Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


sabato, febbraio 28, 2009, 17:56
Il vessillo della balena

Il vessillo della balena - La coda di una balena grugia emerge dall'acqua come una bandiera nella laguna di Ojo de Liebre a Guerrero Negro, in Messico. Questo particolare luogo, lungo la penisola di Baja California,  è uno dei principali rifugi naturali scelti dalle balene che devono partorire. Cacciate fino quasi all'estinzione nella seconda metà del 1800 dopo che vennero scoperte queste specie di nursery naturali e ancora per la prima parte del 1900, le balene grigie sono state messe sotto tutela  dall'International Whaling Commission a partire dal 1947. Grazie a quel provvedimento la popolazione è andata ricostituendosi e oggi si calcola che gli esemplari siano tra i 19 e i 23 mila (Guillermo Arias / Ap)

La coda di una balena grugia emerge dall'acqua come una bandiera nella laguna di Ojo de Liebre a Guerrero Negro, in Messico. Questo particolare luogo, lungo la penisola di Baja California, è uno dei principali rifugi naturali scelti dalle balene che devono partorire. Cacciate fino quasi all'estinzione nella seconda metà del 1800 dopo che vennero scoperte queste specie di nursery naturali e ancora per la prima parte del 1900, le balene grigie sono state messe sotto tutela dall'International Whaling Commission a partire dal 1947. Grazie a quel provvedimento la popolazione è andata ricostituendosi e oggi si calcola che gli esemplari siano tra i 19 e i 23 mila

(Guillermo Arias / Ap)
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venerdì, febbraio 27, 2009, 20:16
Ci mancava questa: a New York imbottigliano l´acqua del rubinetto... e la comprano pure!

LIVORNO, 27 febbraio 2009. Si chiama Craig Zucker, ha 26 anni, ed è il fondatore di Tap’d NY. Che ha fatto di strano? Un business piuttosto remunerativo imbottigliando l’acqua dei rubinetti di New York. No, non stiamo scherzando: «così si risparmiano molte spese di trasporto, ed eliminando camion e aerei si dà anche una mano all’ambiente» è una delle motivazioni che hanno spinto Zucker a investire in questo affare che nasce da una cosa semplicissima: l’acqua della Grande Mela è buona, fresca e pulita perché arriva da 19 riserve e 3 laghi.

La notizia non è nuova e oggi la pubblica a tutta pagina il Giornale che pur magnificando (non si sa se ironicamente o meno) «l’ingegno made in Usa», almeno in fondo chiosa dicendo che tutto funzionerà bene «almeno fino a quando i newyorkesi non penseranno che, in fondo, possono farlo da sé».

In fondo? Ma ci rendiamo conto della gigantesca boiata di questa chiamiamola invenzione? Qui non si capisce dov’è il capo e dove è la coda: ma è possibile che uno si compri dell’acqua in bottiglia (anche a New York la confezione d’acqua peserà per portarsela a casa…) quando invece può tranquillamente averla girando il rubinetto? Acqua peraltro pubblica che già paga mensilmente?

Ma non fosse altro appunto per il peso come detto e per le bottiglie di plastica che dopo devi buttare via: è mai possibile che funzioni davvero questo business? Altro che vendita di Fontana di Trevi, qui non c’è trucco e non c’è inganno ma solo la dabbenaggine di persone che veramente ci fanno capire perché il mondo ormai vive di sole apparenze.

Perché evidentemente è la confezione, o almeno il confezionamento, che rende quell’acqua al supermercato più attraente di quella che esce (nonostante sia la stessa identica) dal rubinetto di casa. Vi immaginate a raccontare una cosa del genere a un africano (donna, uomo, bambino) che ogni giorno per avere un po’ d’acqua deve fare talvolta chilometri per raccoglierla con un secchio dal pozzo?

Qualcuno ci potrà far notare, a ragione, che purtroppo una cosa del genere è stata tentata anche in Italia. Alcuni anni fa in effetti Chicco Testa (quello che prima era contro il nucleare e ora invece lo vorrebbe sotto casa, e speriamo che lo accontentino) lanciò l’idea, da presidente di Acea, dell’acqua del sindaco, appunto l’imbottigliamento di quella del rubinetto. Idea che sapeva più di una provocazione nello stimolare l´uso dell´acqua di rubinetto rispetto alla minerale in bottiglia, ma che evidentemente da qualche parte ha attecchito con maggiore fortuna e in questa situazione c’è poi qualcuno che pensa che nel mondo sia possibile realizzare facilmente l’opzione rifiuti zero…Questo Zucker, davvero un genio, ha già comunque venduto 50mila confezioni in sei mesi! Noi siamo favorevolissimi all’uso dell’acqua del rubinetto, ma così siamo alla commedia dell’assurdo, per piacere svegliateci.

www.greenreport.it
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giovedì, febbraio 26, 2009, 23:03
nel mar ligure. l'organizzazione: «creare una grande riserva marina d'altura»
Il Santuario dei cetacei è quasi vuoto
Denuncia di Greenpeace: «Fogna a cielo aperto, le balenottere diminuite del 75% e le stenelle del 50%»

MILANO - Nel santuario dei cetacei, «ridotto a una fogna a cielo aperto», le balenottere potrebbero essere diminuite del 75% e le stenelle (famiglia dei delfini) del 50%. Sono i dati che emergono dal rapporto di Greenpeace sull'area del Mar Ligure, frutto di una ricognizione effettuata ad agosto 2008 sulla nave Arctic Sunrise, a distanza di 16 anni dall'ultimo monitoraggio (nel 1992 le balenottere erano circa 900 e le stenelle comprese tra 15 e 42mila esemplari). L'Arctic Sunrise ha navigato per oltre 1.500 km per contare i cetacei, prelevare campioni d'acqua e monitorare il traffico marino. La navigazione ha coperto il settore occidentale del Santuario (grosso modo nel triangolo Alghero-Tolone-Genova). Secondo i risultati dell'indagine a compromettere la zona sono stati l'inquinamento, il traffico, la pesca illegale e soprattutto la mancanza di un ente di gestione e di un piano di tutela.

I PROBLEMI - Per quanto riguarda le stenelle il range di popolazione va ora da 5 a 21mila esemplari, mentre per le balenottere l'avvistamento di un numero ridotto (un quarto rispetto alle attese) non ha consentito di effettuare una stima. I problemi individuati da Greenpeace nel santuario, definito «una scatola vuota senza regole e controlli» sono nello specifico: «inquinamento per una grave contaminazione da batteri fecali in alto mare (in due stazioni delle undici analizzate), traffico incontrollato con traghetti che corrono a 70 km/h, un'attività di whale watching svolta in modo pericoloso con aerei e motoscafi, il rumore che disturba i cetacei e la pesca illegale». La richiesta di Greenpeace è di sottoporre il Santuario dei cetacei a un regime di tutela e gestione, creando una grande riserva marina d'altura con divieto di pesca e immissione di sostanze tossiche o pericolose, per proteggere un ecosistema unico di cui i cetacei sono parte integrante.

«FUMO NEGLI OCCHI» - «Nel Santuario - denuncia l'organizzazione ambientalista - non è stato fatto assolutamente nulla di specifico per prevenire ed eliminare progressivamente l’inquinamento (anzi, vi si vuole insediare la prima industria offshore: il rigassificatore di Livorno-Pisa), per limitare i rischi di collisione delle imbarcazioni con i cetacei e prevenire gli impatti dei rumori, per mettere un freno alla pesca illegale o per proteggere la fascia costiera. Italia, Francia e Monaco non sono quindi molto meglio del Giappone che uccide balene per "scopi scientifici". Il Santuario è solo fumo negli occhi, che nasconde il calo progressivo dei cetacei nel Mar Ligure causato da vecchie e nuove minacce».

ECOSISTEMA - L'area è nata appunto grazie a un accordo tra Italia, Francia e Monaco - in vigore dal 2002 - che protegge circa 87mila kmq del Mar Ligure. Avrebbe dovuto tutelare l’ecosistema e le popolazioni di cetacei che lo abitano, tra le più ricche del Mediterraneo. È la principale area di alimentazione estiva della balenottera comune: una popolazione, spiega Greenpeace, che si avvia a diventare una specie separata da quella atlantica.


26 febbraio 2009

www.corriere.it

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giovedì, febbraio 26, 2009, 09:39
BALENE? LUI LA PREFERISCE GRASSA
Studio condotto da un gruppo di biologi marini.

26 febbraio 2009 - Sarà perché più sono grandi e più facilmente riescono a fare figli, ma le megattere, una specie delle balenottere, si accoppiano preferibilmente con le femmine più grasse.
A rivelarlo è stata uno studio condotto da un gruppo di biologi marini guidati da Adam Pack dell'università delle Hawaii, a Hilo, Stati Uniti, e pubblicato sull'ultimo numero della rivista Animal Behaviour.
I biologi americani hanno tenuto sotto osservazione 42 gruppi 'competitivi', formati da una femmina e diversi maschi che la corteggiano, al largo delle coste delle Hawaii tra il 1997 e il 2002. Le femmine più lunghe e più grandi attiravano più maschi. Mezzo metro di lunghezza in più e la megattera aveva quattro maschi in più, di media, al suo seguito. Secondo i ricercatori americani, l'accoppiamento con femmine più grandi sarebbe garanzia di una migliore riuscita della gravidanza con maggiori probabilità di conservazione della specie.
Sebbene sia nota la lotta che i maschi delle megattere fanno per conquistare una femmina, poco si conosce ancora delle 'canzoni' che canterebbero per conquistare la compagna. "Ma anche piccole scoperte come questa - ha dichiarato Pack - possono aiutare a proteggere queste specie".

(ANSA)

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mercoledì, febbraio 25, 2009, 10:16
Video di Sea Shepherd sequestrati

La Polizia Federale Australiana confisca i video girati durante la missione di Sea Shepherd in difesa delle balene.

24 febbraio 2009 - La nave della Sea Shepherd Conservation Society, la Steve Irwin, è arrivata a Hobart, in Tasmania, alle 17 del 20 febbraio. La nave è stata affiancata da una pattuglia della Polizia Federale Australiana che è salita a bordo della Steve Irwin con un mandato.

Il mandato autorizzava la confisca di tutte le registrazioni video, sia quelli gia' montati che quelli grezzi ed anche di tutte le fotografie, degli appunti del produttore, delle trascrizioni delle interviste, dei verbali degli incontri di produzione e post-produzione, come dei giornali di bordo della nave, delle documentazioni del sistema globale di posizionamento, del radar automatico di richiesta aiuto, dei documenti d'acquisto, degli introiti, dei documenti relativi alle transazioni finanziarie, delle informazioni di viaggio e delle carte nautiche con i tracciati.

Nel 2008, la serie di Animal Planet "Whale Wars" (La guerra delle balene) ha arrecato molto imbarazzo al governo giapponese e all'industria baleniera giapponese. Il Giappone non vuole che si diffonda la seconda serie di Whale Wars e sta facendo sull'Australia tutta la pressione diplomatica possibile, al fine di prevenire un'ulteriore denuncia delle loro operazioni illegali di caccia alle balene nell'Oceano Antartico.

"Spero che il governo australiano applichi la stessa pressione 'diplomatica' sul Giappone al fine di far terminare le loro azioni illegali di caccia alle balene", ha detto il Capitano Paul Watson. "Il governo Rudd è stato eletto con la promessa di portare in tribunale l'industria baleniera giapponese per le sue attività illegali. Ora sembra invece essere più interessato a citare in giudizio la Sea Shepherd per i suoi interventi contro tali operazioni illegali".

Il Capitano Paul Watson ha dichiarato che accoglierebbe favorevolmente un eventuale processo.

"Da qualche parte dobbiamo iniziare, fosse anche venendo citato io stesso in tribunale. Lasciamo che si mettano in tavola le prove e, sebbene un processo contro la Sea Shepherd e contro di me non possa permettere di presentare testimonianze riguardanti le operazioni illegali di caccia alle balene effettuate dal Giappone, ci permetterà almeno di presentare pubblicamente le nostre prove. Vediamo se il governo australiano porterà in Australia gli assassini di balene giapponesi per testimoniare contro Sea Shepherd e Animal Planet e vediamo se proprio il governo australiano, che si professa contrario alla caccia alle balene, li farà apparire come suoi testimoni".

"Si tratta di una faccenda gestita in modo unilaterale" ha continuato il Capitano Watson. "in quanto la Polizia Federale Australiana non è salita a bordo delle navi giapponesi; i loro video ed i loro dati nautici non sono stati confiscati. Loro non sono stati interrogati, né lo saranno; eppure, nell'oceano Antartico, hanno attaccato con violenza la mia nave ed il mio equipaggio. La legge sta solo dalla parte di quelli che distruggono la natura? Stiamo per assistere all'ultimo ingiusto processo australiano, in cui la Sea Shepherd sarà legalmente crocifissa perché il governo australiano non ha onorato la sua promessa di portare in giudizio gli assassini delle balene? La verità è che noi non saremmo stati costretti ad essere nell'Oceano Antartico a difendere le balene se i governi del mondo avessero fatto semplicemente applicare i trattati di tutela internazionale firmati così fieramente tempo fa. Senza la loro applicazione, non vi sono regole, ma solo anarchia ecologica."

Il Capitano Watson ha detto di non potersi lamentare della Polizia Federale.

"Sono stati molto professionali ed educati e, compiendo gli ordini governativi, non hanno fatto che il loro lavoro. Abbiamo esattamente un anno davanti a noi," ha continuato il Capitano Watson. "Abbiamo bisogno di riparare i danni della Steve Irwin, abbiamo bisogno di assicurarci una seconda nave più veloce e abbiamo bisogno di prepararci per tornare di nuovo a difendere le balene nell'Oceano Antartico alla fine dell'anno. Se ce ne sarà la necessità, andremo a rispondere in tribunale alle accuse di aver difeso le balene in via d'estinzione nel loro Santuario nell'Oceano Antartico, e di questo ci dichiariamo fieramente colpevoli."

Fonte:
Australian Federal Police Seize Whale War Videos, 20 febbraio 2009

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martedì, febbraio 24, 2009, 11:29
Trovato su spiaggia pesce luna di un quintale

Caorle, 24 febbraio 2009 - Un Pesce Luna lungo un metro e mezzo e del peso di circa un quintale é stato trovato morto sulla spiaggia di Caorle (Venezia).
Il pesce luna è una specie che può raggiungere anche i tre metri e un peso di quasi due quintali, ma un esemplare come quello trovato spiaggiato a Caorle è comunque raro. L'animale appariva pressoché integro nella struttura, con sul dorso piccole ferite, la cui natura non è chiara.
Il Pesce Luna appartiene alla famiglia Molidae, si mostra allungato e ovale nella forma; è una specie cosmopolita presente nelle acque tropicali di tutti gli oceani e mari adiacenti. E' presente anche nel Mediterraneo anche se qui è piuttosto difficile da trovare. Può superare i cento anni di età e si nutre di meduse, plancton e piccoli pesci; la femmina può deporre fino a 300 milioni di uova. L'animale trovato a Caorle è stato affidato ora al dipartimento di Sanità pubblica e medicina veterinaria di Padova, che cercherà di accertarne l'età e le cause della morte.

(ANSA)

scritto da camozzi
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martedì, febbraio 24, 2009, 00:04
SPECIE A RISCHIO
I pescatori che salvano gli albatros

Un progetto avviato nel 2006 per la salvaguardia del maestoso volatile marino sta dando i suoi frutti

Un albatros (Foto Reuters)
Un albatros (Foto Reuters)
Nelle acque al largo del Sudafrica il numero degli albatros che ogni anno muoiono a causa della cosiddetta «long-line fishing» (la pesca industriale effettuata con lunghi cavi nei cui ami gli uccelli rimangono impigliati) è diminuito dell'85 per cento. Merito dell'Albatross Task Force (ATF) – un'iniziativa congiunta della Royal Society for the Protection of Birds e di Birdlife International – e del programma internazionale correlato, lanciato nel 2006 con l'obiettivo di salvare 22 specie di uccelli a rischio di estinzione (per un totale di circa 3 milioni di esemplari).

IL PROGRAMMA – Il progetto per la salvaguardia dei bianchi uccelli del mare deve il suo successo al team di istruttori che in questi anni sono saliti a bordo dei pescherecci, unendosi ai marinai al lavoro per spiegare loro come evitare di uccidere i volatili durante la pesca. Gli ottimi risultati non riguardano solo il Sudafrica, dove il progetto ha preso il via tre anni fa: come spiega il Times Online, il tasso di mortalità degli albatri è diminuito sensibilmente (fino al 67 per cento) anche nelle regioni in cui la Task Force sta lavorando da meno tempo.

COLLABORARE CONTRO L'ESTINZIONE – Gli ornitologi stimano che la long-line fishing sia responsabile della morte di un uccello ogni cinque minuti: ora l'ATF ha dimostrato che tramite la collaborazione con l'industria ittica e i Governi è possibile interrompere un processo che – diversamente – porterebbe alla scomparsa di numerose specie di volatili.

Alessandra Carboni
23 febbraio 2009

www.corriere.it

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lunedì, febbraio 23, 2009, 09:58
INQUINAMENTO CAMBIA SESSO AI MOLLUSCHI
Studio nel Mar Mediterraneo

23 febbraio 2009 - L'inquinamento nel Mediterraneo sta cambiando il sesso ai molluschi. E' solo uno degli effetti del degrado ambientale che sta modificando profondamente il nostro mare.
Il responsabile della "mascolinizzazione della popolazione" di murici (molluschi bioindicatori) è un composto presente nella vernice delle imbarcazioni (il tributilsragno, Tbt) che causa la comparsa di veri e propri organi sessuali maschili nelle femmine sottoposte alle concentrazioni più elevate. Non solo: l'abbattimento delle barriere biogeografiche (canale di Suez) sta provocando il cambiamento della biodiversità. E' quanto emerge dalle analisi effettuate dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (l'Ispra, ex Icram), nell'ambito del progetto europeo MonItaMal, in collaborazione con l'università di Malta e il parco scientifico e tecnologico della Sicilia, sull'ambiente marino Mediterraneo, con particolare riferimento alle isole di Malta e Lampedusa.
Secondo lo studio nel canale di Sicilia si registra una buona qualità delle acque che però si riempie di inquinanti (pesticidi), come il Ddt (ormai bandito), in aree antropizzate come gli scarichi fognari di Malta. In tutto il Mediterraneo si contano ben 110 specie esotiche, pari a circa il 15% dell'intera ittiofauna, circa 50 specie a affinità termofila in espansione verso nord, e nell'area del canale di Sicilia si registrano 10 nuove specie provenienti dal mar Rosso e 12 dall'oceano Atlantico.

(ANSA)

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lunedì, febbraio 23, 2009, 09:54
POLPI, ALLA SCOPERTA DELLA LORO INTELLIGENZA
La ricerca ha raccolto oltre 2000 registrazioni per capire in che modo i cefalopodi utilizzano i tentacoli.

23 febbraio 2009 - I polpi hanno sei braccia e due gambe. O almeno questo è quanto indicato da uno studio effettuato dagli esperti marini del Gardaland Sea Life Aquarium dove lo staff è impegnato ad esaminare con grande attenzione una curiosa e socievole creatura marina appartenente alla famiglia dei Cefalopodi, l’Octopus vulgaris. Lo scopo dell’attenta osservazione è infatti scoprire uno dei tanti misteri legati al polpo soffermandosi in particolar modo sull’uso che questo esemplare fa dei suoi tentacoli e sulla sua discrezionalità nell’utilizzarne uno piuttosto che un altro. E a quanto sembra, quando i polpi afferrano o maneggiano gli oggetti, usano regolarmente tutti i loro tentacoli tranne la coppia più arretrata, quasi esclusivamente dedicata alla propulsione.
Per effettuare la ricerca sono state raccolte oltre 2.000 registrazioni relative allo specifico tentacolo usato per primo. Tra queste, oltre 370, riguardano coppie di tentacoli, mentre più di 50 sono relative a sequenze di tre tentacoli. Ma la vera grande sorpresa è stata la frequenza con cui i polpi utilizzano i terzi tentacoli anteriori di entrambi i lati. “Il loro uso è stato superiore a quanto ci aspettassimo – afferma Daniele De Luca, coordinatore della ricerca - considerato che studi precedenti avevano dichiarato come i quattro arti più arretrati fossero riservati principalmente alla propulsione”. Dallo studio è emerso chiaramente che l’uso dei tentacoli diminuisce dalla parte anteriore verso quella posteriore in modo costante. La coppia anteriore veniva usata il 39% delle volte, quella successiva il 31%, la terza il 19% e quella più arretrata solo l’11%. “Gli occhi di un polpo sono angolati verso la parte anteriore del corpo – prosegue Daniele De Luca - perciò se l’animale usa gli occhi per stabilire quali tentacoli muovere, ci si aspetterebbe che la scelta ricadesse su quelli che si trovano in posizione più diretta rispetto all’angolazione della sua visuale. Ed è proprio quello che è stato confermato”. Continua Daniele De Luca “Sono stati identificati sette polpi che spontaneamente preferiscono un lato piuttosto che l’altro, forse a causa di una certa debolezza dell’altro occhio. Se uno di questi animali dovesse ammalarsi, è possibile prendersi cura di lui in modo più efficiente porgendogli cibo e medicinali nella direzione che preferisce. Come per qualsiasi altro animale in difficoltà, qualsiasi misura che riduca lo stress, per quanto minima, può fare di certo una grande differenza”.
Gli analisti ritengono che le loro scoperte costituiscano un importante passo in avanti nella teoria secondo la quale la scelta del tentacolo è in gran parte comandata dalla vista, indipendentemente dal fatto che il polpo stia prendendo del cibo o giocando con il cubo di Rubik.

G. Bravo

www.animalieanimali.it

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domenica, febbraio 22, 2009, 19:58
Lieto fine per i delfini intrappolati nel ghiaccio canadese

Almeno tre dei mammiferi marini sarebbero stati liberati, due probabilmente erano già morti

SEAL COVE (Canada), 22 febbraio 2009 - Non potevano rimanere con le mani in mano gli abitanti di Seal Cove, luogo dove cinque delfini erano rimasti intrappolati dai ghiacci che, con l'abbassarsi della temperatura, si erano chiusi impedendo loro di tornare nel mare aperto.
Per giorni nel silenzio della notte tutti li potevano udire, mentre nuotavano in quel buco nel ghiaccio che giorno dopo giorno diventava sempre più piccolo.

Il sindaco della città aveva fatto richiesta di una rompighiaccio per salvarli, ma non sembravano essercene disponibili e, comunque, sarebbe stato troppo pericoloso per gli animali. Poi dei cinque delfini, solo tre si vedevano nuotare. E' stato il segnale di non ritorno perchè non sarebbero sopravvissuti un'altra notte. Ecco la scelta di intervenire in qualche modo: quattro uomini e un ragazzo sedicenne sono saliti su una piccola imbarcazione e si sono mossi attraverso i ghiacci per raggiungere i tre mammiferi sopravvissuti per creare loro una via di scampo.

Giunti sul luogo, due dei delfini non hanno avuto difficoltà nel seguire la via di fuga definita dall'imbarcazione, mentre l'ultimo sopravvissuto era troppo stanco per muoversi da solo.
Di qui la decisione di uno dei componenti della "task force" di aiutarlo con una imbragatura di emergenza a tenere la testa fuori dall'acqua permettendogli di seguirli verso il mare aperto.

Dunque lieto fine per i tre mammiferi marini con grande orgoglio per gli abitanti locali che hanno accolto i cinque salvatori come dei propri e veri eroi.

www.lastampa.it
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domenica, febbraio 22, 2009, 17:37
L'esperto Notarbartolo: deve aver perso l'orientamento inseguendo dei pesci
Dall'oceano a Trieste, la balena fuori rotta

È una megattera, la specie più amata dai whale watchers. Nell'Adriatico c'è un unico precedente

La balena a Trieste (Archivio Corsera)
La balena a Trieste (Archivio Corsera)
MILANO - Forse si è persa per sbaglio, forse era solo alla ricerca di un pizzico d'avventura, proprio come il piccolo Nemo. Ma se un pesciolino pagliaccio può permettersi di passare inosservato, lei, una spilungona di dodici metri, è destinata a far notizia. Soprattutto perché non era mai successo che una megattera — la balena per antonomasia dell'Oceano Atlantico, la più amata e inseguita dai turisti — risalisse l'Adriatico fino a mostrare spruzzi e codone nel bel mezzo del golfo di Trieste.

I primi ad incrociarla lunedì sono stati i pescatori, poi è stata avvistata dalla terraferma e, alla fine, Tilen Genov è riuscito a immortalarla. Alle quattro del pomeriggio di ieri il presidente di Morigenos, l'associazione slovena per lo studio e la protezione dei mammiferi marini, era ancora a tu per tu con l'eccezionale e graditissimo ospite. «Oggi? Se sappiamo dov'è? Proprio qui davanti a noi, di fronte a Pirano! È riapparsa una decina di minuti fa, ora però mi scusi, si sta avvicinando alla barca, magari ci sentiamo più tardi», dice Genov tradendo una buona dose di emozione e c'è da capirlo, non è certo il momento di starsene col cellulare in mano, bisogna scattare nuove foto e catturare ogni dettaglio per capire se è ferita, se è spaventata e se l'esemplare sia uno dei quasi 6 mila già censiti dai biologi marini che studiano i cetacei oceanici. La balena sembra in ottima salute e non pare proprio aver paura: «Si lascia avvicinare tranquillamente, sembra non avere alcun problema — dicono dall'imbarcazione i ricercatori sloveni —. È uno splendido esemplare ed è praticamente impossibile prevedere le sue mosse». L'unica cosa sicura è che si è allontanato dal branco per poi, chissà come, ritrovarsi a scorrazzare al di qua di Gibilterra: «Si è semplicemente persa, magari inseguendo un branco di pesci — spiega Giuseppe Notarbartolo di Sciara, docente di Conservazione della biodiversità marina all'Università Statale di Milano —. Cosa decisamente rara: dalla fine dell'Ottocento a oggi è successo solo tredici volte, e nell'Adriatico c'è un unico precedente: nell'agosto del 2002 una megattera restò impigliata in una rete, per fortuna non si fece male e venne subito liberata». Ma che fare con una balena lontana 9 mila chilometri da casa? È a rischio in un habitat che le è sconosciuto? «È un animale sociale e deve vivere in branco, non può stare da sola. Normalmente si nutre di plancton, ma possono andare bene anche le sardine e le acciughe. Per sopravvivere deve però spostarsi nei fondali in cui i pescatori non hanno compiuto troppi disastri. E comunque la cosa migliore è che torni il più in fretta possibile da dove è venuta».

È un ottimo migratore, il fiato non le manca di certo. Sono infatti migliaia gli esemplari di megattera che vivono nei Caraibi d'inverno ma che, con l'estate, nuotano fino in Groenlandia a caccia di cibo: «È il grosso cetaceo più amato dal pubblico, ha caratteristiche e carattere particolarmente adatti per gli amanti del whale watching: sono espansivi, saltano volentieri fuori dall'acqua, gli sbuffi raggiungono i cinque metri d'altezza. Il loro particolarissimo canto è addirittura finito su di un disco realizzato negli anni Sessanta da National Geographic». Le balenottere che popolano il nostro Mediterraneo — una delle loro zone predilette è la Liguria Occidentale — sono sì più grandi e meno tozze, però anche assai più schive e riservate. La speranza, ora, è che la balena in vacanza in Adriatico soffra presto di nostalgia per il suo oceano e decida di fare dietrofront. Ma non c'è modo di convincerla? «Direi proprio di no, deve fare tutto da sola— afferma Notarbartolo —. Una ventina di anni fa, in California, fu possibile intervenire perché Humphrey, così venne ribattezzata la megattera, si infilò nel fiume Sacramento: come "esca" si decise di usare proprio una registrazione del canto che emettono mentre si nutrono e la cosa funzionò. Però un'operazione del genere in mare aperto sarebbe assai più complicata». Non resta che aspettare, dunque. Nel frattempo i ricercatori di Morigenos («Non le abbiamo dato un nome perché forse ce l'ha già, è quello che stiamo cercando di scoprire con i nostri colleghi nell'Atlantico ») fanno di tutto per proteggere la balena: «Controlliamo che chi la incontra non si avvicini più di una cinquantina di metri e non le stia intorno per più di 20 minuti». Sperando che alla fine torni a casa sana e salva.

Fabio Cutri
22 febbraio 2009

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domenica, febbraio 22, 2009, 17:23
Elevato livello di metilmercurio nei pesci

L'ennesima conferma che il pesce non è affatto salutare.

21/02/2009 - Secondo il rapporto "Mercurio nei pesci: un'emergenza sanitaria a livello globale" da poco pubblicato dal Gruppo di Lavoro Internazionale Zero Mercury, esiste un "consistente presenza a livello mondiale di metilmercurio nel pesce". Il rischio è più alto per le popolazioni il cui consumo di pesce pro capite è elevato e nelle aree dove l'inquinamento ha aumentato il contenuto standard di mercurio nei pesci. Ma i pericoli del metilmercurio riguardano anche i luoghi dove c'è un minore consumo ittico e i livelli medi di mercurio accumulato nei pesci sono relativamente bassi.

Dal comunicato stampa di Zero Mercury risulta che il il monitoraggio da loro svolto presenta dati inediti sui livelli di mercurio in alcune speciedi pesci provenienti da tre diverse aree del mondo: lo stato indiano dell'Ovest Bengala, l'area metropolitana di Manila nelle Filippine e sei Paesi membri dell'Unione Europea, tra cui l'Italia.

In Italia su 26 campioni analizzati solo in Europa, il pesce spada fresco pescato nel canale di Sicilia ha presentato i livelli di concentrazione di mercurio più elevati 1,6 mg/Kg e il tonno sempre proveniente dal canale di Sicilia ha comunque superato anche se di poco il limite massimo consentito dagli standards internazionali di 0.5 mg/Kg.

"La contaminazione di pesci e mammiferi è una preoccupazione globale per la salute pubblica" ha dichiarato Michale Bender, co-autore del report e membro del Zero Mercury Working Group. Il nostro studio su pesci prelevati da diverse località del mondo ha mostrato che livelli di esposizione al metilmercurio accettati sono stati superati, spesso ampiamente, in ogni Paese e area interessati dall'indagine".

Oltre al frequente avvelenamento clinico da metilmercurio lo studio verifica inoltre anche il grave rischio di effetti neurotossici sullo sviluppo di bambini nati da donne che in gravidanza mangiano pesce ad alto accumulo di mercurio, o mangiano grandi quantità di pesce che accumulano moderatamente il mercurio. Effetti neurotossici subclinici ma funzionalmente significativi possono verificarsi anche in adulti e bambini che assumono metilmercurio sopra i livelli di riferimento, e la ricerca suggerisce anche che l'esposizione al mercurio aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.

In conclusione, la carne di pesce, come tutte le carni di qualsiasi animale, non solo non è un alimento necessario, ma è anche pericoloso per la salute, oltre che per l'ambiente, perché la pesca indiscriminata e selvaggia sta riducendo quasi a zero le popolazioni di molte specie di pesci e di mammiferi marini.

Non mangiate pesce, né altri animali, farete un regalo alla vostra salute e al pianeta intero. Oltre che agli animali stessi.

Fonte:
Zero Mercury, Mercurio nel pesce: appello del Gruppo Zero Mercury alle Nazioni Unite, 10 febbraio 2009

www.agireora.org

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sabato, febbraio 21, 2009, 17:36
Antartide: si stacca un iceber grande quanto la Campania

21 febbraio 2009 

iceberg Si è staccato dalla piattaforma di Wilkins, in Antartide, un iceberg di circa 14mila chilometri quadrati, in pratica grande quanto la regione Campania e ora naviga alla deriva verso l’oceano australiano.

Il mega iceberg, incontrando temperature sempre più calde, iniza a sgretolarsi in tanbti mini iceberg. Il distaccamento era iniziato già da tempo ma si era bloccato con l’arrivo dell’inverno, poi a causa di un innalzamento delle temperature è avvenuto il distacco dell’enorme pezzo di ghiaccio. Già lo scorso anno si staccò un altro pezzo di Antartide di circa 42Km.

Hanno spiegato alcuni studiosi del Csic, Centro superiore spagnolo di investigazioni scientifiche:

Finora i frammenti erano trattenuti dalla banchisa di ghiaccio che fino a un paio di settimane fa chiudeva il mar di Belinghausen.

Riferisce Swissinfo:
La causa della rottura sarebbe imputabile al riscaldamento globale, hanno sottolineato gli esperti del Csic, che da qualche giorno stanno monitorando costantemente la situazione a bordo dell’imbarcazione Hesperides.

Via | Romagnaoggi, CSIC
Foto | CSIC

scritto da camozzi
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venerdì, febbraio 20, 2009, 22:04
Alla scoperta di Atlantide Quando la realtà supera la fantasia. E poi però torna indietro. Ne parlò per primo Platone nel Timeo, ci viaggiò il capitano Nemo di Verne, gli appassionati del serial tv Lost ci fantasticano da cinque anni. Ora Google Earth l'ha trovata. O così almeno si è creduto per qualche ora fin quando - come riportato più sotto - la società del motore di ricerca ha inviato una spiegazione ufficiale secondo la quale la struttura che appare sotto il livello del mare "sono in realtà le scie lasciate dai sonar per la rilevazione dei fondali". Poteva essere Atlantide, terra mitologica che sarebbe affondata nell'oceano più di 12 mila anni fa, patria di alieni superumani o di una società utopica (o anche tutt'e due o anche nessuna) a seconda delle leggende e dei saggi, scritti a migliaia in ogni epoca umana (Wikipedia, per approfondire). Ma non lo è.



Si pensava alla scoperta archeologica più importante di sempre. Avvenuta grazie alla tecnologia, il programma Google Earth con la nuova estensione Ocean che permette di "navigare" lungo i fondali marini. Così ha fatto ieri Bernie Bamford, ingegnere aeronautico inglese di 38 anni. E alle coordinate 31° 15' 15.53"N e 24° 15' 30.53W ha trovato qualcosa che lui descrive come "quella che sembra la vista aerea di una città", un rettangolo quasi perfetto, con una griglia che sembra quella di un reticolo stradale di una città, appunto. Una struttura che sembra opera dell'uomo che si trova a circa 5,5 chilometri sul fondo di quella porzione d'oceano antistante le isole Canarie. A poco meno di mille chilometri dalla costa africana. Dove la posizionava Platone quando scriveva nel dialogo: "Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d'Ercole, c'era un'isola. E quest'isola era più grande della Libia e dell'Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte".

587px-Carte_atlantide.jpegLe dimensioni della "scoperta" sono un po' diverse da quelle descritte dal filosofo greco - sarebbero di poco inferiori a quelle della Lombardia -, ma la suggestione ha colpito subito l'immaginario di Bamford, che ha chiamato il quotidiano Sun per avvertire i giornalisti della supposta scoperta. E il giornale l'ha subito pubblicata, sentendo in merito un esperto archeologo dell'università di New York, il professor Charles Oster. Che invece di gettare acqua sul fuoco, si è subito dimostrato interessato: "Questa scoperta merita immediatamente un'ispezione sul luogo. D'altronde la locazione dove la poneva Platone non può che lasciarci affascinati" (a sinistra una mappa di Atlantide disegnata da Bory de Saint-Vincent nel 1803).

Alla fine si è rivelato un abbaglio. Ma qui a Corriere.it ne siamo rimasti affascinati e, Google Earth alla mano, siamo andati anche a noi a cercare l'isola mitologica. L'abbiamo trovata e abbiamo visto quelle schermate che potete vedere nell'animazione qui in pagina.

Scriveva ancora Platone: "In tempi posteriori (...), essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte (...) tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l'isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve".

Aggiornamento delle 14.30 - La società di Google ha smontato ogni possibile riferimento ad Atlantide: le immagini effettivamernte presenti in quella zona su Google Earth si riferiscono in realtà a tracce lasciate dai sonar delle barche per rilevare i fondali. Le stesse rilevazioni che appunto sono state usate per costuire le pagine di GE. Ecco lo statemente dell'azienda: "It's true that many amazing discoveries have been made in Google Earth - a pristine forest in Mozambique that is home to previously unknown species, a fringing coral reef off the coast of Australia, and the remains of an Ancient Roman villa, to name just a few.  
In this case, however, what users are seeing is an artifact of the data collection process. Bathymetric (or seafloor terrain) data is often collected from boats using sonar to take measurements of the seafloor. The lines reflect the path of the boat as it gathers the data. The fact that there are blank spots between each of these lines is a sign of how little we really know about the world's oceans
". 

L'animazione in Flash è opera di Antonio Delluzio.

20 febbraio 2009

www.corriere.it
scritto da camozzi
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