Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.
domenica, maggio 31, 2009, 10:44
SUDAFRICA: 55 BALENE ARENATE SU SPIAGGIA
Un gruppo di 55 balene pilota si e' arenato su una spiaggia sudafricana vicino a Citta' del Capo. L'osservazione delle balene e dei delfini è una delle attrazioni per turisti e non lungo la costa del Sudafrica, specie durante le migrazioni invernali.
Molte di quelle faticosamente riportate in acqua, sfinite, vengono infatti rigettate sulla spiaggia dalla marea.
(Gianluigi Guercia/Afp)
ANSA
sabato, maggio 30, 2009, 18:55
In difesa di Moby Dick
Attraverso i mari ghiacciati dell'Antartico pattugliano immense distese oceaniche per fermare i cacciatori di frodo. Un gruppo di temerari della Sea Sheperd Society armati di passione si lanciano contro le navi giapponesi. Le attaccano. Le speronano. E rischiano la vita per salvare le balene.
Mi aveva salvato la vita. In mare. Ci siamo guardati negli occhi e ho intuito che lei capiva, anche se era solo una balena... La passione del capitano Paul Watson è cominciata con uno sguardo e una promessa: che per il resto della vita avrebbe lottato per proteggere le balene. Trent'anni dopo, il capitano parte ancora all'arrembaggio per impedire che vengano cacciate tra le acque ghiacciate dell'Antartico.
Ora la sua storia viene raccontata in una serie televisiva in onda su Animal Planet in sette episodi (ogni venerdì alle 22 sul canale 421 di Sky). Per tre mesi una troupe televisiva ha seguito le avventure del capitano Watson e del suo equipaggio mentre cercano di fermare la pesca di frodo delle navi giapponesi che in beffa alle leggi fanno razzie nei mari del Sud.
I nemici di Watson sono i barconi norvegesi, giapponesi, danesi e non solo, che violano le norme internazionali in materia di caccia dei cetacei, mettendo in pericolo l'ecosistema. A rischio non ci sono solo le balene, ma anche delfini, orche e molte altre specie che fanno gola. La carne di balena finisce nei piatti di ristoranti esclusivi, il suo olio serve perfino come lubrificante per i missili balistici.
Niente di nuovo. Una storia che nasce mille anni fa quando sono state scoperte le proprietà di questi animali che cantano e amano, hanno un cervello grosso quasi come quello umano e quattro lobi a differenza dei tre della maggior parte dei mammiferi.
Centinaia di anni dopo l'epoca in cui le ossa di balena servivano per i bustini e per il sapone e soprattutto l'olio per le lampade e i motori che hanno acceso la rivoluzione industriale, le balene, cacciate con mezzi sempre più sofisticati, continuano a morire, nonostante la scoperta del petrolio. Se non fosse per la Sea Shepherd Conservation Society
, che Watson ha fondato nel 1977, dopo essere stato, cinque anni prima tra i fondatori di Greenpeace, nell'ultimo anno, nel mondo sarebbero morte 500 balene in più. Ne restano poche decine di migliaia.
E i paladini delle balene sono pronti quasi a tutto per proteggerle. Vere e proprie operazioni di pattugliamento, in alcuni casi insieme alla guardia costiera, ma spesso soli quando ci si trova in mezzo al nulla polare. Pattugliano, localizzano. Cercano navi e poi le bloccano. Le assaltano. Le fermano. Le disturbano. Le sabotano.
La lotta tra la vita e la morte delle balene si fa ogni giorno più serrata e la guerra è impari: "Ci chiamano ecoterroristi, ci chiamano pirati, chiamateci come volete, noi non lasceremo morire questi animali". Spesso collaborano con la guardia costiera. Ma non essere un'istituzione li rende sospetti a molti.
Per uccidere una balena ci vogliono 25 minuti strazianti. Di urla, di lamenti, di giravolte nel mare. Mentre i compagni scappano nelle profonde oscurità del mare, chi muore resta solo, in balia delle fiocine e degli arpioni, dei cavi che tirano e la sollevano su una barca dove gli uomini la faranno a pezzi. Il capitano Watson, accompagnato da una trentina di volontari (più di 4 mila negli ultimi tre decenni) provenienti da tutto il mondo, tenta di fermare il massacro.
La diplomazia non è il loro forte. Speronano, usano cannoni d'acqua. "Non siamo violenti, ma siamo aggressivi", dice il capitano che in vita sua non ha mai fatto male a nessuno: "Attaccare oggetti non è violenza. Fare danni non è terrorismo". Dei suoi, invece, due sono stati rapiti, lui si è preso una pistolettata, molti sono stati minacciati e inseguiti. Anche il solo esserci può dare fastidio. E se vengono aggrediti dalle baleniere, sono pronti subito a informare la stampa, qualsiasi cosa pur di informare.
In nome delle balene. Accanto a lui, uomini e donne audaci devoti alla causa, molti vegetariani, molti ambientalisti e animalisti, ma quasi tutti con un vita regolare. Dall'avvocato all'informatico, dal fotografo al soldato. Uno di loro, Christopher Aultman, pilota di elicottero, 38 anni, prima di unirsi al team di Sea Shepard ha prestato sei anni alla Marina americana. Veterano della prima guerra del Golfo, ha conosciuto l'effetto disastroso di milioni di barili scaricati nel golfo Persico durante la guerra.
Da allora niente per lui è stato come prima. Ci sono voluti anni prima che incontrasse il capitano Watson, ma il caso ha intrecciato le loro vite e ora Aultman ha volato con il suo elicottero durante le ultime tre campagne in difesa delle balene nell'Antartico. Amber, invece, sudafricana, circondata dall'ingiustizia dell'apartheid, da piccola salvava gli animali maltrattati. Da grande raccoglie le reti galleggianti alle Galapagos, combatte contro la caccia delle foche in Canada e affronta le baleniere nell'Antartico. La passione li unisce.
E anche se ognuno ha capacità specifiche, quella è l'unica caratteristica che non deve mancare. "Se sei disposto a morire per salvare le balene, allora fai per noi", afferma il capitano: "Il nostro budget l'anno scorso è stato di 3 milioni di dollari. Abbiamo fatto 276 viaggi".
Vivono di donazioni e di tre sponsor, "la Quicksilver che fa accessori da surf, la Lush che produce cosmetici, loro ci aiutano a informare la gente sugli squali e le balene e infine lo shampoo Paul Mitchell, che usa materiali organici e biodegradabili. E poi ci sono gli attori, come Sean Pean, Pierce Brosnan o Richar Dean Anderson, insomma, un presidente, uno 007 e MacGiver, tanto male non ci può andare. Loro non ci mettono solo la faccia, ma partecipano attivamente, Anderson è uno dei nostri direttori per esempio".
E poi ci sono le leggi che dovrebbero proteggere i cetacei. Ma non bastano. Per questo c'è il capitano Watson. Nel mare nessuno le rispetta. Esistono trattati, convenzioni, poche sanzioni. La commissione internazionale per la Caccia alle balene (IWC) ha fissato delle quote circa il numero delle balene che i paesi membri sono autorizzati a cacciare. La politica dell'IWC ha due eccezioni alla sua moratoria: la caccia aborigena alle balene e la caccia per scopi di ricerca. Quest'ultima è una scappatoia perfetta. In nome della ricerca, il Giappone ha ucciso negli ultimi vent'anni 25 mila balene.
"Se non salviamo queste specie perdiamo gli oceani. Se gli oceani muoiono noi muoriamo. È semplice. Una questione di sopravvivenza", sostiene Watson, "non lotti perché ti piace. Non combatti perché sai che un giorno vincerai o perderai. Tu fai quello che fai perché è la cosa giusta da fare, l'unica che puoi fare. Una volta che hai realizzato questa verità, non ti preoccupi più delle conseguenze".
Barbara Schiavulli
http://espresso.repubblica.it
sabato, maggio 30, 2009, 11:06
OCCHIO ALLE MEDUSE, PARTE RETE OSSERVAZIONE ITALIA
ROMA 29 maggio 2009 - Altra estate altra invasione di meduse. E sara' cosi' anche per i prossimi anni. Per avere la mappa della loro presenza, parte dall'Italia la prima rete di osservazione 'occhio alla medusa' che coinvolgera' vacanzieri, stabilimenti balneari, ricercatori, e il popolo del web. Lo ha annunciato all'ANSA Ferdinando Boero, professore ordinario di zoologia e biologia marina dell'Universita' del Salento, uno dei massimi esperti di meduse in Italia, e responsabile della campagna che ricade nell'ambito della Commissione scientifica sul Mediterraneo di cui e' presidente il Principe Alberto di Monaco. La fase pilota della campagna sara' lanciata ufficialmente alla rassegna 'Stelle di mare lungo il fiume' dell'associazione Marevivo a Roma. Sono 14 le specie disegnate in dettaglio nel manifesto: 5 con la scritta rossa per indicare che sono urticanti e 9 con la scritta bianca (innocue). Si chiede in modo schematico e molto comprensibile di inviare una e-mail indicando: il nome della medusa (che si puo' ricavare dal disegno), il luogo di osservazione (per questo il Mediterraneo e' stato suddiviso in tanti caselle numerate), la formazione (se avvistamenti singoli o in gruppi) e la distanza approssimativa tra le meduse per capirne la concentrazione. ''Ogni anno e' sempre peggio - ha detto Boero - ormai il fenomeno e' mondiale. Non e' una questione di mancanza di predatori quanto di assenza di competizione. Senza piu' pesci in mare le meduse prendono il sopravvento''.
(ANSA)
venerdì, maggio 29, 2009, 20:18
Inquinamento: i pesci del Po cambiano sesso
Modena, 28 maggio 2009 –“Le acque del Po presentano livelli molto elevati di interferenti endocrini che attraverso la catena alimentare, vengono assimilati dai pesci. Questa esposizione si ripercuote sull’apparato riproduttivo e provoca l’intersessualità: un’alterazione che mette a rischio la sopravvivenza della specie”.
Lo studio è stato presentato da Luigi Viganò dell’Istituto Ricerca sulle Acque del Cnr a “Sicura”, Convention sulla Sicurezza Alimentare che si tiene a Modena. “L’alterazione riscontrata più frequentemente – chiarisce Viganò – è la femminilizzazione: ossia esemplari di sesso maschile il cui testicolo subisce una trasformazione ad ovario”.
Gli interferenti endocrini (IE), sostanze esogene di origine naturale e sintetica, comprendono oltre ai farmaci, fitoestrogeni ed estrogeni. Vengono utilizzati nella detergenza industriale e nel diserbo in agricoltura, oltre che nella produzione di vernici, plastiche e cosmetici. Gli interferenti sono inoltre presenti nei composti antiaderenti di molti contenitori alimentari, nei ritardanti di fiamma, nei tessuti sintetici e nelle plastiche di computer, televisori e autoveicoli.
Il problema non è solo italiano, poiché la presenza di IE si riscontra nelle acque del Po come in quelle del Mississippi; nei fiumi spagnoli come in quelli danesi, tedeschi e olandesi.
Recenti studi sull’alterazione del sistema endocrino umano da parte degli IE, hanno dimostrato che l’esposizione è correlata all’insorgere di determinate patologie. “Nel lungo periodo – spiega Alberto Mantovani, direttore del reparto di Tossicologia Alimentare e Veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità – la contaminazione tramite la dieta e il bioaccumulo ha aumentato il rischio di disfunzioni organiche, ghiandolari e addirittura di interi sistemi, quali quello riproduttivo, nervoso ed immunitario”.
I principali effetti nocivi di tali sostanze negli esseri umani sono i disturbi neurocomportamentali nei bambini e l’aumento del rischio di infertilità da adulti.
www.sicura.info
venerdì, maggio 29, 2009, 09:06
Prima campagna argentina per adozione balene
Buenos Aires, 28 maggio 2009 - 'Adotta una balena': è il titolo dell'originale iniziativa dell'Istituto argentino per la conservazione (Icb) delle balene, il quale da tempo mantiene sotto controllo una decina di esemplari abitudinari delle coste sud del paese sudamericano. Chi intende procedere all'adozione potrà scegliere da una lista sul sito web dell'Istituto, dove gli animali appaiono con nome, foto e breve 'biografia'.
Le più anziane tra le balene prescelte per la possibile adozione, il cui costo è di 90 euro l'anno, sono conosciute e controllate dall'Istituto fin dai primi anni '70.
Nel sito dell'Icb compaiono inoltre alcune foto dell' esemplare scelto ed il racconto degli episodi conosciuti della loro vita, precisano gli esperti dell"Istituto de conservacion de ballenas'.
Così per esempio si potrà diventare genitori adottivi di Cassiopea, battezzata in questo modo per le caratteristiche macchie bianche che ha sul dorso, che ricordano la costellazione, oppure degli altri esemplari, quali 'Gabriela', 'Antonia' o 'Docksider'.
(ANSA)
giovedì, maggio 28, 2009, 15:30
Guida Blu 2009: il Tirreno il mare più premiato
28 maggio 2009 - E’ il Tirreno il mare più ricco di “vele blu”, ovvero di località balneari che si distinguono per acqua pulita, servizi, rispetto dell’ambiente e valorizzazione delle caratteristiche locali. Lo dice la Guida Blu 2009 presentata oggi a Roma, ed elaborata da Legambiente e Touring Club Italiano. La guida raccoglie ed elabora le informazioni che derivano dalla esperienza e dalle segnalazioni di Goletta Verde e dei circoli locali di Legambiente, dai dati dei Comuni Italiani e del Ministero dell’Ambiente, e assegna alle località più meritevoli da una a cinque vele, come segno di eccellenza.
Sono quasi 400 le località recensite, sia sul mare (300) che sui laghi italiani (70). Nella guida sono indicate anche le grotte raggiungibili dai turisti. La Sardegna è la regione più ricca di vele, seguita da Toscana, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Campania, Basilicata e Marche. Le località marine premiate con le 5 vele invece sono in Toscana l’Isola del Giglio (Gr), Capalbio (Gr), Castiglion della Pescaia (Gr), l’Isola di Salina nelle Eolie; Nardò (Le), Ostuni (Br) in Puglia; Baunei (Og), Posada (Nu) e Domus de Maria (Ca) in Sardegna, Noto (Sr) e San Vito lo Capo (Tp) in Sicilia, Pollica nel Parco del Cilento (Sa), e il Parco delle Cinque Terre. Per quanto riguarda i laghi, Appiano sulla strada del vino (Bz) e Pié allo Sciliar (Bz) in Trentino Alto Adige, e un’altra località toscana, Massa Marittima (Gr) sul lago dell’Accesa.
Qualche esempio del perchè di questi riconoscimenti. A partire dall’Isola del Giglio che si riconferma per il secondo anno in testa alla classifica per la tutela del paesaggio, i sentieri di trekking, per la raccolta differenziata e i servizi di mobilità sostenibile, che sono stati notevolmente implementati dallo scorso anno con servizi notturni e con divieti di circolazione delle auto con meno di 4 occupanti.
Le caratteristiche del Parco delle Cinque Terre sono ben note, la “lotta” per creare un equilibrio tra uono e natura in questa zona ha portato a un paesaggio del tutto particolare, ottimamente conservato e valorizzato anche con percorsi accessibili alle persone diversamente abili, e puntando molto sulla qualità dei prodotti locali e sulla cosmesi naturale.
Proseguendo con la classifica Domus de Maria (Ca) si piazza al terzo posto per la particolare attenzione al sistema dunare costiero, protetto ma allo stesso tempo reso accessibile con passerelle, parcheggi, segnaletica e pstaccionate, e per l’uso di materiali naturali per gli interventi di riqualificazione.
Tra le altre località con le 5 vele, segnaliamo Noto (Sr) per la normativa in materia di energie rinnovabili e in particolare per il fotovoltaico, e San Vito lo Capo (Tp) i cui confini sono segnati da due riserve naturali e i servizi turistici sono basati sulla ospitalità diffusa e piccole imprese familiari.
Via | Legambiente
Foto | patapat
www.ecoblog.it
giovedì, maggio 28, 2009, 08:22
Nasce il Parco Nazionale della Pace tra Liberia e Sierra Leone
27 maggio 2009
I presidenti di Liberia e Sierra Leone hanno firmato l’accordo che darà vita ad un Parco Nazionale transfrontaliero nella foresta di Gola, una delle foreste più estese dell’Africa occidentale.
Il Parco sarà dedicato alla pace, in un’area che di pace ne ha vissuta ben poca a cause delle sue risorse e della volontà di sfruttamento incontrollato delle stesse da parte di più governi: dai tronchi ai diamanti, i traffici hanno alimentato la guerra tra i due paesi e sfinito le popolazioni.
La nascita del parco, che unirà i 75.000 ettari della riserva di Gola in Sierra Leone ai quasi 180.000 ettari delle riservr di Lofa e Foya in Liberia, è il simbolo di un nuovo impegno verso le popolazioni, verso il territorio e verso l’ambiente.
Foto | Flickr
www.ecoblog.it
mercoledì, maggio 27, 2009, 08:30
Greenpeace denuncia distruzione posidonia
Bruxelles, 27 maggio 2009 - Greenpeace ha presentato oggi una denuncia formale alla Commissione europea chiedendo l'applicazione delle norme comunitarie per la protezione dei prati di posidonia e in generale delle praterie di piante marine.
Greenpeace - si legge in una nota dell'organizzazione ambientalista - ha presentato le prove che Italia, Francia, Grecia e Spagna hanno violato la direttiva 'Habitat' che elenca queste praterie tra gli habitat a protezione prioritaria.
"Quando si distrugge una prateria di posidonia perdiamo un elemento importante della vita del Mediterraneo - spiega Alessandro Giannì, responsabile delle campagne di Greenpeace Italia. "La posidonia ospita migliaia di specie, produce ossigeno e difende le coste e le spiagge".
"In Italia, come in Francia e Spagna, si è provato a trapiantare la posidonia, distrutta e spostata per consentire attività ad alto impatto ambientale", aggiunge Giannì. "Questi trapianti non funzionano e sono ormai vietati in Francia e in pratica bloccati in Spagna, poiché sono solo un inutile spreco di denaro che serve a giustificare la distruzione di un habitat a protezione prioritaria". La denuncia di Greenpeace mostra come Italia, Spagna, Francia e Grecia abbiano fallito nel compito di difendere davvero questo habitat fondamentale e chiede alla Commissione europea di garantire l'applicazione delle norme vigenti.
(ANSA)
martedì, maggio 26, 2009, 09:40
Cani al bagno
25 Maggio 2009 - A Trieste città esiste sin dal 1800 uno stabilimento balneare diviso per sesso,unico in Italia e probabilmente anche in Europa, che con un solido muro divide la clientela maschile da quella femminile. A questa stranezza, peraltro mai messa in discussione, si aggiunge una nuova ordinanza in materia di balneazione. Dalla prossima stagione estiva infatti anche i cani potranno fare tranquillamente il bagno nelle acque del Golfo di Trieste. L’ordinanza è stata messa a punto dal Comune in collaborazione con la Capitaneria di Porto e prevede che i “migliori amici dell’uomo” possano accedere alle spiagge ed eventualmente fare il bagno insieme ai loro proprietari senza rischiare multe. Vi sono naturalmente delle limitazioni di orario. L’accesso ai cani è consentito solo prima delle ore 8,00 e dopo le 20,00. Nelle rimanenti ore potranno accedere alla spiaggia solo i cani guida o da soccorso muniti del regolare patentino. L’innovativa ordinanza viene disposta per la imminente stagione balneare ed è da considerarsi sperimentale.
www.mareinitaly.it
domenica, maggio 24, 2009, 21:58
PRIMO CENSIMENTO DEI GIGANTI DEGLI OCEANI
di Enrica Battifoglia
ROMA, 24 maggio 2009 - Balenottere azzurre, orche e delfini all'inizio dell'800 popolavano i mari della Gran Bretagna, ma poco più tardi una pesca indiscriminata decimò le aringhe, la caccia alle meduse alterò la catena alimentare e una specie comune di molluschi migrò dalla Gran Bretagna alla Nuova Scozia ancorata alla chiglia delle navi sconvolgendo l'ecosistema.
L'atlante dei mari del passato emerge dai giornali di bordo di antiche navi, testi letterati, documenti legali, manufatti di osso di balena, menù d'epoca e calendari ecclesiastici che dettavano i periodi di digiuno: un lavoro immane nato dal Censimento storico delle popolazioni animali del mare (Hmap), un progetto avviato nel 2000 e i cui risultati recenti saranno presentati dal 26 al 28 maggio in Canada, a Vancouver.
E' la ricostruzione più vasta e dettagliata degli oceani nei secoli scorsi, che va indietro nel tempo fino all'Età della pietra, fra 300.000 e 30.000 anni fa (Paleolitico medio) quando, dieci volte più precocemente di quanto si credesse, l'uomo cominciò a saccheggiare i mari impoverendoli di conchiglie e grandi mammiferi.
Un lavoro immane che, per uno dei responsabili del progetto, Andy Rosenberg, potrà modificare le nozioni di abbondanza, habitat e vulnerabilità della fauna marina. Per esempio, l'analisi di almeno 150 diari di bordo che documentano avvistamenti di balene ha permesso di stabilire con un'affidabilità del 95% che nei primi dell'800 al largo della Nuova Zelanda le balene australi erano fra 22.000 e 32.000, 30 volte più numerose rispetto ad oggi, e che sono state decimate con l'arrivo delle baleniere. Tanto che nel 1925 sopravvivevano appena 25 femmine in età riproduttiva.
Oggi sono un migliaio e vivono attorno alle isole neozelandesi vicine dell'Antartide. Passando all'Europa, documenti medioevali testimoniano che già allora sfruttamento e inquinamento avevano impoverito di pesce le acque dolci. E "il Mediterraneo già nel '500 era abbastanza povero di risorse'', spiega la storica italiana Maria Lucia De Nicolò, dell'università di Bologna. Nel congresso la ricercatrice presenterà i dati relativi alla rivoluzione nella pesca avvenuta fra '500 e '600, con i cambiamenti tecnici nella costruzione dei pescherecci che permisero di avventurarsi in mare aperto e l'uso delle reti a strascico. "Fino ad allora era stato impossibile accedere alla navigazione in alto mare per problemi tecnologici, politici, economici, ma anche culturali".
C'era, per esempio, "la paura che tutto ciò che venisse dal mare fosse pericoloso per la salute umana", quasi demoniaco. Tanto che il pesce obbligatorio nei digiuni imposti dalla cultura cattolica per ben due terzi dell'anno proveniva spesso dalle acque dolci. Ma le cose cambiarono a metà del '500, con la necessita' di nutrire una popolazione europea in crescita e l'invito della Chiesa della Controriforma a consumare pesce di mare. La fotografia più precisa e dettagliata del Mediterraneo del '700, prosegue la ricercatrice, viene invece da un uomo che, bandito dalla Serenissima, percorse il Mediterraneo in lungo e largo, descrivendo quanto vedeva con gli occhi di un pescatore: dai banchi di pesce di cui era ricco l'Adriatico ai cetacei del Tirreno.
ANSA
sabato, maggio 23, 2009, 09:53
Sfruttare l'energia del moto ondoso con l'Irish Tube Compressor
23 maggio 2009
Abbiamo parlato più volte del moto ondoso, del progetto Anaconda e del poco fortunato Pelamis, delle varie turbine atte ad accumulare l’energia del mare. Ora la JOSPA, una nuova compagnia di Dublino propone il suo Irish Tube Compressor.
L’apparecchiatura si dovrebbe comporre di una sorta di mantice, un tubo flessibile e un contenitore con due turbine. Il moto ondoso comprime il mantice che insuffla aria in una condotta contenente acqua di mare. La condotta, grazie al moto stesso, porta l’aria insufflata e l’acqua al contenitore posto all’altro estremo.
A questo punto le turbine riportano l’aria e l’acqua compresse nella condotta all’esterno, producendo energia elettrica. Detto così, probabilmente non avrete capito molto, ma l’animazione sul sito potrà esservi di grande aiuto. L’azienda focalizza l’attenzione su alcune caratteristiche quali i bassi costi di investimento, di manutenzione e di produzione tali da consentire tempi rapidi di ritorno dell’investimento.
Via | JOSPA
Foto | dal sito JOSPA
www.ecoblog.it
sabato, maggio 23, 2009, 08:40
Mix energetico al 100% di energie rinnovabili? Secondo gli spagnoli si può
22 maggio 2009
Vi immaginate un Paese industrializzato in cui il mix energetico sia composto da energie rinnovabili al 100%? Secondo gli Spagnoli sarebbe possibile, o almeno lo sarà entro il 2050. Questo emergerebbe dal documentoAPPA (un’associazione per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Spagna) e Greenpeace. messo a punto dall’
Il documento, che è una sorta di progetto preliminare da presentare al governo, ha come scopo quello di recepire la direttiva europea in materia di energie rinnovabili. In sostanza vengono fissate le linee guida per raggiungere l’obiettivo in modo tale da coprire con fonti energetiche pulite i consumi di elettricità nello Stato iberico.
Se venisse applicata una legge come questa, spiega José María González Vélez , presidente della Appa, il Paese sarebbe in grado di creare un forte e serio di sviluppo di autosostentamento energetico. Il raggiungimento di tale modello presupporrebbe un investimento di circa un miliardo di di euro. Gli Spagnoli più avanti noi?
Forse si, se però da un lato c’è una certa ammirazione per le politiche in materia di energie rinnovabili che negli ultimi anni sono state portate avanti, dall’altro vi sarebbero da sottolineare due motivazioni che mi spingono a pensare come vi sia un eccesso di ambizione nel piano. Innanzitutto ritengo che quarant’anni siano un lasso di tempo eccessivamente breve per stravolgere un sistema energetico di un paese industrializzato.
La cosa che però mi lascia più scettico è il limite tecnico che un simile obiettivo imporrebbe. La rete elettrica ha infatti bisogno di impianti di produzione che garantiscano in maniera continua l’apporto di energia, cosa che purtroppo le tecnologie rinnovabili difficilmente sono in grado di offrire. A tal proposito abbiamo parlato su Ecoblog qualche giorno fa dell’aspetto relativo allo spegnimento delle turbine eoliche durante la notte.
Certo, si può anche sperare che le tecnologie migliorino sensibilmente da qui a quarant’anni, anche se il percorso appare particolarmente difficile da perseguire. Il programma è comunque degno di ammirazione tanto che il governo locale avrebbe fatto trasparire la possibilità di prenderlo in considerazione. E’ infatti dalle sfide più difficili che nascono spesso i migliori risultati, quegli stessi risultati che dalle nostre parti continuano ad essere solamente dei lontani miraggi.
Via | Appa.es
Foto | Flickr
www.ecoblog.it
venerdì, maggio 22, 2009, 10:27
Novità biodiverse
Dal pesce psicadelico al millepiedi rosa fino al pesce dracula e al rettile più piccolo del mondo: sono tra le specie di animali più bizzarre tra le circa 15mila nuove che vengono scoperte ogni anno. Oggi giornata mondiale della biodiversità
Non solo rischio estinzione. Dal pesce psicadelico al millepiedi rosa fino al pesce dracula e al rettile più piccolo del mondo: sono tra le specie di animali più bizzarre tra le circa 15mila nuove che vengono scoperte ogni anno. A parlarne è stata la rivista New Scientist on line anche per celebrare la seconda giornata mondiale delle biodiversità.
Tra gli animali più buffi che si sono nascosti in tutti questi anni c'è sicuramente il pesce dracula. Scoperto in Birmania proprio quest'anno, si tratta di un pesciolino trasparente lungo appena un centimetro e mezzo. Caratteristiche sono le 'zanne' che ha sulla bocca e che esemplari della stessa famiglia sembra abbiano perso intorno a 50 milioni di anni fa. Altrettanto bizzarro il pesce-rana psicadelico che, a dispetto della sua vivace colorazione, è rimasto nascosto fino a quest'anno. Avvistato per la prima volta nei mari dell'Indonesia, pare che questo pesce ami più strisciare sui fondali piuttosto che nuotare.
Dalle Barbados, invece, arriva il rettile più piccolo del mondo: appena un centimetro di lunghezza e lo spessore di uno spaghetto; anche perché, secondo il ricercatore che l'ha scoperto, Blair Hedges della Pennsylvania State University, un rettile più piccolo non si potrebbe neanche riprodurre. Un millepiedi rosa shocking che emana un caratteristico odore di mandorle si è nascosto in Thailandia fino al 2007 mentre anche tra i mammiferi si contano nuove specie.
Tra le montagne dell'Udzungwa in Tanzania, una delle zone più 'calde' dal punto di vista delle scoperte, è stata per la prima volta descritta una nuova specie di toporagno elefante che va ad aggiungersi ad una sorprendente lista, visto che una specie su dieci tra i mammiferi è stata scoperta negli ultimi 15 anni. Mentre tutte queste nuove specie vengono individuate, secondo la World Conservation Union almeno 844 specie di animali e piante si sarebbero estinte negli ultimi 500 anni.
www.lanuovaecologia.it
giovedì, maggio 21, 2009, 10:30
Gli oceani sono discariche a cielo aperto
21 maggio 2009

La settimana scorsa si sono riunite in Indonesia le rappresentanze di 120 nazioni, per discutere dello stato di salute e di inquinamento degli oceani. Secondo il rapporto stilato dalla Fao e dal programma delle Nazioni unite per l’ambiente, presentato al pubblico alla Conferenza mondiale sugli oceani, ogni anno vengono immessi negli oceani 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti.
Di questi rifiuti, 5,6 milioni (l’88%) provengono da imbarcazioni mercantili. La concentrazione di massa di spazzatura riguarda zone di accumulo in alto mare, e in particolare il Pacifico centrale, la zona di convergenza equatoriale. Ogni giorno vengono rilasciati in mare circa 8 milioni di rifiuti, di cui circa il 63% sono rifiuti solidi gettati o persi dalle navi. Si stima che in ogni chilometro quadrato di oceano galleggino circa 13.000 pezzi di rifiuti di plastica. Il dato peggiore è quello relativo all’anno 2002, rilevato nel Pacifico Centrale, in un punto in cui si accumulano rifuti: per ogni chilo di plancton ci sono 6 chili di plastica.
Tra le misure preventive e i suggerimenti discussi durante la conferenza per salvare il mare dall’inquinamento, sono state proposte linee guida che mirano soprattutto a coinvolgere la cittadinanza, strategie di supporto ad enti privati e pubblici affinchè collaborino in una rete-sistema dalla produzione allo smaltimento, oltre alla promozione di campagne ambientali e l’impiego di materiali biodegradabili.
Foto | Flickr
www.ecoblog.it
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