Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


sabato, gennaio 31, 2009, 23:41
Nuovo record di potenza per una centrale da maree

31 gennaio 2009

Bassa mareaNel parlare di energie rinnovabili facciamo riferimento sopratutto alle tecnologie da fonte solare o eolica, probabilmente perché sono quelle che hanno raggiunto un grado di maturità tale da essersi ritagliate una buona fetta di mercato. Ma è importante seguire i grossi passi in avanti che stanno facendo altre tecnologie rinnovabili.

A tal proposito vorrei segnalare il nuovo record di potenza elettrica raggiunto da una centrale alimentata dalle maree sulle coste irlandesi. L’impianto SeaGen, che è una sorta di “mulino eolico subacqueo” i cui rotori sono messi in movimento appunto dalla forza delle maree, ha raggiunto qualche giorno fa la sua massima potenza di 1,2 MW.

Dai dati di produzione storici e dagli interventi fatti sull’impianto si è arrivati a supporre che nel prossimo anno potrebbe essere capace di arrivare a produrre 4.000 MWh anno di energia elettrica, una quota sufficiente per soddisfare il fabbisogno di circa 1.000 abitazioni.

Questo nuovo record apre importanti scenari anche per questa tecnologia. Per cui può rivelarsi utile seguire il suo trend evolutivo e capire se questi impianti avranno una concreta possibilità di inserimento nel mercato dell’energia. A tal proposito è interessante segnalare come anche agli italiani abbiano messo gli occhi su queste centrali.

E’ stato infatti presentato un progetto da Michael Wrigley, presidente di Iet France, e Antonio Savini, direttore del Museo della tecnica elettrica di Pavia, il quale punta a sfruttare le forti correnti prodotte dalle maree che spazzano le coste britanniche e il canale della Manica per produrre elettricità.

Via |E-gazette, Affaritaliani.it
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sabato, gennaio 31, 2009, 23:38
Lombardia: l´acqua resta pubblica grazie alla battaglia dei sindaci contro la Regione 

FIRENZE, 29 gennaio 2009. I sindaci in Lombardia hanno vinto! L’acqua resterà pubblica e le reti non potranno essere messe sul mercato. I 144 amministratori lombardi avevano promosso un referendum contro i contenuti della legge regionale che in sintesi si sposavano bene con i contenuti dell’art.23 bis della legge 133/2008 approvata con il via libera della sinistra parlamentare proprio prima delle vacanze estive, che impone ai comuni di mettere sul mercato le reti idriche entro il 2010.

Ovviamente quanto successo in Lombardia può avere conseguenze anche nel resto del Paese e per questo il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua canta vittoria: «L´iperliberista presidente della Regione ha dovuto prendere atto della profonda opposizione popolare al suo disegno di imporre per legge la privatizzazione della gestione del servizio idrico integrato ed è stato costretto a modificare la legge regionale, riaffermando l´autodeterminazione degli enti locali nella scelta delle modalità di gestione di un bene comune e diritto umano universale come l´acqua».

Ora il Forum dei Movimenti per l’acqua chiede agli Enti locali protagonisti di questa battaglia vinta, un passo ulteriore «chiediamo che si approvino in tutti i Consigli comunali delibere in cui si dichiari l´acqua "bene comune e diritto umano universale" e il servizio idrico integrato come "servizio privo di rilevanza economica"- sottolineano dal Forum- e che si costruiscano dovunque tavoli di lavoro per progettare percorsi partecipativi per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, così come definiti dalla legge d´iniziativa popolare in questi giorni tornata all´esame del Parlamento».

In effetti è necessario costruire dal basso (bottom up) una vera democrazia partecipata dell’acqua che sappia però risolvere i problemi del settore che non riguardano solo il modello di gestione. Prima fra tutti chiarire il rapporto tra regolazione e gestione, tra soggetto controllore e controllato. C’è necessità di un organismo autonomo, competente, che sappia valutare attraverso specifici indicatori di sostenibilità l’efficienza di chi gestisce tenendo conto delle peculiarità della matrice di cui stiamo parlando.

Inoltre è necessario risolvere la questione degli investimenti per le infrastrutture necessarie (la tariffa da sola non li può sostenere) rivedendo anche la normativa. Detto questo però, vista la necessita di un Piano strategico di conservazione della risorsa, accompagnato da investimenti per la manutenzione delle reti e per il miglioramento qualitativo dell’acqua che arriva nelle nostre case e che restituiamo all’ambiente, riteniamo che tale filosofia possa essere condivisa fino in fondo solo da un soggetto pubblico.

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venerdì, gennaio 30, 2009, 23:14
Il CTS avverte i pescatori sardi

30 Gennaio 2009 -  Il CTS, Centro Turistico Studentesco, associazione ambientalista riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, molto impegnata nella difesa dell’ambiente marino, lancia un appello ai pescatori sardi.
Tutto nasce dal ritrovamento del 19 gennaio, al largo di Porto Torres, di un esemplare di squalo elefante maschio. Il grande animale marino, del peso di 10 tonn e della lunghezza di circa 7 metri, era finito accidentalmente nelle reti dei pescatori. I biologi del CTS insieme ai responsabili del Parco dell’Asinara hanno prelevato campioni dei muscoli dello squalo per ricavarne dati che consentiranno di studiare la genetica della specie.
Siccome si ritiene che in questo periodo gli avvistamenti degli squali siano più frequenti nelle acque della Sardegna per evitare incidenti simili a quello capitato allo squalo elefante, il 19 gennaio il CTS ha ritenuto opportuno allertare i pescatori affinché facciano particolare attenzione. E l’attenzione è d’obbligo visto anche che questa specie è a forte rischio di estinzione e per questo è inclusa nella Convenzione di Barcellona, in quella di Washington, e nella lista IUCN, International Union for Conservation Nature.
Nonostante le sue notevoli dimensioni , normalmente 10 metri di lunghezza, lo squalo elefante Cetorhinus maximus è del tutto inoffensivo visto che si nutre soltanto di plancton che filtra tenendo la bocca sempre aperta. A metterne in pericolo, la sopravvivenza sono soprattutto le catture accidentali e le collisioni con mezzi nautici.

www.mareinitaly.it
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venerdì, gennaio 30, 2009, 10:54
RISCHIO ESTINZIONE VICINO PER I PINGUINI IMPERATORE
Allarme sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze

30 gennaio 2009 - Rischio di estinzione vicino per la specie protagonista de 'La marcia dei pinguini', il pinguino imperatore che popola l'Antartide, reso famoso dal documentario sulla marcia attraverso i ghiacci per la riproduzione e la sopravvivenza della specie. Se il ghiaccio del Polo Sud si ridurra' come previsto, e' l'allarme che lancia uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze, Pnas, nel secolo che verra' la specie rischia di passare dalle attuali 6.000 coppie a 400 coppie con una probabilita' di estinzione pari al 40%. I ricercatori coordinati dalla Woods Hole Oceanography Institution, hanno combinato dati sulla popolazione della colonia di pinguini imperatore (Aptenodytes forsteri) che vive nella Terra Adelia in Antartide relativi a un periodo compreso fra il 1962 e il 2005 e le previsioni sullo scioglimento dei ghiacci riportate dall'ultima valutazione dell'Ipcc, l'Intergovernmental Panel on Climate Change. Stando a questi dati e considerando la scarsa capacita' di adattamento ai cambiamenti climatici di questi animali documentata storicamente, secondo i ricercatori, la specie potrebbe ridursi del 95% all'alba del prossimo secolo. ''Il ghiaccio marino - spiega lo studio - e' essenziale per il pinguino imperatore che lo usa per mangiare, riprodursi e fare la cova delle uova''.

(ANSA)

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giovedì, gennaio 29, 2009, 09:45
Greenpeace, Obama licenzi chi vuole caccia alle balene

Washington, 29 gennaio 2009 - "Resti dell'amministrazione Bush cercano di silurare la politica di Obama contro la caccia baleniera". Greenpeace chiede al nuovo presidente Usa, Barack Obama, di licenziare i funzionari infedeli. Solo pochi giorni dopo la cerimonia inaugurale, dice il gruppo ecologista, "alcuni funzionari nominati dalla vecchia amministrazione, ma ancora in servizio, secondo il Washington Post avrebbero negoziato un accordo con il Giappone sulla caccia baleniera" che prevede "una riduzione della caccia giapponese in Antartide in cambio di una riapertura della caccia commerciale ed un aumento delle quote di caccia delle balenottere minori nelle acque circostanti il Giappone".
Nel corso di una riunione segreta alle Hawaii, il commissario Usa alla Iwc (la Commissione Baleniera Internazionale), Doug DeMaster, e il presidente dell'Iwc, William Hogarth, hanno agito, secondo Greenpeace, "palesemente contro la posizione del presidente Obama". Obama aveva assicurato a Greenpeace, prima dell'elezione, che gli Stati Uniti avrebbero garantito "una leadership nell'applicazione degli accordi internazionali per la protezione della natura, incluso il rafforzamento della moratoria contro la caccia commerciale alle balene. Permettere al Giappone di continuare la caccia baleniera a scopi commerciali è inaccettabile".

(ANSA)

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giovedì, gennaio 29, 2009, 09:36
La Turritopsis nutricula è capace di invertire il proprio ciclo biologico
La medusa che vive all'infinito
«Invaderà tutti gli oceani»

E' in grado di ritornare allo stadio giovanile da cui era stata generata, quello di un polipo

MILANO – Fino alla fine dei tempi: è l'unico essere vivente che può definirsi «immortale», nel vero senso della parola. La medusa Turritopsis nutricula è capace di invertire il proprio ciclo biologico e di sfuggire così alla tappa finale del processo di invecchiamento, ovvero alla morte. Ora, la creatura dei mari si sta moltiplicando ad un ritmo inarrestabile. «E' in atto un'invasione silenziosa nei nostri oceani», avvertono i ricercatori.

RITORNA GIOVANE - La scoperta di questo organismo, che potenzialmente può vivere in eterno, risale a qualche anno fa e fu fatta da un team di biologi dell'Università di Lecce. La piccola idromedusa dal nome scientifico Turritopsis nutricula misura un diametro di appena quattro-cinque millimetri. Una volta raggiunta la maturità sessuale e dopo essersi riprodotta, non muore, a differenza di tutti gli altri organismi similari, sostengono gli studiosi. Questa speciale medusa, invece, scende sul fondo e si ritrasforma nello stadio giovanile da cui era stata generata. Insomma, da polipo ridiventa nuovamente medusa, e viceversa. Un processo che in sostanza può definirsi «infinito». Per gli scienziati questo ringiovanimento è reso possibile, a livello cellulare, a causa di un fenomeno conosciuto come «transdifferenziamento». L'ovvia e inevitabile conseguenza è una proliferazione di questa creatura dei mari, affermano i biologi marini sull'inglese Telegraph. «Stiamo rilevando un'invasione silenziosa in tutto il mondo», ha detto Maria Maglietta, dell'istituto di ricerca tropicale Smithsonian a Washington. Questi predatori del mare, originariamente presenti nelle acque calde dei Carabi, si stanno diffondendo velocemente in tutti gli oceani, aiutati anche da «passaggi» inconsapevolmente offerti dalle navi.

Elmar Burchia
28 gennaio 2009

www.corriere.it

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mercoledì, gennaio 28, 2009, 19:49
Sarà l'acqua la prossima causa del conflitto tra Israele e Territori palestinesi?

28 gennaio 2009  

L'acqua la prossima causa di un conflitto tra territori palestinesi e Israele Grazie alla segnalazione di _Fox_ approfondisco il discorso fatto ieri Striscia di Gaza: il gas offshore la vera causa del conflitto? sulle probabili reali cause della immane tragedia che si è conclusa con una tregua qualche settimana fa.

Secondo il dossier (curato da Antonio Picasso del Centro Studi Internazionali -Ce.S.I.) La situazione economica dei territori palstinesi del Senato della Repubblica Italiana, XV legislatura, nel 2007 , invece, non solo i giacimenti di gas offshore sono un buon motivo per il conflitto, ma lo sarà anche il controllo dell’acqua.

Fox, invece, mi fa notare che Debora Billi, una collega di rango peraltro e molto stimata, dal suo blog scrive di non essere d’accordo sul fatto che a scatenare la guerra possa essere stata la necessità di ricorrere al gas presente nei fondali marini di Gaza.

Per la verità Debora Billi da Radio Radicale ne aveva parlato un anno fa dei giacimenti offshore di Gaza e dei balletti per approvviogiornarsene, tesi appunto presentata dal prof. Michel Chossudovsky pubblicata l’8 gennaio 2009, diciamolo, che se non aggiunge niente di nuovo, cuce assieme le fonti e ne fa un quadro organico.

E anche secondo il dossier del Senato, come si legge a pag.19:

D’altra parte, sarebbe improprio valutare i Territori come un’area assolutamente priva di risorse nel settore. Le stime suggeriscono, infatti, che le potenziali risorse di gas naturali disponibili soprattutto a Gaza – grazie ai giacimenti offshore di Gaza Marine – potrebbero soddisfare almeno il 10% della domanda energetica interna, riducendo così i prezzi, garantendo nuovi posti di lavoro e cambiando la direzione della curva produttiva.

Ma viene anche detto a pag.18 che:

Tutte le politiche di approvvigionamento, infatti, vengono definite da Israele, sia in termini tecnici, quanto negli aspetti più pratici. Il controllo dei valichi e le ripetute operazioni militari costituiscono la realizzazione di una politica strutturale volta a contenere – ma con Gaza in mano ad Hamas, anche ad annichilire – l’eventualità che dei benefici di uno sviluppo economico generale traggano vantaggio anche le attività di guerriglia e di terrorismo, nelle loro peculiarità.

Il dossier però va oltre e dopo aver disegnato lo scenario su cui l’ultima azione “piombo fuso” si è andata a collocare spiega che la prossima guerra sarà fatta per gestire la risorsa acqua.

Debora scrive nel suo post che:

In certe zone del Medio Oriente l’acqua è talmente preziosa che anche un fiumiciattolo può giustificare una guerra, ma decisamente non è questo il caso.

Secondo il dossier invece e senza per questo smentire Debora Billi:

Gli squilibri nello sfruttamento delle acque costituiscono uno dei motivi più remoti dello scontro tra arabi e israeliani. A suo tempo anche il defunto Premier israeliano, Yitzhak Rabin riconobbe che “se risolviamo tutti i problemi in Medio Oriente ma non soddisferemo quello dell’acqua, la nostra regione esploderà. La pace quindi non sarà possibile”.

E dunque aggiunge il dossier:

Per preservare le sue risorse, Israele ha adottato una politica di sfruttamento idrico molto rigida, ma anche funzionale, impostata sull’assegnazione di quote d’acqua, prezzi calmierati, riciclaggio delle acque reflue e desalinizzazione. Ma queste misure sono quasi impossibili da adottare da parte dell’ANP. L’occupazione israeliana, infatti, ha ostacolato lo sviluppo di strutture che potrebbero garantire una migliore utilizzazione delle risorse esistenti.

Insomma, Israele avrebbe adottato attraverso azioni militari ma specialmente economiche uno strozzamento delle risorse al fine di controllare la crescita dei territori lasciati di fatto senza energia e senza acqua così da far estinguere ogni possibilità di autonomia e sviluppo.

Si legge nel dossier a pag. 19:

Paradossalmente, la situazione è ancora più complessa in Cisgiordania, dove l’ANP controlla solo relativamente il territorio. La presenza del contingente militare israeliano e la rete di posti di blocco hanno frammentato in modo capillare la regione, non permettendo il transito di merci e quindi nemmeno di risorse energetiche.

Un inciso: il dubbio circa la reale causa del conflitto, ma non sono d’accordo sulle stime fatte da Billi (di questi tempi coprire anche il 10% del fabbisogno energetico è una chance in più), è venuto anche a me e mi sono chiesta: ma se è una guerra nata per le risorse, perché i palestinesi non lo hanno gridato a mezzo mondo che combattevano per difendere il loro gas e la loro acqua?

Foto | Flickr

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martedì, gennaio 27, 2009, 10:58
Il ferro come nuova soluzione ai cambiamenti climatici? 

Nave Polastern26 gennaio 2009 - Un gruppo tedesco di ricerca scientifica ha avviato a bordo della nave Polarstern un particolarissimo studio nell’Oceano Atlantico che prevede venga messo in mare del ferro (sotto forma di solfati ferrosi in polvere) con lo scopo di testare gli effetti sul fitoplancton.

Per quanto l’iniziativa possa lasciare perplessi, i responsabili del gruppo di ricerca ne hanno illustrato gli obiettivi e le motivazioni, spiegando in sostanza che questi solfati dovrebbero avere un effetto sulla crescita delle microalghe marine, dalle quali non dipenderebbe solo l’alimentazione dei grandi mammiferi marini.

Gli esperti indicano infatti come queste avrebbero un ruolo cruciale nella lotta contro il riscaldamento globale, infatti hanno un’enorme capacità di catturare l’anidride carbonica dall’atmosfera. Questo è importantissimo, per via del fatto che l’Oceano rappresenta il più importante contenitore di anidride carbonica, molto più grande di quanto lo siano tutte le foreste del pianeta messe insieme.

La spedizione scientifica, che ha avuto inizio il 7 gennaio e dovrebbe essere portata avanti fino al 17 marzo prossimo, vede la presenza sull’imbarcazione di 48 esperti, di cui due italiani. Nel corso di questo studio verrà quindi monitorata la crescita delle alghe marine che, stando a quanto ci riferiscono gli esperti, dovrebbe avvenire.

Sui possibili effetti secondari che questi solfati ferrosi potrebbero provocare sulla restante ecosfera marina (escluse le alghe) non viene riportato nessun commento. A tal proposito sarà importante seguire con attenzione i risultati che fra qualche mese saranno resi pubblici e consultabili via web dal sito ufficiale dell’Istituto tedesco di ricerca Alfred Wegener

Via | Ambientum.com

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lunedì, gennaio 26, 2009, 12:17
FUTURI OCEANI PIU' POVERI DI OSSIGENO E VITA 

di Enrica Battifoglia

ROMA, 25 gennaio 2009 - Ridurre il più rapidamente possibile l'uso di combustibili fossili per evitare che in futuro gli oceani finiscano per impoverirsi di ossigeno e vita. E' l'appello che emerge dalle prime simulazioni su lungo periodo degli effetti del riscaldamento globale, descritte nell'edizione online della rivista scientifica Nature Geoscience. Le ha elaborate il gruppo danese di Gary Shaffer, dell'università di Copenaghen. Secondo gli studiosi se il consumo di combustibili fossili resterà immutato nelle prossime generazioni, si rischia di compromettere il futuro degli oceani e di aumentare fino a dieci volte l'estensione delle cosiddette "zone morte", aree nelle quali la presenza di inquinanti rende impossibile la sopravvivenza di pesci, crostacei o molluschi.

 "Il futuro dell'oceano come grande riserva di cibo potrebbe diventare molto incerto", scrive Shaffer. Tanto più che lo studioso è convinto che l'impoverimento estremo dell'ossigeno negli oceani sia l'ipotesi più attendibile per spiegare alcune estinzioni di massa avvenute nella storia della Terra, come quella del Permiano, 250 milioni di anni fa. Le simulazioni condotte dal gruppo danese, nelle quali le attuali emissioni derivanti dai combustibili fossili sono applicate a un modello matematico, mostrano un oceano destinato a diventare sempre più povero di vita nei prossimi 100.000 anni.

Uno scenario confermato sia nell'ipotesi di una quantità moderata di emissioni, sia nel caso di emissioni consistenti, la cui entità è stata calcolata sulla base dei parametri stabiliti dal Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc): in entrambi i casi risulta una progressiva perdita di ossigeno della superficie degli oceani, insieme alla ridotta solubilità dei gas nell'acqua marina e al rallentamento della circolazione delle correnti che portano in profondità le acque più superficiali e ricche di ossigeno.

Secondo gli studiosi "il progressivo riscaldamento globale potrebbe persistere molto in là nel futuro perché i processi naturali richiedono da centinaia a migliaia di anni per rimuovere dall'atmosfera l'ossido di carbonio prodotto dai combustibili fossili". Oggi le "zone morte" sono piuttosto rare negli oceani e si trovano soprattutto vicine alla costa, fin dove riescono ad arrivare i fertilizzanti riversati nei corsi d'acqua dalle zone agricole: progressivamente l'accumulo di queste sostanze tossiche rende impossibile ogni forma di vita. Un altro rischio, prosegue l'esperto, è che possa indebolirsi la circolazione delle correnti che portano ossigeno e nutrienti dalla superficie alla profondità degli oceani: in questo caso "le zone povere di ossigeno potrebbero espandersi fino a invadere le profondità", impoverendo ulteriormente la vita.

ANSA
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lunedì, gennaio 26, 2009, 10:59

La Sea Shepherd ritorna nell'Antartico per salvare le balene

http://www.fishglacierbay.com/Photos/FeedingWhales9.jpg21 gennaio 2009 - La nave della Sea Shepherd Conservation Society, la Steve Irwin, è partita da Hobart, in Tasmania, per ritornare nell'Antartico. La Steve Irwin ha lasciato mercoledì 21 gennaio il porto di Hobart.

"Ritorniamo alla 'Guerra delle balene'", dichiara il primo ufficiale, lo svedese Peter Hammarstedt.

Hobart ha accolto la Steve Irwin con grande calore. La gente ci ha portato un sacco di cibo per rifornire le nostre dispense.

"Non c'è alcun dubbio che gli australiani amino le balene", dice Paul Watson. "E noi amiamo l'Australia. E' difficile da credere, ma nel 1978 si combatteva per fermare le operazioni di caccia alle balene condotte dall'Australia a Cheynes Beach vicino Albany nell'Australia orientale. E oggi annoveriamo questa nazione ex cacciatrice di balene tra quelle che maggiormente difendono queste creature. Ciò mi dà la speranza che forse un giorno anche il Giappone diventerà un grande difensore delle balene, con tanta passione quanta attualmente ne impiega il suo governo per massacrarle”.

Durante i 5 giorni di sosta a Hobart, la nave ha fatto rifornimento, ha caricato 20 barili di olio lubrificante e 12 barili di carburante per l'elicottero. Alcuni volontari hanno lasciato la nave e altri si sono aggiunti dalla Spagna, America, Dubai e Australia. Abbiamo provviste ed acqua per circa 2 mesi. L'equipaggio si è rimesso in forze ed è più agguerrito che mai, pronto a ritornare in Antartico.

"Abbiamo delle balene da salvare e delle baleniere da inseguire", dice Emily Hunter da Toronto, Ontario, Canada.

"Non è un viaggio tranquillo e rilassante", dice Pedro Monteiro dalla Florida. “E' un viaggio in condizioni atmosferiche estreme nelle acque più remote e pericolose del pianeta. Sappiamo che è pericoloso ma sappiamo anche che stiamo salvando centinaia di balene e quindi ne vale la pena!".

Il Capitano Paul Watson ha informato il governo Australiano che la Sea Shepherd sarebbe disposta ad interrompere le sue azioni contro le baleniere giapponesi per un anno se l'Australia o la Nuova Zealanda intraprenderanno un'azione legale contro il Giappone.

"Quelli che ci criticano affermano che i rischi che corriamo sono inaccettabili", dice Watson. "Non sono d'accordo, salvare la vita di una specie è molto più importante che rischiare la vita per difendere un territorio, o per il petrolio. Tuttavia noi non dovremmo correre certi rischi. I governi dovrebbero applicare le leggi di conservazione internazionali. Se corriamo questi rischi è perché i governi non fanno abbastanza per proteggere il pianeta. Se il governo australiano decidesse di fare qualcosa, noi potremmo interrompere le nostre azioni. Il fatto che ci chiamino eco-vigilanti o pirati non ci disturba. Ci disturba invece quando le leggi non vengono rispettate e nessuno fa niente, delle specie protette vengono uccise e niente viene fatto ai loro assassini."

La nave della Sea Shepherd Conservation Society, la Steve Irwin, dovrebbe arrivare in prossimità dell'area di caccia il 29 gennaio e si appresterà ad inseguire la flotta di baleniere giapponesi fino a tutto il mese di marzo.

Fonte: Sea Shepherd Returns to the Southern Ocean for the Whales, 21 gennaio 2009

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lunedì, gennaio 26, 2009, 10:05
Ultime notizie da Sea Shepherd

Le notizie di questi ultimi 10 giorni dell'avventura di Sea Shepherd nell'Antartico per salvare le balene

Fonte notizia

La Sea Shepherd Invita il ministro dell'Ambiente Peter Garrett a visitare la Steve Irwin, 15 gennaio 2009

25/01/2009 - Il Capitano Paul Watson ha invitato il ministro dell'ambiente australiano, Peter Garrett, a visitare la Steve Irwin mentre si trovava ad Hobart per le operazioni di rifornimento.

"Credo che dobbiamo lavorare con il governo australiano per opporci alla caccia alle balene condotta illegalmente nelle acquae del Santuario delle Balene", dice il capitano Watson. "Garrett può non condividere il nostro modo di agire ma alla fine deve comprendere che entrambi ci troviamo dalla stessa parte, che entrambi rappresentiamo le preoccupazioni dei cittadini australiani e che la Sea Shepherd è un'organizzazione non violenta che non ha mai commesso crimini. Ritengo che un nostro incontro potrebbe portare grandi benefici nella lotta per la difesa del mondo marino".

Paul Watson e Peter Garrett hanno molto in comune. Il Capitano Watson è stato uno dei cofondatore di Greenpeace e Greenpeace International e Peter Garrett è stato Direttore di Greenpeace International. La recente espulsione della baleniera giapponese, Yushin Maru #2, dall'Indonesia (dove la nave si era fermata per riparazioni) è stata effettuata grazie agli sforzi del senatore democratico Bob Brown, dall'ex ministro dell'ambiente Ian Campbell, e dal sindaco di Fremantle, Peter Tagliaferri. Il ministro Peter Garrett non ha preso parte in tale controversia, asserendo che non spettava all'Australia decidere ma all'Indonesia, nonostante proprio gli ufficiali indonesiani avessero richiesto specificatamente consiglio all'Australia.

"Vorremmo coinvolgere anche il signor Garrett in questa campagna per mettere fine alla caccia alle balene in Antartico", dice Watson. "Non deve continuare a fare da spettatore a questi orribili eventi. Stiamo facendo di tutto per allontanare i giapponesi dal Santuario delle balene, abbiamo fatto perdere loro molti soldi e per tre anni di seguito non sono riusciti a raggiungere la quota di balene da uccidere, grazie al nostro lavoro. Stiamo per vincere questa battaglia e avremmo piacere che il signor Garrett fosse al nostro fianco quando finalmente arriverà il momento della vittoria."

Fonte: Sea Shepherd Invites Environment Minister Peter Garrett to Visit the Steve Irwin, 15 gennaio 2009


La Sea Shepherd esorta l'Australia ad intentare un'azione legale contro i balenieri giapponesi

20 gennaio 2009 - "Il governo si è espresso sempre negativamente sulle tattiche usate dalla Sea Shepherd Conservation Society per opporsi alle attività illegali condotte delle baleniere giapponesi nel Santuario delle Balene in Antartico. Sia Stephen Smith, il ministro per gli Affari Esteri, sia Peter Garrett, il ministro dell'Ambiente, si sono espressi tutt'altro che positivamente sulle azioni della Sea Shepherd, adducendo preoccupazioni per la sicurezza", afferma il capitano Paul Watson. "Siamo d'accordo con loro che è pericoloso, ma è anche l'unico modo con cui attualmente riusciamo a salvare la vita alle balene".

La Sea Shepherd Conservation Society tuttavia non è irragionevole ed è aperta ad altri mezzi e tattiche alternative da utilizzare per opporsi alla caccia alle balene ed è anche disposta a non intervenire per una stagione così da permettere al governo di intraprendere un'azione legale contro l'industria giapponese che si fonda su questa terribile caccia.

"Le leggi sono chiare. I giapponesi stanno violando l'Antarctic Treaty, la Convention on Trade in Endangered Species of Flora and Fauna e le normative dell'International Whaling Commission (IWC)", dice Watson. "Se l'Australia o la Nuova Zealanda o entrambe le nazioni portassero avanti un'azione legale, la Sea Shepherd accetterebbe di utilizzare tattiche diverse per il prossimo anno. Se il governo ritiene che le nostre azioni siano troppo aggressive dovrebbe contrastare la nostra aggressività con un'azione legale. Portarli davanti ad un tribunale, e se ciò fallisse, se il Giappone rifiutasse di apparire, se rifiutassero di rispettare qualsiasi decisione legale, la Sea Shepherd potrebbe poi ritornare con un approccio ancora più aggressivo. Ma innanzitutto abbiamo bisogno di una solida decisione legale e sono fiducioso che applicando le leggi internazionali si possa mettere fine alle operazioni illegali di caccia alle balene nel Santuario delle Balene in Antartico."

La Sea Shepherd Conservation Society lo scorso anno ha evitato che circa 500 balene venissero uccise e quest'anno spera di fare anche meglio.

La nave della Sea Shepherd, la Steve Irwin, partirà da Hobart il 21 gennaio per ritornare nelle acque del Santuario delle Balene in Antartico per inseguire le baleniere giapponesi e interrompere le loro attività illegali.

Fonte: Sea Shepherd Urges Australia to Take Legal Action against Japanese Whalers, 20 gennaio 2009

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lunedì, gennaio 26, 2009, 09:41
Morti altri tre capodogli arenati in Tasmania

Sydney, 26 gennaio 2009 - Sono morti altri tre capodogli facenti parte del gruppo di oltre cinquanta individui che due giorni fa si erano arenati lungo un banco di sabbia davanti alle coste dell'isola di Perkins, nel nord-ovest della Tasmania. Lo hanno riferito fonti dei servizi di soccorso australiani, secondo cui il totale dei cetacei che hanno perso la vita e' cosi' salito a 51. Ne restano in vita appena due. Le operazioni di salvataggio sono state ostacolate dalla bassa marea, dal forte vento e dalle stesse dimensioni degli animali, lunghi dai 12 ai 18 metri ciascuno e pesanti tra le 20 e le 50 tonnellate. La stessa massa dei resti dei capodogli gia' deceduti costituisce un ulteriore ostacolo; tanto piu' che il sito dello spiaggiamento si trova nei pressi della foce di un fiumiciattolo, ed e' accessibile soltanto dal mare. Si spera nell'arrivo dell'alta marea per raggiungere i due superstiti, creare un varco tra i corpaccioni dei compagni e far loro riguadagnare il largo: per il momento comunque rispondono agli stimoli dei soccorritori, muovono code e pinne, e reagiscono ai movimenti delle onde che li lambiscono. In teoria i due capodogli potrebbero dunque ancora farcela, a condizione che si riesca ad alimentarli con regolarita'. Lo scorso novembre sempre in Tasmania, ma piu' a sud, morirono simultaneamente altri centocinquanta cetacei, tutti appartenenti alla specie del globicefalo, di taglia inferiore rispetto al capodoglio: in quel caso gli animali ebbero pero' la sfortuna di approdare su una riva rocciosa, e l'impatto con gli scogli provoco' loro gravi lesioni, che resero vano ogni tentativo di aiutarli.

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sabato, gennaio 24, 2009, 22:45
La Basilicata seriamente minacciata dall'erosione costiera

24 gennaio 2009 

Mare spiaggiaIl problema dell’erosione costiera si sta manifestato con una certa violenza sopratutto nelle coste della Basilicata. A lanciare l’allarme è L’Enea che afferma come la spiaggia che da Metaponto arriva a Scanzano, in provincia di Matera, sia già vittima illustre di questo fenomeno. La spiaggia è infatti stata sommersa completamente in pochi anni.

Gli esperti dell’Ente di ricerca indicano con una certa preoccupazione come l’erosione costiera potrebbe seriamente mettere a rischio anche le infrastrutture prossime al litorale, come il caso della linea ferroviaria del versante adriatico che, in Molise, passa a 20 metri dalla costa in questione.

Il problema non riguarda comunque solo la regione Basilicata, infatti come spiega Stefano Corsini, direttore del Servizio Difesa Coste dell’Ispra, sono tantissime le coste della penisola italiana ad esserne interessate.

Le mareggiate, continua l’esperto, possono arrivare a “mangiarsi” addirittura sino a 100 metri cubi per singolo evento, quantità pari a 20-30 metri di costa. Il 40% degli 8.000 chilometri di costa del nostro Paese è già in stato di erosione, e ad essere soggette a rischio sono pure numerose infrastrutture. Migliaia di chilometri di piane sono infatti potenzialmente sommergibili a causa della combinazione tra il sollevamento del mare e la subsidenza antropica.

Via | Lagazzettadelmezzogiorno.it
Foto | Flickr

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sabato, gennaio 24, 2009, 11:16
una cinquantina di esemplari di sperm whales si sono arenate in Australia
Nuova misteriosa strage di capodogli
Difficili i soccorsi sulla spiaggia della Tasmania, raggiungibile solo dal mare

Alcune delle balene spiaggiate in Tasmania (Ap)
Alcune dei capodogli spiaggiati in Tasmania (Ap)
SYDNEY
- Una nuova, oscura, strage di balene in Australia: 50 cetacei appartenenti alla specie sperm whale (capodogli) si sono arenati lungo una spiaggia in Tasmania dopo aver perso l'orientamento e solo due sono riusciti a sopravvivere.

OPERAZIONI DI SOCCORSO - Il portavoce del Tasmanian Parks e Wildlife Services, Liz Wren, ha spiegato che le operazioni di soccorso sono state ostacolate dalla grande massa dei capodogli, 18 metri di lunghezza per i maschi, 12 per le femmine e peso tra le 20 e le 50 tonnellate.

La spiaggia dove si sono arenati è inoltre accessibile solo dall'acqua e questo ha reso ancora più complicati i soccorsi.


23 gennaio 2009

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scritto da camozzi
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