Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


giovedì, luglio 31, 2008, 22:36
Un mare pulito

30 Luglio 2008 - E’ un quadro rassicurante sulla salute del nostro mare quello che esce dal rapporto Acque di balneazione 2008 del Ministero della Salute. Secondo il dossier ministeriale il 96% delle acque monitorate è risultato balenabile. Si tratta di un risultato che pone le nostre acque marine fra le migliori d’Europa.
Su 7375 chilometri di costa italiana 5170 sono stati quelli controllati, di questi, 4970 sono risultati balenabili. I tratti di costa restanti non sono risultati balneabili in quanto non accessibili o perché porti e foci di fiumi.
Sempre secondo il rapporto ad avere il 100% delle acque balenabili sono Toscana, Marche e Basilicata. Al 99% troviamo Emilia Romagna, Sicilia e Sardegna. Fanalino di coda la Campania ed in particolare la provincia di Caserta con una trentina di chilometri di costa inquinati. In fondo alla classifica anche Lazio e Calabria con il 93% di mare balenabile.
I dati si riferiscono al periodo di rilevamento 2007. www.ministerosalute.it/balneazione.
Per avere dati più aggiornati sulla balneazione in Italia si può anche consultare il sito www.collaudo.portaleacque.it dove possibile avere tutti i dati sulle analisi delle acque nelle spiagge italiane e verificarne anche la balneabilità. Il sito è aggiornato quotidianamente.

www.mareinitaly.it
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mercoledì, luglio 30, 2008, 09:25

Irlanda, le maree alimentano la centrale elettrica

29 luglio 2008

E’ stata inaugurata ieri la prima centrale elettrica alimentata dalle maree e dalle onde, a Strangford Lough a sud di Belfast, in Irlanda del Nord, inserita nella National Grid, che alimenterà, in fase sperimentale, un primo gruppo di 150 abitazioni e tra qualche settimana, superati i test, è prevista la messa a regime.

Per la produzione di elettricità lavorano due rotori azionati dal flusso delle maree per una velocità di 8 nodi. La centrale è ormeggiata sul fondo marino a circa 400 mt. dalla riva e funzionerà per circa 20 ore al giorno tranne quando a causa della marea non scenderà la velocità sotto i 2 nodi. Una volta entratta a regime ha dichiarato la Seagen, la centrale produrrà 1,2 MWatt di energia idroelettrica arrivando ad alimentare 1000 abitazioni.

la centrale elettrica alimentata con le maree
la centrale elettrica alimentata con le maree
la centrale elettrica alimentata con le maree la centrale elettrica alimentata con le maree

Martin Wright direttore della Seagen ha detto:

Questa è un importante pietra miliare per la società e per lo sviluppo delle energie rinnovabili in ambiente marino.

Anche se questa tecnologia è più costosa, si prevede che una volta pienamente sviluppata, possa essere più stabile rispetto alle energie derivate dal vento o dal sole. John Hutton Segretario al Governo per l’Energia ha detto:

Questa è la prima applicazione al mondo di questa tecnologia e questa innovazione è la chiave per aiutare il Regno Unito a ridurre la sua dipendenza dai carburanti fossili e pensare al suo futuro energetico. L’energia delle maree ha la potenzialità per svolgere un ruolo importante.

La Seagen però ha tenuto a precisare che la velocità dei rotori, rispetto alla potenza generata dalle maree, è tenuta più bassa per evitare minacce all’ecosistema marino.

Via | DailyMail
Foto | Daily Mail
» Il video di Euronews
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martedì, luglio 29, 2008, 10:45
Cts vara pinna in vetroresina per protezione squali

Ostia, 29 luglio 2008 - Una pinna in vetroresina che si aggira nelle acque di Ostia. E' l'ultima singolare iniziativa del CTS per tenere alto il livello di attenzione sui drammatici dati relativi agli squali nel Mediterraneo, a rischio estinzione. Il Centro Turistico Studentesco e Giovanile mette cosi' in scena una 'boutade' per segnalare l'emergenza squali nel Mediterraneo, il luogo dove a causa dell'eccessiva pesca, del degrado degli habitat marini e dei tassi di riproduzione molto lenti, il predatore al vertice della catena alimentare e simbolo di biodiversita', rischia di scomparire definitivamente. Il Mediterraneo detiene la piu' alta percentuale al mondo di estinzione squali (42 %). Questo dato si riferisce a 71 specie di squali razze e chimere esaminati: per gli esperti il 18% e' criticamente in pericolo, l'11% in pericolo e il 13% vulnerabile.

(AGI)

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lunedì, luglio 28, 2008, 10:08
UN PROGETTO ITALIANO PER LA TUTELA DEI DELFINI IN GRECIA
Ricercatori e volontari dell’Istituto Tethys collaborano al monitoraggio delle acque costiere nel Mar Ionio orientale

28 luglio 2008 - Anche l’Italia contribuisce alla tutela dei delfini in Grecia, grazie a un progetto di ricerca che ogni anno vede alternarsi volontari provenienti da tutto il mondo. Si chiama Ionian Dolphin Project e ha come obbiettivo quello di monitorare e verificare lo stato di salute dei delfini comuni e dei tursiopi che vivono nel Golfo di Amvrakikos e nell’arcipelago a est dell’isola di Lefkada.
L’attività si svolge da due basi di ricerca situate sull’isola di Kalamos e nella città di Vonitsa. Le basi sono gestite dall’Istituto Tethys, organizzazione non-profit italiana che ha sede a Milano e dal 1986 si dedica alla ricerca sui cetacei. Tethys dispone di uno staff composto da una trentina di biologi e naturalisti, coadiuvati da volontari che contribuiscono attivamente alla raccolta dei dati e alle iniziative per la tutela di balene e delfini. Le campagne di ricerca condotte negli ultimi vent’anni hanno consentito di accumulare un notevole know-how sui cetacei del Mediterraneo, divulgato in oltre 300 contributi scientifici il cui elenco è disponibile nel sito www.tethys.org
Le ricerche in Grecia, iniziate nel 1991, hanno documentato lo stato di salute di tre diverse popolazioni di delfini costieri, contribuendo a identificare le misure di gestione più adeguate per la loro tutela. Oltre a pubblicare i risultati delle ricerche su periodici scientifici internazionali, Tethys ha contribuito alla realizzazione di documentari sui delfini dello Ionio orientale e a numerose iniziative di conservazione e sensibilizzazione del pubblico, documentate sul sito internet dell’Istituto.
Tethys ha al suo attivo migliaia di avvistamenti e dispone di un archivio di oltre 200.000 immagini di cetacei. I cataloghi comprendono le foto identificative di diverse centinaia di tursiopi, delfini comuni, capodogli, balenottere comuni, grampi, globicefali, zifii e altre specie mediterranee, per un totale di oltre 1.300 individui.

www.tethys.org

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lunedì, luglio 28, 2008, 10:06
BALENE, PROIETTILE SVELA I 140 ANNI DI ETA' DI UN ESEMPLARE
Una sorta di analisi balistica che sembra arrivare direttamente da una puntata della famosa serie televisiva 'Crime scene investigation', questa volta applicata ad un frammento metallico di lancia esplosiva

28 luglio 2008 - Aveva 140 anni un esemplare di balena della Groenlandia cacciata e uccisa l'anno scorso dalla comunita' eschimese degli Inuit di Barrow, in Alaska. ''Era nata verosimilmente durante la guerra di secessione, sopravvissuta alle cacce sfrenate di fine secolo e a due guerre mondiali'', spiega Fabrizio Borsani, biologo esperto di bioacustica. Insomma, si sapeva che questi animali raggiungono gli 80 anni, ma nessuno immaginava potessero vivere addirittura a cavallo di tre secoli. A svelare la veneranda eta' di questo gigante del mare, un maschio di circa 15 metri, e' stato un proiettile, nascosto nella scapola destra dell'animale. Una sorta di analisi balistica che sembra arrivare direttamente da una puntata della famosa serie televisiva 'Crime scene investigation', questa volta applicata ad un frammento metallico di lancia esplosiva. ''E' quanto racconta in un articolo comparso sulla rivista 'Polar biology' il biologo statunitense Craig George, che da anni lavora nella comunita' eschimese locale - afferma Borsani - e si tratta non solo di una scoperta sulla longevita' di questi animali, ma anche sulle loro rotte: significa che per 140 anni questa balena si e' mossa seguendo sempre la stessa strada''. Craig infatti, dopo vari confronti con reperti museali, ha scoperto che il frammento dell'arma rinvenuto all'interno della balena portava la firma del suo autore: Ebenezer Pierce, che durante la guerra di secessione aveva brevettato questo tipo di punta esplosiva. Il che ha consentito di risalire alla data di produzione, fra il 1879 e il 1885, anno in cui era stata modernizzata la lancia esplosiva. ''Gli attrezzi da caccia della baleneria dell'epoca venivano costantemente aggiornati e migliorati - aggiunge Borsani - e non solo e' impensabile che in un Paese di cacciatori abbiano tenuto da parte le munizioni, ma anche che si sia trovato successivamente lo strumento adatto per usare questo tipo di 'proiettile'.

D'altronde, gia' nel 1980 era stato rinvenuto un esemplare di balena della Groenlandia, che secondo l'analisi chimica del cristallino dell'occhio aveva dimostrato di aver superato i 100 anni di eta'. Quindi il conto torna''. Intanto i cacciatori eschimesi sono alle prese con gli effetti del riscaldamento del Pianeta, che minaccia le loro risorse di cibo. Il ghiaccio che si ritira ha portato alla luce buche del terreno che contengono riserve di grasso di balena 'millenarie', il cosiddetto 'maktak', l'unica fonte di vitamina naturale nell'Artico. ''Le riserve sono state recentemente datate tra i 3mila e i 5mila anni fa - spiega l'esperto - Eliminate anche quelle, il problema adesso e' che con lo scioglimento del permafrost la comunita' di eschimesi, che ha una quota di caccia assegnata di 4 esemplari di balena l'anno, principale fonte di cibo, non riesce piu' a catturarne a sufficienza. Le balene migrano sempre piu' lontano dalla costa, che si sta ritirando, diventando irraggiungibili per gli eschimesi e per le loro fragili imbarcazioni fatte di ossa e pelli di foca''. Quindi, a dispetto delle balene che riescono a oltrepassare un secolo di eta', oggi chi rischia la sopravvivenza e' la comunita' degli Inuit di Barrow, a causa dei mutamenti del clima.

(ANSA)

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sabato, luglio 26, 2008, 11:48
Addio ai ghiacci più belli del mondo

Si frantuma in pieno inverno australe il fronte del Perito Moreno: “Un altro segno dell’effetto serra”. Anche nell’emisfero Sud un bis dei disastri che si stanno verificando dalle Alpi all’Himalaya, fino al Polo Nord

 24 luglio 2008 - Questa volta lo spettacolo è arrivato fuori stagione, e invece che gioia e ammirazione ha prodotto sconcerto e un nuovo allarme sul già malandato stato di salute del Pianeta. La rottura del ghiaccio al Perito Moreno, il più famoso ghiacciaio del Sud America, è un evento atteso ciclicamente da scienziati e turisti a caccia di emozioni in Patagonia. Avviene più o meno ogni quattro anni, anche se a volte si è fatto attendere per 10. Ma sempre, fino a oggi, durante la tarda estate o l’autunno australi. A gennaio o marzo. Non a luglio, quando al 50° parallelo Sud le temperature corrono rapidamente sotto lo zero. Invece, in questo luglio 2008, che gli studiosi del clima si stanno già appuntando sul calendario, un enorme ponte di ghiaccio è andato in frantumi sul fianco della spettacolare lingua bianca che scende nel Lago Argentino dall’immenso Campo de Hielo Sur, dalle Ande al confine tra Argentina e Cile.

Il Perito è amatissimo dai naturalisti proprio perché è un ghiacciaio irrequieto, che avanza alla folle velocità, per quanto riguarda l’acqua allo stato solido, di due metri a giorno, 700 all’anno. Gli scioglimenti estivi creano meravigliose caverne dalle sfumature dell’iride. Ma è il fronte sul Lago Argentino il più spettacolare. L’enorme massa ghiacciata - ampia cinque chilometri, con un’altezza media di 60 metri sulla superficie dell’acqua - forma una diga naturale che separa le due metà del lago. Senza via di fuga, il livello dell’acqua della parte del lago detta Brazo Rico può salire di oltre 30 metri. La brutale pressione prodotta da questa massa d’acqua finisce per rompere la barriera di ghiaccio che la ostacola, in un fuoco di artificio di crolli e frantumazioni.

Il suono del ghiaccio che freme e quasi soffre in una sorta di titanico parto è considerato una della manifestazioni più stupefacenti della natura alle quali possa assistere un essere umano. Ma stavolta i glaciologi avrebbero preferito non ascoltarlo. Fino a pochi mesi fa il Perito Moreno era considerato una buona notizia in mezzo a un mare di disperazione. Il Perito reggeva, a differenza dei ghiacciai dell’emisfero Nord, dalle Alpi all’Himalaya, che si sciolgono a velocità crescente. «Ma già a marzo - commenta Massimo Frezzotti, glaciologo dell’Enea - abbiamo scoperto con delusione che anche il Perito Moreno si assottigliava. Non diminuiva l’estensione, ma lo spessore sì: 14 metri in meno rispetto il massimo finora rilevato».

Se anche dai ghiacci dell’emisfero Australe, che finora sembrano meno toccati dal riscaldamento globale, cominciano ad arrivare segnali inquietanti, il taglio di metà delle emissioni di gas serra da qui al 2050 deciso dal G8 a Toyako potrebbe essere poca cosa e molto in ritardo. Nell’emisfero Nord lo scioglimento di ghiacciai e calotta polare è un treno in corsa e ci vorrebbero ben altri freni.

L’estensione del pack al Polo Nord è arrivata a settembre a un minimo di cinque milioni di chilometri quadrati, contro i setto-otto che erano la media fino agli Anni 70.

L’inverno più rigido degli ultimi anni aveva fatto sperare in una battuta d’arresto. «Invece quest’anno con ogni probabilità toccheremo un nuovo minimo - avverte Don Perovich, del Cold Regions Research and Engineering Laboratory (Usa) -. A luglio siamo già agli stessi livelli dell’anno scorso e la diminuzione della superficie ghiacciata è cominciata prima. Ciò moltiplica l’effetto albedo e le acque si riscalderanno di più, soprattutto durante i primi mesi dell’estate». L’effetto albedo è un moltiplicatore dei meccanismi di riscaldamento: ghiacci e neve si sciolgono, sparisce il manto bianco che riflette i raggi solari, la terra o le acque scure assorbono più calore, ghiaccio e neve si sciolgono ancora di più. Per quest’anno i glaciologi più pessimisti si aspettavano a fine estate un Polo Nord senza pack. Dovesse sparire anche il Perito Moreno, forse sarebbe meno grave per il destino dell’umanità, ma per certi versi ancora più triste.

GIORDANO STABILE

www.lastampa.it

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sabato, luglio 26, 2008, 11:44
Fermo pesca 2008

26 Luglio 2008 - E’ stato messo a punto il calendario per il fermo pesca 2008 per permettere la riproduzione di specie bentoniche e pelagiche che interessa le imbarcazioni che effettuano la pesca a strascico e/o volante lungo le coste italiane.
Per il 2008 si prevede l’interruzione temporanea dell’attività di pesca a strascico e/o volante per le unità iscritte nei compartimenti marittimi che vanno da Trieste a Bari per 30 giorni consecutivi dal 4 agosto al 2 settembre.
Per le imbarcazioni iscritte nei compartimenti marittimi da Brindisi ad Imperia il fermo si effettuerà, sempre per 30 giorni consecutivi, dal 3 settembre al 2 ottobre. Per i compartimenti marittimi della Direzione Marittima di Palermo e nei compartimenti marittimi della Sardegna si effettuerà dal 25 agosto al 23 settembre. Per i compartimenti marittimi di Catania il periodo dell’interruzione della pesca a strascico e/o volante andrà dal 15 settembre al 14 ottobre, per Lampedusa 1 ottobre 30 ottobre.

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venerdì, luglio 25, 2008, 08:34

Riserve marine ai raggi x

Parte il progetto DES, una collaborazione tra i sub e Greenpeace per Roma, Italia, 24 luglio 2008  — Il rapporto "Riserve marine ai raggi X" nasce dal monitoraggio subacqueo in 11 aree marine protette (AMP) realizzato da Greenpeace, Dan Europe e Nase all'interno del progetto DES (Divers Environmental Survey). Obiettivo: verificarne lo stato di salute! I risultati promuovono Pianosa, Portofino e Capo Carbonara, ma anche Tavolara Capo Caccia, Tor Paterno e Ventotene. Pagella negativa per Plemmirio e Isole dei Ciclopi. Sufficienza per Porto Cesareo e Cinque Terre.

Lo stato generale dell'ambiente nelle AMP monitorate risulta buono. Maggiori preoccupazioni si riscontrano per i popolamenti ittici e per i popolamenti dei fondali. I cinque problemi principali che il monitoraggio del DES ha riscontrato sono:

 1. Pesca di frodo. È il problema più diffuso. In due AMP, in zona A sono state trovate reti da pesca: Plemmirio e Isole dei Ciclopi. Anche a Pianosa (zona A ma di un Parco Nazionale) è stato trovato e asportato un piccolo frammento di rete. A Tor Paterno c'erano pescatori con le canne e a Porto Cesareo è stato fotografato un pescatore subacqueo.

2. Zonizzazione insufficiente. La zonizzazione è la definizione dei livelli di tutela. Com'è noto, in Italia esiste una suddivisione su tre livelli di tutela: zone A (massima), B (intermedia) e C (minore). Tuttavia, sono stati osservati posti bellissimi in zona C e posti dove non c'era molto in zona A.

3. Eccessiva urbanizzazione della costa. Rilevato in alcune AMP un eccesso di sedimentazione e torbidità che dipende anche dalla urbanizzazione della costa (costruzione di case, strade, porti…) con il rilascio di fango e altre sostanze. Un esempio, Punta Mesco alle Cinque Terre.

4. Presenza specie aliene. Meno famosa della sua "parente" Caulerpa taxifolia (la cosiddetta "alga assassina"), la C. racemosa è stata trovata dalla Sicilia all'Arcipelago Toscano e risulta ormai diffusa in tutto il Mediterraneo, soprattutto nel Sud. Le AMP potrebbero essere utili "sentinelle" dove monitorare l'evolversi di queste invasioni biologiche.

5. Impatto del cambiamento climatico. Possibile conseguenza del cambiamento climatico sembra essere la moria del popolamento di corallo rosso a bassa profondità presso la Grotta di Falco a Capo Caccia (Alghero). Probabilmente anche alcuni popolamenti di Paraeritropodium coralloides, una gorgonia parassita che si insedia sulle gorgonie danneggiate, possano derivare da morie indotte da stress termici o da altri impatti antropici di origine "distante" dall'AMP.

Le AMP si confermano uno strumento valido al ripopolamento in presenza di controlli severi e in assenza di prelievo da pesca. Per questo Greenpeace chiede la creazione di una rete efficace di Riserve Marine - chiuse alla pesca e all'inquinamento - che copra il 40% dei mari italiani. Solo un sistema di questo tipo potrebbe ripopolare i mari e restituire opportunità di lavoro al mondo della pesca che negli ultimi anni ha perso 15.500 posti di lavoro.

La "pagella" delle Aree Marine Protette

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venerdì, luglio 25, 2008, 08:30
Greenpeace chiede aerei per controlli contro tonnare illegali

Napoli, 25 luglio 2008 - Aerei da ricognizione che seguono dall'alto i banchi di tonno rosso, segnalandone la presenza ai pescatori "pirata". Il fenomeno, già denunciato lo scorso anno da Greenpeace, si sta ripetendo anche quest'anno: l'associazione ambientalista lancia l'allarme, esprimendo viva soddisfazione per le contravvenzioni elevate nelle ultime settimane dalla Guardia di Finanza di Salerno, che ha contestato - per un totale di 672.000 euro - violazioni a 13 pescherecci facenti capo ad associazioni e consorzi con sede a Salerno.
Gli aerei da ricognizione - spiega Greenpeace - partendo da Gela e Marina di Modica, venivano utilizzati per scoprire i banchi di tonno, in violazione delle norme comunitarie e dell'Iccat (Commissione Internazionale Conservazione Tonno Atlantico).
"Invece di autorizzare nuove gabbie di ingrasso del tonno rosso, che incentivano la pesca pirata, sarebbe ora che le autorità italiane facessero pulizia in un settore alla deriva" commenta Alessandro Giannì, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia. "Già l'anno scorso avevamo denunciato la presenza illegale di aerei in appoggio alle tonnare volanti di Salerno: che la cosa si sia ripetuta lascia intendere che questi signori abbiano protezioni in alto loco".

(ANSA)

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mercoledì, luglio 23, 2008, 19:38
UN CROSTACEO SPIEGA IL CLIMA DEL POLO SUD

ROMA, 23 luglio 2008 - Un minuscolo crostaceo d'acqua dolce custodisce nella sua corazza una verità di enorme portata: l'Antartico doveva essere molto più caldo di oggi. Infatti un fossile ben conservato di ostracode, un crostaceo appunto, rinvenuto nella gelida terra del polo Sud, suggerisce che prima lì le temperature dovevano essere più ospitali.

Il crostaceo, spiega Allan Ashworth della North Dakota State University sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, ha qualcosa come 14 milioni di anni ed è conservato alla perfezione, mostrando tutte le sue parti anatomiche, dalle zampe alla bocca, in perfetto stato. Meno di un millimetro di grandezza, il fossile è stato rinvenuto in un lago antico (del Miocene) nelle Dry Valleys, le Valli secche nella regione orientale dell'Antartico. Ritrovare un fossile così ben conservato, ha detto un altro degli autori del lavoro, Mark Williams del dipartimento di Geologia all'Università di Leicester, "é un evento raro, unico per l'Antartico".

La presenza poi di tale animale ad una latitudine così ostile, ha aggiunto Williams, 77 gradi di latitudine sud, è cosa a sua volta degna di nota. Le condizioni attuali della regione Antartica, infatti, con temperature annue medie di meno 25 gradi centigradi, sono del tutto incompatibili con la presenza di una simile fauna.

 "Il fossile quindi - ha continuato Williams - suggerisce che nella regione vi sia stato un sostanziale rafreddamento in un certo intervallo di tempo, cosa che aiuta a ricostruire la storia dello sviluppo del ghiacciaio continentale e, quindi, anche a capire quali potrebbero essere gli effetti del riscaldamento globale". E' probabile che si sia passati da un paesaggio di tundra 14 milioni di anni fa, alle condizioni attuali, ma, hanno concluso gli esperti, il fossile ritrovato, da solo, non legittima a pensare che allora vi fosse un"oasì faunistica di crostacei. Più probabilmente uova di ostracodi sono state trasportate dalle zampe di uccelli migratori che le hanno scaricate nell'antico lago.

ANSA
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mercoledì, luglio 23, 2008, 11:11
Ostriche sotto attacco

21 Luglio 2008 - Gli allevamenti francesi di ostriche della specie Crassostrea gigas, dette anche ostriche giapponesi, sono stati colpiti da un misterioso virus che in pochi giorni ha distrutto di media il 40% della produzione. La Francia che è al primo posto in Europa ed al 4° nel mondo per la produzione di ostriche si sta preoccupando seriamente per la misteriosa moria che ha colpito i suoi allevamenti sia al nord che al sud del paese.
Per ora si parla di virus ma in realtà le cause restano ancora sconosciute e non è da escludere che la responsabilità possa essere imputata all’aumento di temperatura dell’acqua marina o all’effetto di un’alga tossica. Resta escluso qualsiasi rischio per i consumatori. La Francia oltre ad avere i più grandi allevamenti di ostriche è anche il maggiore consumatore di questo bivalve. La pratica dell’allevamento è iniziata qui in grande stile dopo l’esaurimento dei banchi naturali e riguarda solo le ostriche del tipo concavo con la conchiglia a forma ovale allungata con evidente concavità che si distinguono in ostriche portoghesi, Crassostrea angolata e ostriche giapponesi Crassostrea gigas.

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martedì, luglio 22, 2008, 12:29

Centinaia di relitti nei fondali calabresi
Trovate anche navi della Magna Grecia

CATANZARO (21 luglio 08) - Le acque che circondano la Calabria sono state teatro di grandi battaglie. Negli abissi che circondano la regione si trovano centinaia di relitti dalla cui analisi è possibile ricostruire la storia degli scontri che lì sono stati combattuti.

Dal desiderio di sapere di più sull'affondamento e sulla scomparsa di molti relitti è nata la ricerca di un esploratore e documentarista calabrese, Francesco Scavelli, che da dieci anni, consultando gli archivi nazionali e internazionali delle Marine Militari, sta ricostruendo la storia, le rotte e le modalità di affondamento dei relitti affondati nel mare della Calabria: «La nostra è ricerca che ancora continua - ha detto Scavelli - È una passione che ci spinge a scendere nei fondali marini e a individuare le navi che sono ormai nascoste tra spugne e coralli. Dalle nostre ricerche siamo riusciti ad individuare anche imbarcazioni della tarda Magna Grecia».

A largo di Scilla Scavelli e la sua equipe di ricercatori hanno trovato due navi, una spagnola e una inglese, che nei primi anni del 1800 si diedero battaglia: «Queste due navi si fronteggiarono in una battaglia che le portò entrambe all'affondamento. Erano navi con 140 cannoni che ora si trovano negli abissi marini». Nei fondali calabresi ci sono navi da guerra spagnole, galeoni turchi e resti di imbarcazioni che risalgono alla seconda guerra mondiale, quando la striscia d'acqua attorno alla Calabria era diventata una rotta bellica.

I numerosi relitti della seconda guerra mondiale sono stati inseriti in un progetto, promosso l'anno scorso dall'allora assessore regionale al turismo della Calabria, Nicola Adamo, per realizzare delle visite guidate subacquee. «Attraverso i mari della Calabria è passato tutto il mondo. C'è una concentrazione di navi che ci fa capire come le rotte nelle acque calabresi avevano una importanza fondamentale per la navigazione internazionale. Nei giorni scorsi ho avuto incarico dallo Stato Maggiore della Marina Militare e dal ministero della Difesa per rintracciare una importante nave nelle acque del Mediterraneo. A settembre riusciremo a svelare anche quest'ultimo segreto».

I relitti più importanti. I relitti che si trovano nei fondali calabresi e che destano maggiore attenzione sono: la Carboniera "Zenobia" (Isola Capo Rizzuto); la montonave passeggeri "Viminale" (Palmi); la nave cisterna per acqua "Trapez 4" (Fiumefreddo Bruzio); il piroscafo da carico "Pasubio" (Punta Stilo); il "Rimorchiatore" (Capo Rizzuto); il piroscafo da carico "Marzameni" (Melito Porto Salvo); la nave da carico "Lillois" (Scalea); la nave da carico "Kingdom" (Santa Caterina dello Jonio); il piroscafo "Laura C" (Saline Joniche); la nave da carico "Gunny" (Capo Rizzuto); la nave da carico "Fort Missanabie" (Roccella Jonica), il piroscafo da carico "Cosala" (Badolato Marina); il piroscafo "Città di Bergamo" (Capo Spartivento); il piroscafo da carico "Colomba Lo Faro" (Melito Porto Salvo); la torpediniera "Castore" e la nave da carico "Carlo Martinolich" (Capo Spartivento); la rinfusiera "Capitan Antonio" (Santa Caterina dello Jonio); il cacciatorpediniere "Audace" (Capo Colonna); la nave mista "Bengala" (Capo Rizzuto); la nave da carico "Sparviero" (Roccella Jonica).

www.ilmessaggero.it

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lunedì, luglio 21, 2008, 09:27
PESCA: IN MAREMMA SISTEMA RADAR CONTRO STRASCICO
Wwf assieme ad Agci

21 luglio 2008 - Un sistema di controllo radar contrastera' la pesca illegale nelle acque della Maremma. Lo annuncia, in una nota diffusa a Firenze, il Wwf Italia che ha promosso l'iniziativa insieme all'Associazione generale cooperative italiane settore agro ittico alimentare (Agci Agrital).
Il sistema sara' installato in una costruzione messa a disposizione dall'ente Parco della Maremma situata a Bocca d'Ombrone, tra Talamone e Marina di Grosseto. Si tratta di una struttura radar interfacciata con un Gps collegato ad un sistema informatico in grado di trasmettere dati e rilievi alle Capitanerie di porto in modo da permettere all'autorita' marittima di rilevare 24 ore al giorno le attivita' illegali di pesca a strascico entro le tre miglia dalla costa nella zona del Parco regionale della Maremma.
''E' importante - sottolinea nella nota Marco Costantini, responsabile mare del Wwf Italia - che per combattere la pesca illegale vi sia un inasprimento delle sanzioni, una intensificazione dei controlli da parte delle Capitanerie di porto, ma soprattutto la collaborazione di tutti gli attori ed operatori del mare''.

(ANSA)

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domenica, luglio 20, 2008, 09:50
Inverni antartici troppo brevi
Biodiversità: i danni degli iceberg
Sempre più spesso si staccano dai ghiacciai, ma non riescono a prendere il largo, rimanendo parzialmente bloccati dalla banchisa
 
Le popolazioni di organismi marini che vivono sui fondali che circondano la Penisola Antartica - la cui ricchezza a iniziato a essere apprezzata solamente in anni recenti - vengono periodicamente falcidiate dagli iceberg che, distaccatisi dai ghiacciai del continente, "dragano" il fondo con la loro estremità sommersa.

Ricercatori del British Antarctic Survey (BAS) hanno mostrato come il ritmo con cui questo fenomeno sta accadendo è in continua accelerazione, e che il la formazione di iceberg sia collegata dalla durata dell'inverno marino, una stagione che negli ultimi decenni ha mostrato di abbreviarsi sempre più.

L'aumento dei danni prodotti dagli iceberg, dicono i ricercatori potrebbe avere gravi ripercussioni per tutti gli organismi che vivono fino a 500 metri di profondità in quell'ecosistema, che ospita l'80 per cento circa di tutte le forme di vita della regione antartica.

"Era già stato ipotizzato che il livello dei danni potesse essere correlato alla durata dell'inverno, ma finora nessuno era riuscito a dimostrarlo e a quantificarlo", he detto Dan Smale che firma con i suoi collaboratori un articolo in merito sull'ultimo numero di"Science". "Negli anni con una lunga stagione ghiacciata, di otto mesi circa, il livello del disturbi provocato dagli iceberg è molto basso, mentre negli anni in cui la formazione della banchisa sul mare è ridotta, il fondale viene raschiato dal ghiaccio per buona parte dell'anno."

Il motivo di ciò sarebbe legato al fatto che gli iceberg, staccatisi dai ghiacciai, non riescono comunque a prendere il largo, rimanendo parzialmente bloccati dalla banchisa, che solo dopo molte "oscillazioni" attorno al luogo dal cui si sono staccati riescono a frantumare per allontanarsi. (gg)

19 luglio 2008

Le Scienze

scritto da camozzi
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