31 Marzo 2009 - Non c’è bisogno di andare tanto lontano per scoprire delle vere e proprie meraviglie nei fondali marini. E’ di questi giorni la notizia che ricercatori dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale hanno scoperto sui fondali rocciosi di Scilla la più grande foresta sottomarina al mondo di Corallo nero Antiphatella subpinnata, un corallo poco diffuso che vive tra i 50 e i 110 mt di profondità.
I ricercatori dell’ISPRA hanno anche scoperto un’altra specie di corallo nero, molto raro, oltre a gorgonie e alcionari.
Le eccezionali scoperte si devono ad una attività di ricerca nell’ambito di un progetto di monitoraggio della biodiversità marina della Calabria finanziato dalla Regione Calabria che proseguirà fino al 2010. Gli studiosi hanno utilizzato un sofisticato robot sottomarino comandato dalla superficie che riesce ad immergersi fino a 400mt di profondità ed è in grado anche di raccogliere campioni e di effettuare filmati e fotografie.
Liguria, stop alle ancore per salvare i fondali Il piano della Regione: divieto in 26 zone. Allo studio «boe intelligenti»
GENOVA — In barca in Liguria? Benvenuti, ma circolare: niente ancora, per favore. Gettare l'ancora è un gesto marinaro di antico fascino però ha il difetto di arare i fondali dove prosperano le praterie di poseidonia. Non sono solo belle, soprattutto nei periodi di fioritura, costituiscono un habitat ideale per animali e microorganismi (ad esempio i rari cavallucci marini). Così la Regione sta preparando un piano di tutela degli habitat marini con il divieto per i diportisti di gettare l'ancora nei ventisei siti dove la flora marina è più rigogliosa. Da Capo Mortola al confine con la Francia fino alle Cinqueterre (che adottano già limitazioni) una specie di divieto di sosta: sono proprio le calette più belle, dove l'acqua è più trasparente, ad essere interdette all'ancoraggio.
Il divieto, nelle regole che sta mettendo a punto l'assessorato all'Ambiente, si applicherebbe ai natanti al di sopra dei cinque metri. «Praticamente tutti — sbotta Anton Francesco Albertoni, presidente dell'Ucina, l'associazione di Confindustria che raccoglie la cantieristica da diporto —. Basti dire che sotto i dieci metri le barche neanche si immatricolano. Una bella sorpresa. Ma soprattutto ci vorrebbero regole omogenee per tutti. Invece le Regioni stanno partendo ognuna per conto suo, alla fine è come se il codice della strada cambiasse ad ogni confine, in Liguria l'ancora no, in Toscana l'ancora sì...». Niente ancoraggio significa, in pratica, che non ci si può fermare in sicurezza a fare un bagno per un paio d'ore. «Calma — attenua l'assessore all'Ambiente Franco Zunino — non siamo irragionevoli. Stiamo pensando a sistemi alternativi, la soluzione più immediata è un sistema di boe a cui ancorare le imbarcazioni, magari gestito dai Comuni». Sono i cosiddetti «gavitelli intelligenti», tengono la posizione in mare controllati elettronicamente da terra. E di solito sono a pagamento. «A me quelle boe lì non piacciono — dice il sindaco d Portofino, Giorgio Devoto, detto «il Tigre» —. Ora le usiamo in una sola zona ma estenderle a tutto il parco sarebbe un gran pasticcio. Le barche devono poter dare la fonda, è una cosa naturale. Sono proprio i gavitelli a rovinare il panorama del mare».
L'imprenditore e armatore Luca Bassani, fondatore di Wally Yacht, casa a Portofino, è più disponibile: «L'idea non è cattiva, si sta diffondendo anche in altri Paesi, ma è molto importante come viene realizzata. Ad esempio nell'isola di Cabrera, in Spagna, le boe si prenotano, ti avvertono quando sono libere e ti puoi fermare solo 24 ore in modo da consentire una turnazione. La Liguria ha spazi ristretti, bisogna stare attenti a non rendere troppo difficile l'approdo, a non lasciar fuori troppi diportisti. Giusto proteggere i fondali più delicati ma bisogna mantenere delle zone libere». L'argomento darà da discutere: in Liguria, in estate, arrivano tutti, proprio tutti, un elenco che comincia da Piersilvio Berlusconi (barca a Rapallo) e continua con Gerardo Braggiotti (frequenta Santa Margherita) fino al presidente di Federfarma Sergio Dompè. Intanto i velisti sembrano i più concilianti. Il navigatore ligure Giovanni Soldini è d'accordo sul divieto di ancoraggio salva-poseidonie, a patto però «che i gavitelli poi siano in misura sufficiente e possibilmente siano gratuiti come in Grecia, dove si usano da tempo e spesso sono gestiti da chi ha attività turistiche». Chi all'ancora è affezionato, invece, è Marcello Lippi, commissario tecnico della Nazionale che dalla sua Viareggio parte per incursioni liguri: «Amo andare per mare proprio per il senso di libertà che si respira — dice —. Gettare l'ancora in una bella caletta fa parte del piacere di andare in barca. Sono per la semplicità, troppa tecnologia non fa bene».
I pesci si muovono come un unico animale quando viene superata una soglia minima di densità, e sono guidati dai leader. Lo studio su Science
Tre individui sono una compagnia, trenta sono una folla: due “entità” che mostrano comportamenti e dinamiche molto diversi. Lo stesso si osserva nel caso di insetti, uccelli, e pesci che formano sciami, stormi e banchi. Ma quali principi regolano l’assembramento in massa di questi animali? A questa domanda risponde uno studio pubblicato su Science da ricercatori statunitensi (del Massachusetts Institute of Technology, della Boston Northeastern University e del Southeast Fisheries Science Center), almeno per quanto riguarda le aringhe.
La densità minima alla quale scatta l'aggregazione è di un pesce ogni 5 metri quadri. I ricercatori lo hanno stabilito monitorando la migrazione di migliaia di aringhe (Clupea harengus) nell’Oceano Atlantico, utilizzando una tecnica, nota con l'acronimo Oawrs, che consente di ricevere immagini in tempo reale, ricostruite sulla base della propagazione delle onde acustiche.
Lo studio di animali che formano enormi branchi costituisce da sempre una sfida per biologi e naturalisti, data la difficoltà di localizzare, contare e osservare gli individui utilizzando metodi eco-etologici convenzionali. I problemi aumentano, ovviamente, con i pesci che frequentano vaste aree nella profondità degli abissi. In questo studio, prima di tutto i ricercatori hanno determinato in quali aree era più probabile che le aringhe formassero banchi, analizzando un decennio di dati su censimenti effettuati dal Servizio Nazionale statunitense per le Zone di Pesca (Mnfs). Successivamente, hanno monitorato il movimento e il grado di assembramento degli animali per decine di migliaia di chilometri quadrati. Ed ecco quanto è emerso: le aringhe passano da una configurazione disordinata a un banco ordinato quando il numero di individui che si incontrano supera la soglia critica di 0,2 pesci per metro quadro, e sono guidati da pesci “leader”. I risultati non solo confermano quanto osservato per altri animali gregari, ma suggeriscono che le regole di organizzazione e disgregazione dei grandi gruppi siano comuni a tutte le specie gregarie. (i.n.)
L’Africa ha sete, ma i pozzi costati milioni di dollari sono abbandonati
LIVORNO, 26/3/2009. Secondo un rapporto dell’International Institute for Environment and Development (Iied), centinaia di milioni di dollari sono andati sprecati in progetti destinati all’approvvigionamento idrico di zone rurali in Africa, un fallimento che ora minaccia diversi milioni di persone tra le più vulnerabili del pianeta. Il rapporto evidenzia che «decine di migliaia di pozzi e pompe nelle zone rurali sono andati in rovina, privando così di alimentazione idrica le comunità impoverite».
Questo disastro si spiega con il fatto che donatori, governi, Organizzazioni non governative, dopo aver realizzato le infrastrutture non si sono poste il problema né della loro manutenzione, né di formare personale locale capace di intervenire in caso di guasti o difficoltà. Il rapporto non si limita alla denuncia di questo umanitarismo a tempo, ma fa una lista di 30 punti essenziali per migliorare il sistema di alimentazione idrica nelle zone rurali africane, compresa la tecnologia e la capacità locale di riparare e gestire i pozzi.
L’autore del rapporto, Jamie Skinner, spiega che «La comunità dell’acqua si è spesso concentrata sulla costruzione di infrastrutture, piuttosto che sul loro mantenimento. Questo fatto obbliga le donne ed i bambini a portare l’acqua lungo grandi distanze, il che ha un serio impatto sulla loro salute e sulla loro educazione. Non è sufficiente scavare un buco nella terra. L´acqua ha bisogno di progetti di sostegno a lungo termine, esige la manutenzione e il coinvolgimento delle comunità locali. Senza questo, è come buttare via i soldi».
Ogni anno in Africa si costruiscono decine di nuovi pozzi, forniti sia di pompe a motore che a mano, una gran parte di quelli realizzati negli anni passati sono ormai abbandonati ed in rovina. Secondo il rapporto, dei 52 pozzi realizzati dalla Caritas dagli anni ’80 nella regione di Kaolack, in Senegal, ne funzionano ancora 33. La Global Water Initiative, un progetto che coinvolge diverse Ong, ha scoperto che nel nord del Ghana il 58% dei punti “artificiali” di distribuzione di acqua realizzati deve essere ripristinato; nel Niger occidentale, su 43 pozzi 13 sono abbandonati, 18 funzionano più o meno tre giorni all’anno, 12 una decina di giorni.
Skinner sottolinea che «Nell’Africa rurale, circa 50.000 punti di approvvigionamento sono stati mal utilizzati, il che rappresenta uno spreco tra i 215 e i 360 milioni di dollari. Sembra semplice e ovvio, ma va detto: c’è poco senso a perforare pozzi, se non c’è un sistema per mantenerli. Ogni giorno che un pozzo non fornisce acqua potabile, le persone sono obbligate a bere da stagni e fiumi sporchi, esponendosi alle malattie dell’acqua».
Secondo il rapporto donatori, governi e Ong «devono rendersi conto che il finanziamento di infrastrutture è solo una parte della soluzione. Sono importanti anche migliori investimenti nella conoscenza tecnologica, nelle capacità di gestione e governo da parte delle comunità locali che le faccia diventare parte delle scelte e della manutenzione di tecnologie appropriate, capendo quanto sono disposte o in grado di pagare per il loro mantenimento, piuttosto che questo venga imposto loro da parte di estranei».
SYDNEY, 25 marzo 2009 - Nove balene si sono spiaggiate oggi sulla costa occidentale dell'Australia e si ritiene che siano fra le dieci ricondotte ieri al largo dopo due giorni di sforzi di 180 fra volontari, ranger e veterinari. Erano le uniche sopravvissute di un branco di 87 globicefale a pinna lunga che si erano arenate insieme con cinque delfini a Hamelin Bay, 300 km a sud di Perth. Una sola quindi si sarebbe salvata. Più di 70 balene e quattro delfini erano morti su quella spiaggia, molte a causa delle ferite riportate sugli scogli. Le superstiti, alcune fino a sei metri di lunghezza e 3,5 tonnellate di peso, erano state trasportate in camion una alla volta alla vicina Flinders Bay, per essere liberate in acque più calme. Sei delle balene spiaggiate oggi sono state avvistate da un aereo a 6 km di distanza e tre nella stessa Hamelin Bay. Due erano già morte e mostravano segni di essere state attaccate da squali, mentre le altre stavano peggiorando rapidamente e saranno soppresse. Prima però saranno misurate e controllate per verificare se erano fra le 10 riportate ieri al largo. Lo spiaggiamento di massa di questa settimana è il quinto in Australia in altrettanti mesi, e circa 500 balene di diverse specie sono morte dopo essersi arenate.
25 marzo 2009 - Sydney. Undici balene sopravvissute ad uno spiaggiamento di massa sulla costa ovest d'Australia sono state ricondotte al largo dopo due giorni di sforzi frenetici di 180 fra volontari, ranger e veterinari. Una è stata riportata a riva perché troppo spossata e dovrà essere soppressa.
Ottantasette globicefale a pinna lunga e 5 delfini erano stati trovati all'alba di ieri, dispersi lungo 6 km di spiaggia, a Hamelin Bay, 300 km a sud di Perth. Più di 70 balene sono morte, molte a causa delle ferite riportate sugli scogli nel mare in tempesta. Oggi le superstiti sono state trasportate in camion una alla volta alla vicina Flinders Bay, per essere liberate in acque più calme. Le balene, lunghe fino a 6 metri e 3,5 tonnellate di peso, sono state tenute bagnate durante il viaggio, quindi calate in acqua usando imbracature e paranchi, e infine guidate al largo con motoscafi e canoe. Le autorità continueranno ad osservarle nei prossimi giorni. Le spiagge locali sono state chiuse al pubblico, nel timore che le carcasse attraggano squali.
Nasce a Venezia, o meglio nascerà tra due anni, il primi impianto a biomasse da alghe. La centrale sarà finanziata dall’Autorità Portuale di Venezia attraverso la newco eNave che vede l’Autorità Portuale di Venezia presente con il 51% di quote e la Enalg di Giancarlo Giglio e Willer Bordon, che hanno in esclusiva la concessione dei brevetti di Solena Group, al 49%. La centrale, a emissioni zero, produrrà circa 40 Mw, di cui 7Mw saranno destinati al Porto di Venezia e i restanti alimenteranno metà degli abitanti del centro storico.
Le alghe che saranno utilizzate sono quelle che si trovano in laguna, mentre altre saranno coltivate in un area a Marghera grande tra gli 8 e i 12 ettari. Le alghe saranno essiccate e lavorate fino ad ottenere una miscela di idrogeno e monossido di carbonio che servirà ad alimentare la turbina a gas che produrrà energia. Il gas emesso dalla turbina, cioè l’anidride carbonica, sarà usata per alimentare la crescita di altre alghe.
Ha detto Yves Bannel vicepresidente esecutivo e direttore della divisione europea di Solena Group:
Non c’è nessuna possibile contaminazione con il territorio circostante. Le alghe che utilizziamo sono le stesse che si trovano in laguna e il circuito dei nostri impianti è chiuso all’esterno. L’unica cosa che facciamo è aumentare la concentrazione di alghe per metro cubo di un milione di volte rispetto a quanto avviene in natura.
BALENE IN CAMION PER SALVARLE DA SPIAGGIAMENTO In Australia se ne arenano altre 80, solo 12 per ora sopravvissute
24 marzo 2009 - Ancora uno spiaggiamento di massa di balene in Australia, stavolta sulla costa occidentale del continente, 300 km a sud di Perth. Ottanta balene identificate come globicefale a pinna lunga, insieme con alcuni delfini dal naso a bottiglia si sono arenate la scorsa notte nella Hamelin Bay, presso la foce del Margaret River e sono stati scoperti da surfisti stamattina, dispersi lungo 5-6 km di spiaggia. Molte delle balene morte si erano ferite sugli scogli nel mare in tempesta.
Circa 100 soccorritori, fra volontari e ranger, con l'aiuto di veterinari, tentano di stabilizzare e radunare in un singolo branco le 12 balene sopravvissute, e di tenerle nella baia fino a domattina all'alba, quando saranno trasportate in camion alla vicina Flinders Bay, dove dovrebbe essere più facile ricondurle al largo con l'aiuto di motoscafi. "Flinders Bay offre acque riparate ed è abbastanza lontana dal luogo dello spiaggiamento, e si riduce il rischio che si arenino nuovamente", ha detto il portavoce del dipartimento dell'ambiente, Greg Mair. "Raggrupparle e trasportarle richiederà notevole tempo, considerando la grandezza degli animali, la loro dispersione lungo la spiaggia ed il loro stato di salute", ha aggiunto.
Intanto una squadra scientifica sta raccogliendo campioni dalle balene morte da analizzare, come parte della ricerca sulle cause degli spiaggiamenti di massa. Questi avvengono periodicamente al largo dell'isola di Tasmania a sudest, all'estremo opposto dell'Australia, per cause ancora sconosciute, quando i grandi cetacei transitano nella migrazione annuale, dall'Antartide verso le acque tropicali a nord dove le femmine partoriscono, e poi di nuovo verso sud. E' inconsueto tuttavia che balene e delfini si trovino arenati insieme.
Centinaia di balene si sono spiaggiate da novembre a ora, sempre in Tasmania All'inizio di questo mese, 194 balene pilota e sette delfini si sono arenati in un banco di sabbia, e solo 54 balene e 5 delfini hanno potuto essere salvati e ricondotti al largo. In gennaio 45 capodogli sono morti dopo essersi arenati in un altro banco di sabbia. In novembre, 150 balene pilota a pinna lunga sono morte dopo essersi spiaggiate fra gli scogli, e una settimana prima altre 60 della stessa specie sono finite a riva, e solo 11 sono state riportate in salvo.
Turchia, dal controforum dell'acqua la richiesta a non privatizzarla
23 marzo 2009 - Si è appena conclusa la giornata mondiale dell’acqua e al V Forum di Instanbul, che proprio di acqua parlava e organizzato dalla Banca Mondiale, è stato deciso per ora non tutti hanno ” diritto di accesso all’acqua” ma che si tratta , di un generico “bisogno fondamentale umano”. Dunque se oltre la metà della popolazione umana dal 2030 vivrà in carenza d’acqua non è un problema che riguarda quanti nel mondo gestiranno questa preziosa risorsa.
Ha detto Ban Ki-moon segretario generale dell’ONU:
L’acqua è la nostra risorsa naturale più preziosa. Gestire con attenzione il suo uso e bilanciare le diverse esigenze è pertanto di vitale importanza.
Belle parole, certo, ma di fatto il Forum, come denunciano le ONG ( che non riconoscono la legittimità del Consiglio Mondiale dell’Acqua) protagoniste di un contro Forum incentrato sui temi della salvaguardia del diritto di tutti gli esseri umani a usufuire dell’acqua, ha escluso che vi sia questa possibilità per tutti.
Il Contro- Forum perciò ha invitato ancora una volta le Nazioni Unite a riconoscere il diritto all’acqua nelle Costituzioni nazionali e nella Carta universale dei diritti umani. Ma per ora resta solo un appello lanciato a vuoto come ha riferito Marco Iob, rappresentante del CeVI, ai microfoni di Radio Vaticana:
Le resistenze provengono dal fatto che ottenere questo riconoscimento significherebbe mettere l’acqua fuori dalle regole del mercato, quindi tutte le grosse imprese, multinazionali, che oggi hanno grandi interessi nella gestione dell’acqua e nella protezione delle fonti, delle riserve idriche naturalmente non sono d’accordo e queste esercitano una forte attività di lobby su quelle che sono le principali istituzioni internazionali, compresa l’Onu. E ciò accade anche qui, a Istanbul.
Reggio Calabria, 23 marzo 2009 - Tre ordinanze di arresti domiciliari emesse dal GIP presso il Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica a carico di altrettanti titolari di pescherecci di Bagnara Calabra, di cui non e' stata resa nota l'identita', sono state eseguite da personale del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Ai destinatari vengono contestate le accuse di resistenza in mare verso navi da guerra dello Stato e, per uno di essi, anche di calunnia aggravata. L'attivita', alla quale hanno collaborato il reparto aereonavale della Guardia di finanza di Vibo Valentia e la Direzione Marittima di Reggio Calabria, partendo dal contrasto al fenomeno della pesca illegale attraverso le reti chiamate "spadare" ha riguardato alcuni episodi avvenuti in mare l'estate scorsa, nel corso dei quali, per impedire il sequestro delle reti da parte delle motovedette della Capitaneria di Porto, sarebbero state compiute dagli indagati al comando dei rispettivi pescherecci manovre pericolose a scopo di intimidazione e in qualche caso di vero e proprio accerchiamento, con oscuramento dei segni distintivi delle imbarcazioni, poi comunque identificate. Le persone arrestate sono inoltre ritenute tra gli istigatori delle proteste che hanno condotto, in concomitanza dell'avvio della campagna di pesca dello scorso anno, all' occupazione della stazione ferroviaria di Villa San Giovanni causando gravi disagi ai trasporti.
22 marzo 2009 - Brutte notizie dal Portogallo. Ricorderete senz’altro i Pelamis, i serpentoni d’acqua per produrre energia dal moto ondoso. A causa di una serie di problemi tecnici sul galleggiamento del sistema gli impianti sono stati riportati a terra.
Nulla di preoccupante i problemi sono stati presto risolti, se non fosse che, a seguito della crisi in atto c’è stato un ridimensionamento degli investimenti. Al momento regna incertezza sul ritorno dei serpentoni in acqua e, secondo le dichiarazioni del portavoce di Pelamis Max Caracas, questo potrebbe avvenire entro una settimana ma potrebbe anche non avvenire più.
Purtroppo la crisi non risparmia proprio nessuno. Davvero un peccato, questa tecnologia mi era piaciuta sin dall’inizio e in qualche modo tifavo per lei. Rimarrà sempre la speranza che qualche investitore possa far tornare i serpentoni marini lungo le coste portoghesi.
Feriti in modo leggero quindici marinai del sottomarino Scontro tra sommergibile atomico e nave anfibia Usa nello stretto di Hormuz Fuoriuscita di 95 mila litri di carburante dai serbatoi dell'unità di superficie
La «New Orleans»(Afp)
WASHINGTON - Sono quindici i marinai rimasti leggermente feriti a causa di una collisione tra il sommergibile atomico «Hartford» e la nave anfibia «New Orleans», ambedue della Marina militare degli Stati Uniti, avvenuta all'1,20 di notte (le 22,20 di giovedì in Italia) nello stretto di Hormuz, tra il golfo Persico e l'oceano Indiano.
FERITI LEGGERI - Le vittime si trovavano tutte a bordo del sottomarino e sono tornate tutte in servizio dopo le medicazioni. L'impatto ha provocato anche la fuoriuscita di circa 95 mila litri circa di carburante dai serbatoi della New Orleans. Lo ha reso noto un comunicato della la Marina Usa. «Sono in corso valutazioni dei danni», afferma il comando della Quinta Flotta americana, secondo il quale l'impianto di propulsione nucleare del sommergibile non ha subito danni. Entrambe le imbarcazioni sono ancora in servizio nell'area, mentre il Pentagono ha avviato un'inchiesta sull'accaduto.
Londra, pesci-robot contro l'inquinamento nel Tamigi
20 marzo 2009
Nel video che vi propongo su, vedete all’opera, uno dei pesci robot che presto, entro 18 mesi, potrebbero essere immersi, a gruppi di cinque, nelle acque del Tamigi a caccia di sostanze inquinanti. Gli scienziati, infatti hanno sviluppato questo “sciame intelligente” che lavora come una vera e propria squadra comunicando via wi-fi.
In pratica, grazie ai sensori, i pesci riescono a stabilire se si trovano in una zona inquinata o meno e solo se in presenza di sostanze tossiche fanno partire le comunicazioni verso gli operatori umani. Mentre se un pesce trova una sostanza inquinante la comunica via wi-fi agli altri.
I dati potrebbero essere utilizzati per costruire in tempo reale una mappa 3D delle sostanze inquinanti in acqua, che consentirebbero agli operatori di determinare il modo migliore per ripulire la zona.
Il pesce sarà inizialmente utilizzato nei porti per monitorare le emissioni e le fughe dalle grandi navi, e lo stesso sistema sarà usato per il Tamigi.
L’Istituto per gli Studi sul Mare organizza per il prossimo mese di giugno un corso pratico di biologia marina nelle splendide acque di Ustica, perla del Mare Nostrum. Il Corso si rivolge ai subacquei e a tutti gli amanti del mare che vogliano tuffarsi in un autentico laboratorio biologico situato nel cuore del Mediterraneo.
Sopra, un’Isola bella, aspra e incontaminata svelerà ai partecipanti i segreti delle sue origini vulcaniche e della sua flora. Sotto, un mare di cristallo, esplosione di colori, testimonierà il suo stato di protezione con una delle più alte biodiversità del Mare Nostrum.
Il corso si svolgerà in crociera a bordo dell’ex baleniera Thor, una comoda imbarcazione di 27 metri che farà da fascinosa cornice alla settimana e renderà più confortevoli le attività di studio
Durante la settimana verrà offerta l’opportunità di seguire un corso prettamente pratico con osservazioni dirette e riconoscimento dei principali organismi che popolano i fondali di Ustica: immersioni naturalistiche, snorkeling guidato ed escursioni consentiranno di scoprire l’Isola nella sua completezza.
Incontri serali supportati da materiale audio-visivo (eventualmente “catturato” dai corsisti) forniranno le conoscenze teoriche utili allo svolgimento delle attività pratiche.
Alle attività prettamente marine verranno affiancate escursioni a terra offrendo l’opportunità di effettuare osservazioni di carattere botanico, geologico e zoologico. Sono previste inoltre esercitazioni pratiche, analisi chimico-fisiche e osservazioni al microscopio.
Per coniugare in modo divertente vacanza e cultura in un ambiente informale, interamente avvolti dalla passione per il mare. Per il programma completo e i costi, cliccare qui.