GREENPEACE CHIEDE UNA RISERVA PER IL CANALE DI SICILIA, TESORO UNICO AL MONDO L'associazione ambientalista sarà presente al prossimo incontro delle Parti della Convenzione di Barcellona, che si terrà a Marrakesh in Marocco dal 3 al 5 di novembre 2009 30 ottobre 2009 – Una delegazione di Greenpeace sarà presente al prossimo incontro delle Parti della Convenzione di Barcellona, che si terrà a Marrakesh in Marocco dal 3 al 5 di novembre 2009, per promuovere la necessità dell’istituzione di una rete di riserve marine e lo sviluppo di un nuovo modello di “governance” integrata per salvaguardare il fragile ecosistema marino del Mediterraneo.
La Convenzione di Barcellona è il principale accordo internazionale per la protezione del Mediterraneo. A Marrakesh la responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia parlerà dell’importanza di proteggere aree particolarmente sensibili e ricche di biodiversità all’interno del bacino Mediterraneo, come il Canale di Sicilia.
Il Mediterraneo, un bacino di immenso valore ambientale, rappresenta solamente lo 0.7% della superficie marina globale, ma ospita circa il 9% delle specie marine conosciute, purtroppo si trova oggi in uno stato di grave degrado per l’impatto di attività di pesca eccessive e distruttive, dell’inquinamento, di un esagerato sviluppo costiero e – in modo crescente – del cambio climatico. Nonostante gli stati mediterranei si siano impegnati ad avere una rete attiva di aree marine protette entro il 2012, meno dell’1% del Mediterraneo è davvero protetto.
All’incontro in Marocco saranno presenti i rappresentanti per l’ambiente dei vari paesi del Mediterraneo, tra cui l’Italia, chiamati a sviluppare un piano concreto per la designazione di aree marine a speciale protezione. Come contributo a questo processo, Greenpeace ha condotto uno studio (1) che dimostra il grande valore biologico del canale di Sicilia. Questa estate, inoltre, la nave ammiraglia di Greenpeace, Rainbow Warrior, ha navigato nel canale raccogliendo una notevole documentazione fotografica di questi habitat unici.
“Greenpeace esorta l’Italia a svolgere un ruolo guida nella designazione di aree marine protette e nello sviluppo di efficaci sistemi per la loro effettiva gestione, a cominciare dagli ambienti marini più vicini alle nostre coste, come il canale di Sicilia” - afferma Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare.
Due giorni fa Greenpeace ha inviato una lettera al Ministro dell’Ambiente Italiano con una copia dei documenti che l’associazione presenterà in Marocco(2).
Affinché il canale di Sicilia possa essere dichiarata area a protezione speciale il governo italiano dovrà presentare, entro il 2011 agli stati aderenti alla Convenzione di Barcellona, una proposta congiunta con un altro stato del Mediterraneo.
Durante l’incontro delle Parti, Greenpeace proporrà inoltre di rinnovare l’intero sistema, ora estremamente frammentato, che si occupa di gestire e proteggere il Mediterraneo.
“Proponiamo –spiega Monti- di riunire la miriade di enti che oggi regolamentano i differenti settori come pesca, trasporto, biodiversità, facendoli rientrare all’interno di un unico sistema coordinato che abbia al centro la Convenzione di Barcellona. Un esempio di quanto questo cambio di rotta sia necessario e urgente è rappresentato dal pericolo di estinzione in cui ora si trova il tonno rosso, specie chiave per l’ecosistema mediterraneo”.
20 ottobre 2009. Salviamo i delfini dalla terribile mattanza compiuta ogni anno a Taiji", cittadina giapponese a circa 500 chilometri a Sud-Ovest di Tokyo, che si trova in corrispondenza di una delle grandi rotte di migrazione di questi meravigliosi cetacei.
E` questo l`appello che la Lav ha rivolto all`ambasciatore del Giappone in Italia, Hiroyasu Ando, unitamente alla richiesta di farsi portavoce presso il suo Governo di quanto orrore provi la popolazione italiana nei confronti di questa strage, che si ripete ogni anno e che non fa che mettere ulteriormente a rischio questa specie, tra la famiglia dei cetacei, universalmente protetta perché considerata gravemente in via di estinzione.
La crudeltà di questa caccia è stata recentemente documentata anche dal film americano "The Cove", realizzato da Louie Psihoyos con microfoni e telecamere subacquee camuffati da rocce, nella acque della piccola città giapponese dove i pescatori ogni anno uccidono più di 20mila delfini e balene.
Quasi il 65% dei delfini detenuti nei parchi divertimento proviene da catture in mare. Qest'attività è praticata soprattutto in Giappone, dove si cacciano i cetacei sia per soddisfare le richieste dei delfinari, che per scopi alimentari. Senegal, Russia, Isole Solomon e Cuba sono alcuni dei paesi coinvolti nella cattura e nel traffico, spesso illegale, di questi mammiferi marini.
Shark finning: una crudelta' inaudita che sta facendo strage di squali.
Dal 10 al 18 ottobre 2009 è la settimana europea dello squalo. Vogliamo cogliere questa occasione per iniziare a fare informazione sulla terribile realtà dello "shark finning", una pratica così brutale che vien da chiedersi come possano esistere persone disponibili a esserne complici - e mandanti.
Chi sono gli squali
Gli squali non sono affatto animali "pericolosi e feroci" come una certa pubblicità e una diffusa ignoranza ci hanno portato a credere. Sono animali intelligenti e mansueti con gli umani, lasciano i subacquei nuotare con loro, giocare, e si fanno anche accarezzare, come si può vedere da alcuni documentari.
Guarda il video delle esplorazioni subacquee di Umberto Pelizzari con gli squali alle Maldive.
In un anno ci sono solo una decina persone uccise dagli squali in tutto il mondo, e non perché gli squali se le mangino come prede, ma per situazioni in cui gli animali hanno agito per autodifesa. Un numero ridicolo, che non giustifica assolutamente le nostre paure.
Infatti è più pericoloso giocare a golf che nuotare nell'oceano con gli squali. Ci sono più golfisti uccisi dai fulmini ogni anno che incidenti mortali con gli squali. Molti più nuotatori vengono colpiti e uccisi da una barca, ogni anno, di quanti ne vengano attaccati dagli squali.
In compenso, l'uomo uccide ogni anno cento milioni di squali, per motivi futili e stupidi.
Chi è il vero pericolo? Gli squali che vivono nel loro ambiente e non ci fanno nulla di male, o noi umani, che non sappiamo nulla di questi animali, nella nostra ignoranza li dipingiamo come killer e li lasciamo sterminare in modo violento per motivi futili?
Cosa sta facendo l'uomo agli squali
Ogni anno vengono uccisi 100 milioni di squali dalle "longline", lenze lunghe decine di chilometri con migliaia di ami armati su tutta la loro lunghezza; oppure "per sport"; oppure dalla pratica barbara chiamata "shark finning". Con lo shark finning gli squali vengono presi all'amo e trascinati sulla barca e poi con lunghi coltelli vengono tagliate via le loro pinne mentre sono ancora vivi. Vengono poi ributtati in acqua, dove, incapaci di nuotare perché senza pinne, raggiungono il fondo dell'oceano e lì agonizzano fino alla morte oppure vengono attaccati da altri pesci.
Guarda il video sullo shark finning:
Gli squali sono anche uccisi per i loro denti e le loro mandibole, per la pelle con cui si fanno scarpe e cinture. Vengono macellati per ottenere l'olio di fegato di squalo o per la cartilagine, usata per pseudo cure contro il cancro.
Noi umani uccidiamo gli squali perché abbiamo paura di loro, per ricavare cibo, per sport, e, nel modo più cruento di tutti gli altri, per farne una zuppa costosissima e insapore.
E' lo sterminio di massa degli squali con le longline e le reti all'unico scopo di tagliare loro le pinne la causa dell'incredibile diminuzione della popolazione di squali nel mondo. Le pinne sono molto costose e per i pescatori è un ottimo affare.
Il disastro sull'ecosistema
Oltre alla sofferenza dei singoli individui, che vengono uccisi in maniera così cruenta, ci sono anche i problemi causati all'ambiente e ad altri animali marini da questa sistematica distruzione di una specie che è ormai arrivata sull'orlo dell'estinzione.
Il 90% della popolazione mondiale di squali è stata sterminata, e gli squali vengono uccisi in modo più veloce di quanto riescano a riprodursi. Questo minaccia la stabilità dell'ecosistema marino di tutto il mondo. Gli squali sono il predatore all'apice della catena alimentare, hanno dato forma alla vita marina degli oceani per oltre 400 milioni di anni e sono essenziali alla salute del pianeta, e quindi anche alla sopravvivenza dell'uomo che oggi li sta uccidendo senza pietà.
Non sappiamo abbastanza dell'ecologia marina per capire del tutto l'impatto che avrà questo incredibile massacro di squali. Ci saranno delle conseguenze gravi. La vita negli oceani è stata danneggiata profondamente. Una cosa che spesso dimentichiamo è che gli squali sono diversi dagli altri pesci. Non depongono centinaia di migliaia di uova. Molti squali ci mettono 15 anni per raggiungere la maturità, e mettono al mondo un solo cucciolo ogni anno. Una riproduzione così lenta e fragile significa che questa specie potrebbe non riuscire a riprendersi dal danno che ha già subito finora per mano umana.
La settimana europea dello squalo
La Settimana europea dello squalo 2009 si svolge dal 10 al 18 ottobre 2009. Tutti i cittadini europei avranno l'opportunità di dimostrare il loro sostegno alla salvaguardia degli squali e promuovere il cambiamento. Durante la scorsa edizione della Settimana europea dello squalo sono state organizzate oltre 200 attività e raccolte più di 100.000 sottoscrizioni alla petizione indirizzata ai Ministri della pesca europei, affinché appoggiassero il Piano d'Azione.
Il nuovo Piano d'Azione comunitario per gli squali, adottato dalla Commissione Europea grazie anche alla pressione di tanti cittadini può portare a grandi miglioramenti delle politiche europee per gli squali, incluso il rafforzamento del divieto di finning.
Quest'anno, la campagna si rivolge ai Governi nazionali affinché applichino alcune delle misure previste dal Piano d'Azione, tra cui il rafforzamento del divieto di finning ed il divieto assoluto di pesca di alcune specie di squali particolarmente a rischio. In particolare, la petizione europea di quest'anno si rivolge alla Spagna, la nazione europea più attiva nella pesca degli squali.
Cosa puoi fare tu
Secondo quanto riportato da Shark Alliance, l'Italia è il maggior consumatore di carne di squalo in Europa e il quarto importatore nel mondo di prodotti di squalo (13.000 tonnellate nel 2006). Vengono importati anche spinaroli e gattucci, squali di piccola taglia che vengono registrati separatamente.
Ovviamente la prima cosa da fare è non mangiare zuppa di pinne di squalo - ma nemmeno qualsiasi altro cibo a base di animali uccisi.
Oltre a questo, ci sono varie cose che ciascuno di noi può fare per mettere a conoscenza altre persone di questo disastro e invitarle a non essere più complici di questo massacro.
Gli insegnanti possono coinvolgere i ragazzi di elementari e medie inferiori con un opuscolo apposito e con la partecipazione al concorso di disegno sugli squali e il mare.
STUDIO, SQUALI A RISCHIO, 32% SONO MINACCIATI DI ESTINZIONE Secondo gli esperti del'Iucn, lo squalo martello maggiore e lo squalo martello smerlato sono "in via d'estinzione a livello globale".
26 giugno 2009 - Il 32% degli squali è a rischio di estinzione. La causa principale è la pesca eccessiva. A dirlo é il primo studio globale per determinare lo stato di conservazione delle 64 specie di squali di mare aperto (specie pelagiche) dell'Unione mondiale per la conservazione della natura, l'International union for conservation of nature (Iucn), costituito dal gruppo di esperti 'Shark specialist group'. La percentuale sale al 52% considerando gli squali catturati nella pesca in alto mare.
Secondo gli esperti del'Iucn, lo squalo martello maggiore e lo squalo martello smerlato sono "in via d'estinzione a livello globale". Mentre lo squalo martello comune, il grande squalo bianco e lo squalo oceanico dalle pinne bianche sono "classificati come vulnerabili d'estinzione a livello globale". Lo squalo smeriglio viene classificato come vulnerabile a livello mondiale, ma è "a rischio critico di estinzione nel nord-est e in via di estinzione nel nord-ovest dell'Atlantico". Lo squalo azzurro, il più abbondante e il più pescato, è classificato come "vicino a essere minacciato". Molti squali sono vittime, principalmente, delle catture in alto mare, a causa della pesca del tonno e del pesce spada. Una volta queste catture erano considerate accessorie, mentre ora ci sono nuovi mercati per la carne di squalo e la domanda delle preziose pinne utilizzate per fare la zuppa (cosa che ha dato origine al finning, lo spinnamento, che è vietato nella maggior parte delle acque internazionali).
"Nonostante le minacce di aggressione - spiega Sonja Fordham, vice presidente della Iucn shark specialist group - gli squali rimangono praticamente non protetti in alto mare". Serve, aggiunge Fordham, "un coordinamento e piani internazionali di conservazione". L'invito degli esperti dell'Iucn ai governi è di fissare "i limiti di cattura sulla base di pareri scientifici e con un approccio precauzionale", investendo in ricerca, riduzione delle catture e in cooperazione tra i Paesi per la conservazione.
BALENE: ONG, EUROPA E USA RESPINGANO PROPOSTA DANIMARCA PER CACCIA Con la scusa per la sussistenza alla Groenlandia sarebbero uccise dieci megattere
25 giugno 2009 - In occasione della 61/ma Riunione della Commissione Baleniera Internazionale a Madeira, Portogallo, le Ong lanciano un appello agli Stati Uniti e ai Paesi membri dell'Unione Europea affinché si oppongano alla proposta della Danimarca che prevede la possibilità per la Groenlandia di uccidere annualmente 10 megattere, all'interno della categoria della "caccia di sussistenza per le popolazioni indigene" (Aws).
Le associazioni per la tutela degli animali non si oppongono alle proposte relative alla caccia di sussistenza basate su necessità legittime, tenute in piena considerazione dall'Iwc, tuttavia, la proposta danese - viene denunciato - non risponde affatto agli scopi previsti dalle norme applicate all'interno dell'Iwc. In particolare: non è stata sottoposta all'esame da parte dell'Iwc alcuna dichiarazione su bisogni reali e razionalmente fondati, e le argomentazioni sono basate su dati insufficienti, contraddittori e quindi non attendibili; La proposta, poi, avvertono le associazioni animaliste, creerebbe solo confusione in merito alla differenza tra la caccia commerciale e quella di sussistenza, anche perché non esiste un fattore di conversione ufficialmente adottato per calcolare il totale dei prodotti commestibili ricavati da ogni balena; tale fattore rappresenta invece un elemento chiave per assegnare quote basate su reali bisogni di sussistenza.
"Dopo che l'anno scorso la stessa proposta venne bocciata - viene sottolineato in un comunicato congiunto - la comunità internazionale si aspettava che la Danimarca presentasse delle argomentazioni fondate per l'aumento della sua quota di caccia di sussistenza. La Danimarca, invece, ha sottoposto la proposta per la Groenlandia all'ultimo minuto, togliendo agli stati membri e al comitato tecnico dell'Iwc la possibilità di esaminarla in maniera imparziale. Forzando una decisione di voto controversa, tra l'altro su un tema così delicato, la Danimarca sta compromettendo l'atmosfera di lavoro all'Iwc di quest'anno, che finora ha raggiunto il consenso su vari punti".
Sea Shepherd e Underwater Channel a difesa degli squali
La Sea Shepherd e il canale televisivo "Underwater Channel" insieme per fermare l'orrenda pratica dello "shark finning".
08/04/2009 - La Sea Shepherd resta in prima linea nella battaglia per la protezione degli squali, una problema che desta grande preoccupazione a livello globale. I nostri sforzi per vincere questa battaglia hanno portato a:
svariate campagne di successo contro l'orrenda pratica di tagliare le pinne degli squali (shark finning) e contro le reti da pesca illegali (longlining), una presenza permanente alle Isole Galapagos, uno degli habitat più importanti per gli squali;
la diffusione delle nostre campagne e degli sforzi fatti nel campo della salvaguardia marina nel film indipendente "Sharkwater";
collaborazione con la DIRTT Environmental Solutions per aumentare la consapevolezza e raccogliere fondi;
la collaborazione con la casa cosmetica LUSH a livello mondiale per aumentare la conoscenza su questa orrenda pratica e raccogliere fondi;
la creazione di una nuova figura all'interno di Sea Shepherd "Responsabile della protezione degli squali" dedicata esclusivamente a questa problematica;
Sea Shepherd è onorata d'intraprendere questo ulteriore passo nella protezione degli squali collaborando con il canale televisivo The Underwater Channel per mettere fine allo shark-finning.
Il canale Underwater Channel e' un'idea del produttore Nicholas Claxton, vincitore del premio Emmy. L'idea di questo canale dedicato al mondo marino è nata quando Claxton stava producendo un documentario televisivo sulla barriera corallina del Mar Rosso nel 2006. Claxton spiega che "dopo aver speso molti anni a produrre documentari televisivi per alcune delle emittenti più famose al mondo, l'opportunità di osservare un mondo molto diverso era diventata irresistibile".
L'Underwater Channel si occupa con gran passione della salute degli oceani del mondo e vuole assicurare un futuro a tutti gli animali marini. I programmi di questo canale sono parte della piattaforma Babelgum.
La Sea Shepherd e l'Underwater Channel ritengono inaccettabile che gli squali, che sono tra gli abitanti di più lunga data di questo pianeta, stiano per estinguersi per mano dell'uomo, uno degli abitanti più recenti del pianeta. In media negli ultimi anni si stima che per opera degli squali siano morti meno di 10 uomini all'anno in tutti i mari della Terra. Mentre, per alimentare la richiesta di pinne di squalo, l'uomo sta uccidendo più di 100 milioni di squali all'anno. La Sea Shepherd e l'Underwater Channel vogliono mettere fine a questa pratica e lo vogliono fare subito.
L'obiettivo e' di raggiungere 10.000 firme prima della Giornata Mondiale per gli Oceani dell'8 giugno 2009. Questa petizione verra' consegnata al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, con la richiesta che gli stati membri vengano informati della minaccia agli squali e vengano incoraggiati ad approvare delle leggi efficaci per impedire lo shark-finning o far applicare quelle gia' esistenti.
Conclude il capitano Paul Watson: "Chi ha paura degli squali dovrebbe pensare che sono invece gli squali che dovrebbero avere molta piu' paura di noi. Loro a volte ci attaccano per errore quando ci avventuriamo nel loro mondo, ma noi facciamo ben di peggio: diamo loro la caccia e li uccidiamo crudelmente per un piatto di zuppa."
RACCOLTE 95MILA FIRME CONTRO STRAGE SQUALI, 10MILA IN ITALIA Oggi iniziativa a Roma
7 aprile - Circa 95mila firme in tutta Europa, 10mila solo in Italia, sono state raccolte per fermare la strage degli squali. Lo annuncia la Shark Alliance, la coalizione di 40 organizzazioni non governative, i cui membri italiani tengono oggi a Roma, una conferenza stampa sul tema. Grazie anche alle molte firme raccolte, finalmente prende forma l'impegno dell'Unione Europea per tutelare gli squali. Anche se non ci sono ancora misure legislative, la Commissione ha dettato le linee-guida a tutela di stock e pesca sostenibile.
La strategia europea mira soprattutto a favorire la ricostituzione degli stock: non prevede il bando assoluto alla cattura degli squali, ma si vieta la pesca diretta quando sia accertato che i livelli di 'presenza' sono bassi. Verranno inoltre studiate misure di divieto e imposizione di limiti restrittivi nelle aree più sensibili.
Il piano punta inoltre ad una gestione sostenibile della pesca degli squali applicando limiti severi alla cattura, resoconti dettagliati del pescato e un rafforzamento dei controlli sul rispetto del divieto del 2003 di asportare le pinne e gettare le carcasse in mare. L'iniziativa della Commissione europea mira a porre fine alla pesca eccessiva, a garantire la protezione delle specie a rischio e a rafforzare il divieto di finning.
La tutela degli squali ha preso la forma di una vera e propria emergenza naturalistica: tra il 1984 ed il 2004 la pesca mondiale di squali è passata da 600mila tonnellate a oltre 810mila e, senza interventi, è destinata ad aumentare nel 2009 e 2010. E l'Europa fa la sua parte: le imbarcazioni europee pescano ogni anno circa 100mila tonnellate tra squali, razze e simili.
L'appello ad agire è venuto soprattutto da Shark Alliance che aveva lanciato l'allarme riportando i dati dell'Unione mondiale per la conservazione della natura: di oltre 80 specie presenti in Mediterraneo, un terzo delle specie di squali e razze esaminate in acque europee sono classificate 'in pericolo', mentre un altro 20% rischia di diventarlo nel prossimo futuro. Secondo uno studio canadese ancora in corso, le 5 specie più a rischio sono verdesca, squalo volpe, squalo martello, smeriglio e mako, mentre altre 15, su 20 esaminate, sono già 'ecologicamente' estinte.
Roma, Italia, 10 dicembre 2008 — Sit-in davanti all'ambasciata del Giappone in Italia. Greenpeace protesta contro l'arresto dei due attivisti - Junichi Sato e Toru Suzuki - accusati di furto dopo aver intercettato scatole con carne di balena venduta illegalmente. I volontari indossano maschere che riproducono i volti di Junichi e Toru e hanno montato una "galera" all'ingresso dell'Ambasciata. Perché in un mondo sottosopra, se denunci un crimine puoi essere arrestato!
Un rappresentante di Greenpeace ha consegnato una lettera all'Ambasciatore del Giappone in Italia, Hiroyasu Ando, in cui si chiede che le autorità giapponesi la smettano di processare Greenpeace e comincino invece a processare i responsabili della caccia alle balene.
In tutto il mondo sostenitori e attivisti di Greenpeace si stanno mobilitando con lo slogan "Arrestate anche me". Le adesioni, mediante il sito web, sono giunte a 30.000 'co-imputati'. Il 12 novembre scorso, la Commissione dei Diritti Umani dell'ONU ha condannato "l'irragionevole restrizione alla libertà di espressione" in Giappone e le violazioni commesse dalla Polizia giapponese che ha arrestato gli attivisti di Greenpeace. Anche Amnesty International ha condannato il comportamento del Giappone.
Junichi e Toru sono agli arresti domiciliari da quando, lo scorso maggio, hanno svelato la corruzione del cosiddetto programma di ricerca scientifica sulla caccia alle balene. Al ritorno dall'Antartide i balenieri spedivano a casa centinaia di scatole con carne di balena contrabbandata. Gli attivisti hanno prelevato una di queste scatole, che secondo la bolla di accompagnamento avrebbe dovuto contenere cartone, e vi hanno trovato carne di balena affumicata per un valore di oltre 2.300 euro.
La carne di balena sottratta ai balenieri è stata mostrata ai media nel corso di una conferenza stampa e quindi consegnata alla Magistratura che ha deciso di non indagare sul contrabbando ma di processare invece gli attivisti di Greenpeace. Il processo si terrà all'inizio dell'anno prossimo e gli attivisti rischiano dieci anni di galera.
Se il Giappone vuole processare quelli che sono contro la caccia baleniera dovrà fare 2.9 milioni di prigionieri. Il numero dei sostenitori di Greenpeace in tutto il mondo
ANCORA MORTI DI DELFINI IN ACQUARI E' successo questa volta a Tango di Gardaland. Lav: fare inchiesta e riformare decreto 469 del 2001
31 ottobre 2008 - La LAV si dichiara indignata e preoccupata per il nuovo decesso di un delfino detenuto in cattività: nelle vasche del Palablu di Gardaland, a soli tre anni di età è morto Tango, un delfino della specie Tursiops Truncatus, appena due settimane dopo il decesso di un altro delfino nel contestato Acquario di Genova.
“Chiediamo al Sottosegretario alla Salute Martini una rigorosa inchiesta per accertare le cause di questi decessi e verificare l’idoneità delle condizioni igienico sanitarie di detenzione dei delfini in cattività – dichiara Nadia Masutti, responsabile LAV settore Esotici, Circhi e Zoo – Alla luce di questo ennesimo decesso, chiediamo al Ministro dell’Ambiente che la riforma del Decreto Ministeriale n.469/2001 “Disposizioni in materia di mantenimento in cattività di esemplari di delfini appartenenti alla specie Tursiops Truncatus”, diventi una priorità al fine di garantire una effettiva tutela dei delfini, proibendo la loro detenzione in parchi di divertimento e similari e che, una volta per tutte, si crei una netta distinzione tra questi ultimi ed i giardini zoologi, unici deputati a detenere specie protette.”
“Sollecitiamo, inoltre, la Commissione Scientifica CITES ad intervenire con autorità ad impedire qualsiasi ulteriore acquisizione di delfini da parte di delfinari, acquari o parchi marini - prosegue Nadia Masutti - A parte le morti di cui non viene data comunicazione ufficiale, e che ha come conseguenza la sostituzione immediata dell'animale deceduto con un altro di ignota provenienza, appare ormai evidente che i delfini detenuti all'interno di delfinari e acquari non sono certamente così longevi come si vuol far credere.”
Lasciando da parte ogni considerazione sulla provenienza dei delfini, che per legge dovrebbero unicamente provenire da nascite in cattività, risulta inaccettabile che si contini a permettere la detenzione di questi animali sensibilissimi, facilmente soggetti a stress e pertanto ad abbassamento delle difese immunitarie, attraverso l'alibi di progetti scientifici, di educazione e sensibilizzazione, mentre il vero scopo delle strutture che li detengono è di tipo speculativo.
Ricordiamo che i delfini del genere Tursiope sono animali la cui specie, particolarmente protetta, è inserita nell’Appendice I della Convenzione di Washington, e cioè in via di estinzione: talmente rara che qualsiasi volume di scambi potrebbe metterne in pericolo la sopravvivenza. Il Decreto Ministeriale n. 469/2001, nonostante ne sancisca per legge la prigionia a vita, impone comunque delle severe regole per la loro detenzione, ovvero ben 56 indicazioni, o “requisiti minimi necessari”, da mettere in atto da parte di personale specializzato, utili a tutelare la loro salute e il loro benessere.
Secondo il Decreto del Ministero dell’Ambiente n.469/01, i delfini della specie Tursiope possono essere detenuti in cattività solo nel caso in cui siano garantiti validi programmi di educazione, ricerca e riproduzione. Quindi i delfinari dovrebbero essere dei veri e propri santuari in cui il rispetto dell’animale è condizione irrinunciabile; purtroppo la realtà è ben diversa e i delfini sono trattati, nella maggioranza dei casi, come dei giocolieri da addestrare che devono continuamente esibirsi davanti a un pubblico urlante e a volte poco rispettoso, costretti a una vita innaturale.
E, come testimonia anche questo ennesimo decesso, i delfini continuano a morire senza che vengano rafforzate le misure a loro effettiva tutela.
Ogni anno, nei pressi del villaggio di Taiji (a 3 ore da Osaka), da settembre a marzo, si apre la caccia ai delfini: quest’anno circa 23.000 delfini saranno uccisi. Quello di Taiji è uno sterminio che avviene tra l’indifferenza dei media giapponesi: cordoni di poliziotti, filo spinato, transenne, tengono lontani curiosi e giornalisti.
I pescatori giapponesi, avvistati i branchi, iniziano a battere violentemente su barre di acciaio parzialmente immerse in mare creando così una barriera sonora che spinge i delfini nella baia.
Le mattanze sono cruenti: i delfini vengono fiocinati, bastonati e uccisi colorando con il sangue il mare della baia. I pochi delfini superstiti al termine della mattanza vengono venduti agli operatori degli acquari.
La carne di delfino, altamente tossica e spesso fatta passare per carne di balena, viene venduta ai consumatori giapponesi, servita nelle mense scolastiche e nei ristoranti, avvelenando così gli stessi cittadini. Test effettuati sulla carne di delfino hanno rivelato la presenza di mercurio 30 volte superiore agli standard stabiliti dal Ministero della Sanità giapponese. Il mercurio è una neurotossina che provoca gravi danni alla salute: ad esempio, abbassa le difese immunitarie, provoca allergie ai cibi, problemi gastrointestinali e vari disturbi neurologici.
La convenzione di Washington inserisce i delfini di Taiji in una lista che prevede tassativamente, sia il divieto di caccia sia l'istituzione di quote di prelievo.
Il Giappone permette la caccia poiché considera i delfini solo dei “parassiti”: questi animali vengono uccisi al fine di preservare il pesce negli oceani, destinato al consumo umano.
L’OIPA rinnova l’appello rivolto al Giappone, chiediamo che sia messa la parola fine a questo brutale massacro. Per favore, sostieni l’appello lanciato dall’OIPA, pochi secondi del tuo tempo possono dare voce a chi non ne ha: per difendere i delfini, dobbiamo fare in modo che quante più persone sappiano cosa stia avvenendo.
La petizione e' indirizzata al Ministro per l'Ambiente e al Ministro per le Politiche Agricole, e chiede di:
- ridurre significativamente le catture di squali
- proteggere le specie di squali e razze in pericolo d'estinzione
- promuovere un bando totale del finning
in quanto in Europa un terzo delle specie è a rischio di estinzione, percentuale che in Mediterraneo sale al 42%.
I promotori non sono animalisti, pero' questa specifica iniziativa puo' aiutare gli squali, e allo stesso tempo non nuoce ad altri animali, per cui e' da sostenere.
Roma, Italia, 3 dicembre 2007— Dalle centrali alle navi: le azioni di Greenpeace contro il carbone prendono il largo. Poche ore fa – a bordo dei gommoni, nel porto di Brindisi - gli attivisti hanno raggiunto la "Seaflower", una nave carbonifera di oltre 36.000 tonnellate, dipingendo sulla sua fiancata due messaggi: "No carbone" e "Stop coal save the climate". Oggi a Bali si apre il vertice Onu sul clima. E il carbone è la prima causa del riscaldamento globale.
Alla protesta hanno preso parte dieci attivisti su due gommoni con il supporto di tutto l'equipaggio internazionale - circa 30 persone – dell'Arctic Sunrise. Altre azioni del genere sono state effettuate recentemente in India, Indonesia, Spagna, Regno Unito e Israele.
Il carbone, oltre a essere il combustibile fossile con le più alte emissioni specifiche di gas serra, è la prima fonte al mondo per la generazione elettrica.
Mentre i nostri attivisti sono in azione, a Bali si riuniscono i leader del mondo per parlare di clima. I risultati di questa Conferenza internazionale ci diranno se è possibile dare un futuro al Protocollo di Kyoto, mantenendo l'aumento della temperatura media del Pianeta al di sotto di +2°C, soglia di irreversibilità del fenomeno. Per fare questo è necessario che le emissioni di gas serra mondiali vengano stabilizzate al 2015, in vista di un loro dimezzamento al 2050.
E proprio in vista di Bali, Greenpeace nelle ultime settimane ha portato avanti una forte attività di denuncia contro la pericolosa dipendenza energetica dal carbone: dalla protesta in Sardegna contro Soru al blitz nella centrale Enel di Civitavecchia, dalla "visita" alla centrale di Brindisi all'azione via mare in corso contro una nave carbonifera.
L'Italia è un perfetto esempio di incoerenza politica sul tema del clima: pur appoggiando gli obiettivi di Kyoto a livello internazionale, non sta facendo nulla per ridurre le emissioni nazionali di CO2. Il Governo - azionista di maggioranza dell'Enel con il 30 per cento delle azioni - appoggia apertamente l'espansione del carbone in Italia voluto dalla Società.
Non è troppo tardi per agire, ma occorre un chiaro impegno da parte dei Governi. La vera soluzione è avviare una Energy Revolution fondata sul rapido sviluppo di fonti rinnovabili e misure di efficienza energetica, oltre alla conservazione delle foreste la cui distruzione costituisce un quinto delle emissioni mondiali di gas serra.
Greenpeace chiede ai Governi riuniti a Bali di definire un percorso preciso per le trattative, in modo che i nuovi impegni per salvare il clima vengano definiti al massimo entro il 2009.
40 ONG chiedono all'UE di proteggere gli squali a rischio estinzione
02 novembre 2007 - Gli squali del Mediterraneo hanno un problema: noi. Un terzo delle specie di squali e razze delle acque europee è infatti a rischio estinzione, ciò nonostante le stesse specie a rischio sono legalmente vendute nei supermercati di tutta Europa.
40 ONG internazionali riunite nella Shark Alliance - fra cui anche MedSharks, una nostra vecchia conoscenza - il prossimo 7 novembre incontreranno a Bruxelles il Commissario europeo per la Pesca Joe Borg e gli chiederanno l’adozione di norme europee più restrittive riguardo alla pesca di squali e razze. Al Commissario Borg saranno portate migliaia di firme dei cittadini europei raccolte in queste settimane, per mostrargli che le sorti di questi animali interessano a molti cittadini. Si tratta di un’iniziativa dalla valenza concreta, perché la Commissione europea ha il potere di proporre nuove norme in campo ittico e perché la pesca è un settore regolato direttamente dall’Unione europea attraverso la Politica comune della pesca.
MedSharks invita quindi tutti gli amanti del mare e della natura a firmare la petizione che arriverà nelle mani di Borg: ci vuole un minuto e darà forza alla Shark Alliance nella sua richiesta di salvaguardia delle specie a rischio. Bisogna affrettarsi però: c’è tempo solo fino al 6 novembre!
Sea Shepherd: operazione "Uragano Silenzioso" in Brasile
27/10/2007
La Sea Shepherd-Brasile lancia l'operazione Uragano Silenzioso: giustizia per i delfini uccisi in Brasile!
L'Operazione chiamata "Uragano Silenzioso" è di grande importanza per preservare gli ambienti marini, tenendo presente che la legge che protegge i delfini nel territorio Brasiliano è la stessa che protegge le balene. "Con le informazioni raccolte e quelle passate dalla Polizia Federale, è ora possibile intraprendere questa azione legale e avviare un'indagine per punire la persona o le persone responsabili di questo crimine", afferma Cristiano Pacheco, il responsabile dell'ufficio legale della Sea Shepherd Brasile.
L'imputato, Jonan Queiroz de Figueiredo, proprietario del peschereccio Grace of God IV, ripreso nel luglio di quest'anno mentre stava uccidendo dei delfini, è stato denunciato per un ammontare di 185.000 dollari di danni.
"L'Operazione Uragano Silenzioso è molto importante nella nostra battaglia per i delfini, poiché bloccando i beni di chi ha commesso crimini contro l'ambiente e chiedendo loro il risarcimento per i danni provocati, possiamo impedire loro di ripetere tali nefandezze, per mancanza di soldi – con questa gente bisogna parlare la sola lingua da loro conosciuta," dice Daniel Vairo, Presidente dell'Istituto Sea Shepherd Brasile.
Il 27 Luglio 2007, la Sea Shepherd Brasile ha intrapreso un'azione civile pubblica contro l'Ibama di Amapá con la richiesta preliminare di informazioni sul caso alla Federal Justice dello stesso stato. La Sea Shepherd Brasile cerca attraverso l'Ibama di Amapá informazioni riguardanti le scene da loro documentate e proposte in TV sui canali nazionali, dove si vedevano 83 delfini sottoposti a sofferenze e dolore inauditi, animali cui venivano strappati gli occhi e i denti dai pescatori. L'Ibama ha negato di avere informazioni sul caso, nonostante avessero monitor a bordo.
"Il nome Uragano Silenzioso dato all'operazione è in omaggio al silenzio dell'Ibama e all'inerzia della Federal Justice che fino ad oggi non ha ancora preso decisioni sulla nostra richiesta preliminare di informazioni sul caso. 'Uragano' è in riferimento alla nostra intenzione di promuovere questa causa legale, una seria indagine sulle compagnie che traggono benefici dall'uccisione dei delfini", dice Vairo.
Sea Shepherd afferma che il problema della pesca illegale e del massacro dei delfini si estende a tutta la costa del Brasile in modo sregolato, e che il caso dei delfini di Amapá non è isolato. I delfini sono catturati, uccisi e quindi venduti dai criminali ambientali in modo che possano essere utilizzati come esche per catturare squali che sono a loro volta sacrificati per le loro pinne, vendute illegalmente ai mercati Asiatici per farne zuppe, e per il mercato farmaceutico per la produzione di pillole cartilaginee. In Brasile, la credenza che gli occhi dei delfini portino soldi e donne e l'utilizzo dei denti per collanine sono ulteriore causa del massacro di questi animali maestosi.