Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


lunedì, novembre 30, 2009, 10:09
Hanno pescato e venduto tonno record da 325 chili

Tokyo, 30 novembre 2009 - Un tonno rosso gigante della stazza di ben 325 chilogrammi è stato venduto a 4,37 milioni di yen (oltre 33.000 euro) al mercato del pesce di Tsukiji, il più grande al mondo situato nel cuore di Tokyo.
Il pesce dei record, pescato nelle acque orientali a largo della prefettura di Yamaguchi, è stato quotato, al netto delle parti meno pregiate, a 15.500 yen al chilo (120 euro), superando il ben più pregiato tonno di 'Oma', pescato nell'omonima baia nel Giappone settentrionale e venduto a 11.000 yen al chilo.
A spingere in alto la già notevole quotazione del super tonno, tuttavia, pare aver giovato anche il fattore celebrità: il pesce, infatti, era stato catturato domenica scorsa durante una gara di pesca da un noto attore nipponico, Hiroki Matsukata, 67 anni, idolo nazionale specializzato nei ruoli di samurai e yakuza (la mafia giapponese).
"La qualità del tonno era certamente elevata - ha dichiarato un funzionario del comune di Hagi, nella prefettura di Yamaguchi -, ma non è escluso che ci sia stato alla fine anche l'effetto Matsukata".

(ANSA)
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domenica, novembre 29, 2009, 11:50
funzionerà come una stazione oceanografica fluttuante
La prima nave verticale della storia

Il progetto avveniristico dell'architetto francese Rougerie permetterà di scoprire i segreti sottomarini

Il progetto della SeaOrbiter
Il progetto della SeaOrbiter
MILANO
- È stata definita «la prima nave verticale della storia» e il suo compito principale sarà quello di scoprire i segreti della flora e della fauna sottomarina. SeaOrbiter è l'avveniristico progetto dell'architetto francese Jacques Rougerie. Si tratta di una stazione oceanografica fluttuante, in alluminio e a forma di pinna, alta ben 51 metri. La parte più grande della nave, che assomiglia a una stazione spaziale, sarà immersa per 31 metri nelle acque. I promotori di questo progetto, tra le altre cose, intendono usare le moderne tecnologie per studiare il legame tra riscaldamento globale e oceani, che quotidianamente assorbono circa un quarto di tutte le emissioni di anidride carbonica.

STAZIONE FLUTTUANTE - Oggi già esistono stazioni sottomarine, come l'Aquarius che si trova vicino alla costa di Key Largo, in Florida, ma sono immobili. Invece la SeaOrbiter si muovere grazie alla forza delle correnti e soprattutto permetterà all'uomo di restare negli abissi per lunghi periodi. Sulla nave ci saranno 6 membri dell'equipaggio, 6 scienziati e 6 dottori. Questi ultimi dovranno studiare il comportamento umano nei fondali marini. Il costo di questa nave è di 35 milioni di euro. L'architetto Rougerie ha già raccolto la metà dei finanziamenti ed è certo che nei prossimi mesi riuscirà a mettere insieme il resto dei soldi. Lo studioso spera di costruire nel prossimo decennio ben sei vascelli verticali così da scoprire più velocemente i segreti dei fondali oceanici. La nave avrà una palestra, una zona per lo svago e una cucina. Tra gli studiosi che parteciperanno al progetto, vi è anche Jean-Loup Chrétien, il primo astronauta francese della storia, che s'interesserà principalmente del sistema anti-collisione della nave, basato sulle tecnologie usate dalla Stazione Spaziale Internazionale

VIVERE SOTT'ACQUA - Tuttavia la vera mente del progetto è l'architetto Rougerie, famoso in tutto il mondo per le sue costruzioni sottomarine e che circa dieci anni fa pensò per la prima volta alla nave verticale. Recentemente gli è stato affidato il progetto del Museo archeologico sottomarino di Alessandria d'Egitto. «Un anno fa c'era solo il 50% delle possibilità che la prima nave verticale fosse realmente costruita - dichiara al Times di Londra - Oggi siamo al 90%». Secondo Rougerie una volta in acqua, la nave verticale ci farà conoscere un mondo davvero sconosciuto: «Al momento gli studiosi dei fondali marini possono immergersi negli oceani solo per brevi periodi e sono costretti poi a risalire in superficie - spiega l'architetto - È come se si volessero scoprire i segreti dell'Amazzonia, ma invece di stare lì per mesi, ogni ora arrivasse un aereo e ci riportasse a casa». Secondo Rougerie la sua creatura segnerà anche un decisivo passo per comprendere le variazioni della temperatura sottomarina: «Solo negli ultimi 50 anni abbiamo scoperto che ci sono delle vere e proprie stagioni sott'acqua - dichiara il sessantaquattrenne francese. - Lì sotto fioriscono piante, crescono foreste e vi è una vera vita. Il cibo e la medicina del futuro arriveranno dal mare. Solo adesso stiamo cominciando a capire quale ruolo importante hanno gli oceani nel fragile equilibro del nostro pianeta».

Francesco Tortora
29 novembre 2009
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domenica, novembre 29, 2009, 11:37
«Utilizzano abilità, intelligenza e forza»
Orche assassine, quel colpo di coda che mette ko anche gli squali
Una biologa marina è riuscita a immortalare l'uccisione dei "predatori degli oceani"

Una delle foto di Ingrid Visser
Una delle foto di Ingrid Visser
MILANO
- Basta una mossa di karate, con l'enorme coda, e lo squalo è abbattuto. Alcune incredibili immagini, scattate a largo della Nuova Zelanda da una biologa marina, Ingrid Visser, mostrano per la prima volta come le orche assassine con estrema intelligenza e forza ingannano, attirano, stordiscono e uccidono gli squali, fra i più temuti predatori degli oceani.

COLPO DI CODA – La Visser, 43 anni, studia da 17 il comportamento dei mastodontici cetacei e le strategie che adottano per avere la meglio su altrettanto colossali squali, come il Mako e il Grande Squalo Bianco, da cui molti pesci stanno alla larga. «Usando una combinazione vincente di grande abilità e intelligenza e forza brutale – spiega la Visser – catturano e mangiano quelli che per molti sono gli inarrivabili predatori degli Oceani». La più impressionante delle tecniche è il colpo di coda: ruotandola velocemente l'orca crea fortissime correnti da cui lo squalo non può scappare; in questo modo l’animale sale alla superficie ed è così che l'orca solleva in alto la parte posteriore del corpo e la scaraventa sul dorso dello squalo tramortendolo. Il boccone a questo punto è pronto.

L'ACCERCHIAMENTO – Un'altra strategia con cui le orche vincono la battaglia contro i loro avversari è detta del «recinto». Un gruppo di orche si dispone a cerchio e isola lo squalo e lo puntano spingendolo, oppure lo attaccano furtivamente da sotto attentando subdolamente alla pancia. «Alla fine del combattimento – aggiunge la Visser, che vive e lavora a Tutukaka, in Nuova Zelanda – girano su e giù lo squalo di modo che l’animale è completamente disorientato e non riesce più a muoversi». E anche in questo caso, il pasto e facile.

MOSSI DALLA FAME – La biologa, una delle maggiori studiose del comportamento delle orche “assassine”, comunque non condanna i pericolosi cetacei: «Non è che si muovano apposta per attaccare i loro nemici – precisa -, il fatto è che trovare cibo nell'Oceano non è una questione semplice. Dunque, quando c’è l’occasione, l'orca la coglie al volo».

Ketty Areddia
28 novembre 2009
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venerdì, novembre 27, 2009, 15:10
Chiazza di petrolio in Australia

25 Novembre 2009 - Purtroppo periodicamente ci giunge notizia di incidenti a petroliere e piattaforma petrolifera off-shore che spesso hanno ripercussioni sull’ambiente. Recentemente in Australia, nel Mare di Timor, davanti alla costa nord-occidentale del continente, si è verificata una perdita ad una conduttura di una piattaforma di trivellazione dalla quale sono fuoriusciti milioni di litri di petrolio. La falla che si è prodotta nello scorso agosto ed è stata tamponata solo ai primi di novembre e quindi per circa due mesi e mezzo petrolio greggio ed altre sostanze tossiche sono finite in mare. Circa 400 sono i barili che hanno contaminato un’area marina di circa 15000 chilometri quadrati ogni giorno con chiare e gravi conseguenze per la fauna. A rischiare sono soprattutto balene, delfini, uccelli marini e tartarughe marine che abitano in quelle acque interessate da quello che viene definito come il peggior disastro ambientale del continente degli ultimi 40 anni. Gravi anche i danni all’industria ittica locale.

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venerdì, novembre 27, 2009, 15:08
Ancora allarme clima

27 Novembre 2009 - Si avvicina il summit mondiale del’Onu sul clima, che si terrà in Dicembre a Copenaghen e proprio in questi giorni è uscito un nuovo allarmante rapporto su quelle che potrebbero essere,a breve, le conseguenze dei cambiamenti climatici.
Il rapporto, a cura del Wwf e della compagnia di assicurazione Allianz, ha per titolo Major Tipping Points in the Earth’s Climate System and Consequences for the Insurance Sector. I tipping points sono i punti critici del pianeta dove ormai la situazione viene considerata prossima “al limite.
Sono 136 le principali città portuali che potrebbero subire danni per miliardi di dollari e questo a causa dell’innalzamento di mezzo metro del livello del mare (tra queste la città di New York). Si potrebbero inoltre verificare siccità ed incendi, potrebbe scomparire gran parte della Foresta Amazzonica, si registrerebbe un aumento degli uragani e la scomparsa del monsone stivo in India e Nepal ecc.

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giovedì, novembre 26, 2009, 09:17
RARA COLONIA DI CORALLO 'ALBINO' SCOPERTA IN CALABRIA
Notizia diffusa da un fotografo


26 novembre 2009 - Una rara colonia della variante bianca del Corallo rosso (Corallium rubrum) è stata scoperta nelle acque tra Palmi e Bagnara Calabra, nel reggino. A darne notizia è il fotografo Roberto Sesso che, su indicazione di alcuni subacquei della zona, ha realizzato una serie di immagini che documentano la scoperta scientifica.
Alcuni esemplari della specie sono stati individuati dai tre subacquei del Centro immersioni Costa Viola di Palmi nei pressi di Capo Barbi, sotto uno sperone di roccia del monte Sant'Elia. Finora erano state poche e frammentate le notizie circa la presenza nel Mediterraneo e in altri mari di questa sorta di variante "albina" del più diffuso corallo rosso che, viceversa, è rintracciabile in diverse località del bacino mediterraneo.
La specie appartenente alla classe degli antozoi e alla famiglia dei corallidi e all'ordine dei gorgonacei, è presente a profondità non inferiori ai 100 metri e dove la temperatura delle acque è più bassa.
La Calabria si conferma miniera di scoperte scientifiche nel settore. Nei mesi scorsi, nell'ambito di un progetto di monitoraggio della biodiversità marina, erano state scoperte 30.000 colonie di corallo nero. Secondo gli esperti la più grande foresta di corallo nero al mondo.

(ANSA)
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mercoledì, novembre 25, 2009, 11:02

Eau de Paris: a Parigi la gestione dell'acqua torna a essere pubblica

25 novembre 2009

parigi torna a gestire con la municipalizzata Eau de Paris le acque cittadine Sul blog di Alessio Ciacci, assessore all’ambiente del comune di Capannori leggo che dal 1° gennaio 2010 a Parigi la gestione delle acque, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata tornerà a essere pubblica. In Italia, al contrario è appena stato approvato un decreto che ne privatizza la gestione.

Ma torniamo alla decisione parigina annunciata lo scorso maggio dal primo cittadino Bertrand Delanoë che comunicò di non voler rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione dell’acqua alle multinazionali Veolia e Suez, che scadranno il 31 dicembre. Il servizio sarà gestito dal 1° gennaio 2010 da una società pubblica l’Eau de Paris che già dal sito informa su tutte le iniziative inerenti la diffusione dell’uso dell’acqua di rubinetto.
Il ritorno alla gestione municipalizzata farà risparmiare alla Mairie circa 30 milioni di euro l’anno e che porteranno il prezzo dell’acqua, per metro cubo, a 2,77 euro fino al 2014.

Scrive Alessio Ciacci:

La decisione del Comune di Parigi si iscrive nel movimento di ri-municipalizzazione dell’acqua in Francia e nella più ampia battaglia mondiale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e per la ri-pubblicizzazione dei servizi idrici. La Francia a suo tempo fu all’avanguardia nella corsa alla privatizzazione: il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque parigine venne deciso sin dal 1984 da Jaques Chirac (all’epoca sindaco di Parigi-n.d.a.) e diventò effettivo a partire dal 1° gennaio 1985, per una durata di 25 anni. La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP (diventata poi SEM-Eau de Paris) di cui facevano parte il Comune di Parigi, con una quota del 72%, Veolia e Suez, ciascuna col 14%. Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. E a chi venne affidato il servizio di distribuzione delle acque (insieme alla conseguente rendicontazione, tariffazione e fatturazione)? Al GIE, una società privata costituita da Veolia e Suez, che si divisero equamente la capitale: Veolia-Compagnie des Eaux de Paris sulla rive droite e Suez-Eau et Force-Parisienne des Eaux sulla rive gauche. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.

Tra le cittàà francesi che hanno deciso per la gestione pubblica delle acque anche Grenoble, dal 2001 e Cherbourg dal 2005, mentre Tolosa, Lione e l’Ile de France con altre 40 comunità intendono rinegoziare i contratti con le multinazionali e nel caso non vi sia un risultato soddisfacente potrebbero passare alla gestione pubblica.

Foto | Eau de Paris

www.ecoblog.it

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mercoledì, novembre 25, 2009, 10:59
Renzo Piano firma nuova prigione per delfini, con soldi pubblici

Genova, 25 novembre 2009 - L'acquario di Genova si regala una nuova vasca dei delfini, che sarà cinque volte più grande di quella attuale. L'opera, firmata da Renzo Piano, costerà 28 milioni di euro e sarà pronta nella primavera del 2012.
Al progetto hanno collaborato la società di gestione dell'acquario Costa Edutainment, che investirà 14,9 milioni, e Porto Antico spa e Comune di Genova, che copriranno il resto dei costi.
Ariel Dello Strologo e Giuseppe Costa, presidenti di Porto Antico e Costa Edutainment, hanno firmato questa mattina all'acquario l'accordo che porterà alla presentazione del bando d'appalto all'inizio del 2010.
La nuova vasca ospiterà quattro o cinque delfini e prevede dei tunnel che permetteranno di osservare gli animali dal basso. Amplierà la superficie visitabile del 50% e per realizzarla verrà spostata in avanti la Nave Italia.
"E' una tappa fondamentale - ha spiegato Dello Strologo - di un progetto di restyling di tutta l'area che stiamo discutendo con Renzo Piano. L'hanno prossimo infatti il Porto Antico compie 18 anni e vogliamo festeggiare presentando una serie di nuovi progetti".

(ANSA)
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martedì, novembre 24, 2009, 11:02
Partono baleniere giapponesi, Australia contesta

23 novembre 2009 - Sydney. Profondo disappunto dell'Australia per la partenza anche quest'anno delle baleniere giapponesi per i mari antartici, con l'obiettivo in questa estate australe di uccidere e macellare 900 balene a fini scientifici.
Quattro baleniere sono salpate ieri per un viaggio di cinque mesi, con una quota di 850 balene dal rostro e 50 balene azzurre, per iniziare la caccia a meta dicembre.
"Il Giappone manca un'altra occasione di scambiare gli arpioni con la scienza", ha detto il ministro dell'Ambiente Peter Garrett, che ha rinnovato a Tokyo l'invito ad unirsi al programma scientifico non letale sui grandi cetacei promosso dall'Australia. "Il nostro governo ha sostenuto più volte che non e necessario uccidere le balene per studiarle", ha detto Garrett ed è "impegnato in uno sforzo senza precedenti compresa la nomina di un inviato speciale", per persuadere Tokyo a fermare l'uccisione delle balene. Sidney, inoltre, raccoglie documentazioni per un possibile ricorso alla Corte internazionale di giustizia.
Gli ambientalisti di Sea Shepherd, che nelle stagioni passate hanno ostacolato la caccia con azioni di disturbo, anche interponendosi con i gommoni fra gli arpioni e i cetacei, si preparano a mandare due navi a inseguire le baleniere.

(ANSA)
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lunedì, novembre 23, 2009, 14:25

L'Antartico perde ghiaccio anche a est

PARIGI, 23 novembre 2009 - La calotta di ghiaccio della parte orientale del continente Antartico non e' piu' risparmiata dallo scioglimento che gia' ha attaccato la parte ovest del continente. Lo sostiene uno studio apparso sulla rivista specializzata 'Nature Geoscience'. Le calotte ai poli trattengono, sotto forma di ghiaccio, enormi quantita' di acqua. La fusione totale dello strato di ghiaccio della Groenlandia, a esempio, porterebbe a un innalzamento del livello dei mari di circa sette metri, e la scomparsa della calotta antartica a un innalzamento di 70 metri. ''I nostri risultati mostrano che la calotta di ghiaccio nella parte occidentale del continente antartico perde ghiaccio a un ritmo accelerato rispetto al 2005 o al 2006, mentre l'est del continente mostra segni che vanno nella stessa direzione per lo stesso periodo'', e' scritto nello studio. ''Questi cambiamenti sono attribuibili a un accrescimento della perdita di ghiaccio nelle regioni costiere dell'est del continente antartico'', precisano gli autori. Prima di arrivare a questo risultato, che implica un innalzamento piu' rapido del previsto del livello dei mari in un avvenire prossimo, i ricercatori, guidati da Janli Chen, dell'Universita' del Texas a Austin(Usa), hanno analizzato sette anni di dati trasmessi dai due satelliti 'Grace' tra l'aprile 2002 e l'aprile 2009. Per l'ovest dell'Antartico la perdita di ghiaccio e' valutata in 132 gigatonnellate per anno, con un margine in piu' o in meno di 26 gigatonnellate. Per la parte orientale del continente la perdita e' di circa 57 gigatonnellate per anno, con tuttavia un margine di incertezza piu' elevato, piu' o meno 52 gigatonnellate. Finora la parte orientale era considerata dagli studiosi in equilibrio, quando non addirittura in leggero aumento. ''L'Antartico potra' ben presto contribuire in maniera significativa all'innalzamento del livello dei mari'', avvertono gli autori dello studio. Secondo un altro studio, pubblicato la settimana scorsa su 'Nature', le temperature in Antartide avevano superato di 6 gradi i livelli attuali durante l'ultimo periodo interglaciale, 128 mila anni fa, ossia 3 gradi di piu' di quanto stimato in precedenti studi. La fusione parziale delle calotte polari aveva allora portato a un innalzamento del livello dei mari, superiore dai 4 ai sei metri rispetto al livello attuale.

(ANSA)

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lunedì, novembre 23, 2009, 10:17
Tra gli animali più rari, il Jumbo Dumbo e il pesce «coda di ratto»
Ecco le più strane creature degli abissi

Il censimento degli oceani condotto da un gruppo di studiosi di tutto il mondo. Registrate 17.650 specie

Un esemplare di  Dumbo, un insolito polpo che vive tra i 1.000 e i 3 mila metri di profondità  (Reuters)
Un esemplare di Dumbo, un insolito polpo che vive tra i 1.000 e i 3 mila metri di profondità (Reuters)
ROMA - C'è anche Jumbo Dumbo, un insolito essere con le pinne come le orecchie dell'elefantino della Disney, tra gli strambi animali che popolano i bui abissi dei fondali oceanici dove la luce non penetra e il cibo scarseggia: Jumbo Dumbo è una delle specie scoperte nel censimento degli abissi, in cui sono state riconosciute oltre 17 mila specie viventi, benchè sia un posto così buio e inospitale.

IL SUPER TEAM - A condurre il censimento sono stati gli scienziati del Census of Marine Lifeche completeranno il lavoro di scandagliamento delle acque, dalla superficie al fondale, entro fine 2010 per un totale di 210 spedizioni in ogni angolo degli oceani. Il Census of Marine Life, composto da un maxi-team di 344 ricercatori di 34 nazioni diverse, ha censito 17.650 specie viventi al di sotto dei 200 metri dove la luce del sole non filtra più e gli animali sono al buio, 5722 sotto i mille metri.

Un cetriolo di mare trasparente, l'Enypniastes, in una foto scattata nel Golfo del Messico (Reuters)
Un cetriolo di mare trasparente, l'Enypniastes, in una foto scattata nel Golfo del Messico (Reuters)
I «SIGNORI» DEGLI ABISSI -
Jumbo Dumbo e i suoi «amici» con le pinne-orecchie (in tutto sono nove le specie di Dumbo) vivono tra 1000 e 3000 metri di profondità e sono specie di polpi con due pinne laterali. Jumbo Dumbo è lungo qualcosa come due metri e pesa sei chili. Non meno strano è il pesce «coda di ratto» (Coryphaenoides brevibarbis) che vive tra 1700 e 4300 metri di profondità ed è un pesce bizzarro e allungato la cui età si può calcolare contando gli anelli di crescita nelle ossa dell'orecchio (otoliti), come si fa coi tronchi per datare gli alberi.

DAI CORALLI AI «CETRIOLI» - Un po' più su, intorno ai 1000 metri, troviamo coralli, cetrioli di mare, stelle, e una varietà incredibile di specie. Fanno notare la loro presenza anche strani vermetti (Lamellibrachia) che si cibano di petrolio in decomposizione e poi pesci che mangiano le carcasse di balene e altri abitanti dei mari. L'elenco è davvero infinito e più si va in profondità più gli animali sono diversificati e strambi, avendo ciascuno adottato una sua personale soluzione alla scarsità di cibo dell'habitat dove sono nati.


22 novembre 2009
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sabato, novembre 21, 2009, 19:29
Occhio alla medusa!

21 Novembre 2009 - Il fenomeno dell’invasione delle meduse che si sta verificando sempre più spesso negli ultimi anni a causa soprattutto del riscaldamento dell’acqua marina e della diminuzione delle specie ittiche competitrici continuerà anche nei prossimi anni.
Per avere un quadro dettagliato della situazione meduse lungo le nostre coste l’Università del Salento ha dato vita ad un progetto di monitoraggio dal titolo Occhio alla Medusa. Il progetto iniziato nella scorsa stagione balneare chiedeva a vacanzieri e stabilimenti balneari di segnalare tramite e-mail il tipo di medusa osservata, il luogo del’avvistamento, se era sola o in gruppo, e in quest’ultimo caso la distanza che c’era tra gli esemplari per capirne la densità. Per orizzontarsi fra le diverse specie di meduse è stato messo a punto un manifesto con i disegni di diversi tipi di meduse.
Durante il periodo di osservazione, da giugno a settembre, sono arrivate centinaia di importanti segnalazioni molte delle quali riguardavano la presenza della temibile Mnemiopsis leidiy, specie aliena arrivata dal Mar nero con le acque di zavorra delle navi.Il prossimo anno il progetto verrà esteso all’intero Mediterraneo.

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sabato, novembre 21, 2009, 19:28
SOS dall'oceano

Una singolare protesta contro l'acidificazione degli oceani nelle acque dell'Alaska.

21 novembre 2009 - Se il mare potesse parlare di certo non ci ringrazierebbe. Anzi molto probabilmente, protesterebbe per il crescente livello d’inquinamento che è costretto a subire. Per questo molti pescatori e ambientalisti statunitensi lo scorso settembre si sono radunati nelle acque della città di Homer, in Alaska, formando con le loro imbarcazioni la scritta "Sos acid ocean" (nella foto, la "O" di Sos). Le acque marine starebbero infatti subendo un'alterazione del livello di acidità, dovuta all'anidride carbonica che non inquina solo l'aria ma si scioglie anche nel mare, acidità che danneggia la fauna marina e di conseguenza il mercato ittico.

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venerdì, novembre 20, 2009, 09:39
C'È L'ACCORDO PER LA RIDUZIONE DELLA PESCA DEL TONNO NELL'OCEANO ATLANTICO
Primo risultato del vertice in Brasile

19 novembre 2009 - Le nazioni che praticano la pesca hanno concordato una riduzione di circa un terzo della quota di prelievo in Atlantico di tonno pinna blu, apprezzato soprattutto dagli amanti del sushi, il cui numero è stato decimato dalla pesca commerciale.
La decisione è stata criticata come inadeguata dai gruppi ambientalisti, che avevano chiesto alla International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (Iccat), di stabilire una quota zero di prelievi e di inserire la specie tra quelle minacciate.
L'Iccat, un organismo intergovernativo di 48 nazioni, che secondo gli ambientalisti ha decisamente fallito nella missione di protezione del pinna blu, ha deciso che la quota di prelievo per il prossimo anno sarà di 13.500 tonnellate, rispetto alle 19.950.
"Penso che sia un risultato ed in piena linea con le raccomandazioni scientifiche", ha detto a Reuters il presidente di Iccat Fabio Hazin, dopo un meeting di una settimana a Recife, nel nordest del Brasile. Ha anche aggiunto che la riduzione ed ulteriori misure concordate ieri, compresa una riduzione della stagione di pesca ad un mese ed un piano di recupero danno il 60% di possibilità che la popolazione di tonni pinna blu recupererà nel giro di 15 anni.
Gli scienziati di Iccat avevano affermato il mese scorso che le catture di tonni pinna blu devono scendere sotto le 15.000 tonnellate l'anno per stabilizzare il numero e consentire l'inizio di un recupero che un giorno permetterà un livello di catture sostenibile a circa 50.000 tonnellate l'anno. Secondo gli ambientalisti, c'è bisogno di una quota di 8.000 tonnellate per avere il 50% di possibilità di una nuova crescita del vo0lume complessivo.
"E' troppo poco e troppo tardi", afferma Susan Lieberman, direttore di strategia internazionale del Pew Environment Group con sede a Washington. "E' una diminuzione e questo va bene, ma non permetterà alla specie di recuperare".
Nazioni dell'Unione Europea che praticano la pesca, come Spagna, Italia, Francia, Cipro, Grecia e Malta si sono decisamente opposte a tagli più pesanti delle quote.

(Reuters)
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