Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


giovedì, aprile 30, 2009, 15:03
I coralli di Tahiti testimoniano l'aumento della velocità di scioglimento dei ghiacci

30 aprile 2009 

barriera corallina innalzamento dei mariL’analisi dei coralli fossili di Tahiti dimostra che le lastre di ghiaccio si sciolgono molto più velocemnente di quanto ipotizzato e fornisce una valutazione delle variazioni dell’innalzamento dei mari avvenute alla fine dell’ultima glaciazione. Perchè un’isola tropicale? Tahiti è un’isola vulcanica che si trova nell’Oceano Pacifico, distante da regioni che hanno subito glaciazioni in epoche passate e l’analisi della barriera corallina fornisce un archivio delle variazioni del livello del mare degli ultimi 20.000 anni, perchè i coralli sono sensibili ai cambiamenti climatici.

Lo studio, guidato dall’Università di Oxford, pubblicato su Science di Aprile, mostra come lo scioglimento dei ghiacci sia avvenuto a ritmi più veloci di quanto fino ad oggi supposto. Anche lo stupore di Alex Thomas, del Dipartimento di Scienze della Terra di Oxford, conferma la scoperta: “La velocità con cui lo scioglimento è avvenuto è stupefacente e altrettanto incredibile è la quantità di ghiacci implicata. Stiamo parlando di lastre di ghiaccio che più di 137.000 anni fa ricoprivano la superficie di Canada e USA, spessi più di 5km, che sono semplicemente scomparsi”.

I coralli fossili sensibili ai cambiamenti climatici sono stati analizzati e datati con una tecnica all’uranio: i dati relativi alle tempistiche mostrano che lo scioglimento di ghiacci è avvenuto in maniera più veloce di quanto fino ad oggi pensato relativamente all’ultima glaciazione e ciò significa che la Terra non è pronta, né preparata alla velocità di fluttuazione e scioglimento delle lastre di ghiaccio.

via | ScienceDaily

Foto | Flickr

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giovedì, aprile 30, 2009, 08:40
i suoi tentacoli possono provocare la paralisi e perfino un arresto cardiaco
Medusa killer avvistata nel Mediterraneo
La Physalia Physalis "intercettata" vicino alle coste di Murcia. Si teme che arrivi alle Baleari

La Physalia Physalis
La Physalia Physalis
MADRID
– Ha un bel nome: Physalia Physalis. Un soprannome evocativo di grandi avventure trans-oceaniche: Carabela Portuguesa (Vascello Portoghese). E una pessima reputazione: una sua carezza può essere letale. La medusa più pericolosa del mondo è stata avvistata nel Mediterraneo. Non una sola, ma una colonia: viaggia in un gruppo di cinquanta, non lontano dalle coste di Murcia, secondo le segnalazioni del Centro oceanografico di Los Alcázares.

CONDIZIONI FAVOREVOLI - Erano dieci anni che non si faceva vedere così vicino e, stando ai sospetti di Oceana, organizzazione internazionale per la protezione degli oceani), la formazione si è lasciata sospingere dalle correnti nel bacino del Mediterraneo, attraverso lo Stretto di Gibilterra, incoraggiata dalle condizioni favorevoli offerte dal cambio climatico e dalla scomparsa di molti pesci, suoi nemici naturali. La caccia alle tartarughe marine e la loro rarefazione sono un altro contributo alla prosperità della trasparente “assassina”.

PARALISI E ARRESTO CARDIACO - Più che una medusa, il Vascello Portoghese è un sifonoforo, a forma di vescicola piena di gas; e i suoi tentacoli possono provocare la paralisi anche in un uomo e perfino un arresto cardiaco. L’infida Physalia Physalis ha un raggio di azione di trenta metri, mentre galleggia sorniona, cullata dalle onde. La cattiva notizia è che, se dovesse trovarsi bene nel Mediterraneo, potrebbe installarsi e proliferare, creando non pochi problemi al turismo balneare. La buona notizia è che le piogge abbondanti di questa primavera stanno creando una barriera di acqua dolce e fredda generalmente poco gradita alle meduse. Per ora, quindi, niente allarmismi o previsioni catastrofiche per la stagione estiva, ma si segue con attenzione la passeggiata fuori rotta della flotta tropicale, che veleggia verso le Baleari.

Elisabetta Rosaspina
29 aprile 2009

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mercoledì, aprile 29, 2009, 18:22
IL PO IN PIENA, ATTESA IN EMILIA-ROMAGNA 

ROMA, 29 aprile 2009 - Il Po rimane ancora sorvegliato speciale. E' attesa per il tardo pomeriggio in Emilia Romagna l'ondata di piena, dopo che ieri ad Alessandria sono state evacuate sei mila persone. Inoltre il livello del fiume alla stazione idrometrica di Cremona è aumentato di quattro metri e quarantuno centimetri nelle ultime trenta ore. Alle 17 di lunedì era due metri e 11 centimetri sotto lo zero idrometrico; oggi alle 17 era un metro e settanta sopra. Alle 21 era due metri e otto centimetri e più due metri e trenta alle 23. Il Po arriva a lambire gli ingressi delle Società Canottieri e facendosi sempre più minaccioso anche nei colori e nei rumori, cresce la preoccupazione.

Nel pomeriggio la Protezione Civile aveva già attivato lo stato di preallarme per rischio idrogeologico e idraulico-alluvionale (codice 1), l'Aipo aveva ipotizzato il superamento del livello di guardia, e l'amministrazione comunale era pronta ad affrontare un' eventuale emergenza. La Prefettura di Cremona ha diramato la nota di pre-allerta a tutti i comuni rivieraschi raccomandando ai sindaci "sorveglianza" e invitandoli anche ad avviare, se necessario, le misure di prevenzione previste dai rispettivi piani. In provincia di Cremona hanno invaso le zone di golena anche l'Oglio e l'Adda.

DISAGI AL TRAFFICO NEL MILANESE PER ESONDAZIONI - Numerosi disagi alla circolazione questa mattina nell'hinterland di Milano per le esondazioni del Lambro, del Molgora, del Seveso e del naviglio della Martesana Da questa mattina la linea 2 della metropolitana è interrotta tra Cascina Gobba e Cassina de Pecchi, per l'allagamento dei binari provocato dalle acque della Martesana, uscite dagli argini all'altezza di Cernusco sul Naviglio. Problemi sono stati registrati anche su alcuni accessi autostradali: la polizia ha chiuso lo svincolo Zucca, sulla A4 direzione est verso la A52 e, sulla tangenziale Nord di Milano, sono stati momentaneamente interdetti alla circolazione lo svincolo Monza-Sant'Alessandro, in direzione Sud e il nuovo accesso di Cinisello Nord. E' stato invece riaperto l'accesso di Mecenate, chiuso nella notte. Il maltempo ha impegnato anche i vigili del fuoco che nelle prime ore della mattinata sono dovuti intervenire a Burago Molgora per estrarre alcune auto bloccate nei sottopassi inondati. Il sole che da stamani e tornato su Milano e l'hinterland sta comunque riportando lentamente la situazione nella normalità.

NEVE E PIOGGIA IN ALTO ADIGE, PASSI CHIUSI - Piove da tre giorni in Alto Adige e nevica in montagna sopra i 1.400 metri per il brusco abbassamento delle temperature. Le carreggiate della statale del Brennero sono innevate verso il valico italo-austriaco. E' stato chiuso per motivi di sicurezza il Passo Gardena dalle ore 13 alle ore 21. Sono stati chiusi anche il passo Pordoi dal lato di Arabba ed il Passo Fedaia.

ANSA
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mercoledì, aprile 29, 2009, 10:09
Gore: «Ghiacciai in pericolo»

A Tromsoe, Norvegia, per la prima conferenza sullo scioglimento dei ghiacci, il premio Nobel per la pace, Al Gore, davanti a politici ed esperti degli otto paesi dell'area artica, ha lanciato un appello per una rapida azione dell'Onu e di tutti i paesi del mondo

Al GoreL'APPELLO. Dalla prima conferenza sullo scioglimento dei ghiacci dall'Himalaya ai poli, ieri a Tromsoe, nel nord della Norvegia, è giunto un nuovo allarme per il riscaldamento del pianeta. Il premio Nobel per la pace, l'ex vice-presidente Usa Al Gore, davanti a politici ed esperti degli otto paesi dell'area artica, Stati Uniti, Russia, Canada, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Islanda ha lanciato un appello per una rapida azione dell'Onu e di tutti i paesi del mondo contro lo scioglimento dei ghiacci, prima che sia troppo tardi. "Questa conferenza è un campanello di allarme per il mondo", ha aggiunto Gore nella dichiarazione finale del vertice. Il ministro degli esteri norvegese, Jonas Gahr Stoere, ha affermato che i ghiacci stanno scomparendo da tutte le terre e le acque del globo, perché la temperatura aumenta: il risultato è un innalzamento del livello dei mari.

VERSO COPENHAGEN. "È un fenomeno globale che deriva dal riscaldamento del mondo - ha dichiarato Stoere - Tutti i ghiacciai ne sono coinvolti, dall'Himalaya alle Alpi, dalle Ande al Kilimangiaro, dalla Groenlandia ai poli". Stoere e Gore hanno pianificato una task force di esperti del disgelo che lavorino per un trattato Onu sull'argomento, che potrebbe essere approvato già quest'anno."Le prove scientifiche per incoraggiare l'azione a Copenaghen (dove a dicembre si terrà vertice dell'Onu sul clima) continuano ad accumularsi di giorno in giorno", ha aggiunto l'ex vice presidente Usa. "Il ghiaccio è importante per l'ecosistema della Terra per numerose ragioni - ha detto in una conferenza stampa Gore - Una di queste è legata alla capacità di riflessione".

LE PREVISIONI. La banchisa riflette infatti il 90 per cento delle radiazioni solari nell'atmosfera, mentre l'acqua proveniente dal disgelo assorbe il calore, riscaldando ulteriormente il clima. Le previsioni sull'innalzamento del livello del mare parlano di una crescita dai 18 a 59 centimetri in questo secolo. Ma qualche scienziato prevede un innalzamento più vicino a un metro. Al Gore ha specificato che un aumento di un metro nel livello del mare provocherà 100 milioni di rifugiati climatici in tutto il mondo. L'estensione della banchisa artica ha raggiunto il minimo di 4,13 milioni di chilometri quadrati nel settembre del 2007. Nell'Antartide un fronte di 700 chilometri quadrati della calotta di ghiaccio Wilkins si è frantumato recentemente dando vita a numerosi iceberg. Lo scioglimento dei ghiacciai nell'Himalaya, chiamato dagli esperti "il terzo polo", potrà portare in un primo tempo a gravi inondazioni, seguite però da una siccità che danneggerà il 40% della popolazione mondiale che vive lungo i fiumi himalayani.

29 aprile 2009

www.lanuovaecologia.it
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lunedì, aprile 27, 2009, 15:07
Operazione Pelagos 2009

Il "Bamboo"

Roma, Italia 24 aprile 2009 — Vivere il mare. Scoprire balene e delfini. Partecipare al monitoraggio dei cetacei. Tutto questo ha un nome: "Operazione Pelagos 2009". Un progetto di Greenpeace, Idea Calypso e Fondazione Exodus, che darà la possibilità a un numero ristretto di persone di vivere per una settimana l'esperienza di una crociera naturalistica in barca a vela nel Santuario dei cetacei.

La base logistica del progetto è Portoferraio, Isola d'Elba. In una settimana verranno effettuate crociere con possibilità di pernottamento in alcuni dei più suggestivi ancoraggi dell'Isola d'Elba e dell'Arcipelago Toscano. Le rotte saranno condizionate dalle condizioni meteo marine.

La vita di bordo sarà suddivisa in turni operativi. I partecipanti si impegneranno nelle attività scientifiche di bordo e, come per ogni crociera in mare, è richiesta una certa dose di spirito di adattamento.

Durante le uscite, oltre alle attività di monitoraggio e campionamento, i biologi presenti a bordo condivideranno con i partecipanti le loro conoscenze e presenteranno una serie di argomenti legati al mare e all'ecologia. Il biologo sarà inoltre a disposizione per effettuare uscite in snorkeling (l'attrezzatura non verrà fornita a bordo).

Invitiamo i partecipanti a inviare le foto scattate durante la crociera, che pubblicheremo sul nostro sito, e a scrivere sul nostro blog per raccontarci la loro esperienza in mare.

Al termine della crociera verrà consegnato un attestato di partecipazione. Tutti i dati raccolti permetteranno di stendere un report di Greenpeace sullo stato di salute dell'area d'indagine.

Gli imbarchi, di una settimana ciascuno, inizieranno sabato 13 giugno per terminare sabato 11 luglio. Quota di partecipazione: 430 euro più 70 euro di donazione a Greenpeace. Per prenotazioni contattare Idea Calypso 329.4089157.

Imbarcazione ed equipaggio:

L'imbarcazione utilizzata per l'operazione Pelagos 2009 è il Bamboo, un Baltic 51 (lunghezza dello scafo: 16 metri) di proprietà della Fondazione Exodus. Prestigioso sloop finlandese con 60.000 miglia di mare alle spalle, il Baltic unisce comodità e prestazioni veliche in totale sicurezza.

Il comandante Stanislao Pecchioli, skipper professionista, è impegnato da anni nella conduzione del Bamboo per la realizzazione di progetti educativi legati al mondo dei giovani. A bordo saranno presenti anche due biologi marini di Idea Calypso che accompagneranno i partecipanti alla scoperta del mondo marino, gestiranno le attività di monitoraggio durante le uscite e cureranno anche il corso di Biologia marina.

Scarica tutte le info su Operazione Pelagos 2009

Vita in barca. Il vademecum

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sabato, aprile 25, 2009, 16:09
In Sardegna il paradiso delle balene

25 aprile 2009 -  Anche le balene preferiscono il mare della Sardegna. Lo dicono i ricercatori dell’Accademia del Leviatano Onlus, ente per lo studio e la conservazione dei mammiferi marini, che da maggio 2009 saranno nuovamente impegnati in un monitoraggio dei cetacei presenti nel mar Tirreno Centrale.

Durante le campagne di avvistamento del 2007 e 2008 sono stati incrociati numerosi gruppi di balenottere, all’interno di un canale ampio tra le 20 e le 25 miglia, che si trova al largo delle coste orientali sarde. Molti degli esemplari avvistati erano coppie composte da madre e piccolo. Questo conferma la presenza di un corridoio preferenziale per la migrazione di questa specie (fra il Santuario dei Cetacei a Nord ed il Canale di Sicilia a Sud), individuato già dalle prime osservazioni del decennio scorso. Il corridoio, largo circa 20 miglia si trova al largo delle coste sarde.

La campagna di quest’anno vuole dare continuità al monitoraggio e verificare i risultati precedenti, che rispetto agli anni ’90 evidenziano un aumento di frequenza di circa il 10% per la stenella, del 30% per il tursiope e di circa il 200% per la balenottera.

I ricercatori si impegneranno in 40 traversate, da maggio a settembre, a bordo dei traghetti della Corsica - Sardinia Ferries, nel tratto tra Civitavecchia e Golfo Aranci (120 miglia nautiche), per un totale approssimativo di 200 ore di osservazione.

Durante le traversate verranno anche raccolti dati su eventuali collisioni tra cetacei e traghetti di linea e relazioni con il traffico navale. Dal 2008 il network di monitoraggio, utilizzando gli stessi metodi, si è allargato anche ad altre aree sia nel Tirreno settentrionale sia nel Mar Ligure.

Emozionante il racconto di uno dei tanti avvistamenti:

Una vacanza in Sardegna, un traghetto ed uno sguardo distratto all’orizzonte. Il mare una tavola ed ecco, all’improvviso, un’onda anomala in lontananza: una lunghissima fila di stenelle stanno correndo parallele le une alle altre verso la rotta del traghetto. Ci incrociano disperdendosi intorno alla nave, qualche salto, qualche tuffo ed ecco che riprendono la loro formazione per proseguire la loro corsa, allontanandosi a poppa.

Foto | Flickr

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venerdì, aprile 24, 2009, 10:48
COREA DEL SUD VALUTA RIPRESA CACCIA ALLE BALENE
Se dovesse passare il compromesso tra il Giappone e la Commissione Internazionale Balene per autorizzare la caccia costiera ai cetacei.

24 aprile 2009 - La Corea del Sud potrebbe riesumare la caccia alle balene, sospesa dopo l'adesione alla moratoria internazionale del 1986, in caso dovesse passare il compromesso tra il Giappone e la Commissione Internazionale Balene per autorizzare la caccia costiera ai cetacei.
L'ipotesi è stata ventilata, in condizione di anonimato, da un funzionario del ministero della Pesca di Seul, secondo cui "la Corea del Sud potrebbe riconsiderare la regolamentazione sulla caccia commerciale alle balene nella eventualità che l'assemblea della Commissione approvasse la proposta del Giappone".
La Corea del Sud dal 1986 vieta ufficialmente la caccia commerciale ai cetacei, pur avendo una lunga tradizione culinaria - al pari del vicino Giappone - dedicata alle balene, ma permette la vendita di animali che siano stati pescati involontariamente.
Sulla base di un'ipotesi di compromesso emersa nei mesi scorsi, il Sol Levante potrebbe praticare la caccia ai cetacei nelle proprie acque territoriali con un massimo di cinque navi, che sarebbero limitate a missioni di un giorno e in un periodo complessivo di cinque anni. In cambio, Tokyo sarebbe chiamata al fermo definitivo delle proprie spedizioni annuali in Antartico entro i prossimi cinque anni.
La pesca commerciale delle balene è stata perpetuata dal Giappone dopo il 1986 con l'espediente della cosiddetta "caccia a fini scientifici", che permette all'arcipelago di pescare un migliaio di cetacei all'anno.

(ANSA)

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mercoledì, aprile 22, 2009, 13:45
Estate 2009: previsti meno uragani 

22 aprile 2009 - Quest’estate si formeranno “solo” sei uragani atlantici, rendendo la stagione 2009 un po’ meno attiva di quelle degli ultimi anni, secondo i metereologi della Colorado State University.

Phil Klotzbach e William Gray hanno poi predetto la formazione di dodici tempeste tropicali nel bacino dell’Atlantico – che include il Golfo del Messico e il Mar dei Caraibi – durante la stagione degli uragani, che va’ dal primo giugno al 30 novembre.

Un numero in calo, rispetto alla media di 17 cosiddette tempeste che si è avuta nelle ultime cinque estati. Di queste tempeste, sei si trasformeranno in uragani, che sono caratterizzati da venti sostenuti fino ai 199 chilometri (74 miglia) all’ora. Klotzbach e Gray sospettano anche che due delle tempeste possano diventare uragani importanti, con venti di forza superiore ai 170 chilometri (110 miglia) all’ora.

Via | National Geographic
Foto | Flickr

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martedì, aprile 21, 2009, 10:45
Riciclare le infradito di plastica per salvare gli oceani

21 aprile 2009
- Ogni anno, sulle spiagge del Kenya, arrivano milioni e milioni di infradito di plastica, più di 36 mila paia di ciabatte portate dalla corrente della Somalia provenienti dall’India, dalla Cina, dall’Indonesia. Uniqueco Design, progetto della The Flip Flop Recycling Company della designer Julie Johnstone, ha lo scopo di ripulire le spiagge del Kenya dai milioni di infradito che vi arrivano ogni anno, e trasformare il rifiuto spiaggiato in oggetti utili alla vita quotidiana.

“Solo nel 2008 - spiega Julie al Venerdì di Repubblica - con i 150 dipendenti dell’azienda abbiamo raccolto dodicimila kg di infradito e in quattro anni di attività più di 70 tonnellate di ciabatte di plastica spiaggiate”. Tutte le infradito raccolte vengono trasformate dai designer in giocattoli, gioielli, accessori alla moda, utensili per la casa, e vengono venduti on-line, diventando veicolo di un’azione che tutela l’ambiente e allo stesso tempo reinterpreta la cultura locale, raccontando al mondo del contributo creativo del Kenya per salvare le proprie coste e pulire gli Oceani.

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martedì, aprile 21, 2009, 10:40
SLOW FISH: ECCO I PIRATI CHE "PULISCONO" IL PESCE ILLEGALE
Convegno al salone genovese

21 aprile 2009 - I pirati esistono anche nel mondo della pesca. E' sufficiente catturare il prodotto in modo illegale, immetterlo nella catena di distribuzione e così "ripulirlo". Il giro d'affari si aggira, secondo stime internazionali, intorno ai 22 miliardi di dollari.
Di lotta ai 'gangster del mare' si è discusso nell'ambito di Slow Fish, il salone dedicato al mondo ittico, in un convegno dal titolo evocativo: 'Guardie e ladri'.
In Europa i luoghi dove avviene il riciclaggio del pesce sono sostanzialmente due: Las Palmas, in Spagna e Murmansk, in Russia. Gli esperti della Fao stimano che nella capitale delle Canarie transitino ogni anno circa 400 mila tonnellate di pesce illegale proveniente dallo coste africane, tra le più pescose del continente, e immesse sul mercato europeo. Più a nord i pirati della pesca utilizzano il porto vecchio fiore all'occhiello della flotta mercantile sovietica, Murmansk. Qui il mercato illegale è gestito dalla mafia russa; la pesca di frodo a livello industriale è nata con il crollo del blocco sovietico e oggi si assiste alle disastrose conseguenze di oltre 15 anni di anarchia sui mari: pesca eccessiva e con tecniche scorrette, inquinamento, distruzione degli habitat.
Nel Mediterraneo le grandi flotte hanno rastrellato le acque per soddisfare il mercato asiatico avido di tonno rosso, rendendo questo prodotto sempre più raro. Secondo dati della Advance Tuna Ranckig Technologies (Atrt), società spagnola che opera nell'ambito delle tecnologie per la pesca sostenibile, la cattura dei tonni dal 2002 al 2006 si è triplicata. Gli alti profitti, come sostiene Loretta Napoleoni, economista esperta del settore, sono gestiti dalla malavita organizzata italiana, francese e spagnola, unite nel cosiddetto 'triangolo del tonno'.
Per contrastare questo fenomeno da Slow Fish arrivano proposte concrete e appelli culturali. "E' indispensabile istituire un registro globale della navigazione - spiega Stefano Cataudella, docente di biologia marina all'Università Tor Vergata - al fine di arginare il fenomeno delle navi ombra". Le imbarcazioni industriali di ampia portata sono infatti circa 23 mila nel mondo e si ritiene che la nazionalità di molte di esse sia sconosciuta.
"Fondamentale - secondo Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food - è il ruolo del consumatore che attraverso scelte consapevoli può indirizzare il mercato, limitando gli eccessi di pesca di certe specie e diventare in questo modo alleato delle piccole comunità nella loro lotta di sopravvivenza".

(ANSA)

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lunedì, aprile 20, 2009, 21:36
Il radar Poseidone a difesa del mare

20 Aprile 2009 Nella mitologia greca Poseidone era il “dio del mare” e a lui si rivolgevano gli antichi nella speranza di condurre un viaggio il più possibile tranquillo. Quando era di buon umore Poseidone garantiva mare calmo ma quando veniva offeso provocava violente tempeste.
Oggi esiste un altro “Poseidone”, un sofisticato radar che sarà vigile nel Mar Tirreno per contro i natanti che trasgrediscono le regole .
Ma veniamo ai dettagli. Il “super radar” Poseidone è stato installato sull’isola di Pianosa, nell’Arcipelago Toscano, un tempo sede di un famoso “super carcere”, dove l’ambiente naturale è rimasto intatto. Il radar è collegato 24 ore su 24 con la centrale operativa delle Capitanerie di Porto e allerterà le sue motovedette in caso venga violato illegalmente lo spazio delle aree marine protette. Il radar ha la capacità di tenere sotto controllo in modo veramente capillare un tratto di mare di oltre 60 migli marine, da Gorgona fino all’Argentario sfiorando anche la Corsica e può individuare qualunque natante, anche di dimensioni ridotte, che navighi anche dove è proibito.

www.mareinitaly.it
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domenica, aprile 19, 2009, 19:23
La Cina realizza il più lungo tunnel idrico del mondo per dissetare 7 città

LIVORNO, 16 aprile 2009. Fino ad oggi il record spettava al tunnel di Seikan, in Giappone, lungo 53,86 chilometri e che collega con un fiume d’acqua Aomori ad Hakodate. Ma ieri la Cina ha terminato il tunnel d’acqua più lungo del mondo che collega il distretto di Hengren a quello di Xinbin, nella provincia di Liaoning, nel nord-est del Paese: lunghezza 85,3 chilometri, diametro di 8 metri, una vera e propria autostrada d’acqua che attraversa 50 colline, 50 fiumi, 29 faglie geologiche. Secondo quanto dice Shi Huiyun, direttore dell’Ufficio provinciale di Liaoning per le risorse idriche, «Il tunnel fornirà l’acqua del bacino artificiale di Dahuofang ad oltre 10 milioni di persone in 7 città industriali: Shenyang, Fushun, Liaoyang, Anshan, Panjin, Yingku, e Dalian».

Il tunnel fa parte del Dahuofang Water Supply Project: 231 di gigantesche tubazioni servite da una stazione di pompaggio, sei stazioni di distribuzione idrica e diversi grandi depositi. Il direttore tecnico della costruzione del tunnel, Zou Guangqi, spiega all’agenzia Xinhua che «Il cantiere è stato avviato nel settembre 2006. Gli operai avranno bisogno di diversi mesi supplementari per isolare le pareti del tunnel col cemento prima della sua entrata in servizio alla fine dell’anno. I materiali di risulta degli scavi per la costruzione del tunnel verranno utilizzati per la costruzione di strade e dighe per garantire un impatto minimo sull’ambiente. In totale il progetto ha necessitato di un investimento di 10,3 miliardi di yuan (1,52 miliardi di dollari) di cui 5,2 miliardi sono stati utilizzati per la costruzione del tunnel». Certo, pensare che un tunnel d´acqua di 85 chilometri abbia "un impatto minimo sull’ambiente" ci pare quanto meno ottimistico...

www.greenreport.it/
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sabato, aprile 18, 2009, 23:35
Le Tartarughe usarono una scorciatoia

16 Aprile 2009 -  Una notizia di questi giorni ci informa che è stata fatta un’importante scoperta che riguarda il vero percorso che colonie di tartarughe fecero circa 90 milioni di anni fa quando emigrarono dall’Asia fino al Nord America. Fino ad ora si era pensato che per la loro emigrazione le tartarughe avessero utilizzato lo stretto di Bering, che collega Russia ed Alaska. Nuovi studi invece hanno messo in luce la possibilità che queste tartarughe abbiano fatto un percorso più breve. Scienziati americani della University of Rochester di New York credono che all’epoca della migrazione delle tartarughe nel Mar Artico esistesse un denso arcipelago di isole vulcaniche e che lo stesso mare fosse molto più caldo rispetto ad oggi. Le testuggini sarebbero quindi passate dall’Artico. Alla conclusione si è giunti grazie al ritrovamento su di un fossile di tartaruga sull’isola di Axel Heiberg, isola che si trova ad ovest della Groenlandia. Il fossile, secondo gli esperti, apparterebbe ad una specie di tartaruga vissuta 120 milioni di anni fa in Mongolia, la Aurorachelis gaffneyl. Si pensa anche che all’epoca molti vulcani fossero emersi e che con la loro attività avessero riscaldato il Polo Nord tanto da renderlo privo di ghiacci. Lo studio è stato pubblicato sulla famosa rivista Science.

Fonte www.Ansa.it
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venerdì, aprile 17, 2009, 23:19
Il racconto dell'agenzia Xinhua e le immagini diffuse da Radio China International
Somalia, pirati respinti dai delfini
Scoraggiati dai mammiferi mentre stavano per attaccare un mercantile cinesi. Ma nel web c'è chi solleva dubbi...

Il banco di delfini davanti al mercantile cinese, nelle immagini della China Radio International
Il banco di delfini davanti al mercantile cinese, nelle immagini della China Radio International
MILANO - Più che le tre navi da guerra inviate dal governo di Pechino per proteggere i mercantili della Repubblica popolare a scoraggiare un gruppo di presunti pirati somali ci ha pensato un banco di delfini. Secondo quanto racconta l'agenzia di stampa Xinhua-Nuova Cina, che a sua volta cita China Radio International (Cri), sarebbero stati proprio gli intelligenti mammiferi a mettere in fuga i predoni pronti ad assaltare dei portacontainer in transito nel Golfo di Aden.

STRADA SBARRATA - Secondo il racconto della Xinhua, i delfini sarebbero saltati fuori all'improvviso e si sarebbero frapposti tra un mercantile e le piccole imbarcazioni dei pirati, che già avevano puntato la prua verso la nave cinese. I predoni, però, , scoraggiati dall'impossibilità di attraversare quella massa pinne in movimento, avrebbero preferito desistere. L'agenzia Xinhua, controllata direttamente da Pechino, usa toni ben più enfatici: «I pirati - si legge nel testo - hanno solo potuto constatare la propria piccolezza di fronte al vasto numero di delfini. La spettacolare scena è proseguita per diverso tempo». Si parla anche di migliaia di esemplari («thousands of dolphins») anche se nelle immagini messe in rete se ne possono contare circa un centinaio.

DELFINI CON LE STELLETTE - Più volte si è parlato dell'utilizzo dei delfini come alleati degli eserciti per le operazioni in mare. Il loro utilizzo è noto soprattutto nell'opera di ricerca delle mine, favorito dalla notevole efficienza del sonar naturale di cui dispongono questi animali. La Xinhua si limita a raccontare quanto accaduto e a riportare alcune foto diffuse dalla Cri, senza accreditare la presenza dei delfini ad una precisa strategia militare. Anzi: l'agenzia si preoccupa di riferire che dallo scorso 26 dicembre, da quando il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha chiesto aiuto alle nazioni per pattugliare le acque al largo della Somalia, opera nella zona una mini flotta battente bandiera cinese composta da tre navi. I delfini sono stati insomma un alleato inatteso.

I DUBBI DEL WEB - La notizia ha già fatto il giro del web e molti blog mettono in dubbio che si tratti di immagini reali e non invece di scatti ritoccati con Photoshop o altri software di ritocco fotografico. Altri mettono invece in evidenza come non sia raro che i delfini seguano da vicino le grandi navi, il movimento delle cui eliche causa il disorientamento di molti piccoli pesci che diventano così facili prede per i pesci più grandi. La comparsa dei delfini proprio prima del presunto attacco sarebbe dunque puramente casuale e non un intervento in stile «arrivano i nostri», tanto più che per quanto intelligenti anche loro avrebbero problemi a stabilire se quelli che si ritrovano di fronte sono i «buoni» o i «cattivi». Semplicemente, si sono trovati al posto giusto al momento giusto.


15 aprile 2009

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