Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


venerdì, ottobre 31, 2008, 10:58
ANCORA MORTI DI DELFINI IN ACQUARI
E' successo questa volta a Tango di Gardaland. Lav: fare inchiesta e riformare decreto 469 del 2001

31 ottobre 2008 - La LAV si dichiara indignata e preoccupata per il nuovo decesso di un delfino detenuto in cattività: nelle vasche del Palablu di Gardaland, a soli tre anni di età è morto Tango, un delfino della specie Tursiops Truncatus, appena due settimane dopo il decesso di un altro delfino nel contestato Acquario di Genova.

“Chiediamo al Sottosegretario alla Salute Martini una rigorosa inchiesta per accertare le cause di questi decessi e verificare l’idoneità delle condizioni igienico sanitarie di detenzione dei delfini in cattività – dichiara Nadia Masutti, responsabile LAV settore Esotici, Circhi e Zoo – Alla luce di questo ennesimo decesso, chiediamo al Ministro dell’Ambiente che la riforma del Decreto Ministeriale n.469/2001 “Disposizioni in materia di mantenimento in cattività di esemplari di delfini appartenenti alla specie Tursiops Truncatus”, diventi una priorità al fine di garantire una effettiva tutela dei delfini, proibendo la loro detenzione in parchi di divertimento e similari e che, una volta per tutte, si crei una netta distinzione tra questi ultimi ed i giardini zoologi, unici deputati a detenere specie protette.”

“Sollecitiamo, inoltre, la Commissione Scientifica CITES ad intervenire con autorità ad impedire qualsiasi ulteriore acquisizione di delfini da parte di delfinari, acquari o parchi marini - prosegue Nadia Masutti - A parte le morti di cui non viene data comunicazione ufficiale, e che ha come conseguenza la sostituzione immediata dell'animale deceduto con un altro di ignota provenienza, appare ormai evidente che i delfini detenuti all'interno di delfinari e acquari non sono certamente così longevi come si vuol far credere.”

Lasciando da parte ogni considerazione sulla provenienza dei delfini, che per legge dovrebbero unicamente provenire da nascite in cattività, risulta inaccettabile che si contini a permettere la detenzione di questi animali sensibilissimi, facilmente soggetti a stress e pertanto ad abbassamento delle difese immunitarie, attraverso l'alibi di progetti scientifici, di educazione e sensibilizzazione, mentre il vero scopo delle strutture che li detengono è di tipo speculativo.

Ricordiamo che i delfini del genere Tursiope sono animali la cui specie, particolarmente protetta, è inserita nell’Appendice I della Convenzione di Washington, e cioè in via di estinzione: talmente rara che qualsiasi volume di scambi potrebbe metterne in pericolo la sopravvivenza. Il Decreto Ministeriale n. 469/2001, nonostante ne sancisca per legge la prigionia a vita, impone comunque delle severe regole per la loro detenzione, ovvero ben 56 indicazioni, o “requisiti minimi necessari”, da mettere in atto da parte di personale specializzato, utili a tutelare la loro salute e il loro benessere.
Secondo il Decreto del Ministero dell’Ambiente n.469/01, i delfini della specie Tursiope possono essere detenuti in cattività solo nel caso in cui siano garantiti validi programmi di educazione, ricerca e riproduzione. Quindi i delfinari dovrebbero essere dei veri e propri santuari in cui il rispetto dell’animale è condizione irrinunciabile; purtroppo la realtà è ben diversa e i delfini sono trattati, nella maggioranza dei casi, come dei giocolieri da addestrare che devono continuamente esibirsi davanti a un pubblico urlante e a volte poco rispettoso, costretti a una vita innaturale.
E, come testimonia anche questo ennesimo decesso, i delfini continuano a morire senza che vengano rafforzate le misure a loro effettiva tutela.

www.infolav.org

scritto da camozzi
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giovedì, ottobre 30, 2008, 23:02
Delfini troppo grassi, il parco acquatico li mette a dieta

Dieta e movimento per diminuire peso. Non è la strategia messa a punto da un nutrizionista per eliminare l'odiata pancetta "umana" causata dagli eccessi del benessere e dalla carenza di esercizio fisico. Si tratta, invece, della cura dimagrante pensata per un gruppo di delfini di un parco tematico della capitale giapponese che sono diventati troppo grassi.

I rimedi - Per 19 mammiferi marini, del Kinosaki Marine World di Tokyo, è stata preparata una dieta che prevede una minore razione di sgombri in favore del pesce bianco, meno grasso e calorico. I delfini, nel giro di una sola estate, hanno preso 8 chilogrammi, troppo per un animale che compie esercizi acrobatici sulla superficie acquatica.

Delfini sedentari - "Dopo le scarse prestazioni sportive - ha detto il portavoce del parco acquatico Haruo Imazu - ci siamo accorti delle rotondità dei delfini e siamo intervenuti".
C'è da dire che se gli adiposi tursiopi fossero stati liberi di nuotare e cacciare in mare aperto, difficilmente sarebbero potuti arrivare al sovrappeso lamentato dai loro istruttori.

Tiscali News
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giovedì, ottobre 30, 2008, 10:10
Energia dal mare - Con SeaPower il primo progetto italiano 

Onde del mareProprio in questi giorni, grazie a SeaPower, prende il via nello stretto di Messina un progetto di ricerca per lo sfruttamento dell’energia del mare, per sfruttare la sua forza anche lontano dalla costa. E’ il primo progetto di questo tipo in Italia, mentre a livello europeo qualcosa di simile è già nato da poche settimane di fronte alle coste del Portogallo.

SeaPower è una controllata di Green Power S.p.A., un’azienda di Bolzano già attiva in progetti sull’energia pulita e numero due in Italia nel settore eolico.

Nelle intenzioni di Josef Gostner, vicepresidente di Green Power, nei prossimi mesi si raggiungerà la produzione di 400 KW da immettere in rete; si tratta di un piccolo passo per iniziare, visto che il Mediterraneo è solo un banco di prova e in realtà si mira a raggiungere le grandi correnti del Golfo che, secondo Gostner, sviluppano un potenziale energetico pari a tre milioni di centrali nucleari.

Concretamente la cosa si realizza con dei filari di turbine sotto il livello del mare, sostenute da una serie di boe in superficie; le turbine, mosse dalle correnti sottomarine, sono collegate ad un generatore elettrico galleggiante, mentre l’elettricità prodotta raggiunge la terraferma mediante un cavo sottomarino. L’imbarcazione del progetto in questione trascina 4 filari, ciascuno con 5 turbine di 4 metri di diametro.

Sul sito di SeaPower mi ha colpito in particolar modo la visione di una tabella comparativa di tutte le fonti energetiche; a ben guardare le correnti marine sarebbero l’unica fonte rinnovabile che, raffrontata alle altre, presenti contemporaneamente caratteristiche di modularità, bassi costi di investimento, di manutenzione, e un basso impatto sia ambientale che visivo.

29 ottobre 2008

Via | SeaPower, IlSole24Ore
Foto | chris.loxton

www.ecoblog.it

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martedì, ottobre 28, 2008, 09:21
SCOMPARSE NEL PACIFICO SETTE ORCHE, DA ANNI STUDIATE DA SCIENZIATI
In acque Usa

28 ottobre 2008 - Sette esemplari di orche che gli scienziati stavano monitorando da anni sono scomparse dalle acque dell'Oceano Pacifico che entrano nella grande baia dello Stato di Washington, nel nord ovest degli Usa, e gli studiosi ritengono che siano morte.
Se così fosse, "si tratterebbe del più grave disastro degli ultimi dieci anni per quanto riguarda la nostra fauna marina" ha detto Ken Balcomb, uno dei responsabili del Centro per la Ricerca sulle Balene dell'isola su Juan Island.
Stando ai dati Del Centro, con la scomparsa delle sette il numero totale di orche assassine è ora sceso a soli 83 esemplari. Gli scienziati ritengono che la scomparsa delle sette orche, tra cui due femmine in età riproduttiva, possa essere messa in relazione con l'aggravarsi della situazione ambientale dal punto di vista dell'inquinamento.
Nel corso del secolo il numero di orche che vivevano nella baia di Washington aveva raggiunto anche le 140 unità.

(ANSA)

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lunedì, ottobre 27, 2008, 11:20
FOCA MONACA AVVISTATA IN MARE SIRACUSA
Da parte della Capitaneria di Porto

27 ottobre 2008 - Una Foca monaca del peso di circa duecento chilogrammi e' stato avvistato lungo il litorale di Fontane Bianche, a Siracusa, mentre si dirigeva verso sud, in direzione di Avola. Lo ha reso noto la Capitaneria di Porto di Siracusa dopo la segnalazione da parte di un diportista. Con l'aiuto del Centro regionale recupero fauna selvatica e tartarughe marine di Comiso (Ragusa) i militari hanno accertato l'ottimo stato di salute del pinnipede, appartenente ad una specie protetta ed in via di estinzione, soprattutto per il comportamento di emersione ed immersione.

La Capitaneria di Porto di Siracusa raccomanda di segnalare eventuali avvistamenti sottolineando l'eccezionalità della presenza dell'animale, del quale si contano in tutto il Mediterraneo 300-350 esemplari.

(ANSA)

scritto da camozzi
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domenica, ottobre 26, 2008, 22:20
Tartarughe di mare in pericolo nel Messico: in 5 anni morti tremila esemplari

26 ottobre 2008 - A Baja California Sur, in Messico, negli ultimi 5 anni sono stati rinvenuti i corpi di tremila esemplari di Caretta caretta subsp. gigas, la tartaruga comune presente nel Pacifico tutelata poichè a rischio estinzione. Questa specie compie più di 11 mila chilometri per giungere dalle coste giapponesi, dove nidifica, alla costa messicana per alimentarsi.

Alla base di questo fenomeno c’è come al solito la pesca, attività che sta decimando la popolazione di tartarughe comuni. Questa specie infatti negli ultimi 10 anni ha visto ridurre il numero di annidamenti in Giappone del 50-80%, trend che non sembra volersi fermare. Per questo motivo il Governo messicano sta lavorando con i pescatori locali per delimitare delle aree apposite e sicure per le tartarughe.

» Fao

Via | Threehugger.com

sabato, ottobre 25, 2008, 23:10
Sette giorni in difesa degli squali

22 Ottobre 2008 - Lo squalo ha fama di essere un sanguinario predatore, pericoloso anche per l’uomo, la realtà però è ben diversa: lo squalo sta diventando una specie a rischio di estinzione. Le cause vanno ricercate nella pesca intensiva e nelle catture accidentali.
Negli ultimi anni la percentuale di specie di squalo presenti negli oceani è notevolmente diminuita e l’allarme riguarda purtroppo anche il Mediterraneo.
Per salvaguardare questa importante specie marina che resiste nei fondali marini da 400 milioni di anni, già dallo scorso anno si svolge nel mese di ottobre, in tutta Europa, la Settimana Europea dello Squalo, (European Shark Week). Promossa quest’anno da Shark Alliance, coalizione di organizzazioni non governative che in tutto il mondo si occupano del recupero e della conservazione degli squali, la Settimana Europea della Squalo si è svolta dall’11 al 19 ottobre in tutta Europa con convegni e seminari. Il momento più significativo dell’iniziativa è stato il coinvolgimento dell’opinione pubblica con la raccolta firme da presentare alle autorità competenti di Bruxelles affinché vengano varati opportuni provvedimenti europei in difesa degli squali. In questo modo la Shark Alleance cercherà anche di sollecitare l’Unione Europea a fissare un Piano d’Azione Europeo per queste creature marine in pericolo.

www.sharkalliance.org
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venerdì, ottobre 24, 2008, 10:50
MINISTRO AUTORIZZA MAGGIORE PESCA QUOTIDIANA DI FASOLARI
Per il periodo delle feste natalizie

24 ottobre 2008 - Il prelievo di fasolari a dicembre prossimo sarà consentito per un massimo di 500 kg al giorno. La disposizione, stabilita dalla normativa in vigore (decreto ministeriale 28/03/01), ha ottenuto all'unanimità il parere favorevole della Commissione consultiva centrale per la pesca e l'acquacoltura e sarà recepita con un decreto ministeriale di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
"In questo modo abbiamo prontamente accolto la richiesta unitaria avanzata dai consorzi di gestione di Venezia, Chioggia e Monfalcone", ha spiegato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, secondo il quale "era importante tener conto delle particolari esigenze di commercializzazione legate alle festività di fine anno, pur nell'assoluto rispetto della tutela della risorsa". Resta infatti invariato il limite mensile di raccolta, fissato a 6 mila kg per ogni imbarcazione.

(ANSA)

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venerdì, ottobre 24, 2008, 10:48
LA MATTANZA DEI TONNI ROSSI: STOP AI FUCILI A PROCIDA
Permesso negato all’allevamento in zona protetta

24 ottobre 2008 - I 3200 tonni rossi allevati nella baia del Caraugno non saranno fucilati. I responsabili dell'area marina protetta Regno di Nettuno e la capitaneria di porto di Procida hanno negato l'autorizzazione alla mattanza, tramite una speciale carabina, chiesta dalla società turca Akua Italia che gestisce l'impianto situato all'interno del parco marino. Il motivo del no: il divieto, imposto dalla legge, di introdurre all'interno dell'area marina protetta, armi, esplosivo ed ogni altro mezzo distruttivo e di cattura. Il magistrato Albino Ambrosio e il dottor Riccardo Strada, rispettivamente presidente e direttore generale del Regno di Nettuno spiegano il divieto: «Non potevamo concedere un nulla osta che la legge proibisce. Ora restano due modi per risolvere la questione: portare le gabbie con i tonni al di fuori delle acque dell'area marina e quindi procedere alla mattanza, oppure effettuare l'operazione secondo il metodo tradizionale che, però, potrebbe comportare nuovi altri problemi a causa dell'enorme quantità di sangue che andrebbe a finire in mare». A questo punto l'Akua Italia ha chiesto al ministero dei Beni ambientali un'autorizzazione speciale che consenta l'uccisione dei tonni tramite la tecnica di questo fucile usato anche per la caccia allo squalo e che, secondo gli esperti, rende meno incruenta l'operazione. Ma sulla vicenda grava la denuncia alla magistratura da parte della Lav - la Lega antivivisezionista - che, oltre a contestare la concessione rilasciata dalle autorità preposte all'attivazione dell'allevamento, ha presentato anche un'istanza di sequestro preventivo delle armi destinate ad uccidere i tonni in quanto il nulla osta concesso, non può estendersi all'introduzione delle armi.

Domenico Ambrosino
da Il Mattino

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giovedì, ottobre 23, 2008, 12:17
Partenza a fine novembre per difendere le balene

Quest'anno la Sea Shepherd si prepara ad affrontare le baleniere giapponesi da sola

Fonte notizia

22/10/2008 - La flotta di baleniere giapponesi partirà dal Giappone il mese prossimo.
Anche la nave della Sea Shepherd Conservation Society, la Steve Irwin, lascerà il porto di Brisbane in Australia alla fine di novembre.

La flotta giapponese e la Steve Irwin dovrebbero arrivare nelle acque del Santuario delle balene all'incirca nello stesso periodo.

"Il nostro obiettivo è semplice," dice il Capitano Paul Watson. "Abbiamo intenzione di intervenire ancora una volta contro le attività di pesca illegali condotte dai giapponesi e ancora una volta vogliamo salvare quante più balene possibile con le risorse a nostra disposizione. Grazie a noi la flotta di baleniere giapponesi ha perso enormi profitti per tre anni di seguito. Questo dovrà diventare il quarto anno in rosso per la flotta baleniera".

La Sea Shepherd Conservation Society non può contare sul governo di Kevin Rudd in Australia per aiutare le balene.

"Il governo australiano ha rinnegato le promesse fatte prima di essere eletto e addirittura sta facendo molto meno del governo di John Howard quando il Senatore Ian Campbell era ministro dell'Ambiente," afferma il capitano Watson. "Ritengo che l'attuale ministro dell'Ambiente, il sig. Peter Garrett, avrebbe dovuto continuare a dedicarsi alla musica e stare lontano dalla politica. Non è amico delle balene, dei canguri, degli alberi e tantomeno dell'ambinete - è solo uno dei tanti politici fanfaroni".

Esattamente un anno fa, un mese prima delle elezioni in Australia, Rudd e Garrett promettevano entrambi di agire contro le attività di pesca illegali condotte dal Giappone.

Il ministro dell'ambiente ombra Greg Hunt ha detto che Kevin Rudd e Mr. Garrett forse speravano che la gente si scordasse delle promesse che avevano fatto.

"È ora che il Ministro e il suo capo una volta per tutte dichiarino se vogliono tener fede o meno a ciò che hanno promesso lo scorso anno" ha dichiarato.

Greenpeace non sa ancora se manderà una nave in Antartico. Non si sono ancora pronunciati al riguardo.

La Sea Shepherd Conservation Society anche quest'anno ha chiesto a Greenpeace di poter collaborare per difendere le balene ma Greenpeace ha rifiutato di nuovo e ha dato notizia alla stampa australiana che non lavorerà con la Sea Shepherd finché questa non rinuncerà all'uso della violenza e ad arrecare danni alle proprietà altrui.

"E' difficile rinunciare alla violenza quando non ne abbiamo mai fatto uso", dichiara il Capitano Watson. "In trent'anni non abbiamo mai causato una sola ferita a una sola persona. Per quanto riguarda i danni alle proprietà altrui, la Sea Shepherd non ha mai danneggiato proprietà che non siano state utilizzate in attività criminali. Ed è per questo che non siamo stati mai incriminati per danni contro beni altrui."

L'equipaggio della Sea Shepherd darà tutte le informazioni possibili a Greenpeace sulla posizione della flotta giapponese, e assistera' Greenpeace unilateralmente. Le balene hanno bisogno di tutto il sostegno che possono avere.

"Vogliamo che Greenpeace venga quaggiù", afferma il capitano Watson, "Vorremmo che chiunque avesse un'imbarcazione in grado di affrontare queste acque venisse qui. Le balene hanno bisogno di tutto il nostro aiuto. Non ho alcuna intenzione di criticare Greenpeace se manderà una nave in Antartic,o nonostante l'animosità contro di noi, ma considerando tutti i fondi che raccolgono per le balene, di sicuro la criticherei se non mandassero una nave a dicembre nelle acque degli Oceani del Sud".

L'equipaggio della Sea Shepherd si sta preparando per ritornare in Antartico con la Steve Irwin. E' stata aggiunta una nuova piattaforma per l'elicottero, e l'elicottero in dotazione è stato completamente revisionato. Si potrà contare su nuovi equipaggiamenti tra cui nuove imbarcazioni veloci. Almeno metà dell'equipaggio sarà australiano, il restante verrà da tutto il mondo.

"Abbiamo preparato qualche sorpresa per i cacciatori di balene quest'anno", Ha dichiarato il II Ufficiale della Steve Irwin, Peter Hammarstedt, svedese. "Saremo più aggressive e ancora piu' martellanti nelle nostre azioni. Non abbiamo più intezione di assistere all'uccisione di balene innocenti, vogliamo essere sicuri che nessuna balena venga uccisa davanti ai nostri occhi".

Fonte Sea Shepherd, Sea Shepherd Prepares to Take on Japanese Whalers Alone This Year, 17 ottobre 2008

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mercoledì, ottobre 22, 2008, 11:31
AUSTRALIA, NOMINATO AMBASCIATORE SPECIALE CONTRO CACCIA A BALENE
Conferma del Governo di Camberra

22 ottobre 2008 - L'Australia ha nominato un ambasciatore speciale per la protezione delle balene, come parte di una strategia per mettere fine alla caccia commerciale ed a quella cosiddetta scientifica dei grandi cetacei. Il ministro dell'Ambiente Peter Garrett ha confermato la nomina dell'ex diplomatico Sandy Hollway, già coordinatore capo delle Olimpiadi del 2000 a Sydney, il quale ha già iniziato colloqui con funzionari giapponesi e statunitensi.
Il lavoro diplomatico di Hollway - ha dichiarato Garrett - 'approfondira' il nostro dialogo con i leader del Giappone e di altri Paesi, in vista dell'estate australe", quando il Giappone inizierà la stagione di cinque mesi di caccia scientificà delle balene dell'Oceano meridionale, con un obiettivo di circa 1.000 balene. La nomina di Hollway fa seguito alla proposta presentata di recente dall'Australia alla Commissione baleniera internazionale di concentrare le sue finalità sulla conservazione delle balene.
Il governo di Canberra - ha aggiunto Garrett - continua a considerare tutte le opzioni nella campagna per mettere fine alla caccia, compreso il ricorso alla Corte internazionale di giustizia. La scorsa estate l'Australia ha dispiegato una nave della marina ed aerei da ricognizione nelle acque antartiche, per raccogliere prove contro le baleniere giapponesi.
L'Australia inoltre ospiterà un seminario internazionale all'inizio del prossimo anno, con l'obiettivo di creare "una partnership per la ricerca non letale delle balene nell'Oceano meridionale", ha proseguito il ministro dell'Ambiente. "La partnership, che sarà aperta a tutte le nazioni, dirigerà la ricerca su priorità concordate a livello internazionale, e potrà dimostrare in modo definitivo che tutta la ricerca essenziale può essere condotta senza uccidere una sola balena", ha concluso.

(ANSA)

scritto da camozzi
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martedì, ottobre 21, 2008, 09:24
SQUALI SOTTO STRESS, SERVE TUTELA
Nuovo allarme di Shark Alliance

21 ottobre 2008 - Nuovo Sos per gli squali, a causa della pesca eccessiva. Per la loro sopravvivenza occorre ridurre la cattura, in particolare per le specie piu' vulnerabili dal punto di vista biologico e per quelle che danno preoccupazioni dal punto di vista della conservazione. Questa la raccomandazione, spiega Shark Alliance, degli scienziati del Comitato di ricerca e statistica (Scrs) della Commissione internazionale per la conservazione dei tonni atlantici (Iccat), che di recente hanno prodotto un rapporto proprio sugli squali. E proprio il tema della difesa di questi animali e' stato al centro della seconda edizione della Settimana europea dello squalo, che si chiude domani e ha visto iniziative anche in Italia, promosse da Shark Alliance e Centro turistico studentesco (Cts). Animali al vertice della catena alimentare, gli squali ''oggi sono fra gli animali marini piu' minacciati, a causa soprattutto della pesca eccessiva - spiega Domitilla Senni, di Shark Alliance - decine di milioni di squali infatti vengono catturati ogni anno, intenzionalmente o accidentalmente, nella pesca professionale e ricreativa. Succede nel caso della pesca del tonno e del pesce spada: per questo e' importante che i ricercatori dell'Iccat abbiano raccomandato di ridurre le catture, chiedendo anche il divieto di sbarco di questi animali nei porti, con il loro rilascio in mare e di conseguenza il divieto al commercio. Tutti strumenti di protezione per prevenire lo sviluppo di una pesca insostenibile''. Il documento degli esperti dell'Iccat si occupa di varie specie, spiega l'associazione, dal mako pinna lunga allo squalo volpe occhione, e poi squalo volpe, pinna bianca oceanico, smeriglio, squalo martello, squalo martello festonato, squalo seta e una razza, il trigone viola. Nel Mediterraneo, ricorda Shark Alliance, nel corso degli ultimi due secoli le popolazioni di 20 specie di squali pelagici sono diminuite del 97%. E l' Europa svolge un ruolo importante nella pesca, commercio e consumo di squali, ma non ha ancora fissato limiti di cattura per tutte le specie di squali commercializzate. Non se la passano meglio nell'Oceano Atlantico: ''Gli squali sono tra le specie piu' vulnerabili e dimenticate dell'Atlantico - afferma Sonja Fordham di Shark Alliance - e il nuovo rapporto offre linee guida chiare per partire con un'azione urgente e gli sforzi di conservazione''. Per questo l'associazione chiede di applicare le misure raccomandate dagli esperti a specie vulnerabili come lo squalo volpe occhione, smeriglio e squali martello, oltre che a ridurre la pesca dei mako e dare un tetto alle catture delle verdesche. Intanto Shark Alliance e Cts stanno raccogliendo firme a sostegno di una petizione, per sostenere e attuare un efficace piano d'Azione europeo per la conservazione degli squali da presentare al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo e al ministro per le Politiche Agricole, Luca Zaia.

(ANSA)

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lunedì, ottobre 20, 2008, 10:14
DELFINO BETA MUORE IN ACQUARIO DI GENOVA
LAV chiede a Cites di impedire acquisizioni di nuovi tursiopi: troppi decessi

20 ottobre 2008 - Nuovo improvviso decesso di un delfino all’Acquario di Genova – il quarto decesso avvenuto in poco tempo negli acquari italiani, il cui primato spetta all'Oltremare di Riccione – e la LAV, preoccupata, chiede che la Commissione Scientifica CITES intervenga con autorità ad impedire qualsiasi ulteriore acquisizione di delfini da parte di delfinari, acquari o parchi marini che non offrano garanzie di una corretta detenzione degli animali.

Il delfino Beta sarebbe deceduto pochi giorni fa per collasso cardiocircolatorio, senza alcun segnale che facesse presagire il malore, secondo dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa stampa.

“Anche in questo drammatico caso, come in altri, abbiamo letto dichiarazioni di chi continua a sostenere che la vita media dei delfini mantenuti in cattività raggiunga i 35 anni di età, mentre in libertà morirebbero molto prima - dichiara Nadia Masutti, responsabile LAV settore Esotici, Circhi e Zoo - A parte le morti di cui non viene data comunicazione ufficiale, e che ha come conseguenza la sostituzione immediata dell'animale deceduto con un altro di ignota provenienza, appare ormai evidente che i delfini detenuti all'interno di delfinari e acquari non sono certamente così longevi come si vuol far credere.”

Lasciando da parte ogni considerazione sulla provenienza dei delfini, che per legge dovrebbero unicamente provenire da nascite in cattività, risulta inaccettabile che si contini a permettere la detenzione di questi animali sensibilissimi, facilmente soggetti a stress e pertanto ad abbassamento delle difese immunitarie, attraverso l'alibi di progetti scientifici, di educazione e sensibilizzazione, mentre il vero scopo delle strutture che li detengono è di tipo speculativo.

La LAV ha chiesto da tempo che il Decreto Ministeriale n. 469/2001 “Disposizioni in materia di mantenimento in cattività di esemplari di delfini appartenenti alla specie Tursiops Truncatus”, sia riformato al fine di garantire una effettiva tutela dei delfini, proibendo la loro detenzione in parchi di divertimento e similari e che, una volta per tutte, si crei una netta distinzione tra questi ultimi ed i giardini zoologi, unici deputati a detenere specie protette.

Ricordiamo che i delfini del genere Tursiope sono animali la cui specie, particolarmente protetta, è inserita nell’Appendice I della Convenzione di Washington, e cioè in via di estinzione: talmente rara che qualsiasi volume di scambi potrebbe metterne in pericolo la sopravvivenza. Il Decreto Ministeriale n. 469/2001, nonostante ne sancisca per legge la prigionia a vita, impone comunque delle severe regole per la loro detenzione, ovvero ben 56 indicazioni, o “requisiti minimi necessari”, da mettere in atto da parte di personale specializzato, utili a tutelare la loro salute e il loro benessere.
Ma, come testimonia anche questo recente decesso, i delfini continuano a morire senza che vengano rafforzate le misure a loro effettiva tutela.

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domenica, ottobre 19, 2008, 10:22
Le diatomee: alghe transgeniche per salvarci dall'anidride carbonica

Utilizzare le alghe per prelevare anidride carbonica. Foto di Alexander H.M. Cascone19 ottobre 2008 - Il recente studio del genoma della Phaeodactylum tricornutum, ha permesso di evidenziare come queste forme di vita abbiano un corredo genetico decisamente imprevedibile. Lo studio aveva il compito di sequenziare il genoma di questa diatomea e di confrontarlo con un’altra specie, la Thalassiosira pseudonana. Le differenze tra le due sono rilevanti, con ben il 40% di geni non condivisi.

Ancora più insolito è stato scoprire che esistevano delle porzioni di DNA di alcuni batteri in entrambe le specie. Il merito del particolare corredo genetico andrebbe ad un continuo scambio di DNA tra batteri, altri organismi e le alghe. Ci troviamo di fronte a specie con una componente transgenica del tutto naturale e la cui particolare evoluzione ne ha permesso la colonizzazione di diversi ambienti: sempre grazie al trasferimento avrebbero acquisito la capacità fotosintetica, ma anche la possibilità di trattare l’urea con processi tipici del regno animale.

L’altro scopo dello studio è quello di cercare di utilizzare queste alghe unicellulari per intrappolare carbonio nei fondali marini. Per farlo sarebbe necessario fornire del ferro al fine di indurre una fioritura che porterebbe poi a morte le alghe con conseguente deposizione nei fondali marini. Secondo i ricercatori questa potrebbe essere una possibile soluzione all’aumento di CO2 in atmosfera. Nutro forti dubbi su questa ultima conclusione: tutto sta a conoscere il ciclo di eventi che ne conseguirebbe. E se la cura fosse peggio del male?

Via | cordis.europa.eu
Foto | Alexander H.M. Cascone

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