PARTE DA CAPRERA RICERCA SU SQUALO ELEFANTE
Avvistato primo esemplare di specie in via di estinzione
21 febbraio 2006 - Parte da Caprera la ricerca sullo squalo elefante (Cetorhinus maximus ), una specie in via di estinzione. Da due settimane pescatori e diportisti hanno notato esemplari di questo gigante del mare, un animale che puo' raggiungere i dieci metri ed e' il secondo piu' lungo del mondo. Niente a che vedere con un 'terrore degli abissi', questo squalo del tutto innocuo si nutre di plancton.
La conferma della sua presenza e' arrivata oggi, quando Simona Clo', reponsabile settore conservazione natura del Centro Turistico Studentesco (CTS) e rappresentante per il Mediterraneo dello Shark Specialist Group dell'IUCN (Unione Mondiale per la conservazione della natura), insieme ad Eleonora De Sabata, coordinatrice del progetto Medsharks, comunicano l'avvistamento di un esemplare di squalo elefante.
'Siamo arrivate sabato e da allora quando possiamo siamo in mare con un gommone del Parco della Maddalena - racconta Simona Clo' -. Finalmente oggi abbiamo trovato il primo esemplare: prima abbiamo fatto le fotografie, necessarie per la fotoidentificazione, poi l'animale, di circa sei metri, e' stato marcato: e' stato introdotto un bussolotto sotto la pelle con un numero e cio' ci permette di riconoscerlo. Il cattivo tempo pero' - affermano le ricercatrici - ci ha messo subito lo zampino e sotto la grandine non e' stato possibile fare riprese sottomarine, anche per sapere se e' maschio o femmina''. Ma per le ragazze e' gia' una festa: lo squalo elefante e' una specie in via di estinzione ed il loro e' l'unico progetto di ricerca in Mediterraneo per lo studio di questa specie nel suo ambiente naturale.
'Gli squali elefante, un tempo molto comuni, vanno dove c'e' la corrente - spiega Simona Clo' - perche' trasporta il loro nutrimento, il macroplancton. In genere vivono in mare aperto e non conosciamo le loro abitudini, le loro rotte'.
Quello di oggi per Simona ed Eleonora e' stato solo un 'assaggio'. La prossima volta le ricercatrici oltre al bussolotto metteranno anche un chip, del valore di 3.500 dollari, in grado di fornire dati precisi come la latitudine, la profondita' e la temperatura dell'acqua in cui ha nuotato l'animale. 'Il chip registra tutto e, ad una data precisa, si stacca e riporta i dati al satellite - specifica Eleonora De Sabata -, se tutto va bene, ce li ritroviamo direttamente nella posta elettronica'. Le informazioni sull'avvistamento di oggi saranno spedite direttamente alla banca dati americana del National Marine Fisheries and Service, che fa, da 50 anni, il lavoro di identificazione sugli squali.
(ANSA)







