Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


sabato, agosto 30, 2008, 09:49
Leggi speciali contro Sea Shepherd

Il Governo Giapponese sta preparando delle leggi speciali contro la Sea Shepherd.

Fonte notizia

28/08/2008 - Il Governo Giapponese ha intenzione d'introdurre nuove leggi che permettano alla propria Guardia Costiera di abbordare imbarcazioni battenti bandiera straniera fuori dalle acque territoriali giapponesi.
Lo fara' revisionando il codice penale o facendo passare una legge specifica sul tema.

Il problema del Giappone è che sebbene chiamino "pirati" da anni la Sea Shepherd e i suoi equipaggi, non hanno alcun fondamento legale per sostenere tale tesi.

La Sea Shepherd Conservation Society non ha mai arrecato alcun tipo di danno agli equipaggi giapponesi, ne' ha mai danneggiato o rubato beni di loro proprietà.

In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS), in vigore dal 1994, i firmatari possono attivarsi contro i pirati in mare aperto. Nel 1996, il Giappone ha ratificato la convenzione, che è stata sottoscritta da 155 paesi.

Il Giappone ha il potere di intervenire contro la pirateria ma non ha l'autorità di condannare chiunque non sia di suo gradimento per atti di pirateria.

La legge che intendono approvare configurerà in particolare le azioni di disturbo ai danni delle baleniere giapponesi condotte in acque internazionali come Atti di Pirateria.

In Giappone, le leggi nazionali attualmente in vigore non permettono severe misure antipirateria. La legge permette solamente alla Guardia Costiera Giapponese di intervenire e di incriminare dei "pirati" solo per i reati gia' previsti dal Codice Penale, il che copre solo i reati commessi a bordo di navi registrate in Giappone e le azioni contro cittadini giapponesi su imbarcazioni battenti bandiera straniera.

La nuova legge proposta prevede invece di dare al governo il potere di definire quali sono le attività illegali in mare soggette a sanzioni o pene. Tra queste vi sono:

  • Attività illegali e violente, detenzioni e saccheggiamenti che coinvolgono imbarcazioni in mare e su aereoplani, da parte di equipaggio e passeggeri a bordo imbarcazioni ed aerei privati.
  • Aiuto volontario alle navi e aerei pirata.
  • Tumulti che coinvolgono tali attività.

In base alla nuova legge, la Guardia Costiera Giapponese potrebbe arrestare e catturare navi pirata, secondo quanto riferiscono le fonti.

La proposta giapponese cita in modo chiaro le attività della Sea Shepherd. La seguente dichiarazione è apparsa nella stampa giapponese:

Quando la Sea Shepherd, un'organizzazione Americana per la protezione degli ambienti marini, ha interferito con la baleniera giapponese lo scorso febbraio, il governo non ha potuto intervenire per vie legali poiché gli assalitori non erano stati identificati.

La legge in via di definizione, tuttavia, permetterà probabilmente alle autorità di arrestare il capitano della nave interessata, anche se coloro che hanno eseguito le attività illegali non sono stati identificati.

Se le Forze di Auto-Difesa (SDF – Self-Defence Forces) si impegnano in attività di perlustrazione contro le attività di pirateria, incluse quelle a bordo di navi battenti bandiera straniera, nell'Oceano Indiano e in altri luoghi, sarà necessario includere delle norme specifiche per l'uso delle armi da parte del personale SDF.

Mentre l'Australia e la Nuova Zelanda e altre nazioni pro-balene rimangono in disparte per paura di offendere il governo giapponese, questo ha intenzione di utilizzare forze armate per interrompere le azioni di disturbo alle operazioni di caccia illegale da parte delle associazioni protezionistiche non governative.

Ciò significherebbe che la Guardia Costiera giapponese potrebbe abbordare le navi della Sea Shepherd con l'uso di armi nelle acque del Territorio Antartico Australiano.

Le domande del Capitano Paul Watson rivolte al Ministro dell'Ambiente Australiano, Peter Garrett, su questa evenienza non hanno ricevuto risposta.

"In effetti, non ho ricevuto una sola risposta a una singola e-mail o lettera spedita al Ministro da quando è stato eletto," dice il Capitano Watson. "Si è rifiutato d'incontrarmi e di parlare con me al Meeting dell'International Whaling Commission svoltosi di recente a Santiago, in Cile. Ha parlato molto cordialmente con i giapponesi e i norvegesi, ma non con noi. Sulla problematica della pesca illegale condotta dai giapponesi è diventato molto silenzioso".

Al contrario, l'ex Ministro dell'Ambiente Australiano, Ian Campbell, ha preso parte al meeting IWC a Santiago come rappresentante per la Sea Shepherd Conservation Society.

Recentemente, la nave della Sea Shepherd, la Steve Irwin, è stata costretta a lasciare Melbourne quando il punto d'attracco che la nave utilizzava da tre anni è passato da gratuito a un costo di ben 59.000 dollari al mese. A Brisbane la nave deve pagare più di 400 dollari al giorno come diritti d'ormeggio.

Nel frattempo la flotta di baleniere giapponesi è appena ritornata dalle acque del Pacifico del Nord dove ha ucciso 211 balene di diverse specie tra cui anche alcune a rischio d'estinzione.

Nonostante l'aumento del costo del carburante e dei diritti d'ormeggio, la Sea Shepherd Conservation Society ritornerà nel Santuario delle Balene nell'Oceano del Sud per fare ciò che dovrebbe essere fatto in un santuario delle balene: proteggere le balene.

Fonte:
Sea Shepherd, Japanese Government Prepares Special Anti-Sea Shepherd Laws, 24 agosto 2008

www.agireora.org

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sabato, agosto 30, 2008, 09:44

FILMATO IN LAGO SVEDESE GEMELLO MOSTRO LOCHNESS

STOCCOLMA - Un 'gemello' del mostro di Lochness, la leggendaria creatura che vivrebbe nell'omonimo lago scozzese, dopo anni di appostamenti e vane attese è stato finalmente filmato nel lago svedese di Storsjoe dalle telecamere di un gruppo di appassionati.

E' quanto sostiene Gunnar Nilsson, il presidente dell'Associazione commercianti della cittadina di Svenstaviks, nella Svezia centrale, che con alcuni amici e il sostegno attivo della provincia di Jaemtland e del comune di Berg, lo scorso giugno ha montato sei videocamere, di cui due di profondità, nella zona del lago dove il Nessie scandinavo sarebbe solito farsi vedere.

"Giovedì alle 12:21 una delle nostre telecamere ha finalmente registrato un essere vivente e non si trattava sicuramente né di un luccio né di un persico, di questo si può star certi", ha detto trionfante Nilsson, il capofila dell'iniziativa. Immagini piuttosto confuse sono state già collocate sul sito Internet dedicato alla creatura.

Chi ha visto tutto il filmato originale sostiene che come il suo 'fratello' scozzese, il mostro del lago Storsioe è una sorta di serpentone acquatico con la testa che assomiglia a quella di un cane e due orecchie a sventola che potrebbero fungere da pinne.

La gente del luogo assicura che il misterioso essere è già stato avvistato oltre 200 volte, da quando, secondo la leggenda, si manifestò per la prima volta nel 1615. L'ultima che è comparso in superficie è stato nel luglio 2007. La caccia fotografica al Nessie svedese finora è costata circa 400 mila corone (circa 43 mila euro). Ora l'associazione conta di installare altre 20 telecamere lungo il lago e nelle sue acque. "Siamo veramente felici per quello che siamo riusciti a filmare - ha detto Nillsson - il nostro scopo è anche quello di favorire il turismo nella nostra regione e il mostro ci sta dando una grossa, grossa mano".

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venerdì, agosto 29, 2008, 08:32

Exxon Valdez, sì al risarcimento
Ai pescatori tre quarti dei danni

La Exxon Mobil ha accettato di pagare ai pescatori 383 milioni di dollari. Secondo un giornale di Anchorage i pescatori avrebbero dato l'ok al risarcimento per il disastro provocato nel 1989 dalla petroliera in Alaska

La Exxon Valdez383 MILIONI. La Exxon Mobil ha accettato di pagare ai pescatori danni equivalenti al 75 per cento di quanto la Corte suprema degli Stati Uniti in giugno aveva stabilito fosse il massimo ragionevole. Un risarcimento di 383 milioni di dollari, per il disastro ecologico provocato nel 1989 dalla petroliera Exxon Valdez in Alaska. Lo scrive un giornale di Anchorage. Citando sia la multinazionale petrolifera che gli avvocati dei pescatori che sono in causa, il giornale sostiene che la Exxon Mobil verserà entro ottobre una parte dei danni stabiliti mentre la data finale del pagamento verrà decisa nei prossimi giorni.
LA CATASTROFE. La più grave catastrofe ambientale degli Stati Uniti, di cui la Exxon Valdez fu responsabile, risale al 24 marzo del 1989. Nella Baia di Prince William, una delle più spettacolari dell'Alaska, la petroliera finì incagliata contro una scogliera, riversando in mare cinquantamila tonnellate di petrolio. La Exxon Mobil ha già pagato finora circa 3,4 miliardi di dollari per pulire ciò che aveva inquinato, chiudere i tanti processi di risarcimento avviati e indennizzare più di 32 mila persone tra pescatori e lavoratori marittimi.
 
LA CONDANNA. Ma questi ultimi avevano avviato una serie di cause nei confronti della società petrolifera per ottenere il risarcimento di quelli che il diritto americano definisce danni "punitivi". In funzione di quelle cause, nel 1994 la Exxon era stata condannata al pagamento di ulteriori 5 miliardi di dollari, una somma che seppur dimezzata in appello 12 anni dopo resta pur sempre una cifra record per la giustizia americana.
 
LA REVISIONE. Il 25 giugno la Corte Suprema aveva valutato che i danni "punitivi" stimati a suo tempo nei confronti della compagnia petrolifera erano da considerarsi eccessivi e aveva sentenziato che fossero riconteggiati, raccomandando di non superare i 507 milioni di dollari.
I pescatori danneggiai avrebbero ora accettato in via di principio il risarcimento al 75 per cento. I loro avvocati ritengono però che debba essere versata loro la somma equivalente agli interessi per questa cifra accumulati in quasi vent'anni, che ammonterebbero a un miliardo di dollari.

27 agosto 2008
www.lanuovaecologia.it
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giovedì, agosto 28, 2008, 10:46
Messaggio in b o t t i g l i a

Shutterstock_6711424

http://robinwrightpenn.org.es/FILMO/MESSAGE%20IN%20A%20BOTTLE/pictures/B20.jpgPer chi è incuriosito da questa forma di comunicazione, per coloro che non abitano al mare ma vogliono lasciare un messaggio in bottiglia, esiste un sito inglese che - dopo aver compilato il messaggio - lo fanno in sua vece. Il luogo da cui viene lanciato il messaggio è Brighton, UK, e basta scegliere il tipo di bottiglia tra quelle indicate e compilare il messaggio nel riquadro del sito.

E' possibile anche accedere alla webcam di Brighton da dove verrà gettata in mare la bottiglia, per vedere le condizioni meteo e le correnti marine in un dato periodo dell'anno.
Se sarà come nel film con Kevin Costner e Robin Wright Pen non lo si  può sapere, ma chissà... i sogni sono gratis!

Buona fortuna!

 
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mercoledì, agosto 27, 2008, 16:13
Un nuovo buffo delfino

26 Agosto 2008 -  Gli scienziati australiani hanno identificato una nuova specie di delfino nelle acque della Grande Barriera Corallina, lo Snubfin. Notato già tre anni fa per le sue caratteristiche insolite, quali la testa arrotondata e il muso poco pronunciato, inizialmente lo si era scambiato con il delfino Irrawaddi che vive nelle acque costiere e nei grandi fiumi dell'Asia e del nord dell'Australia.
Gli zoologi marini dell'Università James Cook di Townsville (Queensland), Isabel Beasley e Peter Arnold però, dopo aver osservato il comportamento in acqua, aver eseguito misurazioni craniche e fatto il test del Dna, confermano che si tratti proprio di una nuova specie, la Orcaella heinsohni.
Le conclusioni della scoperta saranno pubblicate sulla rivista "Marine Mammal Species".

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martedì, agosto 26, 2008, 08:36

Italiani grandi consumatori d'acqua

foto di Maria Cecilia Camozzi25 agosto 2008 - Si è conclusa recentementela settimana mondiale dell’acqua, indetta dall’Istituto Internazionale per le acque di Stoccolma. Fra i tanti argomenti trattati è emerso che l’Italia è fra i più grandi consumatori d’acqua.

Nel nostro paese la media è di 215 litri al giorno, contro i 2,5 litri che rappresentano la stima del fabbisogno per le esigenze di vita. In sostanza abbiamo un consumo 86 volte superiore a quello di cui avremmo bisogno. L’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito la soglia minima del fabbisogno idrico per persona in 1.700 metri cubi di acqua all’anno (per usi idropotabili, irrigui, industriali, energetici).

In parte, spiega l’Aduc, siamo responsabili dei consumi mondiali, visto che, come ha sottolineato la Fao, su 5 mila chilometri cubi d’acqua consumati nel mondo, circa 3.500 vanno all’agricoltura, 1.000 circa all’industria e circa 200 agli usi civili.

Andiamo a vedere nel dettaglio come viene utilizzata l’acqua nel nostro paese. Quotidianamente circa ilo 28% (8 litri) finisce nello sciacquone del bagno; Il 23% dell’acqua è usato per pulizie personali (bagno, doccia, denti e mani); il 14% per lavaggio (vestiti, biancheria, piatti e pentole); il 14% nelle annaffiature; il 13% per usi di cucina (cottura); l’8% in perdite di impianti.

Il quadro dell’Italia si colloca in una situazione nel mondo non di certo rosea. Infatti circa 1,4 miliardi di persone non ha acqua potabile a sufficienza, 1 miliardo beve acqua non sicura, 3,4 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie trasmesse dall’acqua. Purtroppo, conclude l’ADUC, le acque dolci rappresentano solo il 2% dell’acqua disponibile mentre il restante 98% è acqua salata. Di quel 2%, l’acqua utilizzabile è solo l’1%, perché il resto si trova nei ghiacci polari (75%) o nel sottosuolo (24%), oppure è mal distribuita e mal utilizzata.

Via Apcom.net
Foto di Maria Cecilia Camozzi su Flickr

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lunedì, agosto 25, 2008, 10:18
Il D-Day del Veliero dei Delfini

23 Agosto 2008 -  Sabato 2 agosto scorso è stata la giornata nazionale del delfino e per il Veliero dei Delfini è stata una giorno davvero particolare. Proprio in quella occasione la storica imbarcazione del CTS Ambiente ha effettuato una straordinario avvistamento.
Il Veliero dei Delfini, partito da Genova a fine Giugno con l’obiettivo di avvistare quanti più cetacei possibile, il 2 agosto si trovava nelle acque comprese tra Ventotene e Ponza dove ha avvistato e fotografato 3 capodogli e 20 stenelle.
L’evento conferma lo splendore e la ricchezza dei fondali intorno alle due isole dell’arcipelago pontino nelle cui profondità si trova anche un canyon marino profondo tra i 400 ed i 2000 metri. E proprio a queste profondità i capodogli trovano cibo.

www.mareinitaly.it
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domenica, agosto 24, 2008, 18:13
Il Pacifico con l´acqua alla gola
Termina oggi a Fukatunofo, la minuscola capitale della piccola Niue, il Pacific islands leadership forum, dedicato al cambiamento climatico.

Pubblichiamo un significativo intervento di Anote Tong, presidente delle Repubblica di Kiribati dal 2003.


di Anote Tong
 
TARAWA-SUD (Kiribati), 21 agosto 2008 - Se l´innalzamento del livello del mare obbligasse ad evacuare la Casa Bianca a Washington, sono sicuro che l´atteggiamento del mondo verso il riscaldamento climatico sarebbe molto differente.
Questo è accaduto poco tempo fa con uno degli edifici della sede della presidenza della Repubblica di Kiribati, cosa che mi ha obbligato a trasferire i miei uffici in zone più alte.

Per il popolo di Kiribati, una nazione insulare di appena 105.400 persone che abitano 33 atolli sparsi nell´oceano Pacífico centrale, il riscaldamento e l´aumento del livello del mare sono pericoli molto reali.
Come ha documentato il Programma ambientale del sud Pacifico, due isolotti disabitati, Tebua Tarawa e Abanuea, sono scomparsi sotto le acque nel 1999.

L´acqua, o meglio la mancanza di acqua, costituisce un enorme problema per diverse isole del Pacifico, specialmente per il gruppo dei piccoli Stati insulari che non hanno un sistema fluviale e dipendono da delicate risorse idriche sotterranee proprie degli atolli corallini. In questo gruppo si incontrano, tra gli altri, Palau, isole Marshall, Kiribati, Tuvalu, Naurú, Niue e Isole Cook.

Le isole Kiribati scarseggiano di terre sufficienti per stagni o laghi artificiali e la maggioranza della nostra popolazione non ha depositi per conservare l´acqua. Pertanto dipendiamo dalle falde sotterranee.
Però, mentre si riduce la terra, lo fa anche la sua capacità di trattenere queste risorse, fino al punto di non poter somministrare acqua dolce sufficiente alla popolazione. La perdita di territori provocherà anche una maggiore erosione costiera.

Abbiamo sempre riconosciuto la necessità di conservare le nostre riserve idriche. E´ vitale che lo facciamo per la nostra estrema fragilità davanti a qualsiasi siccità limitata o alla invasione dell´acqua marina nelle falde di acqua dolce.

La natura porosa dei nostri suoli di origine corallina fa in modo che gli specchi d´acqua siano molto vulnerabili alla contaminazione. Perciò, la mancanza di acqua potabile non è rara, e quando c´è mantenerne la qualità per i consumi umani comporta costi maggiori. La densità della popolazione dei centri urbani esacerba questi problemi.

E´ chiaro che l´insediamento umano e il cambiamento climatico determinano la qualità e la disponibilità delle fonti d´acqua per la nostra gente. Il governo e tutte le comunità devono impegnarsi nella sua preservazione e conservazione. Occorre che le autorità abbiano una ferma volontà e direzione politica per proteggere saggiamente le risorse idriche.
Però occorre anche migliorare i servizi igienici e di depurazione per impedire che le acque nere contaminino il substrato. Dobbiamo vivere sopra le falde dalle quali estraiamo l´acqua, il che presenta una serie di problemi di salute pubblica. Queste sono le sfide che dobbiamo affrontare.

Bisogna prendere in considerazione anche l´eventualità di trasportare acqua nelle isole, specialmente se la pioggia scarseggia e l´acqua sotterranea diminuisce.

Il mio governo ha deciso di adottare come slogan la frase "Acqua per comunità in salute, ambiente e sviluppo sostenibile", che contiene la nostra politica idrica nazionale. Questa politica, implica di assumere varie iniziative che affrontino le preoccupazioni relative all´acqua ed alla depurazione, che sono state avviate in collaborazione con agenzie internazionali come il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e il Fondo delle Nazioni Unite per l´infanzia.
Però la nostra capacità di far fronte a questi problemi è limitata per la nostra situazione riguardo alle risorse . Senza l´assistenza della comunità dei donatori, non ci risulterà facile affrontarli.

Allo stesso tempo, una parte significativa del problema potrebbe essere affrontato sul piano amministrativo. E´ molto importante E´ molto importante che i piani di azione discussi in conferenze internazionali come l´Asia-Pacific water forum, tenutasi dal 3 al 5 dicembre 2007 a Beppu, Giappone, vengano inclusi nelle politiche nazionali. Senza politiche idriche razionali sarà molto difficile affrontare questi temi a vasto raggio.

Anche se il dibattito su questi temi è carente, è sempre più urgente non sperare più ma affrontarli ora. Non c´è tempo da perdere.

www.greenreport.it
 
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domenica, agosto 24, 2008, 10:55
Dopo le api, le ostriche
Nel 2009 ci saranno due volte meno di ostriche del normale, e nel 2010 praticamente nessuna

Sulla Manica, il 40% delle ostriche «giovani» (di 18 mesi) sono morte.
Quanto alle larve di 12 mesi («naissans» nel gergo degli ostricari francesi) la perdita si calcola all’85%.
Ciò significa che questo Natale - tradizionale periodo della scorpacciata - sarà l’ultimo in cui si potranno mangiare le ostriche, perchè solo le più mature sono sopravvissute.

Nel 2009 ci saranno due volte meno di ostriche del normale, e nel 2010 praticamente nessuna. Per i 15 mila allevatori della Bassa Normandia, che producono di solito 130 mila tonnellate d’ostriche, per 266 milioni di euro nel 2006, è la casastrofe.
Disoccupazione certa per i lavoratori fissi e già in atto per gli stagionali, incaricati di «scuotere» e rovesciare le «tasche» colme di ostriche in crescita nei cosiddetti «parchi», gli specchi d’acqua tranquilla dedicati a questa coltivazione di lusso.

L’Institut français de recherche pour l'exploitation de la mer (Ifremer), ha mandato d’urgenza i suoi esperti per studiare l’ecatombe e i rimedi posssibili. Apparentemente, gli specialisti si orientano a pensare all’opera di un virus, denominato OsHN-1, reso più virulento dal cambiameno climatico. Altri accusano la temperatura, alta in modo anomalo, dell'acqua. Altri ancora accusano la eutrofizzazione delle acque, che sottrae ossigeno ai molluschi. La verità - tragica - è che nessuno sa veramente cosa sia successo, e come rimediare. Si ripete quel che è già successo alle api, decimate in USA ed in Europa da una misteriosa malattia. Solo, colpisce la rapidità della strage.

«E’ accaduto in due giorni», dice Françoise Leroux, ostricultrice a Blainville, nella Bassa Normandia: «Lunedì 30 giugno ho rivoltato le tasche delle larve, ed erano tutte vive; mercoledì 2 luglio, ho trovato le ostiche in posizione verticale e aperte». Due giorni.
Qualcosa del genere era avvenuto anche negli anni '70, quando l’ostrica piatta portoghese, coltivata allora, era stata distrutta da un agente patogeno. Fu sostituita dall’ostrica cava giapponese, che ora copre il 99% della produzione francese; a quanto pare, ora è questa a subire lo sterminio.
Qualche ostricultore ammette che il bacino dlela Bassa Normandia, relativamente nuovo a questo allevamento, s’è sviluppato troppo velocemente e troppo densamente, fino a raggiungere la produzione del sito storico delle ostriche, nel Poitu-Charentes.

C’è chi sospetta dei moderni metodi: un tempo le larve di ostriche erano prese in natura sulla costa atlantica, oggi sono coltivate fin dall’inizio nelle «ecloseries», sorta di giardini d’infanzia per molluschi, ma sovraffollati. Qualcuno confessa di aver riempito troppo le «tasche» immerse, a rischio di una trasmissione più facile delle malattie.
Insomma, il motivo di fondo è quello stesso che mette a rischio l’agricoltura: la monocultura artificiale ed intensiva. E l’uso eccessivo di fertilizzanti. Sparsi eccessivamente sui campi, finiscono in mare dilavati dalle piogge e stimolano la crescita abnorme di alghe - le quali consumano tutto l’ossigeno, lasciandone poco agli altri viventi.

Proprio nel numero del 15 agosto la rivista Science ha elencato oltre 400 zone costiere soffocate da fertilizzanti e rifiuti industriali, dove il mare è ormai un deserto. Il numero delle «zone morte» è raddoppiato ogni decennio dagli anni '60.

Fortunatamente, questo effetto sembra essere reversibile: la rinuncia ai fertilizzanti in certe aree dell’ex Unione Sovietica ha portato abbastanza rapidamente ad una ri-ossigenazione delle acque.

L’Istituto nazionale agrario francese raccomanda di «diminuire l’utilizzo di concimi chimici e di fitosanitari», ciò che si può fare senza penalizzare i rendimenti. La FAO riconosce che, almeno in Europa occidentale, si è coscienti del problema e che nei quattro anni prossimi la quantità di fertilizzanti usata dovrebbe diminuire. Ma non nel resto del mondo.

Maurizio Blondet

Fonte: Le Monde, 16 agosto 2008
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sabato, agosto 23, 2008, 11:01

Ricerca sull'invasione di meduse in Gran Bretagna

23 agosto 2008 - jellyfishScienziati britannici e irlandesi per la prima volta hanno preso in considerazione la possibilità di effettuare uno studio sulla crescente minaccia di meduse che circondano le loro coste. Utilizzando una nuovissima tecnologia, i ricercatori stanno pianificando il progetto Ecojel, che consiste nell’etichettare le meduse con lo scopo di tracciare i loro cicli di vita e spostamenti.

Le meduse, una delle forme di vita marina meno studiate, stanno provocando sempre più effetti dannosi per il turismo, le acquacolture e gli allevamenti. Lo scorso novembre un’invasione di meduse ha colpito l’unico allevamento di salmoni dell’Irlanda del nord, uccidendo addirittura oltre 100.000 pesci. Continui episodi di punture a nuotatori nel Mediterraneo e danni in larga scala ad allevamenti (dal Mar Nero all’Atlantico del Sud) hanno promosso lo studio congiunto delle università di Swansea e Cork.

Alla direzione del progetto c’è il Prof. Graeme Hays, capo della sezione di Bioscienze Ambientali e Molecolari all’Università di Swansea. Il prof. Hays esperto in tartarughe marine, principali cacciatrici di meduse, conferma la scarsa conoscenza di questa specie marina ed aggiunge che la loro continua crescita potrebbe incrementare a causa dei cambiamenti climatici e della pesca spropositata, provocando quindi gravi impatti socioeconomici.

Via | Indipendent.co.uk
Foto | Flickr

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sabato, agosto 23, 2008, 10:52
A nuoto per centinaia di Km per vincere la fame. Tutta colpa dello scioglimento dei ghiacci
Alaska, nove orsi polari in pericolo
Si sono spinti al largo in cerca di cibo e ora potrebbero non essere più in grado di tornare sulla costa

Un orso polare sulla banchisa: in Alaska è sempre più evidente lo scioglimento dei ghiacci
Un orso polare sulla banchisa: in Alaska è sempre più evidente lo scioglimento dei ghiacci
MILANO -
Il cibo sulle banchise scarseggia e gli orsi sempre più affamati sono costretti a spingersi in mare aperto per cercare nutrimento. Una ricognizione aerea di scienziati governativi nel mare di Chukchi in Alaska ha scoperto, in questi giorni, almeno 9 orsi polari che nuotavano a grande distanza dalle coste, uno di questi era addirittura ad un centinaio di chilometri. Gli animali potrebbero avere difficoltà a tornare a riva rischiando di annegare, in particolare se dovesse arrivare il maltempo. Difficilmente potranno sopravvivere.

«ANIMALI A RISCHIO» - «Trovare così tanti orsi polari al largo è il chiaro segno che il ghiaccio su cui vivono e cacciano continua a sciogliersi. Altri orsi potrebbero trovarsi nelle medesime condizioni - ha detto Geoff York, un biologo esperto di orsi polari del Wwf -. Se i cambiamenti climatici continueranno a colpire l’Artico, gli orsi polari e i loro cuccioli saranno costretti a nuotare per sempre più chilometri per cercare cibo e riparo».

CAMBIAMENTI CLIMATICI - L’Artico sta cambiando più rapidamente e drasticamente di qualsiasi altra zona del Pianeta e il 2007 ha fatto registrare lo strato più sottile di ghiaccio artico nella storia. Le immagini satellitari mostrano che il 16 agosto il ghiaccio era assente in molte delle zone in cui sono stati avvistati gli orsi polari. Le previsioni mostrano che la perdita di ghiaccio di quest’anno potrà eguagliare o superare quella dello scorso anno.

TUTELA CONTESTATA - «La scoperta dei nove orsi in mare aperto - fa notare il Wwf - giunge proprio mentre il Servizio di gestione minerali degli Usa sta conducendo indagini marine nei mari di Beaufort e di Chukchi alla ricerca di potenziali giacimenti di petrolio offshore. In maggio il ministero degli Interni degli Stati Uniti ha inserito nella lista delle specie in via di estinzione gli orsi polari. Il ministro degli Interni Dirk Kempthorne ha sottolineato come molti studi scientifici accusino la significativa perdita di ghiacci artici, habitat dell’orso polare, come la principale ragione per proteggere gli orsi con leggi federali. Lo Stato dell’Alaska si è invece opposto alla decisione del governo federale di proteggere la specie». Una decisione, questa, che gli ambientalisti giudicano «molto grave». «La questione -commenta Massimiliano Rocco, responsabile del Programma Traffic/Specie del Wwf Italia - è che gli orsi polari hanno bisogno di ghiaccio marino, il ghiaccio marino sta scomparendo e gli orsi sono in guai seri. Questo dovrebbe convincere tutti che il riscaldamento globale è una realtà. L’Artico ne è la prova più evidente».

22 agosto 2008

www.corriere.it

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venerdì, agosto 22, 2008, 09:10
Era ferito e troppo debole per sopravvivere
Soppresso Colin, il balenottero che credeva mamma gli yacht
Avvistato 4 giorni fa, mentre cercava di succhiare latte dalle chiglie delle barche. Protestano gli ambientalisti

foto da il messaggero.itSYDNEY -È stato soppresso venerdì il balenottero che scambiava gli yacht per la mamma sperando di essere da loro allattato. I veterinari avevano accertato che era troppo debole per sopravvivere con le sue forze. Veterinari e ricercatori marini, che lo seguivano da domenica scorsa, hanno deciso di sopprimerlo per non prolungare oltre la sua sofferenza. E’ intervenuto anche un «sussurratore» aborigeno per cercare di convincere il piccolo Colin, questo il nome dato al mammifero, a riprendere il largo, ma inutilmente. Intanto gruppi di animalisti hanno protestato contro l’eutanasia, convinti che non si sia fatto abbastanza per cercare di nutrire e salvare la megattera.

LA STORIA - «Il cucciolo è in condizioni peggiori di quanto ci aspettassimo, anche le ferite sono più gravi del previsto, probabilmente provocate dall’attacco di uno squalo», ha spiegato prima dell’intervento Sally Barnes, vice direttrice generale del dipartimento ambientale di New South Wales. La storia di Colin ha conquistato le copertine dei giornali autraliani fin da quando è stata avvistato quattro giorni fa, mentre cercava di succhiare latte dalle chiglie delle barche scambiate per la madre. Nemmeno il «whisperer» Bunna Lawrie, il sussurratore aborigeno, è riuscito a convincere Colin a cercare la salvezza. Ornato di piume in testa e segni tribali bianchi sul viso, Lawrie si è avvicinato al balenottero cantandogli una misteriosa melodia. Ma dopo pochi minuti Colin è corso a «poppare» al primo yacht che passava da quelle parti.

SOLO - «Gli mancano i grandi amici», ha detto solennemente l’aborigeno davanti alle telecamere dell’emittente australiana Channel 10. La decisione di praticare l’eutanasia sulla baby-balena ha scatenato le proteste di un gruppo di ambientalisti che avevano disegnato un apparecchio speciale per dare latte a Colin. «Ci avevate promesso altre 24 ore», ha urlato Brett Devine, membro del Devine Marine Group, mentre cercavano di calmarlo. Altri australiani hanno accusato le autorità di non aver fatto abbastanza per il piccolo. Nei giorni scorsi i soccorritori hanno provato a guidare il balenottero verso il largo, ma inutilmente perché non voleva separarsi dalle barche.

22 agosto 2008

www.corriere.it

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giovedì, agosto 21, 2008, 09:40
Rappresaglie dei giapponesi contro Sea Shepherd

Fonte notizia

L'Operazione Musashi di Sea Shepherd contro la caccia alle balene scatena le rappresaglie dei giapponesi.

21/08/2008 - La polizia giapponese ha emesso dei mandati di arresto internazionali contro tre membri dell'equipaggio di Sea Shepherd che hanno partecipato alla campagna di difesa delle balene "Operazione Leviatano" tra dicembre 2006 e febbraio 2007.

I mandati sono stati emessi contro Jon Batchelor e il Dr. Ralph Koo degli USA e Daniel Bebawi del Regno Unito.

"Per me è un mistero il motivo per cui la polizia giapponese abbia scelto come obiettivo tre membri dell'equipaggio relativamente poco importanti," ha dichiarato il capitano Paul Watson. "Come capitano, tutti i membri dell'equipaggio di Sea Shepherd si comportano in conformità ai miei ordini. Tutte le attività che si oppongono alle azioni illegali della flotta baleniera giapponese sono sotto la mia responsabilità, eppure nessuna accusa è stata mossa contro di me. Questo è assurdo e non ha alcun senso."

Le accuse apparentemente derivano da un incidente in cui la nave baleniera giapponese Keiko Maru ha speronato la nave di Sea Shepherd, la Robert Hunter. Le indagini sullo speronamento sono state svolte dalla Polizia Federale Australiana. Le prove scientifiche hanno dimostrato che è stata la Keiko Maru a speronare la Robert Hunter.

La Sea Shepherd Conservation Society intende ritornare nel dicembre 2008 nel Santuario Antartico delle Balene per una quinta campagna, per riprendere le azioni anti-caccia che hanno efficacemente impedito ai cacciatori di raggiungere la "quota concessa" di balene negli ultimi due anni, dimezzando di fatto il numero di balene uccise.

Quest'anno la Campagna di Difesa delle Balene è stata chiamata Operazione Musashi, in onore del leggendario stratega giapponese Miyamoto Musashi.

"I mandati di arresto contro questi tre uomini non avranno assolutamente alcun impatto sulla campagna," ha detto il capitano Watson. "Ritorneremo al Santuario delle Balene negli Oceani del Sud e ricominceremo la nostra campagna di intervento contro le attività illegali della flotta baleniera giapponese. Non potremo essere fermati, non ci ritireremo e non concederemo mai la vita delle balene indifese ai cacciatori fuorilegge del Giappone."

L'annuncio giapponese dell'emissione dei mandati di arresto per i tre volontari segue l'annuncio della scorsa settimana dell'emissione da parte di Sea Shepherd di un mandato d'arresto per la flotta baleniera giapponese.

"Per ora sembra che sia un duello di mandati d'arresto," ha affermato il capitano Watson. "In dicembre questa ridicola retorica verrà messa da parte quando affronteremo gli assassini di balene con nuove tattiche, nuove strategie, e con due navi contro la flotta baleniera pirata. I cacciatori di balene sono ormai alla disperazione."

Il Giappone sta cercando di far approvare all'Interpol i mandati per i tre uomini. L'Interpol può rifiutare di emettere un avviso se l'iniziativa viene considerata una mossa politica, secondo quanto riportato sul loro sito.

"Non c'è dubbio che vi siano motivazioni politiche," ha dichiarato il capitano Watson. "La Sea Shepherd Conservation Society non sta semplicemente protestando contro la caccia alle balene, ci stiamo opponendo alla caccia illegale secondo il principio della Carta Mondiale per la Natura delle Nazioni Unite. Se la nostra attività è illegale allora il mandato dovrebbe essere emesso contro di me, non contro tre volontari che non avevano il grado di ufficiale."

I giapponesi sostengono che l'equipaggio della Sea Shepherd ha gettato dell'"acido" sul ponte delle navi baleniere giapponesi, ma questa è una distorsione e una esagerazione della verità. Quel che è stato gettato era burro rancido, che è definito chimicamente come "acido butirrico", allo stesso modo in cui il succo d'arancia è definito "acido citrico". E' non-tossico, non-dannoso, semplicemente puzza da morire. In breve, è una bomba puzzolente. Usando la stessa tattica nel 2008, i giapponese si sono vendicati con proiettili e granate. Il capitano Watson è stato colpito al petto da un proiettile nel marzo 2008 e si è salvato grazie al suo giubbotto antiproiettile. L'incidente è stato documentato da una troupe di Animal Planet che si trovava a bordo.

Le azioni della Sea Shepherd Conservation Society sono legali e non-violente. In oltre trent'anni di operazioni, l'associazione non ha mai ferito una sola persona e nessun membro dell'equipaggio è mai stato condannato per un reato penale.

"Noi siamo i poliziotti del mare e il nostro target sono i criminali che depredano gli oceani della vita in violazione delle leggi internaizonali. Se la polizia giapponese riuscirà ad arrestare qualcuno di questi tre uomini, useremo il tribunale per focalizzare l'attenzione internazionale sulle continue attività illegali di caccia alle balene del Giappone." ha detto il capitano Watson. "Quel che vediamo è una operazione criminale che riceve il sostegno del governo giapponese, il quale prende di mira i difensori della natura che tentano di opporsi al massacro illegale delle balene. Tutto quello che posso dire ai cacciatori giapponesi è - ci rivediamo a dicembre faccia a faccia negli Oceani del Sud per uno scambio di vedute in alto mare. Noi ci saremo!"

Fonte:
Sea Shepherd, Operation Musashi Heats Up Over Antarctic Whaling, 18 agosto 2008

www.agireora.org

scritto da camozzi
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mercoledì, agosto 20, 2008, 20:18
Poche speranze per cucciolo di balena abbandonato in Australia

Poche speranze per cucciolo di balena abbandonato ...SYDNEY 20 agosto 2008 - Le speranze di salvare una piccola balena abbandonata dalla madre nella baia a nord di Sydney sono svanite oggi pomeriggio, quando il cucciolo continuava a cercare di farsi allattare da uno yacht ormeggiato scambiato per la madre.

Esperti internazionali hanno detto che al cucciolo di balena restano pochi giorni di vita.

La megattera, che i media australiani hanno soprannominato "Colin", è stata trovata a Pittwater dopo essere stata -- a quanto pare -- abbandonata dalla madre al largo della costa orientale australiana.

Dopo che gli esperti statunitensi del soccorso hanno detto che l'animale non poteva essere salvato senza attrezzature sofisticate, le autorità per la tutela del patrimonio ambientale hanno detto che il cucciolo, che si sta indebolendo in fretta, dovrà essere abbattuto se non potrà essere appaiato ad un suo simile.

Il gestore del servizio nazionale per i parchi naturali per il New South Wales, Chris McIntosh, ha detto che Colin cercava di farsi allattare da una barca ormeggiata, avendola scambiata per la madre mancante.

Lunedì un gruppo di dipendenti aveva condotto lo yacht in acque più profonde, sperando che il cucciolo di balena trovasse la madre o un'altra balena migrante, ma è stato avvistato ancora una volta ieri vicino alla spiaggia a Pittwater.

McIntosh ha detto che è naturale per alcuni animali abbandonare i piccoli. Domani verrà deciso se abbattere o meno la balena con una ingente dose di anestetico. Le possibilità che sopravviva oltre lunedì senza latte sono infatti una su cento.

Le balene vengono avvistate di frequente nelle spiagge di Sydney mentre completano la loro migrazione annuale verso l'Antartide e ritornano a riprodursi nelle acque più calde al largo della costa settentrionale dell'Australia.

(Reuters)
scritto da camozzi
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