole osservazioni particolarmente importanti potranno essere utilizzate da Greenpeace come spunto per successivi approfondimenti.

Per il DES, la NASE ha messo a disposizione i suoi 150 centri in Italia: 2500 istruttori, 7000 nuovi subacquei l'anno e 30.000 subacquei certificati negli anni. L'obiettivo della NASE è coinvolgere nel progetto tutte le sue strutture per contribuire alla ricerca e al rispetto dell'ambiente. NASE collaborerà con Greenpeace anche per un monitoraggio dei fondali delle Aree Marine Protette.

I sub non possono limitarsi a essere solo spettatori del continuo degrado del Mediterraneo.

www.greenpeace.it
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