Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


martedì, giugno 30, 2009, 10:16
GREENPEACE: CALDO E MUCILLAGINI, MEDITERRANEO SOFFOCA

ROMA, 29 giugno 2009 - Sempre più caldo e acido, con una proliferazione di mucillagini dall'Adriatico al Tirreno: il Mediterraneo soffoca e si presenta ogni estate con un malanno in più o più grave. A rischio non solo l'ambiente ma anche la nostra sicurezza alimentare e il turismo. A lanciare l'allarme rosso per il Mare Nostrum è Greenpeace in un inedito dossier dal titolo 'Un mare d'inferno-il Mediterraneo e il cambiamento climatico che per la prima volta mette tutte insieme, nero su bianco, le emergenze documentate.

"Per il Mediterraneo finora abbiamo per così dire navigato per 'spot', cioé a seconda dei singoli allarmi. Ora invece - ha detto all'ANSA Alessandro Giannì responsabile campagne Greenpeace e curatore del dossier - abbiamo finalmente il quadro completo di quello che succede a tavola, nel turismo, nell' ambiente". In particolare, scrive Greenpeace "il Mediterraneo è già cambiato e in peggio".

Negli strati profondi del Mediterraneo é stato dimostrato un aumento annuo di temperatura dell'ordine di 0,004 gradi ma "più in superficie, e lungo le coste, l' aumento delle temperature è di gran lunga maggiore. L'aumento medio registrato nel Mediterraneo nord-occidentale è di un grado negli ultimi trenta anni, mentre l'ondata di calore del 2003 è stato l'evento più caldo registrato sott'acqua (oltre che su terraferma in Europa) degli ultimi 500 anni".

Le conseguenze sono sulla pesca ma anche su specie di spugne, coralli (compreso il corallo rosso) e gorgonie. Altro fenomeno sempre più frequente le mucillagini sia in Adriatico che nel Tirreno: l'effetto soffocamento dei fondali può essere grave.

A RISCHIO ALTO ADRIATICO, SUD E TIRRENO DEL NORD

Alto Adriatico, mari del sud Italia (Sicilia, Puglia e Calabria), e Alto Tirreno (soprattutto Arcipelago Toscano e mar Ligure): queste le tre aree del mare italiano che registrano i cambiamenti climatici già in atto. A scattare la fotografia dei rischi delle acque made in Italy il responsabile campagne di Greenpeace, Alessandro Giannì, curatore del dossier 'Un mare d'inferno-il Mediterraneo e il cambiamento climatico, che raccoglie i documenti scientifici del fenomeno riscaldamento. Ecco in particolare le aree più sensibili in Italia:

- ALTO ADRIATICO e DELTA DEL PO: è una delle aree più sensibili ai cambiamenti climatici perché è un'area particolare, è un mare chiuso e più sensibile sia alla temperatura in aumento che ai cambiamenti del livello del mare.

- MARI MERIDIONALI: le acque di Sicilia, Puglia e Calabria, per ragioni geografiche, sono colpite dal fenomeno delle specie 'aliene' quelle specie cioé che non fanno parte del nostro patrimonio nativo ma che, provenienti soprattutto dal Canale di Suez si, sono installate nei nostri mari e, favorite da condizioni climatiche.

- ALTO TIRRENO E MAR LIGURE: espansione di specie sempre più a nord come i barracuda (nel '93 assenti dall'Isola d'Elba e ora presenti e con ciclo vitale) o il colorato donzella pavonia. Ma anche il luccio di mare, caratteristico in Sicilia, e oggi nel Mar Ligure dove era assente fino a 15 anni fa. Per non parlare delle alghe come la Caulerpa racemosa, proveniente dalla Libia, che ha coperto gran parte dei fondali soprattutto dell'Arcipelago Toscano (40% dei fondali dell'isola di Montecristo) e a Livorno, presente anche a soli 30 centimetri di profondità, quindi anche nelle pozze di scogliera. Segnalazioni arrivano anche dalla Sicilia. Per la Caulerpa taxifolia (l'alga killer, che negli anni '90 ha fatto parlare molto di se' e mangiatrice della Posidonia, la pianta che dà ossigeno al Mediterraneo), un enorme nucleo è presente tra l'Italia e la Francia (da dove è partita), un'altra piccola chiazza è presente a Livorno, poi altre chiazze all'Isola d'Elba e in Sicilia nel parco delle Egadi.

- SANTUARIO DEI CETACEI: il triangolo tra la Toscana, la Liguria, il Principato di Monaco e la Corsica sembra spopolarsi di balene e delfini che invece dovrebbero godere di questa 'casa' creata per loro. "La diminuzione di cetacei nel Santuario - ha detto Giannì - sembra legata all'effetto clima ma, per ora, sono solo sospetti e non ci sono pubblicazione scientifiche in grado di dimostrarlo".

ANSA
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lunedì, giugno 29, 2009, 09:21
A Portofino come ai Tropici in compagnia dei Barracuda

29 giugno 2009

barracuda

La specialità dell’anno nei menù della riviera? Il barracuda. Il pesce, tipico dei mari tropicali, è stato avvistato nelle acque di Portofino e fotografato da Vittorio Innocente, appassionato del mondo marino e recordman per immersioni in bicicletta.

Il Mediterraneo si sta tropicalizzando, e si incontrano sempre più specie tipiche dei mari caldi. Nel mar Ligure sono ormai degli habituée esemplari di Pesce Luna che vi soggiornano da aprile a settembre, mentre Cefalù, in Sicilia, è la meta preferita del Sarago Faraone. Per non parlare delle meduse, la cui presenza è aumentata lungo tutte le coste d’Italia.

I barracuda sono la specie più diffusa, in villeggiatura stagionale, ormai presenti sui banconi delle pescherie della riviera e serviti nei ristoranti. Se volete sapere che sapore ha la carne di barracuda e come fare a proteggere gli abitanti del mare se amate le immersioni, vi consiglio di leggere l’intervista di Repubblica a Vittorio Innocente.

Foto | Flickr

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lunedì, giugno 29, 2009, 09:16
Alta vigilanza su pesca tonno rosso

Roma, 29 giugno 2009 - "Continuiamo a monitorare le attività di vigilanza e controllo della pesca illegale che sono la base di partenza per una buona gestione e conservazione delle risorse marine". A dichiararlo sono le associazioni Greenpeace, Lav, Legambiente, Mare vivo e Wwf, a pochi giorni dalla chiusura ufficiale della stagione di pesca del tonno rosso.
"In Italia la pesca al tonno rosso, come da noi sempre sostenuto era anche caratterizzata da grande illegalità che contribuiva allo stato di crisi in cui versa lo stock nel Mediterraneo - hanno sottolineato le associazioni - Quest'anno però sembra che, rispetto al silenzio degli ultimi anni, il Ministero abbia invece contrapposto un intervento concreto contro quelle imbarcazioni che, seppure esaurito il contingente assegnato, continuavano tranquillamente a pescare".
"Apprezzando gli sforzi del ministero per il controllo, continuiamo a credere che vadano seguite le indicazioni degli enti scientifici che ribadiscono il rischio di collasso commerciale del tonno rosso se non si attueranno al più presto drastiche restrizioni nella gestione dello stock" hanno concluso.

(ANSA)

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sabato, giugno 27, 2009, 10:05
New Scientist: Ecco il perché le operazioni di caccia alla balena giapponesi non hanno scopi di ricerca

17 giugno 2009, di Nichola Raihani e Tim Clutton-Brock

Link: http://www.newscientist.com/article/mg20227136.100-why-japans-whaling-activities-are-not-research.html

Nel 1986, l'International Whaling Commission (IWC) ha imposto una moratoria sul commercio di carni di balena per permettere a questi animali di riprodursi e in questo modo ripopolare i mari del mondo. Tuttavia, questo attuale divieto permette agli stati membri di auto-garantirsi speciali permessi per uccidere balene per scopi scientifici, con il permesso di utilizzare la carne di balena dopo la raccolta dei dati scientifici.

Solo il Giappone gode di un permesso speciale. Il suo attuale programma di ricerca, iniziato nel 2000 e condotto dall'Institute of Cetacean Research (ICR) giapponese, propone di uccidere più di 1000 balene all'anno in Antartico e nel Pacifico nordorientale. Gli obiettivi dichiarati sono quelli di stabilire la struttura delle popolazioni di balene e le abitudini alimentari di diverse specie di balene, incluse anche quelle a rischio di estinzione.

Il Giappone è già stato ampiamente criticato per le sue attività di baleneria, operazioni ritenute pura caccia alla balena travestita da ricerca scientifica. Ma in vista del meeting dell'IWC 2009, vale la pena rispolverare gli argomenti contro la caccia "scientifica" alle balene.

Sebbene i primi risultati del Giappone abbiano fornito informazioni utili, i recenti progressi nelle tecniche non letali, come le biopsie, fanno sì che i dati si possano raccogliere senza uccidere nessuna balena. Allo stesso modo, non è più necessario uccidere balene per sapere cosa hanno mangiato, visto che lo si può fare determinando il DNA in campioni di feci.

L'impatto scientifico della ricerca è comunque molto limitato. Sono state pubblicate su riviste internazionali solo ricerche relativamente piccole, rispetto ai programmi di ricerca su altri mammiferi marini come i delfini. Secondo l'ICR, la ricerca scientifica condotta uccidendo balene ha prodotto 152 pubblicazioni in riviste specializzate dal 1994. Tuttavia, solo 58 di questi articoli sono stati pubblicati su riviste internazionali. I restanti sono apparsi solo su giornali locali e in gran parte solo in giapponese, non sono stati valutati da esperti internazionali e sono quindi di dubbio valore scientifico.

La Commissione Scientifica dell'IWC ha esplicitamente dichiarato che i risultati generati dal Programma di Ricerca Giapponese in Antartico (JARPA) "non furono richiesti per la gestione delle popolazioni di balene". Ricerche indipendenti mostrano che i dati giapponesi possono sovrastimare la popolazione di balene fino all'80% (Marine Ecology Progress Series, vol 242, p 295).

Infine, dato che vi è una notevole variazione nella capacità di diverse popolazioni di balene di riprendersi dall'impoverimento del numero di esemplari (Marine Mammal Science, vol 24, p 183), il valore della ricerca per comprendere le popolazioni al di fuori dall'Antartico e dal Pacifico nordorientale è limitato. Questo fondamentalmente fa crollare la giustificazione per la ricerca scientifica che prevede l'uccisione di balene.

Nichola Raihani fa parte dell'Institute of Zoology di Londra
Tim Clutton-Brock è Prince Philip Professor of Ecology and Evolutionary Biology all'Università di Cambridge

Fonte
Sea Shepherd, New Scientist Condemns So-Called Japanese Research Whaling, 17 giugno 2009.

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sabato, giugno 27, 2009, 10:00
Il fallimento della Commissione Baleniera

Megattera nell'Oceano AntarticoInternational, 26 Giugno 2009 — È finito con un giorno di anticipo il meeting della Commissione Baleniera Internazionale (IWC). Non certo perché c'era poco da fare. Piuttosto perché è stato gettato all'aria un anno di negoziato per la modernizzazione dell'IWC e la tutela delle balene.

Cacciatori e commercianti di carne di balena hanno distrutto il negoziato, la cui conclusione adesso è rinviata alla prossima riunione ad Agadir, Marocco, nel 2010. Per salvare le balene ci vogliono segni di responsabilità, come l'immediata interruzione di ogni attività di caccia commerciale.

Per far progredire il negoziato è stato creato un "gruppo miniaturizzato" che oggi comincerà a ridiscutere dell'empasse e di come risolverla. È già in programma una riunione intersessionale che si terrà a Santiago del Cile, in ottobre, ospite del nuovo Presidente dell'IWC, Ambasciatore Christian Maquiera.

Ma l'unica cosa che va miniaturizzata subito è il rischio che grava sulle balene. Non è chiaro il perché un gruppo miniaturizzato dovrebbe aver successo se un gruppo già piccolo ha fallito.

Solo un'azione diplomatica decisa dei Paesi che dicono di essere contro la caccia baleniera - come l'Italia - può risolvere questa annosa vicenda. Intanto, ogni anno i cacciatori uccidono quasi 2000 balene.

Oggi sono estremamente critiche le condizioni della Balena franca, della Balenottera azzurra e del Capodoglio, tre delle specie più cacciate in passato. Eppure la carne di balena non ha mercato.

Il Giappone è in perdita continua: oltre 220 milioni di dollari dall'inizio dell'era della "caccia a scopi scientifici". Il prezzo della carne di balena è sceso da 30 a 16,4 US$/kg dal 1994 al 2006. Ci sono c.a. 4.000 tonnellate di carne invenduta nei congelatori.

Le balene rendono più da vive che da morte. Si stima, infatti, che il whale watching – l'osservazione delle balene - attiri in tutto il mondo tra 9 e 11 milioni di utenti l'anno, con un giro d'affari di 1-1,5 miliardi di dollari/anno.

In Norvegia nel 2008 i turisti che sono andati a fare whale watching hanno speso oltre 4 miliardi di dollari: 1.800 volte di più del valore della carne "prodotta". In Islanda, la stima del 2007 era di un incasso tra 20 e 40 milioni di dollari all'anno.

www.greenpeace.org


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venerdì, giugno 26, 2009, 19:10
Riparte la Goletta Verde a caccia degli abusi del mare

26 giugno 2009

goletta verde 2009Salpa per il suo 24esimo viaggio la Goletta Verde, campagna di Legambiente per il monitoraggio delle coste e dei mari italiani, con un taglio più combattivo delle ultime edizioni. 2000 miglia da percorrere alla ricerca di situazioni critiche, scarichi illegali, inquinamento e fenomeni di abusivismo che minacciano ancora le nostre coste.

Lo scorso anno il 93% dei punti di campionamento italiani è risultato balneabile, segno che negli anni l’attenzione posta dalla Goletta sul problema della qualità della acque costiere ha avuto buoni frutti. Le amministrazioni, locali e non, che 24 anni fa non si curavano di monitorare lo stato delle acque costiere, hanno nel tempo implementato leggi, depuratori e strutture necessarie e così ora i bagnanti possono godere di molti luoghi sicuri e puliti dove fare il bagno. E molti comuni si sono impegnati per offrire ambiente, servizi e qualità ai propri cittadini e ai turisti, come già ricordato nella Guida Blu 2009.

Ma la situazione non completamente regolare ed esente da problematicità. L’elenco delle illegalità è tutto raccolto nel dossier Mare Monstrum 2009 presentato oggi insieme alla partenza della Goletta. Oltre 14.500 infrazioni accertate, 16mila persone denunciate, 1800 scarichi abusivi in mare, ecomostri e abusi edilizi, insomma una infrazione ogni 2 Km di costa, a rovinare la festa e a ricordarci che ancora c’è molto da fare.

Via | Legambiente

www.ecoblog.it

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venerdì, giugno 26, 2009, 09:35
Wwf chiede aiuto per i piccoli cetacei dimenticati

Roma, 26 giugno 2009 - "Le piccole balene stanno scomparendo dagli oceani e dai corsi d'acqua di tutto il mondo, vittime degli attrezzi da pesca, dell'inquinamento e della perdita degli habitat, e la situazione è aggravata dalla mancanza di puntuali misure per la loro conservazione paragonabili a quelle sviluppate per le grandi balene", denuncia il Wwf in un comunicato. "Mentre le grandi balene oggi sono relativamente protette perché interessate dalla moratoria internazionale sulla caccia commerciale alle balene, di fatto dal 1986 la caccia ai piccoli cetacei è continuata in tutto il pianeta, senza essere gestita né controllata a livello globale dalla comunità internazionale".
Un nuovo studio del Wwf "I piccoli cetacei: le balene dimenticate" è stato presentato oggi a livello internazionale mentre a Madeira, Portogallo, è in corso l'International Whaling Commission (IWC) che si concluderà venerdì 26 giugno. Lo studio dimostra che le attuali inadeguate misure di conservazione stanno spingendo verso l'estinzione i piccoli cetacei - delfini, focene e piccole balene come il delfino dell'Irrawaddi o il platanista del Gange - perché la loro sopravvivenza è messa in ombra dagli sforzi fatti per salvare i loro "fratelli" maggiori. "Anche se le specie di grandi cetacei presenti al mondo non sono certo al sicuro e richiedono ancora un serio sforzo di conservazione, la situazione è ancora più critica per molte delle specie più piccole e quasi dimenticate - ha dichiarato Massimiliano Rocco, responsabile Specie del WWF Italia. Per esempio, la caccia di almeno 16.000 focene di Dall ogni anno in Giappone è oramai più che insostenibile e rischia di compromettere seriamente la sopravvivenza di questa specie. Ciò nonostante molte delle nazioni favorevoli alla caccia alle balene che questa settimana stanno partecipando all'International Whaling Commission (Iwc) non accettano di discutere la conservazione dei piccoli cetacei. Il WWF ricorda che i piccoli cetacei svolgono un ruolo fondamentale per l'ambiente, stabilizzando l'ecosistema e assicurandone la salute e la produttività.

(ANSA)

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venerdì, giugno 26, 2009, 09:31
STUDIO, SQUALI A RISCHIO, 32% SONO MINACCIATI DI ESTINZIONE
Secondo gli esperti del'Iucn, lo squalo martello maggiore e lo squalo martello smerlato sono "in via d'estinzione a livello globale".

http://www.lannaronca.it/Squalo.jpg26 giugno 2009 - Il 32% degli squali è a rischio di estinzione. La causa principale è la pesca eccessiva. A dirlo é il primo studio globale per determinare lo stato di conservazione delle 64 specie di squali di mare aperto (specie pelagiche) dell'Unione mondiale per la conservazione della natura, l'International union for conservation of nature (Iucn), costituito dal gruppo di esperti 'Shark specialist group'. La percentuale sale al 52% considerando gli squali catturati nella pesca in alto mare.
Secondo gli esperti del'Iucn, lo squalo martello maggiore e lo squalo martello smerlato sono "in via d'estinzione a livello globale". Mentre lo squalo martello comune, il grande squalo bianco e lo squalo oceanico dalle pinne bianche sono "classificati come vulnerabili d'estinzione a livello globale". Lo squalo smeriglio viene classificato come vulnerabile a livello mondiale, ma è "a rischio critico di estinzione nel nord-est e in via di estinzione nel nord-ovest dell'Atlantico". Lo squalo azzurro, il più abbondante e il più pescato, è classificato come "vicino a essere minacciato". Molti squali sono vittime, principalmente, delle catture in alto mare, a causa della pesca del tonno e del pesce spada. Una volta queste catture erano considerate accessorie, mentre ora ci sono nuovi mercati per la carne di squalo e la domanda delle preziose pinne utilizzate per fare la zuppa (cosa che ha dato origine al finning, lo spinnamento, che è vietato nella maggior parte delle acque internazionali).
"Nonostante le minacce di aggressione - spiega Sonja Fordham, vice presidente della Iucn shark specialist group - gli squali rimangono praticamente non protetti in alto mare". Serve, aggiunge Fordham, "un coordinamento e piani internazionali di conservazione". L'invito degli esperti dell'Iucn ai governi è di fissare "i limiti di cattura sulla base di pareri scientifici e con un approccio precauzionale", investendo in ricerca, riduzione delle catture e in cooperazione tra i Paesi per la conservazione.

(ANSA)

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venerdì, giugno 26, 2009, 00:23
Un salto per la vita, l'orca attacca la razza

{B}Un salto per la vita, l'orca attacca la razza {/B}

Attenzione, quella che sembra una freccia sul pelo dell'acqua è in realtà una orca. Il tutto, anche in natura, sembra corrispondere al detto "che si deve fare per sopravvivere". I bagnanti occupati a crogiolarsi al sole nella spiaggia di St. Heliers a Auckland in Nuova Zelanda, hanno assistito a un insolito spettacolo. Una razza che spicca il volo uscendo dall'acqua per fuggire all'attacco di un'orca affamata. Le incredibili foto sono di Brett Phibbs

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giovedì, giugno 25, 2009, 09:26
BALENE: ONG, EUROPA E USA RESPINGANO PROPOSTA DANIMARCA PER CACCIA
Con la scusa per la sussistenza alla Groenlandia sarebbero uccise dieci megattere

25 giugno 2009 - In occasione della 61/ma Riunione della Commissione Baleniera Internazionale a Madeira, Portogallo, le Ong lanciano un appello agli Stati Uniti e ai Paesi membri dell'Unione Europea affinché si oppongano alla proposta della Danimarca che prevede la possibilità per la Groenlandia di uccidere annualmente 10 megattere, all'interno della categoria della "caccia di sussistenza per le popolazioni indigene" (Aws).
Le associazioni per la tutela degli animali non si oppongono alle proposte relative alla caccia di sussistenza basate su necessità legittime, tenute in piena considerazione dall'Iwc, tuttavia, la proposta danese - viene denunciato - non risponde affatto agli scopi previsti dalle norme applicate all'interno dell'Iwc. In particolare: non è stata sottoposta all'esame da parte dell'Iwc alcuna dichiarazione su bisogni reali e razionalmente fondati, e le argomentazioni sono basate su dati insufficienti, contraddittori e quindi non attendibili; La proposta, poi, avvertono le associazioni animaliste, creerebbe solo confusione in merito alla differenza tra la caccia commerciale e quella di sussistenza, anche perché non esiste un fattore di conversione ufficialmente adottato per calcolare il totale dei prodotti commestibili ricavati da ogni balena; tale fattore rappresenta invece un elemento chiave per assegnare quote basate su reali bisogni di sussistenza.
"Dopo che l'anno scorso la stessa proposta venne bocciata - viene sottolineato in un comunicato congiunto - la comunità internazionale si aspettava che la Danimarca presentasse delle argomentazioni fondate per l'aumento della sua quota di caccia di sussistenza. La Danimarca, invece, ha sottoposto la proposta per la Groenlandia all'ultimo minuto, togliendo agli stati membri e al comitato tecnico dell'Iwc la possibilità di esaminarla in maniera imparziale. Forzando una decisione di voto controversa, tra l'altro su un tema così delicato, la Danimarca sta compromettendo l'atmosfera di lavoro all'Iwc di quest'anno, che finora ha raggiunto il consenso su vari punti".

(ANSA)

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mercoledì, giugno 24, 2009, 09:42
BALENE: COMMISSIONE; RISPOSTE AL 2010 O RISCHIO "FAR WEST"
Ottantacinque Paesi riuniti nell'isola di Madeira

24 giugno 2009 - Moratoria sulla caccia alle balene a rischio sotto la pressione congiunta di Islanda e Giappone mentre a Funchal, sull'isola portoghese di Madeira, sono in corso i lavori della Commissione internazionale baleniera (Iwc) che deve cercare di evitare una spaccatura fra sostenitori dell'interdizione e anti-proibizionisti.
In avvio della riunione di cinque giorni, il presidente della Commissione, l'americano William Hogarth, ha detto che ci sono buone possibilità che le trattative aperte in seno alla Commissione nel 2008 in Cile si prolunghino ancora per un anno, allontanando per ora la prospettiva di una scissione fra gli 85 paesi membri.
"Cercheremo di prolungare questo processo per un altro anno" ha affermato Hogarth, avvertendo però di non ritenere che si possa rinviare un accordo oltre. "Se non troviamo risposte nel 2010, penso che diversi paesi cercheranno di risolvere questi problemi altrimenti".
Uno dei punti di maggiore controversia è la richiesta del Giappone di riprendere al largo delle proprie coste una caccia commerciale "limitata" in cambio di una riduzione di quella definita "scientifica" nell'Antartico, consentita dalla Iwc in deroga alla moratoria del 1986. Tokyo sarebbe inoltre disponibile ad accettare la creazione di un santuario nell' Atlantico Sud, come chiedono i paesi dell'America Latina. La flotta giapponese cattura per scopi 'scientifici' circa 100 balene ogni anno. In Giappone come in Islanda la carne della balena viene presentata come parte della cultura nazionale e dell'alimentazione tradizionale.
Islanda e Norvegia sono d'altronde i due soli paesi a praticare ancora una limitata caccia commerciale alla balena e Rejkyavik ha annunciato un aumento unilaterale delle sue quote per quest'anno, e prevede di catturare 150 balenottere. Una decisione criticata dalle organizzazioni ambientaliste e da diversi stati membri Iwc. Dalla metà degli anni '80, malgrado la moratoria, si ritiene siano state uccise circa 40.000 balene, per scopi commerciali o ''scientifici". Le associazioni di difesa della natura vedono inoltre con preoccupazione avvicinarsi una possibile ripresa della caccia alle megattere - protette già dal 1963 - da parte della Groenlandia. La richiesta è stata trasmessa dal governo danese alla Iwc.
In nome della 'caccia di sussistenza' delle proprie popolazioni indigene le autorità groenlandesi vorrebbero consentire la cattura di 10 megattere all'anno.

(ANSA)

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martedì, giugno 23, 2009, 22:24
La Croce Rossa irlandese allerta sul rischio Tsunami nel Mediterraneo

23 giugno 2009

rischio tsunami nel mediterraneo

Leggo sull’Independent di un allarme Tsunami, lanciato dalla croce Rossa irlandese, secondo la quale in caso di Tsunami nel Mediterraneo, sarebbero milioni le persone a rischio. Il report della federazione Internazionale della Croce Rossa non ha evidenziato alcun rischio imminente per l’area del Mediterraneo, sebbene sia considerata più a rischio di quella dell’Oceano Indiano.

Sebbene l’eventualità di uno Tsunami nel Mediterraneo sia poco considerata, uno sguardo alla forma delle coste e alla densità delle popolazioni dovrebbe far allarmare, o almeno fare in modo da essere preparati qualora la catastrofe ambientale dovesse abbattersi lungo le coste del Mediterraneo, perchè il problema esiste ed è reale, mentre non esiste alcun sistema di mobilitazione o di allarme preventivo.

La questione è stata sollevata e particolarmente sentita dai membri della Croce Rossa irlandese perché l’Irlanda risente degli effetti dei cambiamenti climatici e negli ultimi anni ha assistito alla migrazione di molte persone. La Croce Rossa irlandese ha lanciato un allarme ed un appello, affinché le popolazioni ed i governi dei paesi del Mediterraneo si preparino all’eventualità di dover affrontare catastrofi ambientali come uno Tsunami prima che queste arrivino.

Foto | Flickr

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martedì, giugno 23, 2009, 08:57
Attivisti aggrediti da un peschereccio

Attivista di Greenpeace aggredita a Malta da un peschereccio spagnolo.

La Valletta, Malta, 22 Giugno 2009 — Sono stati strattonati e respinti con gli idratanti. Una di loro è stata presa selvaggiamente a pugni sul viso. È successo questa mattina, quando i nostri attivisti hanno cercato di effettuare un'ispezione pacifica del peschereccio spagnolo 'Cabo Tinoso Dos' nel porto di La Valletta a Malta.

L'aggressione è cominciata nel momento in cui gli attivisti hanno aperto lo striscione con il messaggio 'Bluefin Tuna Massacre' (Massacro del tonno rosso), per evidenziare le attività di pesca non-sostenibile di tali imbarcazioni, parte di una flotta industriale che minaccia l'intera industria del tonno rosso. La nostra protesta non violenta fa parte delle attività di denuncia contro la pesca pirata che vedranno impegnata la Rainbow Warrior nel Mediterraneo per i prossimi mesi.

La gestione del tonno rosso è affidata alla Commissione Internazionale per la conservazione dei tonni dell'Atlantico (ICCAT), un'organizzazione intergovernativa di cui l'Unione europea è membro attivo e influente. Oggi vige un paradossale "piano di recupero", che consente di pescare il 47 per cento in più rispetto al limite massimo sostenibile, per questo siamo convinti che le attuali politiche dell'ICCAT porteranno molte specie all'estinzione.

Dal 2006, proprio gli scienziati dell'ICCAT hanno suonato il campanello d'allarme sullo stato dello stock del tonno rosso. Hanno raccomandato di non pescare al di sopra di 15.000 tonnellate e di proteggere le zone di riproduzione durante i mesi cruciali di maggio e giugno. La pescata effettiva per il 2007 è stata stimata a 61.000 tonnellate, il doppio del limite legale consentito per quell'anno, e più di quattro volte il livello raccomandato per evitare il collasso della popolazione.

Mentre le flotte industriali continuano a saccheggiare nelle aree di riproduzione, le comunità locali, che pescano da generazioni, sono state ridotte a trasferire nelle gabbie gli ultimi esemplari di una specie minacciata, per metterli all'ingrasso prima di esportarli dall'altra parte del mondo.

La pesca eccessiva di questa flotta industriale, rischia di far scomparire completamente il tonno rosso. I Governi dovrebbero istituire riserve marine protette nelle zone di riproduzione delle specie per cominciare a dare una chance di recupero alla popolazione.

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lunedì, giugno 22, 2009, 10:31
DENUNCIA, SOLDI PUBBLICI PER CACCIA ALLE BALENE
WWF e WDCS, la Whale and Dolphin Conservation Society per l'apertura della riunione della Commissione Baleniera Internazionale

22 giugno 2009 - I Governi di Norvegia e Giappone stanno usando i soldi dei contribuenti per sovvenzionare le loro poco redditizie industrie baleniere. E' il risultato della prima analisi economica della caccia alla balena, commissionata dal WWF e dalla WDCS, la Whale and Dolphin Conservation Society, realizzata da economisti indipendenti e presentata a livello internazionale alla vigilia dell'International Whaling Commission che si riunirà a Madeira da oggi al 26 giugno. Lo studio "Economia e Sussidi alla caccia alla balena" rivela che Norvegia e Giappone forniscono alle loro industrie baleniere enormi sussidi governativi, anche se l'uccisione delle balene verosimilmente non sarà mai un'attività proficua senza il supporto dei contribuenti.
"In questo periodo di crisi economica globale, l'utilizzo di preziosi soldi derivati dalle tasse per sostenere un'industria che di base è economicamente insostenibile, non può essere considerato un utilizzo strategico, sostenibile e nemmeno appropriato di fondi governativi già limitati", ha dichiarato Massimiliano Rocco, Responsabile Specie del WWF Italia.
Lo studio considera i costi diretti e indiretti associati alla caccia alle balene, oltre che la produzione e la commercializzazione dei prodotti derivati, come la carne di balena. E i ricercatori concludono che questi costi, uniti a una richiesta sempre minore di carne di balena e al rischio di impatti negativi come il boicottaggio del commercio in generale o del turismo da parte della comunità internazionale, fanno sì che la caccia alle balene difficilmente possa portare benefici alle economie nazionali e tantomeno ai contribuenti.
In Norvegia, per esempio, dal 1992 il Governo ha speso più di 4,9 milioni di dollari per campagne di informazione, pubbliche relazioni e azioni di lobby per cercare, ove possibile, di raccogliere quel supporto all'industria della caccia alla balena e alla foca non facile da ottenere. Inoltre, il Governo ha dato all'industria baleniera sussidi pari alla metà del valore lordo di tutta la carne di balena commercializzata dalla nazionale Rafisklaget, l'Organizzazione commerciale dei pescatori norvegesi. Anche in Giappone si riscontra un utilizzo simile dei soldi dei contribuenti. Nella stagione 2008-2009, l'industria baleniera giapponese, per esempio, ha avuto bisogno di almeno 12 milioni di dollari, dai soldi dei contribuenti, solo per andare in pari.

(ANSA)

scritto da camozzi
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