Ocean Indigo
Ci sono anime che hanno cieli azzurri e vibrazioni indaco nel cuore...
là, dove cantano le megattere ai confini del mare.


mercoledì, giugno 11, 2008, 19:30
la ricerca pubblicata su Conservation Biology e finanziata dal Lenfest Ocean Program
Mediterraneo, squali a rischio estinzione
In due secoli la loro presenza si è ridotta del 97%. Lo studioso Ferretti: «Perderli è come non avere la polizia»

ROMA - Gli squali del Mediterraneo stanno scomparendo: in due secoli la loro presenza nel Mare Nostrum si è ridotta del 97%, raggiungendo praticamente «livelli funzionalmente estinti» con gravi conseguenze sul tutto il bacino, che perdendo i predatori al top della catena alimentare, entra in corto circuito.

LO STUDIO - Per la prima volta uno studio, di cui l'autore principale è un italiano, Francesco Ferretti, ha "contato" le popolazioni di squali servendosi di tecniche statistiche basate su ricerche condotte su registri di pesca, registri di club nautici, tonnare, mercati di pesce nel Mediterraneo. Lo studio si intitola «Il declino degli squali nel Mediterraneo: il sunto di una nuova analisi scientifica», è stato pubblicato dalla rivista scientifica Conservation Biology e finanziato in parte dal Lenfest Ocean Program.

I DATI - I ricercatori hanno analizzato i dati di cinque specie di grandi squali per le quali è stato possibile avere una serie storica di dati: la verdesca, una specie di squalo volpe, il mako, lo smeriglio e una specie di squalo martello. Nel Mediterraneo sono presenti 47 specie di squali, di cui 20 sono grandi predatori all'apice della piramide alimentare. La situazione per questi ultimi è critica: sulle 20 specie analizzate, 15 risultano ecologicamente estinte. E le cinque analizzate sono a rischio estinzione. In particolare, lo squalo martello ha registrato un record del 99,99% di riduzione, la verdesca del 96,53% in abbondanza in 56 anni e del 99,83% in biomassa in 49 anni, del 99,99% la riduzione del mako/smeriglio in 100 anni, del 99,99% negli ultimi 100 anni di una specie di squalo volpe. La totale scomparsa dei predatori modificherebbe l’attuale bio-sistema marino che potrebbe provocare degli effetti negativi per i pescatori stessi. Sei le aree del Mediterraneo analizzate: Adriatico, Ionio, Mar Ligure, acque spagnole, Canale di Sicilia e Mar Tirreno.

LE CAUSE DEL DECLINO - Catture accidentali nella pesca d'altura, pesca diretta agli squali e pressione dell'uomo sulle aree costiere le cause principali del declino. «L'entità del declino degli squali nel Mediterraneo - ha detto Ferretti, ricercatore all'Università Dalhousie di Halifax, in Canada - è tale da suscitare forte preoccupazione per gli effetti che potrà provocare».

LO STUDIO PARLA ITALIANO - «Con questo livello di riduzione è come perdere il ruolo della polizia in uno stato». Francesco Ferretti, spiega così la perdita di squali nel Mediterraneo che ha descritto per la prima volta nero su bianco in uno studio di cui è autore principale. Francesco, 31 anni il prossimo luglio, è partito da Macerata dopo la laurea conseguita ad Ancona. Ha scelto l'Italia per presentare il lavoro pubblicato da Conservation Biology. «Gli squali svolgono una funzione di controllo sulle popolazioni di pesci, sia demograficamente che nella disposizione geografica, riescono a mantenere in stato di salute gli altri organismi».


11 giugno 2008

www.corriere.it
scritto da camozzi
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